Ma perché le mani sono sempre attratte dai culi? Perché, nonostante la nostra più ferrea volontà, quando un bel culo ci passa vicino la nostra mano non può fare a meno di dargli una palpatina? L’aspetto erotico che il culo ha di per sé non basta a giustificare questo comportamento, anche perché spesso è capitato a persone al di là di ogni sospetto, tipo geometri, calzolai, tipografi e anche preti, di essere colti in flagrante.
Ho discusso ampiamente di tutto questo con il mio elettrauto di fiducia.
Lui ha tirato fuori una teoria scientifica davvero interessante, che io vi riporto pari pari.
È noto che quando una donna cammina le due mele si strofinano l’una contro l’altra.
Così facendo esse generano un campo elettrico che esercita una forza di attrazione verso le mani.
Ne consegue che, specialmente nei luoghi molto affollati, nei quali la distanza fra le persone tende al minimo, i culi femminili, notoriamente più polposi di quelli maschili equindi più carichi elettricamente, attirano le mani degli uomini.
Si verificano così quei palpeggiamenti, del tutto involontari, che ben conosciamo.
Strabiliato da tanta scienza, mi sono proposto di verificare di persona la fondatezza di questa teoria.
Sono andato alla biblioteca comunale e ho cominciato la ricerca.
Ho scoperto così che un certo Volta Alessandro, meglio conosciuto come Alessandro Volta, nato a Como nel 1745, studiò a fondo questo fenomeno dal punto di vista scientifico.
Dopo molti anni di palpeggiamenti e sperimentazioni, riuscì a costruire la prima pila.
Io non lo so, e il libro non lo dice, se la fece a forma di culo.
Fatto sta che la pila funzionò e lui prese la scossa.
Questa «scossa» lui la chiamò «corrente» perché, per portarla da un posto all’altro, la doveva far «correre» su dei fili.
Si accorse poi che la corrente poteva andare sia in salita che in discesa, nonché alla stessa velocità sia in curva che sui dirizzoni.
Stupito da quanto scoperto, associò i due fenomeni, cioè l’attrazione che le mani hanno verso il culo femminile con la forza che ha la corrente quando si piglia la scossa, e formulò la prima legge di fisica elettronica che recita appunto: «Contro il culo e la corrente non c’è forza competente».
Se la legge risultò subito chiara, più complicato è stato, in seguito, misurare questa corrente.
I soliti sapientoni hanno inventato i volt e gli ampere e così, noi profani, non ci capiamo nulla.
Era più semplice se si poteva misurare in centimetri, come si fa col culo.
Comunque Alessandro Volta fu orgoglioso di quanto scoperto, e lo raccontò al bar.
Ovviamente nessuno capì di cosa si trattava e lo presero in giro.
Il barista, addirittura, l’apostrofò in malo modo: «Ti levi di torno, maiale!…
Trovati un lavoro serio!» Un uomo triste che era lì, appoggiato al banco a bere un bicchiere di vino, chiese al barista: «O che lavoro fa?» Il barista, riempiendogli di nuovo il bicchiere, rispose: «Va in giro a toccare il culo alle donne.» «Mica male!» disse l’uomo triste bevendo un sorso «Io faccio il carbonaio…» E l’uomo triste diventò ancora più triste.
Anche il babbo di Alessandro Volta, quando seppe di quelle ricerche e della pila, mogio mogio e rassegnato, disse: «Speriamo almeno che faccia l’elettricista.» Invece la su’ mamma, piagnucolando, mormorò: «A me mi basta che si sposi.

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