MA 1. (Mesopotamici). La Gran Madre, personificazione della Fecondità della natura, venerata dai popoli della Cappadocia e del Ponto. Il suo culto, di carattere cruento (i sacerdoti si tagliuzzavano le membra per spargere il sangue tra i fedeli), fu introdotto anche a Roma dagli eserciti di Scilla. I Romani la identificarono con la dea Bellona. 2. (Indiani). V. Aditi; Lakshmi.
MAAT (Egizi). Divinità astratta della Verità e della Giustizia; figlia di Râ e sposa del dio Thot, col quale fa parte della Piccola Enneade. Insieme con lo sposo era membro del tribunale osirideo che giudicava i defunti nell’Amenti. E’ rappresentata in aspetto muliebre col capo sormontato da una piuma di struzzo, ideogramma del suo nome, oppure seduta col segno dell'”ankh” in mano. A M. venne consacrata la necropoli di Deir El-Medinet per volontà di Tolomeo Filadelfo.
MABELI v. Massim-Biambe.
MACHEMBA (Africani). Idolo dei Congolesi. E’ venerato sotto la figura di una stuoia la cui estremità superiore è bordata da una benda di stoffa dalla quale pendono piume, conchiglie, canne, ossa, sonagli e altri ammennicoli vari dipinti di rosso. Durante la festa annuale di M., il Ganga (sacerdote) tuffa un aspersorio in un liquido rosso e con esso spruzza i fedeli presenti, compresi i dignitari del paese e il loro seguito.
MACHYA o MACHYOI (Persiani). Secondo la mitologia persiana è la prima coppia umana generata dal sangue di Gayomart, primo essere vivente comparso sulla terra. Pur godendo della protezione divina i due si lasciarono convincere dagli spiriti del Male e conobbero il peccato.
MADANA (Indiani). Appellativo di Kama.
MADDON-PONGOL v. Pongol.
MADHAVA (Indiani). Appellativo di Krishna in qualità di avversario dell’Asura Madhu.
MADHUPRIYA v. Balarama.
MAGO (Semiti). Dio fenicio che insegnò agli uomini il sistema per riunirsi in villaggi e la maniera giusta per allevare gli animali. Secondo Filone, M. era in origine un nomade e smise di essere tale per aiutare l’umanità.
MAH (Persiani). Nome che gli antichi Persiani davano alla Luna venerata come divinità.
MAHABAD (Indiani). Il Noè indiano; progenitore degli uomini secondo un’interpretazione vedanta (v. anche Manu).
MAHABHARATA (Indiani). Poema epico imperniato sulla guerra dei Bharata e dei loro discendenti Panduidi, che si suppone abbia avuto luogo nel tredicesimo-quattordicesimo secolo a.C. Consta di diciotto capitoli e duecentoventimila versi; trattato di storia antica, compilato dal mitico Vyasa, dove si narrano tutte le vicissitudini della civiltà vedico-ariana; scritto in sanscrito e poi tradotto con varie modifiche in diverse lingue orientali. Sviluppando eventi e personaggi, questa vasta opera abbraccia quasi tutta la mitologia indiana, sovrapponendo esposizioni filosofiche a miti e leggende (v. Vyasa).
MAHADEVA (Indiani). L’epiteto, che significa «Grande dio», è attribuito al duplice aspetto di Shiva (Shiva-Rudra) in veste di capo supremo di tutti gli dèi. Per analogia, sua moglie Parvati prende il nome di “Mahadevi”, «Grande dea» (v. Devi).
MAHAKALA (Indiani). Altro nome di Shiva nella forma di distruttore. Il termine equivale a «Grande Tempo». Viene rappresentato con otto braccia, espressione terribile e una spada in grembo.
MAHALAKSHMI v. Lakshmi.
MAHAPRALAYA v. Shiva.
MAHA-PURANA v. Purana.
MAHASADASHIVA v. Shiva.
MAHASENA v. Kartikeya.
MAHAVIRA v. Rishaba.
MAHEN (Egizi). Il serpente che protegge il dio Sole Râ nel suo viaggio notturno agli inferi. Con il corpo assume l’aspetto di una barca per trasportare Râ e i suoi sacerdoti.
MAHES o MAHOSI (Egizi). Dio-leone, figlio della dea-gatta Bast. Fu ritenuto dio bellicoso e venerato a Leontopoli.
MAHESWARA v. Shiva; Trimurti.
MAHESWARI v. Sapta Matrica.
MAHISHA o MAHISHASURA v. Canda; Durga.
MAHISHASURAMARDINI v. Durga.
MAHOSI v. Mahes.
MAIA (Indiani). «Dea madre», Signora della sacra Trimurti. Divinità primigenia.
MAIDARIN (Mongoli). Uno dei più importanti Burcani dei Calmucchi, simbolo di sapienza e di forza. Il suo simulacro ha tre teste e dieci braccia.
MAITREYA (Indiani). Il Buddha del futuro. Per gli Indiani scenderà sulla terra dal paradiso dove ora dimora, per fondare una nuova era (v. Yuga) in un’epoca indefinita. Iconografato antropomorfo con un rosario e il loto.
MAITRI UPANISHAD (Indiani). La tredicesima delle “Upanishad” più antiche.
MAJESSOURA (Indiani). L’Aria divinizzata, considerata una delle tre potenze primigenie generate dal Creatore.
MAKARA (Indiani). Favoloso mostro marino coccodrillo-pesce, veicolo di Varuna e Varunani, e simbolo di Kama.
MAKKIR (Mesopotamici). Figlia di Shamash e di Aa. Dea misericordiosa, alla quale gli Assiri si rivolgevano con preghiere per essere raccomandati al Dio Supremo.
MALAKBEL (Mesopotamici). Divinità lunare presso gli Assiri che godeva di grande culto presso gli abitanti della città di Palmira, città del deserto siriaco. Gli Assiri, come altri popoli, consideravano la luna di sesso maschile.
MAMBRE’ “accento grave sulla e” (Semiti). Nella tradizione ebraica, valle della Palestina dove, ancora nel quarto secolo, mostravasi l’albero sotto il quale si credeva che Abramo avesse incontrato i tre angeli che gli annunciarono la nascita di Isacco. Secondo una tradizione, quell’albero esisteva sin dalla creazione del mondo. Secondo un’altra, invece, nacque dal bastone piantato da uno dei tre angeli ambasciatori, raggiunse una grande altezza e mai alcun fuoco o fulmine riuscì a distruggerlo.
