DABI (Giapponesi). Colosso o idolo mostruoso di rame che i Giapponesi venerarono sulla via da Osaka a Sorungo. Anticamente gli veniva offerta ogni anno una fanciulla vergine anticipatamente preparata dai sacerdoti ad assecondare le richieste del dio. Offrire i favori all’idolo o a chi vi si celava dentro era considerato uno dei massimi onori.
DADA (Africani). Dio agricolo, protettore dei campi e della vegetazione, molto venerato dal popolo Yoruba nella Nigeria.
DADAFORI (Persiani). Termine riferito ai due giovani Caute e Cautopate affiancati al dio Mithra e reggenti due fiaccole simboliche.
DAENA (Persiani). Genio femminile di indole benevola, molto venerato come personificazione della coscienza umana. Presiedeva anche alla religione.
DAEVI (Persiani). Genii malvagi al servizio di Ahriman. Nel “Vendidad” (XIX) sono menzionati come genii perversi e stolti, nemici di ogni persona e di ogni cosa. Maledissero la nascita del saggio Zarathustra e si precipitarono poi nel più profondo abisso tenebroso che è l’orribile inferno.
DAGAN (Mesopotamici). Divinità assira della Terra e della Guerra, ebbe intenso culto che si diffuse successivamente anche tra i Filistei. In epoca tarda venne identificata con Enlil, supremo dio assiro, e col fenicio Dagon.
DAGGIAD (Islamici). Il nome significa «che ha un solo occhio». Falso Messia o Anticristo che apparirà alla fine del mondo in groppa a un asino. Secondo una profezia araba, sarà debellato e ucciso da Gesù Cristo.
DAGON (Semiti). Dio fenicio dalle origini molto remote. Presiedeva alle tempeste marine ed eramolto venerato dai Filistei, dei quali, secondo alcune testimonianze trovate nella Bibbia, divenne il dio supremo. Secondo il “Libro dei Giudici” il tempio che Sansone fece crollare a Gaza era dedicato al dio D.; dopo il crollo la statua del dio venne sistemata presso l’Arca del Signore nel tempio di Azoth. D. era rappresentato come essere mezzo uomo e mezzo pesce, il che dette motivo ad alcuni dotti di far derivare il suo nome da “dag” (= pesce).
DAHAKA (Persiani). Mitico serpente che viveva in un giardino fantastico dove gli uomini non morivano mai. Quando il re Yma perse il suo potere sugli abitanti del fantastico giardino perché accusato di falsità, D. lo uccise e lo sostituì al trono.
DAIBOTH (Giappone). Idolo dai molti templi e adoratori. Si raffigura assiso in posizione yoga al centro di un altare livellato al pavimento sul punto più importante del tempio; è di colossale grandezza con fattezze muliebri, seno protuberante, capelli nerissimi inanellati, col capo circonfuso da raggi aurei e da immagini di divinità minori. E’ una divinità della Shinto, invocata specialmente dai guerrieri.
DAI-ITOKU (Giapponesi). Dio buddista nipponico appartenente ai Myo-o. Ha sei teste, sei braccia e sei gambe, è assiso sopra un torello accovacciato e circondato da lingue di fuoco. Malgrado l’apparenza terribile, D.-I. è invocato quale strenuo combattente contro il male. Dimora nella regione occidentale del Cielo. Porta l’appellativo “Goemmason” (Vincitore di Emma-O).
DAIKOKU v. Fortuna, Geni della.
DAI-KOKU-ASHIRA (Giapponesi). Nome del palo centrale sostenente i rami che coprivano le buche scavate nel suolo, quali primitive abitazioni; il ramo D.-K. era sacro, ed era venerato non meno di una divinità shinto.
DAINICI (Giapponesi). Preminente divinità giapponese, consideratissima da alcune sette buddiste; è uno dei cinque Nyorai, ed è raffigurato seduto sulla corolla di un fiore di loto con il capo cinto da una fulgente corona; corrisponde all’indiano Vairokana.
DAINIZIN NO RAI (Giapponesi). Grandiosa immagine del Sole, idolo seduto sopra una vacca e rinchiuso in un tabernacolo costruito in una caverna denominata “Avvano Matta” («Costa del Cielo»). La grotta è situata presso la località di Ise, uno dei principali centri di venerazione delloShinto.
