UADJET v. Uazit.
UAZIT o UADJET (Egizi). Dea predinastica patrona dell’Egitto con centro di adorazione a Per Uadjet. Nel mito osiriaco figura come aiutante di Iside nell’occultamento del di lei figlio nell’isola di Chemide, onde sottrarlo alla persecuzione di Seth. Unitamente alla dea Nekhbet ebbe il titolo di Nebti. Compare nei testi magico-funerari del Basso Egitto e viene rappresentata in figura muliebre recante sul capo la corona rossa del Basso Egitto oppure come una serpe che per analogia ricorda la compagna Nekhbet.
UBAR-TUTU v. Utnapishtim.
UCHCHAIHSRAVAS (Indiani). Il cavallo più bello del mondo, nato dal processo dell’Oceano Frullato (v. Kurma-Avatara). Secondo i “Purana” dedicati agli Avatara, è il destriero Kalki.
UDDAMA v. Varuna.
UED (Africani). Ente Supremo, venerato dai Wandarobo, indigeni del Kenia. Per avere prole la gente offre a U. doni e sacrifici di animali.
UERT-HEKEU (Egizi). Dea predinastica rappresentata con la testa di leonessa. Fu sposa del dio Râ e venne onorata come patrona del sortilegio donde il nome, che significa «grande magia». La si incontra anche con il nome “Iusas”.
UGINDA v. Ageearen.
UGRA v. Rudra.
UGRADEVA (Indiani). Altro appellativo di Shiva.
UGRASENA (Indiani). Padre di Kansa, il re di Mathura debellato da Krishna.
UJUMSIN (cinesi). Favoloso chimico cinese, scopritore della pietra filosofale. Secondo una leggenda, trucidò un orribile drago che devastava l’intero paese e lo legò a una colonna. Per questa impresa ebbe, dopo la morte, gli onori di un dio. In segno di riconoscenza i Cinesi gli eressero un tempio nello stesso luogo dove aveva ucciso il drago. All’interno del tempio esiste a tutt’oggi una colonna che si dice essere la medesima cui il dio aveva legato il corpo esanime del mostro a guisa di trofeo.
UKE-MOKI (Giapponesi). Secondo il “Nihongi” è la dea del Nutrimento, amica della Grande Amaterasu. Nel “Kojiki” essa porta il nome di Oho-Ge-Tsu-Hime. La dea Amaterasu, per controllare l’operato della dea del Cibo, inviò sulla terra Tsuki-Yomi-No-Mikoto, dio della Luna. Volendo ospitare degnamente il messaggero divino, U. preparò cento tavole nei suoi «cento campi di giunco» (il Giappone), e quando l’ospite arrivò la dea, per onorarlo, sfruttò il suo potere di divinità creatrice di cibo e fece uscire dalla bocca un gran mucchio di riso, volatili di ogni specie e tanti pesci guizzanti. Il tutto venne poi imbandito sulle cento tavole e offerto all’esterrefatto dio lunare il quale, preso dal disgusto e da un’ira violenta, estrasse la spada e uccise U. Esistono due versioni della leggenda della dea del Cibo; quella del Florenz, tratta dal “Nihongi”, narra che U. venne uccisa da Tsuki-Yomi: l’altra, tratta dal “Kojiki”, racconta che la dea fu assassinata da Susanowo, il dio della tempesta che devasta la vegetazione. Versione più attendibile quest’ultima, se si riflette che U., amica del Sole, apportatore di vita e di luce, venne uccisa dal nemico del Sole, Susanowo, distruttore di quanto può dar vita.