MAMBRETE v. Jamnete.
MA-MIEN (Cinesi). Compagno di Niu-tou, entrambi segretari dei Ch’en-hwang, numi protettori delle famiglie e delle città. M.-m. è inviato sulla terra per accogliere le anime dei morti e portarle al tribunale degli inferi per essere giudicate. E’ rappresentato con testa di cavallo (v. Inferno 1).
MAMITU (Mesopotamici). Antica divinità assira protettrice dei neonati. Aveva il compito di assegnare loro il destino.
MAMMETUM (Ittiti). Divinità infernale. Dal nome che significa «Formatrice di destini», si potrebbe paragonare ad una Parca.
MAMMONE o MAMMONA (Mesopotamici). Dio assiro che presiedeva alle ricchezze. Milton nel “Paradiso perduto” lo annovera fra gli angeli ribelli e lo fa agire e parlare a norma del suo carattere.
MAMUCHI v. Indra.
MANAR SUAMY (Indiani). Divinità dalle origini incerte. Secondo alcuni è una forma del dio Shiva; i suoi sacerdoti, detti Putcharis, sono convinti di essere l’incarnazione del dio Subramanya (una forma di Shiva), ma il dogma non è accettato dai Brahmani. I templi dedicati a queste divinità sono piccolissimi e sorgono nei campi; all’ingresso di ogni tempio vi sono due statue rappresentanti ognuna il Buddha assiso. Dietro i santuari è visibile la colonna del Lingam che porta incisa l’immagine del dio Shiva circondato da dodici fanciulle vergini. I riti in onore di M. S. sono praticati dalla setta dei Choutri, e mai da quella dei Brahmani che ne disprezzano il culto.
MANASA (Indiani). Una Devi del Bengala sorella di Sesha, re dei Serpenti Naga.
MANASTALA (Indiani). Detto anche Simba, leone rappresentato nell’atto di sostenere la grande dea Devi.
MANDARA (Indiani). Il monte che Vishnù sradicò, con l’aiuto degli Asura e altre divinità, per adoperarlo come frullino nel mitico processo del Kurma-Avatara.
MANDODARI v. Ravana.
MANDUKYA (Indiani). Una delle tredici “Upanishad” antiche, detta «Upanishad del saggio M.», guida alla pratica della sacra sillaba Om (v. Aum) con cui nei riti indù si iniziano le invocazioni.
MANGALA v. Kartikeya.
MANGOLA DEVTA v. Lakshmi.
MANGUGHOSA v. Mangustri.
MANGUSTRI (Indiani). Divinità buddista della Saggezza e dell’Oratoria. Solitamente appare come un bel giovane con un libro e un fiore di loto un mano e una spada al fianco. Una rappresentazione lo mostra nella forma di “Mangughosa” assiso su un leone azzurro dalle fauci vermiglie spalancate. Nella forma di “Yamantaka” è dio terribile e vendicatore.
MANI (Mesopotamici). Dea assira protettrice delle partorienti, invocata all’insorgere delle prime doglie per ottenere un parto felice. Secondo la mitologia assira, la dea M. ricreò la razza umana, distrutta dal grande diluvio, con quattordici pezzi di fango fornitigli da Ea, dio assiro delle Acque.
MANMADIN e MANMATHA (Indiani). Il nome significa «Che eccita il cuore». Appellativo di Kama; molto simile al Cupido dei Romani e all’Eros dei Greci e come costoro rappresentato da un fanciullo con la faretra sulle spalle, arco e frecce nelle mani, con la differenza che l’arco è fatto di zucchero e le frecce di ogni sorta di fiori. Alcune immagini lo mostrano a cavallo di un bellissimo pappagallo variopinto. Testimonianze del culto di questo dio sono state trovate nella fortezza di Tardjeviero dove un’immagine rappresentante il giovane dio, a cavallo di un elefante, è formata da sette giovani donne poste in gruppo con tale maestria da formare l’immagine dell’animale e del dio che lo cavalca.
MANMATHA v. Manmadin.
MANTRA (Indiani). Ogni verso sacro del “Rig-Veda”.
MANU (Indiani). Mitico antenato della razza umana, l’Adamo indù, personaggio alquantocomplesso; da alcuni è ritenuto figlio di Brahma Svayambhu da cui prende il nome, da altri figlio di Surya che lo ebbe dalla moglie Sanjina-Saranyu, da altri ancora è considerato primo sacerdote fondatore della stirpe sacerdotale dei M. A lui si fa risalire il celebre «codice Manu», “Manu Samhita”, testo formato da centomila versi contenenti le regole sociali e morali degli Indo-Ariani. Nella mitologia indiana i M. sono quattordici, e tutti insieme formano un “Manvatara” (dalla radice “man”, «pensare») o «Eone di M.». In ordine cronologico i M. sono: 1. Svayambhuva, l’Unico, nato da se stesso; 2. Svarokisha; 3. Auttami; 4. Tamasa; 5. Raivata; 6. Chakshusha; 7. Vaivasvata, una specie di Noè, che si salvò dal diluvio grazie all’aiuto di Vishnù nel suo avatara di Pesce e poté provvedere alla continuazione del genere umano (v. Matsyavatara); per questo viene chiamato anche il M. progenitore dell’umanità o Satia Avatara; 8. Savarna, arriverà alla fine del presente “Kalpa”, un giorno della vita di Brahma che dura quattro milioni e trecentoventimila anni umani; 9. Dakshasavarna; 10. Brahmasavarna; 11. Dharmasavarna; 12. Savarna o Rudrasavarna; 13. Rauchya; 14. Bhauthya. Ne riferisce Angelo Morretta in “I Miti Indiani”.
MANZT v. Râ.
MARA (Indiani). Divinità della Lussuria e della Morte, personificatrice dei peccati a sfondo sessuale. Rappresentata con circa cento braccia a cavallo di un elefante.
