LABDA (Greci). Figlia di Anfione, sposa di Eezione, con cui generò Cipselo.
LABDACO “accento acuto sulla prima a” (Greci). Re di Tebe, figlio di Polidoro e nipote di Cadmo; fu padre di Laio che mise al mondo Edipo. Ciò spiega la ragione per cui la tragedia che gravò su Edipo figlio di Laio, e sui suoi discendenti, è spesso nominata come Mito dei Labdacidi. L. morì giovanissimo, lasciando il suo regno al figlio Laio.
LABIRINTO (Greci). Ingegnosa costruzione formata da corridoi e stanze così intricati da non poter trovare la via d’uscita, salvo a conoscerne il segreto. I più famosi L. sono quello costruito da Amenemhét Terzo a est del lago Meride nel Fayum, dedalo di tortuosi corridoi sotterranei e superficiali collegati da migliaia di piccole camere quadrate; il L. Cretese, che Minosse fece costruire da Dedalo nelle vicinanze di Cnosso come dimora del Minotauro; il L. Samio nell’Isola di Samo e il L. Italico, monumento sepolcrale di Porsenna, re di Chiusi. (Confer Virgilio, “Eneide”, VI.)
LACEDEMONE “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Figlio che Zeus ebbe dall’atlantide Taigeta, L. divenne re della Laconia e diede il suo nome a quella regione; diede poi il nome di sua moglie, Sparta, al capoluogo del suo regno.
LACHESI “accento acuto sulla prima a” (Greci). Una delle tre Moirai o Parche: quella che teneva il fuso su cui avvolgeva il filo simbolico della vita.
LACINIA (Greci). Epiteto dato ad Era per via di un famoso tempio a lei dedicato da Eracle sul promontorio Lacinio, presso Taranto, dove l’eroe uccise il terribile brigante Lacinio. (Confer Virgilio, “Eneide”, III; Livio, “Storie”, XXIV.)
LACTURNUS (Romani). Divinità minore dei latini; presiedeva alla prosperità e alla conservazione del grano.
LADA (Greci). Antica divinità della Licia (Asia Minore), spesso identificata con la greca Leto.
LADING (Germani, Scandinavi). Catena magica con cui era stato legato il lupo Fenrir, figlio di Loki e di Angerbode; fu fabbricata dai Nani neri con speciali accorgimenti assieme alla corda Gleipnir. Il lupo potrà svincolarsi da quella catena solo quando verrà il Crepuscolo degli Dèi, giorno fatale per tutte le divinità nordiche.
LADO (Slavi). Dio slavo dell’Amore, al quale si offrivano sacrifici durante gli sponsali. I suoi tre figli, Lel, Did e Polet personificavano, rispettivamente, l’amore, l’amore corrisposto ed il matrimonio.
LADONE (Greci). Mostruoso drago, figlio d Tifone e di Echidna; fu posto da Era a guardia dei pomi d’oro che crescevano negli orti delle Esperidi.
LAERTE (Greci). Re di Itaca; sposò Anticléa, da cui ebbe Ulisse; fu con Giasone nella spedizione degli Argonauti e con Meleagro nella caccia al cinghiale Calidonio. Rinunciò al trono a favore del figlio Ulisse. Quando questi partì per la guerra di Troia, L. dalla prepotenza dei Proci fu costretto ad abbandonare la reggia e a ritirarsi in povertà in un suo podere lontano da Itaca. Al ritorno di Ulisse, il vecchio L. riprese le armi e a fianco del figlio si adoperò per sterminare i Proci invasori. (Confer Omero, “Odissea”, XXIV.)
LAERZIADE (Greci). Nome patronimico di Ulisse in quanto figlio di Laerte.
LAFISTO (Greci). Epiteto con cui Giove veniva invocato dai fuggitivi per ottenere soccorso.
LAFRIA “accento acuto sulla i” (Greci). Soprannome di Artemide, attribuitole dai Messeni, dagli Etuli e dagli Achei.
LAGA (Germani, Scandinavi). Dea dei fiumi e delle sorgenti, amica prediletta di Odino.
LAIO (Greci). Figlio di Labdaco, sposo di Giocasta, da cui ebbe un figlio, Edipo, che poi fece abbandonare nel bosco, sperando che morisse, neutralizzando così un oracolo secondo cui dagrande avrebbe ucciso il padre. Edipo sopravvisse e, da adulto, inconsapevole, uccise il padre L. e sposò la madre Giocasta. Venuto a conoscenza della verità, Edipo si accecò e visse infelicissimo.
LALA (Etruschi). Antichissimo Genio femminile etrusco dalle origini molto oscure e dai caratteri sconosciuti. Alcuni autori concordano nel ritenerla divinità lunare.
LAMIA “accento acuto sulla prima a” (Greci). Figlia di Poseidone e regina di Libia, Zeus la rese madre di parecchi figli che la gelosa dea Era le fece morire; impazzita dal dolore, L. si mise in cerca di bambini da divorare; gli Dèi allora per pietà la mutarono in cagna. Più tardi L. fu considerata strega e s’immaginò che si moltiplicasse in numerose Lamie, una sorta di spiriti malvagi che succhiavano il sangue ai bambini e ne divoravano le carni.
LAMIE “accento acuto sulla a” (Greci, Romani). Esseri mostruosi di sesso femminile, vaganti di notte per uccidere i viandanti e per succhiare il sangue ai bambini. Facevano parte del corteo di Ecate.
LAMO (Greci). Uno dei figli che Eracle ebbe da Onfale, regina della Lidia, presso cui l’eroe passò tre anni in schiavitù.
LAMPADO “accento acuto sulla prima a” (Greci). Nome di una delle Amazzoni.
LAMPEO “accento acuto sulla a” (Greci). Epiteto del dio Pan, derivatogli dal monte Lampeo dove aveva grande culto.
LAMPETUSA v. Eliadi.
LAMPEZIA v. Eliadi.
LAMPO v. Cavalli di Elios, Cavalli di Eos.
