AA (Mesopotamici). Nome che gli Urriti davano al Sole. Inizialmente rappresentato come divinità maschile; in seguito fuso con Aya paredra di Shamash, altra personificazione del Sole.

AAH o IAH (Egizi). Gli antichi Egiziani davano questo nome alla luna.

AAKBE’ e DIEMRET (Islamici). Luoghi dove secondo la “Sunnah” musulmana, il demonio apparì ad Abramo, ad Agar e a Ismaele, per tentare di distoglierli dal sacrificio che Dio aveva ordinato ad Abramo: l’olocausto del figlio. I pellegrini, andando e tornando dalla Mecca, gettano in questi luoghi sette pietre, maledicendo il demonio e dicendo ogni volta: «Iddio è grande».

AAM o AMAN o AMAMET (Egizi). Malevola divinità astratta, il Mostro Divoratore che presiedeva alla distruzione dell’anima del defunto condannato dal tribunale di Osiride (v. Amenti). Nell’egiziano “Libro dei Morti”, A. è colei che annienta i colpevoli; nella scena del giudizio appare come un mostro dal capo di coccodrillo, tronco di leonessa e parte posteriore del corpo di ippopotamo.

AAR-TOYON (Siberiani). Signore della creazione secondo gli Yacont, popoli della Siberia; è considerato un dio potentissimo ed è molto venerato insieme con la moglie Kumbey.

ABADON (Arabi). L’angelo dell’abisso o «lo Sterminatore»; genio della morte secondo le antiche religioni dei popoli arabi.

ABAND (Persiani). Regina delle «donne diafane» o spettri, che appaiono nei boschi e nei prati e a volte nei recinti degli animali dove si introducono con delle candele accese; lasciano cadere gocce di cera sui crini dei cavalli che poi pettinano e strigliano con molta cura.

ABDEST o WODA (Islamici). Antichissima cerimonia turca dell’abluzione risalente ai tempi di Ismaele. I maomettani credono che con quell’acqua si purifichino tutte le macchie dell’anima cdel corpo. L’A. si pratica prima di entrare nella moschea per prepararsi alla preghiera e alla lettura del Corano. Consiste nel lavarsi prima le mani, poi le braccia, il volto compresi i denti e infine i piedi.

ABIGIT (Indiani). Sacrificio che i Rajà indiani dovevano celebrare per espiare l’uccisione non premeditata di un sacerdote appartenente alla prima delle quattro caste (Brahmani). Consisteva in atti di costrizione e di mortificazione del proprio corpo con implorazione del perdono.

ABRAXAS (Egizi). Figure di dèi greco-egizi incise su amuleti portafortuna; le gemme e figurine avevano sembianze umane con testa di gallo e parte inferiore del corpo in forma di serpente.

ABUDAD (Persiani). Grande pietra fluviale scelta da Ormuzd per deporvi il suo seme dal quale sarebbero nati l’uomo primigenio e il creato.

ABU JAHIA (Islamici). Angelo della morte che gli antichi maomettani chiamavano anche “Azrail” e i Persiani “Mordad”.

ABUTTO (Giapponesi). Idolo giapponese cui si rivolgevano i marinai prima della navigazione per ottenere i venti favorevoli. Per propiziarsi il dio essi offrivano ai sacerdoti monetine attaccate ad un bastone, convinti che esse venivano poi consegnate ad A. in persona.

ABZU v. Enki.

ACARA (Arabi). Nome dato ad una grande torre che, secondo gli Arabi, fu costruita da Ismaele; era detta anche “Alkibila” e tu oggetto di culto e di superstizione.

ACHEMONE “accento grave sulla prima e” o ACMONE (Semiti). Dio dei Fenici, venerato come padre del cielo e della terra. Dal suo luogo d’origine il suo culto passò nell’isola di Creta dove i Greci lo identificarono con Elios. Secondo i Cretesi A. era un principe di origine greca emigrato nella Fenicia per sfuggire alle Furie che volevano punirlo per l’uccisione della madre, rea a sua volta di aver eliminato il marito.

ACHYUTA v. Vishnù.

ACMONE v. Achemone.

ACOURERI v.Guinguereri.

ACTEQUEDIAMI (Indiani). Nome collettivo degli otto elefanti che puntellano l’Universo.

ADA (Mesopotamici). Oscura dea babilonese corrispondente alla greco-latina Giunone.

ADAB-AL-CABR (Islamici). Il primo purgatorio dei maomettani, dove gli angeli neri Monchir e Nechir tormentano le anime dei malvagi.

ADAD (Mesopotamici). Antichissimo re assiro-babilonese divinizzato come dio della Pioggia, del Vento e delle Tempeste; proteggeva le messi e i raccolti e possedeva il dono della divinazione. Come dio delle perturbazioni atmosferiche devastatrici assunse il nome “Ramman” (il Ruggente o «Colui che fulmina») e fu incaricato da Baal, primo dio delle forze naturali, di scatenare il diluvio sulla terra. In epoca tarda A. divenne una divinità solare e gli fu assegnata come moglie Adargiride, o Sala secondo altri (v. Atar 2; Atargatis). Entrambi venivano rappresentati col capo ornato da raggi solari rivolti verso il basso.

ADAGOO “accento grave sulla prima o” (Semiti). Divinità ermafrodita venerata dagli antichi Fenici; i Greci la identificarono col frigio dio Ati che per amore di Cibele fece voto di castità (v. Ati sezione prima).

ADAPA (Mesopotamici). Mitico re assiro, tiglio di Ea. Uomo arguto e sapiente, rifiutò l’immortalità per vivere tra gli uomini sulla terra; divenne celebre per aver privato delle ali il dragone alato (vento del Sud) che per dispetto gli aveva rovesciato la barca sulla quale stava pescando.

ADARGIRIDE v. Adad.

ADDI-POURON (Indiani). Festa che gli Indiani celebrano a tutt’oggi nei templi di Shiva per onorare la dea Parvati sua sposa. Consiste in una grande processione con le statue del dio e della dea, sistemate su un carro.

ADHYATMAN-RAMAYANA v. Brahmanda-Purana; Rama.

ADIBUDDHA (Indiani). Il «Buddha Supremo» dei Tibetani; è considerato il dio dei Fulmini da cui nascono i cinque Dhyanibuddha, dèi venerati dall’indirizzo buddhista detto «Grande Veicolo».

ADIKAVI v Brahma.

ADISHESHA (Indiani). Il Serpente Primordiale, re del popolo Naga.

ADITI (Indiani). Antichissima divinità indiana personificatrice del cosmo; detta anche la «Coscienza infinita» da cui presero forma gli Aditya che sono i maggiori dèi vedici. Nel “Rig-Veda” (II 153) A. è menzionata come la «Vacca Luce primigenia» che si nutre di Soma (bevanda dell’immortalità riservata agli dèi ariani-indù) e come la «Vacca nutrice», e «Madre cosmica». Secondo il filosofo indiano Aurobindo, A. è il principio femminile nato dal principio maschile Daksha attraverso cui Brahma, dio supremo della creazione, si manifesta. Per questo la dea prende il nome di Dakshaja oppure Dakshina, «ambidestra», in quanto figlia e madre di Daksha (“Rig-Veda” X 72), col quale dà forma a quell’incesto che è il mistero della creazione primordiale e che si ripete all’infinito negli antichi testi sacri indiani come nel “Brihad-Aranyaka” e nelle “Upanishad”. Fu anche moglie del Rishi Kasyapa. In qualità di dea casta e illibata A. assume il nome di “Anarva”.

