Gli studiosi di Napoleone, che ormai possiamo considerare i primi archeologi moderni, riportarono in Francia oltre a quella passera anche qualche sarcofago, statue e papiri.
E proprio su uno di quei papiri fu rinvenuto il testo della leggenda sulla creazione del primo uomo e della prima donna.
Quando sono andato al Louvre per fotografare quella famosa passera, ho comprato anche una copia di tale papiro, con tanto di traduzione.
Si narra che un giorno il dio Ra fece l’uomo.
Questi si alzò da terra e cominciò a guardarsi.
Vide le braccia, vide le mani, poi vide i piedi, vide le gambe e in mezzo alle gambe vide un coso.
«O che è?» si chiese l’uomo.
«A che servirà?» La prima risposta l’ebbe quando gli scappò la piscia, la seconda quando vide un cammello e una cammella fare all’amore.
Allora tutto eccitato chiamò Ra e gli disse: «Voglio una cammella anch’io!» «Per farci cosa?» «Per farci quello che ci fa il cammello.» «Intanto quelli non sono cammelli, ma dromedari.
E te non sei un cammello, sei un uomo!» precisò Ra.
«Va bene, però voglio anch’io un buco per metterci questo coso!» insistette l’uomo.
«Va bene» rispose Ra.
E in un attimo, zac, lo fece, anzi, la fece.
Era una fessura con un buco e tanti bei pelini riccioluti intorno.
Era nata la passera! L’uomo, tutto contento, ringraziò il dio e si avvicinò alla passera.
La guardò per bene, poi con un dito la toccò.
La prese in mano, la riguardò e l’aprì.
Era proprio bella, aveva due bei labbri rosa come due petali e tutt’intorno tanti bei peli riccioluti.
Era soddisfatto.
La prese con due mani e, delicatamente, c’infilò il suo coso, poi aspettò.
Non successe niente.
Allora cominciò a muoversi come aveva visto fare al cammello.
Ma, di nuovo, non successe niente, a parte un certo solletico provocato da quei peli.
Quando finalmente si fermò, stanco e sudato, senza che fosse successo quello che sperava, si sentì deluso.
Guardò il cielo e chiamò di nuovo Ra.
«Cosa c’è ancora?» disse Ra che stava perdendo la pazienza.
«C’è che non funziona!» «Come non funziona! Io sono il dio Ra e tutte le cose che faccio funzionano!» tuonò.
«Hai voluto un buco e io ti ho fatto un buco! E mi sembra anche bellino.» «Per essere bellino, l’è bellino, ma bisognerebbe fissarlo a qualcosa per poterlo usare.
Magari a qualcosa di morbido» propose l’uomo.
«Ecco, se tu facessi qualcosa che mi somiglia, anche in meglio, e meno peloso di me, poi ci attaccassi questa cosa, credo che funzionerebbe.» «Codesta “cosa”, intanto, si chiama passera, e te cominci ad aver troppe pretese.
Che sia l’ultima cosa che mi chiedi!» acconsentì Ra.
Il dio si mise al lavoro.
Fece un corpo, ci attaccò due braccia e due gambe, gli fece un culo, poi prese la passera e disse: «E questa dove s’ha a mettere?» «Basta che sia in un posto comodo» rispose l’uomo.
«Qui!» e la mise in mezzo alle gambe.
Finito che ebbe, rimasero tutti e due in silenzio a guardare quel corpo.
«Mi sembra un po’ piatta, lì, sul petto» confidò Ra all’uomo.
E l’uomo suggerì: «Facci un altro culo».
«’Un di’ bischerate.
Io sono un dio e le cose le fo per bene.» Pensò un po’, poi dichiarò solenne e soddisfatto: «Ci faccio due puppe!» E ci fece due puppe, una più su e una più giù.
«Forse era meglio una di qua e una di là» osò l’uomo.
«Forse hai ragione» ammise Ra.
E le spostò.
«Ora è finita, bella vero?» chiese all’uomo.
«Molto bella, però mi sembra che ci manchi qualcosa…
Ah sì, la testa…
Ci manca la testa, come ciò io!» «Testa? Quale testa? L’ho fatta a te la testa, ne basta una.
A lei non gli serve!» affermò Ra con decisione.
L’uomo stette un po’ in silenzio, poi, con un fil di voce: «Però sembra monca.
Con la testa sarebbe più bellina».
«Ci vuoi la testa? E io gli fo la testa.
Però, ricordati, gliela fo solo per bellezza, il cervello non ce lo metto!»
E così fu fatta la donna.
Questa è la leggenda egizia e io non c’entro.