DAISO KANGITEN (Giapponesi). Divinità secondaria, preposta alla distruzione dei tesori tra gli uomini.
DAITYA (Indiani). Demoni o genii malevoli, progenie della dea Diti; detti anche Danava; analoghi agli Asura.
DAKINI (Indiani). Streghe maligne e perverse che con la loro avvenenza (hanno l’aspetto di giovani e radiose fanciulle) attirano gli uomini per seviziarli e poi divorarli.
DAKSHA (Indiani). Importante dio vedico nato dalla mente di Brahma padre e paradossalmente figlio di Aditi, quindi principio maschile; è la forma dell’incesto primordiale da cui ha origine la creazione e che si ripete all’infinito negli antichi testi indiani. L’immagine più comune che si ha di D. è quella di un dio intelligente ed abile che si schiera contro Shiva (v. anche Rudra) suo genero, ma dal quale verrà in seguito decapitato. Brahma gli riparerà la testa ma non più in forma umana bensì di ariete. La sconfitta di D. da parte di Shiva fa parte di una serie di allegorie di antichi conflitti che si ricollegano al rito brahmanico tuttora vivo in alcune danze del Sud dell’India dove si mima l’anteposizione di un dio minore ma giovane ad uno maggiore ma vecchio. Nelle raffigurazioni più popolari D. appare con corpo umano e testa di ariete, in posizione ieratica sacrificale e con le mani giunte. Un’immagine di un’antica allegoria mostra il dio unito ad Aditi, Aditi-D., figura bivalente posata sopra l’uovo cosmico (Per altre notizie v. Soma.)
DAKSHAJA o DAKSHINA v. Aditi.
DAKSHASAVARNA v. Manu.
DAKSHINA v. Aditi; Dakshaja.
DAKSHINAMUTRI (Indiani). Altro nome di Shiva, terza persona della Trimurti, in qualità di vincitore della morte.
DALMAGALNUNNA v. Damkina.
DAM v. Yi.
DAMAN o DAHMAN (Persiani). Uno dei due angeli che avevano il compito di guidare le anime dei defunti in paradiso; l’altro si chiamava Serose.
DAMAYANTI v. Nala.
DAMKINA e DALMAGALNUNNA (Mesopotamici). Appellativi della sposa di Ea, supremo dio dei Sumeri e degli Assiro-Babilonesi; detta anche Ninki o «Regina della Terra». In Mesopotamia era venerata come divinità delle acque.
DAMNASSARUS (Ittiti). Importante divinità preposta ai patti e ai giuramenti.
DANASUYA v. Atri.
DANAVA (Indiani). 1. Sinonimo di Daitya, Titani-Demoni nemici degli dèi ariani; discendenti di Danu e Kasyapa. 2. Nome di un Rishi Prajapati.
DANEL (Semiti). Mitico eroe fenicio dotato di poteri divinatorii e famoso come astrologo.
DANUANDRI v. Kurma-Avatara.
DAO-LA (Cinesi). Idolo tonchinese, protettore dei viaggiatori; è venerato dai contadini e dal popolo minuto i quali lo implorano perché li faccia morire prematuramente, così da poter iniziare la successiva reincarnazione; passano allora sotto la protezione di un altro idolo di nome Hankien.
DARMADEVA (Indiani). Dio della Virtù, che i Brahmani dicono nato dal lato destro del petto di Brahma. Gli Indiani lo rappresentano sotto forma di bue e talvolta anche con aspetto umano. Poiché nella forma di bue D. è considerato la cavalcatura di Shiva, la sua statua viene posta sempre di fronte a quella del dio.
DARMA RAJA’ v. Nerpou Nerounal.
DASA o DASYU (Indiani). Demoni neri perversi e ostili agli dèi; furono battuti e sgominati da Indra.
DASARATHA (Indiani). Padre di Rama; re di Ayodya, capitale dei Kosala nell’India meridionale. Coinvolto in luttuosi intrighi per colpa della sua seconda moglie Kaikeya, muore per il dolore di aver dovuto scalzare il primogenito Rama dalla successione al trono e per averlo dovuto mandare in esilio con la fedele moglie Sita, influenzato dalla perfida Kaikeva. Malgrado l’intrigo, Rama erediterà la corona e regnerà a lungo. L’odissea di Dasaratha, come pure le gesta di Rama, sono narrate nel “Ramayana”.
