AA (Oceaniani). Una delle poche divinità antropomorfe delle isole Cook e Australi (Oceania), cui si chiedeva consiglio per guerre, malattie e altre calamità.
ABBA (Oceaniani). L’Ente supremo creatore venerato da alcune popolazioni delle Isole Filippine.
ABERE (Oceaniani). Mitica donna selvaggia delle isole Kiwai (Nuova Guinea). Secondo la leggenda, A. lasciò cadere a terra il suo gonnellino di ràfia per accoppiarsi con lo spasimante Badabada; poi, per celare a lui la sua nudità, la donna descrisse un cerchio intorno a sé con l’asticella del suo naso e fece crescere da quel solco tanta erba fitta che la nascose completamente. Da quell’erba venne fuori il primo albero di banano.
ACLLA v. Vergini del Sole.
ACLLAHUASI v. Vergini del Sole.
ADALBEAHYA (Americani). Cibo divino prodotto dal Sole come nutrimento dei Kiowa, tribù dislocata sulle rive del fiume Arkansas (Nord-America). Secondo i Kiowa, l’A. era una trasfigurazione mistica del corpo di un bambino nato dal Sole; come tale veniva ripartito in dieci porzioni, custodite ciascuna da un sacerdote. Il prezioso cibo veniva estratto dalla sua custodia soltanto in occasione dei riti propiziatori in onore del Sole. A tutt’oggi i Kiowa conservano l’A. in custodie di pelle e lo venerano come divinità tutelare del loro destino.
AEROP IT EONIN (Oceaniani). Massima divinità della Polinesia, generata dalla dea-tartaruga Dabage. Fu tartaruga ella stessa e le sue sembianze appaiono nei più venerati Totem dell’isola di Mauru.
AGAWE’ v. Loa.
AGLOOLIK (Americani). Genio benevolo degli Eschimesi. Passa le notti nelle grotte scavate sotto la crosta gelata e di giorno spinge le foche verso i cacciatori.
AGNIAN (Brasiliani). Dio funerario venerato dagli antichi abitanti del Brasile. D’indole maligna, trafugava i cadaveri appena sepolti per far dispetto ai parenti del defunto che non avessero lasciato viveri nel sepolcro.
AGOGOK (Oceaniani). Ente supremo venerato dagli indigeni delle Isole Aleutine.
AGOTKON “accento acuto sulla seconda o” (Americani). Geni benevoli dotati di forza magica presso gli aborigeni Irokesi del Nord-America.
AGRESKOWE (Americani). Termine erroneamente interpretato dagli antichi Europei come nome dell’Essere supremo degli Irokesi, aborigeni del Nord-America. In realtà è il nome del loro dio della Guerra, il Sole, divinità principale della loro religione.
AGUNUA (Oceaniani). Mitico serpente primordiale maschile, che si incontra nella mitologia degli indigeni di San Cristobal e delle Isole Salomone (Melanesia). E’ il corrispettivo di Katuibwari, serpente femmina, ritenuta la creatrice del mondo. Secondo la leggenda, A., dopo aver creato il mare, la Terra, l’uomo, gli animali, il tuono e tutti gli altri elementi atmosferici, creò la donna. Quando divenne vecchia, costei si recò al fiume, si tolse la pelle rugosa e recuperò un aspetto giovanile. Poiché sua figlia non la riconobbe, costei tornò al fiume e rimise la pelle vecchia; allora la figlia la riconobbe e la chiamò mamma. Con questa storia gli indigeni di quelle isole intendono sottolineare che intervenire nel regolare corso della natura non serve ad allontanare la morte.
AGWE’ (Brasiliani). E’ un Loa o spirito delle acque, in onore del quale si celebra ancor oggi una grande festa nell’isola della Tartaruga. Per i Brasiliani il Loa A. simboleggia lo spirito che si unisce alla materia (l’uomo) per formare l’individuo completo. In origine A. era considerato il dio del Mare.
AHAU (Messicani). Simbolo maya del Dio supremo, che occupa un posto di primaria importanza fra i glifi della scrittura maya. A. significa anche re sovrano, grande signore. E’ considerato divinità benevola e non è mai accostato ai glifi simboleggianti la morte.
AHAYUTA e P’A UTIWA (Americani). Mitici fratelli concepiti come dèi della Guerra dagli indigeni Zuni (Pueblo del Nuovo Messico). Sono considerati i capi della Società religiosa della Selce, connessa con la Società della Guerra. Sono prodi, saggi, protagonisti di numerose imprese, nonché autori di moltissime scotennature, dal momento che nella Società della Guerra si praticava il rito dello scotennamento.