MARAMBA (Africani). Idolo venerato dagli abitanti del Majamba, nel territorio di Loango. Gli venivano consacrati i fanciulli dall’età di dodici anni. Prima del rituale per la consacrazione dei novizi, il gran sacerdote provvedeva a far rinchiudere i giovani adepti in un luogo silenzioso e cupo per far loro osservare alcuni giorni di digiuno. Al termine della prova li conduceva dinanzi al dio e incideva sulle loro spalle due segni a forma di mezzaluna, poi li faceva giurare, sul sangue delle loro ferite, di serbare eterna fedeltà all’idolo. Come segno di iniziazione avvenuta, il gran sacerdote consegnava ai neofiti una scatoletta con le reliquie di M. Identico rito veniva praticato dai negri dell’Angola e dello Zaire; questi ultimi veneravano M. in una specie di tempietto dove il simulacro del dio era formato da un paniere. Per implorare protezione i negri si prostravano davanti al paniere pronunciando con reverenza parole di giustificazione per le colpe commesse, convinti che dopo quella confessione il dio facesse morire all’istante i colpevoli e vivere in completo benessere i meritevoli. Piccole immagini di M. erano onorate nelle case oppure tenute appese intorno al collo come amuleti. L’idolo stesso ovvero il paniere veniva portato in guerra alla testa delle armate. Era privilegio del dio avere il primo pezzo di pane e la prima tazza di bevanda che compariva sul desco del condottiero.
MARA SIMHA v. Vishnù.
MARDON v. Babele, Torre di.
MARDUK (Mesopotamici). Figlio di Ea e padre di Nabu. In origine fu patrono di Babel (Babilonia), in seguito, con l’aumentata sua popolarità, sostituì l’antico dio nazionale Enlil. M. fu anche dio dell’Universo, specialmente dopo la vittoria sulla demonessa Tiamat, che egli sconfisse, secondo la leggenda, proteggendosi con armi magiche e con un’erba legata al polso che lo rendeva invisibile. Secondo l'”Enuma elish”, M., dopo avere atterrato Tiamat, la legò con catene e vittorioso si eresse su di essa, poi ne sezionò il corpo in due parti e con esse creò il cielo, la terra ed i mari; impastando terra col sangue di Kingu, figlio di Tiamat, M. creò l’uomo. Il culto di M. durò incontrastato fino alla caduta del regno caldeo (520 a.C.). Ebbe un santuario in Babilonia (Esagila) e solenni feste nel corso delle quali si portava in processione la statua del dio insieme con quella della moglie Sarpanitu. Veniva rappresentato in figura di uomo d’aspetto vigoroso, con in mano lo scettro e la scimitarra.
MARIATALA v. Quedil.
MARICI (Indiani) Uno dei Rishi. Nei “Veda” M. è capo dei Marut; ha carattere bellicoso e viene rappresentato con tre teste, di cui una di scrofa, e sedici braccia tutte armate. MARISI-TEN (Giapponesi). Dea di origine indiana; personifica l’Aurora ed è patrona degli eserciti. E’ iconografata giovane e bella in costume giapponese antico.
MARKANDEYA (Indiani). Grande saggio filosofo, autore del “M.-Purana”, testo sulla mitologia sacra e profana dell’India antica.
MARMADA v. Ganga.
MARUT (Indiani). Dèi vedici delle Nuvole e dell’Atmosfera, leggiadri figli di Rudra, dio del Canto e dell’Adolescenza, ed ebbero a capo anche Indra e Marici. Nel “Rik” (primo “Veda”) leggiamo: «I M. sono maschi giovani di Rudra, gli Asura senza macchia; i purificatori, lucenti come soli, gocciolanti come soldati, di aspetto terribile; i giovani Rudra non invecchiati, uccisori di chi non dona, non avari, sono diventati grandi come montagne; anche se salde, tutte le case celesti e terrestri essi scrollano con la forza…» (trad. V. Papesso).
MARUTVAN (Indiani). Appellativo di Indra in veste di capo dei Marut.
MARZANA (Mesopotamici). Divinità assira, molto affine per attributi alla greca Afrodite.
MASAKA-YAMA-TSU-MI (Giapponesi). Dio dei sentieri impervi delle montagne. Fu creato, insieme con altre divinità dei monti, dal cosmogonico dio Izanagi quando uccise Kagu-Dzuchi per aver causato la morte di sua moglie Izanami.
MASEKHET v. Iuf-Râ; Râ.
MASHU (Mesopotamici). Altissima montagna, dimora degli uomini-scorpioni; l’attraversarono l’assiro Shamash e l’eroe Gilgamesh quando andò a trovare Utnapishtim.
MASSASSI v. Mwari.
MASSIM-BIAMBE (Africani). Dio supremo presso alcune tribù dello Zaire. E’ venerato come creatore del mondo e come colui che donò anima e soffio vitale al primo uomo, creato dal Principio maschio Mabeli e dal Principio femmina Febeli.
MATALI v. Indra.
MATARISVAN (Indiani). Genio benevolo messaggero di Visvavat, una forma di Surya. E’ portatore del fuoco (Agni), che fece conoscere agli uomini facendone apprezzare le qualità purificatrici. Dagli occidentali è considerato il Prometeo vedico.
MATRA (Persiani). Nome che i Persiani davano a Venere.
MATSYA (Indiani). Il primo avatara di Vishnù sotto le spoglie di pesce, trasformazione che il dio subì per salvare il Manu Vaivasvata progenitore del genere umano, dalla distruzione del diluvio universale (v. Manu). In questa sua prima discesa Vishnù è rappresentato metà uomo e metà pesce.
MATSYENDRANATHA (Indiani). Dio benevolo venerato dai Nepalesi come loro protettore e apportatore di pioggia. Gode di vasto culto popolare e ogni anno è onorato con solenni feste, processioni e danze.
MATTA (Indiani). Idolo mostruoso molto venerato a Negrachut, città del Decan a nord della provincia di Laos. Gli fu eretta una grande pagoda, che è tuttora meta di pellegrinaggio da parte di fedeli fanatici, alcuni dei quali si tagliano un pezzo di lingua per offrirla all’idolo.
MATZOU (Cinesi). Divinità da alcuni ritenuta una maga o una donna saggia e virtuosa che aveva fatto voto di castità. I Cinesi le hanno sempre reso onori divini e a tutt’oggi la rappresentano circondata di altre vergini che le sorreggono una specie di baldacchino.
