BA (Egizi). Per gli antichi Egizi era l’anima, uno dei princìpi spirituali dell’uomo. Similmente al “Ka” e all'”Akh”, altre essenze spirituali, il B. deve procedere ad un graduale processo di nutrimento e di recupero; per questo sui papiri funerari e sulle pitture parietali delle tombe appare come un uccello dalla testa di donna in atto di alimentarsi o di bere ad una fonte. In altre raffigurazioni lo si vede intento a infondere il soffio vitale nella mummia del defunto.

BA’AL (Mesopotamici-Semiti). Dio bellicoso di origine siro-palestinese, introdotto in Egitto tramite le invasioni. B. significa «Signore, Padrone»; ebbe culto vasto e importante anche presso gli Assiro-Babilonesi (v. Bel), i quali lo venerarono col nome di B.-Fegor (Belfagòr) e B.-Moloch, e gli dedicarono riti orgiastici con sacrifici umani. B. fu adottato anche dai Filistei che lo denominarono B.-Zebub (v Beel-Zebub), nome che i cristiani tramutarono in seguito in Belzebù per indicare Satana. Per gli Egiziani B. rappresentava le forze negative del dio Seth. Aveva come figlio Alein, dio fenicio delle Fonti e dei Ruscelli.

BA’AL-GAD v. Gad.

BABA (Egizi). Demone maligno e pericoloso che appare nei “Testi delle Piramidi”. Per certi attributi questo dio viene affiancato alla scimmia africana. Notevole l’importanza di questo demone nell’ambito sessuale.

BABELE, TORRE (Mesopotamici). Altissima torre costruita nella celebre città di Babele da Nimrod. Nimrod, suo figlio Mardon e la loro gente avrebbero innalzato la torre nella pianura di Sennaar. L’enorme torre, chiamata in sumero Etemenanki, doveva giungere tino al cielo per sfidare dio, ma raggiunta l’altezza di settanta miglia il linguaggio degli operai si confuse per volere divino ed essi non si capirono più; l’opera rimase interrotta, una gran parte della torre venne inghiottita dalla terra e una terza parte distrutta dai fulmini del cielo. Secondo la tradizione, quello che resta della torre si può vedere anche oggi, un cumulo di rovine semideserte, ma ancora tanto alte e tanto larghe alla base da rimanere sempre una delle davvero mitiche meraviglie del mondo. Dall’alto dei ruderi, presso l’odierno villaggio di Hilleh, si possono scorgere le lontane alture di Gerico. Ne riferisce: G. Furlani in “Miti Babilonesi e Assiri”.

BABIA (Semiti). Per i Siriani era la dea della Giovinezza ed era molto venerata a Damasco.

BAD (Persiani). Angelo o genio che secondo la tradizione dei Magi presiedeva ai venti; molto simile all’Eolo greco. Gli è consacrato il mese persiano che porta il suo nome.

BAG (Persiani). Idolo che secondo la leggenda era adorato dalla moglie del re sassanide Cosroe. Da B. sarebbe derivato il nome della città di Bagdad.

BA-GAD v. Gad.

BAIADERE (Indiani). Nella mitologia indiana sono l’equivalente delle ninfe Apsara e compagne dei Gandharva. Le B. sono ritenute schiave degli dèi o favorite di un dio che esse onorano con la danza e col canto dopo essere state istruite dai Brahmani. Generalmente finiscono col prostituirsi appena è sfiorita la prima gioventù. Due le categorie di queste ninfe: quelle fisse nel tempio dove rendono omaggio al dio con le loro arti, e quelle itineranti che si spostano cantando e ballando nelle processioni al seguito delle divinità. B. è nome attribuito dagli europei in analogia col termine portoghese “bailadeira”.

BAINMADU (Indiani). Idolo dell’Indostan venerato nelle pagode costruite sulle sponde del Gange. Gode di grande culto specialmente tra i Brahmani, i quali lo onorano con la faccia a terra mentre altri provvedono ad allontanare le mosche dall’oggetto delle loro devozioni.

BALAAM v. Jamnete.

BALABHADRA v. Balarama.

BALADEVA v. Balarama.

