Le differenze tra sunniti e sciiti nascono da una questione politica diventata poi anche teologica, non da due religioni diverse. Entrambi sono musulmani.
L’origine: la successione di Maometto
Alla morte del Profeta Maometto nel 632 d.C. la comunità si divide su chi debba guidarla:
- I sunniti, dal termine Ahl al-Sunnah, “gente della tradizione”, sostengono che il successore, il califfo, debba essere scelto tra i compagni più meritevoli della comunità. Scelgono Abu Bakr, suocero e amico di Maometto.
- Gli sciiti, da Shiat Ali, “partito di Ali”, sostengono che la guida spetti per diritto divino alla famiglia del Profeta, a partire da Ali, suo cugino e genero, e ai suoi discendenti.
Da quella frattura iniziale si sono sviluppate due tradizioni diverse. La battaglia di Kerbala nel 680, dove viene ucciso al-Husayn, figlio di Ali, è l’evento fondante del martirio sciita.
Le differenze principali
1. Autorità religiosa
Per i sunniti non esiste un clero gerarchico. L’autorità è nella comunità e negli studiosi, gli ulema, che interpretano la legge.
Per gli sciiti, soprattutto per la maggioranza duodecimana, esiste il concetto di Imamato. Gli Imam discendenti da Ali sono considerati guide infallibili scelte da Dio. L’ultimo, il dodicesimo Imam, è considerato occultato e tornerà come Mahdi alla fine dei tempi. Per questo la struttura clericale sciita è molto più gerarchica, con figure come ayatollah.
2. Fonti del diritto
Entrambi si basano sul Corano. La differenza è negli hadith, i detti e fatti del Profeta:
- i sunniti accettano hadith tramandati dai compagni del Profeta
- gli sciiti accettano solo hadith tramandati dalla famiglia del Profeta e dagli Imam. Hanno quindi collezioni di hadith diverse.
Ci sono anche 4 scuole giuridiche sunnite principali, Hanafi, Maliki, Shafi’i, Hanbali, e una principale sciita, Jafari, che ammette ad esempio il matrimonio temporaneo, mut’a, non riconosciuto dai sunniti.
3. Teologia e pratica
Le differenze nella pratica quotidiana sono minori ma visibili:
- Preghiera: i sunniti pregano 5 volte al giorno con le mani incrociate sul petto. Gli sciiti pregano 5 volte ma le uniscono in 3 momenti della giornata, con le mani lungo i fianchi, e spesso prostrandosi su una piccola tavoletta di argilla chiamata turbah, spesso fatta con terra di Kerbala.
- Tasse religiose: oltre alla zakat, gli sciiti hanno il khums, una tassa del 20% sui guadagni in eccesso destinata al clero e ai discendenti del Profeta.
- Concetto di giustizia: gli sciiti danno più spazio al ragionamento razionale e alla giustizia divina come principio teologico.
4. Festività e luoghi santi
Condividono Mecca, Medina e la festa del Ramadan, ma gli sciiti danno enorme importanza al ricordo del martirio di al-Husayn durante l’Ashura, con processioni di lutto, e ai pellegrinaggi a Najaf e Kerbala in Iraq, dove sono sepolti Ali e al-Husayn.
Numeri e geografia
Oggi circa l’85-90% dei musulmani nel mondo è sunnita e il 10-15% sciita.
Non sono blocchi monolitici. Ci sono sciiti duodecimani, maggioranza in Iran, Iraq, Bahrein e Libano, ismailiti e zayditi. E i sunniti sono a loro volta molto diversi tra loro.
In comune hanno l’essenziale: credono in un unico Dio, Allah, nel Corano come libro rivelato, in Maometto come ultimo profeta, nei Cinque Pilastri dell’Islam, nel Giorno del Giudizio.
Andiamo più a fondo, perché la differenza vera non è nella preghiera, ma nell’idea di chi ha il diritto di dire cosa è l’Islam.
Il cuore teologico: chi guida dopo il Profeta
Questa è la radice di tutto.
Per i sunniti: Maometto è l’ultimo profeta, il sigillo della profezia. Con lui finisce la rivelazione. Dopo di lui rimane la comunità, la umma, guidata dai sapienti che studiano Corano e Sunna. Nessun uomo è infallibile. Anche i compagni del Profeta, i Sahaba, sono tutti considerati modelli degni di rispetto.
Per gli sciiti duodecimani, che sono il 90% degli sciiti: la rivelazione finisce, ma la guida divina continua attraverso gli Imam. Sono 12, tutti discendenti diretti di Ali e Fatima, figlia del Profeta. Hanno due qualità uniche: isma, infallibilità dal peccato e dall’errore, e ilm, una conoscenza ispirata da Dio. L’ultimo, Muhammad al-Mahdi, nato nell’870, non è morto ma è in occultamento e tornerà alla fine dei tempi. Nell’attesa, la guida è affidata ai grandi giuristi.
