NAAMATH (Semiti). Nella tradizione ebraica, è la demonessa sorella di Tubal Cain. Secondo una tradizione, N. fu con Lilith una delle prime donne accoppiatesi con Adamo; dall’unione di Adamo con le due demonesse sarebbe nato Asmodeo assieme ad altri demoni che ancora oggi impiagano, tormentandola, l’umanità peccatrice. In epoche successive N. e Lilith si presentano quali sacerdotesse della prostituzione sacra. Altri studiosi vedono in N. e Lilith due singolari strangolatrici di innocenti fanciulli e speciali seviziatrici dei maschi adulti da loro sedotti nel sonno. Nella “Genesi” (4,22) N. è figlia di Lamech.
NAANI FRATO RANI (Indiani). Uno degli angeli custodi della Terra presso i Siamesi. Con altri suoi simili ardì divenire dio mediante le osservazioni scrupolose di alcune pratiche divinatorie o mistificatrici.
NABU o NEBO (Mesopotamici). Dio dell’Intelligenza, inventore dell’astronomia. N. nacque dal dio Marduk, fu sposo di Tasmetum ed ebbe l’incarico di segretario generale per gli affari celesti degli dèi. Tale carica gli procurò il titolo di «Patrono dei destini dei terrestri» con la facoltà di iscriverne la nascita o la morte sui libri celesti, allungandone o abbreviandone l’esistenza. Godeva di vivo culto a Borsippa presso Babilonia, dove lo si raffigurava con sembianze umane.
NAGA (Indiani). 1. Termine sanscrito che indica una favolosa popolazione di uomini-serpenti governati da Vasuki o, secondo il “Mahabharata”, da Takshaka; ne è indicato come sovrano anche Virupaksha (v. Lokapala). Janamejaya fu il re che ne decretò lo sterminio. Mostri con testa d’uomo, corpo serpentino con coda lunghissima, sono d’indole malefica, ma possiedono la facoltà di accordare l’invisibilità ai loro protetti devoti: dimorano nel Patala sotto le viscere della terra assieme alle Nagini, affascinanti sirene della giungla che custodiscono tesori indescrivibili. In India il culto dei N.-Serpenti è tuttora vivo, specie nella parte meridionale (Banyan) dove i loro simulacri sono appesi alle fronde degli alberi oppure posati su terre incolte, dominii ad essi riservati perché non nuocciano agli uomini. 2. Nell’India del Nord i N. Dravidiani, uomini delle giungle, furono grandi medici che usarono il veleno come rimedio per curare le loro popolazioni. (Per entrambi i significati v. Anuman.)
NAGADEVA (Indiani). Dèi Naga, benevoli e talora malevoli. Vritra e Kaliva sono i N. maligni sbaragliati da Indra e Krishna. Vasuchi, invece, messo in azione da Vishnù nel processo delKurma-Avatara, è innocuo. Mukalinda, simbolo della Kundalini, ridesta le forze occulte nell’essere umano e genera benessere. Secondo gli Indiani, il simbolo più suggestivo dell’India preistorica è il Naga Reale, l’Antenato per antonomasia. Ma l’immagine più affascinante dei N è palesata dai numerosi Nagakkal del Sud, piccoli monoliti appena abbozzati, posti intorno agli alberi in qualità di dèi tutelari contro il veleno inteso anche come morbo della civiltà contemporanea. Ai N. è dedicata la festa del Nagapanchani, celebrata in luglio e agosto. Ne riferiscono: G. B. Dasgupta in “Obscure Religious Cults”; Angelo Morretta in “Miti Indiani”.
NAGADVIPA (Indiani). Il paese del popolo Naga, sinonimo della regione degli Inferi.
NAGAKKAL v. Nagadeva.
NAGANTAKA (Indiani). Altro appellativo di Garuda, re degli uccelli e veicolo di Vishnù.
NAGAPANCHANI v. Nagadeva.
NAGAPUTHCE (Indiani). Festività indiana celebrata comunemente dalle donne. Consiste nel bagnare alcuni simulacri di pietra raffiguranti il Lingam, posti fra due serpenti, e nel bruciare legni resinosi al fine d’implorare con il pianto dagli dèi una copiosa prole e una lunga vita per i propri mariti, non senza il beneficio della ricchezza. Dopo la cerimonia i vari Lingam vengono riposti sotto gli alberi in attesa che le donne li prelevino per nuovi riti propiziatori.
NAGARAJA’ (Indiani). Re dei Serpenti Naga, considerato onnipotente.
NAGASTRA v. Ravana.
NAGA-SUNE (Giapponesi). Capo dei guerrieri Tomi, nemici di Gimmu Tenno. Quest’ultimo attaccò e vinse N.-S. per vendicare la morte del fratello Itsuse. Nel “Nihongi” si legge che in quella battaglia il cielo si oscurò, un aureo falco calò dal cielo andando a posarsi sullo scudo dell’imperatore Gimmu, abbacinando gli occhi dei militi alle dipendenze di N.-S.; costoro, terrorizzati, presero la fuga in preda al panico. Dal mito di N.-S. deriva il falco aureo inciso sulla medaglia al valore militare dei Giapponesi.
NAGINI v. Naga.
NAHUMAN v. Rimmon.
NAHUNTE (Mesopotamici). Dio assiro del Sole e della Giustizia. Ebbe grande culto presso gli Elamiti.
NAINET v. Nun.
