GABHASTIMAN v. Surya.

GABKAR (Arabi). Favolosa città dorata, immaginata nel deserto arabo e popolata di geni benevoli, amici dell’umanità.

GAD (Semiti). Detto anche Ba-G. Nella tradizione ebraica era membro della tribù degli Edomiti e figlio di Zilpakh. G. e il fratello Asher portavano i nomi di due divinità aramaico-cananee e quindi furono confusi con esse: G. con Ba’al (dio della Buona Sorte) e Asher (forma maschile di Asherat dea della Fertilità) col dio protettore degli Edomiti. Col tempo G. si tramutò in Ba’al-G. e costituì per gli Assiri la rappresentazione del Fato.

GADAVARI v. Ganga.

GAGA (Mesopotamici). Messaggero divino del dio Anshar.

GAGANANA v. Ganesha.

GAGANNATH (Indiani). Attributo di Vishnù quando è raffigurato insieme a Krishna, a Balarama e alla sorella Subhadra. Vishnù-Krishna, Balarama e Subhadra formano una triade divina che è oggetto di culto particolare da parte di un limitato numero di fedeli. Il nome G. equivale a «Signore dei mondi».

GAILAN (Arabi). Gli arabi davano questo nome a una specie di demone maligno dimorante nelle foreste, dove uccideva uomini e bestiame.

GAMBHALA (Tibetani). Dio della Ricchezza che gode di grande culto. Nelle immagini, antichissime e rare, appare con il ventre gonfio e con un limone in mano.

GAMBHAVA (Indiani). Animale di origine divina molto venerato dagli Indiani. Viene rappresentato sotto forma di orso oppure di scimmia.

GANAPATI v. Ganesha.

GANDHARVA (Indiani). Musici celesti classificati fra gli dèi minori o genii benevoli simboleggianti la fecondità della natura. Erano governati dal genio benevolo Chitra Ratna. Furono conoscitori della medicina ed ebbero il delicato compito di custodire il Soma. In origine i G. erano rappresentati metà uomo e metà cavallo; in seguito assunsero la fisionomia di genii molto simili ai nostri folletti, e dimorarono nel cielo di Shiva insieme con le loro compagne predilette, le belle ninfe Apsara. Nella loro qualità di musici i G. allietavano i banchetti degli dèi.

GANDHAVAHA v. Vayu.

GANDINI v. Ganga.

GANDIVA v. Arjuna.

GANESHA (Indiani). Antichissimo e popolarissimo dio indiano, il cui nome significa «Signore del Gana»; figlio primogenito di Shiva e di Parvati, detto anche Ganapati, Lombodara, Vignesha e Gaganana («Faccia di elefante») perché nelle immagini appare con la testa di quel pachiderma e con una zanna sola, simbolo di discernimento e di sagacia. La sua figura piccola, obesa e con quattro mani, è di colore giallo; gli sta accanto il topo Akhu che gli Indiani considerano animale saggio e previdente, e porta un serpente come cintura. Malgrado l’aspetto goffo e buffo, G. è considerato il dio dell’Intelligenza, patrono dei letterati, degli artisti e dei mercanti. Il suo culto è molto seguito nell’Indostan e lungo le coste del Coromandel. Le sue due mogli si chiamano Siddi (il Successo) e Buddi (l’Intelligenza). Le immagini di G. sono numerosissime e si trovano dappertutto, nei templi, per strada e nei campi. Ne riferiscono: Joseph Campbell in “The masks of God: primitive Mithology”; Giuseppe Tucci in “Deità indiane e il loro carattere”.