ULI (Indiani). 1. Festa annuale che gli Indiani celebrano in onore di Shiva e della primavera. Consiste in liete cerimonie, con tanti fiori e acqua colorata che i fedeli spruzzano sugli abiti delle persone causando macchie che vengono considerate divine. Il Maraja stesso per l’occasione dimentica il suo rango e si abbandona ai giuochi e all’allegria e ad una libertà illimitata. 2. Muse indiane. Per la leggenda Krishna, considerato l’Apollo indiano, discese sulla terra e vi incontrò le nove U. che suonavano strumenti e danzavano fra di loro. Per danzare con le muse, ma anche per averle, il dio fu tanto galante da moltiplicare la sua forma in nove Krishna. In ricordo dell’incontro del dio con le U. e del piacere provato danzando e suonando con esse, gli Indiani composero versi consacrati alla gioia, che hanno l’intercalare «Uli! Uli! Uli!».
ULLIKUMMI (Mesopotamici). Nel mito ittita, basato su un originale urrita, è il Gigante di Pietra o l’Uomo-Diorite, figlio di Kumarbi. Per ubbidire al padre U. preparò un piano per sterminare i settanta dèi del cielo e per distruggere la montagna di Hazzi-Saphon, sulla quale dominava il nord-semitico dio El, detto anche Dio-toro. Il Gigante riuscì ad annientare un gran numero di dèi, ma dovette infine arrendersi, sopraffatto dalle forze del dio sumerico Ea.
ULUKA v. Indra.
ULUPA v. Arjuna.
UMA (Indiani). La Luce; appellativo di Parvati in veste di dea lucente. Simboleggia la luce dell’Himalaya, sulle cui cime la dea risiede praticando un severo ascetismo (v. Devi).
UMASHI-ASHI-KABI-KIKO-GI (Giapponesi). Uno dei Kami. Il nome equivale ad «Antico Leggiadro Principe Virgulto di Giunco». Di questa divinità sappiamo ben poco; le leggende si limitano a nominarlo e i Giapponesi a venerarlo come uno dei loro Kami più importanti. Non ebbe templi.
UNKULUNKULU e UNWELIKAGI (Africani). Coppia divina venerata dagli indigeni Zulu del Natal nell’Unione Sudafricana. Sono considerati progenitori dell’umanità e i loro nomi significano, rispettivamente, Grande dei Grandi e Produttrice.
UNKUSHA v. Indra.
UNNATI v. Garuda.
UNNUT (Egizi). Divinità astratta, personificazione delle ore del giorno e della notte. Non ebbe culto né templi ma entrò a far parte della composizione dei calendari astrologici diretti dai sacerdoti scienziati egizi; costoro avevano anche il compito di indagare sui giorni fausti e nefasti, propizi o no per il compimento dei riti sacrificali.
UNO-NO-SASARA v. Gito Tennò.
UNOPHRIS (Egizi). Nome di Osiride in qualità del dio funerario, presidente del tribunale dell’Amenti.
UNWELIKAGI v. Unkulunkulu.
UPANISHAD (Indiani). Titolo dell’ultima parte dei “Veda” in cui sono contenute le dottrine esoteriche. Il termine deriva dal sanscrito e significa letteralmente «insegnamento occulto» o «dottrina esoterica». Le U. sono complessivamente duecentoventicinque, di cui tredici sono le più antiche; fra le altre, centootto sono ritenute importanti.
UPA-PURANA v. Purana.
UPUAT (Egizi). Antico dio predinastico, identificato in un eroe divinizzato. Il nome significa Apritore di Strade; per questo fu venerato come dio condottiero, conquistatore dei Due Paesi e protettore dell’Alto e Basso Egitto. Il suo simbolo è il lupo, col quale figura sugli stendardi divini. Nelle rappresentazioni appare antropomorfo ma sempre con la testa di lupo. Ebbe culto importante a Lykopolis dove venne associato ad Anubis.
URA (Mesopotamici). Dio dalle origini oscure, molto venerato ma anche temuto dai Babilonesi perché ritenuto apportatore di peste e altre calamità.
