LABAMAN v. Woto.

LAGO DI FUOCO (Egizi). Il purgatorio degli Egizi. Le anime dei defunti vi accedono solo dopo essere state assolte dal tribunale osirideo nell’Amenti. E’ formato da un grande lago sorvegliato da quattro divinità con la testa di cane, alle quali i defunti si rivolgono per essere mondati di tutte le colpe commesse in vita. Le anime di coloro che non sono state assolte dal tribunale di Osiride vengono dirottate verso un altro grande lago di fuoco dove i peccatori vengono dilaniati dal Mostro Divoratore Aam.

LAKHAMU v. Lakhmu.

LAKHMU e LAKHAMU (Mesopotamici). Figli di Apsu e di Tiamat, genitori di Anshar e di Kishar, i quali a loro volta furono i creatori di tutte le divinità primordiali del pantheon assiro-babilonese.

LAKSHMANA (Indiani). Fratello germano di Rama, che seguì fedelmente in tutte le sue numerose imprese.

LAKSHMI (Indiani). Dea della Fortuna e della Bellezza, sposa di Vishnù. Sotto il nome di “Shri” (qualifica di religioso rispetto) è venerata come dea dell’Abbondanza. Come sposa di Vishnù prende il nome di “Ma” («madre»), madre di Kama e per questo detta anche “Kamala”. Nacque durante il processo del Kurma-Avatara. Emergendo dalla schiuma primordiale, L. poggia sul loto Padma e per questo viene chiamata anche Padma. Fedelissima allo sposo Vishnù, lo segue in tutti i suoi processi di avatara, assumendo le forme delle dee più importanti come Sita, moglie ideale di Rama, Rukmini, sposa di Krishna, e molte altre incarnazioni terrestri. L. è considerata l’Afrodite indiana, ma a differenza di questa, che ha un alone di ambiguità in quanto dea della Bellezza bramata da tutti, essa, oltre ad essere bellissima è anche dea madre austera che domina sugli altri dèi. Secondo un testo dei “Purana” dedicato a Vishnù, L. è la controparte di questo grande dio della Trimurti in tutta la sua poliedricità; quindi è moglie, amante, intelletto conoscenza, devozione, eccetera. Altri appellativi di L., fra i molti, sono: Arya, Hira, Indira o Jaladhija (Nata dalle acque), Mahalakshmi (Grande L.), Mangola Devta (come dea della Felicità), Sridevi. Viene sempre rappresentata con due braccia e con in mano il fiore di loto; oppurecircondata dagli Apsara (dèi e ninfe), e da elefanti bianchi in atteggiamento reverenziale. Gli Indiani la onorarono con la festa primaverile del “Divali”, «Festa delle luci», rito suggestivo con ceri accesi. Altra festa in onore di L. era la “Vanachini”. Ne riferisce G. K. Pillai in “Hindu Gods and Hidden Mysteries”.

LAKSHMI MARAYANA (Indiani). Attributo di Vishnù in quanto sposo di Lakshmi.

LAMASSU (Mesopotamici). Genii tutelari in cui credevano gli Assiro-Babilonesi. Avevano il compito di proteggere gli uomini dagli spiriti maligni e di far loro da guida per tutto il corso della vita. Venivano rappresentati come animali dal corpo taurino e la testa di aquila, oppure alati con testa umana. Le loro immagini erano scolpite sulle colonne dei templi e sulle porte delle case.

LAMATSU (Mesopotamici). Demone maligno, molto temuto dalle puerpere perché procurava aborti e febbri puerperali.

LAMECH (Semiti). Nella tradizione ebraica, bisnipote di Caino, padre di Genun. Cacciatore abilissimo ma cieco, uccise per sbaglio l’avo Caino e il proprio figlio Tubal Cain. Secondo l’etiopico “Libro di Adamo” (primo secolo a.C.), L. implorò sette volte vendetta sui vendicatori del suo avo Caino e settantasette volte vendetta sui vendicatori del suo sventurato assassino; fu esaudito appena pronunciata la supplica: la terra si aprì inghiottendo i parenti più prossimi di Caino, esclusi Enoch, Matusalemme e i loro congiunti. Nella “Genesi” il primogenito di L. risulta Noè; Tubal Cain e gli altri figli non sono neppure nominati.