GANGA (Indiani). Dea fluviale raffigurante il fiume Gange. Secondo un mito puranico, il dio Shiva la inviò sulla terra per rimediare alla troppa siccità. La storia del mito di G., ritenuta figlia di Himavat-Himalaya e della ninfa Minakshi, sposa di Shiva, è rappresentata nel famosobassorilievo di Mahabalipuran nei pressi di Madras come la «Discesa di Cange». G. è chiamata anche Gandini o Devabhuti («Nata dal cielo») oppure Tripathaja «Corrente in cielo, in terra e sotto terra». Viene rappresentata con quattro braccia a cavallo di un caimano. Ha numerosi templi lungo il fiume Gange che a lei deve l’origine e il nome. E’ credenza millenaria che per coloro che compiono un pellegrinaggio devoto per bagnarsi nelle acque del Gange ci sarà il perdono di tutti i peccati. Altri fiumi dell’India famosi per essere sacri sono: il Gadavari, il Kaveri, il Marmada, il Sarasvati, il Sindhu e lo Yamuna.

GANGA GRAMMA (Indiani). Demonessa malefica, temuta ma anche venerata. Le furono dedicati molti templi con altari dove la sua statua munita di quattro braccia troneggia circondata da lampade e ninnoli curiosi. In suo onore si celebra ogni anno una solenne festa durante la quale la statua è portata processionalmente sopra un carro con una pompa degna delle più grandi divinità. Taluni fedeli invasati si lasciano schiacciare, per devozione, dalle ruote del pesante carro; talaltri si sottopongono alla tortura degli uncini, che consiste nel farsi sollevare dal suolo da due grossi arpioni di ferro conficcati sotto le ascelle e, una volta sollevati in aria, compiere esercizi di destrezza che i fanatici ritengono essere molto graditi alla dea. Altro genere di penitenza è quello di ballare con uno spago infilato nella carne mentre altri fedeli tirano a sé quella cordicella. Al termine della festa vengono immolate molte vittime, in genere caproni. In tempi remoti erano sacrificate delle vittime umane.

GANGAPUTRA v. Kartikeya.

GANGE v. Ganga.

GANGULI (Indiani). Nome della dea Tara quando è invocata per ottenere protezione dai morsi dei serpenti.

GARONMANA (Persiani). La dimora del dio Ormudz secondo i sacri testi persiani; paradiso dove soggiornano anche i genii benevoli e le anime elette. Secondo il “Vendidad” il G. è la sede, oltre che di Ormudz, anche degli Amesha Spenta e di altri dèi minori.

GARUDA (Indiani). Favoloso uccello con corpo umano e testa d’aquila; ha il volto bianco, le ali rosse e le penne tutte d’oro; è il più antico degli animali divinizzati nominato, accanto agli dèi più importanti, in un inno del “Rig-Veda”. E’ considerato il re degli uccelli e serve da veicolo al dio Vishnù; è nemico acerrimo dei serpenti Naga, verso i quali nutre un odio ancestrale che si perpetua nei “Purana”, dove G. si umanizza per salvare la propria madre Kadru. Come madre diG. figura anche Vinata. Come sue spose figurano Unnati e Vinayaka. A Besnagar, nell’India centrale, esiste un bellissimo pilastro della seconda metà del secondo secolo a.C. dedicato al divino G. da Eliodoro ambasciatore del re indo-greco Antralcida presso il sovrano di Bhadraka della dinastia Shuga.

GARUTMAN (Indiani). Altro nome di Garuda in veste di uccello metafisico trasformato in leggendario eroe della letteratura epica; è anche il Superna dei “Veda”, uccello celeste simboleggiante le nuvole che precedono il sole.

GATHA v. Avesta.

GATUMDUG (Mesopotamici). Personificazione della Terra Madre presso i Sumeri; è venerata come suprema dea cosmogonica.

GAUDAMEN v. Xoarcan.

GAUNAB (Africani). Lo Sterminatore. Presso gli Ottentotti è un genio perfido e maligno, inviso agli dèi. Per la leggenda, G. creò l’arcobaleno.

GAURI (Indiani). Uno dei tanti aspetti di Parvati sposa di Shiva, in veste di una Devi-Shakti bianca. Il nome significa «La Gialla».

GAUTAMA (Indiani) 1. V. Buddha. 2. Uno dei grandi Rishi autori dei “Veda”; sposo di Ahalya sedotta da Indra. G. è ritenuto anche l’autore di uno dei sei “Darshana” (testi su un sistema filosofico), esattamente, quello che tratta del «sistema della logica indiana».

