EA (Mesopotamici). Divinità mesopotamica venerata in origine dai Sumeri, poi dagli Assiro Babilonesi, dagli Ittiti e dagli Elamiti (v. Enki). Dio dell’Acqua, ed essendo l’acqua elemento purificatore, E. emerse anche come dio della purificazione e degli scongiuri. Suo luogo principale di culto era la città di Eridu sul Golfo Persico, con un tempio maestoso. Con la compagna Damkina generò il possente Marduk, eroe nazionale e «Signore assoluto di tutto l’universo». Secondo un’antica credenza sumerica, E., coadiuvato dalla dea Aruru, formò il primo uomo Eabani. Dal poema cosmogonico “Enuma Elish” risulta invece che l’uomo fu creato da Marduk con il sangue di Kingu.

EABANI v. Ea.

EBE (Ittiti). Nome greco della dea Heba, moglie dell’ittita dio-tempesta che aveva il vezzo di cavalcare nudo sul dorso di un leone. Un principe di Gerusalemme del quattordicesimo secolo a.C., cultore fanatico della dea E., si impose il nome di Abdu Heba ovvero «Servo di Eva». La biblica Eva fu talvolta identificata con l’ittita dea E.

EBISU v. Fortuna, geni della.

EBLIS (Persiani). Antichissima dea persiana personificante il genio del Bene, che ottenne il dominio del mondo terreno dopo aver sconfitto gli angeli del Male.

EDEN (Semiti). Nella tradizione ebraica è il mitico giardino delle meraviglie naturali, che secondo la cosmologia ebraica è situato nel terzo dei sette cieli creati da Dio. Luogo di letizia eterna, sede degli angeli che vegliano sulle anime dei giusti ivi residenti. Il Cielo dell’E. e gli altri sei cieli sono sospesi nel vuoto sopra la terra senza precipitare, essendo fra loro congiunti da altri lembi di cielo. Secondo una diversa interpretazione del mito della creazione, i sette cieli sono sostenuti dalla mano destra di Dio, la terra invece è sostenuta dalla sua mano sinistra. Il primo cielo, posto più in basso degli altri, è il regno delle nubi, dei venti e dell’aria nonché delle nevi e del gelo, della rugiada e di duecento arcangeli che sorvegliano questi elementi. Il secondo cielo è il regno tenebroso che ospita i malvagi incatenati in attesa del giudizio divino. Il terzo cielo è formato dal meraviglioso giardino dell’E. Nel quarto cielo vi sono i carri celesti guidati dal Sole e dalla Luna etrainati da due Venti alati, uno dei quali in forma di Fenice e l’altro in forma di serpente dalla testa di leone. Il quinto cielo ospita gli angeli decaduti, immersi, nella loro disperazione, nel più cupo silenzio. Nel sesto cielo vi sono le dimore unificate delle sette Fenici e dei quattro angeli Cherubini inneggianti a Dio, mentre altre schiere di angeli esultano contemplando la grandiosità del firmamento, dei mari, dei fiumi nel tempo immemorabile. Il settimo cielo è un tripudio di luce, di colore e di letizia, è il regno di Dio, il quale siede sul suo trono attorniato da Cherubini che cantano le sue lodi. Secondo una versione rabbinica Dio visita a turno gli altri sei mondi accompagnato da un Cherubino. Ne riferiscono: il “Seder Gan Eden”, un Midrash sul giardino dell’E. risalente al 1050 d.C.; l'”Aseret Hadibrot”, un Midrash aggiunto ai dieci comandamenti e compilato nel decimo secolo

EDITH v. Idith.

EGHO (Africani). Dio venerato dai negri abitanti sulle rive del Kallabar, fiume della Guinea. Per propiziarselo i fedeli solevano sacrificargli anche esseri umani. I macabri riti sarebbero perdurati fino alla fine del secolo scorso.

EKAGATA (Indiani). Dea meglio nota con il nome di Tara; rappresentata sotto varie forme, ognuna delle quali corrispondenti a un nominativo diverso. Nella forma di Tara, E. è la moglie infedele di Brihaspati.

EKALAVYA (Indiani). Re della tribù dei Nishada, nel Sud dell’India, nipote di Vasudeva e fratello di Rama e di Satrughna. Fu ucciso per errore da Krishna durante un conflitto notturno per la presa di Dvaraka, capitale degli Yadava, sudditi di Krishna.

EKASHTAKA (Indiani). Dea indiana che troviamo nell'”Atharvaveda” come figlia di Prajapati e madre di Indra e di Chandra-Soma.