ADITYA “accento grave sulla prima i” (Indiani). Gruppo di dèi maggiori indiani, progenie di Aditi, tutti con attributi celesti. Nei primi “Veda” gli A. sono descritti come una specie di patriarchi della genesi indiana, sovrani delle Sfere Celesti e figli della Luce. Questi dèi maggiori sono immortali solo in relazione agli uomini e non all’Assoluto; soltanto la loro grande madre Aditi vivrà in eterno in quanto espressione della luce primigenia manifestata (i sette Raggi Splendori). Il numero degli A. varia da sette a dodici; nei “Veda” ulteriori diventano dodici per significare i dodici mesi dell’anno. I primi e più importanti tra essi sono Mitra e Varuna; seguono Indra, Daksha, Aryaman, Bhaga, Dhatri, Savitri, Ansa, Ravi, Yama e Surya.

ADON (Mesopotamici). Dio assiro amato dalla dea Ishtar; venerato anche dai Fenici come nume tutelatore della vegetazione (v. Tammuz). Dall’A. siriano i Greci copiarono il loro bellissimo Adone.

ADONEO (Semiti). Nome con il quale Assiri e Fenici adoravano il Sole.

ADONI-ZEDEK v. Melchisedech.

ADRAMELECH e ANAMELECH “in entrambi accento grave sulla seconda a” (Mesopotamici). Mitici re assiri divinizzati e venerati rispettivamente come rappresentanti della Luna e del Sole; il loro culto, molto diffuso tra i popoli che occupavano la Samaria dopo che gli Israeliti furono esiliati al di là dell’Eufrate, era caratterizzato da riti cruenti.

AESMA (Persiani). Genio malefico, sobillatore di discordia e di violenza, alleato di Ahriman e in continua lotta con il buon Sraosha nemico dei geni diabolici, dal quale sarà debellato alla fine dei secoli.

AFACITE (Mesopotamici). Soprannome che gli Assiri davano ad Afrodite che aveva un tempio e un oracolo nella Fenicia, in un luogo detto Afaca, donde il nome. Intorno al tempio vi era un lago dove coloro che si recavano a consultare l’oracolo gettavano i loro doni. Se la dea gradiva le offerte, queste andavano a fondo; se le rifiutava, esse galleggiavano sull’acqua, fossero state anche d’oro o d’argento. Il tempio di A. fu poi distrutto da Costantino il Grande come luogo di dissolutezza.

AFRIET o IFRIET (Arabi). Specie di Medusa o di Lamia che gli arabi considerano il più terribile e crudele mostro tra i demoni, nemico persino degli eroi più favolosi. Salomone, secondo gli Arabi, soggiogò una A. e la addomesticò fino a renderla docile e pronta ai suoi comandi.

AGAMA v. Tantra.

AGAMARSHANA (Indiani). Un passo dei “Veda” la cui ripetizione, secondo gli Indiani, basta a purificare l’anima dai peccati mortali.

AGASTYA (Indiani). Uno dei più importanti Rishi, o poeti veggenti, autori dei “Veda”. Introdusse il vedismo nel Sud dell’India.

AGATA’ v. Husi-Hime.

AGATODEMONE “accento grave sulla prima” (Egizi). Divinità di origine greca, propiziatrice dei conviti; il nome viene da “agathos” e “dàimon” e significa «spirito buono». Il suo culto penetrò in Egitto tramite l’occupazione greca. Gli Egiziani lo venerarono sotto forma di serpente con testa e gambe umane. In epoca tarda A. apparve con la testa di ariete.

AGEEAREN (Tartari). Dio delle granaglie presso i Tartari Ceremissi: in suo onore viene celebrata la festa del raccolto detta “Uginda”; durante la cerimonia i contadini pregano il dio per la prosperità dei campi e offrono frumento ai sacerdoti del tempio.

AGERT (Egizi). Nome generico che gli antichi Egiziani davano al Regno dei morti, il quale era diviso in «campi» o «regioni». Nella regione occidentale, l’Amenti, dov’era situato il campo Duat, si giudicavano le anime dei defunti davanti a un tribunale presieduto da Osiride.

AGHNYA (Indiani). Nome che appare spesso nei testi “Veda” per indicare la Vacca sacra.

AGHOJA (Africani). Nome di un feticcio venerato nel regno di Juida sulla Costa degli Schiavi. Fatto di terra nera, ha la figura di un rospo orrendo; presiede ai consigli e pare venga consultato prima di iniziare qualunque impresa. Per ottenere protezione i negri offrono al feticcio dei sacrifici e portano doni al sacerdote, il quale li riceve con molte contorsioni che il supplicante guarda con grande rispetto.

AGHORA (Indiani). Altro appellativo di Shiva in qualità di «Dio terribile».

AGLI BOL (Semiti). Dio fenicio del Sole molto venerato dai Palmireni nel deserto siriaco. Veniva solitamente rappresentato come un giovinetto oppure come un uomo nella sua piena maturità.

AGNAYI v. Agni.

AGNI (Indiani). Dio vedico del Fuoco, le cui origini si perdono nei culti preistorici del sole. E’ messaggero fra gli dèi e gli uomini, provvede a tutte le necessità degli esseri umani e fa giungere le offerte votive agli dèi attraverso le fiamme. A. è molto nominato negli inni vedici e l'”Agnistoma”, il «Sacrificio di A.», è il più importante rito ariano-indù che da cinquemila anni a questa parte si celebra in onore del dio. Nel “Rig-Veda” quinto, A. è nominato come figlio di Dyaus-Cielo e di Prithvi-Terra. Secondo un mito arcaico, invece, il dio del Fuoco è stato generato dallo stropicciamento di due pezzi di legno e quindi dal conseguente processo infiammatorio che avrebbe poi divorato i genitori: per questo, A. è divinità benigna ma anche maligna perché crea e distrugge. Al dio del Fuoco vengono apparentati gli Angira e i Rishi, creatori della civiltà indo ariana e primi cultori del fuoco sacro. A è chiamato anche “Pavaka” (il Purificatore) e viene rappresentato a cavallo di un ariete, ha due teste coronate di fiamme, simboleggianti l’una il fuoco domestico e l’altra il fuoco dei sacrifici. Da A derivò il nome latino del fuoco, ossia “Ignis”. Moglie-sorella di A. è Agnayi, che non ha culto Altri nomi di A.: “Apam Napat” (Figlio delle Acque), “Vahni”, “Vaisvanara”, “Dhumaketu”.

AGNISTOMA v. Agni.

AGNIVESHA (Indiani). Divinità del Fuoco, figlio di Agni.

AGOYA (Indiani). Nome che gli Indiani danno al sole, inteso come «Colui che non può essere velato».

AHALYA v. Gautama.

AHI v. Vritra.

AHRIMAN “accento grave sulla seconda a” (Persiani). Spirito del male, meglio noto come “Angra Majnyu”; in sempiterna lotta con Ahura Mazda (v. Ormuzd), spirito del Bene. E’ circondato da una schiera di spiriti malefici che i Persiani chiamano Daevi. A. perirà con loro alla fine dei secoli venturi, allorché le forze del Bene prevarranno su quelle del Male. A. personifica il male fisico e il male metafisico (v. Avesta).

AHURA-MAZDA v. Ormuzd.

AIMU v. Gimmu Tenno.

AIRAVATA v. Kurma-Avatara.

AIRYANA VAEJO v. Aryaman.

AIZEN-MYOO (Giapponesi). Divinità nipponica di matrice indiana. Ad onta delle sue raffigurazioni mostruose (tre occhi, sei braccia, copricapo leonino, espressione truce e minacciosa), A. riscuote venerazione in quanto dispensatore di grazie e di pietà, sempre sollecito nell’intervenire per placare passioni e odio.

AJA (Indiani). Nome generico di alcuni dèi indiani che ancora non si sono rivelati o che sono esistiti prima di Brahma e di Kama. Il nome equivale a «Non nato».