URANBAD. Mitico animale d’aspetto orrendo, protagonista di molte leggende della paura. Dimorava sulla vetta del monte Ahermene (Asia centrale) e camminava come un drago divorando tutto quanto incontrava sul suo cammino. Per la leggenda, la pietra regale chiamata Shahmuburen, nota ai sovrani d’Oriente, venne tratta dalla testa del favoloso mostro.
URASH (Mesopotamici). Dio minore degli Assiri. Presiedeva alle acque fecondatrici della terra. In epoca tarda venne identificato con Ningirsu, altro dio agricolo preposto alla fertilità dei campi.
URGHIE (Tibetani). Dea fra le principali divinità venerate nel Tibet. I suoi fedeli credono che la dea sia nata da un fiore e poi sia volata direttamente in cielo. Gode di culto vasto e popolare; ognianno si celebra una festa in suo onore, con offerte di fiori e cibi all’immagine che la rappresenta.
URI (Islamici). Vergini di rara bellezza che, secondo una profezia di Maometto, verranno concesse in premio ai musulmani eletti quando giungeranno in Paradiso. Secondo il Corano, in cielo vi sono quattro specie di U.: le prime sono bianche, le seconde verdi, le terze gialle, le quarte rosse. I loro corpi perfetti sono fatti di muschio, di ambra e d’incenso, hanno il volto celato dietro un fitto velo sul quale sono scritte le parole: «Chiunque nutre amore per me, compia egli la volontà del creatore, mi vegga e mi frequenti, io mi abbandonerò a lui e lo soddisferò». Secondo una credenza i fedeli che avranno osservato le leggi del Profeta, specialmente i digiuni del Ramadan, si mariteranno con le vergini U.; i riti avranno luogo sotto tende fatte di perle bianche, dove ci saranno schiave pronte ad abbigliare le U. con sfarzose vesti leggere e trasparenti e con gioielli fatti di rubini e altre pietre preziose. I musulmani meritevoli potranno amare le loro spose U. per mille anni e più, senza tuttavia togliere loro la verginità.
URICATI-TIRUNAL (Indiani). Festa indiana che si celebrava nei templi di Vishnù per ricordare l’apparizione del dio Quigena, avatara minore di Vishnù. Era contrassegnata da riti processionali con fiori e addobbi colorati. Vi partecipavano soprattutto i pastori per ricordare i giorni in cui il dio Quigena si trattenne presso di loro.
URIEL (Semiti). Nella tradizione ebraica, angelo di salvezza, messaggero di Dio che visitò Noè nella sua mitica arca. Secondo la dottrina rabbinica U., insieme con gli arcangeli Gabriele e Raffaele, fu ministro della Giustizia di Dio e della sua divina clemenza.
URSHANABI (Mesopotamici). Il battelliere di Utnapishtim. Portò l’eroe Gilgamesh attraverso l’oceano della morte.
URT-HEKAU (Egizi). 1. Uno degli aspetti della dea Iside in quanto Grande Maga o Maga degli Incantesimi. 2. Appellativo di una divinità secondaria, ritenuta una delle spose di Râ; è rappresentata con testa leonina.
URU (Mesopotamici). Dio della luce presso i Cananei. Secondo il mito, da U. sarebbe derivato il nome della città di Gerusalemme (Urasilim).
URUTKE (Siberiani). Spirito benevolo, venerato come custode della foresta siberiana (la Taiga).
URVASI (Indiani) La più bella delle Apsara. Personifica il Desiderio d’Amore.
USHA (Indiani). Dea vedica personificatrice dell’Aurora. Sorella di Ratri, dea della Notte e sorella amante degli Asvin, figura come una bellissima fanciulla che montata su un carro trainato da cavalli focosi, «porta la luce del giorno e la vita fra gli uomini respingendo la sorella Notte».
USHABTI (Egizi). Statuine funerarie di pietra o di terracotta che si riponevano negli arredi funebri durante il Nuovo Regno. Rappresentano il «servo agricolo» aiutante del morto. Alcune di esse portano incise regole facenti parte del “Libro dei Morti”. Secondo alcuni il termine U. deriva dal verbo “ushab” (rispondere), forse nel senso che dovevano rispondere all’appello del defunto e lavorare con lui nella vita che continuava nell’aldilà.