DASAVATARA (Indiani). Nome generico dei dieci avatara di Vishnù.
DASHRA v. Asvin.
DASYU v. Dasa.
DAT o DWAT (Egizi). Settore del regno dell’oltretomba egizio situato in una parte della sfera celeste dove si svolge il giudizio delle anime davanti a un tribunale presieduto da Osiride (v. Amenti). Il D. viene personificato da una figura maschile col corpo curvato all’indietro fino a toccare con la testa i piedi; simboleggia il cerchio del cielo da cui emerge la dea celeste Nut, che con le braccia alzate sostiene il disco solare. Il regno del D. è raffigurato in pochi bassorilievi, ma su di essi esiste un importante testo religioso intitolato il “Libro degli Inferi”, o, secondo il mitologo Rachewiltz, “Libro di ciò che è nel Dat”. Vi è descritto il viaggio che il dio Sole fece agli Inferi sfidando le tenebre della notte. Ne riferiscono: Beveresco e Fenoglio in “I misteri dell’antico Egitto”.
DATTAS (Mesopotamici). Divinità minore degli Assiri, preposta alle manifestazioni atmosferiche. Aveva anche il compito di proteggere gli uomini dai fulmini e dalle tempeste.
DEBIS (Giapponesi). Idolo di forma umana e di statura gigantesca, adorato non in un tempio o in una pagoda ma sulle strade principali. Esso viene consultato dalle fanciulle per sapere quando si mariteranno; e poiché l’idolo è di rame cavo all’interno, un bonzo si nasconde dentro e risponde alle domande in maniera soddisfacente così che le devote donzelle depongono ai suoi piedi qualche segno della loro riconoscenza.
DED o GED (Egizi). Contraffazione di “djed”, sacra colonna egiziana sormontata da quattro capitelli sovrapposti, simboleggiante la colonna vertebrale di Osiride. A Menfi il D. venne associato al dio Ptah ed ebbe intenso culto presieduto da un sacerdote qualificato «Profeta del D.». Nel Nuovo Regno il simbolo del D. si trovò raffigurato nel “Libro dei Morti” dove è stranamente definito come amuleto aureo contenente formule rituali da porsi al collo del defunto prima del viaggio verso il regno di Osiride. Nelle iconografie il D. appare antropomorficamente vitale, con corna, scettro e “flagellum” di Osiride.
DEDVEN (Egizi). Dio menzionato nei “Testi delle Piramidi” come un giovane dio meridionale proveniente dalla Nubia. Nelle immagini appare con sembianze di un dio egiziano qualunque. Non si conoscono i suoi attributi.
DEMCOG (Tibetani). Dio patrono del Tibet, rappresentato con quattro teste di diverso colore, dodici braccia e un collare di teschi appeso ai collo. Malgrado l’aspetto poco attraente D. è considerato un dio benevolo, protettore degli uomini e delle loro dimore.
DEMRUSH v. Mergian Banou.
DENGDIT (Africani). L’Ente Supremo venerato dai Dinka, popolazione dell’Africa nord-orientale.
DERCETO o DERKETO (Semiti). Dea siriaca cui erano sacri i pesci. Dopo essersi accoppiata con un giovane di nome Siro, la dea ebbe una figlia, Semiramide. Sentendosi disonorata, D. uccise l’amante e abbandonò la figlia in un deserto; ma la piccola venne salvata e nutrita da alcune colombe. D. si gettò poi in un lago e dagli dèi fu tramutata in pesce Per questo i Siriani laonorarono come dea della Pesca e la raffigurarono metà donna e metà pesce. La bambina che ella mise al mondo è la famosa Semiramide che, diventata regina, annoverò sua madre tra gli dèi e le eresse un tempio. In memoria della trasformazione di D. i Siriani si astennero dal mangiar pesce ed ebbero moltissima venerazione per questi animali. Per onorare la dea essi portavano al tempio piccoli pesci d’oro e d’argento.
DEUTA v. Ghereadari; Granduveri; Narrain.
