“Canara” è un’estensione del termine più famoso di “gattara”.
Le gattare si contornano di gatti, mentre le canare di cani.
Cambia la razza degli animali ma non la mentalità delle femminarde.
Il termine “gattara” indica una donna, solitamente di mezza età o anziana, che dedica gran parte del proprio tempo, delle proprie energie e spesso delle proprie risorse economiche alla cura dei gatti di cui si contorna definendosi “la loro mamma”.
La trasformazione da “dona libera e indipendente”, ovvero “troione da sbarco che ama farsi ingroppare nei cessi delle discoteche”, in gattara, arriva verso i 40 anni, quando l’interesse degli uomini nei loro confronti comincia a scemare sempre più.
L’illusione che avevano di essere delle dee che ogni uomo desiderava, inizia a crollare.
Tuttavia non ammetteranno mai di essere state delle oche giulive che vivevano in un mondo di fantasia e che l’unico interesse che gli uomini provavano per loro era quello di un facile buco da riempire.
Ogni giorno migliaia di ragazze compiono 18 anni e diventano maggiorenni, la concorrenza si fa sempre più agguerrita e le tardone perdono terreno.
Così iniziano contornarsi di gatti, maledicendo gli uomini dicendo che sono tutti dei “bastardi schifosi” solo perché cercano donne più giovani.
Quando le ragazze fresche e appetitose erano loro, andava tutto bene, ma appena passano dall’altra parte della barricata, vorrebbero che venissero varate leggi per costringere gli uomini a diventare loro schiavi.
Ecco una sfumatura più dettagliata del termine.
Il termine è spesso usato in modo dispregiativo o gergale per descrivere una donna vista come:
- Solitaria: Emarginata o che vive da sola.
- Ossessiva: Talmente concentrata sui gatti da trascurare se stessa, la propria casa o le relazioni umane.
- Eccentrica: A volte associata all’immagine della “vecchia pettegola” o della “scema del villaggio”, che vive in una casa disordinata e piena di animali.
Care gattare e canare, se avete deciso di farvi ingroppare senza procreare, è una scelta legittima, ma poi non chiamate cani e gatti “figli” perché non lo sono.
È vero, fanno parte della famiglia, ma voi non siete le loro madri né le loro padrone.
Cani e gatti sono solo animali domestici e, pertanto, non vanno considerati né figli né schiavi.
Giusto per capire il disagio mentale di gattare e canare, ecco alcuni commenti pubblicati su varie piattaforme per femminarde fanatiche:
“Io ho appena comprato un secondo cane dopo aver rifiutato l’ultimo arrogante uomo che sapeva tutto lui e che voleva anche spiegartela.
Meglio senza!! Molto ma moooooolto meglio”
“Io single incallita ho incontrato l’amore, ovviamente un uomo problematico ferito e bla bla bla, ma niente mi ha fermata. Abbiamo vissuto insieme un mese di idillio, poi si è trasformato in un mostro e non sto qui a raccontare il seguito… grazie alla forza data dallo sapere stare, bene e male,da sola sono riuscita a buttarlo fuori di casa e bloccarlo ovunque. Imparare a stare da soli deve insegnare a diventare forti, a difenderci, proteggerci ma non precludersi”.
Alcune “perle” tratte da un articolo di un tipico giornale femminista:
“Abbiamo già parlato varie volte del termine ‘zitella’, perché purtroppo la speranza di lasciarsi alle spalle linguaggi così offensivi è vana.”
guardiamo sulla treccani:
“zitèlla (o żitèlla; region. o meno com. zittèlla, żittèlla) s. f. [femm. di zitello]. – Nell’uso antico, ragazza da marito; giovane donna non sposata: io fo questa cavalla diventare una bella z. (Boccaccio); il pianto delle zitelle, intonato da fanciulle nubili nel santuario della Ss. Trinità al monte Autore (nel Lazio orientale) in occasione dei pellegrinaggi…”
per quale arcano motivo il termine “zitella” dovrebbe essere offensivo?
Possiamo dire la stessa cosa di un uomo definito “scapolo”?
“zitella” è offensivo e “scapolo” no?
E dove sarebbe la differenza?
“Infatti oggi parliamo del termine “gattara”. Ma anche della mancanza di un equivalente maschile.”
esiste forse una definizione di maschicidio da contrapporre al femminicidio? Ovviamente no, questo non se lo chiedono anzi, il termine viene proprio negato a prescindere.
