Psicologia

Mediocrità

La politica, più di ogni altro settore della società, specie quella occidentale, è in mano ai mediocri, proprio grazie alla democrazia, diventata ormai un aberrazione dell’idea originaria quando si trattava di votare se andare o no in guerra contro Sparta e di andarci davvero, andarci di persona.
Oggi vuol dire ogni quattro o cinque anni mettere una croce su un pezzo di carta ed eleggere qualcuno che proprio perché deve piacere a tanti, ha necessariamente da essere medio, mediocre, banale come sono sempre tutte le maggioranze.
Se mai ci fosse una persona eccezionale, uno con delle idee fuori del comune, con un qualche progetto che non fosse quello di imbonire tutti promettendo felicità, quel qualcuno non verrebbe mai eletto.
Il voto dei più non lo avrebbe mai.

Tiziano Terzani


La mediocrità è un concetto complesso che viene interpretato in modi diversi a seconda del contesto (filosofico, sociale, psicologico). In generale, indica lo stato di chi o di ciò che si colloca “nel mezzo”, né eccellente né pessimo, ma spesso con una connotazione negativa di mancanza di ambizione o di spirito critico.

Ecco un’analisi dettagliata dei suoi aspetti principali:

Etimologia e significato letterale

Il termine deriva dal latino mediocritas, che a sua volta viene da mediocris (di media statura, di media qualità). La radice è medius, che significa “mezzo” o “in mezzo”.
In origine, il termine non era necessariamente dispregiativo: indicava semplicemente una via di mezzo, un equilibrio. (Si pensi all’antico detto romano “In media stat virtus” – la virtù sta nel mezzo).

La mediocrità qualitativa (il “non eccellere”)

Nel linguaggio comune, indicare qualcosa o qualcuno come “medIOCRE” significa dire che non ha particolari pregi né difetti marcati.

  • Caratteristiche: È la zona della sufficienza, del “così così”, del discreto ma non memorabile. È un’opera d’arte che non emoziona ma non offenderà nessuno; un lavoro svolto senza errori ma senza passione.
  • Il limite: Chi è mediocre in questo senso raramente fallisce, ma non cresce mai veramente.

La mediocrità come atteggiamento psicologico

Questo è l’aspetto più critico e discusso. La mediocrità non è solo un risultato (non essere bravi), ma una scelta o una condizione mentale.

  • Paura del rischio: Il mediocre spesso evita di rischiare per non sbagliare. La sua priorità è la sicurezza e non la grandezza.
  • Mancanza di ambizione: Si accontenta facilmente. Non spinge i propri limiti, non cerca di migliorarsi, non si pone domande profonde.
  • Apatia: Una forma di indifferenza verso se stessi e il mondo. Per certi filosofi (come Nietzsche o Kierkegaard), la mediocrità è il nemico principale dell’uomo, perché rappresenta la rinuncia a se stessi e alla propria “volontà di potenza”.

La mediocrità sociale (omologazione)

In sociologia, la mediocrità è spesso associata al conformismo.

  • La massa: È l’adesione acritica alle mode, alle opinioni comuni e ai comportamenti standard del gruppo di appartenenza.
  • Livellamento: La tendenza a tirare giù chi eccelle (“tallone di Achille”) per non farlo sentire diverso, o a non fare nulla che possa attirare l’attenzione in negativo o in positivo. È la cultura del “non si fa”, del “tanto gli altri sono così”.

Distinzione tra “Normalità” e “Mediocrità”

È importante non confondere le due cose:

  • Essere normali: Fa parte della statistica. La maggior parte delle persone ha un’intelligenza media, una salute media, ecc. Questo è neutro e fisiologico.
  • Essere mediocri: È un giudizio morale o caratteriale. Una persona “normale” può avere una passione ardente, cercare la verità o vivere una vita straordinariamente umana e autentica. La mediocrità, invece, è una rassegnazione alla normalità, rifiutando le possibilità che la vita offre.

In sintesi

La mediocrità è lo spazio comfort dell’anima. È quella condizione in cui si naviga a vista, facendo abbastanza per sopravvivere o per non essere giudicati, ma abbastanza poco da non lasciare un segno. Mentre l’eccellenza richiede fatica, coraggio e rischio, la mediocrità offre la tranquillità (spesso illusoria) di non sbagliare mai, ma al prezzo di non vivere appieno.

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