AH CAN TZICNAL (Messicani). Antico dio maya, di cui si sa solamente che era il simbolo della Croce e che il suo nome significa sovrano dei quattro angoli del mondo.
AH CANUL (Messicani). Antenati divini che i Maya veneravano come dèi protettori del nucleo familiare.
AH PUCH (Messicani). Dio antropomorfo della Morte; una delle quattro più importanti divinità del mondo delle tenebre che nei Codici maya compare spesso contrassegnato dal glifo della morte. Insieme con Itzamnà, del quale è l’antitesi, con Kinich Ahau e col dio Chac, A. P. governa nel mondo sotterraneo. Considerato dio malevolo, talvolta era associato al dio della Guerra. Sotto questo aspetto godeva di vasto culto e gli erano dedicati molti sacrifici umani.
AHULATEOTL (Messicani). Il dio del Piacere presso gli Aztechi.
AIPALOOKVIC (Americani). Genio malefico distruttore e vendicatore, idolatrato e temuto dagli Eschimesi dell’Alaska. Dimora nelle profondità marine e sale in superficie per inseguire e affondare le navi di passaggio.
AKA KANET (Americani). Divinità dei Cileni. I primitivi indigeni la veneravano come dea protettrice delle Messi.
AKONWARA (Americani). Una delle Facce False, ossia la Maschera, che presso i Mohawk del Nord America impersona il Grande Preservatore. Le Facce False sono membri di una antica società segreta e vengono così chiamati perché nelle riunioni e nelle celebrazioni portano maschere rituali lignee, forgiate con la bocca storta. L’A., oltre a impersonare una divinità, è l’esorcizzatore che scaccia dalla comunità influssi malefici, malattie e pestilenze. Le società delle Facce False sitrovano anche nella mitologia dei Seneca e degli Onondanga (Irokesi delle Cinque Nazioni).
AKSELLOAK (Americani). Divinità benevola degli Eschimesi, onorata come genio tutelare delle scogliere.
ALACH UINIC (Messicani). Il termine significa vero uomo. E’ nel “Popol Whu” accanto agli uomini insigni, agli eroi e talvolta accanto al nome del gran sacerdote preposto ai sacrifici delle vittime umane.
ALA TALA e WUALI (Oceaniani). Per i Toradja delle Celebes Centrali, sono due spiriti supremi che vennero a contesa per decidere quale dei due dovesse divenire il signore del Cielo e quale il signore della Terra. Affidatisi alla sorte mediante il lancio a terra di due bastoni puntuti, quello di A. T. volò dritto in cielo, mentre quello di W. si conficcò pesantemente in terra. Così A. T. fu venerato come signore delle sfere celesti e W come gran signore della Terra.
ALOM v. Bitol.
ALTACAHUALCO (Messicani). Il primo mese dell’anno solare azteco (= interruzione dell’acqua), durante il quale si svolgevano cerimonie, processioni e sacrifici.
ALTARE DEI SACRIFICI (Messicani). L’altare maggiore dei templi aztechi, destinato all’immolazione delle vittime umane.
ALTJIRA (Australiani). L’Ente supremo degli Arunta, popoli dell’Australia Centrale. E’ immaginato come un essere gigantesco e possente, che ha gambe di emù, capelli lunghi sulle spalle, una benda bianca sulla fronte, una collana intorno al collo, una larga cintura e altri ornamenti; ha il suo accampamento in cielo con molti fuochi che sono la sua Via Lattea, dove dimora attorniato da molte mogli e numerosi figli, anche loro con gambe di emù.
AMALIVAKA (Americani). Divinità agricola protettrice delle messi, venerata dagli antichi abitanti del Venezuela.
AMBAT o HAMBUT (Oceaniani). Il maggiore dei cinque fratelli A., che da lui prendono il nome. Nella mitologia degli indigeni Malekula (Nuove Ebridi), sono i cinque civilizzatori della loro gente. Secondo la leggenda la loro rovina fu provocata dalla malvagità del fratello minore, Awirara, il quale, invidioso dell’intelligenza e della saggezza del fratello maggiore, lo uccise e insidiò la di lui sposa Lindanda, di pelle bianca; più tardi la giovane, avvertita dallo spirito del marito, uccise Awirara e poi si impiccò a un albero. Awirara avrebbe dato origine alla morte.
AMPO v. Uò.