BALAGOPALA (Indiani). Attributo di Krishna quale dio che affascina col flauto le pastorelle Gopi, sue amanti, e gli abitanti di Brindaban, la località dove il dio visse fanciullo.

BALAKRISHNA v. Krishna, Yasoda.

BALARAMA (Indiani). Fratello maggiore di Krishna, figlio di Vasuveda e di Rohini; viene chiamato anche “Balabhadra”, “Baladeva” («Dio forte»), “Madhupriya”. E’ il vero ottavo avatara di Vishnù, è dio violento, irascibile, capace di malmenare anche il divino fratello. Dotato di una forza terribile, compie, al pari dell’Eracle greco, prodezze eccezionali; grande bevitore di vino, donnaiolo. D’incarnato chiaro, contrasta col fratello Krishna, che è scuro. Le immagini più popolari lo raffigurano nell’atto di esalare l’ultimo respiro con una serpe bianca che gli fuoriesce dalla bocca; secondo alcuni si tratterebbe del serpente Sesha su cui siede Vishnù, e di cui B. è ritenuto l’incarnazione.

BALAT (Semiti). Dea fenicia patrona della città di Biblo, dove ebbe culto vasto e popolare. Il nome significa «Grande signora».

BALI (Indiani). Re di Krishkinda, tristemente celebre per la sua tirannia; fratello di Sugriva re delle Scimmie del Sud, e alleato di Rama il quale poi uccise con l’inganno Pralada, zio di B. Per gli Indiani, B. è uno spirito delle tenebre che esce ogni anno dal suo tetro rifugio per contemplare la Terra, ma Vishnù nel suo avatara Vamana lo costringe a rientrarvi. In onore di questa vittoria il popolo celebrava ogni anno una testa chiamata “Onam”.

BANA v. Tripurasura.

BANDABAH v. Rostàm.

BA-NEB-ZEDET v. Mendes.

BANGA (Indiani). Tribù nemica di Krishna, che la sbaragliò.

BANIANI v. Shudderi.

BARZACKH (Islamici). Intervallo di tempo che deve trascorrere tra la morte e la resurrezione. E’ opinione comune nell’Islam che durante questo lasso di tempo non ci sia né paradiso né inferno.

BAST o BASTET (Egizi). Dea dalla testa di gatto con ampio culto a Bubastis, dove durante la Ventiduesima dinastia era onorata come Dea suprema. In suo onore si celebravano feste periodiche contraddistinte da danze, vino e orge. Ritenuta anche dea lunare, B. fu apparentata dai Greci alla loro Artemide (v. Pekhet). Simboleggia anche il calore benefico del sole e come figlia del Sole Râ forma triade divina con Râ e Sekhmet. Lo storico greco Erodoto narra che l’animale sacro a B. era il gatto, che perciò veniva mummificato e sepolto con onori divini. A B. venne attribuito come figlio il dio-leone Mahes.

BASTET v. Bast.

BATO-KWANNON v. Kwannon.

BEBI (Egizi). Mostro dimorante nell’oltretomba, noto anche col nome di Omomi. Aveva il compito di sbranare e divorare i peccatori e i malvagi.

BEEL-ZEBUB (Semiti). Idolo dei Filistei, venerato come dio delle Mosche nella città di Accaron. B. era, secondo alcuni, uno degli attributi del dio Baal. Il nome significa Signore e nella nostra lingua il termine si è trasformato in “Belzebù”, e designa, anche biblicamente, il diavolo, ossia il principe dei demoni.

BEG-TSE (Tibetani). Dio guerriero del Tibet, detto anche Tsam-Sring, che tradotto equivale a «Dio e Signore della Guerra».

BEHDETI (Egizi). Dio di Behdet (odierna Edfu), simboleggiato da un disco solare alato. In epoca tarda B. venne fuso con Horo e divenne «Horo di Behdet»; sotto questo aspetto fu onorato come «Capo invincibile degli eserciti di Râ». Il simbolo di Horo di Behdet, cui si attribuivano virtù magiche, fu trovato in molti santuari e sulle prue dei vascelli dei faraoni.

BEHEMOTH v. Jubal; Leviathan.