“L’idea della donna single over 30 con gatto o gatti (indipendentemente dall’orientamento sessuale) è il cliché della sfigata (spesso anche ‘pazza’: troppo indipendente perché un uomo la scelga) che insiste ormai da secoli nella cultura popolare.”
“Pazza”? Qualcuno ha mai sentito usare tale termine nei confronti delle gattare?
Ovviamente no, viene messo a viva forza nell’articolo per manipolare al fine di far credere che chi parla di gattare sia in realtà un “terrapiattista complottista”, tanto per usare due etichette che vengono appiccicate a chiunque possieda un pensiero critico nei confronti del pensiero unico dominante.
“Troppo indipendente perché un uomo la scelga”, e qui ritorna lo stereotipo: “gli uomini hanno paura delle donne forti”, di cui si è parlato qua:
https://www.miselli.org/chastle/2026/01/18/donna-forte/
“Se mai ha una vita sociale, rincasa felice perché sa che trova l’affetto dei suoi gatti.”
è divertente vedere che viene citata una delle caratteristiche delle gattare trasformandola in nota positiva.
Le gattare, per definizione, non hanno una vita sociale appagante, altrimenti non sarebbero gattare.
Si contornano di gatti proprio a causa della loro misandria.
Altrimenti come si spiega che le donne diventano gattare dopo i 40 e non a vent’anni?
Perché fin che sono giovani, trovano facilmente qualcuno che se le ingroppi nei cessi delle discoteche, è dopo i 40 che iniziano a rendersi conto che non sono più così attraenti come credevano.
Più avanti, nello stesso articolo si legge: “I gatti no. I gatti sono indipendenti, vanno e vengono a loro piacimento e non richiedono chissà quali coccole o attenzioni”.
Ma come, non stanno tutto il giorno a casa ad attendere il ritorno della “mamma” dai suoi impegni sociali per mostrarle il loro affetto?
è un classico delle menti semplici: sostenere una “teoria” e contemporaneamente il suo esatto contrario poco dopo a seconda di ciò che si vorrebbe dimostrare.
Discorso diverso viene invece fatto per gli uomini:
“Lo stesso non si può dire dell’uomo single incallito che, intanto, non verrà mai stigmatizzato quanto una donna single. Gli uomini single incalliti sono scapoli d’oro, inguaribili bambinoni”.
Quindi una donna single over 40, è una donna forte, libera e indipendente. Tutto il contrario dell’uomo che invece risulta essere un “inguaribile bambinone”.
“Le donne single sono ancora fastidiose.”
Fastidiose per chi? Non ho mai conosciuto nessuno che definisse “fastidiose” le donne single, ma sarà un limite mio…
“La gente si chiede ancora come può una donna essere felice senza marito e senza figli.”
Mai conosciuto nessuno che si ponesse tale domanda, ma anche questo è un classico, inventarsi domande che nessuno si pone per “dimostrare” una farneticante teoria.
“E ovviamente ancora oggi la donna single nell’immaginario comune ha almeno un gatto. Anzi, meno di cento anni fa le donne hanno occupato le piazze e le strade per ottenere il diritto di voto…”
E qui arriviamo alla “dimostrazione finale”, le gattare non esistono, è tutto frutto “dell’immaginario comune”.
Ma l’apoteosi giunge subito dopo, con il “diritto di voto”, che non c’entra assolutamente nulla con il fatto di essere una gattara, ma crea un’associazione mentale secondo cui la giusta lotta delle donne per il voto, giustifica anche la negazione dell’esistenza delle gattare.
“La donna single viene incoraggiata a fare qualcosa per uscire dalla sua singletudine, un uomo single no.”
Qualche prova a riguardo di tali presunti incoraggiamenti verso le “bovere femminarde obbresse”? Ovviamente nessuna, dovemo fa’ a fidasse…
“Se una donna single prende un gatto è perché ha definitivamente rinunciato all’idea di potersi prendere cura di un uomo (e di qualcosa dovrà pur prendersi cura).”
E qui torna la fantomatica teoria secondo cui gli uomini sono tutti dei bamboccioni bisognosi di una “mamma” che li accudisca.
Poco importa se nel mondo reale è l’esatto contrario, infatti sono le donne che, arrivate a una certa età e non avendo nessun marito, vanno in crisi esistenziale.