DEVA (Indiani). In indiano sta per «dio» e proviene dalla radice “div” che significa «risplendere». I D. sono quindi degli dèi, precisamente quelli di natura benevola.
DEVABHUTI v. Ganga.
DEVAKI v. Krishna.
DEVAMATI (Indiani). Sono i Rishi Prajapati o Rishi Maggiori, fusi col creatore del mondo.
DEVANDIREN v. Xoarcan.
DEVAPATI v. Indra.
DEVI (Indiani). Complessa divinità dagli aspetti molteplici e dai caratteri particolari, per ognuno dei quali assume un aspetto diverso. D. è Shiva, oppure sposa di Shiva, quindi la metà in senso letterale. D. è inoltre Mahadevi, la «Grande dea» che annovera in sé tutte le virtù delle altre dee. Secondo un’antichissima divisione mitologica, la metà femmina di Shiva si scisse, per volontà di Brahma, in due specie: la specie delle D.-Shakti bianche e positive (ad es. Parvati, Gauri, Uma), e la specie delle D.-Shakti nere e negative, ossia con natura terribile (come Durga, Kalì, Bhairavi la Terribile, eccetera). In questo modo le mogli di Shiva rappresentano, al femminile, vizi e virtù, perfidia e bontà del divino consorte benigno e al tempo stesso maligno. Nei Tantra le D.-Shakti bianche e nere sono considerate la forza, la potenza del principio attivo dell’universo e degli dèi maschi. D. è il nome di ogni dea, quindi essa può essere Lakshmi, la moglie di Vishnù o Sarasvati, la moglie di Brahma, e così di seguito. Nelle numerose immagini che la rappresentano, D. appare come una donna serena e potente, seduta sul fiore di loto galleggiante sull’«Oceano di latte»,reca in mano i suoi simboli e quelli di Shiva suo sposo. In altre sculture a bassorilievi, D. Parvati (Shakti bianca) è rappresentata con abiti regali, assisa su un trono in cima ad una montagna. In altre iconografie la figura di D. è al centro dell’immagine e verso di lei convergono, come elementi decorativi, dèi, ancelle, elefanti, altri animali e uomini in atteggiamento di riverenza.
DHAMANI (Indiani). Nome delle sette dimore della dea Aditi.
DHANU v. Kurma-Avatara.
DHANVANTARI v. Kurma-Avatara.
DHARA v. Vasu.
DHARMA v. Pandiridi; Ritam.
DHARMARAGA v. Yama.
DHARMASAVARNA v. Manu.
DHASABHUJA v. Durga.
DHATRI (Indiani). Dio vedico raramente citato, è uno dei dodici Aditya e precisamente «Colui che dispone della creazione». Secondo la cosmogonia vedica, D., figlio di Aditi, avrebbe creato la luna, il sole, il cielo.
DHRITARASTRA (Indiani). 1. Uno dei Lokapala posti a guardia dei punti cardinali. Vigila l’Est e viene rappresentato con una specie di mandola con la quale comanda i venti. 2. Personaggio cieco che si ritrova nella “Bhagavadgita”. Dialoga con Krishna e Arjuna e rifiuta la restituzione della vista per non vedere i suoi parenti uccidersi a vicenda nella battaglia di Kurushetra. E’ uno dei Lokapala.
DHRITAVRATA (Indiani). Nome di Varuna come dio del Cielo e delle Acque.
DHRUVA v. Vasu.
DHUMAKETU v. Agni.
DHYANIBODHISATTVA (Indiani). Emanazioni dei cinque Dhyanibuddha. Intercedono per gli uomini e fanno da intermediari tra essi e i Dhyanibuddha. Il più noto è Avalokitesvara, detto anche Padmapani, anteriore al Buddha storico: seguono Samantabhadra, Vagrapani, Ratnapani e Visvapani.
DHYANIBUDDHA (Indiani). Nome collettivo di cinque grandi divinità dell’indirizzo buddhista denominato «Grande Veicolo», che ha numerosi proseliti nel Tibet, in India, in Cina e in Giappone. I D. sono considerati le essenze pure e immateriali emanate dal Buddha Supremo, il Kalacakra primordiale o l’Adibuddha. Allegoricamente possiedono un paradiso e una parte del mondo e hanno una dea come compagna. I loro nomi sono: Aksobhya, Amithaba, Amoghasiddi, Ratnasambhava, Vairokana. Ognuno di essi è caratterizzato da un colore diverso. (V. Nyorai.) Ne riferisce: Corrado D’Alessio, “Dei e Miti”.