AKER (Egizi). Dio egiziano, presente nei “Testi delle piramidi” come personificazione delle porte che il dio Sole attraversa ogni mattina per compiere il suo viaggio diurno. Viene rappresentato nella forma di due leoni seduti con teste volte in opposte direzioni e reggenti sulla schiena la figura dell’orizzonte col sole nascente. L’immagine di A. si trova anche nei testi funerari e sulle pareti di alcuni sepolcri sotterranei reali.

AKH (Egizi). Per gli antichi Egiziani era uno dei più alti princìpi spirituali dell’individuo, dotato delle caratteristiche dell’individuo a cui apparteneva. Essendo il principio più elevato, originariamente veniva attribuito solo agli dèi e ai faraoni. Oltre che dell’A., si credeva che la persona fosse dotata anche del “ba” e del “ka”, rispettivamente spirito del corpo fisico e doppio immateriale e invisibile dell’A. Questa divinità astratta viene raffigurata da un ibis.

AKHET-ATON v. Aton.

AKHTYA (Persiani). Demone maligno nato per volontà di Ahriman. Sarà sconfitto dall’eroe Yoista alla fine dei secoli. E’ un’entità negativa che lotta al seguito dei Daevi.

AKSOBHYA (Indiani). Uno dei cinque Dhyanibuddha; essenza pura e immateriale emanata dal Buddha primordiale. Vigila sul cielo d’oriente, ha come simbolo il fulmine e gli corrisponde il colore verde.

AKUMAN (Persiani). Re degli spiriti demoniaci.

AL (Indiani). Mitico albero divino del paradiso indiano; vi germogliano tutti i più bei frutti della terra, riservati alle anime degli eletti.

ALBERI SACRI (Egizi). Secondo una concezione egiziana simboleggiano la forza universale accomunata alle grandi dee del cosmo, quali Nur, Hathor, Iside. Sono raffigurati sui sarcofagi, nei bassorilievi e nei papiri; spesso l’albero sta a rappresentare una dea che compie l’atto di alimentare il defunto. L’albero sacro simboleggia anche la colonna vertebrale di Osiride, dio della resurrezione. Nei “Testi delle piramidi” dèi e semidèi appaiono nell’atto di alimentarsi coi frutti dell’albero divino, nutrimento cosmico che per analogia rievoca l’amrita-soma indiana (v. Amrita), l’ambrosia greco-romana e l’idromele germano-scandinavo.

ALBORGI (Persiani). Altissimo monte al centro della terra, creato da Ormuzd per sistemarvi il suo trono dal quale avrebbe potuto osservare tutto quanto accadeva tra gli uomini. L’ombra del monte A. proiettava la notte sulla terra.

ALEIN v. Baal; Mot.

ALICON (Islamici). Il settimo cielo, soggiorno dei beati dove, secondo Maometto, l’angelo Azaele giudica le anime dei giusti.

ALILAT (Arabi). Nome con il quale gli Arabi adoravano la Natura da essi rappresentata come una luna crescente. Alcuni mitologi presumono che gli Arabi musulmani abbiano preso la mezzaluna, che pongono come emblema sulla sommità delle loro torri, dall’antica religione degli Arabi adoratori della Luna, e non dalla fuga di Maometto dalla Mecca a Medina nel periodo della luna nuova (v. Militta).

ALIYAN v. Mot.

ALKIBILA v. Acara.

ALLAT (Arabi). Idolo degli Arabi prima di Maometto; molto venerato come Dio supremo dagli abitanti della città di Tage. Maometto ne abolì il culto nell’anno nono dell’Egira.

AL-ZOHARAH (Arabi). Per gli arabi è il pianeta Venere, al quale rendevano culto religioso; avevano innalzato in suo onore un tempio, chiamato Beith-Chomdam, nella città di Sanaa, capitale dello Yemen.

AMA (Giapponesi). Termine russo con il quale i Giapponesi indicano la «Dimora degli dèi celesti». Pur essendo situata in cielo, essa è geograficamente simile al Giappone. Un tempo A. era unita allo stato nipponico mediante un ponte chiamato «Ama-no-Ashidaté», che gli dèi usavano per muoversi fra il cielo e la terra.

AMAMET v. Aam.

AMAN 1. V. Aam. 2. (Persiani). Dio dei Persiani, che lo adoravano come immagine del Sole. Strabone lo definisce «genio dei Persiani». Era particolarmente venerato dai Magi in un tempio dove ardeva perpetuamente un fuoco sacro.

AMANO-UZUME v. Uzume.

AMARASINA (Indiani). Testo classico redatto dai più antichi Brahmani indiani. Una specie di vocabolario della lingua sanscrita, contenente molte nozioni di astronomia mitologica e i nomi e le funzioni delle maggiori divinità indiane.

AMARAVATI v. Nandana.

AMATERASU (Giappone). La più importante divinità del Pantheon giapponese; dea del Sole, ancor oggi venerata come capostipite della famiglia imperiale. Il suo nome completo è A.-Oho-Mi-Kami. Secondo il “Kojiki” di Yasumaro, A. è «la grande dea che risplende nel cielo, nata dall’occhio sinistro del dio Izanagi». Nel “Kojiki” si legge ancora che A., per sfuggire all’insolente persecuzione del fratello Susanowo, dio della Tempesta, si nascose dentro una grotta «portandosi appresso il sole», privando in tal modo la terra del suo benefico splendore. La dea si decise ad abbandonare il rifugio solo quando la divina Amano-Uzume, dea della Danza e del Sorriso, la persuase ad uscire dall’antro per riportare sulla terra la sua benefica luce vivificatrice. Il fratello Susanowo fu punito con l’esilio a Izumo, dove salvò una fanciulla che doveva essere sacrificata a un drago e la sposò. I loro discendenti regnarono sul Giappone fintantoché non furono sottomessi da Ninigi, figlio di Oshi-Ho-mi-mi e nipote di A. Dal mito di A. traspare la descrizione dell’eclissi solare in relazione ai riti agricoli dell’antico Giappone (v. anche Takami Musubi).

AMBURAJA v. Varuna.

AME-NO-MI-NAKA-NUSHI v. Kami-mi-Musubi.

AME-NO-TOKO-TACI v. Kami-mi-Musubi.

AMENTI (Egizi). Per gli antichi Egiziani era l’Occidente o Regno dei morti; regione oscura, che il sole percorre dopo il tramonto, dove i morti pervengono con la barca di Râ. Secondo il “Libro dei Morti” il giudizio delle anime vi è compiuto da Osiride il quale, seduto sul trono in una cappella della grande sala «Maaty» (ossia delle Due Maat: la Verità e la Giustizia) il cui soffitto è coronato da fiamme e da emblemi della verità, presiede il tribunale formato da quarantadue sacerdoti che siedono in fondo alla sala; davanti a loro sta la grande bilancia che serve per la cerimonia della psicostasia, ossia «pesatura dell’anima» del defunto. Uno dei piattelli contiene una piuma, simbolo della Verità; nell’altro deve essere posto il cuore del giudicando. Il morto che entra nella sala viene accolto da Maat, dea della Verità; quindi Horo e Anubis prendono il suo cuore e provano sulla bilancia per vedere se sia più leggero della Verità. Thoth, lo scriba degli dèi, insieme con la consorte Maat, annota il risultato su una tavoletta e lo comunica ad Osiride. I morti che non superano la prova non possono essere ammessi nel regno di Osiride. I giudici, che sono muniti di spade, devono punire il peccatore, il quale deve poi essere sbranato da Aam, il Mostro divoratore dell’Occidente, del quale peraltro non si hanno altre notizie (v. Sekhet-Jaru). Ne riferiscono: S. Andreani e B. Traversetti in “I miti dell’Antico Egitto”.

