{"id":1242,"date":"2022-11-18T15:07:53","date_gmt":"2022-11-18T14:07:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.miselli.org\/chastle\/?p=1242"},"modified":"2026-03-04T13:59:00","modified_gmt":"2026-03-04T12:59:00","slug":"gender-gap-solita-propaganda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.miselli.org\/chastle\/2022\/11\/18\/gender-gap-solita-propaganda\/","title":{"rendered":"Gender gap, solita propaganda"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img data-recalc-dims=\"1\" loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"410\" data-attachment-id=\"1243\" data-permalink=\"https:\/\/www.miselli.org\/chastle\/2022\/11\/18\/gender-gap-solita-propaganda\/manifestazionne_femminista\/\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.miselli.org\/chastle\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manifestazionne_femminista.jpg?fit=700%2C410&amp;ssl=1\" data-orig-size=\"700,410\" data-comments-opened=\"1\" data-image-title=\"manifestazionne_femminista\" data-image-description=\"\" data-image-caption=\"\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.miselli.org\/chastle\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manifestazionne_femminista.jpg?fit=700%2C410&amp;ssl=1\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.miselli.org\/chastle\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manifestazionne_femminista.jpg?resize=700%2C410&#038;ssl=1\" alt=\"\" class=\"wp-image-1243\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.miselli.org\/chastle\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manifestazionne_femminista.jpg?w=700&amp;ssl=1 700w, https:\/\/i0.wp.com\/www.miselli.org\/chastle\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manifestazionne_femminista.jpg?resize=300%2C176&amp;ssl=1 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.miselli.org\/chastle\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/manifestazionne_femminista.jpg?resize=640%2C375&amp;ssl=1 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per procedere alla lettura di questo testo occorre spogliarsi di tutte le presunte convinzioni sul tema del divario, soprattutto salariale, tra uomini e donne e accogliere la possibilit\u00e0 che l\u2019enorme quantit\u00e0 di dati su questo argomento abbia generato una visione nella maggior parte dei casi distorta rispetto a come effettivamente stanno le cose.<br>Cos\u2019\u00e8 il Gender gap? Con questa espressione si intende\u00a0il \u201cdivario tra generi\u201d, con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione economica e professionale tra uomini e donne.<br>Sul gender gap si sono scritte migliaia di pagine di giornale, se ne sente (giustamente) parlare in trasmissioni televisive, dibattiti politici e pagine di approfondimento su qualsiasi piattaforma social. Il gender gap \u00e8 diventata una delle battaglie pi\u00f9 importanti dei movimenti femministi che, com\u2019\u00e8 sacrosanto che sia, chiedono parit\u00e0 di trattamento (perlopi\u00f9 economico) tra uomini e donne.<br>Data la delicatezza del tema, spesso succede che le argomentazioni in merito alla disparit\u00e0 salariale di genere vengano affiancate da statistiche e grafici, con l\u2019intento di rafforzarle, che per\u00f2 ormai troppo spesso non rispecchiano affatto la realt\u00e0 delle cose.<br>Questa dubbia interpretazione delle statistiche sul tema \u00e8 frutto innanzitutto del fatto che la statistica, a differenza della matematica che produce dati non discutibili e non manipolabili, utilizza la stessa sostanza della matematica (i numeri) ma lo fa nel tentativo di cogliere non la misura esatta delle cose, ma le tendenze, l\u2019approssimazione.<br>Alla matematica spetta il compito di svelare l\u2019assoluto, alla statistica l\u2019ingrato compito di rapportarsi col relativo e di fare affermazioni di tipo probabilistico, col rischio annesso dell\u2019errore contenuto in quelle stesse proposizioni.<br>Se utilizzata in maniera poco corretta, la statistica pu\u00f2 essere un ottimo alleato per dire tutto il contrario di tutto a seconda di come si raccolgono e si comparano i dati, specialmente se questi poi vengono dati in pasto a migliaia di lettori che non sempre sono preparati e correttamente formati per leggere tabelle e grafici.