GAYATRI v. Savitri.

GAYOMART (Persiani). Nel mito iranico della creazione è il primo uomo comparso sulla terra; fu ucciso da Ahriman; dal suo sangue emerse la prima coppia destinata a procreare nel mondo (v. Machya). Secondo una leggenda iranica, G. si invaghì della propria Fravashi, originando così il peccato e introducendolo sulla terra. (V. Gock).

GEB o GHEB (Egizi). Anticamente dio egiziano della Terra; figlio di Shu e di Tefnut; terzo faraone dopo Shu e Râ; si accoppiò con la sorella Nut dea del Cielo, malgrado l’interdizione di Râ, e generò Iside, Osiride, Seth e Nephtis, con i quali fa parte della grande Enneade. Veniva rappresentato con sembianze umane, il capo sormontato dalla corona rossa del Basso Egitto, oppure col simbolo dell’oca, ideogramma del suo nome; da ciò l’epiteto di «Gran Starnazzatore». Regnò saggiamente per moltissimi anni e prima di salire in cielo dove, secondo d “Libro dei Morti”, divenne giudice e araldo degli dèi, cedette lo scettro faraonico al figlio Osiride. G. ebbe un santuario a Bata, nei pressi di Heliopolis, ma come divinità non fu mai molto popolare; la sua importanza era maggiore, invece, nel campo politico e cosmogonico.

GED v. Ded.

GEDI (Tartari). Pietra meravigliosa che, secondo i moderni Geti, quando era immersa nell’acqua aveva il potere di cambiare il corso dei venti e di scatenare le piogge.

GEFR (Islamici). Nome di un foglio fatto con la pelle di un cammello, sul quale Alì e Giafar-Sedek, parenti di Maometto, scrivevano in caratteri mistici il destino dell’Islam e i grandi avvenimenti che devono verificarsi nel mondo fino alla consumazione dei secoli.

GEHENNA (Semiti). L’inferno ebraico, situato, secondo una mitica interpretazione della creazione, a nord del giardino dell’Eden. Luogo tetro e gelido malgrado le fiamme che vi ardono perennemente lambendo distese di ghiacci le quali aumentano il freddo mordente per il supplizio dei dannati. Alcune testimonianze collocano la G. nella valle di Hinnon o Tophet.

GEMARAH v. Talmud.

GEMSCHID (Persiani). Mitico re persiano dell’Età dell’Oro. Firdusi lo nomina nel suo “Libro dei Re” come governatore saggio e longevo, vittima, per questo, dell’odio del perfido Ahriman che lo perseguitò fino a riuscire a imprigionarlo con l’aiuto del diabolico Zohak.

GENETE ALCODUZ (Islamici). Il paradiso islamico secondo la “Sunnah”; molto simile all’Eden ebraico, è fatto d’oro, d’argento e di avorio e le sue chiavi sono custodite dall’arcangelo Gabriele.Al centro del paradiso s’innalza l’albero della vita (Tuba) dalle cui radici sgorgano ruscelli di latte e di miele che vanno a irrigare i giardini di questo fantastico luogo. Vi dimorano i giusti e i beati, i quali, guidati da Maometto, siederanno sopra scranni da riposo, ricoperti di stoffe d’oro col fondo verde e ricche di pietre preziose. Secondo alcuni sunnahiti i beati hanno la compagnia di certi animali: il cammello, l’ariete di Abramo, il montone di Ismaele, la vacca di Mosè, il pesce di Giona, l’asino e la formica di Salomone, l’upupa e il cane dei Sette Dormienti.

GENI DELLA FORTUNA v. Fortuna, Geni della.

