DAFNE (Greci). Ninfa amata da Apollo, nota anche come Defenissa. Per sottrarsi alle persecuzioni amorose del dio, D. si diede alla fuga; quando si arrestò, sfinita, invocò la madre Gea che la inghiottisse. La sua invocazione fu accolta e in quel luogo sorse una pianta che da D. prese il nome di lauro (dal greco “dáfnos” = lauro). Secondo altri, D. fu follemente amata da Leucippo.

DAFNI (Greci). Pastore della Sicilia, figlio di Ermes e di una ninfa, nato in un bosco di alloro e allevato dalle Muse. Istruito nel suono della zampogna dal dio Pan, si guadagnò coi canti bucolici e con la sua bellezza il cuore delle ninfe e delle altre divinità agresti; ma per non aver tenuto fede all’amore giurato alla ninfa Naide, fu accecato dagli dèi. Non trovando più conforto nel suono e nella poesia D. si uccise gettandosi da una rupe. Il padre Ermes lo accolse in cielo e da allora fu venerato come divinità dei pastori.

DAG (Germani, Scandinavi). Figlio della Notte e della Rugiada del mattino, dio della Luce. Appare in cielo durante il giorno su di un carro trainato da un cavallo dotato di una criniera luminosa.

DAGDA (Celti). Una delle divinità celtiche di origine danese, che si spostarono in Irlanda. In origine si chiamava Dagodevos; i suoi figli erano Angus, dio dell’Amore, e Brigitte, dea della Sapienza e della Poesia. Dio benevolo, protettore degli uomini.

DAGODEVOS v. Dagda.

DALILA (Greci). Mito di origine sumera, molto popolare in Grecia. Rappresenta la dea Luna che a metà dell’estate taglia i capelli del re in carica e lo tradisce parteggiando per il successore. La forza del re sta, appunto, nei capelli, paragonati, per i riccioli biondi, ai raggi del sole. Così D. recise i capelli di Sansone, eroe solare di Tiro, prima di chiamare i Filistei.

DAMARMENO (Greci). Oscuro pescatore che ritrovò la scapola di Pelope, che i Greci recarono con sé come portafortuna nella guerra di Troia.

DAMASCO (Greci). Figlio di Ermes, da molti ritenuto il fondatore della città siriaca che porta il suo nome. Per aver disprezzato il culto di Dioniso, D. fu dal dio scorticato vivo.

DAMASENE v. Tilo.

DAMASIPPE v. Ebro.

DAMASTE (Greci). Celebre ladrone dell’Attica, meglio noto col nome di Procuste. Abitava sulle rive del fiume Cefiso, dove D. aveva un letto sul quale soleva stendere le sue vittime, alle quali stirava le membra fino a toccare le estremità del letto; segava loro le gambe se il letto era più corto dello sventurato; in caso contrario, li allungava e li straziava finché morivano. Fu ucciso da Teseo. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VII.)

DAMASTORE (Greci). Uno dei giganti che tentarono di detronizzare Zeus dando la scalata all’Olimpo; rimasto disarmato nel culmine della zuffa, D. prese il gigante Pallante, pietrificato da Athena, e lo scaraventò contro gli dèi.

DAMETA v. Podalirio.

DAMIA (Greci) Divinità venerata in molte parti della Grecia insieme con la dea Auxesia; dal suo culto erano esclusi gli uomini. D. potrebbe essere un epiteto di Demetra e di Persefone.

DAMISO (Greci). Gigante robustissimo, imbattibile nella corsa. Dopo la sua morte, Chirone dissotterrò il suo cadavere per togliergli l’osso del tallone che poi trapiantò nel piede di Achille per renderlo agile e velocissimo.

DAMNAMENEO v. Dattili.

DANA (Celti). La madre di tutti gli dèi presso i Celti d’Irlanda.

DANACE (Greci). Moneta che si metteva sotto la lingua dei morti per pagare a Caronte il viaggio fino al Tartaro.

DANAE “accento acuto sulla prima a” v. Acrisio.

DANAI (Greci). Antico nome dei Greci, derivato da Danao, figlio di Belo (per cui anche “Belidi”) e di Anchinoe, re di Argo.

DANAIDI (Greci). Patronimico delle cinquanta figlie di Danao, re di Argo, fratello di Egitto, padre di cinquanta figli maschi Le D. sposarono i loro cugini Egiziadi e li uccisero nella prima notte di nozze per ordine di Danao, che temeva l’avverarsi di un oracolo secondo cui sarebbe morto per mano di un nipote. Solo Ipermnestra, la più anziana delle sorelle, risparmiò lo sposo Linceo perché aveva rispettato la sua verginità. Linceo succedette a Danao. Secondo una leggenda posteriore, le D. furono uccise con Danao da Linceo e condannate dagli dèi degli Inferi a riempire in eterno una botte senza fondo, ossia un lavoro inutile. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, IV.)