NAI-NO-KAMI (Giapponesi) Divinità venerata e temuta come nume che presiede alle manifestazioni telluriche.
NAKA-WATA-TSU-MI (Giapponesi). Dio marino dominatore della parte centrale del mare. La superficie e i profondi abissi erano governati da due altri dèi.
NAKA-YAMA-TSU-MI (Giapponesi). Uno degli dèi che Izanagi creò dal sangue di Kagu-Dzuchi dopo averlo fatto a pezzi per aver ustionato a morte la madre Izanami al momento della nascita. E’ preposto alla salvaguardia dei pendii montani.
NAKSHATRE (Indiani). Figli del dio vedico Daksha, la metà maschile del dio Brahma manifesto.
NAKULA v. Panduidi.
NALA (Indiani). Costruì il Nalasetu o «Ponte di Rama», per poter espugnare la città di Lanka nel reame di Ravana. A Rameshvaram esiste un grande tempio dedicato a Rama «Signore del Ponte». N. era anche un mitico re delle regioni del Nisadha, figlio di Virasena. Insieme con la moglie Damayanti compì imprese avventurose che sono narrate nel terzo libro del “Mahabharata”.
NAM v. Me.
NAMASKARA MUDRA (Indiani). Saluto indiano fatto con le mani giunte; Mudra sono i gesti degli dèi e delle danzatrici; ogni gesto ha un suo proprio significato arcano.
NAMBI v. Kintu.
NAMTAR (Mesopotamici). Demone assiro della peste, messaggero della dea Ereskigal, con l’incarico di spargere la peste fra i mortali allo scopo di ripopolare il tenebroso regno d’oltretomba della sua regina.
NANA (Mesopotamici). Remota dea sumera della Fecondità con tratti comuni alla dea Ishtar, promotrice dell’amore sessuale; perciò godeva di culto licenzioso, caratterizzato dalla prostituzione sacra.
NANA-BUBUKO (Africani). Per gli indigeni dell’odierno Benin, nell’Africa occidentale, simboleggia l’Energia Creatrice generante l’Intelligenza, Tale divinità è detta anche Mawu-Lisa ossia entità androgina formata da Mawu (Principio femminile) e da Lisa (Principio maschile). Mawu rappresenta la Notte, la Luna (Fertilità – Gentilezza – Maternità – Siesta); Lisa incarna il Giorno e il Sole (Calore – Forza – Difficoltà esistenziali). Mawu-Lisa ha predetto che, in un’apocalisse prossima, la superbia e la ribellione col disordine saranno puniti, e che i giusti e gli ingiusti compariranno davanti al suo tribunale; dopo un giudizio finale, i giusti torneranno a vivere in un mondo nuovo ordinato; gli ingiusti si consumeranno senza fine nel profondo dei vulcani.
NANA-KI-ME (Giapponesi). Il fagiano celeste, araldo degli dèi, inviato speciale dalla dea Amaterasu sulla terra a ricercare Ame-Waka-Hiko scomparso da otto anni. Questi, che parteggiava per le divinità avversarie di Amaterasu, tradendo la causa degli dèi celesti, appena vide il messaggero alato degli dèi lo uccise con una freccia della sua faretra.
NANDA v. Yasoda.
NANDANA (Indiani). Il giardino meraviglioso di Indra, situato nell’Amaravati, città degli dèi celesti.
NANDI (Indiani). Il Toro sacro, destriero di Shiva; fa coppia con la Vacca Nandini ed è simbolo di vitalità e di regalità; protegge tutti i quadrupedi e lo si rappresenta di colore bianco latte.
NANDIKESVARA (Indiani). Il portinaio del Kailasa, paradiso di Shiva posto sul monte omonimo. Nelle iconografie appare in forma d’uomo con testa taurina; le sue immagini, di forma gigantesca o ridottissima, dominano sulle campagne indiane in veste di guardiane dei templi grandi e piccoli.
NANDINI (Indiani). La Vacca sacra che nella storia della civiltà agricola indiana occupa un posto preponderante sin dalle sue origini. A tutt’oggi nelle vacche randagie delle città si può vedere un rimasuglio di culto brahmanico ormai in estinzione. N. era sacra anche agli dèi, e persino nei “Veda”, dove l’animale prende il nome di Aghnya, è menzionata come «quella che non si può uccidere», donde il libero girovagare delle vacche fra la gente e il rispetto di cui loro sono oggetto. Per gli Indiani essa rappresenta la Tradizione, la divina Verità e la Natura benigna, è simbolo del nutrimento e non a caso figura tra le quattordici cose meravigliose nate dal processo del Kurma-Avatara col nome di Surabhi-Kamadhenu. Nell’iconografia N. viene raffigurato col Toro Nandi, cavalcatura di Shiva, anch’essa in veste di protettrice dei quadrupedi servitori di Shiva e di Krishna.
NANNAR v. Sin.
NAONHAITHYA v. Avesta.
NARA (Indiani). L’Uomo Universale, simbolo di Uomo-Dio, nato dalle acque per manifestare il mondo (v. Purusha).
NARADA (Indiani). Uno dei Rishi, figlio di Brahma, saggio legislatore, maestro nelle arti e nelle armi, eloquente messaggero degli dèi, eccellente musico e inventore della “vina”. Per queste sue qualità N. viene considerato l’Orfeo indiano.
NARASIMHA (Indiani). Nome di Vishnù nel suo quarto avatara, metà uomo e metà leone, quello in cui il dio debellò il re tiranno Hiranyakashipu che voleva uccidere suo figlio Prahlada perché di fede vishnuita.