BEKADJI (Africani). Spiriti maligni aborriti dai negri dell’Africa occidentale; escono di notte perturbare i sogni degli uomini e per maledire il futuro delle famiglie.

BEL (Mesopotamici). Dio supremo dei Babilonesi venerato come Signore o Padrone dell’universo. B. è forma accadica di Ba’al. Gli fu dedicato il primo mese dell’anno e come simboli gli furono attribuiti la tiara e il trono. Più tardi il suo nome si fuse con quello di Marduk, diventando B. Marduk quando la città di Babel (Babilonia) ebbe il predominio su tutta la Babilonia. Il culto di B. Marduk passò anche in Grecia.

BELFAGOR v. Ba’al.

BELILI (Mesopotamici). Dea lunare venerata dai Sumeri; preposta alla protezione dei viandanti notturni.

BELIT v. Militta.

BELO (Mesopotamici). Leggendario re assiro, padre di Nino; fondatore della monarchia assiro babilonese. Divinizzato, ebbe un simulacro che il popolo venerò in un grandioso tempio di nome Ful, eretto dal figlio Nino. Quel tempio passò alla storia come uno dei più importanti edifici assiro-babilonesi, composto da otto torri quadrate sovrapposte. Narra una leggenda che nell’ultima torre vi erano un letto fregiato di vari ornamenti e una tavola d’oro; quel luogo era di notte interdetto a tutti, salvo a una certa dama la quale, secondo quanto affermavano i sacerdoti del tempio, era per singolare favore anteposta a tutti. La leggenda riporta che in quella stanza il dio B. era solito trascorrere le sue ore più quiete quando più gli garbava.

BELZEBU’ v. Beel-Zebub.

BENAN e HASCHA (Arabi). Soci o compagni di Dio, divinità immaginarie che gli Arabi veneravano prima dell’avvento di Maometto.

BENBEN v. Râ.

BENDEDET (Egizi). Definizione del Sacro Ariete, che gli Egiziani fusero con Khnum, Râ e ancheOsiride. Ebbe vasto culto nella città di Mendes.

BENNU (Egizi). Uccello sacro dell’antico Egitto, identificato con la Fenice. Nella raffigurazione appare come un airone. Per la leggenda, B. era dotato di una voce tanto melodiosa che lo stesso Râ si fermò incantato ad ascoltarlo. Aveva culto particolarmente vasto a Heliopolis.

BEN SAITEN (Giapponesi). Dea della Ricchezza in onore della quale si celebra la seconda delle cinque solenni feste annue dello shintoismo; la cerimonia è principalmente destinata alle fanciulle, per le quali i loro padri danno un gran banchetto in una grande sala ornata di ricchi fantocci, simboli dei futuri facoltosi spasimanti.

BENTEN v. Fortuna, Geni della.

BERUT (Islamici). Originariamente era un pozzo celebre in Arabia. Per i Turchi, invece, è un luogo di attesa dove vengono deposte le anime degli infedeli fino al giudizio finale.

BES (Egizi). Divinità dalle origini incerte. Presiedeva al sonno ed alla iniziazione misterica. La sua figura, benché orrenda, ornava molti letti, oggetti muliebri e amuleti. B. era un dio aggressivo ma anche gioioso, come dimostrano alcune immagini dove il dio è raffigurato nell’atto di suonare uno strumento musicale a fiato. Alcune immagini grottesche di B. si trovano nelle incisioni rupestri preistoriche del Fezzan e sulle stele egizie note col nome di «Cippi di Horo» perché B. vi appare al fianco di Horo il giovane: in altre immagini di epoca tarda è accanto alla compagna Beset (femminile di B.).

BESET v. Bes.

BEYREWA v. Ratiasia.

BHADRA v. Kalì.

BHAGA (Indiani). Dio vedico del Benessere o della Generosità, uno dei dodici Aditya; il suo nome significa «Dispensatore di fortuna». B. è inteso anche nel senso di «dio» in generale; esiste il B.iranico, il Bhogu russo, eccetera. Più tardi B. si trasformerà in Bhagavan (Energia Suprema) per diventare l’attributo principale dei grandi dèi puranici quali Krishna, Vishnù, Shiva. Nel “Rig-Veda” (VII 41) B. è invocato come divino figlio di Aditi, «Distributore di ricchezza», «Guida suprema».