DANAO (Greci). Re di Argo, figlio del re egiziano Belo e di Anchinoe, una delle figlie del Nilo. Prima di ritornare ad Argo, sua patria, D. regnò sulla Libia per nove anni assieme a suo fratello Egitto. Dalle sue numerose mogli ebbe cinquanta figlie, le famose Danaidi, che assassinarono i loro mariti nella prima notte di nozze. D. insegnò agli Argivi l’arte di costruire i ponti per l’acqua potabile; per gratitudine i sudditi gli eressero una statua nel tempio di Apollo Delfico. Da D. presero il nome i Danai, tutti gli Argivi prima, i Greci poi. Secondo la leggenda, D. fu ucciso dall’unico genero superstite, Linceo.

DANU v. Donu.

DANZA PIRRICA v. Cureti.

DARDANI (Greci). Appellativo dei Troiani derivato da Dardano, loro capostipite.

DARDANO (Greci). Figlio di Zeus e di Elettra, fratello di Iasione, nato, secondo Omero, nella Troade; per la maggior parte dei mitologi, invece, nacque in Samotracia. Dall’Arcadia emigrò nella Troade, dove il re Teucro gli cedette parte del suo regno e gli concesse in moglie la figliaBateia, dalle quale ebbe poi Erittonio e Ilo. Da un precedente matrimonio con Crise, figlia di Pallante, D. aveva già avuto due figli: Deimante e Ideo. Sulle falde del monte Ida D. fondò una città, che da lui prese il nome di Dardania; questa, in seguito, avrebbe dato origine alla città di Troia. D. fu quindi il capostipite dei Troiani, da lui detti anche Dardani, poi anche Teucri (da Teucro).

DARETE (Greci). 1. Sacerdote troiano di Efesto, padre di Fegeo e Ideo, valorosi guerrieri a Troia; Fegeo fu ucciso da Diomede. 2. Compagno di Ettore, al quale si attribuì una relazione sull’eccidio di Troia.

DATAN (Slavi). Divinità polacca, venerata come protettrice dei lavori campestri.

DATANUS (Lituani). Dio benevolo della Lituania, venerato come grande benefattore dell’umanità.

DATTILI (Greci). Geni abitanti sul monte Ida nella Troade (per cui sono anche chiamati D. Idei); fabbri o stregoni al servizio della dea Cibele e quindi associati ai Cureti e ai Coribanti, sacerdoti della dea. Si attribuisce loro la magia e la conoscenza delle forze naturali; inventori di arti utili e del suono musicale; molto abili nella lavorazione dei metalli. Di numero incerto (pare fossero cinquanta oppure cinque), i mitologi ci tramandano soltanto il nome di tre: Acmon, Chelmis e Damnameneo.

DAUNO (Greci). 1. Figlio di Licaone, signore dell’Apulia (oggi Puglie) in Italia. Presso di lui si rifugiò Diomede, dopo la guerra di Troia, disgustato dall’infedeltà della moglie Egialea e gli prestò valido aiuto per combattere i Messapi; in compenso D. gli concesse in sposa sua figlia Enippe. 2 Marito della ninfa Venilia e padre di Turno.

DAZBOG (Slavi). Per gli antichi Slavi era il Sole. Dimorava in un palazzo d’oro in Oriente presso la contrada ove regnava eterna primavera. Ogni giorno D. percorreva il cielo su un carro d’oro trainato da due cavalli luccicanti di pietre preziose. Secondo i Serbi, era un bellissimo re che dimorava in Oriente assieme alla bella Aurora e al dio della Luna. Per quanto numerose e varie siano le leggende riguardo a questo mito, Russi, Serbi, Polacchi ed Ucraini concordano nel ritenere D. una divinità solare.

DEA DIA (Romani). Antichissima deità campestre dei Romani.

DECATEFORO (Greci). Appellativo con cui Apollo veniva onorato dai cittadini di Megara durante la Decate, cerimonia celebrata dieci giorni dopo la nascita per dare il nome al neonato.

DECHTIRE (Celti). Sorella del re Conchobar, sposa di Lugos e madre dell’eroe Cuchullain.

DECIMA v. Nona, Partula.

DECUMA (Romani). Una delle tre Parche latine, che più tardi fu chiamata anche Fata.

DEDALIONE (Greci). Fratello di Ceice e padre di Chione; Apollo lo mutò in falco quando tentò di suicidarsi dopo la morte della figlia Chione, uccisa da Artemide, di cui si riteneva più leggiadra.