MAWU (Africani). Dio supremo, creatore dell’universo presso gli indigeni Ewe dell’Africa centrale. M. è considerato anche il dio del Concepimento e come tale viene invocato col nome di Mawu Lisa dalle donne sterili per ottenere la fecondità (v. Nana-Bubuko).
MAYA (Indiani). Nella religione bramanica M. è l’apparenza, oppure la dea personificatrice dell’Illusione.
MBONGO v. Labaman; Woto.
ME (Mesopotamici). Termine usato dai Sumeri per indicare le forze soprannaturali che influenzano, in senso positivo e negativo, il comportamento delle divinità e dei mortali. Un’altra forza soprannaturale, che i Sumeri ritenevano simile al M., è il Nam, una specie di Fato.
MEER (Persiani). I Persiani davano questo nome a un essere angelico che aveva il compito di proteggere gli armenti e di tendere fertili i campi.
MEHIT (Egizi). Divinità astratta, personificatrice del Vento del Nord. In un’altra versione M. è dea leonessa. Identificata con Tefnut, è sposa di Shu. Ebbe culto particolare a This.
NE-HURT (Egiziani). Grande divinità cosmica detta l’Eterna Giovenca. Veniva rappresentata con corpo umano e testa taurina sormontata da piume e dal disco solare.
MELAMPADAM (Indiani). Il terzo paradiso, il più elevato di tutti, residenza dell’Ente Supremo Parabaravastu. In questo luogo di delizie sono ammessi soltanto coloro che hanno ben operato e condotto una vita irreprensibile sulla terra.
MELCHISEDECH (Semiti). Nella tradizione ebraica, re di Salem, sacerdote dell’Altissimo. Ospitò benevolmente Abramo dopo la liberazione di Lot, della sua famiglia e di numerosi altri prigionieri relegati a Hoab presso Damasco. Secondo un’interpretazione midrashica, sotto il nome di M., noto anche col nome di Adoni-Zedek, si sarebbe celato Sem, avo di Abramo, al quale insegnò i doveri del sacerdozio e consegnò in custodia le vesti di pelle di Adamo ed Eva donate da Dio.
MELCOM (Semiti). Dio degli Ammoniti identificato con Moloch. Salomone fece erigere in suo onore un tempio nella valle di Ennon; Manasse, re di Giudea, gli dedicò, nel tempio di Gerusalemme, un altare che fu in seguito demolito da Giosia, figlio ed erede di Manasse.
MELKART o MELQART (Semiti). Dio solare fenicio il cui nome significa «Signore della Città». Centro del suo culto fu Tiro, dove l’usanza di sacrificare bambini in suo onore continuò a lungo. M. fu considerato anche il dio della navigazione. Secondo il mito, per agevolare il passaggio delle navi dei suoi fedeli in Europa, il dio avrebbe formato lo stretto di Gades (Gibilterra) piantando due colonne fra l’Africa e l’Europa. Per questa leggenda, che richiama le eccezionali imprese dell’Eracle greco, i Greci lo denominarono Eracle Melicerte di Tiro. Analogamente ad altre divinità semitiche, M. venne poi identificato col dio Moloch.
MELLIH (Semiti). Antichissimo dio fenicio dei Mari. Era la personificazione del mestiere di navigante.
MELQART v. Mellkart.
MEMBRUMO (Semiti). Antichissimo dio dei Fenici. Nacque dai primi giganti che abitarono la terra in epoca mitica. Insegnò agli uomini il modo di coprirsi con pelli di animali e inventò il primo vascello ricavato da due tronchi d’albero. Quando morì, i figli gli consacrarono due informi pezzi di legno e di pietra e li fecero adorare come simulacri; in loro onore istituirono delle feste concadenza annuale. Primo esempio, si narra, di culto religioso reso ai saggi trapassati..
MENAVI (Islamici). Commentario mistico del “Gluchendras”, codice sacro dei Sufi. Nella prima parte vi sono descritti in termini estatici l’amore per dio e l’intima comunione col Creatore; nella seconda parte si narra della vanità del mondo, della dignità della virtù e della negazione del vizio. Complessivamente il testo rileva che la vita interiore consiste nella cognizione, nella purificazione e nella manifestazione; aggiunge che i tre precetti di Dio sono: l’alienazione dal mondo, il desiderio continuo di Dio, la perseveranza nell’orazione.
MENDA v. Nembda.
MENDES o MENDETE (Egizi). Nome col quale i Greci chiamarono l’antico Ba-Neb-Zedet, «l’Ariete signore di Zedet», dio della Fortuna, nel Basso Egitto. Gli Egizi lo adoravano rotto forma di un ariete, simbolo del principio della Fecondità della natura, nel tempio dell’Ariete. In una tavola isiaca M. è rappresentato con corna di caprone poste sopra quelle dell’ariete; in altre immagini ha quattro teste. Nella città di M., dove il dio era particolarmente venerato, non si immolavano mai caproni o arieti per timore che il dio si celasse sotto le forme di questi animali. Se per cause naturali una di queste bestie moriva i mendesi le prodigavano onori funebri e il lutto era generale. Secondo Erodoto, la parola “mendete” nell’antica lingua egiziana equivaleva a «becco». Secondo Strabone, M. era simboleggiato dal fallo: le donne egiziane, allo scopo di divenir feconde, si abbandonavano a riti licenziosi praticati presso il becco sacro onorato come dio della Fecondità.
MENG-PO NIANG-NIANG v. Inferno 1.
MENG-TIEN (Cinesi). Dio protettore degli artigiani; è considerato l’inventore del pennello che i Cinesi adoperano come penna, e venerato come patrono dei fabbricanti e venditori di simili oggetti.
MENOU (Indiani). Figlio di Brahma; è creatore e fondatore della giurisprudenza indiana.
MEN-SEN (Cinesi). Dèi protettori dei vestiboli delle case. Le loro immagini, che li mostrano come guerrieri dall’aspetto feroce, sono nere e rosse e ornano i battenti delle pone. Secondo la leggenda cinese, i M.-s. erano due generali vissuti all’inizio della nostra era; furono divinizzatidopo la morte perché liberarono il loro imperatore da un demone che lo perseguitava notte e giorno.