LAMIE. Spettri rappresentati in aspetto umano, con petto di donna e corpo di serpente; non avevano la facoltà della favella ma fischiavano in modo incantevole per adescare gli stranieri che attiravano poi dietro i cespugli per divorarli. Gli Arabi pongono le L. nel rango dei demoni e dei genii malefici cui Dio aveva dato il governo del mondo prima di affidarlo a Eblis. Si narra che Salomone, avendone avuta una, la domò e la impiegò in un’infinità di cose meravigliose. Filostrato, parlando di queste femmine-streghe, dice che esse amavano nutrirsi di carne umana, con predilezione per il sangue dei bambini e dei giovani. Avevano il potere di trasformarsi in animali, piante e pietre, il loro volto era rosso come il fuoco e il corpo coperto di sangue; avevano un piede asinino, e l’altro di ferro; erano cieche e quando dovevano sbucare fuori dai loro nascondigli si applicavano un occhio che poi custodivano gelosamente. Orazio (“Odi”, XXII) fa discendere le L. da un certo Lamo, re dei Lestrigoni. Le L. africane hanno molto in comune con le Empuse greche.

LANKA v. Rama; Ravana.

LAN T’SAI-HO (Cinesi). Uno degli otto Pa-hsien; leggendario menestrello girovago trasportato in cielo da una cicogna.

LAO TIEN-YE v. Augusto di Giada.

LAT 1. (Islamici). Idolo musulmano venerato in India. Si narra che l’attuale statua di L. fosse un tempo una pietra altissima posta al centro di un tempio indiano sostenuto da cinquantasei pilastri d’oro massiccio. Maometto, dopo aver conquistato quella parte dell’India, spezzò l’idolo con le proprie mani e instaurò il culto di Allah. 2. (Semiti). I Semiti davano questo nome a una dea lunare palestinese cui era sacro il dattero. Gli Arabi, invece, chiamavano col nome di L. Ishtar, la dea dell’Amore cui era consacrata la palma del dattero. In suo onore gli Arabi veneravano la grande palma di Nejran dopo averla fasciata con abiti muliebri e ornata di gioielli.

LE EYO (Africani). Genio africano della morte. Il dio creatore gli aveva assegnato il compito di predire la morte degli uomini e di pronunciare durante le esequie questa formula magica: «L’uomo muore e poi torna sulla terra». La leggenda aggiunge che L. E. una volta si dimenticò di pronunciare la frase rituale e che da quel giorno gli uomini non resuscitarono più.

LEI-KONG (Cinesi). Dio delle manifestazioni atmosferiche; presiede ai tuoni e ha il compito di pugnalare i colpevoli di crimini sfuggiti alla punizione delle leggi umane. Viene implorato dai perseguitati e da tutti coloro che non sono capaci di difendersi da soli. E’ rappresentato in figura di un vecchio decrepito di colore azzurro, orribile a vedersi; è alato, con gli artigli di gufo, il volto satanico con mento caprigno e orecchie puntute e pelose; porta appesi alla cintura alcuni tamburi che percuote per produrre il rombo del tuono. In questa funzione è aiutato dalla moglie Tien-mu, dea dei Lampi, e da altre divinità dell’atmosfera.

LEUB (Islamici). Favoloso libro arabo nel quale, secondo il “Corano”, tutte le azioni degli uomini sono scritte col dito degli angeli.