ANAKENA o ARIKUT (Americani). Mitici antenati delle popolazioni dell’isola di Pasqua. Alcuni busti attribuiti agli A. furono scoperti nelle località archeologiche dell’isola; per la loro mole e per la qualità dei monoliti, i busti richiamano alla mente le famose teste senza corpo dei Giganti del Messico Centrale e del Perù.
ANALES DE LOS CAKCHIQUEL v. Popol Whu.
ANAN PACHA (Americani). Il Regno superiore che per gli antichi Peruviani è il luogo destinato alle anime di coloro che hanno operato bene nel corso della vita.
ANCHIMALLEN (Americani). Dea della Luna venerata dai primi abitanti del Cile.
ANDOUAGNI o ATAHOKAN (Americani). Per le tribù dei Caraibi che si trovavano, già al tempo di Colombo, nelle Antille e alle foci dell’Orinoco, è il Grande spirito invisibile, creatore del mondo. Spesso viene identificato col vento e per questo è considerato il respiro o l’anima del cielo. Normalmente viene chiamato Manitu, che significa appunto grande spirito. Secondo i Pellirossa. A., dopo aver formato gli animali con l’argilla, li animò con gli spiriti Manitu inferiori. Quando creò l’uomo, invece, il grande spirito si servì di due tronchi d’albero che, secondo un mito dei Sioux, dopo essere stati animati, se ne stettero coi piedi radicati a terra finché un grosso serpente non ne ebbe rosicchiato le radici; i due esseri poterono così muoversi liberamente e diventarono i progenitori del genere umano. Secondo i Sioux, i Pellirossa sono stati formati dalla stessa argilla rossa con la quale si fabbricano le pipe; per questo il grande spirito viene immaginato mentre fuma con una grande pipa rossa, che è parte della carne dei Pellirossa.
ANGEKOK (Americani). Nome generico degli sciamani eschimesi; una specie di stregone-profetache i canadesi del Nord-Ovest consultano prima del sopraggiungere dell’inverno artico. Durante le cerimonie propiziatorie A. è silenzioso; prima di pronunziare qualsiasi sentenza, si china verso i quattro punti cardinali e sputa acqua intorno a sé; poi, con passo rigido da automa, si avvia verso una determinata direzione per consultare la madre degli animali e lo spirito della Luna. Al suo ritorno, in genere dopo tre giorni di marcia, senza cibo né acqua, lo sciamano rivela alla gente gli eventi lieti e tristi dell’inverno imminente. L’A. è di solito analfabeta e non conosce l’astronomia; ma, secondo gli Eschimesi, dice sempre la verità. E’ credenza comune che gli A. siano protetti dagli Innua degli orsi, esseri invisibili che animano persone e animali.
ANOG ITE v. Ite.
APA HAU (Oceaniani). 1. Lo Spirito supremo che comanda le tempeste. 2. Dio dei Venti, per gli indigeni della Polinesia Settentrionale.
APOCATEQUIL (Peruviani). Figlio di Atauco o Ataucata, creatore dell’universo, il quale, secondo i Peruviani preincaici, nacque da un uovo generato da Atauco. A. rappresenta le tenebre e personifica il male.
APONITOLAU (Oceaniani). Dio del Sole per gli indigeni delle Filippine. Una delle sue mogli aveva nome Gaygayoma. Era oggetto di culti misteriosi con sacrifici di animali.
APU PUNCHAU (Peruviani). Per gli Incas, antichi abitanti del Perù, era il Sole; lo veneravano come padre dell’universo e lo consideravano fratello e sposo di Mama Quilla, personificazione della Luna.
AQUILA (Messicani). Il dio volante, presso i Cicimechi, nomadi stanziati nella parte settentrionale del Mesoamerica. Guidati dal loro dio volante, le tribù cicimeche, parlanti dialetti di lingua nahuatl, invasero il Messico a cominciare dall’ottavo secolo a.C. ed ebbero la supremazia su quel territorio per molti secoli. Originariamente il dio volante dei Cicimechi era il loro Totem tribale; cambiò poi in aquila e divenne il simbolo del nomadismo.
ARAMEMB (Oceaniani). Favoloso stregone dei Marind Anim, tribù della Nuova Guinea olandese. Secondo la leggenda, dalle piante di sago formò le prime figure di antenati e introdusse nel villaggio l’uso degli ornamenti, fino ad allora ignorato. Sfruttando i suoi poteri magici, durante unrito di stregoneria, A. uccise Jawi, figlio del grande serpente Bir, che gli aveva sedotto la moglie.
