OANNES o ONEN (Mesopotamici). Favoloso mostro per metà uomo e per metà pesce, uscito dall’Uovo Primordiale che emerse dal Golfo Persico. Come scrive Berosso, esso comparve presso Babilonia «con due teste, quella d’uomo situata sotto quell’altra di pesce, alla coda stavano attaccati due piedi d’uomo, del quale esso aveva la voce e la parola». Secondo un’antica tradizione, O. avrebbe insegnato ai Babilonesi i primi rudimenti della civiltà. Per taluni dotti, O. significa in siriaco «straniero»: per altri deriva da “aon”, ossia «uovo».
OBATALIA (Africani). Personificazione del Cielo, venerata dai negri Yoruba della Nigeria sud occidentale; assunse anche il nome Osala. Come moglie aveva Obuduva, espressione personale della Terra e madre di quindici figli, divinità personificanti gli Astri e gli Elementi tra cui il Sole, la Luna e l’Aria. Il culto di O e di Obuduva contemplava anche la prostituzione rituale (v. Oriscia).
OBUDUVA v. Obatalia.
OG (Semiti). Nella tradizione ebraica, uno dei giganti esistito prima del diluvio universale. Si salvò dalla generale inondazione nuotando dietro l’Arca col muso appoggiato sulla poppa. Noè lo nutrì attraverso il boccaporto, non tanto per compassione quanto per dimostrare agli uomini che avrebbero ripopolato il nuovo mondo come fosse stato grande il potere di Dio nel creare una razza di siffatti mostri. Nel pericolo O. giurò a Noè che per gratitudine sarebbe diventato suo schiavo, ma appena cessato il diluvio il gigante riprese la via del mare e dimenticò il giuramento. Il mostro sarebbe poi stato ucciso da Mosè.
OGDOADE (Egizi). Gruppo di otto divinità concepito dai sacerdoti di Hermopolis che per analogia richiama l’Enneade di Heliopolis. E’ formata da quattro dèi e da quattro dee nell’atto di venerare il Sole. Secondo il concetto teologico eliopolitano, il dio Thot creò l’universo con il «verbo» che si materializzò poi in otto divinità quotidianamente inneggianti al Sole per incoraggiarlo nel suo percorso.
OGUN (Africani). Dio delle Armi e della Guerra, onorato dagli indigeni Yoruba della Nigeria sud occidentale. Fratello di Oke e di Oko.
OH-MONO-NUSHI (Giapponesi). «Dio Creatore delle Grandi Cose», venerato nel tempio di Oh Mina-Gingia. Secondo il “Kojiki”, questo nome appartiene ad un altro dio discendente di Susanowo, esattamente Oho-Kuni-Nushi.
OHO-GE-TSU-HIME (Giapponesi ) «Principessa del Grande Cibo», dea della Nutrizione figlia di Izanami e di Izanagi; molto venerata a Ise. Nel culto era associata alla dea Amaterasu come risulta dal “Kojiki”; nel “Nihongi” (versione del Florenz) la dea porta il nome Uke-Moki.
OHO-IWA-DAIMYO-GIN (Giapponesi). Divinità che vivacizza la natura; è suo compito vigilare sugli abissi.
OHO-KUNI-NUSHI (Giapponesi). «Signore della Grande Terra»; giovane dio discendente del grande Susanowo, considerato dai Giapponesi il fondatore della loro civiltà. Per la leggenda, O. rapì Suseri-Bime, figlia di Susanowo, dopo aver legato la chioma del di lei padre dormiente alle travi che puntellavano la sua casa e dopo avergli tolto la spada e il celeste liuto e arraffato tutti i tesori. Svegliato dal rimbombo del liuto, sbattuto contro un albero dai due fuggiaschi, Susanowo si slegò e raggiunse i colpevoli; ma invece di punirli manifestò ammirazione per l’astuzia di O., e non solo gli permise di tenersi la figlia, la spada, il liuto e i tesori, ma concesse al temerario futuro genero il diritto di governare su tutta la provincia dello Yamato e di erigere un tempio in suo onore alle falde del monte Uka. Secondo la versione del “Kojiki” di Yasumaro O. si innamorò di Suseri-Bime quando ella lo aiutò a fuggire dal regno delle ombre dove era stato mandato in ispezione dal perfido Susanowo.