MENTU o MONTH o MONTU (Egizi). Dio guerriero tebano dal carattere bellicoso; fu in origine una divinità solare confermata dall’assimilazione con Râ nella forma di M.-Râ. Insieme con la sposa Rat-Taui (dea delle Due Terre) ebbe grande culto a Hermonthis e a Tebe, dove eclissò il dio Ammon durante la Dodicesima dinastia. Fu patrono eponimo dei faraoni dell’Undicesima dinastia, che da lui poi furono chiamati col nome di Monthuotep. Nel Medio Regno il dio venne rappresentato con la testa di falco sormontata dal disco solare. Numerose le rappresentazioni antropomorfe con gli attributi del guerriero. Quando riemerse il culto di Ammon, restò divinità principale di Hermonthis. Ramesses Secondo, ambizioso sovrano con spiccate doti di guerriero, si fece proclamare figlio di M. dio della Guerra, ed istituì un culto personale nella città di Medamut a lui consacrata.
MERGIAN BANOU (Persiani). Fata che compare spesso nelle leggende orientali; apparteneva alla stirpe delle Peri, nemiche dei Daevi. Costoro durante un’irruzione in Persia rapirono M. e la tennero in schiavitù; Demrush, cui ella toccò nella spartizione del bottino, tentò di sedurla, ma essendo stato disprezzato la maltrattò e la rinchiuse in una caverna della montagna di Cof. M. rimase lì fino alla sconfitta del suo persecutore, il quale fu poi ucciso da Thabamurath, che le rese infine la libertà. Morto il suo liberatore durante un conflitto, M., desolata, abbandonò la Persia per l’Europa dove divenne famosa come Mergianna o Margiana. Da questo nome gli antichi scrittori hanno formato il mito della fata Morgana.
MERITSEGERT v. Mersegert.
MERODACH (Mesopotamici). Mitico re assiro divinizzato. Secondo alcuni studiosi sarebbe il dio Marduch, chiamato M. dagli Ebrei quando erano schiavi in Babilonia.
MEROITICHE (Egizi). Deità egizie venerate a Meroe (antica Miriuat), un tempo centro culturale del dio Ammon. Furono oggetto di culti barbarici e di sacrifici anche umani. Una delle M. è iconografata a guisa di divinità indiana: tre teste e quattro braccia in un corpo leonino, ma con le corone dell’Alto e del Basso Egitto. I sacrifici umani in onore delle divinità M. sopravvissero fino al secondo secolo a.C.
MERSEGERT o MERITSEGERT (Egizi). Dea-serpente preposta alla necropoli di Tebe. Faceva parte del corteo di Osiride presso il quale intercedeva per ottenere il perdono dei peccati. Nelleiconografie appare insieme a Ta-Urt, dea-ippopotamo con sul capo una parrucca sormontata da corna di vacca racchiudenti il disco solare. Suoi centri di adorazione furono Neir e Medinet.
MERU (Indiani). Monte favoloso, l’Olimpo indiano, che i settari indù credono sia posto al centro della terra.
MESARUM (Mesopotamici). Entità astratta personificante il Diritto, figlia di Shamash e di Aya.
MESHA e MESHANE’ “accento grave sulla e finale” (Persiani). Progenitori del genere umano; furono indotti a peccare dal malefico Ahriman.
MESKHENET (Egizi). Dea egizia patrona dei parti; ebbe culto già molto diffuso nell’Antico Regno, come testimonia un papiro di Berlino che fa riferimento a questa divinità in occasione della nascita dei primi tre faraoni della Quinta dinastia. Al suo culto erano associate le dee Heket, Hathor e Iside, anch’esse preposte alle nascite. Iconograficamente ha l’aspetto muliebre col capo sormontato dal suo ideogramma oppure ha la figura di un mattone dalla testa di donna, per simboleggiare l’usanza delle donne egiziane di accucciarsi due mattoni al momento di partorire. M. era invocata per alleviare le doglie e a protezione del neonato.
MESLAM v. Nergal.
MESTI v. Amsit-Mesti.
MEZULLAS (Ittiti). Dea assira venerata dagli Ittiti; era creduta figlia di un dio della Tempesta e le si attribuiva la facoltà di agire da intermediaria fra gli dèi e gli uomini.
MI-HUEN T’ANG v. Inferno 1.
MILCOM (Semiti). Antico dio degli Ammoniti. Salomone gli eresse un tempio nei pressi di Gerusalemme, dove ebbe culto assieme a Camosh, dio dei Moabiti.
MI LEI-FU (Cinesi). Dio di matrice indiana. Corrisponde al buddista Maitreya ed è rappresentato obeso e accoccolato. E’ patrono degli orefici.
MILITTA (Mesopotamici). La Venere assira detta anche “Belit” e identificata con Ishtar. Occupava un posto elevatissimo anche nel pantheon delle vicine popolazioni semitiche e veniva identificata con l’Astarte dei Fenici, con l’Alilat degli Arabi e con la dea Siria di Ieropoli (Siria), con gli stessi strani riti della prostituzione sacra di chiara origine babilonese; riti che si praticavano anche in Palestina in una festa che la Bibbia chiama col nome di “Secoth-Beneth” («le tende delle fanciulle»). In onore di M. le donne di Babilonia erano tenute, almeno una volta nella loro vita, a giacere con un forestiero nel tempio della dea. Secondo una legge templare di allora, la donna non poteva tornare a casa fintantoché un forestiero non l’avesse posseduta e non le avesse gettato in grembo una moneta sussurrandole la forma rituale liturgica: «Io imploro la dea M. per te». La moneta essendo creduta sacra non poteva essere rifiutata, né la donna poteva respingere l’uomo che le si accostava: aveva l’obbligo religioso di accoppiarsi con lui e dopo l’amplesso, di compiere riti speciali in onore della dea. Il rito della prostituzione sacra viene più circostanzialmente descritto dal profeta Baruch (6,42-43), dove si narra che «le donne, cinte di corde, siedono per le strade e bruciano crusca. Quando qualcuna di esse, tratta in disparte da qualche passante, ha dormito con lui, disprezza la sua vicina perché non fu stimata come lei e perché la sua cordicella non fu spezzata». Le corde che cingevano i fianchi delle donne del tempio venivano sciolte al momento di pronunciare la formula di M. Secondo l’interpretazione di alcuni studiosi, la corda costituiva un simbolo di castità visibile che l’ospite aveva l’obbligo di sciogliere prima dell’amplesso. Probabilmente la cintura di castità, giunta sino a noi, e il “cingulum puritatis” che legava i lombi dei religiosi hanno la loro origine in queste cerimonie di trenta o quaranta secoli prima di Cristo. Ne riferisce G. Furlani in “Riti Babilonesi e Assiri”.