BHAGAVADGITA (Indiani). Il «Canto del beato», poema epico religioso contenuto nel “Mahabharata”, scritto probabilmente fra il quinto e il secondo secolo a.C. sotto forma di dialogo; è il carme in cui Krishna si rivela al suo discepolo Arjuna esponendo quelle dottrine che dagli indù saranno ritenute sacre ed ecclesiasticamente legittime perché riportate dalla bocca di Krishna.

BHAGAVAN v. Vishnù.

BHAGAVATA-PURANA (Indiani) Testo di mitologia sacra dedicato a Vishnù e a Krishna; tra i “Purana” è uno dei più noti, consta di diciottomila versi e risalirebbe all’anno 1200 d.C. circa.

BHAIRAVI v. Devi.

BHARADVAJA (Indiani). Uno dei Saptarishi (v. Rishi).

BHARATA (Indiani). 1. Nell’India antica era la terra dei B., nobile stirpe indiana che prese il nome da B., fratello o fratellastro di Rama. B. è figlio del re Dasaratha e di Kaikeya matrigna di Rama. Le gesta della stirpe dei B. (v. Pandùidi) sono celebrate nel “Mahabharata”. 2. Nome del figlio di Sakuntala.

BHARATI v. Sarasvati.

BHASKARA v. Surya.

BHAUTHYA v. Manu.

BHAVA v. Rudra.

BHAVANI (Indiani). Altro nome di Kalì, divinità ambivalente cui spettava il diritto di pronunciare il sacro “Om” (v. Aum). B.-Kalì è rappresentata sotto le più orride sembianze; ha due occhi terribili, l’incarnato nero, denti lunghi e sporgenti, due elefanti per orecchini e i capelli intrecciati con serpentelli; è munita di sedici o più braccia e altrettante mani che portano una spada, un tridente, due piatti, uno per ricevere e l’altro per bere il sangue, una lancia curva, una scimitarra e una ruota; tutti simboli che la qualificano come «Kalì la Sanguinaria», spietata punitrice o giudice inesorabile dei perversi. Ancora nel secolo scorso banditi e predoni uccidevano e depredavano usando metodi inenarrabili, in nome di B.-Kalì e senza alcuna motivazione religiosa. Ne riferiscono: Angelo Morretta in “Miti Indiani”; Giuseppe Tucci in “Iconografia”.

BHIMA v. Pandùidi; Rudra.

BHRIGU (Indiani). Uno dei Rishi Prayapati.

BHUTA (Indiani). Divinità malevola posta a guardia del tempio di Manar nell’India meridionale.

BISHAMON v. Fortuna, Geni della; Guardiani del Cielo.

BODH (Indiani). Antica dea buddista della Fecondità con culto popolare nello stato di Biha. Il termine B., di matrice sanscrita, potrebbe riallacciarsi alla tradizione dei Bodhisattva, ma non si hanno documenti in proposito. La leggenda, che non ha alcuna base storica, narra che le puerpere indiane, dopo aver partorito una femmina, portavano la neonata al tempio della dea B. onde affidarla alle cure dei sacerdoti fino al tempo della pubertà; trascorso quel periodo, la giovinetta aveva l’obbligo religioso di restare sulla porta del tempio per mettere all’incanto le sue grazie. I proventi del meretricio dovevano essere consegnati al gran sacerdote della dea.

BODHISATTVA (Indiani). Secondo la dottrina mahavana del Grande Veicolo è la reincarnazione del Buddha Primordiale. I B. furono circa cinquecento, incarnati in esseri umani e animali. Le reincarnazioni del B. sono affrescate nelle grotte di Ajanta, presso la città di Aurangabad. Le storie e le leggende sulle vite del B. prima di reincarnarsi nel Buddha sono narrate nella “Jataka”.

