CABIRI o KABIRI (Semiti). I Potenti; otto divinità fenicie capeggiate da Eshmun, l’Asclepio fenicio. Erano venerati dai marinai e venivano rappresentati come grotteschi nanerottoli dalla testa enorme. Dalla Fenicia il loro culto passò sulle coste della Troade, in alcune isole della Tracia, in Beozia e in Macedonia. I Greci li considerarono numi benevoli. (V. la voce nella sezione prima.)

CACHER o KACHER (Indiani). Favoloso vecchio santo del Kashmir che trasformò il lago della sua regione in una deliziosa valle e dette sfogo alle acque tagliando una montagna chiamata Baramulé.

CACHI o CAORI (Indiani). Sacerdoti indiani che nei loro pellegrinaggi al fiume Gange prelevavano l’acqua con vasi di coccio per portarla nel grande tempio di Shiva, nei pressi di Capo Camorin, onde versarla devotamente sul Lingam; i fedeli raccoglievano poi l’acqua versata per utilizzarla come panacea sui familiari malati o in punto di morte.

CAF (Islamici). Montagna che circonda tutto il globo terracqueo. Ai piedi della montagna ci sarebbe una pietra miracolosa (un grossissimo smeraldo), chiamata Sakhrad, che col suo riverbero sarebbe la causa del colore azzurro del cielo.

CAGN (Africani). L’Ente Supremo, creatore dell’universo, venerato dagli indigeni dell’Africa sud occidentale. Dimora nella foresta e nessuno può scoprire il suo rifugio tranne le antilopi a lui consacrate. Per la tradizione, C. è dotato di un dente particolare che ha la proprietà di mutare in scimmie gli uomini crudeli che si burlano di lui. Questo dio non è immortale, ma possiede la forza di riportare in vita gli uomini e gli animali morti. Ha per sposa Coti.

CAHERMAN-CAEL v. Soam.

CAJUMARATH (Persiani). Leggendario re persiano fondatore della prima dinastia. Gli si attribuiscono mille anni di vita e cinquecentosessanta di regno. Fu inventore delle abitazioni, della lavorazione delle stoffe di lana e di seta, della fionda e di altri strumenti atti a lanciar pietre.Secondo la leggenda, lasciò il trono di Persia per ritornare nella grotta che era stata la sua prima dimora.

CALEGUEIERI (Indiani). Potentissima tribù di giganti o demoni malefici, dimoranti nelle ricche regioni sotterranee del Patala.

CAMOCTE (Giapponesi). Uno dei quattro dèi principali del trentatreesimo Cielo.

CAMOSH (Semiti). Dio dei Cananei e dei Moabiti che aveva templi sulle montagne. Il termine “camosh” deriva da una radice araba che sta per «affrettarsi». In onore di questo dio Salomone eresse un tempio nei pressi di Gerusalemme. Il re Giosia fece distruggere i suoi templi e ne abolì il culto quando i Cananei cominciarono a venerare C. come divinità occulta e quindi infernale. (V. anche Milcom.)

CAMSRIM (Tibetani). Dio delle Arti belliche. Viene rappresentato da un uomo armato di spada, lancia ed arco, accanto a due demoni che cavalcano rispettivamente un lupo e un leone.

CAMUNDA o CHAMUNDA (Indiani). Una emanazione della dea guerriera Durga, dalla cui fronte contratta sarebbe uscita. Nelle rappresentazioni è orribile a vedersi, ha il capo cinto da una corona di teschi, lingua penzoloni e sguardo feroce; è armata di scimitarra, di una fune e di una mazza. Combatté i demoni-spia Canda e Munda, mozzò loro le teste e le offrì a Durga (v. anche Raktavija); per questa diabolica impresa, la terribile emanazione assunse appunto il nome C., contrazione dei due nomi Canda e Munda. Nella forma di Durga C. è «Signora della Morte», la moglie terribile di Shiva, una delle Sapta Matrika.

CANDA (Indiani). «La Feroce»; altra forma che la dea Parvati-Durga assunse per uccidere il demone gigante Asura Mahisha dall’aspetto di bufalo mostruoso che terrorizzava le popolazioni, insultava gli dèi e demoliva i templi. Per analogia il Mahisha-Bufalo viene accostato al Minotauro di Minosse a Creta (v. sezione prima).