GENUN (Semiti). Nella tradizione ebraica, musico cananeo, figlio di Lamech; inventore, con l’aiuto dell’angelo Azaele, di straordinari strumenti musicali dal suono armonioso e dotati del potere di incantare e sedurre gli spettatori. Secondo il mitologo Graves, l’estasi dei pubblici ascoltatori e degli stessi musici, cui faceva suonare i suoi strumenti, degenerava spesso in atti lussuriosi con accoppiamenti promiscui, violenze e insensati omicidi eseguiti con armi affilate, forgiate in stato di ubriachezza. Secondo la tradizione biblica, l’inventore di questi melodiosi strumenti musicali non fu G. ma Jubal, e il forgiatore delle armi affilate fu suo fratello Tubal Cain.

GEREAI (Indiani). Pianeti che gli abitanti di Ceylon credono occupati da altrettante divinità arbitre del loro destino: attribuiscono ad esse il potere di rendere felici i loro prediletti e li rappresentano con statue d’argilla dall’aspetto mostruoso. In onore di queste divinità planetarie allestiscono banchetti notturni rallegrati da musiche e danze che durano fino all’alba.

GESHTIM ANNA (Mesopotamici). Compagna, sorella o madre, o forse tutte e tre le cose insieme, di Tammuz. Gli Assiri la veneravano come divinità agricola preposta alla protezione dei vigneti.

GHADA (Indiani). Così è chiamata la clava di Shiva.

GHEB v. Geb.

GHEREADARI o GHERODUERI (Indiani). Settima tribù dei Deuta, geni benevoli o semidèi, sono alati e il loro naso somiglia al rostro di un’aquila.

GHUL (Arabi). Demonessa degli Arabi preislamici; aveva il potere di assumere varie forme persedurre gli uomini e poi sbranarli e divorarli.

GIALANDHARA o JALANDHARA (Indiani). Figlio del fiume Gange e del Grande Oceano, accoppiatisi per volontà del dio Shiva. Ammirato della forza sovrumana di G., il dio Brahma non esitò a concedergli in dono la facoltà di vincere gli dèi e di resuscitare i morti. Astuto e terribile, approfittò del suo potere e scacciò gli dèi dal cielo, ma dopo un alternarsi di guerre e di armistizi il tiranno alla fine fu vinto dal dio Shiva che gli mozzò il capo; le dee, smaniose di vendicarsi degli affronti subiti, si tramutarono in streghe e piombarono su G. per succhiargli il sangue.

GIBBORIM v. Nefelìm.

GIBIL (Mesopotamici). Figlio di Anu; personificava il Fuoco Purificatore ed era venerato come patrono della Giustizia e come protettore degli operai, degli artigiani in particolare.

GIGOKU (Giapponesi). Nome che i Giapponesi di alcune sette buddiste danno alle sedici regioni della valle dell’inferno: si suddividono in otto inferni gelati e otto inferni infuocati; tutte sono situate nel mondo sotterraneo dove regna sovrano e giudice inflessibile il potente Emma-O, assistito da un corteggio di demoni suddivisi gerarchicamente.

GIKOKU v. Guardiani del Cielo.

GILGAMESH (Mesopotamici). Mitico eroe assiro (v. Enmekar), principale protagonista del “Poema di Gilgamesh”, risalente al periodo di massima espansione della civiltà assiro-babilonese, probabilmente dopo l’età di Hammurapi, circa 2000 a.C., e giunto fino a noi in versione antica. Il poema narra che la sumera Aruru, dea dell’Amore e madre adottiva di G., creò Enkidu come complemento positivo all’impetuoso figlio e come elemento moderatore del suo dispotismo feroce. Per volere del dio Shamash i due fratelli divennero inseparabili e insieme affrontarono e decapitarono il mostruoso Khumbab, guardiano del sacro Bosco dei cedri, dimora degli dèi. Alla fine dell’impresa, nel viaggio di ritorno alla loro città di Uruk, Ishtar si invaghì di G. ma, non corrisposta, si vendicò mandandogli contro un ferocissimo toro celeste devastatore; i due compagni lo uccisero, ma per questo sacrificio Enkidu fu condannato a morire in breve tempo. Straziato per la morte del fratello, G. vagò solitario e inconsolabile, ossessionato dall’idea della morte e alla ricerca disperata di come evitarla; per questa ricerca affrontò imprese inenarrabili e travagliate peripezie (v. Siduri Sabitu) fino a che, dopo avere attraversato il Grande Oceano, giunse dal suo avo Utnapishtim, unico superstite del Grande Diluvio babilonese (riferimento al Noè biblico), e gli chiese il segreto dell’immortalità. Ma l’avo, confermandogli il suo destino diuomo mortale ed esortandolo a contentarsi della gloria che gli derivava dalle sue azioni di eroe terreno, gli tolse ogni speranza. Triste e amareggiato e sempre perseguitato dal pensiero della morte, l’eroe tornò a Uruk ed evocò lo spirito del fratello dall’aldilà; ma Enkidu non poté consolarlo; gli rivelò soltanto il segreto del Regno dei morti e gli parlò della vanità di tutte le cose del mondo. Il “Poema di Gilgamesh” (detto anche la «Bibbia dei Sumeri») era molto diffuso in tutta l’Asia Minore. Ne riferiscono: Stefano Andreani e Bruno Traversetti in “I miti degli Dèi e degli Eroi (Miti assiro-babilonesi)”; Ch. Virolleaud in “Leggende babilonesi e assire”.