EL (Mesopotamici). Importante dio solare venerato anche dai Semiti. Nei testi ittiti e ugaritici il dio è menzionato col nome di E., ma gli Assiri e i Babilonesi lo chiamarono “Ilu” e gli Arabi del Sud “Il” o “Ilum”. E. è comunque il capo assoluto del pantheon assiro-fenicio, sovrano dell’universo che egli domina dal suo favoloso trono posto sul monte Saphon o Monte di Dio. Secondo il mitografo Filone, E. ebbe come padre Urano e come sposa Elat. In epoca tarda il culto del dio E. venne soppiantato da quello di Adad dio degli Amorriti, che a sua volta dovette cedere il trono al divino Jahvè, il Geova degli Ebrei.

ELAGABAL v. Eliogabalo.

EL-CHOT (Islamici). Secondo i Marabutti, è il nome del primo uomo comparso sulla terra.

ELIEZER (Semiti). Servo fedele del patriarca arameo Abramo. Secondo una tradizione ebraica, sperava di avere in eredità gli averi del padrone dopo che il patriarca ebbe ripudiato Agar e diseredato Ismaele; Abramo però lasciò tutto al figlio prediletto Isacco. E. aiutò Abramo nella scelta della moglie per Isacco, ma quando Dio proibì ad Abramo di dare al figlio una sposa cananea, E. offrì la propria figlia; l’offerta fu rifiutata perché proveniva da uno schiavo. In seguito E. fu anche accusato di avere attentato alla verginità di Rebecca promessa sposa di Isacco, e condannato a morte; ma Dio lo salvò.

ELIOGABALO o ELAGABAL (Semiti). Con questo nome gli abitanti della città siriaca di Emesa adoravano il Sole. L’E. non era che un simbolo rappresentato da una pietra nera e conica che si credeva caduta dal cielo. Questa pietra (forse un meteorite) fu fatta trasportare a Roma dall’Imperatore Marco Aurelio Antonino, il quale la fece adorare come una divinità siriana e le fece innalzare un grande tempio. Il culto di E., a base di orge e di licenziosità, ebbe termine con la morte dell’imperatore che ne prese il nome.

ELIPHAZ (Semiti). Mitico arciere che la leggenda vuole figlio di Esaù; fu incaricato dal padre di uccidere Giacobbe fuggiasco a Sichem per costituire Israele come popolo eletto, ma Giacobbe per aver salva la vita gli offerse tutte le sue ricchezze. E. accettò ma incorse nell’ira del genitore che lo maledisse e partì egli stesso per catturare il fratello Isacco, ignorando che questi era il protetto del Signore.

ELISSA v. Didone.

ELLORA v. Kailasa.

EMAGUINGUILIERI v. Patala.

EMIN v. Nefilim.

EMMA-O (Giapponesi). Sovrano e giudice inflessibile dell’inferno giapponese (v. Inferno 3). Possiede uno specchio che gli consente di vedere tutti i peccati dell’anima condannata e tiene accanto a sé le teste mozzate, ma vive e parlanti, di Miru-Me e di Kagu-Hana, guardiani scrupolosi dell’anima da giudicare. Dopo il verdetto l’anima del defunto viene spedita in una delle zone infernali, dove il suo castigo potrà essere alleviato solo per merito delle preghiere dei vivi e per intercessione del dio Amida; solo con questi aiuti le anime potranno purificarsi e raggiungere il paradiso. Corrisponde all’indiano Yama.

EMSETE v. Amsit-Mesti.

EMUSHA v. Varaha.

ENHURET v. Onuris.

ENKI (Mesopotamici). Dio sumero della Sapienza confuso col dio Ea; emerse da un immaginario abisso denominato “Abzu”. Durante il suo regno avvenne un diluvio che durò otto mesi; si salvò solamente il saggio Utnapishtim.