LANIGERA (Greci, Romani). Epiteto della dea Cerere, spesso raffigurata a cavallo d’un montone.
LAOCOONTE (Greci). Figlio di Antenore, sacerdote di Apollo a Troia; fu uno dei pochi Troiani a non volere che il cavallo di legno nel cui ventre si celavano guerrieri greci, fosse introdotto nella città; non fu ascoltato e tantomeno creduto. Mentre L. stava compiendo sacrifici in onore di Poseidone, Athena, per punirlo, fece sorgere dal mare due mostruosi serpenti che, avvinghiatisi al povero L. e ai suoi due figlioletti, li strangolarono. Interpretata la punizione come segno di offesa al cavallo divino, i Troiani introdussero il fatale dono dei Greci nella città, causando la loro stessa rovina. (Confer Virgilio, “Eneide”, II; Smirneo, “Postomeriche”, XI.)
LAODAMANTE (Greci). Figlio di Eteocle, condottiero dei Tebani nella seconda guerra contro Tebe, detta degli Epigoni, dove uccise Egialeo, unico figlio di Adrasto. L. fu poi ucciso da Alcmeone durante il combattimento sul fiume Glisas. Lui morto, i Tebani abbandonarono la lotta e Tebe cadde in mano degli Epigoni.
LAODAMIA “accento acuto sulla seconda a” (Greci). 1. Figlia di Bellerofonte e di Filonoe; amata da Zeus gli generò un figlio, Sarpedonte, futuro re di Licia. L. fu uccisa da Artemide, sdegnata contro di lei per il suo stupido orgoglio. (Omero, “Iliade”, VI.) 2. Eroina greca, figlia di Acasto e sposa di Protesilao. Innamoratissima del marito, quando seppe della sua fine nella guerra di Troia, la donna si disperò e pianse tanto, che gli dèi le concessero che lo sposo risuscitasse per tre ore. Quando Protesilao morì per la seconda volta, L., per la disperazione, si uccise. Secondo la versione di Igino (“Favole”, CIV), L. avrebbe fatto forgiare una statua di bronzo, in tutto simile al marito, cui prodigava cure amorose e onori divini; ma il padre Acasto, per evitare che la figlia si torturasse ulteriormente, ordinò che il simulacro venisse gettato nel fuoco; L., non sopportandolo, si lanciò tra le fiamme e si lasciò morire. (Confer Ovidio, “Heroidi”, XIII.)
LAODICE (Greci). 1. Figlia di Priamo e di Ecuba, sposa di Elicaone, figlio di Antenore. Dopo la caduta di Troia, per non rimanere schiava dei Greci, si tolse la vita. Secondo altri, morì di dolore dopo la morte del figlio Munito morso da un serpente. 2. Figlia di Agamennone, meglio nota come Elettra.
LAODOCO (Greci). Figlio di Antenore, uno dei più saggi anziani di Troia.
LAOMEDEA “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Una delle Nereidi.
LAOMEDONTE (Greci). 1. Figlio di Ilo e di Euridice, padre di numerosi figli, tra cui Priamo ed Esione. Furono suoi ospiti Apollo e Poseidone, esiliati sulla terra da Zeus. Le due divinità gli costruirono le mura di Troia su cui regnava; ma, non avendo L. pagato la ricompensa pattuita, Poseidone gli allagò la città e gli mandò un mostro marino al quale L. doveva offrire in sacrificio la figlia Esione. La fanciulla fu salvata da Eracle; ma, poiché neanche a lui pagò la mercede dovuta (due cavalli magici donatigli da Zeus), Eracle uccise tutti i suoi figli, tranne la giovane Esione e Podarce, che regnò poi col nome di Priamo. (Confer Omero, “Iliade”, XX; Orazio, “Carmi”, III; Ovidio, “Metamorfosi”, I.) 2. V. Onfale.
LAOTOE “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Concubina di Priamo, col quale generò Polidoro e Licaone.
LAPIDEO (Romani). Epiteto di Giove, derivatogli dal sasso (“Abadir”) che la madre Rea fece ingoiare a Crono al posto di Zeus neonato. Secondo alcuni, deriverebbe dalla pietra “Lapis Manalis”.
LAPIS MANALIS (Romani). Pietra che si custodiva in Roma presso il tempio di Marte fuori Porta Capena; era oggetto di culto e veniva portata in processione durante una cerimonia detta “Aquaelicium” per ottenere da Giove Pluvio la cessazione della siccità. La pietra L. M. veniva posta come chiusura a una grossa buca che si scavava durante la fondazione di una città; veniva poi rimossa una volta all’anno per lasciare uscire i Mani.
LAPITA v. Lapiti.
LAPITI “accento acuto sulla a” (Greci). Popolo leggendario della Tessaglia, molto rozzo e bellicoso. Pare che abbia avuto come capostipiti i figli di Eolo e di Lapita, figlia di Apollo. I Lapiti sono memorabili per la furibonda e cruenta lotta impegnata contro i Centauri durante le famose nozze del loro re Piritoo con Ippodamia. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, XII; Stazio “Tebaide”, V.)
LARA (Romani). Una delle Naiadi, figlia del fiume Almone; adusa ai pettegolezzi, rivelò gli amori di Giove con Giuturna. Per farla tacere il dio le tagliò la lingua e affidò L. a Mercurio perché la portasse nell’Ade. Il dio approfittò di lei e la rese madre dei Lari, dèi minori preposti ai crocicchi e alle vie della città (v. Tacita). (Confer Ovidio, “Fasti”, II.)
LARARIO v. Lario.
LARENTA (Romani). Dea sabina, in onore della quale si celebravano il ventitré dicembre le feste “Larentalia”.
LARENTINA v. Larunda.
LARENZIA v. Acca Larenzia.