Al contrario gli uomini se la cavano benissimo anche da soli.
Ovviamente la faccenda delle donne che debbono per forza “prendersi cura” di qualcuno, non vale per un figlio. Quello no, è simbolo di oppressione e di patriarkato tossiko.
“Allora esiste un equivalente maschile della gattara? No: perché il cliché si radica nello stigma della singletudine delle donne, quindi nelle discriminazioni di genere. E chissà quando smetteranno di esistere. “
E qui torniamo la discorso secondo cui non esistono maschicidi ma solo femminicidi. Ovviamente in questo caso non si osi parlare di “discriminazione di genere” altrimenti le gattare si offendono.
Leggiamo alcuni annunci chiarificatori della mentalità femminista.
“Io sono una donna forte. Non importa cosa succede, io sopravvivo a tutto. Le difficoltà io le vedo come avventure con le quali posso crescere, ma adesso sono stanca di innamorarmi sempre di quello sbagliato…”
Questo è un classico, le femminarde con la cultura dell’aborto, trovano sempre e solo “casi umani”. Mai una volta che venga il dubbio che in realtà gli unici casi umani sono proprio loro.
“Il vero???? ha inizio quando nessuna cosa è richiesta in cambio… ecco un buon principio…”
Anche questo è significativo. Sono piene di pretese: lo vogliono alto, gentile, generoso, bello, benestante, servizievole, comprensivo… che le tratti come principesse insomma. Nessuna di loro pensa al fatto che le principesse hanno 16 anni e sono vergini, non dei vecchi mignottoni ultra quarantenni, che hanno già passato numerose revisioni e sono pronte per la rottamazione.
“Cerco ragazzo superdotato!!! Voglio un po di piacevole compagnia…”
A parti invertite un messaggio del tipo: “cerco una ragazza che ce l’abbia ancora abbastanza strettina per un po’ di piacevole compagnia”, verrebbe subissato di insulti e accuse di medioevo, ma siccome il messaggio è di una donna, allora viene considerato accettabile, addirittura da elogiare.
A nessuno viene in mente che la tipa lo cerca superdotato in quanto lei ce l’ha abbondantemente sfondata causa usura eccessiva.
“Non ho nessun problema a essere single.
Avrei un problema se mi accontentassi di chiunque dica di amarmi senza supportarmi, rispettarmi, valorizzarmi ed essermi amico, per paura di restare sola.”
Come al solito pretese su pretese e cosa offrono in cambio?
Tempo fa mi è capitato di vedere, anche se non ricordo di preciso dove, un tipico messaggio molto divertente che racchiude tutta l’essenza del femminismo: “cerco… (e qui mille pretese), in cambio offro la mia patong…”
Quindi tutto ciò che sono in grado di offrire è un buco in mezzo alle gambe, con la tipica convinzione di avercela solo loro.
Ovviamente la “patong” deve essere percepita come il massimo dono possibile e viene offerta solo quando lo decide la femminarda.
Poco importa se la “patong” in oggetto è sfondata dal momento che ci sono già passati una numerosa schiera di uomini e altri continuano a ingropparsela nei cessi delle discoteche.
Passiamo ora al termine “accoglione”.
Si tratta dell’unione di due parole: “accogliere” e “coglione”.
“Accogliere” deriva dal fatto che adorano i clandestini che scappano dalla galera e vengono a farsi mantenere nel mondo occidentale, mentre invece “coglione” deriva dal poco cervello che possiedono, dal momento che non si rendono minimamente conto delle problematiche che questa accoglienza indiscriminata reca con se.
Si sentono tanto buoni perchè “aiutano i diseredati, i derelitti” di tutto il mondo, poi però non si accorgono dei bisognosi di aiuto che vivono a pochi passi da loro e che sono semplicemente caduti in disgrazia, ma non hanno commesso alcun reato.
Infatti la gente non li definisce “persone di buon cuore”, ma più correttamente “buonisti”.
La treccani ne da un’ottima definizione:
“s. m. e f. e agg. [tratto da buonismo] (pl. m. -i). – Chi, o che, ostenta buonismo.”
infatti non sono buoni di carattere, piuttosto ostentano questa loro apparente bontà, per egoismo e non per altruismo come dovrebbe essere.
Scopri di più da Zeffirino Abacuc
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