NARASIMHI v. Narasimha.
NARAYANA (Indiani). Forma di Vishnù come Principio Cosmico maschile che germinò le acque. Il nome viene talvolta attribuito anche a Brahma in qualità di dio creatore.
NARRAIN (Indiani). Attributo di Krishna, considerato l’Apollo degli Indiani. Da N. deriva il nome di una piccola moneta, di valore irrisorio, che veniva offerta al Deuta, ossia ai genii locali, per propiziarseli.
NARS (Islamici). Antichissima divinità araba rappresentata in forma di aquila.
NARSINGA TEINTI (Indiani). Festa indiana che si celebra alla vigilia della luna nuova nel mese Vajassi (maggio); dura nove giorni e si svolge soltanto nei templi dedicati al dio Vishnù; spettacolare la processione con la statua del dio rappresentato nel suo quarto avatara, quello di uomo-leone.
NASATYA v. Asvin.
NASU v. Druge.
NATARAJA’ (Indiani). Una delle forme di Shiva rappresentato in atto di danzare il Natya, espressione del continuo divenire cosmico: Creazione, Distruzione, Riproduzione. Con la danza Shiva crea il Maya ossia la chimera. Tiene in una mano il fuoco della conoscenza trascendentale e con le altre mani compie i Mudra (gesti arcani) scandendo il ritmo della danza sacra; con i piedi schiaccia uno gnomo, che simboleggia, secondo un’interpretazione shivaitica, l’Ignoranza.
NATYA (Indiani). La danza sacra di Shiva Natarajà. Se ne descrive ampiamente nel “Natya Shastra”, testo indiano scritto dal leggendario Bharata Munie, stimato come Libro quinto dei “Veda”. La danza consisteva in movimenti e figurazioni detti Tandava e aveva lo scopo di distruggere i demoni maligni.
NAVA-RATNA (Indiani). Le nove gemme divine di Kubera, dio della Ricchezza. Esse sono: la perla, il rubino, il topazio, il diamante lo smeraldo, il lapislazzulo, il corallo, lo zaffiro e la gemma Gomeda non meglio identificata (v. Gomeda 2).
NAZIMARATTAS (Mesopotamici). Uno dei re cassiti di Babilonia, in cui s’identificava Nimrod. E’ reputato il Grande Cacciatore, dato che nei monumenti assiri egli appare nell’atto di uccidere leoni, tori e serpenti. Regnò nel quattordicesimo secolo a.C. e in seguito fu confuso con un secondo Cush, padre di Nimrod.
NDOROBO (Africani). I Nandi del Kenia lo venerano come l’«Essere Creatore del mondo»; avrebbe estratto la prima coppia umana da una sua gamba.
NDRIANANAHARY (Africani). Unico dio degli indigeni dell’isola di Madagascar. La leggenda vuole che abbia creato la terra sulla quale poi avrebbe spedito il figlio Ataokoloinona per ispezionarla prima di potervi mandare creature viventi. Poiché sulla terra faceva troppo caldo, il giovane si bagnò in un lago e le acque lo trassero sul fondo, così Ataokoloinona non poté trasmettere più notizie di sé; il padre angosciato lo attese invano, quindi per la disperazione creò altri esseri viventi e li spedì sulla terra perché rintracciassero suo figlio; non trovandolo ancora, il povero padre divino formò altri esseri viventi che spedì sulla terra allo stesso scopo; alcuni morendo tornarono da lui, altri invece restarono quaggiù, continuando invano a cercare il figlio del Dio Creatore.
NDZIANI (Africani). Dio Supremo venerato nella Guinea francese. Creò per primi gli esseri di sesso maschile, uomini e animali, li radunò nella sua casa e consegnò loro un involucro con la raccomandazione di non aprirlo prima di aver raggiunto le rispettive capanne. Gli animali obbedirono e nell’involucro trovarono d’incanto la propria femmina; gli uomini invece disobbedirono e non solo non trovarono nulla nel pacco a loro assegnato, bensì furono costretti a sborsare al dio una somma di denaro in cambio di una compagna. La parabola spiega l’usanza di pagare al padre della futura sposa una certa somma di denaro prima di poterla condurre nella casa maritale.
NEBO v. Nabu.
NEBTI (Egizi). Appellativo comune alle dee Nekhbet e Uazit, dette anche «le due Dame».Facevano parte del rito giornaliero del faraone quali simboli della dea predinastica Nekhbet, patrona del Regno del Sud.
NECHIR v. Monchir.
NEEMIA (Semiti). Per il “Talmud” palestinese è il primo dei due Messia. Secondo le profezie, N. sarà povero, infelice e soffrirà molto; uscirà dalla famiglia di Giuseppe e dalla tribù di Efraim; Aziel sarà suo padre; radunerà le tribù di Efraim, di Manasse, di Beniamino e una parte di quella di Gad, e a capo di un potente esercito muoverà guerra ai Romani e ai cristiani; rovescerà Roma fin dalle fondamenta e ricondurrà gli ebrei trionfanti a Gerusalemme. Le sue imprese vittoriose saranno ostacolate dall’Anticristo Armilio, il quale da principio cadrà prigioniero, ma troverà il modo di fuggire, di raccogliere una nuova armata e riportare una vittoria definitiva. N. perderà la battaglia e la vita, ma sarà resuscitato, secondo la profezia, da un secondo messia.