LARI (Romani). I “Lares”, nella concezione primitiva, erano le anime dei defunti, protettrici della loro casa natale e della loro terra; più tardi divennero divinità tutelari del focolare domestico. Pare che fossero di origine etrusca, affini ai Mani e ai Penati; ma, a differenza di questi ultimi, erano molto legati alla dimora in cui veniva posta, senza venir mai rimossa, la loro immagine. Oltre ai L. della casa, a Roma esistevano i “Lares Compitales” (dèi dei crocicchi), i “Lares Rutales” (dèi della campagna), i “Lares Hostiles” (dèi contro i nemici), i “Lares Permarini” (custodi del mare), i “Lares Praestites” (dèi della città) e i “Lares Viales” (dèi delle contrade). Tutti venivano rappresentati come giovinetti nell’atto di danzare, le loro statue erano conservate nel Larario (nicchie murali) e il loro culto, molto diffuso anche fuori Roma, era tenuto dai “Collegia Compitalia”. Il culto dei L. fu proibito da Cesare e poi ripristinato da Augusto, che impose molti Larari nei crocevia dei vari quartieri dove coi “Lares Compitalia” venivano onorati anche i “Lares Augusti”. (Confer Tibullo, “Carmi”, I, X.)
LARISSEA “accento acuto sulla e” (Greci). Soprannome di Athena, derivatole dal fiume Larisso, presso le cui rive la dea aveva un magnifico tempio.
LARUNDA o LARENTINA (Romani). Divinità minore dei Romani; custodiva la casa e veniva considerata la madre dei Lari, perché da molti identificata con Lara.
LARVE (Romani). Anime di defunti che in vita erano stati malvagi; erravano nottetempo in preda al rimorso senza fare alcun male agli uomini, ma spaventandoli; le loro apparizioni venivano sventate dai “Pater familias” mediante particolari cerimonie.
LASE (Etruschi). Divinità secondarie presso gli antichi Etruschi; erano ancelle della dea Turan, maerano considerate divinità infernali; raffigurate giovani e belle oppure vecchie e ripugnanti.
LATERCOLO “accento acuto sulla e” (Romani). Divinità inferiore dei Romani; modesto dio del focolare domestico.
LATINO (Romani). 1. Re del Lazio, figlio di Fauno e di Marica, ninfa di Laurento. Sposò Amata e da lei ebbe una figlia, Lavinia. Ospitò Enea, fuggito da Troia, e gli promise in sposa la propria figlia, opponendosi al piano della regina Amata che voleva dare Lavinia a Turno, re dei Rutuli, donde la guerra tra Latini e Troiani. L. cadde in uno scontro con Turno, ma il suo cadavere non fu mai ritrovato. In seguito fu divinizzato e venerato col nome di “Iuppiter Latialis”. (Confer Virgilio, “Eneide”, VII; Ovidio, “Metamorfosi”, XIV.) 2. V. Circe.
LATOBIO “accento acuto sulla o” (Celti). Divinità degli antichi nordici; aveva molte affinità con l’Esculapio romano.
LATONA v. Leto.
LATTURCINA (Romani). Dea minore dei Romani; presiedeva alla formazione dei chicchi di grano nella fase in cui i granelli, pressati, davano quella linfa bianca che è simile al latte, donde il nome.
LAUFEYA v. Farbauti; Loki; Helblindi.
LAUKPATIS (Slavi). Divinità dei campi, venerata dagli Slavi; il nome significa, appunto, Padrone del campo.
LAUMES (Lituani). Streghe temute dai Lituani perché apparivano di notte per rubare i bambini dai letti; al loro posto lasciavano delle olle.
LAUNAWATER (Finlandesi). Dea maligna della mitologia finlandese, temuta dagli uomini perché, insieme al vento, genera le malattie.
LAUSO “accento acuto sulla a” (Romani). Figlio dell’Etrusco Mezenzio, combattente nelle file di Turno contro Enea; ritratto da Virgilio nell’atto eroico di far scudo al padre ferito dall’eroe troiano dal quale poi verrà ucciso. (Confer Virgilio, “Eneide”, VII, X.)
LAVERNA (Romani). Antica divinità latina degli inferi, entrò a far parte del Pantheon romano come protettrice delle selve e dei ladri (“Laverniores”). Le fu dedicata un’ara e un bosco sacro sull’Aventino presso la Porta Lavernale. (Confer Orazio, “Epodi”, I.)
LAVINIA (Romani). Figlia di Latino e di Amata, unica erede al trono del Lazio; promessa sposa a Turno, re dei Rutuli, dal padre fu data in sposa ad Enea, provocando i furori della madre Amata e scatenando una guerra tra Latini e Troiani. Vinsero questi ultimi. Frutto postumo della sua unione col principe troiano fu Silvio, che succedette ad Ascanio e regnò sui Latini. (Confer Virgilio, “Eneide”, VII.)
LEANDRO v. Ero.
LEANIRA v. Arcade; Elato 2.
LEARCO (Greci). Figlio di Atamante e di Ino; fu ucciso dal padre che, in un eccesso di pazzia ispiratogli da Era, voleva vendicare la morte dei figli della prima moglie Nefele. Secondo un’altra versione, Atamanto scambiò L. per un cervo e lo ammazzò.
LEARNIRA v. Arcade.
LED (Russi). Dio guerriero venerato nell’antica Russia.
LEDA (Greci). Figlia di Téstio e di Euritemide; sposa di Tindaro, da cui ebbe tre figlie: Timandra, Clitennestra e Filonoe. Zeus, preso dalla sua bellezza, per averla si mutò in cigno. Dopo quell’amplesso, L. si sgravò di due uova, in uno c’erano Polluce ed Elena, nell’altro Castore e Clitennestra.
LEILAPS v. Lelapo.
LEINTH (Etruschi). Divinità femminile etrusca del regno dell’oltretomba.
LEL v. Lado.
LELAPO o LEILAPS (Greci). Per la leggenda è un meraviglioso cane metallico, ma animato, opera di Efesto. Fu donato da Artemide a Procri, che a sua volta lo regalò a suo marito Cefalo. L. aveva il potere di raggiungere e catturare qualsiasi fiera. Fu di aiuto ai Tebani nel liberare la Beozia da una ferocissima volpe inviata colà dagli dèi per punire i cittadini, rei di aver dileggiato l’oracolo di Temi.