DIAMICHIO (Semiti). Nome fenicio di Vulcano (v. la voce nella sezione prima).
DIDONE (Semiti). Nella tradizione fenicia, regina cartaginese, che in realtà si chiamava Elissa, secondo la versione originale giuntaci tramite i Greci di Sicilia; figlia di Muttone re di Tiro, fu perseguitata dal fratello Pigmalione, il quale, per impossessarsi dei suoi tesori le uccise il marito Sicheo (o Sicharba), sacerdote del dio Melkart. Il delitto rimase nascosto fino a quando il defunto assassinato apparve in sogno a D. Elissa rivelandole la sua tragica fine nel tempio del dio ed esortandola a fuggire; temendo per la sua incolumità la regina riunì i suoi tesori e fuggì in Africa settentrionale dove gli indigeni la chiamarono D. e il re Iarba le concesse un appezzamento di terreno grande quanto la metratura di una pelle di bue, per costruirvi una città. Scaltramente essa tagliò la pelle in strisce sottili, così da circoscrivere un buon territorio su cui edificò poi Cartagine, della quale divenne regina. Per fedeltà al marito Sicheo, D. rifiutò le nozze con re Iarba, e poiché costui le pose come alternativa le nozze o la guerra, D.-Elissa si gettò su un rogo sacrificale e si fece ardere viva. Nell'”Eneide” Virgilio espone ampiamente la versione greca della vicenda di D., in riferimento alle peripezie di Enea.
DIEMRET v. Aakbe.
DILBAT v. Ishtar.
DINAKARA v. Surya.
DIPANKARA (Indiani). Uno dei ventiquattro predecessori del Buddha.
DISCO SOLARE (Egizi). Cerchio munito di due ali aperte, con due serpenti che si attorcigliano ad esse. Simbolo dell’astro luminoso nei suoi due aspetti, fisico e spirituale. Nell’aspetto spirituale rappresenta le principali divinità solari, Horo e Râ; in quello fisico raffigura l’Aton. Un’immagine del disco solare sormontato dalla corona rossa del Basso Egitto oppure da quella bianca dell’Alto Egitto figura sulla testa di Horo di Behdet, onorato nel santuario di Edfu nell’Alto Egitto.
DISHANA v. Brihaspati.
DITI (Indiani). Madre dei demoni Daitya; è il contrario di Aditi, madre degli dèi. D. è considerata la dea della notte, moglie del Rishi Kasyapa; dalla loro unione sono nati numerosi giganti e mostri.
DIVALI v. Lakshmi.
DIVASPATI v. Indra.
DIVINIS v. Brihaspati.
DOFINI (Africani). Dio ermafrodito della Nigeria, onorato come Creatore dell’universo. Dimora sulla terra e protegge le creature umane.
DOLIGHENO (Ittiti). Dio che ebbe il suo centro di culto nella città di Doliche in Siria. Viene rappresentato come un uomo con barba, in piedi sopra un toro, nell’atto di scagliare un fulmine. Il culto di D. si estese anche nelle città doriche e in seguito presso i Romani, che al tempo di Vespasiano lo venerarono col nome di “Iuppiter Optimus Dolichenus”.
DOSOGIN (Giapponesi). Termine generico per indicare alcune divinità preposte alla protezione delle strade. Non hanno templi ma in loro onore vengono eretti due volte all’anno stupendi altari ai crocicchi, dove si celebrano riti con offerte di doni.
DRAGO. Mostro favoloso che si ritrova in quasi tutte le mitologie, principalmente in quelle estremo-orientali. A seconda delle fantasie il D. può essere gigantesco, a forma di rettile, con testa di animale preistorico, bocca che vomita fuoco, talvolta anche alato. I Cinesi hanno per il drago una predilezione particolare; lo effigiano sui libri, sui quadri, sulle vesti e persino sulla biancheria intima. Essi lo considerano l’artefice della loro felicità e credono che disponga delle stagioni facendo piovere o apparire il sole a suo piacimento; sono persuasi che a lui sia affidata la custodia di tutti i beni della terra e che sorvegli i fedeli dall’alto della sua dimora posta sulle montagne. In altre leggende del Medio Oriente antico questo mostro favoloso è immaginato come un drago marino che ha nome Tannin, dal quale pare sia derivato il biblico Leviathan. Ne riferiscono: R. Grousset in “La Chine et son art”; Robert Graves e Raphael Patai in “Miti Ebraici”.