NEFERTUM o NOFERTUM (Egizi). Divinità presumibilmente originaria del Basso Egitto. Ebbe come padre il dio Ptah e come madre la dea-leonessa Sachme. Divinità solare, ebbe culto particolare a Menfi, dove, in epoca storica, fece parte della triade divina unitamente ai genitori. N. si guadagnò onori anche come dio bellicoso, e sotto questo aspetto lo si rappresenta con la sciabola ricurva in mano. Più spesso appare antropomorfo con il simbolo del fiore di loto espanso e sormontato da due piume, oppure con la testa di leone in ricordo della propria madre.
NEFILIM (Semiti). Nella tradizione ebraica, nome degli angeli ribelli e decaduti. Avevano anche altri nomi, come “Emìm” (Terrori), “Gibborìm” (Eroi Giganti), “Awwìm” (Devastatori o Serpenti), “Zanzumìn” (Costruttori). Uno dei N., di nome Arba, avrebbe costruito la città di Hebron, che dal suo nome fu detta Kiriath-Arba. Un’altra tradizione vuole che gli angeli decaduti fossero discendenti di Caino. Peccatori e depravati, si abbandonavano a orge sfrenate; ognuno di essi aveva due mogli: una per generare figli, l’altra per soddisfare la loro lussuria. Le prime vivevano in uno stato miserando; le seconde, abbigliate come prostitute, venivano costrette a bere una pozione che le rendeva sterili.
NEFTIS v. Nephtis.
NEHEBKA (Egizi). Divinità secondaria riscontrabile sui testi sacri in età del Nuovo Regno; venerata come dio-serpente dell’oltretomba, protettore del viaggio notturno del Sole e dei defunti. Non se ne conoscono culti di particolare importanza.
NEHEH v. Heh.
NEHMAUIT (Egizi). Deità con carattere di giustiziera venerata in Hermopolis. E’ ritenuta sposa di Thot. Plutarco la chiama “Dikaiosyne” (Giustizia).
NEITH (Egizi). Dea predinastica con culto principale presso Sais nel Basso Egitto, raffigurata con lo scudo di questa città sormontato da due frecce incrociate, emblema conservato fino in epoca tarda, allorché la dea, riconosciuta divinità libica, assunse il carattere di dea della Guerra. Dal Nuovo Regno in poi, quando con Psammetico Primo i faraoni si autoproclamarono «Figli di N.», la dea venne considerata progenitrice degli dèi. In seguito fu adorata anche come dea della quiete domestica, patrona della istituzione familiare, protettrice dell’arte tessile e come tale raffigurata con in mano la spola. N. venne accostata alla triade Iside-Osiride-Horo, poi fusa con Iside; perciò fu dea funeraria con mansioni di guardiana delle spoglie mortuarie e ristoratrice delle anime cui offriva pane e acqua dopo il loro viaggio dal mondo dei vivi. Ebbe un magnifico tempio a Sais, nel cui ingresso dominava l’iscrizione: «Io sono ciò che presentemente sta, e ciò che è stato; niuno ha sollevato il mio vestimento, il frutto da me prodotto è il Sole». N. fu infatti Madre dell’universo, specie del Sole Râ, da lei concepito pur restando vergine. Iconograficamente ha l’aspetto muliebre, col capo cinto dalla corona rossa del Basso Egitto, lo scettro in una mano e l’arco e le frecce incrociate nell’altra. I Greci la assimilarono ad Athena
NEJRAN v. Lat 2.
NEKHBET (Egizi). Dea predinastica dell’Alto Egitto, protettrice delle partorienti; riconosciuta poi «Nutrice dei Faraoni» (v. Heket). Il nome deriva dalla città di Nekhet (odierna el-Kab), centro originario del suo culto. Insieme con la dea Uazit ebbe il titolo di Nebti. E’ effigiata come un avvoltoio, uccello a lei sacro e simbolo del regno dell’Alto Egitto. Altrove è iconografata in aspetto muliebre col capo cinto dalla corona bianca dell’Alto Egitto. In altre immagini appare in forma di cobra nell’atto di proteggere il faraone. Il suo culto si estese fino in Grecia dove venne identificata con Selene Eylithya, dea patrona dei parti. I Romani la fusero con la dea Lucina.
NEMBDA o MENDA (Tartari). Luogo di preghiera dei Tartari Ceremissi stanziati nei pressi del Volga. E’ sito famoso per essere sacro ai demoni o ai geni del Male. I devoti vi si recavano in pellegrinaggio carichi di doni preziosi da offrire ai geni malefici perché avidi e vendicativi nei confronti della gente tirchia. I Ceremissi credono tuttora che coloro che si presentano senza doni votivi vengano puniti con subitanea morte.
NEMBROT (Persiani). Spirito benigno consultato dai Magi nel giorno di martedì, “dies spiritualis” dedicato a lui.
NE-NO-KUNI v. Inferno 3.
NENONIR (Africani). Dio della Tempesta venerato dalle tribù indigene dell’Africa centrale. E’ di indole malevola e punisce tutti coloro che trascurano il suo culto.