LELEGE (Greci). Mitico capostipite della stirpe dei Lelegi, popolo antichissimo che prima dei Greci viveva sulle coste della Grecia e dell’Asia Minore.
LEMNIADI “accento acuto sulla prima i” v. Lemno.
LEMNO (Greci). Isola del mar Egeo consacrata ad Efesto che ivi aveva sistemato una delle sue officine e la sua dimora. Vi sbarcarono gli Argonauti, durante il viaggio verso la Colchide, e divennero gli amanti delle Lemniadi, le quali, rese folli da Afrodite, uccisero i propri mariti. L. fu anche sede di un famoso labirinto.
LEMURI “accento acuto sulla e” (Romani). Per i Romani erano le anime dei cattivi o dei morti in generale; talvolta confusi con le Larve. Vagavano di notte per le case, spaventando i vivi per punirli dell’incuria verso i propri morti. Per tenere lontani i L. si celebravano, il 9 e il 13 maggio, le “Lemuria”. In quella ricorrenza non si contraevano matrimoni e si chiudevano i templi.
LENO MARTE (Celti). Dio della Guerra, venerato dai Celti Treviri; in epoca tarda veniva identificato con il dio romano Marte.
LEODOCO v. Biante.
LEONE v. Zodiaco.
LEONE NEMEO (Greci). Mostruoso leone nato dall’accoppiamento di Orthos con Echidna, viveva nella selva Nemea terrorizzando gli abitanti dei territori vicini; Eracle lo uccise nella sua prima fatica e si vestì della sua pelle, che portò poi sempre. Dopo morto, gli dèi mutarono il L. nell’omonima costellazione.
LEONIDA “accento acuto sulla o” (Greci). Re di Sparta, famoso per aver difeso le Termopili; ebbe onori divini e culto.
LEONTE (Greci). Figlio di Orfeo. Per rispettare un responso dell’oracolo di Delfi sacrificò agli dèi le sue tre figlie e salvò Atene da una carestia.
LERNA (Greci). Palude dell’Argolide, la cui fama è dovuta al mostruoso serpente Idra dalle nove teste ucciso da Eracle nella sua seconda fatica. Nella palude di L. furono gettate le teste mozzate dei mariti-cugini delle Danaidi.
LESCI v. Lesi.
LESI o LESCI (Slavi). Divinità boscherecce delle foreste russe; geni per metà umani e per metà bestiali, con capelli verdi; d’indole bonaria ma dispettosi; paragonabili ai Fauni latini, ma a differenza di questi avevano la facoltà di ingrandirsi o impicciolirsi secondo le occasioni. Simboleggiavano i pericoli e le insidie dei boschi. Morivano in autunno per rinascere in primavera con inclinazioni sempre più crudeli.
LESNI PANNI (Slavi). Divinità boscherecce della mitologia boema; creature incantevoli vestite di veli bianchi o verdi e ornate di ghirlande di fiori di campo; vivono nei boschi di giorno e ne escono di notte per danzare e cantare al chiaro di luna; sono dotate di poteri magici e non amano essere sorprese durante le loro esibizioni; puniscono con incantesimi gli sprovveduti curiosi.
LESTRIGONI (Greci). Mitico popolo di Giganti antropofagi, governati dal re Lamos in una zona della Sicilia montuosa. Distrussero la flotta di Ulisse e trucidarono parecchi suoi compagniquando, di ritorno da Troia, si fermarono per esplorare l’isola. (Confer Omero, “Odissea”, X; Ovidio, “Metamorfosi”, XIV.)
LETE (Greci). Fiume infernale detto anche Fiume dell’oblio (“léthe” = oblio); scorre nei Campi Elisi dove le anime dei morti bevono le sue acque che hanno il potere di far dimenticare il passato.
LETEA v. Oleno 2.
LETO (Greci). Figlia dei Titani Ceo e Febe, sposa o amante di Zeus prima di Era, dalla quale fu sempre perseguitata, specialmente quando stava per mettere al mondo il frutto della sua unione con Zeus: Apollo e Artemide nell’isola di Delo. Nella guerra di Troia L. parteggiò per i Troiani, mentre Era, per dispetto, difendeva i Greci. Offesa pubblicamente da Niobe, figlia di Tantalo, che l’accusò di essere poco prolifica, L., in preda all’ira uccise i figli maschi della Tantalide e fece sterminare da Artemide tutte le sue figlie femmine; unica superstite della strage fu Clori, la più grande, che si trovava a Pilo, regno di suo marito Neleo. Benché madre di due importanti divinità del Pantheon greco, L. non fu mai protagonista di grandiose leggende. I Romani la chiamarono Latona. (Confer Igino, “Favole”, CXL.)
LEUCADE “accento acuto sulla prima e” (Greci). Isola sulla costa occidentale della Grecia (oggi Capo Ducato). Secondo la leggenda, Afrodite, per guarire dalla passione per Adone, morto tragicamente durante una battuta di caccia, si gettò in mare dalla scogliera di L. da dove riemerse completamente guarita. Oltre che per la leggenda della dea innamorata, il promontorio di L. è storicamente famoso per il suicidio della poetessa Saffo.
LEUCE “accento acuto sulla prima e” (Greci). Ninfa dell’Oceano, amata da Ades, che la rapì per condurla negli Inferi. Quando L. morì, il dio delle tenebre la fece rinascere sotto forma di pioppo e la pose nei Campi Elisi. Secondo altri fu Persefone a trasformarla in un pioppo bianco.
LEUCIPPE (Greci). 1. Figlia del sacerdote e indovino Testore, sorella di Teonéa. Non rassegnandosi alla scomparsa del padre e della sorella, rapiti dai pirati, L., consigliata da un oracolo, si travestì da uomo e andò a cercarli verso la Caria. Dal re di quel territorio, Icario, seppe della presenza dei suoi cari venduti a lui come schiavi. Nell’incontro che ne seguì L. non fu riconosciuta; anzi la sorella Teonéa, colpita dall’avvenenza del finto giovane, se ne innamorò follemente e, non corrisposta, chiese a Icario, divenuto suo sposo, di farlo uccidere. Per l’esecuzione fu incaricato il padre Testore, irriconoscibile per i patimenti e per gli abiti servili; ma al momento dell’assassinio Testore, disperato, invocò il nome delle sue due figlie. Interrogato il vecchio e conosciuta la veritài tre, finalmente riuniti, fuggirono dalla Caria. (Confer Igino, “Favole”, CXC.) 2. V. Miniadi.