DEDALO “accento grave sulla e” (Greci). Dal greco “Daidalos”, artefice ateniese figlio di Metione. Pare sia stato allievo di Ermes e abbia inventato statue che muovevano gli occhi e le gambe, oltre a un’infinità di strumenti di lavoro quali la sega e il trapano. Per invidia uccise suo nipote Acale, inventore del tornio, e dovette per questo fuggire da Atene; riparò a Creta, isola di Minosse, al quale costruì il labirinto di Cnosso, edificio così intricato che chiunque vi entrava vi si perdeva; quivi era la stanza del Minotauro. D. consegnò ad Arianna il filo che servì poi a Teseo per orientarsi nel labirinto e uccidere il mostro, per cui Minosse lo punì imprigionandolo con suo figlio Icaro. Tuttavia D. fabbricò ali di penne unite insieme dalla cera ed entrambi fuggirono. Icaro nel viaggio cadde nel mare che da lui prese il nome; D. invece arrivò, volando, a Cuma, in Italia e poi in Sicilia presso il re Cocalo. Sarebbe infine tornato ad Atene, dove fu capostipite della famiglia ateniese dei Dedalidi (Confer Orazio, “Carmi”, I, 2-4, XI.)

DE DANANN (Celti). Divinità irlandesi menzionate in un libro di leggende detto “Delle Invasioni”. Provenendo dall’occidente, i D. invasero l’Irlanda lottando contro i mostruosi giganti autoctoni detti Fomori, figli dell’Abisso. Stabilitisi nell’isola, esercitarono le loro arti magiche. Furono scacciati da un ennesimo invasore, chiamato Mile, che gli irlandesi considerarono divinità infernali.

DEFENISSA v. Dafne.

DEI (Greci, Romani). Nella mitologia classica sono esseri superiori concepiti dalla fantasia dei Greci e dei Romani. La loro vita era organizzata come quella degli uomini, ma differivano da essi perché erano più sapienti, più belli, più forti e soprattutto immortali. Erano distinti in D. del cielo, D. della terra, D. dell’oltretomba. Per altri erano classificati in D. maggiori, D. minori e D. naturali. Il loro numero era imprecisato ma grandissimo, specie presso i Romani.

DEIANIRA (Greci). Figlia di Eneo, re degli Etoli; sposò Eracle e fu causa involontaria della sua fine, avendogli fatto indossare la veste tinta nel sangue avvelenato del centauro Nesso, ucciso da Eracle con le frecce intrise nel sangue venefico dell’Idra di Lerna. Venuta a conoscenza dell’inganno e disperata per la morte dello sposo, D. s’impiccò.

DEIDAMIA “accento grave sulla seconda i” (Greci). Figlia di Licomede, re dei Dolopi in Sciro, presso cui Achille rimase nascosto sotto vesti muliebri perché sua madre Teti voleva sottrarlo alla guerra di Troia; unitasi con Achille generò Neottolemo.

DEIFILE (Greci). Figlia di Adrasto; sposò Tideo e generò Diomede, grande eroe greco.

DEIFILO v. Ilionoa.

DEIFOBE (Greci). Epiteto della famosa Sibilla Cumana, figlia di Glauco, sacerdotessa di Apollo. Amata dal dio ottenne da lui il dono di vivere tanti anni quanti erano i granelli di sabbia che ella poteva contenere in una mano. Divenuta vecchia e incartapecorita si rese conto di essersi dimenticata di chiedere al dio il dono dell’eterna giovinezza. Troppo tardi, il dio le concesse solo la voce per gli oracoli.

DEIFOBO (Greci). Uno dei tanti figli di Priamo, valoroso eroe troiano. Dopo la morte di Paride, sposò la bellissima Elena, già moglie di Menelao. Caduta Troia, volendo la perfida donna riguadagnarsi i favori del primo marito greco, introdusse nella sua stanza nuziale Menelao e Ulisse, i quali trucidarono con la spada l’ignaro eroe troiano.

DEILEONE “accento grave sulla seconda e” (Greci). Compagno di Eracle nella lotta contro le Amazzoni; coi fratelli Autolico e Flogio partecipò alla spedizione degli Argonauti.

DEIMANTE v. Dardano.

DEIMO v. Apollo.

DEIMOS (Greci). Uno dei cinque figli di Ares e di Afrodite; il nome significa Spavento. Gli altri furono Armonia (la Concordia), Eros (l’Amore), Anteros (l’Amore reciproco), Fobos (il Terrore). Secondo alcuni D. era al seguito della dea Bellona; per altri D. e il fratello Fobos erano nientemeno che i Cavalli di Ares.

DEINO (Greci). L’ultima delle Graie, sorella delle Gorgoni, detta anche la Terribile.

DEIONE o DEIONEO (Greci). Figlio di Eolo e di Enarete; re della Focide, capostipite degli Eolidi, sposò Diomeda, dalla quale, secondo alcuni, ebbe l’infelice Cefalo e Dia, che sposò Issione. D. fu ucciso da questo genero che lo gettò in una fornace ardente in seguito ad un litigio per i doni nuziali.