NEPHTIS (Egizi). Figlia di Geb e di Nut; moglie del fratello Seth, con i quali fa parte della Grande Enneade. Secondo una versione del mito osiriaco, N. giacque con il fratello Osiride eccitando la gelosia del marito e cagionando la guerra fra i due fratelli che terminò con la morte di Osiride. Pentita, N. consolò Iside, sposa del defunto, e l’aiutò nella ricerca del cadavere di Osiride che Seth aveva fatto a pezzi e disperso; la aiutò anche nel processo di imbalsamazione del dio; per questo N. venne considerata divinità funeraria e come tale effigiata nei sarcofagi e sui papiri funebri. Dall’unione illegittima di N. con Osiride sarebbe nato Anubi, dio dalla testa di cane selvatico (sciacallo). Secondo Plutarco (“De Iside”), tanto fu il terrore che la dea provò nell’apprendere che il marito aveva scoperto l’amorosa tresca «che partorì innanzi tempo un figlio a che ebbe poi presso di lei la stessa funzione che i cani hanno presso gli uomini». Forse per questo, Anubi viene rappresentato con la testa di cane. Plutarco denomina N. «Teleuté» e la identifica con Nike (la Vittoria) e con Afrodite. Per altri autori la dea rappresenta il giorno che muore. N. ebbe culto particolare a Diospulis Parva, dove veniva rappresentata in aspetto muliebre col capo sormontato da un castello, simbolo di privilegio; il suo nome infatti deriva da Nabet-Het, «Signora del castello» o «Dea del cielo». Ne riferiscono: Boris De Rachewiltz ne “I Miti Egizi”; Beverasco e Fenoglio ne “I Misteri dell’Antico Egitto”.
NEPRI (Egizi). Antico dio del Grano. Compare nei “Testi delle Piramidi”, ma non ebbe sedi speciali di culto. Veniva associato al dio Api come simbolo di fecondità, e come lui iconografato con gli attributi della procreazione accentuati. Era rappresentato anche antropomorfo, con mazzi di spighe in mano e altre che gli ornano il capo.
NERAMEDA v. Kalì.
NERGAL (Mesopotamici). Malefico dio assiro della Guerra, della Distruzione e di tutte le Calamità naturali quali terremoti, inondazioni e pestilenze. Innamoratosi di Ereskigal regina dell’Arallu, N.scese nel suo regno e la sposò diventando così il sovrano dell’oltretomba, da cui usciva ogni tanto per salire tra i vivi spargendo pestilenze e morte. Godeva di grande culto a Kuthah dove in suo onore i Babilonesi gli eressero un tempio maestoso denominato Meslam. Suoi attributi: la spada, la testa di leone alato e il gallo.
NERPOU NEROUNAL (Indiani). Singolare festa del fuoco che aveva luogo in India in onore di Darma Raja, re virtuoso, e di sua moglie Drobeda. Il N. durava diciotto giorni e consisteva nel digiunare, nell’astinenza sessuale, nel dormire sulla nuda terra e nel camminare sopra la brace. Nell’ultimo giorno i partecipanti si cingevano il capo con corone di fiori, si impiastricciavano il volto con lo zafferano e seguivano in processioni i simulacri di Darma Raja e della sua sposa. Giunti nel luogo dove ardeva il fuoco, raccoglievano un po’ di cenere e se la frizionavano sulla fronte, giravano tre volte attorno ai falò e poi, sostenendo i simulacri degli dèi, camminavano a piedi nudi su un sentiero infuocato lungo circa quaranta piedi; coloro che non trasportavano i simulacri dovevano portare in braccio i propri figli oppure armarsi di lance di sciabole e di bandiere. Di origine antichissima, la festa si fa risalire alla leggenda della stessa Drobeda. Secondo la leggenda, la regina avrebbe sposato cinque fratelli tutti insieme e ogni anno ne avrebbe abbandonato uno per sostituirlo con un altro; solo che prima di concedersi tutta quanta ella aveva cura di purificarsi ripassando ogni anno sul fuoco. Da qui avrebbe avuto origine la liturgia del fuoco, nella speranza, forse, di poter cambiare moglie o marito ogni anno emulando la regina Drobeda.
NESRAL v. Chelen.
NETHER (Egizi). Termine egizio che sta per «dio». Con l’aggiunta del vocabolo “kert”, cioè “N. kert”, si otteneva una diversa definizione dell’oltretomba egizio.
NGAI (Africani). Dio Supremo dei Masai dell’Africa sud-orientale. Dimorava in cielo ed era venerato come Creatore di ogni cosa; puniva i cattivi con la siccità e premiava i buoni con la pioggia; manifestava il suo sdegno mediante lampi e tuoni, e la sua tranquillità con l’arcobaleno.
NGAO o AO (Cinesi). Epiteto comune ai quattro re-draghi che prendono il nome di Lung-Wang e sono preposti ai quattro mari che cingono la terra e ai fenomeni atmosferici. I loro nomi sono: Kuang, che fa la guardia al mare orientale ed esegue gli ordini dell’Augusto di Giada; è rappresentato col volto color rubino e reggente un’urna; Ch’in, delegato al mare meridionale; Fun, guardiamarina del mare occidentale; Shun, che sorveglia il mare settentrionale. Ai quattro N. sono dedicati meravigliosi templi.
NGI v. Zamba.
NGWOREKARA (Africani). Dio africano temuto dalle tribù congolesi. Di aspetto orribile e malvagio di carattere, egli domina sulle anime con facoltà di farle perire compiutamente, allo scopo di punire coloro che credono nell’immortalità dell’anima o nella sua trasmigrazione.
NIANG e ZANHAR (Africani). Dèi della mitologia malgascia, adorati come Creatori del mondo. Le loro mansioni sono antitetiche: Z. protegge gli uomini, N. procura guai e malanni al genere umano.