MIN (Egizi). Antichissimo dio egizio della fecondità venerato nella città di Koptos (odierna Kaft) e a Kemnis. Era rappresentato itifallico, di colore azzurro e ornato di piume; fu spesso identificato con Horo o con Ammon, fondendone l’immagine antropomorfica col membro eretto, il braccio alzato a sostenere il “flagellunn”, e un copricapo con due piume. Vi è chi sostiene che M. fosse in origine l’antico nome del Sole. In epoca storica M. divenne divinità agricola preposta ai campi, e siccome da Koptos, città ai margini del deserto, si dipartivano le pericolose piste che portavano al mar Rosso, M. divenne anche il protettore dei carovanieri. Il suo culto fu molto diffuso in quasi tutto l’Egitto e anche in Grecia dove, per analogia, venne identificato col dio Pan. Gli antichi Egiziani gli dedicarono una grande festa annuale che rivive nelle iscrizioni dei templi del Nuovo Regno quali il Ramesseum e quello di Ramesses Terzo a Medinet-Habu, e lo raffigurano assieme al faraone nell’atto di ricevere una pianta afrodisiaca. L’animale sacro a M. era il toro bianco (simbolo anch’esso di fecondità), che veniva sacrificato nel corso delle celebrazioni annuali. Anche l’altare di M. aveva forma allungata, ricollegandosi con tutto il resto alla concezione della fecondità.
MINAKSHI v. Ganga; Shiva.
MIOH (Giapponesi). Antichissima divinità dell’ordine dei Kami, venerata come divinità tutelare della setta shintoista dei Fochessani.
MIROKU (Giapponesi). Dio buddista di origine indiana, emulo di Mi Lei-fu e come lui paragonato al Maitreya indiano. Viene raffigurato in atteggiamento assorto, assiso su un fiore di loto.
MIRU-ME v. Emma-O.
MISHNAH v. Talmùd.
MISOR v. Sydik.
MITHRA (Persiani). Antichissima divinità avestica del gruppo degli Izad, il cui culto (mitraismo) si diffuse anche in Occidente, affermandosi largamente a Roma nel primo secolo a.C., dove M. venne confuso col simbolo della luce solare fecondatrice della natura. Secondo Erodoto, M. era la Venere celeste o l’Amore principio delle generazioni e della fecondità che perpetua e ringiovanisce il mondo; probabilmente la definizione di Erodoto derivò dal fatto che i Persiani dettero l’epiteto di M., originariamente “Mitri” (Amante), alla dea dell’Amore, come pure lo dettero al Sole per rimarcarne il beneficio della sua azione sul mondo intero. I Romani adottarono questo dio persiano nello stesso modo che avevano adottato quelli greci e di tante altre nazioni. A loro si deve l’esistenza di monumenti e immagini di M., poiché di immagini persiane non ne esiste alcuna. Nelle più note rappresentazioni greco-romane il dio è raffigurato giovinetto con berretto frigio, tunica e mantello drappeggiato sulla spalla sinistra, in ginocchio sopra un toro abbattuto, simboleggiante la forza del Sole quando entra nel segno del Toro. In genere l’immagine più conosciuta di M. è quella che lo rappresenta assieme ad altri animali che sembrano aver relazione con altri segni dello zodiaco. Il fatto che a Roma M. fosse il simbolo del Sole ci viene confermato dall’iscrizione: «Al dio Sole, l’Invincibile M.», incisa su alcuni monumenti romani. Secondo Plutarco, il culto di M. passò in Italia al tempo della Guerra dei pirati (687 a.C.) e vi divenne celebre negli ultimi secoli dell’Impero. Il culto di M., prima di passare in Grecia e a Roma, si era diffuso tra i Persiani in Cappadocia, dove Strabone afferma di aver veduto un gran numero di sacerdoti mitriaci. Gli Egiziani confusero M. con Osiride, specialmente dopo la diffusione dei misteri mitriaci in Egitto. Di questi si conosce ben poco: sappiamo che avvenivano in grotte o cunicoli scavati appositamente (mitrei), dove i proseliti potevano accedere solo dopo prove severissime (digiuni, tormenti e penitenze maceranti), cui seguiva il battesimo consacratocol marchio sulla fronte del neofita. Secondo Strabone, a M. si immolavano anche vittime umane. (V. la voce Mithra nella sezione prima.)
MITRA (Indiani). L’equivalente del Mithra avestico, dio del Sole, uno dei dodici Aditya col compito di mantenere l’ordine dell’universo; poiché ha anche mansioni di regolatore dell’ordine spirituale e morale, M. viene considerato il dio dell’Amicizia, della Fedeltà e dei Patti; viene anche chiamato l’Amico e come tale è connesso a Varuna, a Savitri e a Vishnù che hanno gli stessi attributi. A M. dio solare è dedicato un inno del “Rig-Veda”. Similmente a Varuna cui è più affine che come dio nella forma di Mitravaruna sorregge il “dharma” dell’universo, M. custodisce le leggi del “ritamdharma” (v. Ritam) ossia l’ordine spirituale e morale del Tutto, mediante la potenza magica del Cielo-Padre Dyaus. Nell'”Atharvaveda” M. personifica il Giorno che nasce, mentre Varuna rappresenta la Notte. Ne riferiscono: Joseph Campbell in “The Masks of God”; Angelo Morretta in “Miti Indiani”.
MITRAVARUNA v. Mitra; Varuna.
MITSUHA-NO-ME (Giapponesi). Una delle numerose divinità che proteggono le acque.
MI-UA v. Ika-Zuci.
MI-WI-NO-KAMI (Giapponesi). Il nome significa «Dio delle splendide fonti», viene dato ad una divinità che ha il compito di proteggere le fontane e i pozzi.