DEIONEO v. Deione.

DELFI (Greci). 1. Città della Focide, fondata da Delfi, figlio di Apollo e di Tia; posta sulle pendici meridionali del Parnaso, dove sorgeva il più famoso santuario di Apollo. Fu chiamata in origine Phyto, perché vi si celebrava l’oracolo di Apollo, dopo che il dio uccise il serpente Pitone che ne era il guardiano. L’oracolo proveniva da una fenditura del suolo donde uscivano vapori inebrianti; a lato vi era un tripode, con sopra una pietra sulla quale sedeva la profetessa Pitia. Coloro che interrogavano l’oracolo, portavano doni al tempio e, cinti di bende e corone d’alloro, offrivano sacrifici al dio. La Pitia rendeva poi i vaticini in versi, di solito ambigui e contraddittori. Sul tempio era scritta la massima «Conosci te stesso», e all’interno di esso stavano circa trecento statue d’oro. 2. V. Cefiso; Tia.

DELIA e DELIO “accento grave sulla e” (Greci). Epiteti attribuiti rispettivamente ad Artemide e ad Apollo con riferimento al loro luogo di origine, Delo.

DEMETRA (Greci). Dea della vegetazione dei campi e dell’agricoltura. E’ la più importante delle divinità agricole nel mito e nel culto greco latino di Cerere e Cibele, con le quali venne poiidentificata. Figlia di Crono e di Cibele, D. ebbe dal mortale Iasione, Pluto, dio della Ricchezza, e da Zeus, Persefone. Questa fu rapita da Ades e D. disperato, fece sì che la terra più non germogliasse; allora Zeus, per placarne l’ira, ottenne che Persefone vivesse parte dell’anno nell’Ade con Ades e parte sull’Olimpo, con la madre. Epicentro culturale di D. fu la città di Eleusi dove in suo onore si celebravano le Piccole Eleusine in primavera, le Grandi Eleusine in autunno e le Tesmoforie nel mese di Pianepsione. Il mito di D. in relazione a Persefone ebbe posto nei Misteri Eleusini, culto segreto con particolari cerimonie, cui potevano accedere soltanto gli iniziati. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, V; Stazio “Tebaide”, XI.)

DEMNITZA v. Messiatz.

DEMODICE v. Scamandro 1.

DEMIDOCO “accento grave sulla prima o” (Greci). Vate cieco che cantava alla corte di Alcinoo, re dei Feaci; fu accecato dalle Muse per invidia, poi ripagato da esse con una voce divinamente bella. (Confer Omero, “Odissea”, VIII.)

DEMOFILA o IEROFILA “accento grave sulla o” (Greci). Nome della Sibilla Cumea, che secondo Varrone, è la settima delle dieci Sibille; prediceva anch’essa il futuro nelle Eolie e per questo venne confusa con Deifobe e chiamata anche Cumana. D. o Deifobe, secondo alcuni autori, portò a Tarquinio il Superbo i nove libri degli oracoli Sibillini, pervasi da oscure profezie sui destini di Roma. Col tempo da nove, i libri diventarono quindici (donde i “Quindecemviri Sacris faciundis”), andati perduti durante l’incendio sul Campidoglio al tempo delle guerre intestine tra Mario e Silla.

DEMOFOONTE (Greci). 1. Figlio di Teseo e di Fedra. Di ritorno dalla guerra di Troia naufragò sulle coste della Tracia. Ospitato dal re Sitone, s’innamorò della di lui figlia Fillide e ne causò involontariamente la morte (questa vicenda è riferita anche al fratello Acamante). Difese gli Eraclidi contro il prepotente tiranno Euristeo, cugino di Eracle, che alla fine uccise ottenendo il governo di Atene. Morì infilzandosi nella propria spada. 2. Figlio di Celeo, re di Eleusi, e di Metanira; fratello di Trittolemo. Quando Demetra andò errando per il mondo in cerca di Persefone, fu accolta nella casa di Celeo in Eleusi; volendo la dea per gratitudine rendere immortale il piccolo D., lo unse di ambrosia e lo espose al calore del fuoco per purificarlo; sopraggiunta la madre Metanira, ignorando che Demetra fosse una dea cacciò un grido e le strappò il bimbo dalle braccia; allora Demetra, contrariata per la diffidenza, tralasciò l’impresa e ingiunse che le innalzassero un tempio lungo la fonte Callicora. In seguito insegnò a Trittolemo, a Diocle e ad Eumolpo i riti del proprio culto, da cui ebbero origine i Misteri Eleusini.

DEMOGORGONE (Greci). Genio della terra, dio primigenio associato al Caos e all’Eternità. Raffigurato come un vecchio pallido, rugoso e sfigurato in volto, rappresentava la forza che eternamente distrugge e crea.