AMERDAD (Persiani). L’«Immortalità». E un’Amesha Spenta; genio immortale che presiedeva allepiante. Per suo merito i frutti dell’albero Hom, creato dal dio Ormuzd, acquistarono sapore.

AMESHA SPENTA o AMSCIAPANDI (Persiani). Gruppo di sei genii benevoli, santi e immortali al servizio, nel governo del mondo del grande Ormuzd, principio del Bene, nella lotta contro Ahrimàn principio del Male. Sono: Asha Vahista, Vohu Manah, Kshatra Vairva, Armaiti, Haurvatat e Amerdad. Ciascuno di essi presiedeva a un elemento del mondo naturale. Se ne trovano nominati anche altri minori.

AME-WAKA-HIKO (Giapponesi). Giovane principe celeste della mitologia shintoista, che compare nel “Kojiki”. La dea Amaterasu lo inviò sulla terra per dominarla: il giovane dio s’invaghì di una divinità terrena e non tornò più in cielo; perse l’immortalità e morì trafitto dalla stessa freccia con la quale egli aveva ucciso il divino fagiano Nana Ki-Me. A differenza delle altre divinità, A.-W.-N. non ebbe mai la qualifica di “Kami” (dio per eccellenza), spettante a coloro che mai tradivano la causa degli dèi celesti.

AMIDA (Giapponesi). Supremo signore del paradiso giapponese, uno dei cinque Nyorai, venerato come protettore del genere umano e come personificazione della grande divinità buddista indiana Amitabha. A. concede il perdono e dispensa le gioie del paradiso per l’eternità. Il suo culto si diffuse in Giappone con la setta di Jodo-Shu, fondata nel 1175 da Honen, e con quella di Jodo-Shinshu, fondata nel 1224 da Shin Ran (1174-1268). Viene rappresentato in molte maniere; sopra un altare montante un cavallo a sette teste (immagine antichissima che taluni mitologi fanno risalire a settemila anni fa), oppure con una ricca veste ornata di perle e di pietre preziose, o ancora con tre teste ciascuna con barba ondeggiante. Uno dei suoi aspetti aveva nome “Kanroo”. Per amore di questa divinità i Giapponesi si toglievano la vita, murandosi vivi nella speranza di rinascere nel paradiso del Sukhavati.

AMITABHA (Indiani). Il più celebre dei cinque Dhyanibuddha, il cui nome significa «Luce infinita»; ha come colore simbolico il bianco. Rinunciò al Nirvana per amore del genere umano. Sovrano del Sukhavati (paradiso occidentale), che accoglie i suoi fedeli. Il culto di A. era caratterizzato da riti violenti e cruenti. Era venerato anche in Cina col nome di O-mi To-fo e in Giappone con quello di Amida.

AMITAYUS (Tibetani). Dio indiano venerato nel Tibet come «Colui che dura all’infinito». Corrisponde all’indiano Amitabha.

AMMA (Africani). Divinità africana, venerata dai negri Dogoni, i quali immaginavano l’universocome un insieme di vasellame, il sole come una conca di rame rosso e la luna come una conca di rame bianco, sicché il dio che aveva creato tutto questo non poteva essere che un vasaio: A. appunto. Secondo una leggenda, A. fecondò la terra con una sua parola e generò così due gemelli; il primo che vide la luce si accoppiò incestuosamente con la madre e per questo il padre lo tramutò in volpe; il secondo, più saggio, creò da solo gli uomini e gli altri esseri viventi sulla terra.

AMMON o AMON-RA (Egizi). Importantissimo dio egizio di Tebe, centro principale del suo culto. Il sacerdozio tebano, che occupava le più importanti cariche dello stato, impose la supremazia universale del dio e lo assimilò all’antico dio solare Râ nella forma di A-Râ, lo fregiò del titolo «Re degli dèi» e lo chiamò «Padre dell’universo» intero e di tutti i faraoni; questi ultimi gli eressero due famosi templi, uno a Karnak e l’altro a Luxor Originariamente A. era soltanto un epiteto del dio della Fecondità, Min, adorato a Koptos e considerato dio della Luna; di conseguenza A. fu consacrato dio solare di Tebe. Nemico di A. fu il faraone scismatico Amenhotep Quarto, autore del culto del dio Aton, tanto da modificare il proprio nome in quello di Akhenaton (v. Aton); egli scompaginò il culto di A. fin quasi a estinguerlo. Con la morte di Akhenaton l’antico rito di A. venne ripristinato e da Tebe fu spostato all’oasi di Siwa nel deserto libico dove il dio ebbe un meraviglioso tempio (Alessandro Magno vi si recò nel 332 a.C. per farsi proclamare dio vivente, figlio di A.) e una fontana sacra detta «Fonte del Sole». In epoca greco-romana, A. venne identificato con Zeus. Il grande dio tebano fu raffigurato antropomorfo e teriomorfo (testa d’ariete con corna ricurve). Più tardi la sua immagine apparve nelle vesti di un sovrano col capo ornato dalla tiara con duplice piuma e con in mano il “flagellum”. Un poeta anonimo della Diciannovesima dinastia definì A. «l’Unico, che creò ciò che esiste». Ne riferiscono: B. De Rachewiltz in “I miti egizi”, C. D’Alessio in “Dèi e miti”.

AMOGHASIDDI (Indiani). Uno dei cinque Dhyanibuddha, il cui nome significa «l’Infallibile»; il suo colore è l’azzurro; governa il cielo del nord. Aveva vasto culto anche in Cina e in Giappone.

AMON-RA v. Ammon.

AMRITA (Indiani). Prodigioso nettare, essenza di vita eterna, che rende immortali gli dèi dopo averli guariti dalla maledizione dei demoni; Vishnù lo ottenne frullando l’Oceano Primordiale mediante il monte Mandara da lui sradicato a tale scopo. Lo fece poi distribuire solo agli dèi e non ai demoni Asura, loro nemici, che pure si erano adoperati per estrarre l’immortale liquore dall’oceano (v. Kurma-Avatara).

AMSCIAPANDI v. Amesha Spenta.

AMSIT-MESTI o EMSETE (Egizi). Uno dei quattro tigli di Horo, preposto alla custodia del vaso Canopo contenente il fegato del defunto. Insieme con i fratelli aveva il compito di sorvegliare i quattro punti cardinali: a lui era affidato il sud. E’ rappresentato come una mummia antropocefala.

AN o HAN (Giapponesi). Antichissimo re giapponese shintoista, posto tra gli dèi per la sua grande saggezza e in riconoscenza della giustizia con la quale governò.

ANAHIT (Persiani). Dea del gruppo degli Izad, associata a Mithra come acqua fecondatrice e venerata anche dagli Armeni e dai Greci; questi ultimi la identificarono con Afrodite o con Artemide. Gli Armeni le eressero un bellissimo tempio a Erez, dove esiste una splendida statua d’oro della dea. Secondo Plinio, nei templi persiani di A. le più belle fanciulle consacrate alla dea si prostituivano a coloro che venivano ad offrire sacrifici; ciò che non impediva loro di contrarre vantaggiosi matrimoni.

ANAKA-DUNDUBHI v. Vasudeva.

ANALA v. Vasu.

ANAMELECH v. Adràmelech.

ANANDA (Indiani). Detto «il Felice», cugino e discepolo del Buddha, di cui riteneva a mente tutti i discorsi grazie alla sua portentosa memoria.

ANANGA v. Kama.

ANANSIE (Africani). Grossissimo ragno al quale i negri della Costa d’Oro attribuiscono la creazione dell’uomo; è venerato come una divinità particolare.

ANANTA SESHA v. Sesha.

ANANYAJA v. Kama.

ANARVA v. Aditi.