ENKIDU (Mesopotamici). Giovane selvaggio creato dall’argilla manipolata da Aruru, dea sumera dell’Amore. Per iniziarlo ai misteri dell’unione con la donna, la dea gli mise accanto una sua sacerdotessa; giacque con lei in beatitudine per sette giorni e sette notti; poi, quando volle ritornare agli abituali accoppiamenti con gli animali dei boschi, essi non lo vollero più e fuggirono terrorizzati. Primitivo ma saggio il giovane capì di aver trovato nella donna la via giusta per l’amore. Il mito della capitolazione di E. di fronte a una femmina fa parte di una serie di elementi che si ritrovano nell’antico “Poema di Gilgamesh”. (Altri elementi concernenti l’antico mito della caduta dell’uomo si trovano nella “Genesi”.) Stando alla versione del poema, la dea Aruru portò il saggio E. nella città di Uruk e lo affiancò come fratello di sangue all’impulsivo eroe Gilgamesh. Come controparte moderatrice dell’impetuoso fratello, ebbe il compito di frenare l’eccessiva sua temerarietà, la sua tirannia e le numerose nefandezze. La fusione dei due temperamenti fu perfetta ed entrambi divennero grandi eroi protagonisti di numerose imprese e di vittorie sui campi di battaglia. Insieme riuscirono a vincere e a decapitare il mostruoso Khumbab, guardiano feroce del sacro Bosco dei Cedri. In seguito, per una maledizione della dea Ishtar, della quale Gilgamesh aveva respinto i favori, il giovane eroe morì prima di Gilgamesh, lasciando l’amico-fratello distrutto nel cuore, deluso della vita ma ossessionato dall’idea dellamorte e sempre alla ricerca di una via per l’immortalità. E. apparve in spirito al fratello, gli rivelò i segreti del mondo dell’aldilà e la vanità di tutte le cose del mondo. Ne riferiscono: Stefano Andreani e Bruno Traversetti ne “I miti degli dèi e degli eroi”; Corrado D’Alessio in “Dèi e Miti”; R. Jestin in “La Religion sumérienne” in “Histoire des Religions”.

ENKITET (Egizi). Feticcio dalla forma di ciuffo di muschio venerato nell’Egitto predinastico. Anubis si appropriò del nome e se lo tenne come epiteto.

ENLIL (Mesopotamici). Importantissimo dio sumerico delle Tempeste, dei Venti e delle Piogge, simbolo delle forze della natura, consigliere degli dèi e custode delle Tavolette del Destino sulle quali è scritta la sorte delle divinità e degli uomini. Secondo eminenti mitologi, quelle tavolette sono state identificate fra i reperti archeologici riportati alla luce nel 1939 dagli scavi di Tel el Amarna in Egitto. Sono tavolette antichissime di argilla (tali da divenire oggetto di mito) dove sono frammentariamente descritte le profezie apocalittiche. In una di esse, proveniente dalla biblioteca del re assiro Assurbanipal (669-627 a.C.), si legge che E., consigliere degli dèi, aveva un servo di nome Zu, uccello misterioso venuto dal cielo con una ruota di fuoco. Zu ebbe modo di vedere il contenuto delle tavolette, le rubo e fuggì con esse gettando il panico e la costernazione fra gli dèi, i quali, defraudati dei loro segreti, si sentirono privati della loro potenza. Per rientrare in possesso dei preziosi manoscritti E. scatenò i venti del sud e acciuffò l’uccello Zu, ma ormai i destini erano entrati in possesso degli uomini, i quali se ne servirono per creare il disordine e spanderlo nel cosmo, donde la necessità di un’apocalisse finale. Secondo un mito accadico del diluvio, tratto dal “Poema di Gilgamesh”, E. capeggiò una schiera di divinità pronta a far cadere il diluvio universale per punire gli uomini, rei di non aver fatto sacrifici agli dèi nei riti dell’anno nuovo. Con l’andar del tempo E. Cedette a Marduk, perse le caratteristiche celestiali e divenne, per i Babilonesi in particolare, il dio della Terra e degli uomini, sposo di Ninlil, «Signora del vento». In epoca tarda venne identificato con Bel, oppure, secondo altri, con Ba’al.

ENMEKAR (Mesopotamici). Re della città di Uruk, padre di Ninsuna e nonno dell’eroe Gilgamesh. Per scongiurare una profezia secondo la quale un nipote lo avrebbe privato del regno, E. imprigionò la figlia Ninsuna in una torre e quando la fanciulla partorì il figlio che attendeva, i guardiani, per ordine del re, precipitarono il neonato oltre i merli della torre. Raccolto da un’aquila, il piccolo fu portato a un contadino che lo allevò come un figlio e gli mise nome Gilgamesh. Da adulto, Gilgamesh divenne un eroe temerario, tolse il regno al nonno E. e fu re di Uruk, adempiendo così alla profezia.

ENNEADE (Egizi). Raggruppamento di nove divinità. Nel sistema teologico di Eleliopolis si trova la “Grande E”, formata dalle grandi divinità Atum, Tefnut, Shu, Geb, Nut, Iside. Osiride, Seth, Nephtis; o, secondo altri, da nove dèi che rappresentano Râ. La “Piccola E.”, invece, è compostada Horo figlio di Iside, da Thot, Maat, Anubi e altre divinità minori. Altri raggruppamenti di nove divinità si trovano in altre città egiziane tra cui Tebe.