AREOP ENAD (Oceaniani). Dio-ragno venerato come creatore dell’universo dagli abitanti di alcune isole della Polinesia.
AREOP IT EONIN (Oceaniani). Dio-ragno di natura benevola, nato dalla tartaruga Dabage. Dagli indigeni delle isole Tuamotu della Polinesia è considerato il dio del Fuoco.
ARESKOVI (Americani). Dio della Guerra presso gli Uroni, tribù dell’America Settentrionale. Lo si invocava prima delle battaglie affinché allontanasse dai guerrieri gli spiriti malevoli e collaborasse efficacemente alla distruzione dei nemici.
ARICONTE (Brasiliani). Nella mitologia dei Tupinamba del Brasile è un personaggio che ha molto in comune col Noè biblico: scampò infatti al diluvio, che sommerse il mondo intero, insieme col fratello Tamendonar e con le famiglie di entrambi, forse per effetto delle arti magiche del loro genitore, il mago Mairaata, annoverato tra i primi mitici civilizzatori del Brasile.
ARIKARA (Americani). Popolazioni dell’Alto Missouri nell’America Settentrionale, che facevano parte delle tribù Omaha (Sioux Sudorientali). Secondo un mito Sioux, gli A. furono gli scopritori della pianta del mais. Si racconta che uno di essi trovò un cespuglio di mais sotto l’unica impronta di bufalo esistente nella zona e, poiché nessun bufalo venne trovato nei dintorni, gli A. attribuirono l’invio di quella misteriosa pianta a Wakonda, dio creatore, grande mistero che circola nella forza vitale di tutti gli esseri viventi. Non sapendo come utilizzare la pianta, gli indigeni la custodirono e aspettarono saggiamente il tempo della germinazione. Il cespuglio germinò e giunse a maturazione; i chicchi gialli vennero assaggiati e giudicati commestibili; quando furono seminati, essi germogliarono e divennero piante vigorose, cariche di frutti impennacchiati da ciuffi gialli che sembravano capelli. Era nato il mais. Gli A. lo usarono come loro cibo più importante e lo fecero conoscere anche alle altre tribù.
ARIKI (Messicani). Nome dato ai monoliti ciclopici raffiguranti teste senza collo né corpo e riproducenti, secondo il ricercatore Girard, gli Atlanti e gli Ercoli della leggenda maya-quiché.
ARIKUT v. Anakena; Tamendonar.
ARIOI (Oceaniani). Speciale ordine di religiosi, istituito, secondo un mito di Tahiti, dal dio supremo Oro, in onore del quale immolavano dei maiali. In origine il culto celebrato dagli A. aveva lo scopo di propiziare la fertilità dei campi; col tempo si trasformò in manifestazioni ricreative con rappresentazioni teatrali satiriche, danze, giuochi, recite oscene, orge erotiche. Patrono degli A. era il dio Oro, al quale si immolavano i primogeniti dei membri dell’ordine religioso.
ATAENTSIC (Americani). Divinità creatrice che compare nel mito delle origini degli Irokesi del Nord-America. E’ la donna celeste che, precipitando da un’apertura prodottasi nella volta del cielo, cadde in un’immensa distesa d’acqua in cui vivevano animali e uccelli acquatici; costoro la salvarono e la deposero su di un’isola formata col fango estratto dalle profondità e deposto sul dorso di una tartaruga. L’isola poi si dilatò e divenne la Terra. A. ne fece la sua dimora e vi generò due gemelli: il primo, Iuskena Teharon, divenne il creatore del mondo; il secondo, Tawiskaron, dopo vani tentativi per emulare il fratello, creò i Giganti.
ATAHOKAN v. Andouagni.
ATAKSAK (Americani). Divinità celeste venerata dagli Eschimesi come personificazione della luce solare e della gioia.
ATANUA (Oceaniani). Dea cosmogonica progenitrice del genere umano; secondo la mitologia delle isole Marchesi (Polinesia), fu sposa del dio Atea.
ATAUCO o ATAUCATA (Peruviani). Il Creatore dell’universo secondo gli indigeni del Perù preincaico. Padre di Apocatequil, dio delle Tenebre, e di Piguerao, dio della Luce diurna.
ATEA (Oceaniani). Dio polinesiano sposo di Atanua; entrambi progenitori del genere umano. Gli indigeni delle isole Marchesi consideravano A. la personificazione della luce. Per gli abitanti delle isole delle Società è un’entità primigenia simboleggiante lo spazio.