ANAT (Semiti). Figlia di Ba’al e sorella di Alein. Presiedeva ai riti sacrificali e vigilava sull’immortalità degli dèi (v. Inanna). San Girolamo la identifica con la greca Lamia, che per vendicarsi di Zeus rapì i figli di Era, moglie del dio.

ANATA (Semiti). Dea lunare della Palestina il cui culto era caratterizzato da orge sfrenate e da riti sodomitici. Nei sacrifici le vittime, anche umane, venivano arse vive.

ANATH o ANTHAT (Egizi). Dea guerriera di origine semitica, con vasto culto in Egitto dove i faraoni Tuthmosis Terzo e Ramesses Secondo le tributarono onori particolari. Viene rappresentata come una donna d’aspetto regale, assisa in trono e nell’atto di reggere nella mano sinistra una lancia e nella destra una mazza con lama.

ANDESCAM (Persiani). Il primo sacrificatore, nominato da Nimrod, per il culto del Sacro Fuoco. Si narra che mentre A. compiva il primo di questi sacrifici, un demonio gli apparve e gli sentenziò che nessuno era più degno di adorare il Fuoco di coloro che avevano avuto rapporti carnali con la propria madre, con la sorella o con la figlia. Dopo questo avvertimento A. disputò con i Magi sull’unità di Dio e pregò Nimrod di farlo gettare in una fornace ardente per provare la potenza della divinità del Fuoco.

ANDUATEO v. Libro dei Morti.

ANGEMACUR (Indiani). Divinità poco nota; tutto ciò che si sa è che era molto austera e che i suoi settari vivevano di mosche, formiche, scorpioni e ragnatele condite col succo di certe erbe; meditavano giorno e notte con gli occhi al cielo, esprimendo in tal modo il loro disprezzo per il bene di questo mondo.

ANGRA MAINYU v. Ahrimàn.

ANHER (Egizi). Antichissimo dio che ebbe grande culto a File, This, Tanit e Sebennythos. Secondo Erodoto, le celebrazioni in onore di questo dio contemplavano azioni a carattere bellicoso. A. ebbe adepti anche in Grecia dove venne identificato con Ares.

ANILA v. Vasu.

ANIRAN (Persiani). Genio tutelare delle nozze, che secondo i Magi presiedeva a tutto ciò che accadeva nel trentesimo giorno di ciascun mese solare dell’antico calendario persiano. Il trentesimo giorno del mese persiano portava anch’esso il nome A. ed era consacrato a questo genio; la festa in suo onore, che si celebrava con grande pompa, veniva tenuta segreta ai sacerdoti parsi.

ANJANA v. Anuman.

ANNAPURNA (Indiani). Dea del Nutrimento materiale e spirituale, una forma di Parvati. A. è anche simbolo delle madri indiane, che la venerano come colei che provvede ai bisogni dell’intera famiglia.

ANNUNAKI (Mesopotamici). Con questo nome gli Assiro-Babilonesi indicavano le divinità dimoranti sulla terra; quelle che abitavano in cielo, invece, le chiamavano Igigi.

ANSA (Indiani). Uno dei dodici Aditya. Era venerato come attributo del Sole, ente supremo della creazione.

ANSHAR (Mesopotamici). Dio assiro, personificazione del Cielo e del Principio generativo maschile, fratello e marito di Kishar, simbolo del mondo terreno e del Principio generativo femminile. A. e Kishar erano nati da due favolosi serpenti: Lakhmu e Lakhamu. Loro figlio era Anu.

ANTAKA v. Yama.

ANTHAT v. Anath.

ANTILIBANO v. Brathy.

ANU (Mesopotamici). Una delle più importanti divinità babilonesi, figlio di Anshar e di Kishar. Fu dio del Cielo più alto, e sovrano di tutti gli dèi. In epoca posteriore gli fu attribuita come compagna Innini Ishtar (v. Kumarbi).

ANUBIS (Egizi). Dio nato dall’unione illegittima di Nephtis, moglie di Seth, con Osiride. Fu dio funerario protettore delle necropoli e patrono dell’Oltretomba dove aveva il compito di custodire il palazzo di Osiride e di presiedere, insieme con Thot, alla pesatura del cuore del defunto (v. Amenti). Quando il perfido Seth smembrò il cadavere di Osiride, A. provvide a farlo ricomporre da Iside e a farlo imbalsamare; nel processo di mummificazione il dio fu aiutato dai quattro figli di Horo. Da allora A. venne preposto anche all’imbalsamazione. Il culto di A. durò fino alla fine della Quarta dinastia; da quell’epoca in poi, secondo i “Testi delle Piramidi”, la sua religione venne oscurata da quella di Osiride, e dai suoi misteri, che si erano imposti in modo assoluto in tutto l’Egitto e nel bacino del Mediterraneo. Viene rappresentato come sciacallo in posizione a sfinge, oppure in figura umana con testa di sciacallo. A. fa parte della Piccola Enneade. I Greci lo veneravano col nome di Anup, dio dalla testa di cane. Trovò culto anche presso i Romani. (V. anche Enkitet).

ANUKIS (Egizi). Antichissima dea, seconda moglie di Khnum, col quale, unitamente a Satis, formò una triade divina che ebbe grande culto nell’isola di Sehel, presso Assuan. La dea, di origini probabilmente nubiane, personificava le benefiche acque del Nilo. Si rappresentava in forma umana col capo ornato di piume. Ebbe un santuario locale dove si venerava unitamente agli altri membri della triade. Trovò culto anche in Grecia dove venne identificata con la dea Estia. Per i Romani corrispondeva a Vesta.

ANUMAN o HANUMAN (Indiani). Popolarissimo personaggio-eroe, animale deificato, figlio di Vayu, dio del Vento, e di Anjana (una Apsara scimmia). Dio-Scimmia dotato di straordinarie virtù magiche, spia furbissima e guerriero eroico al servizio di Rama, che aiutò a sconfiggere Ravana per conquistare Lanka, ricevendone come compenso l’immortalità e l’eterna giovinezza. Per la sua devozione a Rama e alla moglie Sita, A. diventò il simbolo dell’unione tra gli Ary e i Dravidiani (Indo-Ariani e popolazioni autoctone). In alcuni “Veda” A. è rappresentato come un grande grammatico, conoscitore della scienza sacra (i “Veda”) e come simbolo dell’assimilazione culturale; a lui infatti è dovuto l’incivilimento dei Naga-Serpenti (Dravidiani del Sud), nonché il rispetto per la religione vedico-brahmanica (v. Naga). Dal mito di A. derivò la venerazione degliIndiani per le scimmie, che per questa ragione sono divenute sacre quasi quanto le vacche. Nelle iconografie popolari A. viene rappresentato di statura gigantesca, di colore giallo oro e con viso rosso rubino, coda lunghissima e mani congiunte nel caratteristico “mamaskara-mudra” (saluto indiano). Ne riferiscono: Sri Auribondo in “Vedic Glossary”; K. F. Golduer in “Vedismo” e “Dèi del Rig-Veda”; C. D’Alessio in “Dèi e Miti”.

ANUP v. Anubis.

ANZTI (Egizi). Modello predinastico di Osiride e, come il dio, rappresentato col capo cinto dalla corona dell’Alto Egitto sormontata da due piume, con in mano il “flagellum” e il pastorale. A seguito dell’assimilazione con Osiride, la figura di A. scompare definitivamente dopo l’epoca dei “Testi delle Piramidi”, nei quali il dio viene definito «Colui che ha il nome A., sovrano dei suoi nomi» (divisione del suolo). Dalle origini di questo dio, probabilmente libico-mediterranee, e dai simboli che ornano la sua immagine (le piume, il “flagellum” e il pastorale), deriva la convinzione che A. sia stato un dio prettamente agricolo, promotore della lavorazione metodica del suolo in Egitto.

AO v. Ngao.