LEUCIPPIDI (Greci). Nome patronimico di Febe e Ilaria, in quanto figlie di Leucippo, re di Messenia.
LEUCIPPO (Greci). 1. Figlio di Periere e di Gorgofone; le sue due figlie, Febe e Ilaria, promesse spose a Ida e Linceo, figli di Afareo, furono rapite da Castore e Polluce; da questo fatto ebbe origine la sanguinosa battaglia tra i Dioscuri e gli Afaretidi. 2. Giovane figlio di Enomao, re dell’Elide; si invaghì perdutamente della bella Dafne, già amata da Apollo. Per starle vicino L. non esitò ad indossare abiti muliebri; riconosciuto dalle compagne della Ninfa mentre si bagnavano nel fiume, fu trafitto con i dardi.
LEUCO (Greci). Amante di Meda, moglie di Idomeneo, re di Creta, assente per la guerra di Troia. Avido di potere, L. assassinò Meda e la figlia, usurpò il trono e fece esiliare da Creta Idomeneo.
LEUCOLENA (Greci). Soprannome che Omero dà a Era, famosa per la bianchezza della sua carnagione.
LEUCOSIA “accento acuto sulla o” (Greci). Una delle Sirene; insieme con le sorelle Partenope e Ligea, ammaliava i naviganti nei pressi di Messina.
LEUCOTEA v. Ino.
LEUCOTOE “accento acuto sulla seconda o” (Greci). Figlia di Eurinome e di Orcàmo, re degli Achemeni; si concesse ad Apollo suscitando la gelosia di Clizia, che l’accusò presso il padre; questi, indignato della tresca, fece seppellire viva L. nelle sabbie del deserto. Non potendo il suo amante divino porgerle aiuto, per volere del fato la mutò nell’albero dell’incenso che spande la sua fragranza sulla terra. Clizia da Apollo fu mutata in girasole. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, IV.)
LEVANA “accento grave sulla prima a” (Romani). Divinità inferiore dei Romani. Presiedeva all’atto di riconoscimento del neonato che, secondo l’uso del tempo, avveniva davanti al simulacro della dea. Invocata anche dalle madri perché insegnasse ai piccoli a muovere i primi passi.
LIA (Romani). Con tale nome i Siciliani invocavano Diana, considerata dea lunare.
LIAGORA “accento acuto sulla prima a” (Romani). Una delle numerose Nereidi.
LIBAMINA “accento acuto sulla prima a” (Romani). Doni offerti agli dèi senza spargimento di sangue; erano quindi vino, latte, focacce, miele, eccetera. La L. “Primaria” era invece una cerimonia celebrata dal sacerdote prima di sacrificare agli dèi: si aspergevano col vino le corna dell’animale e si recideva un mazzetto di peli perché bruciassero nel fuoco dell’ara.
LIBAZIONE (Greci Romani). Cerimonia religiosa in uso presso i Greci e i Romani. Consisteva nel riempire un vaso di vino o di latte e spargerlo, dopo averlo assaggiato, sull’altare della divinità onorata. Si chiamavano L. anche le cerimonie a carattere domestico in cui una parte delle vivande veniva versata nel fuoco prima o a metà del pasto.
LIBECCIO v. Venti.
LIBENTINA (Romani). Epiteto di Venere, quale dea della voluttà (dal tema del latino “libido”).
LIBERALIA “accento acuto sulla prima a” v. Libero.
LIBERO e LIBERA (Romani). Dèi italici preposti alla fecondazione del terreno; in epoca tarda dai Romani furono identificati con Dioniso e Persefone; il loro culto fu affiancato a quello di Cerere Demetra. In onore di L. e L. si celebravano le feste “Liberalia”.
LIBERTAS (Romani). Divinità allegorica cui i cittadini consacrarono due templi nel Foro e sull’Aventino. Raffigurata come una donna altera coronata di alloro e col “pileus”, scettro e cornucopia nella mano sinistra e un lungo berretto sulla destra; ai suoi piedi c’è un gatto e vicino un giogo spezzato.
LIBIA (Greci). 1. Figlia di Epafo e della ninfa Menfi; posseduta da Poseidone, generò Agenore eBelo; diede il suo nome all’omonima regione dell’Africa. 2. Dea amata da Poseidone e madre del gigante Busiri, eliminato poi da Eracle.
LIBICA “accento acuto sulla prima i” (Greci). Immaginaria Sibilla, figlia di Zeus. Pare che i suoi oracoli si pronunciassero a Samo, a Delfi e in altre località della Grecia.
LIBITINA VENUS (Romani). Antica divinità di origine ignota; dea dei funerali e delle sepolture; possedeva un tempio al quale si doveva versare una moneta ad ogni decesso. L., per l’assonanza del nome, fu spesso confusa con Libentina.
LIBRI FATALES v. Sibilla.
LIBRI SACRI di NUMA (Romani). Libri scritti in latino e in greco che si credevano dettati al vecchio re di Roma dalla ninfa Egeria. Furono sepolti nel sarcofago del re Numa per ordine del pretore Petilio che, fattili esaminare, li ritenne contrari alla religione praticata ai suoi tempi.
LIBRI SIBILLINI v. Sibilla.
LIBUSE (Slavi). Leggendaria sovrana boema, figlia prediletta di Krok. Costui la preferì, per la successione al trono, alle sorelle Cazi e Teta. Sollecitata a sposarsi, L. scelse il contadino Premysl che, per la leggenda, divenne il capostipite della dinastia dei Premislidi. Prossima a morire, L. gettò la sua corona nel fiume Moldava, sentenziando che chiunque l’avesse trovata l’avrebbe portata per sempre.