<br>Un lettore medio, trovandosi davanti dei numeri che vengono spacciati per la controprova di determinate affermazioni, penser\u00e0 che in quanto numeri essi siano incontestabili e che il concetto affiancato alla statistica lo sia di conseguenza.<br>A questa serie di aspetti di tipo \u201ctecnico\u201d si affiancano anche una serie di aspetti di \u201cconvenienza editoriale\u201d secondo cui quando una tematica \u00e8 sulla cresta dell\u2019onda del dibattuto pubblico occorre cavalcarla assecondandola e mai andandole contro. Verso questa direzione sembrano tendere gran parte degli articoli e delle prese di posizione aprioristiche che troppo spesso imbrattano questo tema, che resta serissimo e meritevole di un trattamento migliore rispetto alla bieca approssimazione che se ne sta facendo mettendo a confronto sullo stesso piano situazioni completamente diverse tra loro come i ruoli, le mansioni e posizioni lavorative prese in esame.<br>Proprio a causa dei modi di fare appena citati, in rete e sui giornali si scorgono articoli che si contraddicono a vicenda sul gender gap in cui la differenza salariale tra uomini e donne \u00e8 quantificata a volte col 30%, altre col 20% e altre ancora col 40%.<br>La superficialit\u00e0 con cui questo tema viene trattato genera false convinzioni e percezioni distorte della realt\u00e0. Chiedendo in giro quale sia la condizione salariale tra uomini e donne, nel 90% dei casi le risposte protenderanno sempre per sottolineare la disparit\u00e0 di trattamento economico tra i due generi (in favore degli uomini) anche se nessuno o quasi sa dire a quanto effettivamente questa differenza ammonti.<br>Per fare un esempio banale ma che aiuta a capire il modo pericolosamente approssimativo con cui le statistiche vengono utilizzare per veicolare messaggi fuorvianti sul gender gap, prendiamo ad esempio la sicurezza sulle strade.<br>Se elaborassimo i dati statistici sul numero di incidenti della Bmw Serie 1 e il numero di incidenti della Panda, ne dedurremmo che i dati grezzi ci indicano che le Panda fanno incidenti il 20% in meno rispetto alle Bmw Serie 1.<br>Un giornalista in possesso di questi dati che volesse sfruttarli a proprio vantaggio imposterebbe una discussione partendo dall\u2019assunto che la Panda \u00e8 una vettura pi\u00f9 sicura per le persone rispetto alla Serie 1; e lo sarebbe partendo dai dati raccolti che sono certamente veri ma lo sono in maniera relativa rispetto alla realt\u00e0.<br>Se anzich\u00e9 fermarsi ai semplici dati grezzi entrassimo nel dettaglio di quella statistica, scopriremmo invece che la Serie 1 presenta un numero di incidenti relativamente minore rispetto alla Panda, ma essendo tendenzialmente guidata da un target di popolazione pi\u00f9 ridotto e mediamente pi\u00f9 giovane che \u00e8 notoriamente meno prudente e pi\u00f9 spericolato rispetto al target della Panda (che invece \u00e8 pi\u00f9 vasto e pi\u00f9 \u201canziano\u201d) tende a riportare un numero grezzo di incidenti superiore.<br>Il punto dunque, com\u2019\u00e8 ovvio che sia, non sono le vetture in s\u00e9 ma chi le guida, il modo in cui le guida, su quali strade etc\u2026<br>Per la disparit\u00e0 di trattamento economico tra uomini e donne vale lo stesso principio.<br>Troppo spesso le statistiche sensazionalistiche mettono insieme mele e pere, paragonando situazioni imparagonabili senza tener di conto tutte quelle variabili che vanno a determinare la retribuzione: tipo di contratto, azienda di provenienza, Ccnl applicato, livello, responsabilit\u00e0 della mansione ricoperta, ore lavorate, presenza o assenza di premi di produzione, anzianit\u00e0, benefit e welfare aziendale. Quando infatti si entra nel dettaglio considerando tutte queste specifiche, il gender gap salariale si assottiglia fino a scomparire del tutto. In Italia infatti, da pi\u00f9 di un anno, la parit\u00e0 salariale tra uomo e donna \u00e8 legge dello stato grazie alla tenacia della ex deputata\u00a0del MoVimento 5 Stelle Tiziana Ciprini, che nel 2018 port\u00f2 per prima la proposta di legge in parlamento.<br>Nel nostro paese \u00e8 dunque illegale pagare due persone in maniera diversa se queste ricadono sotto lo stesso contratto collettivo nazionale, sono inquadrate al solito livello e lavorano lo stesso numero di ore, e infatti non succede.