CANDER SHASTI (Indiani). Festa che si celebrava nel mese di “cartghé” (novembre) per ricordare la vittoria su Sura Parpima di Subramanya (Subramanya è il nome col quale il dio della Guerra Kartikeya è venerato nel Sud dell’India). La cerimonia durava sei giorni e nel settimo si portava in processione il simulacro in terracotta del dio.

CANG (Cinesi). Antico principe cinese annoverato fra gli dèi con il nome di «Re sapiente». Il suo idolo, alto trenta piedi, è completamente dorato e rivestito di abiti regali; sul suo capo risplende una stupenda corona di pietre preziose.

CANGKUO-LAO v. Pa-hsien.

C’ANG-O o CHENG-O (Cinesi). Dea lunare. Narra la leggenda che la dea, dopo aver trafugato l’elisir dell’immortalità al marito How-yi, si rifugiò sulla luna per non discenderne più. Secondo una tradizione, la dea dovette fermarsi sulla luna perché non era riuscita a trafugare una quantità di bevanda sufficiente a raggiungere le più alte sfere celesti, dove avrebbe voluto andare. La dea è raffigurata come donna bella e giovane in vesti sontuose e con un disco lunare sulla mano destra. In altre rappresentazioni è accanto a un rospo il cui profilo è proiettato sulla faccia della luna. Per onorarla si celebrano a tutt’oggi solenni feste cui partecipano solo donne e fanciulli.

C’ANG-SHIEN (Cinesi). Popolarissima divinità, molto venerata come protettrice dei bambini.

C’ANG-Y (Cinesi). Antico astronomo cinese annoverato tra gli dèi dopo la sua morte; è considerato il dio del Cielo Inferiore e ha potere di vita e di morte. Gli sono accanto tre Genii subalterni denominati Tanquam, Tsuiquam e Teiquam; il primo è dispensatore di pioggia vivificatrice, il secondo presiede alle acque e protegge i naviganti, il terzo è il genio della fecondità preposto alle nascite e all agricoltura.

CANON v. Quanon.

CANTEVEN (Indiani). Bellissimo dio dell’Amore, particolarmente venerato sulle coste del Malabar e del Coromandel. Per aver sedotto Paramesheri, moglie del dio Ixsora, C. fu incenerito dallo sguardo ardente del dio offeso. Paramesheri, disperata per l’infelice sorte dell’amante, si ritirò su una montagna solitaria e vi morì di dolore; resuscitata dal marito, la donna continuò a piangere dolorosamente il suo amato C. e ritornò in solitudine. Ixsora, placato lo sdegno e annoiato per l’assenza della moglie, si prestò a far resuscitare il rivale pur di avere al suo fianco la dolce sposa. In memoria della morte e della resurrezione di C. le donne indiane osservano il digiuno completo in un giorno fisso dell’anno.

CAOR (Indiani). Idolo del regno di Asem, venerato come «dio dei Quattro Venti». Poiché aveva anche poteri taumaturgici, i sacerdoti mandavano al suo tempio i malati inguaribili. Il sacrificio da offrire consisteva in un numero di uccelli proporzionato ai mezzi dell’offerente: il sacrificio si ripeteva quattro volte, in corrispondenza al numero dei venti.

CAORI v. Cachi.

CARANAS (Indiani). Dèi inferiori del pantheon indiano ritenuti i cantori delle divinità più importanti.

CARTAGO (Semiti). Nome di una fanciulla fenicia, figlia di Eracle Tirio e di Asteria, la quale, secondo Cicerone (“De natura deorum”), era sorella di Leto (la Latona romana). Secondo alcuni antichi autori, C. dopo morta fu portata agli onori degli altari e venerata alla stregua di una dea. La città di Cartagine avrebbe preso il nome da questa divinità.

CASSIO v Brathy.

CATERI v. Mouni.

CATUR MAHARAJA’ v. Lokapala.

CATURMUKHA v. Brahma.

CAUTE o CAUTOPATE v. Dadafori.

C’E-KUO v. Guardiani del Cielo.

C’EN CI o HA CI (Cinesi). Divinità inferiore, rappresentata munita di bastone. Con il compagno Cheng Lung vigila gli atrii dei monasteri e dei templi cinesi.