MNEVIS (Egizi). Versione greca di “Meru-Hur”, il sacro toro venerato a Heliopolis, il cui culto presenta caratteristiche molto simili a quello del toro Api, dal quale venne col tempo sostituito. Era sacro al dio solare Râ cui veniva sovente collegato. M. doveva essere di colore nero, irto di pelo e di considerabile grandezza. Come Api, aveva anch’esso una corte di vacche sacre. Veniva rappresentato come un toro nero rampante su un insegna sacra.
MOANZI v. Mokisso.
MOCURIS o MOKURIS (Indiani, Giapponesi). Dio di origine indiana. Propagò la dottrina di Amida. Dalle coste del Malabar e del Coromandel dove le sue predicazioni ottennero molto successo, M.si spostò in Cina e in Giappone fondendo numerose sette e accogliendo un gran numero di proseliti.
MODIMO (Africani). L’Essere Creatore del mondo presso i Cuana della zona centrale del Sud Africa. In origine fu una divinità solare.
MOHINI (Indiani). Dea che Vishnù sprigiona da se stesso per disorientare gli Asura, allo scopo di rapir loro il nettare dell’immortalità (v. Amrita) di cui si erano impossessati.
MOKISSO (Africani). Dèi o geni subordinati al dio supremo rappresentati sotto forma di vecchi vasi semisepolti sormontati da una freccia sostenente una corda da cui pendono molte foglie. Uno dei più celebri M. si trova a Moanzi. Per coloro che bramano vedere il M. è d’obbligo avere un braccialetto di rame e far voto di non mangiare in pubblico le noci di cocco. I negri del Congo credono che i M. possano castigare e togliere loro la vita qualora essi non adempiano i loro doveri. Nel passato i Congolesi davano il nome di M. al loro sovrano, gli attribuivano poteri sovrannaturali come quello di far cadere la pioggia, dare la morte a centinaia di uomini, trasformarsi in bestia feroce, piegare la zanna di un elefante e farne un nodo. I M. vengono rappresentati con simulacri di legno o di pietra sistemati nei templi o nei crocevia dei sentieri di campagna. In loro onore si fanno offerte votive e sacrifici propiziatori. Alcuni di loro sono venerati sotto le sembianze di animali della campagna o di uccelli.
MOKURIS v. Mocuris.
MO-LI (Cinesi). Nome collettivo delle quattro statue di guerrieri poste a guardia dei templi e dei monasteri; rappresentano quattro personaggi, protagonisti di memorabili imprese; essi sono: Mo-li-hong; Mo-li-bai; Mo-li-sour e Mo-li-tsing; sono originari dell’India e derivano dai Lokapala indiani.
MO-LI-HAI v. Mo-li.
MO-LI-HONG v. Mo-li.
MO-LI-SOUR v. Mo-li.
MO-LI-TSING v. Mo-li.
MOLOCH (Semiti). Principale divinità degli Ammoniti che la rappresentavano metà uomo e metà vitello. Secondo i rabbini la statua di M. era di bronzo, e dello stesso metallo era il trono su cui il dio sedeva con le braccia tese nell’atto di ricevere. I barbari riti in nome di M. si svolgevano nella valle di Hinnon, presso Gerusalemme, luogo prescelto dai sacerdoti del dio per immolare i fanciulli. Il sacrificio dei giovinetti, con preferenza per il primogenito, era molto frequente nell’antica Palestina; esso veniva praticato non solo dagli Ammoniti che donavano i loro figli al mostruoso M., ma anche dai Moabiti: il loro re Mesha fece bruciare vivo il suo primogenito in onore del dio Chemosh, altro mostro divino il cui culto veniva sovente associato a quello di M. (“Levitico” 20,2). Per la cerimonia sacrificale gli Ammoniti accendevano un gran fuoco all’interno della grande statua di bronzo e quando essa era rovente ponevano tra le braccia dell’idolo la sventurata vittima. Per coprire le urla strazianti dell’immolato i sacerdoti facevano suonare tamburi o altri strumenti a percussione. Secondo un’altra versione, l’idolo aveva le braccia pendenti verso il suolo affinché il fanciullo, appena deposto fra le sue braccia, cadesse nei fornelli accesi ai piedi del bronzeo idolo e bruciasse immediatamente. Gli esseri umani non erano i soli ad essere sacrificati nel rito propiziatorio di M. Secondo una sconcertante versione dei rabbini, all’interno della statua del dio vi erano praticate sette grandi nicchie; la prima e la seconda erano riservate alle offerte votive di cibi, la terza ad un agnello vivo, la quarta ad un ariete, la quinta a un vitello, la sesta a un bue e la settima a un fanciullo. Questa versione si accorda con la credenza degli Ammoniti secondo i quali M. venne sulla terra a rappresentare i sette pianeti; a ciascun pianeta i fedeli offrivano le vittime che la superstizione aveva consacrato. Ne riferiscono: Robert Graves e Raphael Patai in “Miti Ebraici”.
MONCHIR e NECHIR (Islamici). Angeli che secondo una credenza musulmana hanno il compito di tormentare i defunti reprobi (v. Adab-al-Cabr). Sono orribili d’aspetto e la loro voce è simile al tuono. Quando ritengono che il morto debba appartenere all’inferno lo percuotono con una spranga di ferro arroventata e lo seviziano.
MONJU BOTSU (Giapponesi). Divinità buddista preposta alla Saggezza, all’Intelligenza ed alla Comprensione. Corrisponde all’indiano Mangustri ed è rappresentato accanto ad un leone, con in mano un libro e la spada dell’intelligenza, per significare che queste cose un giorno gli permetteranno di eliminare gli ostacoli che si frappongono fra Dio e l’Illuminato (Buddha).
MONSIGNOR BIANCO e MONSIGNOR NERO (Cinesi). Due geni benevoli che sorvegliano i bastioni e i fossati; il primo fa la guardia di giorno, il secondo di notte. Fanno parte del seguito dei Ch’eng hwang che proteggono le città.
MONSOROVAR (Indiani). Lago sacro situato alle falde del monte Kailasa nell’Himalaya; luogo di delizie consacrato al dio Shiva.