Da qui nascono due conseguenze enormi:
- Il Mahdi: entrambe le correnti credono nel suo ritorno, ma per i sunniti è una figura futura non ancora nata. Per gli sciiti è già nato ed è nascosto.
- I compagni del Profeta: qui c’è la ferita più sensibile. I sunniti venerano Abu Bakr, Omar e Uthman, i primi tre califfi. Gli sciiti ritengono che abbiano usurpato il diritto di Ali e li criticano, mentre venerano esclusivamente la Ahl al-Bayt, la Gente della Casa del Profeta.
Il Corano è lo stesso identico testo per entrambi, 114 sure. Non esiste un Corano sciita diverso. Cambia il tafsir, l’interpretazione.
Come si fa la legge
Sunniti: le fonti sono 4: Corano, Sunna, consenso dei sapienti ijma e analogia giuridica qiyas. La porta dell’ijtihad, lo sforzo interpretativo indipendente, è considerata da molti chiusa da secoli. Ti affidi a una delle 4 scuole: Hanafi, Maliki, Shafi’i, Hanbali.
Sciiti: le fonti sono Corano, Sunna tramandata solo dalla Famiglia del Profeta, consenso e ragione aql. La ragione ha un peso molto più grande. La porta dell’ijtihad è rimasta sempre aperta. Ogni fedele deve seguire un marja’, una fonte di emulazione vivente, un grande ayatollah, facendo taqlid, emulazione. Per questo un ayatollah sciita ha un’autorità personale che un imam sunnita non ha.
Questo crea differenze pratiche:
- Shahada: la professione di fede sunnita è “Non c’è dio all’infuori di Dio e Maometto è il suo Profeta”. Gli sciiti aggiungono “e Ali è l’amico di Dio”, wa Aliyyun wali Allah. Non è obbligatoria, ma è usatissima nell’athan, il richiamo alla preghiera.
- Matrimonio: la scuola jafarita sciita permette il mut’a, matrimonio a termine con dote e scadenza. Nato per viaggiatori e soldati, oggi è molto dibattuto anche tra sciiti. I sunniti lo considerano abolito e praticano invece il misyar, matrimonio con rinuncia alla coabitazione.
- Eredità e tasse: gli sciiti danno regole diverse sull’eredità, più favorevoli alle figlie e alla famiglia di sangue rispetto alla famiglia tribale. E oltre alla zakat, hanno il khums, il 20% sul surplus annuale da dare al marja’ per le opere religiose.
La pratica vista da fuori
- Abluzione e preghiera: i sunniti si lavano anche i piedi nel wudu, gli sciiti li strofinano soltanto. I sunniti incrociano le braccia in preghiera, gli sciiti le tengono distese. E si prostrano sulla turbah, una tavoletta di argilla, spesso di Kerbala, per toccare solo materia naturale, non tappeti.
- Taqiyya: spesso strumentalizzata. È il permesso di nascondere la propria fede se si è in pericolo di vita. Esiste in entrambe le tradizioni, ma per gli sciiti, storicamente perseguitati come minoranza, è diventata una dottrina più elaborata.
- Ashura: per i sunniti è un giorno di digiuno facoltativo. Per gli sciiti sono 10 giorni di lutto per l’uccisione di Husayn a Kerbala, con rappresentazioni, processioni e in alcuni contesti flagellazioni rituali.
La storia che ha cementato l’identità
Non è rimasta solo una disputa del VII secolo. Due momenti hanno creato i paesi che vediamo oggi:
1501, la Persia diventa sciita. Lo Scià Ismail I dei Safavidi impone lo sciismo duodecimano come religione di stato per distinguersi dall’Impero Ottomano sunnita. L’Iran è sciita da allora.
1979, la rivoluzione iraniana. Khomeini introduce il concetto di wilayat al-faqih, il governo del giurista. Il clero non deve solo consigliare, deve governare direttamente. Questo è rivoluzionario anche per molti sciiti. Il grande ayatollah al-Sistani a Najaf, in Iraq, sostiene invece la linea quietista: il clero deve stare fuori dalla politica diretta.
Da lì nasce la rivalità moderna Arabia Saudita, custode di Mecca e Medina e centro del sunnismo, e Iran, centro dello sciismo politico. Guerre come Iraq, Siria, Yemen e Libano hanno una dimensione di potere locale, ma questa frattura settaria viene usata per mobilitare.
Nel 2004-2005 il Messaggio di Amman, firmato da oltre 200 studiosi di tutto il mondo, ha ribadito che sunniti e sciiti, inclusi duodecimani, zayditi e ibaditi, sono tutti musulmani e non è lecito scomunicarli.