APA v. Vasu.

APAM NAPAT v. Agni.

APAOSHA (Persiani). Perfido genio della siccità in continua lotta contro la stella Tishtrya, venerata come apportatrice di pioggia.

APEP (Egizi). Drago malefico simboleggiante il Male e le Tenebre demoniache, in lotta quotidiana contro le forze della Luce rappresentate dal dio solare Râ. Per ostacolare le forze malefiche di A. i sacerdoti solevano bruciare il simulacro di cera pronunciando formule propiziatrici al sorgere del sole. Lo scontro tra le forze malefiche del dio A. e quelle benefiche del dio Sole Râ, con l’ausilio delle forze magiche di Iside, è descritto nel “Libro degli Inferi”, apparso all’epoca della Diciottesima dinastia. A. è rappresentato come serpente gibboso da cui spuntano lame acuminate. In seguito gli Egiziani assimilarono questo dio malvagio alle forze tifoniche di Seth.

APET v. Ta-Urt.

API (Egizi). 1. Toro sacro divinizzato e venerato come personificazione del dio Ptah. Centro principale del suo culto era Menfi, dove sorgeva un tempio in cui si custodiva un grande toro A. di colore nero, con un triangolo bianco in fronte, una macchia bianca a forma di crescente lunare sui fianchi e un’altra simile a un’aquila sul collo. Dopo morto il toro veniva mummificato e sepolto in un sontuoso sarcofago; un altro lo sostituiva e doveva avere le stesse caratteristiche del primo. La consacrazione del nuovo A. avveniva nel tempio con rito solenne presieduto dal gran sacerdote di Ptah. Originariamente A. veniva associato al Nilo come propiziatore della piena del fiume. Dalla Diciottesima dinastia in poi, A. venne accomunato anche a Osiride e ad Atum. La più antica tomba di A. risale all’epoca della Diciottesima dinastia durante il regno di Amenhotep Terzo. Fino ad allora le sepolture erano individuali; si deve a Ramesses Secondo la costruzione di un tumulo comune per i buoi sacri, che il faraone fece innalzare nei pressi di Menfi e chiamò “Serapeum”. Il grande mausoleo fu scoperto da un egittologo francese, Auguste Mariette (1821-1881), nella seconda metà del secolo scorso. A. veniva chiamato anche «Anima di Ptah» oppure «Figlio di Ptah» (v. Osorapi). Ne riferiscono: Lanzone-Ridolfi in “Mitologia Egiziana”; Boris De Rachewiltz ne “I Miti Egizi”; Corrado D’Alessio in Dèi e Miti.

API-NILO (Egizi). Divinizzazione del fiume Nilo. Nel duplice aspetto dell’unione delle Due Terre: Alto e Basso Egitto. Rappresentato antropomorfo ma ermafrodito, con organi della Procreazione accentuati; porta in testa come ornamento alcune piante del Nilo e ha in mano la croce ansata, simbolo di vita. Secondo un’antica leggenda, A.-N. dimorava in una grotta nei pressi della Prima Cataratta, vigilata da una divinità dalle sembianze di ippopotamo e armata di giavellotto. A -N. non ebbe centri di culto particolare, ma in suo onore si celebravano solenni feste con cerimonie e sacrifici. In occasione dell’inondazione del Nilo (giugno), secondo la leggenda dovuta al pianto di Iside per la morte di Osiride, veniva sacrificata una fanciulla, il faraone gettava nell’acqua un papiro suggellato contenente formule propiziatorie e i sacerdoti del culto del Nilo consacravano al dio un toro A. simbolo di fecondità. A.-N., quale emblema dell’unione dell’Alto e del Basso Egitto, veniva effigiato sui troni dei faraoni, nei bassorilievi templari e sui monumenti pubblici. Ne riferiscono: Corrado D’Alessio in “Dèi e Miti”; Boris De Rachewiltz in “Miti Egizi”; Jacques Vandier ne “La Religion Egyptienne”.

APOPHIS (Egizi). Dio dalle sembianze di drago; incarnava il Male ed era acerrimo nemico del dio solare Râ, del quale ostacolava il viaggio notturno nel regno dell’oltretomba. A. personificava anche la Pioggia e le Tempeste. Nei “Testi delle Piramidi” si legge che il dio «infierì contro il Sole Râ e la sua barca durante un’eclissi solare».

APSARA (Indiani). Ninfe celesti dall’aspetto giunonico compartecipi del “Chaturdasa-Ratman” (v.Kurma-Avatara) e compagne dei Gandharva; vivono in cielo col compito di allietare le anime degli eroi caduti in battaglia. Molto hanno in comune con le Walkirie tedesche del Walhalla.

APSU (Mesopotamici). Per i Babilonesi è il principio maschile primordiale, formato da sostanze liquide e solide (v. Tiamat). Dall’immenso serbatoio di A. proverrebbe tutta l’acqua della terra.

ARALLU o KIGALLU (Mesopotamici). Il tenebroso inferno degli Assiro-Babilonesi; governato da Ereskigal e dal marito Nergal. In quel luogo tetro e umido le anime trascorrono la loro esistenza ultraterrena e possono tornare sulla terra solamente in forma di spirito maligno.

ARAZU (Mesopotamici). Figlio di Ea; importante dio sumero della Sapienza e della Saggezza, presiedeva alla buona riuscita delle costruzioni edilizie.

ARPA v. Netilim.

ARDHANISVARA (Indiani). Il dio Shiva per metà uomo e metà donna. Immagine androgina abbastanza comune in India, simboleggia l’energia creatrice maschile e femminile.

AREALU (Indiani). L’albero di fico consacrato a Vishnù nel Malabar, perché i nativi credono che il dio sia nato ai piedi di quell’albero; è oggetto di onori divini che consistono nel dipingere il tronco di rosso e nel cingerlo con un muro di pietre anch’esse tinteggiate di rosso.

ARENDOTE “accento grave sulla o” v. Harendotes.

ARGENK (Persiani). Favoloso gigante che secondo la leggenda costruì le montagne di Caf nel Caucaso, dove scavò una galleria in cui potevano ammirarsi le statue dei primi monarchi d’Oriente; alcune di queste statue avevano più di una testa, altre l’avevano di elefante, di bufalo, di cinghiale. A., assistito da altri giganti, compiva frequenti incursioni in Persia per tormentare le Peri; tu vinto e ucciso da uno dei suoi stessi discendenti di nome Thahamurath, non meglio identificato.

ARJUNA (Indiani). Uno dei cinque fratelli Panduidi, armato con l’arco Gandiva; figlio di Indra e diIndrani, grande guerriero e amico di Krishna. Nella “Bhagavadgita Krishna” si rivela ad A. come lo Spirito Supremo che si reincarna negli uomini per la protezione dei diritti e per l’annientamento degli iniqui. A. ebbe per sposa Ulupa, figlia di un re Naga.

ARMA (Mesopotamici). Divinità inferiore del Pantheon assiro; venerata dagli Ittiti come personificazione della Luna.

ARMAITI (Persiani). La Devozione. E’ un Amesha Spenta, il doppio avestico di Aryaman. Presiede alla terra.

ARMILIO v. Neemia.

ARPOCRATE v. Harpokrates.

ARSIESI “accento grave sulla e” v. Harsiesis.

ARTOMES (Egizi). Designazione greca di «Horo armato di giavellotto» per ricordare la sconfitta di Seth, assassino di Osiride padre di Horo, nel mitico duello cosmico.

ARUNA. 1. (Mesopotamici). Divinità marina dalle origini incerte e dagli attributi altrettanto sconosciute. I Babilonesi la veneravano come genio del Mare. 2. V. Surya.