CE-NIU (Cinesi). Importantissima dea, figlia dell’Augusto di Giada. E’ patrona dei tessitori e dimora in solitudine nella stella dell’Alfa della costellazione della Lira, tessendo bellissime tele per l’augusto genitore. Per alleviarle la solitudine il padre la dette in sposa al Pastore Celeste della costellazione dell’Aquila; ma poiché C.-N., presa dalle mansioni di moglie, trascurava i lavori al telaio, Augusto di Giada frappose tra lei e il suo sposo il Fiume Celeste (Via Lattea), permettendo ai due coniugi di incontrarsi una sola volta l’anno e precisamente nel settimo giorno del settimo mese di ogni anno. Poiché quel mese, in Cina, cade nel periodo delle piogge, i Cinesi dicono che le gocce che cadono dal cielo sono le lacrime di felicità che la dea C.-N. versa per la gioia di incontrare l’amato sposo dopo un anno di separazione. La leggenda è narrata da un anonimo cinese del primo secolo d.C.

CHAKRA (Indiani). La «Ruota del Mondo» che il dio Vishnù tiene in mano come simbolo trascendentale. Incarnazione di questo simbolo trascendentale fu il re Vikramaditva, sovrano dell’Ujain intorno al 57 a.C. Come sigillo di potenza il C. è inciso sulla colonna eretta per l’imperatore Ashoka e sugli emblemi dell’India rinnovata di oggi.

CHAMUNDA v. Camunda.

CHANDRA (Indiani). Nella mitologia indù, C. è sinonimo di “soma”, nettare degli dèi o bevanda dell’immortalità ottenuta dal succo di una pianta raccolta in una notte di luna piena: per questo, C. è chiamato anche «Astro notturno» o il Luminoso (nell’India antica la luna era considerata un dio anziché una dea). A C. in quanto “soma” è dedicato il “Soma-Veda”. Nei “Purana” C. è dio della Luna magicamente connesso alla pianta Soma raccolta al chiaro di luna. Altri nomi di C. in quanto “soma” sono: “Pavamana” («Bevanda purificatrice»); “Somanatha” («Sovrano della Luna»); “Sitamarici” («Raggi freddi»); “Mriganga” («Maculato come un daino»); “Kumudapah” («Signore del loto»); “Shivashekara” («Pennacchio di Shiva»); “Svetavaji” («Trainato da bianchi cavalli»). Ne riferiscono Corrado D’Alessio in “Dei e miti”; Angelo Morretta in “Miti indiani”.

CHANDRAVANSA v. Atri.

CHANG FEI (Cinesi). Antico dio, venerato come patrono dei macellai.

CHANG HUO LAO (Cinesi). Venerando saggio e bonario, associato al gruppo degli otto Pa-hsien. Possiede un asino velocissimo dotato di virtù magiche: ha la facoltà di assottigliarsi e di ripiegarsicome un foglio di carta quando il suo padrone non ha più bisogno dei suoi servigi.

CHANG KO (Cinesi). Dea protettrice degli uomini e delle scienze. Viene paragonata all’Athena greca.

CHANG TI (Cinesi). Antichissimo dio che personifica il Cielo. E’ rappresentato in aspetto umano, con corna falliche per simboleggiare la fecondità.

CHANISH (Ittiti). Nome del messaggero degli dèi.

CHATURDASA-RATNAN v. Kurma-Avatara.

CHAYA v. Sanjina.

CHEDERLI (Islamici). Santo turco, che, secondo la leggenda, uccise un drago mostruoso e salvò la vita ad una fanciulla esposta al suo furore. Si narra ancora che egli, dopo aver bevuto le acque di un fiume che lo resero immortale, corresse per il mondo ad assistere i guerrieri che lo invocavano. In una moschea turca esiste una fontana di marmo la cui acqua, molto limpida, si dice abbia avuto origine dall’orina del cavallo di C. Il cavallo sarebbe quindi volato in paradiso insieme con l’asino di Gesù, col cammello di Maometto e col cane dei Sette Dormienti.

CHELEN e NESRAC (Africani). Demoni che presiedono agli amori illeciti, alle dissolutezze, ai balli e alle feste orgiastiche.

CHEMOSH v. Moloch.

CH’ENG-HWANG (Cinesi). Divinità preposta alla guardia delle mura e delle porte della città; vigila sulla vita delle famiglie, premia i meritevoli e punisce i malvagi. Ogni città cinese ha il suo C.-h. e in suo onore si celebra ogni anno una grande festa nel tempio a lui dedicato. (V. anche Inferno 2.)