BOGAA (Indiani). Albero dell’isola di Ceylon al quale gli europei hanno dato il nome di «Albero di dio». E’ famoso in tutta l’isola e si trova ad Annarodgburro, città in rovina situata nella parte settentrionale della Provincia Centrale. Secondo la tradizione il B., volando da qualche lontano paese, giunse a Ceylon dove attecchì e servì da ricovero al dio Budha, il quale per la leggenda si riposò alla sua ombra per tutto il tempo che rimase sulla terra.

BOGDO LAMA (Tibet). Uno dei tre dèi supremi della mitologia mongola.

BOMBO (Africani). Idolo dei negri del Congo. Le feste in suo onore consistono in frenetiche danze eseguite dalle fanciulle, che per l’occasione si cingono il capo con penne multicolori e lasciano il corpo completamente nudo.

BOSSUM (Africani). Una delle principali divinità della Costa d’Oro; i negri lo raffigurano di colore bianco, in opposizione al demonio che essi immaginano nero e malefico.

BRAHM (Indiani). Entità dell’assoluto o «divinità cosmica» da cui deriva anche Brahma. Secondo le “Upanishad” B. è una divinità complessa, ambivalente, madre, sposa e padre degli dèi della sacra Trimurti. Nelle “Upanishad” si legge: «Tu sei donna. Tu sei uomo. Tu sei l’ape scura e sei il pappagallo verde dagli occhi rossi. Tu hai per figlio il lampo. Tu sei le stagioni e il mare. Non avendo principio tu duri pervadendo il Tutto, tu dal quale nacque ogni cosa» (trad. A. Morelli).

BRAHMA (Indiani). La prima persona della sacra Trimurti. L’Assoluto, l’Astratto, il B. virile, Creatore dell’Universo (v. “Prajapati”) e degli dèi, progenitore delle quattro caste più onorabili indiane, B. è l’Essere Supremo, il dio vero sostegno del Tutto e simultaneamente il Tutto stesso. “Svavambhu”, «Generato da se stesso»; B. significa il Grande, cioè colui che può mutare il normale corso degli eventi. Dalla mente di questo dio nacquero i Brahmani e le Quattro Rivelazioni (i “Veda”) contenenti la disciplina della sua religione. I “Veda” furono trasmessi direttamente ai poeti veggenti, i Rishi; per questo B. è chiamato anche “Adikavi”, «il primo dei poeti»; è detto anche “Caturmukha”, dalle quattro teste con le quali è rappresentato, a simboleggiare appunto i quattro “Veda”; in altre raffigurazioni il dio ha quattro braccia, tiene nelle mani i “Veda”, il rosario, il cucchiaio e la brocca (i quattro simboli del culto brahmanico). Altre immagini mostrano il dio assiso con i piedi incrociati su un fiore di loto (il mondo), oppure mentre cavalca il suo cigno “Hamsa”. B. dimora nel Brahmaloka e ha come moglie Sarasvati. B. è anche «padre» di Aditi, di Daksha, dei Rishi, dei Manu e di Satarupa Viray la donna dalle cento forme. B. è poco nominato nell'”Atharvaveda” e nel “Rig-Veda”, molto lo è invece nell'”Upanishad” dove il dio diventa “Brahman-Atman” (l’anima e il corpo del mondo manifesto). L’età di B è collegata ai “kalpa” cosmici, tempo eterno arduo da misurare in anni umani. Benché universalmente noto, B. ha atutt’oggi due soli templi in tutta l’India, uno sul lago di Puskhar ad Ajmer nel Rajastan (India del Nord), l’altro nel Gujerat; il suo culto tra il popolo è quasi scomparso. Ne riferiscono: Corrado D’Alessio in “Dèi e Miti”; Angelo Morretta in “Miti indiani”; Marie Madeleine Davy in “Encyclopédie des Mystiques”; Valentino Papesso in “Inni del Rig-Veda””; Jean B. Varenne e Anne Marie Esnoul in “Religione Vedica e Induismo”.

BRAHMALOXA (Indiani). Il settimo cielo, dimora di Brahma. Il termine “loka”, che in indi significa «luogo» o «mondo», viene accostato al nome del paradiso assegnato a ciascun dio: per es. Brahma-L., «Cielo di Brahma»; Svar-L., «Cielo di Indra». Il Satvaloka è il cielo degli dèi e della Verità Suprema, quindi anche cielo di Brahma.