NIBAZ (Semiti). Dea ebraicamente non bene identificabile; compare nel Vecchio Testamento e sembra essere stata venerata dagli abitanti di Avva.
NIEIU WANG (Cinesi). Spirito invisibile del Bene. Nel pantheon cinese occupa il posto di dio agreste protettore dei bovini.
NIE KING-TAI (Cinesi). Specchio magico infernale davanti al quale le anime vengono condotte per vedervi l’immagine del proprio involucro corporeo appesantito dai peccati commessi sulla terra.
NIHONGI (Giapponesi). Antico testo giapponese di poco posteriore al “Kojiki”. E’ una raccolta dei miti e delle vicende storiche dell’antico Giappone dai tempi remoti fino al 697 d.C. Consta di trenta volumi compilati dal principe Toneri e da altri letterati intorno al 720 d.C. E’ quasi identico al “Kojiki” e dopo di esso è la più importante fonte mitologica giapponese. Oltre alla mitologia, il N., detto anche “Nihonshoki”, contiene notizie storiche di notevole interesse fino al quarantunesimo sovrano del Giappone (628 d.C.). La parte storica del testo, peraltro minuziosa, comprende fatti accaduti nel sesto-settimo secolo: l’introduzione del buddismo in Giappone, i conflitti fra Giapponesi e Coreani e mille particolari sulla vita di corte e sul costume religioso sociale dell’epoca. A differenza del “Kojiki” il N. è redatto nel tipico idioma cinese classico. Le poesie che compaiono sui primi libri, composte da ideogrammi foneticamente interessanti, sono difficili da tradurre e si prestano a svariate interpretazioni.
NIKKAL (Mesopotamici). Dea lunare dei Sumeri, creduta madre di Shamash, dio del Sole e della Giustizia. E’ considerata la sposa di Jarich.
NIKKO v. Gwakko.
NILO v. Api-Nilo.
NIMROD (Mesopotamici). Figlio di Chush e nipote di Cam. Dalla Bibbia risulta coraggioso e valente cacciatore di fiere oltreché ambizioso usurpatore di regni. La Torre di Babele da lui costruita, infatti, doveva servire nelle sue intenzioni a sfidare il Dio di Abramo; soltanto dopo essersi reso conto della sua stoltezza, N. la adibì a cittadella e, circondata di solide mura, la chiamò Babilonia e la fece sede del suo regno terrestre. N. fondò anche Ninive sul fiume Tigri in omaggio al nipote Nino suo successore. N. sarebbe stato ucciso dal biblico Esaù. Ne riferiscono: Robert Graves e Raphael Patai ne “I Miti Ebraici”.
NINA (Mesopotamici). Dea sumera figlia di Ea, proteggeva le acque. Era venerata a Lagas e in Eridu come deità preposta alla fertilità della terra, con dono di interpretare i sogni; ogni anno si organizzavano processioni di barche in suo onore. Era raffigurata nei panni di una giovane donna che ha come emblema il pesce.
NIN-ASU (Ittiti). Dea assira dei morti venerata dagli Ittiti; iconograficamente appare come una giovane donna dall’espressione triste.
NINGAL v. Sin.
NINGIRSU (Mesopotamici). All’origine dové essere un dio agreste preposto alla fecondità dei campi, se in talune tavolette assire è menzionato quale unico «Tutore delle piante» ovvero «Signore dei canali» irrigatori. Più tardi sembra avere avuto culto anche presso i guerrieri e i cacciatori. Suo simbolo è l’aquila con testa leonina in atto di divorare due cerbiatti. Suo figlio era Durnsagga, protettore dell’umanità che infondeva lo spirito vitale negli uomini.
NINGISZIDA (Mesopotamici). Dio sumero dell’Agricoltura, badava allo sviluppo delle piante. Successivamente fu accolto nel pantheon dagli Assiro-Babilonesi.
NI-NI-FO (Cinesi). Antichissima divinità preposta all’amore sessuale.
NINIGI (Giapponesi). Figlio di Oshi-ho-mimi e nipote della dea Amaterasu. Sposò Konohana Sakuya Bime, figlia stupenda del dio Ono-Yam-tsu-mi; con lei N. generò due figli: Hoho-Demi e Ho-Deri; dal primo nacque poi Gimmu Tenno, capostipite storico di tutti i sovrani del Giappone. Dal “Kojiki” di Yasumaro apprendiamo che N., inviato sulla terra da Amaterasu, governò il Giappone dopo l’abdicazione dei proprio padre Oshi-ho-mi-mi.
NIN KARRAK v. Ninurta.
NINKHARSAG (Mesopotamici). Dea assira il cui nome significa «Sovrana della Montagna»; è identificata talvolta con la «Signora del Vento» Ninlil; venerata pure come Dea Creatrice; avrebbe aiutato gli dèi a formare l’uomo.
NINKI v. Damkina.
NINLIL v. Enlil.
NINMAK (Mesopotamici). Dea Madre presso gli Assiro-Babilonesi, invocata dalle donne per avere numerosa prole.
NINO (Mesopotamici). Primo re assiro, figlio di Belo; personaggio mitico e reale insieme, che alcuni scrittori confondono con Nimrod. N. ingrandì la città di Ninive e di Babilonia, vinse i Battriani e sposò Semiramide, soggiogò l’intera Asia Minore, morì dopo cinquantadue anni di glorioso regno (ca. 1150 a.C.). Alcuni mitologi lo considerarono primo fautore dell’idolatria, il primo che avesse mai tributato onori divini al proprio padre (e naturalmente a sé medesimo); perciò Belo o Bel ricevé viva adorazione, in un tempio che N. gli eresse, così da essere ritenuto il Giove o il Saturno della Babilonia.