ARURU (Mesopotamici). Dea sumera legata al mito primordiale della creazione. Dalla creta impastata con l’argilla A. creò Enkidu per darlo come compagno moderatore all’impetuoso Gilgamesh. Secondo la versione di Berosso sulla creazione, A. fece sorgere l’uomo dall’argilla mescolata col sangue del dio El, dopo che il dio ebbe sconfitto il mostro femmina Tiamat personificante il principio femminile del Caos primordiale. Ne riferisce G. Furlani in “Miti Babilonesi-assiri”.

ARYA v. Lakshmi.

ARYAMAN (Indiani). Antico dio ariano del Matrimonio, apparentato alla nobile casta degli Ary (ariani indù) che dimoravano nell’Airyana Vaejo, il paradiso nord-boreale. Dio prevedico degli Ary puri che avevano come emblema la “svastica”, concepita come simbolo di nobiltà (e non di odio razziale) e riferita anche al sole. Per quanto poco nominato, A. è uno dei dodici Aditya e nel “Rig Veda” appare come capo della civiltà agricola e pastorale ariana. Come per altre divinità vediche, il culto di A. è stato offuscato da altri dèi suoi successori. Oggi il suo nome è quasi sparito dalle dottrine indù.

ASH (Egizi). Divinità antropomorfa con testa di levriero identificata con Seth; riprodotta nei sigilli rinvenuti ad Abido, con in capo la corona dell’Alto Egitto.

ASHA VAHISTA (Persiani). «La Giustizia». Il più importante dei sei Amesha Spenta; è un genio femminile che presiede alla benedizione e simboleggia il fuoco.

ASHER v. Gad.

ASHI-NAZDU-CHI v. Kushi-Nada-Hime.

ASHOKA v. Chakra.

ASHVASENA (Indiani). Nel “Mahabharata” compare col nome di Takshaka, re dei Naga-Serpenti.

ASIMA (Semiti). Secondo la Bibbia, A. è una divinità venerata ad Amat. Le sue origini e i suoi attributi sono piuttosto oscuri.

ASIS o ASISTA (Africani). Ente supremo, venerato dai Nandi (camitici meridionali). Identificato col Sole e designato come «Raggiante» o come «Colui che ha nove raggi». Secondo i Nandi, A. è sposo della Luna, la quale di notte va a nascondersi per timore che il Sole la maltratti.

ASMUG (Persiani). Demone maligno che secondo la tradizione dei Magi e dei discepoli di Zoroastro era uno dei principali emissari di Ahriman; aveva l’incarico di seminare la discordia tra le famiglie e la guerra tra i popoli.

ASNAN (Mesopotamici). Figlio di Ea e dio agricolo preposto alla coltura dei campi.

ASORATH (Islamici). Il più antico e più autentico libro dell’Islam dopo il Corano. Contiene i principi fondamentali della religione degli antichi califfi e dei più dotti studiosi arabi.

ASRAFIL (Islamici). Angelo che dovrà suonare la tromba per resuscitare tutti i morti, i quali compariranno davanti a dio per il giudizio finale.

ASSUR (Mesopotamici). La più importante divinità degli Assiri; Ente supremo, sovrano del cielo e della terra. Nume tutelare della Guerra, accompagnava i re assiri nelle battaglie e i vincitori gli dedicavano il bottino. Particolarmente venerato a Ninive, A. ebbe culto che si protrasse per oltre otto secoli dopo la caduta della città (625 a C.). Corrispondeva allo Zeus greco e veniva rappresentato come uomo barbuto al centro di un disco solare alato, nell’atto di tirare con l’arco.

ASSURIT (Mesopotamici). Presunta sposa di Assur. Per altri mitologi Assur ebbe come moglie Innini, che poi si confuse con Ishtar.

ASTOVIDOTUS (Persiani). Genio malefico che tormentava gli uomini anche dopo la loro morte.

ASTURHIDAT (Persiani). Per gli antichi Persiani era il dio della Morte, detto anche «l’Invisibile» perché appariva all’improvviso e trascinava via la vittima senza essere veduto.

ASUKU (Giapponesi). Uno dei cinque Nyorai; corrispondeva all’indiano Aksobhya, ma non aveva né culto né templi.

ASURA (Indiani). Dèi e demoni non differenziati alle origini in quanto in tempi pre-vedici non vi era distinzione tra bene e male, tra demoni e dèi. Più tardi nei “Veda” gli A. appaiono induizzati, ovvero titani indù cugini dei demoni (v. Daitya) e parenti dei Sura (amici degli dèi); dimoravano in cielo, ma ne furono scacciati per la troppa dissolutezza; potenti e litigiosi, combatterono persino contro gli dèi che li avevano creati. Indra fu l’unico che riuscì a vincerli.

ASVIN (Indiani). Dèi gemelli della medicina vedica, figli di Dyaus (Cielo) e fratelli-amanti di Usha; benevoli e non immortali, invocati insieme con gli appellativi di Dashra (i Miracolosi) e di Nasatya (i Veritieri). In quanto gemelli, essi personificano il Giorno e la Notte e si attribuiscono loro gesta che contengono riferimenti lunari; sotto questi aspetti figurano come figli di Surya e di Asvina. Nel pantheon indiano sono reputati medici degli dèi dotati di sapienza, d’intelligenza e di generosità oltreché di immensa potenza. Il termine A. significa «Possessori di cavalli». Hanno analogie con i Dioscuri greci e si rendono protagonisti di gesta leggendarie, non ultime quelle di aver ringiovanito un certo Jivawana spellandolo in maniera divina, oppure di aver restituito la vista a Rijarasva accecato dall’iroso padre. Gli scienziati indiani vedono negli A. la stella Venere, mattutina oppure vespertina. Un antico manuale di medicina riporta il nome trilogistico di A. Kumara-Samhita.

ASVINA v. Asvin; Surya.

ATACO GONGEN (Giapponesi). Dio appartenente a una delle grandi sette buddiste sorte in Giappone dopo la penetrazione della dottrina filosofica del Grande Buddha. Venerato nel santuario del monte Atago, ne fu poi scacciato a seguito della proibizione rituale degli dèi buddisti nei templi shintoisti. Ancora oggi su quello stesso monte sorge un santuario dedicato a una divinità shintoista del Fuoco.

ATAOKOLOINONA v. Ndriananahari.

ATAR. 1. (Persiani). Dio persiano del Fuoco alla guida del carro del Sole. 2. (Mesopotamici). Presunta moglie di Adad presso gli Aramei-Assiri; per gli Assiro-Babilonesi, invece, moglie di Adad era la dea Sala.

ATARGATIS (Mesopotamici). Primaria divinità degli Aramei-Siriani, stimata sposa di Adad e venerata come dea della Fecondità; a lei furono dedicate feste con sacrifici di anima i e rituali orgiastici e licenziosi.

ATESH (Persiani). Con questo nome i Persiani veneravano il Fuoco Sacro, tenuto sempre acceso nei templi, denominati perciò A.-Kaneh; i riti propiziatori venivano chiamati A. Behram.

ATHARVAVEDA (Indiani). Il quarto “Veda”, «Veda delle Formule magiche».

ATHTA (Arabi). Dio del Cielo degli Arabi pre-islamici.

ATI v. Adagòo.

ATMAN (Indiani). «L’Anima del mondo» o «l’Individuale» da cui deriva tutta la materia cosmica. L’A. è anche lo spirito che vivifica la materia corporea dell’individuo.