BRAHMANA (Indiani). I testi che sviluppano il ritualismo della religione bramanica. Sono apparsi dopo i “Quattro Veda” e contengono anche le scritture del brahmanesimo.

BRAHMANASPATI v. Brihaspati.

BRAHMANDA-PURANA (Indiani). I testi “Purana” basati sulla creazione di Brahma dall’Uovo Cosmico tutto d’oro. Contiene dodicimila versi, tra cui la famosa parte chiamata “Adhyatman Ramayana”, «Gesta di Rama», che sviluppa la storia e la personalità divina di Rama.

BRAHMANESIMO. Termine usato per indicare la religione post-vedica dei Brahmani. In senso generico B. definisce tutta la dottrina vedica compreso l’induismo.

BRAHMANI o BRAMINI (Indiani). Membri appartenenti alla casta sacerdotale di Brahma, la prima e la più nobile delle quattro caste antiche, uscita dalla mente del dio, non soggetta alle leggi. Le altre tre sono: Kshatrya (guerrieri); Waisya (mercanti e proprietari); Sudra (contadini e operai); quest’ultima che è la casta più bassa è formata dai “Paria” (gli intoccabili). Bisogna tener conto che le quattro caste sono a loro volta suddivise complessivamente in duemiladuecento sottocaste.

BRAHMARISHI v. Rishi.

BRAHMASAVARNA v. Manu.

BRAHMASPATI v. Brihaspati.

BRAHMAVAIVARTA-PURANA (Indiani). Testo “Purana” misto; consta di diciottomila versi e in gran parte è dedicato a Krishna.

BRAHMI v. Sapta Matrika; Sarasvati.

BRAMINI v. Brahmani.

BRATHY (Semiti). Nome di quattro giganti (B., Cassio, Libano e Antilibano) che dettero il nome ai monti sui quali esercitavano il loro potere. Secondo i fenici, i B. scoprirono per primi i benefici effluvii della pianta dell’incenso. Ad essi è attribuita l’istituzione dei riti religiosi in cui ardeva la profumata resina.

BRIHAD-ARANYAKA-UPANISHAD (Indiani). Antichissima opera, l’ultima delle “Upanishad”, attribuita al mitico Yajinavalkya. I testi “Aranyaka” formano l’anello di congiunzione tra i “Brahmana” e le “Upanishad”. Prende il nome “Aranyaca” perché sarebbe stata scritta in un bosco che ha questo nome.

BRIHAD DEVATA (Indiani). Antico testo indiano attribuito al Rishi Saunaka. Vi sono elencati tutti gli dèi vedici e i riti religiosi delle dottrine.

BRIHASPATI (Indiani). Il nome significa «Grande sovrano del culto divino». Dio della Preghiera e del Sacrificio, istitutore degli dèi vedici e personificazione del sacerdozio Simboleggia anche Brahma e appare nei “Veda” coi nomi “Brahmaspati” (Dio del Brahm) e “Vachaspati” (Dio del verbo divino). Nel pianeta dello zodiaco indiano B. impersona Giove; per questo gode dell’attributo di Gishpati (Signore del Culto). Altri suoi appellativi sono: “Jiva” (Colui che vive), “Divinis” (Splendore della Gioia), “Dishana” (l’Intelligente), “Brahmanaspati”. B. ebbe come sposa Tara (v. Ekagata), la quale, dopo essere stata rapita dal dio Chandra-Soma, divenne suo malgrado la causa prima della guerra fra dèi e Asura, conclusasi con la vittoria degli dèi. Tara venne liberata da Brahma e ridata allo sposo. Da Chandra-Soma, Tara ebbe un figlio illegittimo, il dio Budha. Nelle iconografie B. appare in groppa al cavallo sacrificale con quattro braccia e altrettante mani nelle quali tiene il rosario, il bastone rituale, il fiore di loto e il testo sacro dei “Veda”.

BUABIN (Indiani). Divinità venerata da alcune sette religiose come patrona della casa. Ha il compito di salvaguardare le abitazioni dal fuoco, dai fulmini e dalla furia degli elementi.

