Stavolta non sono il “padre ubriaco”.
È notte e di notte sono sempre sobrio.
La notte è diversa.
C’è pace e tranquillità.
Posso sognare.
Sogno spesso, sono i famosi sogni a occhi aperti.
È che questo mondo non mi piace, quindi me ne costruisco uno tutto mio.
Purtroppo, però, restano sempre solo sogni che non si avverano mai.
Spesso mi faccio aiutare dalla musica che ascolto in cuffia ad alto volume.
Una famosa locuzione recita:
In vino veritas – Proverbio latino, traduzione dell’espressione greca ἐν οἴνῳ ἀλήϑεια del sofista Zenobio (2° sec. d.C.), che si suole citare con allusione all’espansività e alla sincerità proprie di chi ha bevuto un po’ abbondantemente.
Ma è vero solo in parte, almeno nel mio caso: anche la notte è portatrice di verità e di confessioni.
E stanotte sono in vena di farne una.
Sono pensieri solo miei e non hanno altro scopo se non quello di raccontare una parte di me.
Che la cosa possa avere interesse o meno per te, non fa alcuna differenza.
Tra i sogni che si ripetono con maggiore frequenza, sei tu quello che compare con più regolarità.
Non è sempre stato così, sei diventata sempre più presente man mano che invecchiavo.
Credo che il motivo sia causato dal fatto che prima ero più impegnato con il lavoro e altro, ma ora ho più tempo per riflettere e sempre meno voglia di scoprire cose nuove, anche perché ne conosco già abbastanza.
Il problema è che non sogno te come sei ora, sogno te adulta, ma al contempo ancora bambina.
Ovviamente, un sogno impossibile da realizzare.


Mi piacerebbe mostrarti quello che ti è stato negato.
Io, se fossi al tuo posto, avrei il desiderio di conoscere come e dove vive mio padre.
Ma tu non sei me, e quindi non hai gli stessi desideri.
Ed è meglio così.
Se tu diventassi reale, non saresti un sogno, ma un incubo.
Non saresti la bambina che ascolta desiderosa di imparare un mondo che non conosce, ma una vecchia rancorosa che cercherebbe ogni modo per contrastarmi.
Non faresti altro che torturarmi, non potresti fare altrimenti.
Se non lo facessi, sarebbe come rinnegare parte della tua vita e questo non sei in grado di farlo.
Di conseguenza, preferisco continuare a tenermi i miei sogni, consapevole che non ci incontreremo mai.
Mi piacerebbe raccontarti qualcuno dei sogni che ti riguardano, ma come posso fare? Sei un’estranea.
Non sei reale, o meglio, lo sei solo finché ti scrivo, ma subito dopo cessi di esserlo e torni nell’oblio in cui risiedi da 35 anni.
Un altro desiderio che non potrò mai soddisfare è sapere se assomigli a tua nonna.
Tuo fratello assomiglia tantissimo a me.
Lo dicono in tanti.
Ovviamente parlo solo a livello estetico, non certo a livello caratteriale.

I post che pubblico e di cui a volte ti invio il link per email, visto che non saresti in grado di trovarli da sola, non sono effettivamente rivolti a te.
Sono stati realizzati pensando a una Elanor che esiste solo nella mia fantasia, non a una Elanor reale.
Questi messaggi non sono diretti a te, ma sono stati inviati anche a te, in quanto aggiunta come destinataria “per conoscenza”, come si usa solitamente nelle e-mail.
Lo specifico perché, da quel poco che ho potuto verificare personalmente, hai la tendenza a sopravvalutarti.
Non vali così tanto e questo è un altro motivo per cui dovresti ringraziare tua madre e altre persone che non conosco e che si sono approfittate di te.
Fra le tante colpe che ho, questa è proprio una di quelle di cui non sono responsabile.
Tua madre ha la singolare convinzione che basta che qualcuno se la inculi per diventare di conseguenza anche tuo padre.
Non funziona così.
Nulla di cui meravigliarsi: come ho già detto tempo fa, non era tua madre la persona più intelligente della famiglia.
Come recita un “famoso” aforisma: basta uno intelligente in famiglia, tutto il resto fa volume.
Non conosci l’autore?
È tuo padre, quello vero, non quelli che semplicemente si inculano (o si inculavano) tua madre.



Ho cambiato idea.
Premessa: questo post è stato scritto in più giorni.
Ieri sera ho rivisto un minisceneggiato RAI intitolato “La meglio gioventù”.
Possiedo i 3 DVD da vari anni, ma volevo verificare se le scene fossero fedeli alle 4 puntate dello sceneggiato o se ne mancassero alcune.
Così ho rivisto un pezzo che mi ha fatto venire voglia di mostrarti, nel caso tu non lo conoscessi.
Ho tagliato le scene intermedie per mostrare solo la parte significativa.
Ciò che mi ha fatto cambiare idea è il fatto che stavolta uno dei miei sogni, parlo di una situazione analoga, non certo di una copia fedele a ciò che, se vorrai, potrai vedere, viene rappresentato visivamente e non solo raccontato premendo tasti su una tastiera.
Prima il filmato e poi il commento.

Ci sono differenze significative: la ragazza ha poco più di 18 anni, mentre tu ne hai oltre il doppio.
La madre della ragazza l’ha abbandonata quando era molto piccola per entrare nelle Brigate Rosse.
Dopo qualche anno di clandestinità, il padre della ragazza l’ha fatta arrestare prima che commettesse qualche reato di sangue.
Io invece non ti ho mai abbandonata, come ben sai, anche se per tanti anni ti hanno fatto credere il contrario.
Non ho scelto di non essere al tuo fianco, ma sono stato costretto a farlo.
Non sono neanche mai stato in carcere, anche se confesso che è un’esperienza che mi manca.
Non dico tanto, ma qualche giorno di galera fa curriculum.
Possiedo un filmato in cui io e tua madre parliamo seduti in poltrona a Ligonchio, quando tu eri appena nata.
Si tratta di un dialogo piuttosto lungo, forse di un’ora.
Magari ti piacerebbe vedere come eravamo, ma non ho mai avuto la possibilità di farti avere il filmato.
Non ricordo neppure di cosa parlavamo, sono passati tanti anni.
Eravamo solo più giovani, ed è ciò che conta.
Alla ragazza del filmato è bastata una lettera per agire, io ne ho scritte tante e non ho mai ricevuto neppure una semplice risposta.
Un altro punto di contatto con il film è la scena in cui la ragazza chiede alla madre di suonare per lei.
Ho creato vari brani musicali in collaborazione con alcune IA, visto che non sono un musicista, che parlano di te. Alcuni sono gradevoli, altri meno, ma tu non li hai ascoltati neppure una singola volta.

Ma è abbastanza normale: certe cose si fanno a vent’anni, non a quaranta.

Ti sembra davvero così strano che io preferisca vivere nelle mie fantasie piuttosto che nel tuo mondo, fatto di una realtà noiosa e grigia, piena d’odio e rancore indotti?

Autore

kumpasimpa@gmail.com