DRAUPADI (Indiani). Principessa indiana contesa e vinta in un torneo da Arjuna. D. e Arjuna sono due personaggi del Mahabarata.
DROBEDA v. Nerpou Nerounal.
DRUGE (Persiani). Demonesse maligne partorite dalla mente di Angra-Mainyu (Ahriman), il Male, per spargere il male nel mondo. Le D. avevano molto in comune con le nostre streghe. La più nota e la più temuta delle D. era Nasu, nominata nel “Vendidad”.
DSISOO (Giapponesi). Genio benevolo che presiede alle pubbliche strade e protegge i viandanti. La sua statua, ornata di fiori e sistemata su un gran piedistallo, viene portata sulle pubbliche vie e poi posata accanto ad una vasca piena d’acqua dove i fedeli fanno abluzioni prima di offrirle doni e onorarla.
DUAMUTEF (Egizi). Uno dei quattro figli di Horo, preposto alla custodia del vaso Canopo contenente lo stomaco del defunto. Insieme con i fratelli aveva il compito di sorvegliare i quattro punti cardinali: gli era affidato l’Est. E’ rappresentato cinocefalo.
DUAT v. Agert.
DUMSAGGA v. Ningirsu.
DUMUZI (Mesopotamici). Dio sumerico venerato in origine come divinità infernale; in seguito divenne il simbolo delle forze generative della natura. Secondo un’antica leggenda assira, D. muore ogni anno e discende nell’oltretomba, ma la sua sposa Inanna lo resuscita e ambedue convolano a nuove nozze. Allegoria della morte e della rinascita delle stagioni (v. Tammuz).
DUMU-ZI-ABZU v. Tammuz.
DURGA (Indiani). Una delle Devi-Shakti nere, moglie di Shiva, detta l’Invincibile o l’Inaccessibile; è un aspetto della dea Parvati nella sua forma terribile, e in tale forma assume il nome Vijaya. D. Parvati sconfisse, nella forma di Canda, l’Asura-Bufalo Mahisha, simbolo del male, nemico suo e degli altri dèi, distruttore di templi. Per affrontare questo demone e il suo alleato Chunda la dea si servì del tridente di Brahma e delle armi di quasi tutti gli altri dèi del pantheon indù. D. poté indossarle grazie alle numerose braccia di cui era dotata (dodici o trentadue). La dea si rappresenta, infatti, a cavallo di un leone, sotto l’aspetto di una giovane e bella donna, con un numero imprecisato di braccia, ognuna delle quali porta un’arma differente. In altre immagini D., che assume per questo l’appellativo Mahishasuramardini, appare nell’atto di uccidere il demone Mahisha, oppure in altre diversissime fogge e con altrettanti diversi nomi: Dhasabhuja («dalle dieci braccia»); Simhavahini («il leone Simba»); Durgavijaya (la Vittoriosa); Kalì, e tanti altri. Le imprese di D. sono narrate nel “Devimahatmya”, un testo del “Markandeva-Purana”. Ne riferiscono: Angelo Morretta in “Miti Indiani”; Corrado D’Alessio in “Dei e miti”.
DURGA-PUJA v. Puja.
DURGAVIJAYA v. Durga.
DURVASAS v. Atri.
DUSHYANTA v. Sakuntala.
DVADASAKARA v. Kartikeya.
DVADASAKSHA v. Kartikeya.
DWAT v. Dat.
DYAUS (Indiani). Dio vedico del Cielo, padre di molti dèi tra cui Usha, Surya, gli Aditya e gli Asvin. Con Prithvi (Madre Terra) era considerato il Generatore dell’universo. Dyaus-Prithvi equivale a Cielo-Terra, coppia universale strettamente unita.
DZOHARA (Arabi). Antica divinità degli Arabi; corrispondeva alla nostra Venere.