GIMMU TENNO (Giappone). Primo sovrano del Giappone di stirpe divina, figlio di Hoho-Demi, quindi discendente da Ninigi, nipote della dea Amaterasu. Secondo il “Kojiki” di Yasumaro, G. fu il primo imperatore che nell’anno 701 dell’era volgare stabilì che ogni sovrano defunto avesse un nuovo nome. L’elenco dei nomi postumi dei quaranta imperatori già defunti fu compilato da Omi-Nomi-Fune; l’usanza continuò e si protrasse fino ai nostri giorni. L’imperatore Hiro-Hito, ad esempio, ai nostri giorni si chiamava Shou-Ua, nome adatto all’era attuale. G. fu anche grande eroe: combatté e vinse gli Aimu, detti anche «dèi codati» o «ragni della terra» perché vivevano in tuguri scavati nel terreno. Sempre secondo Yasumaro, il saggio ma terribile G. distrusse un gruppo di nemici prima di un banchetto da lui offerto e dopo aver fatto intonare dai musici di corte una melodia che servì da segnale alla terribile carneficina.

GINN (Arabi). Folletti di indole maligna; esseri incorporei che vivevano in gruppo.

GINNE (Persiani). Geni di sesso femminile che i Persiani dicono essere stati maledetti da Salomone. Furono formati da Dio con un fuoco liquido e bollente, prima che egli decidesse di creare l’uomo.

GIOUTASH v. Giurtash.

GIRA (Mesopotamici). Divinità infernale posta a guardia delle anime dannate dell’inferno babilonese. G. compare nelle leggende dell’eroe Etana, che i Babilonesi ritenevano il primo re della terra, sovrano ambizioso e tirannico e per questo condannato a vivere nella sede infernale sorvegliato appunto da G.

GISHPATI v. Brihaspati.

GITAGOVINDA (Indiani). «Canto di Krishna pastore», poema lirico indiano dedicato alle vicissitudini amorose di Krishna con le sue Gopi. Opera del poeta Jayadeva e risalente al 1170 a.C. La trama, semplicissima, si snoda sulla scia dei sollazzi di Krishna con una schiera di ninfe pastorelle fra danze e giuochi, oltreché sull’oblio dell’amante prediletta del dio, Radha, che per lui si strugge, e sul loro ricongiungimento delirante, la cui descrizione lascia poco spazio all’immaginazione. Govinda è il dio pastore sotto le cui spoglie Krishna recita la parte dell’eroe amoroso: figura affascinante che molta presa ha sempre avuto sull’animo sensuale degli Indiani. L’autore del G. si rifà ai poemi precedenti, come l'”Harivamsakrishna”, dove Krishna si unisce con molte donne e genera migliaia di figli, e come il “Bhagavata-Purana”, dove la passione del dio per Radha e per le pastorelle Gopi predomina su tutti gli altri aspetti della vita di Krishna, in contrasto col suo pensiero etico espresso nella “Bhagavadgita”. Ne riferiscono: Bhagavan Das in “The Bhagavadgita” e in “Arimad-Bhagavata-Purana”.