MONTAGNA OCCIDENTALE (Egizi). Designa la valle dei morti, identificata nella necropoli di Tebe. E’ riprodotta su molti papiri e sarcofaghi nella forma di Sacra Vacca emergente dal regno della morte.
MONTH v. Mentu.
MONTU v. Mentu.
MORDAD v. Abu Jahia.
MORINO (Africani). Divinità principale dei Baciuana, tribù dei negri Bantù nel Sudafrica.
MOT (Semiti). Dio palestinese personificante la Siccità; figlio di El. Secondo la leggenda, uccise Ba’al perché ostacolava i suoi rapporti con la di lui sorella Anath; fu nemico di Alein, dio fenicio delle Fonti e dei Ruscelli, col quale sosteneva ogni anno un duello rimanendo sempre ucciso. Il mito vuole significare la vittoria dell’umidità e della frescura sulla siccità e sul calore estivo. Su alcuni bassorilievi orientali, M. appare con l’amante Anath nuda e quasi sospesa in aria, mentre osserva il dio che uccide il proprio gemello Aliyan. In epoca tarda M. venne confuso con Yahweh.
MOUNI e CATERI (Indiani). Spiriti leggendari che non compaiono nei libri sacri. Sono incorporei ma prendono le forme più varie secondo le circostanze; girano di notte e infastidiscono gli uomini facendoli cadere nei precipizi, nei pozzi e nei fiumi; si trasformano in lumi, in case e in animali per far smarrire i viandanti per poi sorprenderli e ucciderli. Gli Indiani li temono, ma per propiziarseli innalzano in loro onore statue colossali che venerano con preghiere.
MOUTH (Semiti). Per i Fenici era il dio dei morti; sinonimo di Ades, signore assoluto del regno degli inferi.
MRIGANGA v. Chandra.
MUDRA (Indiani). Gesto rituale degli dèi e della danza sacra indiana dal significato arcano; detto anche “hasta” (v. Namaskara Mudra).
MUGU v. Tore.
MUKALINDA v. Kundalini; Nagadeva.
MUKASA (Africani). Dio della Tormenta, venerato e temuto dalle tribù dei Ganda, nell’Angola.
MUKTAKESI (Indiani). Uno dei tanti appellativi della dea Kalì.
MUKURU (Africani). Secondo gli Herero, popolo della costa occidentale del Sudafrica, è il primo uomo venuto sulla terra. E’ venerato come Essere Supremo venuto dal cielo e come patrono dei fenomeni atmosferici.
MULLAUM (Indiani). Antichissima cerimonia che si celebrava per l’arrivo dell’autunno. E’ la più solenne festa indù, celebrata con rappresentazioni di combattimenti fra dèi e demoni; durava dieci giorni.
MUMAYADO v. Shotoku-Daishi.
MUMBO JUMBO (Africani). Misterioso idolo dell’Africa centrale, inventato dai mariti per tenere sottomesse le loro donne. E’ paludato di una lunga veste di scorza d’albero e porta un berretto di paglia; è alto circa nove piedi ed è abilissimo nell’emettere suoni umani incomprensibili, specialmente durante la notte quando l’oscurità agevola l’imbroglio. Le donne lo credono un dio vendicatore e lo temono. Quando gli uomini fanno lite con le loro mogli, si rivolgono a M. J. che per norma decide la questione a favore dei mariti. Il negro che agisce sotto questa maschera mostruosa gode della massima autorità e di gran rispetto; guai a chi osa presentarsi davanti a luia capo coperto. Quando le donne lo vedono o lo sentono, fuggono e si nascondono; i negri che conoscono la vera identità dell’idolo fanno solenne giuramento di non rivelarlo mai alle donne, pena la morte. Quasi tutte le città e i villaggi posseggono un’immagine di M. J. Durante il giorno il M. si nasconde in qualche luogo vicino all’abitato, in attesa della notte, tempo propizio alle sue recitazioni. Nel 1927, un re di Hagra, reo di aver rivelato il segreto a una delle sue spose, fu pugnalato a morte dai capi del villaggio, ai piedi dell’idolo emanatore della sentenza.
MUNDA v. Camunda.
MUNGU (Africani). Dio supremo dei Pigmei del Congo settentrionale. Viene onorato come il protettore delle anime dei buoni e invocato durante l’esecuzione di qualsiasi lavoro.
MURI-MURI v. Tore.
MURU (Indiani). Mitica tribù nemica dei krishnaiti; fu distrutta dallo stesso dio Krishna.
MURUDASH (Mesopotamici). Antichissimo dio assiro, identificato con il dio della guerra Ninurta.
MUT (Egizi). Dea Madre Signora di Tebe, moglie di Amon Râ, assimilata alla greca Era. Ebbe culto importante durante il Nuovo Regno e le fu consacrato un lago a Karnak, fatto scavare appositamente dal faraone Amenhotep Terzo. Nelle iconografie appare in aspetto muliebre con copricapo a forma di avvoltoio, oppure come un avvoltoio, ideogramma del suo nome. Dal Medio Regno in poi l’immagine di M. appare con testa di leonessa o di gatta. Gli Egizi le consacrarono una località presso Tebe detta Asher, dove ebbe culto assieme a Khonsu e Ammon.
MUTO DELLA TERRA v. K’nei-sing.
MUTTONE v. Didone.
MUYALAKA (Indiani). Mostriciattolo o demone nano, forse un Asura maligno, che nelle immagini appare schiacciato sotto i piedi di Shiva Nataraja.
MWARI (Africani). Secondo i popoli della zona centrale del Sudafrica, è la creatrice del primo uomo Mwetsi, e della prima donna Massassi.
MWETSI v. Mwari.
MYOGO-TENSI (Giapponesi). Il termine designa l’«Angelo della Stella Mattutina», una divinità minore venerata come protettrice dei viandanti onesti e dei monaci buddisti.
MYOKEN (Giapponesi). Dea venerata dalle sette buddiste. Come protettrice dei viaggiatori notturni viene identificata con la Stella Polare.
MYO-O (Giapponesi). Il loro nome significa «Signore della Luce» e indica le manifestazioni spietate emanate dalla volontà del Nyorai. I loro nomi sono: Fudo, Gozanze, Gundari, Dai-Itoku, Kongo-Yasa.