CHENG LUNG v. C’en Ci.

CHENG-O v. C’Ang-O.

CH’EN HSU (Cinesi). Dio del Fiume Giallo; ha culto molto vasto da moltissimi secoli.

CHENTI AMENTIJAF (Egizi). Antico dio venerato a Eboz, necropoli della città di This. Il nome significa «Capo degli abitanti del mondo occidentale» ossia il Regno dei morti. Il suo culto, in origine molto vasto, venne scardinato da quello di Osiride col quale venne poi fuso.

CHERIUR (Persiani). Per gli antichi Guebri persiani era l’angelo vendicatore del delitto.

CHIAK o KIAK (Indiani). Dio peguano venerato come sovrano degli dèi. E’ rappresentato come una figura d’uomo lunga quaranta braccia, mentre giace dormiente su un fianco. Per la tradizione il dio dorme da seimila anni e si risveglierà solo dopo la fine del mondo. L’idolo è posto in un magnifico tempio di Pegu, le cui porte e finestre sono sempre aperte e il cui accesso è libero a tutti giorno e notte.

CHIANG TSU-WEN (Cinesi). Dio dalle «Ossa nere». In origine era uno strano individuo del Kuanglin, amante del vino e delle belle donne, proclive alle dissolutezze e superbamente convinto di diventare dio dopo morto perché le sue ossa erano nere. Catturato e ucciso dal brigante che egli aveva cercato di arrestare quando era governatore di Moling, alla fine della dinastia Han (206 a.C. circa), di C.T.-w. non si parlò più per moltissimi anni. Durante il regno di Sun Ahuan di Wu, molto tempo dopo, C.T.-w. riapparve in ispirito ad alcuni abitanti del Kuanglin, rivelò loro che sarebbe stato il dio tutelare della felicità degli uomini e profetizzò che sarebbe scoppiata una pestilenza se i suoi conterranei non avessero eretto un santuario in suo onore dentro le mura della città. Poiché i cittadini non mossero un dito, la profezia si avverò e i miscredenti, pungolati dalla paura del peggio, si piegarono venerarono in segreto il «Dio Chiang dalle ossa nere».

CHICHIMUNI (Tibetani). Soprannome che i Mongoli danno a Sammona Codon, dio legislatore del Siam.

CHICOCCO o KIKOKKO (Africani). Dio o genio molto venerato nel regno di Loango. Nei suoi templi, generalmente eretti sulla strada principale, si venera una sua immagine nera e lugubre. I fedeli credono che il dio comunichi di notte con le persone che gli hanno offerto sacrifici e doni graditi e che riveli loro il futuro. Nei colloqui col dio gli indigeni sono presi da una specie di frenetico entusiasmo che dura alcune ore, pronunciano strani oracoli e si esibiscono in danze rituali dal significato propiziatorio. C. gode di culto particolare presso gli stregoni, gli artigiani e i pescatori; ha il potere di procurare il riposo ai defunti e di impedire che gli sciamani li tormentino coi loro incantesimi; per questo, un simulacro del dio viene deposto nei sepolcri dei fedeli trapassati.

CH’IN v. Ngao.

CHIN-HOAN (Cinesi). Genio preposto alla custodia della città e della provincia. Pare che un tempo sia stato un saggio uomo mortale. Dopo morto ebbe molti templi e un culto vasto e popolare in tutto l’Impero. Anticamente i suoi fedeli erano obbligati, sotto pena di destituzione, a visitare il suo tempio due volte al mese, a prostrarsi dinanzi al suo altare fino a toccare la terra con la fronte e a offrirgli ceri, profumi, fiori, carne e vino. In tempi più remoti i genii C.-h. erano più d’uno; essi venivano destinati a riparare gli errori e le ingiustizie dei governatori e a punire i delitti sfuggiti alla vigilanza della legge. Col passare del tempo le statue dei C.-h., che ornavano i più grandi templi della Cina, vennero sostituite da quadri contrassegnati da una scritta a lettere d’oro che diceva: «Questo è il soggiorno del custode spirituale della città». Molti secoli dopo i quadri vennero rimossi e sostituiti con altri idoli.

