Ma se il mio discendente non li potrà avere, nessuno mai li avrà.
Provederanno i miei fedeli sacerdoti.
Sarà compito loro far si che i suoi discendenti, restino senza padre.
Come il mio discendente soffre, soffriranno loro.
Hai la mia parola.
I figli del mio discendente, dovranno sottostare ai caprici della sorte.
Mentre a lui, per destino, resta poco da vivere.
È tempo che la sorte intervenga.
È tempo che vi scontriate con il mondo, Lothlorien ed Elanor.
È tempo che dobbiate affrontare la paura.
È tempo che voi conosciate il terrore del buio e della morte.
Tempo che i vostri occhi si aprano alla dura realtà,
lontano,
a Oriente,
oltre l’Egeo,
a Iafa,
laggiù,
nel regno di Fenicia.


L’immagine che ho messo all’inizio è una statuetta che ho appena acquistato su Temu.
Sono in attesa che arrivi.
Mi piaceva, era in sintonia e allora l’ho acquistata.
Penso che la metterò sulla scrivania di lavoro, proprio come il busto di Goethe.
Quel busto non ho idea di dove arrivi.
Me lo sono trovato in casa di vostro nonno, ma non saprei dire che origini ha.
Goethe, il Faust, la Notte di Valpurga, ci sta bene e per quello la tengo.

Troppe volte ho atteso nella speranza che in voi potesse giungere un barlume di luce, ma ormai ho perso questa speranza.
È colpa mia, ho sbagliato i tempi.
Il “portatore di luce”, da cui anche voi discendete, ci obbliga a un percorso che non avete ancora intrapreso.

La morte mi ha preso le mani e la vita,
l’oblio mi ha coperto di luce infinita,
e ho capito che non si può,
coprirsi le spalle aspettando Godot.
Non ho mai agito aspettando Godot,
per tutti i miei giorni aspettando Godot,
e ho incominciato a vivere forte,
proprio andando incontro alla morte.

Questi versi sono tratti da un brano di Claudio Lolli, che immagino non sappiate neppure chi sia.

Poiché sono ben cosciente del fatto che siate entrambi ignoranti come due paracarri svizzeri in disuso (e quindi arrugginiti), vi lascio la spiegazione:

Titolo originale: En attendant Godot, versione inglese: Waiting for Godot
Aspettando Godot è un’opera teatrale del drammaturgo irlandese Samuel Beckett, nel quale due personaggi, Vladimiro ed Estragone, si intrattengono in una varietà di discussioni mentre attendono un fantomatico Godot, che non arriva mai. Fu scritto in francese, e dall’autore stesso riscritto in inglese nel 1954, per il quale Beckett scelse come sottotitolo una tragicommedia in due atti.
Dramma del teatro dell’assurdo, il testo originale francese, composto tra il 9 ottobre 1948 e il 29 gennaio 1949, fu pubblicato nel 1952.

“notte prima degli esami” è una famosa canzone di Venditti.

Mi sento in una situazione analoga.
Mi hanno appena chiamato per confermare la biopsia di domani.
Bisogna fare alcune operazioni preparatorie:
depilare la zona e fare un clistere.
Per la depilazione ne avevo fatta una non molto tempo fa all’inguine e ho già la crema, non dovrebbe essere difficile.
Mi preoccupa un po’ il clistere perché non ne ho mai fatti, ma l’infermiera che mi ha telefonato ha detto che è semplice.
Speriamo.
Poi dovrò portare due bottigliette d’acqua perché dopo dovrò bere per urinare.
Non so il perché ma così hanno detto.
Successivamente verrò ricoverato per qualche ora e più tardi, se tutto va bene, potrò tornare a casa.
In ogni caso, una biopsia è sempre indice di qualcosa di poco piacevole.
Lo so che, nella migliore delle ipotesi, non ve ne frega un cazzo di niente.
Nella peggiore, invece, vi farà pure piacere, ma non importa.
Non lo faccio per voi, non ne varrebbe la pena.

Audiet carnificem, spernens audire parentes.


The day after

Autore

kumpasimpa@gmail.com