OHO-TOSHI (Giapponesi) Dio del raccolto, figlio di Susanowo.
OHO-WATA-TSU-MI (Giapponesi). Importantissimo dio marino venerato come patrono dei marinai. Nacque dal fango staccatosi dai sandali del dio cosmico Izanagi quando questi li lavò nel mare dopo essere stato nel regno dei morti per cercarvi la moglie Izanami. In epoca tarda questo dio venne assimilato all’indiano Varuna; in seguito assunse il nome Suitengu, raffigurato in aspetto muliebre e con un bambino in braccio.
OHO-YAMA-TSU-MI (Giapponesi). «Signore delle Vette Montane», importante dio nato dal corpo del dio del Fuoco Kagu-Dzuki.
OKE (Africani). Dio dei Monti, venerato dagli indigeni Yoruba della Nigeria sud-occidentale. Fratello di Ogun e di Oko.
OKEN (Egizi). Il Caronte egizio. Traghettava le anime dei morti sulla barca del dio Khnum, «Guardiano delle Sorgenti del Nilo».
OKI-TSU-HIKO e OKI-TSU-HIME (Giapponesi). Divinità della Casa, marito e moglie; godevano di vasto e popolare culto particolarmente tra le massaie e le cuoche.
OKO (Africani). Divinità agricola, venerata dagli indigeni Yoruba nella Nigeria sud-occidentale. Presiedeva alla raccolta del grano. Fratello di Ogun e di Oke.
OKURUO v. Ondangere.
OLI o OLII (Africani). L’idolo più venerato del Madagascar. E’ formato da una piccola scatola divisa in vari scompartimenti, contenenti sangue di serpente, fiori simboleggianti l’amore, prepuzi di fanciulli, radici afrodisiache, pezzetti di carne dei soldati trucidati e di coccodrillo; tutte queste cose unite insieme costituiscono l’O., che i Medecassi portano appeso al collo con una correggia di cuoio. I dignitari del paese fanno incassare la piccola scatola in un’altra d’oro e d’argento e la portano appesa al collo con una larga catena d’oro. Dall’O. nessuno si separa mai; esso viene portato in tutte le cerimonie e financo in battaglia; è considerato l’artefice delle vittorie, della felicità della vita, ma anche delle calamità, delle pene e delle sconfitte. In quest’ultimo caso l’idolo diventa oggetto d’insulti, di rimproveri e anche di maltrattamenti. Tale comportamento predisporrebbe la divinità ad un atteggiamento meno negativo verso i suoi fedeli.
OLOKUN (Africani). Divinità marina venerata dagli indigeni Yoruba della Nigeria sud-occidentale.
OLORUN (Africani). Personificazione del Cielo secondo gli indigeni Yoruba della Nigeria sud occidentale.
OM v. Aum.
OMBRA (Africani). Per i popoli del Benin, regione della Nigeria, l’ombra è uno dei dogmi fondamentali della loro religione. Per essi l’ombra di un uomo è un ente reale che un giorno dovrà rendere testimonianza della buona e della cattiva condotta di colui che essa mai cessò di accompagnare.
O-MI-TO-FO v. Amitabha.
OMKARA (Indiani). Nome generico che gli Indiani danno alla sacra sillaba sanscrita “om” (v. Aum).
OMM-ALHETAB (Islamici). Tavola o libri dei decreti divini dove i musulmani ritengono siano scritti a caratteri indelebili i destini di tutti gli uomini.
OMOMI v. Bebi.
O-MONO-NUSHI v. Eli-Mo-Moso; Yamato-Toto.
OMUMBOROMBONGA v. Ondangere.
ONAM (Indiani). Festa che gli Indiani celebravano per commemorare la vittoria di Vishnù, riportata contro il demone Bali. Si svolgeva nel mese di agosto sulla costa del Malabar, e altrove nel mese di novembre. Per l’occasione i partecipanti vestivano di nuovo, si esibivano in finti combattimenti e spargevano fiori per le strade. La festa non simboleggiava solo la vittoria di Vishnù, ma anche il Sole, principio di ogni vegetazione e nemico dell’inverno.
ONCH v. Sachme.