<br>Il vero problema salariale tra uomo e donna\u00a0\u00e8 legato nella maggioranza dei casi alla maternit\u00e0:\u00a0a un certo punto della vita molte donne decidono, o sono costrette dalle circostanze, a scegliere tra la maternit\u00e0 o la carriera. In questo caso \u00e8 lo Stato che deve agevolare questo passaggio per far s\u00ec che l\u2019arrivo di un figlio non si traduca automaticamente in un ostacolo al percorso lavorativo con conseguente riduzione del salario per le donne, e questo passaggio deve necessariamente arrivare attraverso una campagna seria di sensibilizzazione sulla parit\u00e0 di divisione dei ruoli in casa e nella cura dei figli.<br>Molti paesi europei infatti stanno adottando sempre con pi\u00f9 frequenza la parificazione dei congedi parentali tra uomini e donne proprio perch\u00e9 si son resi conto che il problema cruciale per evitare disparit\u00e0 salariale tra generi e stesse chances di carriera risiede proprio l\u00ec e non in statistiche super generiche e con titoli fuorvianti che non fanno altro che alimentare un dibattito sterile tra fazioni.<br>In Norvegia i pap\u00e0 possono beneficiare di quasi un anno di congedo con 46 settimane pagate al 100% o 56 settimane all\u201980%. Si tratta di 12 settimane per la mamma, 12 per il pap\u00e0 e il resto da dividere fra i due. Nella vicina Svezia ogni genitore ha diritto a 12 mesi di congedo da condividere, ma sono obbligatori almeno due mesi a testa.<br>Dal 1gennaio 2021 anche in Spagna i giorni di congedo sono equivalenti per entrambi i genitori. Sia le mamme che i pap\u00e0 hanno diritto a 16 settimane di congedo, non trasferibile e pagate al 100%.\u00a0Modelli e sistemi simili si trovano anche in altri paesi europei come la Danimarca, la Germania e la Finlandia.<br>E l\u2019Italia?\u00a0Prima del 2013 il congedo parentale nemmeno esisteva ma si trattava di una sorta di congedo sostitutivo a quello materno che il pap\u00e0 poteva prendere solo in caso di morte o grave infermit\u00e0 della madre, di abbandono da parte della madre o di affidamento in via esclusiva al padre. Oggi in Italia i pap\u00e0 hanno diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio retribuito. Rispetto al congedo parentale invece, ci sono 10 mesi da ripartire tra i due genitori entro i primi 12 anni di vita del bambino. I mesi diventano 11 se il pap\u00e0 usufruisce di almeno tre mesi (continuativi o frazionati).<br>Poco, decisamente troppo poco se si vuole veramente provare a debellare le disparit\u00e0 di trattamento salariale tra generi.<br>Di questo dovremmo parlare e non di una presunta disparit\u00e0 salariale tra uomini e donne che come abbiamo dimostrato, a parit\u00e0 di condizioni, nemmeno esiste.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Niccol\u00f2 Morelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per procedere alla lettura di questo testo occorre spogliarsi di tutte le presunte convinzioni sul tema del divario, soprattutto salariale, tra uomini e donne e accogliere la possibilit\u00e0 che l\u2019enorme quantit\u00e0 di dati su questo argomento abbia generato una visione nella maggior parte dei casi distorta rispetto a come effettivamente stanno le cose.Cos\u2019\u00e8 il Gender gap? Con questa espressione si intende\u00a0il \u201cdivario tra generi\u201d, con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione economica e professionale tra uomini e donne.Sul gender gap si sono scritte migliaia di pagine di giornale, se ne sente (giustamente) parlare in trasmissioni televisive, dibattiti politici e pagine di approfondimento su qualsiasi piattaforma social. Il gender gap \u00e8 diventata una delle battaglie pi\u00f9 importanti dei movimenti femministi che, com\u2019\u00e8 sacrosanto che sia, chiedono parit\u00e0 di trattamento (perlopi\u00f9 economico) tra uomini e donne.Data la delicatezza del tema, spesso succede che le argomentazioni in merito alla disparit\u00e0 salariale di genere vengano affiancate da statistiche e grafici, con l\u2019intento di rafforzarle, che per\u00f2 ormai troppo spesso non rispecchiano affatto la realt\u00e0 delle cose.Questa dubbia interpretazione delle statistiche sul tema \u00e8 frutto innanzitutto del fatto che la statistica, a differenza della matematica che produce dati non discutibili e non manipolabili, utilizza la stessa sostanza della matematica (i numeri) ma lo fa nel tentativo di cogliere non la misura esatta delle cose, ma le tendenze, l\u2019approssimazione.Alla matematica spetta il compito di svelare l\u2019assoluto, alla statistica l\u2019ingrato