NINSAR (Mesopotamici). Una delle numerose divinità assire cui era affidata la protezione dei campi.
NINSUNA v. Enmekar.
NINTOKU v. Heguri Tzuko.
NINTU v. Ki.
NINURTA (Mesopotamici). Dio assiro della Guerra, con vasto culto in Assiria e nella città di Kalach. Ivi N. ebbe un tempio famoso nel quale venivano deificati i sovrani dinastici. Per la tradizione, N. nacque da Enlil ed ebbe culto come dio dei Venti e delle Tempeste nelle zone del Sud. Ebbe come sposa Nin Karrak. Fu araldo degli dèi. Narra una leggenda che N. si alleò con le pietre del fiume Kur per contrastare la fiumana dilagante nelle zone circonvicine e fermò così l’alluvione. Poiché le pietre sue alleate brillarono di luce naturale per volere di N., gli abitanti del luogo le ritennero prodigiose e le venerarono come oggetti sacri.
NIREUPAN (Siamesi). Paradiso dei Siamesi; luogo dove le anime dei morti cadono in un soave letargo assaporando la perfetta felicità. Prima di raggiungere quel paradiso, altri nove cieli si frappongono al di sopra delle stelle; colà i buoni sono premiati con un gaudio non del tutto soddisfacente e puro, sicché dopo un certo tempo le anime preferiscono abbandonare quei luoghi beati per starsene nel mondo di quaggiù.
NIRGUNA (Indiani). Significa «senza Guna» ossia «non cosmica», ovvero senza gli attributi della Sostanza Cosmica; questo termine viene opposto a Saguna, «con Guna», attributo di Brahma in quanto dotato di Sostanza Cosmica.
NIRUKTA v. Yaska.
NIRUTI (Indiani). Genio benevolo; uno degli otto protettori invisibili degli angoli del cielo, secondo la filosofia mistica del brahmanesimo. N. presiede alla regione sud-occidentale donde domina i venti. Come Varuna, dio delle acque, N. fu generato dal seme di Brahma versato nel mare; è raffigurato a cavalcioni sulle spalle di un gigante, nell’atto di brandire una sciabolona.
NISABA (Mesopotamici). Dea sumera del Grano, dai capelli ricci e folti, corrispondeva alla Cerere latina; una statua di granito la rappresenta in aspetto muliebre con un caratteristico copricapo eun anfora in mano.
NISIR (Mesopotamici). Nel mito accadiano del diluvio provocato da Enlil, N. è il monte sul quale s’incagliò l’arca costruita dall’avo Utnapishtim nell’attesa della fine dell’apocalittica inondazione.
NISUMBHA (Indiani). Capo Asura vinto da Durga.
NIU-TOU (Cinesi). E’ il segretario di ogni Ch’eng-hwang; ha il compito di vigilare sulle famiglie e sulle città. Il Niu-tou viene inviato sulla terra col suo compagno Ma-mien per accogliere le anime dei morti e condurle davanti al tribunale divino per il giudizio finale. E’ rappresentato con testa di toro (v. Inferno 1).
NIU-WANG (Cinesi). Antichissima divinità, preposta all’allevamento del bestiame. Poiché si credeva che il dio vigilasse sui bovini, la sua immagine veniva posta dinanzi alle stalle.
N’KOKON v. Zamba.
NOBURUNGA (Giapponesi). Favoloso imperatore del Giappone che ancor vivente creò da solo la propria apoteosi. Ordinò che gli venisse eretto su una collina un vasto e magnifico tempio nel quale fece poi trasportare gli idoli più venerati dai suoi sudditi; indi fece collocare la propria statua su un piedistallo, così che dominasse gli altri simulacri. Il popolo, sommamente attaccato al culto delle antiche divinità, lo ignorò; il monarca, irritato, emanò un editto col quale si proclamava unico e solo dio dell’Impero e proibì a tutti il culto di altre divinità. In un secondo bando comandò ai Giapponesi di tributare rispettosi omaggi al loro dio vivente nel giorno del suo anniversario; siffatto decreto venne accompagnato da promesse lusinghiere a favore dei suoi adoratori e da terribili minacce contro gli infedeli. Il timore indusse i sudditi a venerare il nuovo idolo ma gli onori divini non bastarono a preservare il dio vivente dalla morte; si cospirò contro di lui, i congiurati appiccarono il fuoco al suo palazzo e N. perì fra le fiamme. Qualunque sia stata la ragione della sua morte, è probabile che il suo successore abbia avuto qualche interesse nel mantenere il culto di N.; esso venne conservato anche in seguito e i Giapponesi continuarono a venerarlo fino ai nostri tempi col nome di “Xantai”. A tutt’oggi è una delle divinità più antiche venerate nell’Omero del Sol Levante.
NOESTAN (Semiti). Nella “Midràsh” è il nome del serpente di bronzo che Mosè fece costruire sucomando di Dio e che fu venerato in un santuario nel deserto. Fu fatto distruggere dal re riformatore Ezechia perché per i Giudei era divenuto oggetto di idolatria.
NOFERTUM v. Nefertum.