ONDANGERE (Africani). Nome che gli Herero, negri bantù dell’Africa sud-occidentale, danno alla figlia del capotribù cui è affidata la custodia del fuoco sacro nella capanna del padre. Una specie di vestale romana con mansioni di custode del fuoco degli antenati che arde accanto a un ramo tolto dall’albero Omumborombonga presso cui gli Herero hanno l’altare dei loro avi, dettoOkuruo. L’O. provvede al fuoco sacro anche durante le trasmigrazioni della tribù o di una parte di essa.
ONEN v. Oannes.
ONG COGNE (Cinesi). Nome sotto il quale gli antichi abitanti di Tonchino onoravano Confucio. Lo ritenevano il dio del Cielo Supremo Governatore di tutte le cose terrene.
ONI 1. (Giapponesi). Demoni giganteschi, protagonisti di molte leggende popolari giapponesi. Si classificano in rossi e verdi; i primi dimorano nell’inferno e dipendono da Emma-O., al quale consegnano le anime dei peccatori; i secondi, i verdi, sono invisibili e spaziano sulla terra per infastidire gli uomini con la loro malvagità. Secondo un’altra versione, gli O. sono di colore rosso, giallo, blu e grigio, hanno tre piedi e tre dita e possono anche volare; occasionalmente sono crudeli, maliziosi, buffoni e lussuriosi; molestano le donne e non brillano per intelligenza. Pare siano originari della Cina, trapiantati in Giappone con l’introduzione della fede buddista. Nei dipinti antichi appaiono con corpi variopinti, ammantati di pelli di tigre. Sono molto temuti, tanto che i Giapponesi, nei momenti di pericolo, usano dire: «Gli dèi ci liberino dalle grinfie degli O.». 2. (Semiti). Nella tradizione ebraica era, insieme con Eliezer, schiavo prediletto di Abramo.
ONO-YAM-TSU-MI v. Ninigi.
ONUFI o ONUPHIS (Egizi). Toro sacro, assai diverso dall’Api di Menfi, dal Bukhis di Hermonthis e dal Mnevis di Heliopolis. Secondo Eliano (“Sulla natura degli animali”, 12), era grande e nero, cambiava spesso di colore e aveva un mantello setoso e luminosissimo; forse per questo fu scelto come immagine solare e custodito con rispetto religioso in un tempio dedicato al dio Sole. Secondo altri, O., che in lingua copta equivale a Buon Genio, incarnava l’anima di Osiride. Era molto venerato a Hermonthis con culto molto simile a quello degli altri tori divinizzati.
ONURIS (Egizi). “Enhuret” nella versione originale; antichissimo dio predinastico molto venerato a This e spesso identificato con Shu, dio dell’Aria. In epoca posteriore venne riconosciuto come divinità universale personificante il dio Râ e la forza cosmogonica del sole; ebbe lunga e vasta popolarità anche come dio guerriero, guadagnandosi l’appellativo di buon soldato; per questa sua caratteristica i Greci lo identificarono con Ares. Nelle rappresentazioni appare d’aspetto antropomorfo con quattro piume in testa, oppure con la testa di falco come Horo.
OREY (Africani). Personificazione del Principio del male; temuto e venerato dai negri delle coste occidentali dell’Africa. Presiede al rito della circoncisione dei giovani e pretende sacrifici e offerte di vivande; quando non è soddisfatto dei doni rapisce i fanciulli prima del rito e li divora.
ORISCIA (Africani). Nome che gli indigeni Yoruba della Nigeria sud-occidentale danno agli antenati defunti, invocati e venerati come divinità. Si crede che essi discendano dal cielo e si trasformino in pietre per esaudire i familiari. I Yoruba fanno degli O. una vera e propria religione; secondo loro gli antenati che con l’andar del tempo hanno assunto il ruolo di vere e proprie divinità sono circa quattrocento; primeggiano Obatalia e sua moglie Obuduva.
ORMUZD (Persiani). Secondo le profezie apocalittiche dello zoroastrismo. O., detto all’origine Ahura-Mazda (Uomo Saggio), personifica il principio del Bene, il quale prevarrà sul Male impersonato da Ahriman (alias Angra Mainyu). O. è il creatore e il salvatore dell’umanità, espressione del bello e del buono nel mondo, quali ad esempio sono l’acqua e la luce, nonché gli animali, le piante e gli stessi esseri umani (v. Abudad). Ahriman per contro è il creatore dei demoni e delle forze malefiche e quindi della sofferenza e della morte. Da qui il dissidio sempiterno fra O. e Ahriman. Alla fine dei secoli ci sarà un giudizio finale in cui i buoni saranno divisi dai cattivi e portati in paradiso, i perfidi invece precipiteranno nell’inferno dove subiranno atroci tormenti; i due dèi allora si scontreranno e Ahriman perirà. Sparito definitivamente il Male e chi lo rappresenta, il mondo tornerà perfetto: non vi sarà che un’unica vita e un’unica società felice glorificante il dio salvatore.