LEVIATHAN (Semiti). Biblico mostro marino; gigantesco serpente o coccodrillo la cui immagine può aver spinto i mitologi egiziani a identificarlo col «Coccodrillo del Nilo» o «Spirito celeste d’Egitto» come desunto da un canto di vittoria in onore del faraone Tuthmosis Terzo. Secondo lescritture ebraiche Dio arpionò il L. con un uncino e lo estrasse dagli abissi più profondi dei mari dove spargeva terrore fra tutte le creature marine. Dopo averlo ammansito con l’aiuto dell’arcangelo Jahoel, Dio gli permise di regnare, dall’alto di una roccia colossale, su tutti gli animali grandi del mare. Il L. era immaginato con zanne mostruose e occhi che saettavano raggi spaventosi di luce, si nutriva di mostri marini e si abbeverava alle acque di un affluente del Giordano; spietato e dispettoso, fendeva le acque degli abissi più profondi causando tempeste e maremoti. Secondo un’altra leggenda il L. sarebbe stato il compagno designato di Behemoth, altro mostro biblico femmina che governava sugli animali grandi della terra, dal quale dio lo avrebbe separato per timore che l’enorme peso dei loro due corpi uniti gravasse troppo sulla terra e ne spezzasse la calotta. Un’immagine del L. con sette teste appare nei sigilli ittiti e nella mitologia ugaritica; lo stesso drago, sempre con sette teste, è stato trovato inciso sul pomo di una clava sumerica e su un sigillo del terzo millennio a.C. Un altro L. fu scolpito nella stele centrale della Menorah ebraica (candelabro del tempio) che si trova sul pannello sinistro dell’arco trionfale di Tito a Roma. Secondo il “Midrash Tehillim”, il L. fu ucciso da Dio con un calcio e servito al banchetto dei giusti. Ne riferiscono: Robert Graves e Raphael Patai in “Miti ebraici”; Mario Bacchiega in “Mostri dell’Apocalisse”.

LEZA (Africani). Ente Supremo venerato dai Bantù della Rhodesia del Nord. Entità celeste concepita come divinità preposta alle piogge fecondatrici. Secondo una credenza rhodesiana, i lampi appaiono quando L. spalanca la bocca, il tuono quando parla; l’arcobaleno sarebbe un sito colorato dove il dio si posa dopo la pioggia. Nel culto L. è associato al dio della Terra Bulongo.

LHA MO (Tibetani). Dio protettore dei lama supremi, è considerato il protettore della città santa di Lhasa. Nelle immagini è di colore azzurro e cavalca un mulo.

LIBANO v. Brathy.

LIBANZA (Africani). Deità Suprema venerata presso talune tribù indigene dello Zaire. Per la leggenda, L. puniva gli uomini che avevano trascurato i suoi ordini e disertato i suoi riti festivi, privandoli dell’immortalità di cui li aveva dotati.

LIBRO DEI MORTI (Egizi). Formulari magico-religiosi trascritti in un rotolo di papiro lungo quasi venti metri, che dal Nuovo Regno (1580 a.C.) in poi (verso il 1100 a.C.) si soleva riporre nei sarcofaghi accanto alle mummie affinché i morti se ne servissero durante il viaggio ultraterreno. Vergato in geroglifici, il libro conteneva una sorta di galateo sul comportamento da assumere dinanzi a Osiride, sovrano dell’oltretomba; racchiudeva inoltre formule utili a respingere le accuse dei quarantadue giudici del tribunale osirideo (v. Amenti). Per alcuni esegeti e glottologi, il”Libro dei Morti” qualifica l’antica letteratura funeraria degli Egizi nella quale vengono inclusi gli importantissimi “Testi delle Piramidi”, costituiti da lunghe iscrizioni geroglifiche su pareti sepolcrali di alcune piramidi relativamente alla fine del Regno Unito. Nel “Libro dei Morti” si narra la vita degli estinti passati nell’aldilà in un’epoca che va dal 2800 al 2300 a.C. e che in pratica comprende la Quarta, la Quinta e la Sesta dinastia faraonica. Un esemplare ben conservato, scritto su tela di lino, che sembra essere tratto dalla prima redazione, lo si ammira tutt’oggi nel Museo Egizio di Torino. Del complesso “corpus” letterario egiziano antico fa parte l'”Anduateo” o “Libro delle Porte”, analogo, per contenuti mistici, al “Libro dei Morti” e come quest’ultimo contenente formule magiche atte a preservare i defunti nell’aldilà.

LIBRO DELLE GUERRE DI YAHWEH (Semiti). Documento sacro prebiblico perduto insieme con il “Libro del Giusto”. Erano due poemi epici intorno alle peregrinazioni degli Ebrei nel deserto e all’invasione di Canaan.

LIBRO DELLE PORTE v. Libro dei Morti.

LIBRO DI ADAMO (Semiti). Prezioso documento etiopico del quinto secolo d.C., parallelo alle scritture midrashiche; contiene particolari sulla storia di Genun.