GITO TENNO’ (Giapponesi). La prima imperatrice divina che, in base alla «Legge dei Nomi Postumi», emanata da Gimmu Tenno, ebbe, dopo la morte, un secondo nome; infatti G. T., che da imperatrice si chiamava Uno-No-Sasara, ebbe tale nome nel 703 d.C., due anni dopo la sua morte.

GIUDICI DEI MORTI v. Amenti.

GIURTASH o GIOUTASH (Islamici). Pietra misteriosa che, secondo i Turchi musulmani, ha il potere di procurar loro la pioggia nei periodi di siccità. La pietra sarebbe stata tramandata dai loro antenati discendenti da Noè.

GIWON (Giappone). Antichissima divinità che ha il compito di preservare i suoi fedeli dalle malattie e da ogni altra calamità. La sua immagine, molto venerata fra le famiglie, viene appesa sulle porte di casa.

GIZO (Giappone). Dio venerato da alcuni settari buddisti come protettore dei viandanti e degli infelici sofferenti di mali fisici e morali. In epoca tarda G. venne confuso con una divinità del Fuoco che aveva un tempio sul monte Atago; sotto questa veste è rappresentato vestito come un guerriero cinese. In altre iconografie appare in abito di monaco buddista, col capo rasato, una perla in mano, e nell’altra un bastone da pellegrino. A G. dio buddista sono consacrati numerosi templi e statue, alcune delle quali sono poste agli angoli delle strade.

GJUOK (Africani). Dio supremo presso gli indigeni dell’Africa nord-orientale. Giudica gli uominicon severità e per questo, oltre che venerato, è molto temuto giacché come punizione manda agli uomini la morte improvvisa.

GO (Indiani). Termine sanscrito che significa «vacca» e «luce»; è molto usato nelle scritture sacre indiane per invocare le divinità dei “Veda”, in particolar modo la «Grande Madre» Aditi.

GOCK (Persiani). Mitico toro che secondo la mitologia persiana fu il primo abitatore della terra insieme con Gayomart. L’esistenza di un animale accanto al primo uomo avvalora la tesi di alcuni dotti persiani secondo i quali l’usanza di immolare le bestie in onore delle divinità è remotissima. Per i Persiani quindi il toro Gock sta a simboleggiare il sacrificio dei primi animali agli dèi più antichi.

GOD-SUN-TEN’-OO (Giapponesi). Divinità con la testa di bue; ha origini misteriose ed è meglio conosciuta con il titolo di «Principe dei Cicas».

GOEMMASON v. Dai-Itoku.

GOKEIR (Persiani). Mitico serpente che secondo una leggenda persiana scivolerà dalla luna sulla terra nel giorno della resurrezione. La sua caduta causerà la liquefazione di tutti i metalli, che scorreranno in un fiume incandescente. I risorti giusti attraverseranno quel fiume infuocato senza soffrire; i risorti peccatori perpetueranno le loro pene camminando sul fiume rovente.

GOKURAKU (Giapponesi). Il termine equivale a «Terra Pura» e designa la dimora dei beati.

GOLPIN v. Nyx.

GOMEDA (Indiani). 1. Rito sacrificale di un toro che gli Indiani celebravano in onore della dea Kalì nella sua manifestazione di Devi-Shakti nera, moglie terribile di Shiva. 2. Nome di una gemma sconosciuta facente parte delle mitiche nove gemme di Kubera, dio della Ricchezza. (V. Nava Ratna).

GOPI (Indiani). Ninfe o fanciulle pastorelle, amanti di Krishna; protagoniste del poema indiano”Gitagovinda”, che narra dei sollazzi del dio con le G. dopo l’oblio dell’amante prediletta Radha per la quale si era ammalato d’amore.

GOTAMA v. Buddha.

GOUL (Musulmani). Specie di Larve (v. la voce nella sezione prima) che compaiono nella mitologia musulmana; corrispondono alle Empuse degli antichi Latini.