ORUN (Africani). Nome del dio del Sole, venerato dagli indigeni Yoruba della Nigeria sud occidentale.
OSALA v. Obatalia.
O-SAZANI v. Heguri-Tzuco.
OSHADIPATI (Indiani). Nome di Soma o della omonima ambra estratta da una pianta miracolosa presso l’Himalaya. Il luogo esatto dove fu trovata l’erba divina, dalla quale si estraeva l’elisir che dava l’immortalità agli dèi, è descritto nel “Kumara Sambhava”.
OSHI-HO-MI-MI (Giapponesi). Figlio della dea Amaterasu e sposo della principessa Toyo-Aki-TsuShi («Lussureggiante Isola delle Libellule») con la quale generò Ninigi. Dalla divina madre e dal dio Taka-Musubi (Takagi), O. ebbe l’incarico di governare il Giappone, ma, sentendosi incapace di affrontare le lotte intestine alla comunità giapponese, preferì restarsene in cielo e devolvere l’incarico al figlio Ninigi.
OSIRIDE (Egizi). Uno dei sommi dèi del pantheon egiziano. Figlio di Geb (Terra) e di Nut (Cielo), fratello di Iside, di Seth, e di Nephtis. Sposò la sorella Iside. Secondo Macrobio, O. rappresentava il Sole e Iside la Terra. In origine O. fu una divinità agricola (v. Alberi sacri); più tardi divenne patrono dei morti con culto in Egitto e specialmente ad Abidos ed a Busiris; ebbe un santuario a Ker-Aha presso Eleliopolis, dove avvenne il mitico combattimento tra Horo e Seth. Secondo Plutarco, O. regnò a lungo sull’Egitto e fu sovrano di eccelse qualità; con la moglie Iside (con la quale fa parte della Grande Enneade) incivilì il paese e vi radicò il panteismo. Il fratello Seth, invidioso del suo potere, tramò contro di lui e gli usurpò il regno con la violenza; venuto a conoscenza del tradimento della moglie Nephtis con O., Seth uccise il fratello con l’inganno e fece scempio del suo cadavere sparpagliandolo in quattordici pezzi. Iside recuperò i resti del corpo con l’ausilio della cognata-sorella Nephtis e lo imbalsamò, poi con le sue arti magiche e con l’assistenza del dio Thot lo resuscitò. Unitosi con Iside, ebbe da lei Horo. Lasciato a questi il Regno dei vivi, O. assunse la sovranità del Regno dei morti e divenne sovrano supremo dell’Amenti e come tale venerato in tutto l’Egitto (v. anche Ded). A O. vennero intestati i «grandi misteri», identici ai «misteri di Iside», che si diffusero nell’intero bacino del Mediterraneo. Il dio viene raffigurato in forma umana con tipico “atef”, corona dell’Alto Egitto, con due piume in testa, col pastorale e il “flagellum”, oppure seduto mentre riceve l’omaggio dei defunti; il suo volto è dipinto di verde per significare la rinascita vegetale da lui protetta, in stretta simbiosi con l’iconografia classica adorno di ventotto spighe di grano e in posizione orizzontale. Come patrono della vegetazione, a O. venivano offerti grano e statuette impastate di argilla aventi le sue sembianze, che il popolo soleva interrare nei campi per fecondare magicamente la germinazione del frumento. Per la tradizione, la leggenda di O. rappresenta il trionfo del bene (Horo) sul male (Seth).
OSORAPI (Egizi). Contrazione dei due nomi Osiride-Api. Appellativo che gli Egizi davano al toro Api, perché si credeva che da morto si fosse riunito a Osiride.
OSOSE (Africani). Divinità africana della Caccia, che gode di ampio culto presso i Yoruba della Nigeria sud-occidentale; è patrono della selvaggina.
OTUKUT v. Zamba.
OYA (Africani). Dio africano venerato dai Yoruba della Nigeria sud-occidentale.