ENNUGI (Mesopotamici). Antichissima divinità delle Acque nominata in una tavoletta assira concernente il diluvio universale, ritrovata tra i reperti archeologici di Tel-el-Amarna.

ENOCH (Semiti) Una tradizione ebraica lo dice primogenito di Caino; il nome significa il Veggente. Saggio e casto, fu il confidente dei Figli di Dio inviati sulla terra per diffondervi il bene e la giustizia; ma poiché essi vi conobbero il male e si contaminarono intrecciando rapporti sessuali con le donne mortali, furono puniti e divennero angeli decaduti. Essi ricorsero allora al buon E. per confidargli non solo la loro amarezza, ma anche la loro iniziazione divina e la fatale degradazione successiva. Testimonianza di questi preziosi segreti si trova in un testo apocalittico del primo secolo a.C., conosciuto come “Libro di E.” e attribuito a E. stesso Sulla fine di E. esistono due versioni controverse: la prima afferma che il primogenito di Caino visse fino all’età di trecentosessantacinque anni; la seconda narra che E. fu rapito vivo in cielo.

ENUMA ELISH (Mesopotamici). Uno dei più lunghi poemi cosmogonici, composto attorno al 2000 a.C. in babilonese-accadico; consta di sette tavolette cuneiformi di circa 156 versi ciascuna, dove si racconta la genesi degli dèi, la creazione dei pianeti e delle stelle, degli animali e della vegetazione scaturita dall’unione dell’abisso-genitore Apsu con il mostro primordiale-genitrice Tiamat. Su tutto il poema domina la figura del dio Marduk, che sconfigge la demonessa Tiamat, crea l’uomo col sangue di Kingu e diventa il padrone dell’universo.

ENYO MA (Ittiti). Divinità molto affine alla frigia Cibele. Ebbe grande culto a Comana in Cappadocia, dove esisteva un regime teocratico retto dagli stessi sacerdoti di questa dea.

EREDATFEDRI (Persiani). Leggiadra fanciulla persiana che, per essersi bagnata in un favoloso lago dell’Estremo Oriente, rimase fecondata dal seme di Zarathustra ivi depositato; genererà i profeti persiani ma solamente alla fine del mondo; uno di questi profeti, precisamente Shaoshyant, sarà colui che porterà sulla terra il bene, l’ordine e la verità.

ERESKIGAL (Mesopotamici). Dea-regina dell’Arallu; sposò il dio malefico Nergal che associò al proprio regno. Potentissima e autoritaria, E. dettava legge e giudicava i morti da sola. Gli Assiri le eressero due famosi templi: uno a Kutha e l’altro a Sippar.

ERLIK KAN (Tibetani). Uno dei temibili Burcani del Talmuchi, considerato dio terribile dell’inferno, spietato castigatore delle anime dannate. Viene rappresentato come una figura gigantesca, nell’atto di calpestare un condannato.

ERNUTET v. Renenut.

ESAU’ v. Eliphaz.

ESPANDIAR v. Rostàm.

ESHMUN (Semiti). Dio fenicio della Medicina, molto simile per certi aspetti all’Asclepio greco. Centro principale del suo culto era la città di Sidone.

ETANA (Mesopotamici). Favoloso eroe babilonese divenuto primo re della terra per volere degli dèi. Secondo una leggenda assira, E., non avendo prole e desiderando una discendenza divina, si recò dal dio Shamash per chiedere consigli; il dio lo mandò a cercare l’erba della fecondità da un’aquila tenuta prigioniera dal dio-serpente al quale essa aveva divorato i figli. E. riuscì a scovare l’aquila, ma avendola trovata denutrita e senza forze, dovette far passare alcuni mesi per aiutarla a ristabilirsi. Rimessasi dal lungo digiuno, l’aquila propose a E. un viaggio di prova fino al paradiso di Anu; ma la figlia di Anu, Ishtar, nel timore che un mortale profanasse il regno del divino padre, non appena vide i due esseri volanti li fece precipitare; così l’aquila ed E. si sfracellarono al suolo. (V. anche Gira.)

ETASHA v. Surya.

ETEMENANKI v. Babele, Torre.

EUL-LANG (Giapponesi). Nipote del divino Augusto di Giada; venne rapito da un terribile gigante dal muso nero detto «Porco Trascendente»; il giovane, per nulla spaventato dal suo aspetto, prese la daga e lo uccise. Gli dèi, per premiarlo, lo elessero dio protettore delle messi.

EWA (Africani). Per le tribù dell’Africa centro-occidentale è il nome del Sole, venerato comedivinità e oggetto di speciali culti e sacrifici.