LICA (Greci). 1. Giovane addetto al servizio di Eracle; portò all’eroe da parte di Deianira la famosa veste intrisa nel sangue avvelenato di Nesso. Quando Eracle, indossata la veste, sentì le sue carni bruciare, colto da furore, afferrò L. e lo scaraventò nel mare d’Eubea, dove, secondo Ovidio (“Metamorfosi”, IX), «si tramutò in uno scoglio che conserva sembianza umana». (Confer Igino, “Favole”, XXXVI.) 2. V. Orfe.
LICAONE (Greci). 1. Re dell’Arcadia, figlio di Pelasgo e della ninfa Melibea; perfido e perverso, trucidava gli sventurati che si avventuravano nel suo reame. Zeus, travestito da mendicante, si recò alla sua corte e invitato a cena da L. e dai suoi barbari figli, si accorse che nel suo piatto c’eracarne di fanciullo. Irritato da tanta crudeltà, il dio fulminò L. e uccise i suoi figli a eccezione del più giovane Nittimo, salvato da Gea. Secondo alcuni, Zeus progettò e realizzò il diluvio di Deucalione per punire la perversità dei figli di L. Secondo un’altra versione, la vittima offerta in pasto a Zeus fu Arcade; L. venne tramutato in lupo. 2. V. Dauno. 3. V. Laotoe.
LICEE v. Pan.
LICEO (Greci). Notissimo soprannome di Apollo, di dubbia origine e dal significato controverso; potrebbe derivare dal termine “lykos” (= lupo), con riferimento allo sterminio di lupi che il dio fece ad Argo, oppure alla radice “luk” (= lucere), in quanto Apollo è divinità lunare. L’epiteto di L. veniva dato anche a Zeus per via del monte omonimo in Arcadia, dove il dio aveva un altare e vasto culto.
LICINIA v. Era.
LICINIO v. Eono; Tlepolemo.
LICO. 1. Figlio di Poseidone, che, secondo Erodoto, avrebbe dato il suo nome alla Licia nell’Asia Minore, dove introdusse i Misteri dell’Attica, donde proveniva. 2. Re di Tebe fratello di Nitteo e marito della nipote Antiope, che ripudiò per sposare Dirce. 3. Figlio di Lico, re di Tebe, di cui usurpò il trono. Insidiò Megara, moglie di Eracle, quando l’eroe scese nell’Averno per catturare Cerbero. Allorché ritornò fra i vivi, Eracle l’uccise.
LICOMEDE “accento acuto sulla prima e” (Greci). Re dei Dolopi a Sciro; nascose Achille in abiti femminili quando Teti lo condusse alla sua reggia per sottrarlo alla predestinata morte nella guerra di Troia. Più tardi, per controversie d’interesse, L. uccise Teseo a tradimento, facendolo precipitare dall’alto di una torre. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, XIII.)
LICOREO (Greci). Frutto dell’unione di Apollo con la ninfa Coricia; fondò la città di Licorea sul Parnaso, dove Deucalione, secondo la leggenda, si rifugiò durante il famoso diluvio. Come figlio di divinità, L. ebbe un culto che in seguito passò a quello di Apollo L.
LICORIDE “accento acuto sulla o” (Greci). Ninfa amata da Apollo, madre di Aristéo, che, invaghitodi Euridice, ne causò involontariamente la morte.
LICOTOE v. Aello; Arpie.
LICURGO (Greci). 1. Padre di Driante, re di Tracia; perseguitò il culto di Dioniso, scacciando le sacerdotesse del dio dalla selva di Nisa; Dioniso lo punì accecandolo; in seguito L., credendo di tagliare un tralcio di vite, uccise il proprio figlio Driante. La vendetta del dio lo perseguitò fino a che i suoi sudditi, credendolo causa di una carestia, lo incatenarono sul monte Pangeo, dove morì di stenti. (Confer Omero, “Iliade”, VI; Virgilio, “Eneide”, III; Igino, “Favole”, XXXII.) 2. Re di Tebe, padre del piccolo Ofelte.
LIEO (Greci). Epiteto di Dioniso derivatogli dal potere di allontanare gli affanni col vino.
LIF e LIFTHRASIR (Germani, Scandinavi). Per i nordici è la coppia umana personificatrice della vita e del desiderio vitale; i due sposi infatti sono predestinati ad essere i progenitori del nuovo genere umano che apparirà sulla terra nella foresta Hoddmimir dopo il Crepuscolo degli dèi.
LIGEA v. Sirene.
LIGICZUS (Slavi). Dio della Concordia cui credevano gli antichi Slavi.
LIGIRO o LIGIRONE (Greci). Il primo vero nome di Achille; fu il centauro Chirone a dare al suo allievo il nome di Achille.
LIMENTINUS (Romani). Divinità minore dei Romani, cui veniva affidata la custodia della porta di casa (dal latino “limen” = soglia).
LIMNADI “accento acuto sulla prima i” (Greci). Gruppo di Ninfe abitatrici delle paludi e degli stagni.
LIMNATIDE “accento acuto sulla a” (Greci). Epiteto dato ad Artemide quale dea protettrice dei pescatori. La si invocava invece col nome di Limnètide per tutelare i porti del mare.
LIMNEO (Greci). Epiteto di Dioniso come dio delle paludi (dal greco “limne” = stagno, palude.)
LIMNORIA “accento acuto sulla o” (Greci). Una Nereide, figlia di Nereo.
LIMOS (Greci). Per i Greci era la Fame, mostro dagli occhi incavati e dalla faccia pallida, personificazione della carestia. I romani la chiamavano “Fames” (fame).