compito di rapportarsi col relativo e di fare affermazioni di tipo probabilistico, col rischio annesso dell\u2019errore contenuto in quelle stesse proposizioni.Se utilizzata in maniera poco corretta, la statistica pu\u00f2 essere un ottimo alleato per dire tutto il contrario di tutto a seconda di come si raccolgono e si comparano i dati, specialmente se questi poi vengono dati in pasto a migliaia di lettori che non sempre sono preparati e correttamente formati per leggere tabelle e grafici.Un lettore medio, trovandosi davanti dei numeri che vengono spacciati per la controprova di determinate affermazioni, penser\u00e0 che in quanto numeri essi siano incontestabili e che il concetto affiancato alla statistica lo sia di conseguenza.A questa serie di aspetti di tipo \u201ctecnico\u201d si affiancano anche una serie di aspetti di \u201cconvenienza editoriale\u201d secondo cui quando una tematica \u00e8 sulla cresta dell\u2019onda del dibattuto pubblico occorre cavalcarla assecondandola e mai andandole contro. Verso questa direzione sembrano tendere gran parte degli articoli e delle prese di posizione aprioristiche che troppo spesso imbrattano questo tema, che resta serissimo e meritevole di un trattamento migliore rispetto alla bieca approssimazione che se ne sta facendo mettendo a confronto sullo stesso piano situazioni completamente diverse tra loro come i ruoli, le mansioni e posizioni lavorative prese in esame.Proprio a causa dei modi di fare appena citati, in rete e sui giornali si scorgono articoli che si contraddicono a vicenda sul gender gap in cui la differenza salariale tra uomini e donne \u00e8 quantificata a volte col 30%, altre col 20% e altre ancora col 40%.La superficialit\u00e0 con cui questo tema viene trattato genera false convinzioni e percezioni distorte della realt\u00e0. Chiedendo in giro quale sia la condizione salariale tra uomini e donne, nel 90% dei casi le risposte protenderanno sempre per sottolineare la disparit\u00e0 di trattamento economico tra i due generi (in favore degli uomini) anche se nessuno o quasi sa dire a quanto effettivamente questa differenza ammonti.Per fare un esempio banale ma che aiuta a capire il modo pericolosamente approssimativo con cui le statistiche vengono utilizzare per veicolare messaggi fuorvianti sul gender gap, prendiamo ad esempio la sicurezza sulle strade.Se elaborassimo i dati statistici sul numero di incidenti della Bmw Serie 1 e il numero di incidenti della Panda, ne dedurremmo che i dati grezzi ci indicano che le Panda fanno incidenti il 20% in meno rispetto alle Bmw Serie 1.Un giornalista in possesso di questi dati che volesse sfruttarli a proprio vantaggio imposterebbe una discussione partendo dall\u2019assunto che la Panda \u00e8 una vettura pi\u00f9 sicura per le persone rispetto alla Serie 1; e lo sarebbe partendo dai dati raccolti che sono certamente veri ma lo sono in maniera relativa rispetto alla realt\u00e0.Se anzich\u00e9 fermarsi ai semplici dati grezzi entrassimo nel dettaglio di quella statistica, scopriremmo invece che la Serie 1 presenta un numero di incidenti relativamente minore rispetto alla Panda, ma essendo tendenzialmente guidata da un target di popolazione pi\u00f9 ridotto e mediamente pi\u00f9 giovane che \u00e8 notoriamente meno prudente e pi\u00f9 spericolato rispetto al target della Panda (che invece \u00e8 pi\u00f9 vasto e pi\u00f9 \u201canziano\u201d) tende a riportare un numero grezzo di incidenti superiore.Il punto dunque, com\u2019\u00e8 ovvio che sia, non sono le vetture in s\u00e9 ma chi le guida, il modo in cui le guida, su quali strade etc\u2026Per la disparit\u00e0 di trattamento economico tra uomini e donne vale lo stesso principio.Troppo spesso le statistiche sensazionalistiche mettono insieme mele e pere, paragonando situazioni imparagonabili senza tener di conto tutte quelle variabili che vanno a determinare la retribuzione: tipo di contratto, azienda di provenienza, Ccnl applicato, livello, responsabilit\u00e0 della mansione ricoperta, ore lavorate, presenza o assenza di premi di produzione, anzianit\u00e0, benefit e welfare aziendale. Quando infatti si entra nel dettaglio considerando tutte queste specifiche, il gender gap salariale si assottiglia fino a scomparire del tutto. In Italia infatti, da pi\u00f9 di un anno, la parit\u00e0 salariale tra uomo e donna \u00e8 legge dello stato grazie alla