DEMONASSA v. Filottete.

DEMONI (Greci). Esseri divini secondari (“Daimones”), suddivisi in D. buoni e D. cattivi. Si riteneva che ogni uomo avesse il suo D. buono. Erano tutelari anche delle città. Si ricorda il D. di Socrate. I Romani li chiamarono Geni.

DEMOS (Greci). Uno dei Cavalli di Ares.

DENDRITIDE (Greci). Nome col quale i Greci onorarono Elena dopo la sua morte. Questo appellativo (dal greco “déndron”) evoca la tragica fine di Elena, che si impiccò ad un albero.

DENNITZA (Slavi). Per gli antichi Slavi era la Stella Mattutina, creduta sposa della grande Luna.

DESTINO v. Fato.

DEUCALIONE (Greci). 1. Leggendario re della Tessaglia, figlio di Prometeo e marito di Pirra. Volendo Zeus punire la malvagia e corrotta umanità, mandò un immenso diluvio per sterminarla. Salvò soltanto Pirra e D. in un’arca e dopo nove giorni li fece scendere a terra sul monte Parnaso. Desiderando essi formare una nuova razza umana, l’oracolo di Delfi ingiunse loro di bendarsi gli occhi e di gettare dietro le spalle le ossa dell’Antica Madre, le quali, per D., rappresentavano le pietre della terra. Ambedue infatti gettarono dei sassi dietro di loro; quelli di D. divennero uomini, quelli di Pirra donne. La specie umana fu di nuovo assicurata. La tomba di D. fu posta ad Atene presso il tempio di Zeus suo salvatore. Figli di Pirra e di D. furono Elleno, Anfizione, Protogenia. (Confer Orazio, “Carmi”, II; Ovidio, “Metamorfosi”, I; Luciano, “Dialoghi”, LXXI.) 2. V. Idomeneo.

DEVANA (Slavi). Dea della caccia, venerata dai Ceki. Dai Serbi era chiamata Diiwica, dai Polacchi,Dziewona.

DEVERONA (Romani). Divinità minore dei Latini, detta anche Deverra; presiedeva alla proprietà, alla nettezza urbana e alla pulizia della casa, nonché alla nascita dei bambini.

DEVERRA v. Deverona.

DIA (Romani). 1. Antichissima dea dei Latini; in epoca tarda, venne confusa con Cerere. 2. Figlia di Licaone, che divenuta amante di Apollo, generò con lui Driope.

DIANA v. Artemide.

DIANCECHT (Celti). Deità celtica invocata nelle malattie e per proteggere la buona salute. Pare che il dio abbia adattato una mano d’argento al polso del re Nuada che aveva perso la destra in battaglia. Corrispondeva all’Asclepio greco.

DICHE o DIKE (Greci). Dea della giustizia, figlia di Zeus e di Temi; una delle Ore, presiedeva ai tribunali e puniva i delitti. Era chiamata anche Astrea o Vergine Stellare. Visse per un po’ in mezzo agli uomini, poi, disgustata, risalì in cielo tra gli dèi, dai quali fu posta tra le costellazioni dello Zodiaco, col nome di Vergine. (Confer Stazio, “Tebaide”, II.)

DICTINNA v. Britomarte.

DID v. Lado.

DIDH v. Vergelmir.

DIDIMA e DIDIMEO (Greci). Epiteti attribuiti ad Artemide e ad Apollo perché fratelli gemelli (dal greco “didymaon” = gemello).

DIDONE (Greci). Per la leggenda di D. v. la voce nella sezione seconda.

DIES FERIARUM v. Feriae.

DIESPITER (Romani). Forma contratta del nome Juppiter; epiteto dato a Giove, considerato padre del Giorno e della Luce. Il nome ricompare con piccole variazioni fonetiche nelle più importanti mitologie indoeuropee; in Grecia come “Deus Pater”, in Germania come “Diu”; in India come “Dyaus Pritvi” (v. sezione seconda).

DIEVS (Lettoni). Dio del cielo, venerato dai Lettoni.

DIIWICA v. Devana.

DIKE v. Diche.

DIMA (Greci). Re della Tracia, padre di Ecuba, moglie di Priamo.

DIMANTE v. Egimio.

DINAMENE (Greci). Una delle Nereidi, figlia di Nereo e di Doride.

DINDIMENE (Greci). Epiteto che si dava a Cibele per via di un tempio che la dea aveva sul monte Dindimo nella Frigia. Secondo lo storico Diodoro Siculo, D. era moglie di Meone, re della Lidia, e madre di Cibele.

DIOCLE (Greci). Uno dei principi di Eleusi, amante dei cavalli; Cerere lo nominò suo sacerdote e lo iniziò alla conoscenza dei misteri inerenti al suo culto.