LINCEO (Greci). 1. Figlio di Afareo e di Arene; gli Argonauti lo scelsero come pilota della nave Argo perché aveva la vista tanto penetrante da vedere al di là dei muri. L. e il fratello Idas si fidanzarono con le figlie di Leucippo, Febe e Ilaria; ma i due Dioscuri s’invaghirono delle due fanciulle e le rapirono alla vigilia delle nozze, cosicché i fratelli Afaretidi (patronimico da Afareo) inseguirono Castore e Polluce e in una zuffa violenta Idas uccise Castore e Polluce eliminò L. 2. Uno dei cinquanta figli di Egitto che andò sposo alla danaide Ipermnestra. Fu l’unico dei cinquanta fratelli che scampò alla strage compiuta dalle Danaidi, per ordine del loro genitore Danao, nella fatidica loro prima notte di nozze. L. avrebbe poi ucciso il suocero Danao e le crudeli cognate per impadronirsi del trono. Secondo altra versione, L. si sarebbe riconciliato col suocero, succedendogli poi nel governo di Argo.
LINCO (Greci) Re della Scizia. Accolse Trittolemo inviato da Demetra con i semi di frumento da spargere nei suoi campi ancora incolti. Nella Scizia, terra di nomadi e pastori, l’agricoltura si sviluppò con molto ritardo. Dagli studiosi moderni L. è considerato il simbolo della terra di Scizia, Trittolemo il simbolo dell’agricoltura (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, V.)
LINDO v. Kamiro; Kekapros.
LINIAE v. Lino.
LINO (Greci). 1. In origine era una nenia lamentosa che cantava la fine precoce della primavera. In quel canto si vuole riconoscere un mitico poeta cantore, L., figlio di Urania e di Apollo, morto prematuramente per mano del divino padre geloso. In onore di L. furono istituite le feste”Liniae”, che si celebravano tutti gli anni in estate. 2. Figlio di Apollo di Eagro e della musa Psamate o di Calliope (da non confondersi con il precedente), sarebbe stato abbandonato dalla madre e divorato dai cani. Per punire la snaturata Psamate, il dio la condannò a morte. 3. Musico tebano, maestro di Eracle. Rimproverato dal suo precettore per la sua scarsa diligenza nell’arte musicale Eracle, in una delle sue frequenti e terribili sfuriate, uccise L. spaccandogli la lira in testa. Secondo un’altra versione L. era figlio di Calliope e di Eagro e fratello di Orfeo.
LIOCRITO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Uno dei Proci candidatosi alla mano di Penelope. Nella strage che si consumò dopo il ritorno di Ulisse da Troia fu ucciso da Telemaco.
LIRIOPE “accento acuto sulla seconda i” (Greci). Stupenda Ninfa figlia dell’Oceano e di Teti; innamoratosi di lei, il dio fluviale Cefiso le usò violenza e la rese madre del bellissimo e fatuo Narciso.
LISIANASSA (Greci). Una delle Nereidi, propriamente la Liberatrice.
LISIDICE “accento acuto sulla seconda i” (Greci). Uno dei numerosi figli di Pdope e Ippodamia.
LISIMACA v. Adrasto 1.
LISIMACO v. Arsinoe.
LISIPPE v. Pretidi.
LISSA (Greci). Dea della Rabbia, figlia della Notte; potrebbe essere una quarta Erinni.
LITAI (Greci). Figlie di Zeus, le quali, secondo Omero, simboleggiano il rimorso con l’invocazione del perdono per le colpe commesse. I Romani le chiamavano anche Preghiere.
LITIERSE (Greci). Crudele re di Celene, figlio del re Mida. Instancabile e veloce nella mietitura,sfidava nell’uso della falce gli stranieri che passavano nelle sue terre; poiché essi regolarmente perdevano, L. falciava loro il capo. Eracle, capitato da quelle parti, lo sfidò, lo vinse e lo scaraventò nel fiume Meandro.
LITIRAMBO (Greci). Soprannome di Dioniso, derivatogli dalla famosa frase che Zeus pronunciò quando egli nacque: “Lythi zafén!” (- «apri la cucitura!»).
LITUO (Romani). Presso i Romani era il bastone ricurvo degli àuguri col quale tracciavano il circolo sacro per lo studio degli uccelli.
LITUWANIS (Slavi). Divinità minore temuta dai Lituani perché rendeva deboli e malati i cavalli.
LLEW (Celti). Divinità benigna che presiedeva alla pace, alla guerra, alle arti; faceva parte della tribù dei De Danann, divinità irlandesi ricordate nel “Libro delle invasioni”.
LLYR v. Bron; Iwerid.
LOCRE (Greci). Figlio di Zeus e di Mera, divenne il capostipite dei Locri.
LOCUZIO v. Aio Locuzio.
LODHRUR (Germani, Scandinavi). Dio scandinavo che insieme con Odino e Hoenir scese sulla terra appena creata; trovati il primo uomo e la prima donna privi di forze, li soccorsero e li rianimarono. L. diede loro il colorito, Odino il respiro e Hoenir l’anima e la ragione.
LOFAR (Germani, Scandinavi). Nella mitologia germanica, progenitore dei Nani neri, artefici nel sottosuolo.
LOFN v. Asinnie.
LOGI (Germani, Scandinavi). Gigante della mitologia nordica; simboleggiava il fuoco. Fu vassallo di Loki, capo dei Giganti; in gara col dio a chi mangiava di più, vinse L. divorando non solamente la carne, ma anche gli ossi, il tavolo e tutte le stoviglie. Da allora il gigante divenne il simbolo della fiamma che tutto divora.
LOIMIO (Greci). Epiteto attribuito ad Apollo come colui che manda via la peste (da “loimos” = peste, contagio).