ATKWABEO (Americani). Essere favoloso (l’uomo caribù) delle popolazioni algonkine del Labrador Settentrionale. E’ considerato il protettore dei caribù, coi quali vive felice, amato e rispettato come un capo; veste con pelli di caribù morti incidentalmente e cavalca sul dorso di un maschio robusto. Gli Indiani dicono di averlo incontrato, ma di essersi sempre astenuti dall’uccidere glianimali del suo gregge.
ATL (Messicani). E’ il glifo dell’acqua che si trova nello Zodiaco azteco. Molto diverso dal glifo acqua dei Maya.
ATLAL (Messicani). Arma da caccia a propulsione in uso presso i Cicimechi Aztechi. Dall’A. prende il nome il dio della caccia azteco, Camaxtli (= «portatore dell’A.»).
ATLANTI (Messicani). Colossi granitici dritti e solenni, alti quasi cinque metri; simboli dei guerrieri aztechi, si trovano sulla terrazza del tempio dedicato a Quetzalcoatl a Tula. Pur essendo rozzamente scolpiti, essi portano dei finissimi bassorilievi ispirati al Serpente piumato. Su una di queste colonne appare scolpita la figura del re-sacerdote Ce Acatl o Topiltzin, ideatore della colossale costruzione templare. In origine questi A. erano numerosissimi; ognuno reggeva in una mano un Atlal, nell’altra un incensiere.
ATLATONAN (Messicani). Appellativo di Cicomecoatl, grande madre degli Aztechi, dea dei Lebbrosi e degli Storpi. In origine venerata come dea del Mais giovane.
ATNATU (Australiani). L’Essere supremo apparso per generazione spontanea, secondo il mito dei Kaitish, tribù dell’Australia Centro-settentrionale. Il nome significa Senza Ano (da “atna” = vulva); si ricollega al mito degli antenati totemici, creature imperfette, prima di essere trasformate in veri e propri esseri umani. Secondo la leggenda, A., per punire i Kaitish, trasgressori della sua legge, scagliò dal cielo sulla terra ogni genere di armi, come lance, boomerang, asce e i due coltelli di ossidiana, con i quali gli indigeni si autocirconcisero e si subincisero. In base a questo mito, i Kaitish usano praticare il rito della circoncisione ai giovani maschi, tagliuzzando loro il pene in varie parti; praticano inoltre la subincisione alle fanciulle mediante un taglio nella vagina con una pietra acuminata. A. viene immaginato come un uomo gigantesco dalla faccia nera.
ATONATIUH v. Ere solari.
ATUA (Oceaniani). Gruppo di dèi superiori e inferiori che si trovano nella mitologia dei Maori (Nuova Zelanda). Gli A. superiori sono figli del dio supremo Taaroa, che li formò invocandoli nella grande notte tenebrosa; presiedono agli elementi della natura. Gli A. inferiori, di cui esistono vari tipi, sono divinità tutelari della vita e del lavoro degli uomini. Primeggiano gli A. Maho, protettoridella gente di mare; gli A. Peho, patroni dei contadini; i No Apa, difensori degli uomini invasati da stregonerie; a questi A. si offrivano sacrifici umani.
ATU MOTUA, ATU MOANA, ATEA TAGAROA (Oceaniani). I principali dèi Atua delle isole Tuamotu e Mangareva. Antenati regali divinizzati, che avevano come capolista della genealogia il dio supremo Tangaroa Urupapa. Altri dèi Atua o antenati divinizzati: Ruonoku, dio dei Cieli; Nuru, dio della Notte; Tu, dio della Pace e dell’Albero del pane; Teagiagi, dio della Guerra; Rekareka, dio del Piacere; Tumue, dio della Malattia; Hina, dea degli Spiriti dell’inferno; e molti altri dimoranti nella Regione dei piaceri o Paradiso Opai. Nella regione bassa e desolata soggiornavano le anime dei morti sorvegliati dall’implacabile dea Hina.
AUCHIMALGEN (Cileni). Divinità benevola degli indigeni cileni. Sposa del Sole e personificazione della Luna. La si venerava allo spuntar del sole.
AULANERK (Americani). Dea benefica venerata dagli Eschimesi come creatrice delle onde del mare.
AVAIKI (Oceaniani). Il mondo sotterraneo, secondo le tribù dell’isola Mangaia (Polinesia). E’ concepito come un’immensa cavità a forma d’imbuto con apertura alla sommità. Vi dimorano le anime dei trapassati, sulle quali regna un essere femminile di nome Vari Ma Te Takere, considerato primo principio o origine di ogni cosa. All’interno dell’A. esistono vari mondi, tra cui la Terra del silenzio, sede della grande madre.