BUDDHA (Indiani). Al B. sono attribuiti parecchi nomi, tra i quali si distinguono i seguenti: “Gautama” (o “Gotama”) che è nome patronimico; “Siddharta” («Colui che ha raggiunto la meta»); “Sakyamuni” («l’Asceta dei Sakya»). La dottrina buddista durò più di millecinquecento anni, ma venne infine scardinata dagli stessi dèi del pantheon indù contro cui il B. aveva combattuto per l’intera esistenza. Il B. divenne allora il nono avatara di Vishnù e la sua immagine, induizzata, apparve circondata da dèi, ninfe, mostri e animali tradizionali, oppure effigiata su un fiore di loto in posizione yoga con la mano destra alzata nel gesto del saluto indiano “mudra”. Ignorato nei testi indù, il B.-Avatara appare nel “Matsya-Purana” e nel “Bhagavata-Purana” accanto agli avatara di Vishnù. (V. anche Maitreya; Bodhisattva).

BUDDI v. Ganesha.

BUDHA (Indiani). Il B. antico è celebrato nel “Rig-Veda” come «l’Intelligente». B. è il Mercurio dello zodiaco indiano, figlio spurio di Chandra-Soma (Luna) e di Tara, moglie infedele di Brihaspati (v. Bogaa).

BUKHEUM v. Bukhis.

BUKHIS (Egizi). Toro divino consacrato al dio Mentu e venerato a Hermonthis come incarnazione divina di Mentu. Il processo di divinizzazione dei tori B. seguiva lo stesso iter dei tori Apis. Il culto di B., che aveva il suo centro a Medinet Habu, si estese fino a Tebe e a Karnak; il dio ebbe un grande santuario a Medinet e un oracolo a Medamut. Dopo la sua divinizzazione B. venne considerato figlio di Nun, poi associato a Ptah-Tatenen. Nelle più comuni rappresentazioni il toro appare col corpo bianco, la testa nera e un disco solare con due alte piume posto tra le corna. Le necropoli dei tori avevano nome “Bukheum”.

BULONGO (Africani). Dio della Terra venerato dagli indigeni della Rhodesia settentrionale. Il suo culto venne associato a quello di Leza, dio del Cielo.

BUMBA (Africani). Il «Creatore dell’Universo» per alcune tribù dello Zaire. Secondo una leggenda popolare, B. avrebbe concepito l’universo intero nel suo corpo, avrebbe poi vomitato per creare il cielo, il mare e la terra.

BUMIDEVI (Indiani). Dea della Terra, moglie di Vishnù. La figura di questa dea, effigiata con un gelsomino in mano, compare spesso accanto alla dea Lakshmi, la prima e la vera moglie di Vishnù, sempre descritta come donna bellissima e fedele.

BUNDAHISH (Persiani). Secondo la dottrina dello zoroastrismo è l’antico testo persiano basato sul «Principio della Creazione e Partizione del Mondo». Fu scritto probabilmente intorno al decimo secolo a.C. e contiene, oltre alla tesi della creazione, un compendio di notizie storiche, geografiche e mitologiche del medioevo persiano.

BURCANI (Tibetani). Per i Tibetani sono le anime purificate dalla migrazione e dalla rinascita in un altro essere.

BUSYASTA (Persiani). Perfida divinità femminile preposta al sonno e all’ozio. Nel “Vendidad” (XVIII) si legge un canto che annovera le perfidie di questa dea ed esorta gli uomini a «resistere alle trame della maligna B.».

BUTO. 1. (Giapponesi). Sarebbe il Buddha indiano introdotto in Giappone mediante il “Kio”, testo contenente la traduzione della dottrina buddista. In Giappone il dio, detto B.-Koboto, ebbe il “Fokubosi”, ossia il «Tempio del Cavallo Bianco», forse in riferimento alla leggenda che narra di B. quando entrò in Giappone cavalcando un cavallo baio. 2. (Egizi). Dea protettrice del Basso Egitto dove aveva un magnifico tempio vicino alla celebre città di Sebennin. Viene rappresentata assieme alla dea Nekhbet, patrona dell’Alto Egitto.