tenacia della ex deputata\u00a0del MoVimento 5 Stelle Tiziana Ciprini, che nel 2018 port\u00f2 per prima la proposta di legge in parlamento.Nel nostro paese \u00e8 dunque illegale pagare due persone in maniera diversa se queste ricadono sotto lo stesso contratto collettivo nazionale, sono inquadrate al solito livello e lavorano lo stesso numero di ore, e infatti non succede.Il vero problema salariale tra uomo e donna\u00a0\u00e8 legato nella maggioranza dei casi alla maternit\u00e0:\u00a0a un certo punto della vita molte donne decidono, o sono costrette dalle circostanze, a scegliere tra la maternit\u00e0 o la carriera. In questo caso \u00e8 lo Stato che deve agevolare questo passaggio per far s\u00ec che l\u2019arrivo di un figlio non si traduca automaticamente in un ostacolo al percorso lavorativo con conseguente riduzione del salario per le donne, e questo passaggio deve necessariamente arrivare attraverso una campagna seria di sensibilizzazione sulla parit\u00e0 di divisione dei ruoli in casa e nella cura dei figli.Molti paesi europei infatti stanno adottando sempre con pi\u00f9 frequenza la parificazione dei congedi parentali tra uomini e donne proprio perch\u00e9 si son resi conto che il problema cruciale per evitare disparit\u00e0 salariale tra generi e stesse chances di carriera risiede proprio l\u00ec e non in statistiche super generiche e con titoli fuorvianti che non fanno altro che alimentare un dibattito sterile tra fazioni.In Norvegia i pap\u00e0 possono beneficiare di quasi un anno di congedo con 46 settimane pagate al 100% o 56 settimane all\u201980%. Si tratta di 12 settimane per la mamma, 12 per il pap\u00e0 e il resto da dividere fra i due. Nella vicina Svezia ogni genitore ha diritto a 12 mesi di congedo da condividere, ma sono obbligatori almeno due mesi a testa.Dal 1gennaio 2021 anche in Spagna i giorni di congedo sono equivalenti per entrambi i genitori. Sia le mamme che i pap\u00e0 hanno diritto a 16 settimane di congedo, non trasferibile e pagate al 100%.\u00a0Modelli e sistemi simili si trovano anche in altri paesi europei come la Danimarca, la Germania e la Finlandia.E l\u2019Italia?\u00a0Prima del 2013 il congedo parentale nemmeno esisteva ma si trattava di una sorta di congedo sostitutivo a quello materno che il pap\u00e0 poteva prendere solo in caso di morte o grave infermit\u00e0 della madre, di abbandono da parte della madre o di affidamento in via esclusiva al padre. Oggi in Italia i pap\u00e0 hanno diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio retribuito. Rispetto al congedo parentale invece, ci sono 10 mesi da ripartire tra i due genitori entro i primi 12 anni di vita del bambino. I mesi diventano 11 se il pap\u00e0 usufruisce di almeno tre mesi (continuativi o frazionati).Poco, decisamente troppo poco se si vuole veramente provare a debellare le disparit\u00e0 di trattamento salariale tra generi.Di questo dovremmo parlare e non di una presunta disparit\u00e0 salariale tra uomini e donne che come abbiamo dimostrato, a parit\u00e0 di condizioni, nemmeno esiste. 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Con questa espressione si intende\u00a0il \u201cdivario tra generi\u201d, con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione economica e professionale tra uomini e donne.Sul gender gap si sono scritte migliaia di pagine di giornale, se ne sente (giustamente) parlare in trasmissioni televisive, dibattiti politici e pagine di approfondimento su qualsiasi piattaforma social. Il gender gap \u00e8 diventata una delle battaglie pi\u00f9 importanti dei movimenti femministi che, com\u2019\u00e8 sacrosanto che sia, chiedono parit\u00e0 di trattamento (perlopi\u00f9 economico) tra uomini e donne.Data la delicatezza del tema, spesso succede che le argomentazioni in merito alla disparit\u00e0 salariale di genere vengano affiancate da statistiche e grafici, con l\u2019intento di rafforzarle, che per\u00f2 ormai troppo spesso non rispecchiano affatto la realt\u00e0 delle cose.Questa dubbia interpretazione delle statistiche sul tema \u00e8 frutto innanzitutto del fatto che la statistica, a differenza della matematica che produce dati non discutibili e non manipolabili, utilizza la stessa sostanza della matematica (i numeri) ma lo fa nel tentativo di cogliere non la misura esatta delle cose, ma le tendenze, l\u2019approssimazione.Alla matematica spetta il compito