LIBRO DI ENOCH (Semiti). Testo della tradizione ebraica, contenente segreti cosmici. Compilato nel primo secolo a.C., è un’estrosa elaborazione di “Genesi”, 5,21-24.

LIBRO DI RAZIEL v. Raziel.

LI-CHING v. Li-szu.

LILIM (Semiti). Figli della demonessa Lilith, che appaiono sia nella mitologia ebraica sia in quella babilonese. I L. erano esseri malvagi dai quali era prudente stare lontani. In una benedizione sacerdotale che si trova nel “Targum Jerushalmi” si legge «Dio benedica ogni tuo atto e ti guardi dai L.».

LILI-MA-TEU (Cinesi). Dio cinese, patrono degli artigiani, degli orologiai in particolare. Secondo alcuni eminenti studiosi si tratta di una divinità realmente esistita, probabilmente un missionarioitaliano, certo Matteo Ricci, sinologo della Compagnia di Gesù, che recatosi in Cina nel sedicesimo secolo, acquistò tale fama ed onori da essere divinizzato. Il suo sepolcro è a Sciala. Tra la sua vasta opera: “Commentari della Cina” e le “Lettere”.

LILITH (Semiti). Demonessa palestinese che di notte rapiva i bambini per ucciderli, con preferenza per i maschi non ancora circoncisi (v. Naamath). In un rito un tempo seguito in molte comunità ebraiche si usava segnare col carbone, sul muro della stanza della puerpera, un cerchio entro cui era scritto: «Via, L.!». Ancora nel Medioevo gli Ebrei erano soliti proteggersi dai malefici di L. con speciali amuleti. Secondo un primitivo concetto giudaico della creazione L. fu la prima compagna di Adamo. Nella mitologia babilonese L. è un demone femmina al servizio della dea Anath. L. appare anche nella storia di “Gilgamesh e il Salice”, datata nel 2000 a.C., come un demone incorporato nel tronco di un salice di cui aveva cura la dea Inanna. I figli di L. si chiamavano Lilim. (V. anche Sansenoy.)

LINGAM (Indiani). Simbolo del fallo, emblema della potenza generatrice della natura, simbolo di Shiva, che come creatore assume il nome di Lingaray. Di introduzione relativamente recente, non è nominato nei testi vedici. Consiste in una colonna scolpita a immagine del fallo, entro la quale è collocata l’immagine di Shiva. Il culto del L. non è soltanto l’immagine del pene dell’uomo, ma la rappresentazione al naturale del fallo con il sesso femminile Yoni. Esistono parecchie sette consacrate al suo culto; i membri che le compongono portano l’immagine del L. appeso al collo e vivono completamente nudi nelle loro pagode. Quando girano per le strade suonano il campanello, e a quel segnale molte donne, anche quelle di alta casta, accorrono sollecite per toccare devotamente i genitali di questi religiosi (v. Ixsora).

LINGA-PURANA (Indiani). Un “Upa-Purana” (“Purana” minore), testo secondo cui esistevano una volta in India dodici enormi Lingam in dodici posti diversi. I più noti sono quelli di Benares, Kedarnath, Rameshvaram (v. Ixsora). Un L.-P. è dedicato al dio Shiva.

LINGARAJ v. Lingam; Shiva.

LI-SZU (Cinesi). Ministro di Shi-Huan-Ti (313 a.C.). Convinse l’imperatore a far bruciare tutti i libri esistenti in Cina, esclusi i manuali di medicina, di agricoltura e di arte divinatoria. Di questi ultimi sono giunti a noi soltanto due: il “Shu-ching”, o «Testo di storia», e il “Li-ching” o «Libro dei mutamenti». Il primo narra la storia dei primi cinque mitici imperatori, amalgamata a episodi apocalittici di là da venire. Il secondo, di chiara ispirazione taoista, presenta sessantaquattro ideogrammi basati su profezie, su imprese di personaggi mitologici e sulla distruzione del mondo alla fine della presente era, seguita da una parusia che segnerà la resurrezione degliuomini perfetti, i quali ripopoleranno il nuovo mondo.

LI-WU (Cinesi). Dio guardiano del paradiso Kun-lu. E’ rappresentato in forma di animale dal corpo di tigre, nove code e mascelle ferine in un volto umano.