DIODORO v. Soface.

DIOGENIA v. Orizia.

DIOMEDA (Greci). 1 Nome della schiava con la quale Achille si consolò quando Agamennone gli portò via Briseide. 2. V. Cefalo; Deione.

DIOMEDE (Greci). 1. Figlio di Tideo e di Deifile; re di Argo, di Tirinto e di Egina. Con Adrasto, suo nonno materno, prese parte alla seconda guerra tebana. Partecipò all’impresa di Troia, dove si distinse, dopo Achille e Aiace Telamonio, come il più audace e valoroso dei Greci; combatté contro Enea; uccise Pindaro; vinse in duello Ettore e con Ulisse trafugò il famoso Palladio (simbolo dell’immortalità della città) e se lo portò ad Argo. Ivi giunto scoprì l’infedeltà della moglie Egialea; non se ne curò e riprese il mare alla volta delle coste italiane, dove con i Dauni combatté contro i Messapi e fondò diverse città, tra cui Brindisi, Benevento e Arpi. Accaparratasi come moglie la figlia del re Dauno, Enippe, abbandonò le guerre e si ritirò in tranquillità. Dopo morto ebbe onori divini. (Confer Virgilio, “Eneide”, XI; Ovidio, “Metamorfosi”, IV; Omero, “Iliade”, V.) 2. Figlio di Ares e di Cirene, re dei Bistoni in Tracia; uccideva gli stranieri di passaggio e poi li dava in pasto ai suoi terribili cavalli, che sputavano fiamme dalla bocca. Eracle lo vinse e lo fece divorare dai suoi stessi destrieri, nella sua undicesima fatica. (Confer Stazio, “Tebaide”, VI.)

DIONE v. Orfe.

DIONE “accento grave sulla o” o DIONEA accento grave sulla e. Figlia dell’Oceano e di Teti, oppure di Urano e di Gea; secondo Omero, dalla sua unione con Zeus nacque Afrodite, cui venne attribuito l’epiteto di Dionea. Divinità antichissima dei Pelasgi, dai caratteri oscuri e misteriosi. (Confer Omero, “Iliade”, V.)

DIONISO (Greci). Il più importante dio terrestre degli antichi Greci, figlio di Zeus e della mortale Semele, nata da Cadmo, re di Tebe. Fu allevato dalla zia Ino e successivamente dalle Ninfe del monte Nisa (D. significa dio di Nisa). Ancora adolescente scoprì le proprietà della vite ed escogitò il modo di ottenere il vino; da allora girò per la Grecia insegnando agli uomini la viticultura, generoso con chi lo rispettava e spietato con chi lo ostacolava. Dopo numerose avventure, con un seguito di Menadi, Satiri e Sileni, D. passò in Asia Minore, dove diffuse il suo culto e introdusse la civiltà greca. Sposò Arianna e ne ebbe Enopione, Stafilo e Toante. Tra le sue numerose imprese va ricordata la sua discesa nell’Ade per trarne la madre Semele e condurla sull’Olimpo tra gli dèi. In onore del dio venivano celebrate solenni feste chiassose e disordinate: le Dionisie o Dionisiache. I Romani lo chiamarono Bacco e Bromio (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, III e IV;Orazio, “Odi”, II, XIX.)

DIOPATRA (Greci). Ninfa violentata da Poseidone.

DIOSCURI (Greci). Appellativo di Castore e Polluce (dal greco “Diòs kúroi” = figli di Zeus) considerati figli di Zeus e di Leda. Proteggevano i viaggiatori e presiedevano alla navigazione e all’ospitalità. I Greci li onorarono nelle feste Dioscurie. Il loro culto dalla Grecia si diffuse in Sicilia e poi a Roma, dove vennero accolti col nome di “Castores”. I Romani attribuirono loro diverse vittorie e per questo nel 484 a.C. consacrarono ai “Castores” un tempio e celebrarono per essi riti processionali con cavalieri. Alcuni documenti dei secoli. primo e secondo d.C., pervenuti a noi dall’Egitto, testimoniano che il culto dei Dioscuri era molto diffuso nel Fayum, dove esisteva anche un oracolo.

DIOSCURIE v. Dioscuri.

DIRCE (Greci). Moglie di Lico, re di Tebe. Avendo Lico ripudiato per lei la prima moglie Antiope, i figli di costei, Anfione e Zeto, si vendicarono uccidendo il padre e legando D. alle corna di un toro infuriato, che la trascinò a morte in una fontana che da lei ebbe il nome di Fonte di D., oppure Fonte di Tebe. (Confer Stazio, “Tebaide”, III.)

DIRRACO (Greci). Figlio di Poseidone, che costruì il porto di Epidamno e lo chiamò Dirrachio (oggi Durazzo).