di svelare l\u2019assoluto, alla statistica l\u2019ingrato compito di rapportarsi col relativo e di fare affermazioni di tipo probabilistico, col rischio annesso dell\u2019errore contenuto in quelle stesse proposizioni.Se utilizzata in maniera poco corretta, la statistica pu\u00f2 essere un ottimo alleato per dire tutto il contrario di tutto a seconda di come si raccolgono e si comparano i dati, specialmente se questi poi vengono dati in pasto a migliaia di lettori che non sempre sono preparati e correttamente formati per leggere tabelle e grafici.Un lettore medio, trovandosi davanti dei numeri che vengono spacciati per la controprova di determinate affermazioni, penser\u00e0 che in quanto numeri essi siano incontestabili e che il concetto affiancato alla statistica lo sia di conseguenza.A questa serie di aspetti di tipo \u201ctecnico\u201d si affiancano anche una serie di aspetti di \u201cconvenienza editoriale\u201d secondo cui quando una tematica \u00e8 sulla cresta dell\u2019onda del dibattuto pubblico occorre cavalcarla assecondandola e mai andandole contro. Verso questa direzione sembrano tendere gran parte degli articoli e delle prese di posizione aprioristiche che troppo spesso imbrattano questo tema, che resta serissimo e meritevole di un trattamento migliore rispetto alla bieca approssimazione che se ne sta facendo mettendo a confronto sullo stesso piano situazioni completamente diverse tra loro come i ruoli, le mansioni e posizioni lavorative prese in esame.Proprio a causa dei modi di fare appena citati, in rete e sui giornali si scorgono articoli che si contraddicono a vicenda sul gender gap in cui la differenza salariale tra uomini e donne \u00e8 quantificata a volte col 30%, altre col 20% e altre ancora col 40%.La superficialit\u00e0 con cui questo tema viene trattato genera false convinzioni e percezioni distorte della realt\u00e0. Chiedendo in giro quale sia la condizione salariale tra uomini e donne, nel 90% dei casi le risposte protenderanno sempre per sottolineare la disparit\u00e0 di trattamento economico tra i due generi (in favore degli uomini) anche se nessuno o quasi sa dire a quanto effettivamente questa differenza ammonti.Per fare un esempio banale ma che aiuta a capire il modo pericolosamente approssimativo con cui le statistiche vengono utilizzare per veicolare messaggi fuorvianti sul gender gap, prendiamo ad esempio la sicurezza sulle strade.Se elaborassimo i dati statistici sul numero di incidenti della Bmw Serie 1 e il numero di incidenti della Panda, ne dedurremmo che i dati grezzi ci indicano che le Panda fanno incidenti il 20% in meno rispetto alle Bmw Serie 1.Un giornalista in possesso di questi dati che volesse sfruttarli a proprio vantaggio imposterebbe una discussione partendo dall\u2019assunto che la Panda \u00e8 una vettura pi\u00f9 sicura per le persone rispetto alla Serie 1; e lo sarebbe partendo dai dati raccolti che sono certamente veri ma lo sono in maniera relativa rispetto alla realt\u00e0.Se anzich\u00e9 fermarsi ai semplici dati grezzi entrassimo nel dettaglio di quella statistica, scopriremmo invece che la Serie 1 presenta un numero di incidenti relativamente minore rispetto alla Panda, ma essendo tendenzialmente guidata da un target di popolazione pi\u00f9 ridotto e mediamente pi\u00f9 giovane che \u00e8 notoriamente meno prudente e pi\u00f9 spericolato rispetto al target della Panda (che invece \u00e8 pi\u00f9 vasto e pi\u00f9 \u201canziano\u201d) tende a riportare un numero grezzo di incidenti superiore.Il punto dunque, com\u2019\u00e8 ovvio che sia, non sono le vetture in s\u00e9 ma chi le guida, il modo in cui le guida, su quali strade etc\u2026Per la disparit\u00e0 di trattamento economico tra uomini e donne vale lo stesso principio.Troppo spesso le statistiche sensazionalistiche mettono insieme mele e pere, paragonando situazioni imparagonabili senza tener di conto tutte quelle variabili che vanno a determinare la retribuzione: tipo di contratto, azienda di provenienza, Ccnl applicato, livello, responsabilit\u00e0 della mansione ricoperta, ore lavorate, presenza o assenza di premi di produzione, anzianit\u00e0, benefit e welfare aziendale. 