LOKI (Germani, Scandinavi). Uno dei più importanti dèi del Pantheon scandinavo; figlio di Farbauti e di Laufeya. In origine divinità del fuoco, assunse ben presto la figura di demone; per questa sua caratteristica i cristiani ravvisarono in lui il Lucifero tedesco. L. fa parte del contesto degli Asi, di cui si burla seducendo le loro mogli Asinnie. Arguto e criticone, accusa gli dèi senza pudore. Secondo l'”Edda”, L., non essendo stato invitato a un banchetto degli Asi, vi appare d’improvviso e sciorina pubblicamente vizi e cattiverie di tutte le divinità; provoca l’uccisione di Balder, dio della Luce e della Bellezza, scatenando l’ira di Thor e di tutti gli altri dèi che, per punirlo, lo legano alle cime di tre scogli con le budella del proprio figlio Narwi; per aggravare la pena, gli appendono un serpente al di sopra della testa, che gocciola veleno in continuazione dentro una coppa tenuta in mano dalla seconda moglie Sygin, ma ogni volta che la dea si allontana per vuotarla, il veleno cola sugli occhi e sul viso di L., causandogli dolori e contorsioni tali da far scuotere il regno dello Asgardhr; L. si strapperà da quel tormento soltanto nel giorno del Ragnarök (fine del mondo), quando affiancato da Demoni e Giganti, si scatenerà contro gli dèi confratelli in una furibonda lotta in cui L. e Heimdallr si annienteranno a vicenda. Nel mito germano-scandinavo L. è considerato il padre del mostro Fenrir (il lupo), di Iörmungand (il terribile serpente) e di Hel (dea della Morte).
LORIDE “accento acuto sulla o” (Germani, Scandinavi). Figlio del dio Thor e della bella Sif, personificazione della fedeltà coniugale.
LOTIDE “accento acuto sulla o” (Greci). Ninfa del mare di cui s’invaghì Priapo. Secondo alcuni, fu mutata in fiore di loto per non essersi concessa a Ermes.
LOTOFAGI “accento acuto sulla seconda o” (Greci). Popolo famoso ricordato da Omero nell'”Odissea” come mangiatore del frutto carnoso di cui si saziarono i compagni di Ulisse in una delle soste nel viaggio di ritorno da Troia. Pare che i L. abitassero nella costa settentrionale della Libia.
LOXIA (Greci). Epiteto dato ad Apollo per via dei suoi oracoli piuttosto oscuri (“loxós”, infatti, vuol dire obliquo, ambiguo).
LUA MATER (Romani). Antica divinità italica dell’Espiazione; venne identificata con Nemesi e a lei, dopo che a Marte e Bellona, si consacravano le armi dei nemici sconfitti.
LUBENTINA v. Libentina.
LUCERIO o LUCEZIO (Romani). Epiteto di Giove come dio della Luce. Lo stesso soprannome al femminile, Lucezia, veniva dato a Giunone.
LUCEZIO v. Lucerio.
LUCIFERO (Romani). La stella Venere, astro mattutino; al tramonto era detta Espero; corrisponde al Fosforo greco.
LUCINA o JUNO LUCINA (Romani). Epiteto che i Romani davano a Giunone quale dea protettrice dei parti (colei che porta la luce). Le fu innalzato un tempio sull’Esquilino e dedicata una festa che cadeva il primo marzo. In quel giorno le donne maritate offrivano alla dea fiori e preghiere perché tutelasse la loro fecondità.
LUDI (Roma). Giuochi romani derivati da quelli greci; erano affiancati alla religione e avevano denominazioni diverse; i più importanti erano i Giuochi Capitolini cui seguivano i “Ludi Magni” e i “Ludi Romani” consistenti in giuochi solenni in onore di Giove. Ogni cento anni venivano celebrati i “Ludi Saeculares”, prima in onore di Plutone e di Proserpina, poi, per ordine di Augusto, in onore di Apollo e di Diana. In onore di Apollo si celebravano anche gli “Apollinares”, istituiti nel 212 a.C.
LUDKI (Slavi). Folletti benigni, abitatori delle case degli Slavi.
LUGOS (Celti). Dio celtico-iberico del Sole; figlio di Cian e di Ethne, lottò contro i parenti Fomori accecando, ignaro, il nonno Balor. Unitosi con Dechtire, generò l’eroe Cuchullain. I Romani loidentificarono con Mercurio.
LUNA (popoli vari). Con il sole forma la prima coppia di corpi celesti, venerata da tutti i popoli della terra. I Greci la denominarono Selene e poi la identificarono con Artemide ed Ecate; i Romani la fusero con Diana; i Babilonesi con Sin; gli Egiziani le diedero il nome di Thout; gli Aborigenti peruviani la chiamarono Mama Quilla (v. Sezione terza) e la venerarono come sorella e moglie del Sole, loro massima divinità, da cui pare abbia avuto origine la dinastia degli Incas. Alla L. furono dedicati culti importanti e molti templi; celebre quello del Perù detto Lluaca della L. (v. Sezione terza). Dai Romani ebbe un tempio sul Palatino, uno sul Campidoglio e un altro sull’Aventino, dove la L. prendeva il nome di Noctiluca.
LUNA MANI v. Byrgir.
LUPERCA (Romani). Antichissima divinità che i Romani identificarono con la moglie del pastore Faustolo o con la sposa di Fauno; proteggeva i pastori e da essi veniva invocata per proteggere gli armenti dai lupi.
LUPERCALE “accento acuto sulla a” (Romani). Per la leggenda è la grotta ai piedi del Palatino, dove furono allattati da una lupa Romolo e Remo; secondo altri, la grotta fu consacrata a Fauno “Lupercus” (che allontana i lupi), da cui poi prese il nome.
LUPERCALIA “accento acuto sulla prima a” (Romani). Feste celebrate a Roma il 15 febbraio in onore di “Faunus Lupercus”, dio che teneva lontani i lupi dalle greggi. Consistevano in cerimonie e sacrifici che i sacerdoti del dio Fauno, i “Luperci”, celebravano nel Lupercale. Durante la cerimonia i “Luperci” giravano per la città completamente nudi, tenevano in mano un coltello bagnato del sangue delle vittime immolate al dio, e la “februa”, striscia tagliata dalla pelle delle vittime, con la quale frustavano le donne sterili per renderle feconde.
LUPERCUS (Romani). Epiteto di Fauno in quanto dio che allontana i lupi dai greggi.
LYNGWI (Germani, Scandinavi) Nel mito nordico è un’isoletta nel lago Amswartnir, dove il lupo Fenrir, mostruoso e ferocissimo, venne legato dagli dèi con corde resistentissime fabbricare dai Nani del sottosuolo.