ATON (Egizi). La divinizzazione del Sole o, secondo un’iscrizione dell’epoca di Oremheb, «Manifestazione del Sole Râ»; da ciò l’A. è raffigurato dal disco solare. Unico sacerdote dell’A., suo adoratore fino al fanatismo, fu il faraone Amenhotep Quarto, figlio della regina Tiye (Diciottesima dinastia), il quale ne esaltò il culto fino ad abolire quello preesistente di Ammon. In onore del nuovo dio il faraone scismatico si dichiarò «Nunzio del Sole vivente», mutò il proprio nome in quello di Akhenaton, fondò una nuova capitale che chiamò Akhet-Aton (Tell el-Amarna) e impose nuovi dogmi che propugnavano una nuova religione monoteista a livello universale molto elevato. In onore dell’A. il faraone compose un “Inno al Sole” dal lirismo francescano. Simbolo dell’A. era il disco solare coi raggi protesi a guisa di braccia in atto di protezione. Notevole tu l’influenza che il nuovo profeta esercitò nel campo delle arti e delle scienze. Il culto dell’A. durò fino alla morte di Akhenaton (1368/9 a.C.); in seguito, non avendo il faraone discendenti maschi, gli succedette Tutankhamen; questi abolì il culto dell’A. e ripristinò quello di Ammon, che aveva continuato segretamente ad esistere tra il popolo e il clero tebano (v. Ammon).

ATRI (Indiani). Grande Rishi, re mitologico, capostipite dei mitici sovrani Chandravansa, «Razza della Luna». Nacque dalla mente di Brahma e sposò Danasuya, figlia del dio vedico Daksha. A. e Danasuya ebbero come figlio Durvasas, che passò nella leggenda per le sue gesta eroiche ma anche per l’indole irascibile e violenta.

ATUM (Egizi). Dio venerato a Heliopolis. In origine personificazione del «Principio Solare» nel duplice aspetto di A.-Râ e di Râ-A., rappresentò in seguito il sole al tramonto, in relazione a Khepri (sole al sorgere) e a Râ (sole a mezzogiorno). In epoca tarda il dio fu venerato anche come progenitore degli uomini e degli dèi. Lo si rappresentava su una barca, in figura antropomorfica recante la doppia corona d’Egitto; gli era sacra la fenice e, secondo una leggenda, aveva il potere di incarnarsi nei tori divinizzati. Ad A. fu dedicata la biblica Phiton (Pi-Atum, «città di Atum»), ma il suo culto per, quanto vasto, non raggiunse mai la celebrità di quello di Râ. A. fa parte della Grande Enneade.

AUGUSTO DI GIADA (Cinesi). Divinità Suprema, benefico patrono dei destini degli uomini, sempre pronto ad aiutare gli oppressi, a premiare i meritevoli e a punire i malvagi. Dalle pratiche religiose in suo onore risulta che in origine fu una divinità della vegetazione, probabilmente una personificazione dello Spirito di una pianta. Cronologicamente, è il secondo della triade taoista, essendosi manifestato dopo il Venerabile Celeste della Prima Origine; dimora in cielo nel settore più elevato, ed è Signore e Legislatore universale. Viene chiamato anche “Yu-Ti”, ma il suo appellativo più usato è “Lao Tien-ye” (Padre Cielo). Come dio del Presente ha nome Yu-huang Chang-ti e sua sposa è Wang. Alla fine dei secoli gli succederà il Venerabile Celeste dell’Aurora di Giada.

AULI (Africani). Piccoli idoli (statue) scolpiti dai sacerdoti del Madagascar; sono consultati come oracoli e si attribuisce loro il potere di annientare i nemici e di dare la ricchezza agli uomini che sono in possesso di una loro riproduzione.

AUM o OM (Indiani). Sacra sillaba sanscrita con cui iniziano le preghiere degli indù. Secondo un’interpretazione medievale, la prima lettera (A) equivale a Vishnù, la seconda (U) a Shiva, la terza (M) a Brahma. Tutte e tre insieme rappresentano la Trimurti, il mistero della trinità indiana per la cui comprensione la mente umana non basta ed è necessaria la concentrazione yoga o l’estasi. Secondo alcuni studiosi indiani la sillaba OM rappresenta il dio Rama oppure gli dèi maggiori dell’India pre-vedica.

AUTTAMI v. Manu.

AVALOKITESVARA v. Dhyanibodhisattva.

AVANI (Indiani). 1. “A. Aoson”. Festa celebrata nei templi dedicati a Shiva per ottenere il perdono dei peccati commessi durante l’anno. Vi partecipano sacerdoti delle più alte caste i quali, per l’occasione, gettano nel fiume i vecchi cordoni e ne cingono di nuovi. 2. “A. Molon”. Altra festa celebrata nel mese di A. (agosto) allo scopo di commemorare i prodigi compiuti da Shiva.

AVATARA (Indiani). Secondo la terminologia indiana è la discesa ovvero l’incarnazione di un dio in terra allo scopo unico di salvaguardare l’umanità dal Male e consolidare il Bene. Il concetto di A. risale a remote credenze di popoli preistorici e prelude alla metempsicosi; esiste anche nel buddismo e nel giainismo. L'”Atharvaveda” è la conoscenza degli A., quindi la via per conoscere lapersonalità degli dèi che si sono incarnati in persone o animali sulla terra. Secondo il “Mahabarata” e il “Bhagavata-Purana” gli A. divini sono sei o ventidue. Gli A. più noti sono quelli di Vishnù. Ne riferiscono: Angelo Morretta in “Miti Indiani”; Jane Varenne e Annemarie Esnoul in “Religione vedica e induismo”.

AVESTA (Persiani). Antico testo iranico, base dello zoroastrismo, documento basilare di un’epoca e di una dottrina; la data e il luogo di compilazione sono ancor oggi a noi sconosciuti. Pervenutoci in forma ridotta, l’A. consta di quattro parti: 1. il “Vendidad”: contiene in ventidue capitoli le regole per sfuggire agli spiriti malefici o demoni Daevi; 2. il “Vishpered”: principi regolatori d’ogni origine, sia spirituale che materiale; 3. lo “Yascana”: liturgia; comprende i “Gatha”, la parte più importante dell’A., dove si leggono gli inni attribuiti a Zarathustra, incentrati sulla profonda problematica dell’Alfa e dell’Omega ossia del Principio e della Fine del creato; 4. lo “Yasht”: laudi o canti epici popolari e preghiere alle divinità primitive. Nei “Ghata” Zarathustra proclama la missione di divulgare la verità rivelatagli dal Supremo Dio Creatore Ahura Mazda, nell’intenzione finale di combattere il Male a sostegno del Bene (v. Ormuzd). Nell’innologia Zarathustriana il Bene è rappresentato da Ahura Mazda e il Male da Angra Mainyu (v. Ahriman). Con Ahura Mazda lottano i geni benevoli immortali, e cioè gli Amesha Spenta, oltre a un gruppo di divinità minori benevole quali Mithra, Tishtrya e Anahit, rispettivamente, il Sole, la Stella apportatrice di pioggia e l’Acqua fecondatrice. Con Angra Mainyu lottano invece le schiere dei Daevi con altre entità negative come Indra, Sauru, Naonhaithya. Nella lotta tra le due forze avverse si distinguerà, infine, il Bene; il Male sarà sconfitto dall’intervento risolutore del Salvatore universale di nome Shaoshyant; i morti risorgeranno e avrà luogo il giudizio universale, allora pene tremende saranno inflitte ai malvagi e premi si accorderanno ai buoni. Dopo la supremazia del Bene sul Male, ogni traccia perversa sarà cancellata, purificato sarà l’inferno e Ahura Mazda, cioè il Bene, governerà in un regno di beatitudine eterna. Ne riferiscono: Corrado D’Alessio in “Dei e Miti”; Francesco Gabrielli in “I miti degli Dèi e degli Eroi”; Marie Madaleine Davy in “Encyclopédie des Mystiques”.

AWWYM “accento grave sulla y” v. Netilim.

AYA v. Aa.

AZI-DAHAKA v. Keresaspa. AZIEL v. Neemia.

AZRAIL v. Abu Jahia.