AWENHAI (Americani). Dea del Cielo, secondo gli indigeni Onondaga stanziati presso i laghi Ontario ed Erie (America Settentrionale). E’ la stessa che Ataentsic, la donna celeste creatrice venerata dalle tribù degli Irokesi e degli Uroni. A. formò la terra col fango estratto dalle profondità delle acque e la popolò di esseri umani.
AWIRARA v. Ambat.
AZTECHI (Messicani). Nome che gli ultimi gruppi di Cicimechi, che invasero il Messico Centrale tra il 1168 ed il 1521 d.C., presero da Aztla, loro mitica patria d’origine. Inizialmente tollerati come schiavi gli A. divennero presto i dominatori dell’intera nazione messicana e durarono fino al tempo dell’imperatore Montezuma Secondo. A. si chiameranno poi gli abitanti di tutto il Messicoantico, che parlavano il dialetto nahuatl, lingua che in seguito diventerà franca in tutto il Centro America. La religione degli A. era inizialmente un ammasso di riti superstiziosi e crudeli dedicati a un Essere supremo e invisibile, che veneravano col nome Teotl (Dio); venerazione che per gradi venne oscurata da una folla di altri dèi inventati dalla superstizione. Fra questi moltissimi dèi, tredici erano i principali: Tezcatlipoca, Ometecuhtli, Omecihuatl, Cihuacohuatl, Quetzalcoatl, Tlaloc, Centeotl, Mictlantecuhtli, Joalticitl, Huitzilopochtli, Tonatiuh, Meztli (la Luna), Joalteuctli. Il culto e la devozione per i loro dèi erano caratterizzati da sacrifici che raggiungevano le forme di crudeltà più orrende; questo perché la concezione del sacrificio pareva tanto più completa quanto più atroce fosse stata la morte della vittima da immolare. Per lo più le vittime morivano col petto squarciato, oppure annegate nei Cenotes o rinchiuse in orrende caverne e fatte morire di fame; altre finivano nel sacrificio gladiatorio, riservato ai prigionieri che si erano più distinti per il loro coraggio. Il luogo più comune per i sacrifici era il tempio, nel cui atrio superiore si trovava l’apposito altare destinato all’immolazione delle vittime. Compivano il sacrificio cinque sacerdoti, capeggiati dal re-sacerdote in carica. Costui indossava una lunga veste rossa e portava una corona di piume verdi e gialle; era ornato di orecchini d’oro e smeraldi e una gemma turchina pendente dal labbro inferiore. Gli altri cinque ministri indossavano abiti neri ricamati d’oro; portavano strisce di cuoio intorno alla testa e decorazioni di carta colorata sulla fronte. Sceglievano la vittima fra i giovani più belli e più sani oppure fra i prigionieri; la abbigliavano sontuosamente e la ornavano di fiori profumati; quindi la portavano sull’altare del sacrificio e la adagiavano sul “Chac Mool”, pietra convessa, così che il malcapitato, disteso e fermato da ceppi di legno, rimaneva col petto e col ventre sollevati. Il capo sacerdote gli squarciava il petto d’un colpo con un coltello tagliente, gli strappava il cuore sanguinante e, mentre ancora palpitava, lo offriva al dio Sole, poi con un grosso cucchiaio d’oro lo introduceva nella bocca dell’idolo. Il corpo veniva fatto precipitare dalla lunga scalinata che portava all’atrio inferiore del tempio, dove raccolto dai soldati, veniva portato a casa per essere cotto e mangiato con gli amici. Se la vittima era uno schiavo, il padrone prendeva direttamente il cadavere dall’altare dei sacrifici e se ne serviva per un banchetto. In onore dei loro dèi gli A. praticavano lunghi digiuni e dure penitenze. Il sacerdozio, formato anche da sacerdotesse, provvedeva all’istruzione della gioventù, all’ordinamento del calendario e delle feste e alla raffigurazione delle pitture mitologiche. Fra i monumenti aztechi i più caratteristici e significativi sono i Teocalli o Case di Dio, templi dall’architettura piramidale e ciclopica, che hanno molto in comune con le Piramidi dell’antico Egitto. Due Teocalli del Messico, dedicati uno al dio Tezcatlipoca e l’altro ad Huitzilopochtli, dio della Guerra, furono costruiti dagli A. a Teotihuacan solo sei mesi prima della scoperta dell’America.