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In questo caso \u00e8 lo Stato che deve agevolare questo passaggio per far s\u00ec che l\u2019arrivo di un figlio non si traduca automaticamente in un ostacolo al percorso lavorativo con conseguente riduzione del salario per le donne, e questo passaggio deve necessariamente arrivare attraverso una campagna seria di sensibilizzazione sulla parit\u00e0 di divisione dei ruoli in casa e nella cura dei figli.Molti paesi europei infatti stanno adottando sempre con pi\u00f9 frequenza la parificazione dei congedi parentali tra uomini e donne proprio perch\u00e9 si son resi conto che il problema cruciale per evitare disparit\u00e0 salariale tra generi e stesse chances di carriera risiede proprio l\u00ec e non in statistiche super generiche e con titoli fuorvianti che non fanno altro che alimentare un dibattito sterile tra fazioni.In Norvegia i pap\u00e0 possono beneficiare di quasi un anno di congedo con 46 settimane pagate al 100% o 56 settimane all\u201980%. 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Con questa espressione si intende\u00a0il \u201cdivario tra generi\u201d, con particolare riferimento alle differenze tra i sessi e alla sperequazione economica e professionale tra uomini e donne.Sul gender gap si sono scritte migliaia di pagine di giornale, se ne sente (giustamente) parlare in trasmissioni televisive, dibattiti politici e pagine di approfondimento su qualsiasi piattaforma social. Il gender gap \u00e8 diventata una delle battaglie pi\u00f9 importanti dei movimenti femministi che, com\u2019\u00e8 sacrosanto che sia, chiedono parit\u00e0 di trattamento (perlopi\u00f9 economico) tra uomini e donne.Data la delicatezza del tema, spesso succede che le argomentazioni in merito alla disparit\u00e0 salariale di genere vengano affiancate da statistiche e grafici, con l\u2019intento di rafforzarle, che per\u00f2 ormai troppo spesso non rispecchiano affatto la realt\u00e0 delle cose.Questa dubbia interpretazione delle statistiche sul tema \u00e8 frutto innanzitutto del fatto che la statistica, a differenza della matematica che produce dati non discutibili e non manipolabili, utilizza la stessa sostanza della matematica (i numeri) ma lo fa nel tentativo di cogliere non la misura esatta delle cose, ma le tendenze, l\u2019approssimazione.Alla matematica spetta il compito di svelare l\u2019assoluto, alla statistica l\u2019ingrato compito di rapportarsi col relativo e di fare affermazioni di tipo probabilistico, col rischio annesso dell\u2019errore contenuto in quelle stesse proposizioni.Se utilizzata in maniera poco corretta, la statistica pu\u00f2 essere un ottimo alleato per dire tutto il contrario di tutto a seconda di come si raccolgono e si comparano i dati, specialmente se questi poi vengono dati in pasto a migliaia di lettori che non sempre sono preparati e correttamente formati per leggere tabelle e grafici.Un lettore medio, trovandosi davanti dei numeri che vengono spacciati per la controprova di determinate affermazioni, penser\u00e0 che in quanto numeri essi siano incontestabili e che il concetto affiancato alla statistica lo sia di conseguenza.A questa serie di aspetti di tipo \u201ctecnico\u201d si affiancano anche una serie di aspetti di \u201cconvenienza editoriale\u201d secondo cui quando una tematica \u00e8 sulla cresta dell\u2019onda del dibattuto pubblico occorre cavalcarla assecondandola e mai andandole contro. Verso questa direzione sembrano tendere gran parte degli articoli e delle prese di posizione aprioristiche che troppo spesso imbrattano questo tema, che resta serissimo e meritevole di un trattamento migliore rispetto alla bieca approssimazione che se ne sta facendo mettendo a confronto sullo stesso piano situazioni completamente diverse tra loro come i ruoli, le mansioni e posizioni lavorative prese in esame.Proprio a causa dei modi di fare appena citati, in rete e sui giornali si scorgono articoli che si contraddicono a vicenda sul gender gap in cui la differenza salariale tra uomini e donne \u00e8 quantificata a volte col 30%, altre col 20% e altre ancora col 40%.La superficialit\u00e0 con cui questo tema viene trattato genera false convinzioni e percezioni distorte della realt\u00e0. Chiedendo in giro quale sia la condizione salariale tra uomini e donne, nel 90% dei casi le risposte protenderanno sempre per sottolineare la disparit\u00e0 di trattamento economico tra i due generi (in favore degli uomini) anche se nessuno o quasi sa dire a quanto effettivamente questa differenza ammonti.Per fare un esempio banale ma che aiuta a capire il