USHU (Mesopotamici). Dio della Luna presso gli Urriti. Corrisponderebbe a Sin, dio lunare dei Babilonesi.
USOS (Mesopotamici). Mitico gigante che, secondo gli Assiri, inventò il modo di confezionare indumenti di pelle; fu inoltre il primo uomo ad avventurarsi in mare su un tronco d’albero.
USOUS o USOOS (Semiti). Dio fenicio della Caccia, originario di Usu, l’antica Tiro. Aveva capelli rossi ed era molto irsuto. Avrebbe fondato la città di Tiro.
UTNAPISHTIM (Mesopotamici). Figlio di Ubar-Tutu, re di Shurippak, è detto il Noè dei Sumeri perché il mito che lo riguarda è del tutto simile a quello della “Genesi”. Enlil, capo di tutti gli dèi del Pantheon assiro, decise di far cadere il diluvio universale per distruggere l’umanità corrotta. U., consigliato da Ea, dio della Sapienza, costruì un’arca cubica con sei ponti e vi si rifugiò con tutta la famiglia, gli animali e i tesori. Cessata l’inondazione dopo sette giorni, U. si recò in cima a Nissir per ringraziare il dio Ea. Enlil, pentito del disastro da lui provocato, chiese perdono agli dèi e poi benedisse U. e la sua famiglia e concesse loro il dono dell’immortalità in un luogo lontano fuori dalla terra. Dal Noè sumero si recò l’eroe Gilgamesh nel vano tentativo di sfuggire alla morte.
UTTARA-KANDA v. Ramayana.
UTU (Mesopotamici). Presso i Sumeri, dio del sole, paredro di Shamash. In epoca tarda, più che dio solare venne considerato dio della Guerra.
UTUKKU (Mesopotamici). Spiriti o essenze emanate dai corpi umani in putrefazione. Sono considerati malefici e apportatori di catastrofi e malattie fra gli esseri umani. Nella famosa biblioteca di Nabucodonosor secondo (settimo-sesto secolo a C.) sono state trovate alcune tavolette in scrittura cuneiforme risalenti all’undicesimo secolo a.C. Dal bilinguismo sumerico accadico delle tavole-tavolette gli esegeti deducono una sorta di rituale diretto a esorcizzare i demoni maligni: «Maledizione! Maledizione! Cerchio invalicabile! Cerchio divino che mai nessuno oltrepassi!». Sembra dunque che gli U. fossero considerati particolarmente perfidi.
UZU-IKO (Giapponesi). Antico dio, venerato come nume guerriero e come patrono del paese. Dal “Nihongi” risulta che fu il primo imperatore divino a ricevere la carica di governatore. Dopo morto i sudditi gli eressero un tempio denominato Haya-Sui-Gingia, ma che i suoi adepti chiamarono poi Uzu-no-miya (Tempio di Uzu). Per la tradizione il santuario fu eretto in onore di un’antenata del dio, forse la nonna, conosciuta col nome di Toyotama-Hime. Il tempio si può ammirare ancor oggi a Saga-No-Seki, nella regione di Bungo.
UZUME (Giapponesi). Notissima dea della Danza, chiamata anche Amano-Uzume, che ha un ruolo molto importante nel mito di Amaterasu, dea del sole. Con la sua allegria, le sue risa e i suoi balli la divina U. riuscì a far uscire Amaterasu dall’antro in cui si era rifugiata per sfuggire alla persecuzione del fratello Susanowo dio della tempesta. Per merito di U. la splendente Amaterasu riportò agli uomini, agli animali e ai campi la luce benefica del sole apportatore di vita. Nel mito è evidente il riferimento all’eclissi solare e ai riti agricoli dell’antico Giappone.