NOH (Africani). Il primo uomo secondo gli Ottentotti. Essi credono che i loro progenitori siano entrati nel paese per una porta o per una finestra; che li abbia mandati Dio stesso e che poi questi abbiano tramandato ai figli l’arte di coltivare i campi e di allevare il bestiame.
NTAUM (Africani). Nome del primo essere ente secondo i Pigmei del Gabon nel Congo ex francese; sarebbe sortito da un grosso uovo deposto da una tartaruga gigante; dopo di lui, allo stesso modo, sarebbe nata la sua compagna Rae.
NUKUA v. Fu-hsi.
NUN (Egizi). Entità astratta simboleggiante le acque primordiali da cui emersero gli dèi e poi gli uomini. Nel sistema dell’Ogdoade ermopolitana il N. figura unitamente a Râ. Controparte femminilistica di N. era Nainet, rappresentata nello stesso sistema come la terra emergente dalla Grande Notte. Il N. figura anche nel mito della creazione di Atum e viene stimato padre del toro divinizzato Bukhis. N. era privo di templi e non aveva statue, era dunque senza culto specifico.
NUNGAL (Mesopotamici). Divinità che aveva la funzione di prestabilire il destino dei terrestri, di premiare i meritevoli e castigare i colpevoli.
NUSKU (Mesopotamici). Dio del Fuoco Sacro e della Luce, messaggero degli dèi ai quali faceva salire in cielo i sacrifici d’incenso e gli oboli dei fedeli. Sarebbe nato da Sin. Suo simbolo primario era la lampada.
NUT (Egizi). Dea cosmica del Cielo, generata da Shu. Quando, trascurando il divieto di Râ, si accoppiò col fratello Geb (Terra), il padre la strappò a quell’amplesso per impedirle di generare. Anche Plutarco dice che N. ebbe dal dio Râ l’interdizione di congiungersi col fratello Geb in tutti i trecentosessanta giorni dell’anno egiziano; allora la dea, con l’aiuto del dio Thot, vinse alla Luna alcune frazioni di tempo e con esse formò i famosi cinque giorni epagomeni sui quali Râ nonaveva alcun potere. Durante quel periodo N. poté concepire Iside, Osiride e Nephtis, con i quali fa parte della Grande Enneade. Il mito è riprodotto sui papiri e sui sarcofagi (v. Alberi sacri) dove N. appare in posizione arcuata mentre suo padre Shu tenta di sospingerla verso il cielo; sul corpo di lei figurano le due barche di Râ (il Sole) che naviga verso il cielo dopo aver lasciato la terra perché gli uomini gli si erano ribellati. Come divinità cosmica N. viene paragonata alla Vacca Primordiale indiana Surabhi. N. fu anche protettrice dei defunti e in tale veste appare dipinta all’interno dei coperchi dei sarcofagi nell’atto di offrire cibo e bevande ai trapassati. Come tutte le altre divinità cosmiche, N. è iconografata con due corna racchiudenti il disco solare. Ebbe culto particolare nella città di Net-Shenyt, e come madre degli dèi i Greci la identificarono con Rea.
NUZUCI (Giapponesi). Dea della Vegetazione, denominata anche Kaya-Nu-Hime, «Principessa del Prato di Stoppie». Figlia degli dèi Izanami e Izanagi, ha la sua dimora nelle sfere celesti ed è considerata l’antenata del fiori e delle erbe.
NYAKANGO (Africani). Mitico creatore del popolo degli Scilluk, nel Sudan, che secondo una credenza locale si reincarno nella persona del capotribù detto Ref; per questa ragione la moglie e i figli del Ref quando si rivolgevano al loro congiunto si coprivano il volto con le mani per non guardarlo in faccia. Anche la salute del Ref dipendeva dallo spirito di N., di conseguenza anche il benessere del popolo e la prosperità in generale provenivano dallo stato del Ref. Stando così le cose, ai primi sintomi di malattia o di decadenza senile, il capotribù veniva ucciso dal primogenito che diveniva suo successore. La barbara usanza sta alla radice di molti miti del mondo classico, come ad esempio quello di Crono eliminato da Zeus.
NYALIK (Africani). Presso le genti Dinka nel territorio del Sudan è l’Ente Supremo, creatore dell’universo.
NYO-O (Giapponesi). I buddisti giapponesi danno questo nome a due divinità di origine indiana: Fukoatsu e Soko, che hanno aspetto gigantesco e sono preposti alla guardia dei templi.
NYORAI (Giapponesi). Nome collettivo di cinque importantissime divinità giapponesi, corrispondenti alle divinità indiane dette Dhyanibuddba. Esse sono: Dainici (indiano Vairokana), Asuku (indiano Aksobhya), Hoso (indiano Ratnasambhava), Amida (indiano Amitabha), Fuku (indiano Amoghasiddhi). Ai N. giapponesi venne aggiunto in seguito anche Yakushi, medico celeste che ha il suo equivalente nell’indiano Bhaisagiaguru (v. anche Myo-O).
NYULE (Africani). Dio della Terra venerato dagli indigeni Bobo del Sudan occidentale; è effigiatoquasi sempre accanto al dio ermafrodito Dofini.
NYX (Semiti). Dea della notte nella quale, secondo Esiodo, si vuole identificare la Femmina cosmogonica originaria fecondata dal vento o dal dio Vento Golpin. Concezione che richiama il mito fenicio della creazione secondo cui il primo Caos, dominato dal vento, si innamorò dei suoi elementi.