CHISTNERAPPAN (Indiani). Dio pre-vedico dell’Acqua. Proteggeva i malati, in particolare gli agonizzanti.

CHITRA RATNA v. Gandharva.

CHU-I v. Wen Ch’ang.

CHUMBARA (Mesopotamici). Per i Sumeri era un Gigante che viveva in un’immensa foresta di cedri. Fu ucciso da Gilgamesh e da Enkidu dopo che ebbero strangolato il guardiano del bosco.

CHUNDA v. Durga.

CIDO (Africani). Dio del Cielo venerato dai Gukun della Nigeria e del Camerun settentrionale.

CIGU v. Fuhi.

CIMATA-NO-KAMI (Giapponesi). Divinità minore; era posta a protezione degli incroci stradali.

CINOCEFALI (Egizi). Scimmie e altri animali dalla testa di cane che figurano come adoratori di importanti divinità egizie quali Thot, Ammon, Aker ed altri. Molte volte rappresentano il dio stesso, specie nelle cerimonie; se la divinità ha carattere lunare, il C. reca sul capo il simbolo del dio, ossia il crescente lunare. A Hermopolis Magna, dove si venerava il dio Thot, la famosa Enneade è rappresentata da nove C. (i nove Thot).

CINVANT (Persiani). Favoloso ponte che, secondo il “Vendidad”, unisce la terra al cielo. Sul C. transitano le anime dei defunti; le anime dei meritevoli passano agevolmente e raggiungono il paradiso Garonmana; quelle dei grandi peccatori precipitano nel baratro sottostante poiché al loro passaggio il ponte si stringe fino a diventare impraticabile. Prima di attraversare il C. le anime devono valicare la montagna Hara Berezait e radunarsi per il giudizio, in un luogo detto Hadokht-Nask.

CIRUWI (Africani). Nome di certi genii venerati da certe tribù del Niassan nell’Africa meridionale; hanno aspetto umano ma anche bestiale; sono benevoli e talvolta malevoli.

CITRAGUPTA v. Yama.

CNEF (Egizi). Personificazione dell’Essere Supremo che gli Egizi rappresentavano in forma di serpente con testa di sparviere recante in bocca l’uovo cosmico dal quale sarebbe nato il mondo.

CODON v. Chichimuni.

COLUBER HAJE (Egizi). Serpente che per gli Egiziani rappresenta la provvidenza conservatriceperché il rettile si alza e minaccia con la testa chi si avvicina, ma non si muove dal luogo dov’è.

COMBADASSO (Giapponesi). Bonzo divinizzato di cui si racconta che all’età di otto anni fece costruire un tempio meraviglioso e, dicendo di essere stanco della vita, volle ritrarsi in una caverna per dormire colà dieci milioni di anni. Entrato nella caverna ne fece suggellare l’uscita. I Giapponesi lo credono ancora vivo e lo invocano come un dio.

CORDAD o KHORDAD (Persiani). Genio benevolo venerato come colui che veglia sul benessere dell’uomo. Insieme con i compagni Rameschne e Kharon dona agli uomini l’abbondanza e i piaceri della vita sana. Tutela anche i prodotti della terra.

COSSI o KOSSI (Africani). Idolo dei negri del Congo, rappresentato da un sacco pieno di terra bianca e ornato esteriormente di corna. Viene onorato su una cappella in una capannuccia circondata da banani. Compito di C. è proteggere dai fulmini, far cadere le piogge nella stagione opportuna e presiedere alla pesca e alla navigazione.

COTI v. Cagn.

CRISORE (Semiti). Antico dio fenicio che molto ha in comune col Vulcano greco. Dotato di eloquenza, di estro poetico e di facoltà divinatorie; inventore della pesca con la lenza e con l’amo; perfezionò il sistema della navigazione.

CUAN HOU (Cinesi). Dio venerato come protettore delle fonti e dei ruscelli.

CUJA’ o KOUJA’ (Cinesi). Divinità che ebbe culto nel Kiang-si come signore e difensore delle pagode. La sua statua, posta su un grandioso trono, porta un mantello d’oro e porpora sulle spalle; due orrendi e minacciosi dragoni ruotano tortuosamente intorno ad essa.

CU JUNG (Cinesi). Dio della Fiamma, detto anche «Imperatore rosso»; insegnò agli uomini come usare il fuoco.