DISAULE (Greci). Nome di Demofoonte, figlio di Celeo e fratello di Trittolemo; introdusse in Eleusi il culto e i Misteri della dea Demetra. Secondo un’antica tradizione, D. sarebbe morto bruciato, mentre Demetra tentava di renderlo immortale col fuoco.

DISCORDIA (Romani). Nome che i Romani davano alla dea Eris, preposta alla Discordia e alla Contesa.

DITE (Romani). Antico dio latino dell’Oltretomba, paragonato a Plutone e al Pluto dei Greci. Il nome deriva dal latino “dives” = ricco. Fu venerato come dio protettore dei tesori nascosti nelle viscere della terra. Secondo altri D. fu figlio di Saturno e Opi e marito di Proserpina.

DITTI (Greci). Pescatore dell’isola di Serifo, passato in leggenda per aver ritrovato la cassa dentro cui Acrisio, re di Argo, aveva rinchiuso la figlia Danae col nipotino Perseo, con l’intento di eliminarli, perché un oracolo gli aveva predetto che sarebbe morto per mano di un nipote. (v Magnete.)

DIUS FIDIUS o SANCO (Romani). Antico dio sabino, in origine detto Sanco, venerato dai Romani sotto il nome di “Dius Filius” e di “Semo Sancus”. Gli era sacra l’ospitalità e presiedeva alle promesse, ai matrimoni e ai giuramenti. I Romani gli eressero un tempio sul Campidoglio e uno sull’isola Tiberina. La festa in suo onore cadeva il 5 giugno.

DIVALIA v. Angeróna.

DIVIANA (Romani). Uno dei tanti soprannomi di Diana.

DODOFORI “accento grave sulla seconda o” v. Caute.

DODONA (Romani). Città dell’Epiro circondata da una grande foresta di querce, le quali, secondo la leggenda, rendevano gli oracoli di Zeus con un mormorio che i Selli, sacerdoti consacrati al dio, interpretavano. Pare fosse l’oracolo più antico della Grecia; di origini presumibilmente pelasgiche. La fama di D., dapprima grandissima, fu oscurata dall’Oracolo di Delfi e da quello della Pitia.

DOGODA (Slavi). Dio del Tempo atmosferico e dei Venticelli temperati; corrispondeva allo Zefiro dei Greci.

DOLIO v. Melanzio.

DOLONE (Greci). Guerriero troiano, figlio dell’araldo Eumeo; scoperto e catturato da Ulisse e Diomede, mentre tentava di impossessarsi del cocchio e dei cavalli di Achille, implorò invano la libertà in cambio delle sue ricchezze; fu ucciso da Diomede. (Confer Omero, “Iliade”, X; Virgilio, “Eneide”, XII; Ovidio, “Metamorfosi”, XIII.)

DOMASCHNIE-DOUGHI v. Domovoi.

DOMICIO o DOMIZIO (Romani). Una delle numerose divinità del Pantheon, venerata come protettrice della pace coniugale.

DOMIDUCA (Romani). Soprannome che i Romani davano a Giunone, invocata per proteggere la sposa quando entrava nella casa maritale.

DOMIZIO v. Domicio.

DOMOVOI o DOMASCHNIE DOUGHI (Slavi). Leggendari spiriti folletti scacciati dal Creatore dopo la creazione della terra perché gli si erano ribellati. Vivevano nelle case, ma erano invisibili; la loro presenza era segnalata da gemiti, sussurri e risa. Erano considerati i protettori della casa e dei suoi abitanti; per propiziarseli, i contadini allestivano per essi cibi e vivande.

DON v. Donu.

DONAR v. Thor.

DONU o DON o DANU (Celti). In origine era una divinità dei Celti della Danimarca; poi dea Madre, dagli Irlandesi denominata Danu; i Celti della Gran Bretagna la chiamarono Don.

DORIDE (Greci). Una Oceanina, figlia dell’Oceano e di Teti; sposò il proprio fratello Nereo e con lui generò le Naiadi e le Nereidi.

DORIPPE v. Melampo.

DORO (Greci). Capostipite dei Dori, figlio più giovane del mitico Elleno e di Orseide. I Dori furono tra i primi a insediarsi in Grecia, sulle coste dell’Asia Minore e dell’Italia meridionale.Caratteristica della stirpe era la disciplina rigida, la sobrietà, il coraggio, il timor di dio, il disdegno di fronte alle altre stirpi.

DOTO (Greci) Una delle Nereidi («colei che dona»).

DRAUPNIR (Germani). L’anello magico forgiato dal nano Sindri; era detto il Gocciolante, perché pare che ogni nove anni si snodassero da questo monile altri otto anelli uguali, forse simboli lunari. L’Anello verrà bruciato assieme a Balder, figlio di Odino, per volere dell’empio Loki.