modo pericolosamente approssimativo con cui le statistiche vengono utilizzare per veicolare messaggi fuorvianti sul gender gap, prendiamo ad esempio la sicurezza sulle strade.Se elaborassimo i dati statistici sul numero di incidenti della Bmw Serie 1 e il numero di incidenti della Panda, ne dedurremmo che i dati grezzi ci indicano che le Panda fanno incidenti il 20% in meno rispetto alle Bmw Serie 1.Un giornalista in possesso di questi dati che volesse sfruttarli a proprio vantaggio imposterebbe una discussione partendo dall\u2019assunto che la Panda \u00e8 una vettura pi\u00f9 sicura per le persone rispetto alla Serie 1; e lo sarebbe partendo dai dati raccolti che sono certamente veri ma lo sono in maniera relativa rispetto alla realt\u00e0.Se anzich\u00e9 fermarsi ai semplici dati grezzi entrassimo nel dettaglio di quella statistica, scopriremmo invece che la Serie 1 presenta un numero di incidenti relativamente minore rispetto alla Panda, ma essendo tendenzialmente guidata da un target di popolazione pi\u00f9 ridotto e mediamente pi\u00f9 giovane che \u00e8 notoriamente meno prudente e pi\u00f9 spericolato rispetto al target della Panda (che invece \u00e8 pi\u00f9 vasto e pi\u00f9 \u201canziano\u201d) tende a riportare un numero grezzo di incidenti superiore.Il punto dunque, com\u2019\u00e8 ovvio che sia, non sono le vetture in s\u00e9 ma chi le guida, il modo in cui le guida, su quali strade etc\u2026Per la disparit\u00e0 di trattamento economico tra uomini e donne vale lo stesso principio.Troppo spesso le statistiche sensazionalistiche mettono insieme mele e pere, paragonando situazioni imparagonabili senza tener di conto tutte quelle variabili che vanno a determinare la retribuzione: tipo di contratto, azienda di provenienza, Ccnl applicato, livello, responsabilit\u00e0 della mansione ricoperta, ore lavorate, presenza o assenza di premi di produzione, anzianit\u00e0, benefit e welfare aziendale. Quando infatti si entra nel dettaglio considerando tutte queste specifiche, il gender gap salariale si assottiglia fino a scomparire del tutto. In Italia infatti, da pi\u00f9 di un anno, la parit\u00e0 salariale tra uomo e donna \u00e8 legge dello stato grazie alla tenacia della ex deputata\u00a0del MoVimento 5 Stelle Tiziana Ciprini, che nel 2018 port\u00f2 per prima la proposta di legge in parlamento.Nel nostro paese \u00e8 dunque illegale pagare due persone in maniera diversa se queste ricadono sotto lo stesso contratto collettivo nazionale, sono inquadrate al solito livello e lavorano lo stesso numero di ore, e infatti non succede.Il vero problema salariale tra uomo e donna\u00a0\u00e8 legato nella maggioranza dei casi alla maternit\u00e0:\u00a0a un certo punto della vita molte donne decidono, o sono costrette dalle circostanze, a scegliere tra la maternit\u00e0 o la carriera. 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Si tratta di 12 settimane per la mamma, 12 per il pap\u00e0 e il resto da dividere fra i due. Nella vicina Svezia ogni genitore ha diritto a 12 mesi di congedo da condividere, ma sono obbligatori almeno due mesi a testa.Dal 1gennaio 2021 anche in Spagna i giorni di congedo sono equivalenti per entrambi i genitori. Sia le mamme che i pap\u00e0 hanno diritto a 16 settimane di congedo, non trasferibile e pagate al 100%.\u00a0Modelli e sistemi simili si trovano anche in altri paesi europei come la Danimarca, la Germania e la Finlandia.E l\u2019Italia?\u00a0Prima del 2013 il congedo parentale nemmeno esisteva ma si trattava di una sorta di congedo sostitutivo a quello materno che il pap\u00e0 poteva prendere solo in caso di morte o grave infermit\u00e0 della madre, di abbandono da parte della madre o di affidamento in via esclusiva al padre. Oggi in Italia i pap\u00e0 hanno diritto a 10 giorni di congedo obbligatorio retribuito. Rispetto al congedo parentale invece, ci sono 10 mesi da ripartire tra i due genitori entro i primi 12 anni di vita del bambino. I mesi diventano 11 se il pap\u00e0 usufruisce di almeno tre mesi (continuativi o frazionati).Poco, decisamente troppo poco se si vuole veramente provare a debellare le disparit\u00e0 di trattamento salariale tra generi.Di questo dovremmo parlare e non di una presunta disparit\u00e0 salariale tra uomini e donne che come abbiamo dimostrato, a parit\u00e0 di condizioni, nemmeno esiste. 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