GOVARDHANA v. Krishna.

GOVINDA v. Gitagovinda.

GOZANZE v. Myo-O.

GOZU TENNO (Giapponesi). Soprannome di Susanowo. Il nome sta per «Sovrano celeste dalla testa di bove»; sotto questo aspetto è venerato come dio dell’Amore e della Concordia coniugale. Originariamente G. T era un dio a sé che molto probabilmente aveva origini cinesi.

GRANDUVERI (Indiani). Tribù dei Deuta, genii buoni o semidèi mortali, rinomati per la loro bellezza; sono anche alati e volteggiano per aria con le loro mogli. Molto simili agli Elfi e alle Silfidi del Nord Europa.

GUARDIANI DEL CIELO (Cinesi, Giapponesi). Divinità del pantheon buddista, molto popolari sia in Giappone che in Cina. Loro compito principale è fare la guardia al cielo; sono venerati come genii tutelari e le loro immagini sono poste nei vestiboli dei templi e dei monasteri, orientate verso la zona del cielo a loro affidata in custodia. I Cinesi li chiamano “T’ien-Wang” e li venerano anche come patroni delle stagioni e protettori dei quattro elementi principali: acqua, aria, terra, fuoco. Dimorano sul monte Meru, posto al centro della terra, da dove sorvegliano il settore del cielo designato. Al Nord fa la guardia “Tuo-Weng”, genio dell’Autunno, rappresentato con una perla in mano e un serpente; al Sud vi è “Tseng-cang”, dio della Primavera, raffigurato con un ombrello magico in mano; all’Est domina “C’e-kuo”, spirito dell’Estate e genio della Musica, con in mano una chitarra; all’Ovest governa “Kuang-mu”, spirito dell’Inverno, iconografato nell’atto di brandire una spada. Ai T’ien-Wang, Guardiani del Cielo cinese, corrispondono i “Sitenno”giapponesi che sono: “Bishamon” per il Nord, “Zoco” per il Sud, “Gikoku” per l’Est, “Komoku” per l’Ovest. I T’ien-Wang e i Sitenno hanno i loro corrispettivi nei Lokapala indiani.

GUEDSUR o GUEDSU RKAN (Tartari). Importantissimo dio onorato dai Tartari come sovrano delle dieci contrade dell’Universo.

GUHYAKA v. Kubera.

GUINGUERERI (Indiani). Tribù di giganti o genii malefici dotati di straordinaria forza, al servizio degli Acoureri (demoni giganti governatori del mondo) nel ruolo di soldati. Dimorano nell’inferno indiano, il Patala.

GULA (Mesopotamici). Divinità babilonese un tempo venerata come patrona dell’acqua.

GULU (Africani). Dio del cielo venerato dagli indigeni Gauda dell’Angola.

GUMUNBANDA (Mesopotamici). Divinità agricola degli Assiri; presiedeva alla fertilità dei campi.

GUNA (Indiani). Attributi della Sostanza Cosmica; Spirito Universale congiunto alla Prakriti per manifestare il mondo. Nel sistema filosofico Samkya gli attributi G. sono tre: Salva, Raja, Tamas (Luce, Energia, Materia).

GUNDARI (Giappone). Divinità venerata dalle sette buddiste giapponesi; appartiene al gruppo del Myo-O ed è la manifestazione diabolica della volontà di Hoso, uno dei cinque Nyorai. La rappresentazione di G. è terrificante, avendo il dio tre occhi, otto braccia, un teschio come copricapo, il corpo rosso fiamma e numerosi serpenti avvinghiati ai polsi e alle caviglie.

GUROGIN v. Fortuna, Geni della.

GUSKINBANDA (Mesopotamici). Antichissima divinità babilonese, patrona degli artigiani, inparticolare degli orefici.

GWAKKO (Giappone). Divinità lunare che con Nikko, dea solare, accompagna sempre il Grande Yakushi.

GYDJEMOUGA-CHOURIN v. Pollear.