DREBKULYS (Lituani). Dio lituano del Terremoto, detto anche Trebbiatore.

DRIA (Romani). Dea della Pudicizia e della Modestia, osannata per i suoi integerrimi costumi. Al suo culto erano ammesse soltanto le donne.

DRIADI “accento grave sulla prima i” (Greci). Ninfe dei boschi presso i Greci; Esiodo ne nomina una categoria particolare, le Meliadi.

DRIANTE “accento grave sulla a” (Greci). Figlio di Licurgo, re degli Edoni in Tracia. Si distinse durante le fatidiche nozze di Piritoo per aver massacrato i centauri Reto e Ileo. Morì per mano del padre, reso folle da Zeus perché aveva molestato Dioniso adolescente.

DRIOPE “accento grave sulla i” (Greci). 1. Figlio del fiume Spercheo e di Polidora, o di Apollo e Dia; capostipite mitico dei Driopi, uno dei tanti popoli primitivi che formarono il popolo greco. Nella Messenia si celebrava ogni due anni una festa in suo onore. 2. Figlia di Eurito e sorella di Iole, ninfa dell’Arcadia; benché sposa di Adremone, amò Apollo. Spezzò un giorno il ramo di un albero sacro a Dioniso per darlo al bimbo piangente che aveva in braccio, ma il dio per punirla la trasformò in fiore di loto; prima che la metamorfosi fosse compiuta, ella ebbe il tempo di affidare il bimbo al marito e alla sorella. 3. Ninfa del monte Cillene in Arcadia, che, unitasi con Ermes, generò il dio Pan. 4. Ninfa che fu sedotta da Apollo sotto le spoglie di una tartaruga; da quello strano rapporto nacque Anfisso.

DROMEO v. Apollo.

DRUIDESSE (Celti). Mogli dei Druidi, sacerdotesse delle popolazioni celtiche stanziate in Britannia e nella Germania meridionale; avevano templi e con i loro mariti, partecipavano agli affari generali del popolo, al culto e alla politica. Compito delle D. era quello di predire l’avvenire osservando gli astri ed esaminando le viscere delle vittime umane scannate nei loro templi. Veneravano il vischio, che ogni anno con grandi cerimonie coglievano con un falcetto d’oro per consegnarlo al Gran Druido, il quale a sua volta lo distribuiva ai sacerdoti del tempio.

DRUIDI (Celti). Sacerdoti celti, assai potenti ai tempi di Cesare. Si distinguevano per cultura e sapienza ed erano anche politici, indovini, medici e guide spirituali del popolo, maestri di scienze sacre e profane, il cui contenuto era mantenuto segreto e insegnato oralmente agli iniziati. I D. si dividevano in tre categorie: Sacerdoti veri e propri, Bardi (poeti cantori e diffusori di precetti religiosi) e Ovadi (custodi del culto e precettori dei giovani). Centro della religione druidica fu la Britannia; si diffuse poi in Gallia, dove il sovrano assoluto era il Gran D., eletto a maggioranza di voti ogni anno nel mese di dicembre. Dopo l’elezione il Gran D. si recava a onorare l’albero sacro, la quercia, e a cogliere il vischio che dai sacerdoti veniva poi distribuito al popolo il primo giorno dell’anno come buon auspicio. Nei loro templi si svolgevano cerimonie solenni con sacrifici di esseri umani, in genere prigionieri di guerra che godevano del privilegio di essere scannati dalle Druidesse. Ribellatosi alla potenza militare romana, il corpo dei D. fu sciolto dall’imperatore Claudio, che ne proibì la religione.

DRYSTAN v. Isotta.

DUELLONA v. Bellona.

DUFA v. Hler; Ondine.

DUPO (Greci). Centauro che osò assalire Eracle mentre era ospite di Folo, anch’egli centauro. Durante la lotta che ne seguì, Folo fu ucciso per disgrazia e D. stramazzò sotto la clava di Eracle.

DVOVOROI (Slavi). Divinità slave della casa, affini ai Domovoi; a differenza di questi, vivevano nei cortili e perseguitavano gli animali domestici. Per propiziarseli, i contadini russi allestivano loro cibi e recitavano suppliche; se danneggiavano troppo il bestiame, o creavano seri incidenti, li punivano battendo coi bastoni sulla staccionata presso la quale erano certi che i D. si erano annidati. Erano incorporei come i folletti delle fiabe.

DWARGONTH (Slavi). Gruppo di divinità secondarie presso gli Slavi. A differenza dei Dvovoroi, vigilavano sui cortili e sugli animali domestici.

DWIN (Celti). Dea dell’Amore e della Bellezza, venerata dai Celti di origine danese che si stabilirono nel Galles.

DZIEWONA v. Devana.