LOKAPALA (Indiani). I quattro dèi protettori e reggenti del mondo; sono preposti ai quattro punti cardinali e hanno attributi simili ai quattro T’ien-wang cinesi e ai quattro Sitenno giapponesi (v. Guardiani del Cielo). Nei “Purana” i L. risultano dieci, otto nei “Tantra”. I tradizionali quattro L. sono: “Vaisravana”, guardiano del Nord, re degli Iaksi e delle Iaksine (semidèi e fate), venerato anche come dio della Ricchezza; “Dhritarastra”, guardiano dell’Est e re dei Gandharva, distinto da una specie di chitarra con cui comanda ai venti; “Virudhaka” custodisce il Sud ed è sovrano dei Khumbamda (gnomi goffi e obesi); “Virupaksha”, guardiano dell’Ovest, sovrano dei Serpenti Naga e anche appellativo di Shiva. Altro nome dei L. è Catur Maharajà. Secondo i Brahmani, Indra guarda I Est, Yama il Sud, Varuna l’Ovest, Kuvera il Nord. Ai quattro punti intermedi: sud-est, sud ovest, nord-est e nord-ovest, sono preposti, rispettivamente, Agni, Surya, Vayu e Soma. Molto importante è il rituale dedicato ad ogni singolo dio: ognuno di essi ha come assistente un elefante, compartecipe delle mansioni assegnate al dio, e che talvolta prende il nome L.

LOMBODARA v. Ganesha.

LONGHE v. Komba.

LOT v. Idith; Paltit.

LUBAGA (Africani). Secondo i Wahima, indigeni dell’Uganda stanziati presso il lago Vittoria, L. è il dio creatore e signore dell’universo. Non ha templi e non gli vengono offerti sacrifici.

LUBAGANDA (Mesopotamici). Genio protettore di Gilgamesh, secondo un’iscrizione trovata su di una tavoletta sumerica risalente al 2000 a.C. La versione contrasta con un’altra interpretazione del mito dell’eroe, che lo dice figlio della dea sumerica Aruru, la quale lo protesse e lo guidò in tutte le sue imprese.

LUCIFERO (Semiti). Nel “Targum” L. è identificato con Samaele; ambiguo personaggio dellatradizione ebraica, essendo talvolta il «re di tutti i demoni», talaltra «il più grande principe del cielo», governatore degli angeli e detentore del potere planetario. Nella tradizione più comune è l’angelo caduto «figlio dell’Alba» che nel giardino dell’Eden cospirò per la caduta di Adamo.

LUGAL-DU-KUDA (Mesopotamici). Una delle divinità emerse dal Caos nella più lontana era della creazione. In una tavoletta sumerica del sesto secolo a.C., scritta in babilonese, si legge: «Allora fu fatta Eridu, e fu costruita Essagil, dove, tra nebbie dell’abisso abita il dio Lugal-Du-Kuda». Secondo Berosso, sacerdote di Bel in Babilonia nel quarto secolo a.C., noto per i sommari sui miti della creazione, le formule scritte sulla suddetta tavoletta, scoperta a Sippar, sono state incise in occasione della purificazione di un tempio dedicato al dio Bel.

LUI-PAN (Cinesi). Divinità venerata come protettrice dei falegnami e dei mercanti.

LUNG-WANG v. Ngao.

LU-SING o LU-SEN (Cinesi). Personaggio realmente esistito intorno alla prima metà del secondo secolo a.C. Divinizzato dopo la morte per i meriti che si guadagnò in vita, divenne il dio protettore del guadagno. E’ rappresentato a cavallo di un cervo, animale a lui sacro e suo simbolo.

LU TUNG-PIN (Cinesi). Genio portafortuna, uno degli otto Pa-hsien che dall’Impero Celeste scende sulla terra per premiare i buoni e punire i malvagi. Secondo una leggenda popolare, L. T. p. fu in vita un giovane studente che, avendo preveduto per sé un futuro disastroso, implorò gli dèi di accoglierlo subito in cielo, e fu esaudito. E’ raffigurato in veste di letterato con in mano la spada magica volante della quale si servì per uccidere il terribile Drago Giallo.