HA (Egizi). Antichissimo dio predinastico; protettore del Regno dei Morti e del deserto occidentale. Era molto venerato nel settimo nomo del Basso Egitto.

HA CI v. C’en Ci.

HACIMAN (Giapponesi). Nome postumo dell’antico imperatore giapponese Ogin, divinizzato dopo la morte e venerato come dio della Guerra. Nella regione di Ise esiste un suo tempio bellissimo risalente al 570 d.C.; incendiato nel sedicesimo secolo dal daimio cristiano Otomo Sorin, fu ricostruito da Yashimune, figlio di O-Sorin. Secondo il “Kojiki” di Yasumaro, il tempio del dio H. passò alla storia per il rinomato oracolo del 768 a.C., quando profetizzò persecuzione e morte violenta al bonzo Dokyo che voleva impossessarsi del trono dell’imperatore Shotoku.

HADAD (Semiti). Dio degli Aramei, patrono dei fenomeni atmosferici e in particolar modo dei fulmini e degli uragani. Nelle rappresentazioni appare come un uomo armato di fulmine, dritto e fiero a cavallo di un toro. Corrisponde al dio assiro Adad; i Cananei lo chiamarono «H. Dio uragano».

HADAYOSH (Persiani). Toro divino destinato ad essere sacrificato a Saoshyant quando questi, secondo i profeti, nascerà alla fine del mondo. Col grasso di H., mescolato all’elisir Haoma si comporrà la bevanda dell’immortalità destinata agli esseri mortali della terra.

HADOKHT-NASK v. Cinvant.

HALDI 1. (Mesopotamici). Remota divinità assira protettrice dei soldati in pace e in guerra. 2. (Ittiti). Dio agricolo preposto alla crescita del grano.

HALMASUITA (Ittiti). Dio che proteggeva gli uomini e la terra dalle tempeste.

HAMESTEGAN (Persiani). Il limbo dei Persiani, posto fra la terra e il cielo, dove sono radunate le anime degli ignavi, cioè coloro che non si prodigarono né per il bene né per il male. Nello H. non esistono né premi né punizioni.

HA MORI (Giapponesi). Divinità venerata come patrona della vegetazione. Le venne dedicato un santuario come dea protettrice delle foglie degli alberi.

HAMSA (Indiani). Il cigno celeste, destriero del dio Brahma. Grande uccello favoloso che in alcuni testi sacri indiani personifica il Sole-Surya.

HAN v. An.

HANANIM (Coreani). Il capo di tutti gli spiriti, in cui credono i Coreani del Nord; è onorato e venerato insieme con i divini antenati.

HAN CUNG-LI v. Pa-hsien.

HANG-SIANG-TZE (Cinesi). Dio portafortuna associato ai Pa-hsien.

HANI-YASU-NO-KAMI (Giapponesi). Divinità dell’Argilla, nata da Izanami.

HANKIEN v. Dao-la.

HANTASSAS (Ittiti). Remota divinità patrona del Diritto e dell’Onestà.

HANTU HANTU (Malesi). Gli spiriti della giungla presso i Malesi. Sono classificati in buoni e cattivi e possono essere spiriti di uomini mutati in animali feroci, oppure voci incorporee o mostri che dimorano negli alberi. Secondo alcuni, sono bellissime fanciulle virtuose, pronte ad aiutare i viandanti smarriti.

HANUMAN v. Anuman.

HAOMA (Persiani). Bevanda simile al Soma degli Indiani. Elisir dalle proprietà inebrianti, destinato agli dèi immortali. Il primo uomo a distillare l’H. da una pianta fu il padre del re persiano Germschid, saggio e amante della natura, che insegnò agli uomini l’agricoltura e il modo per riconoscere le piante medicinali. Personificata come divinità benefica, l’H. è menzionata nel “Vendidad” dell'”Avesta”. Altro simbolo della divina bevanda è un dio-toro (v. Hadayosh), il quale muore e risorge per dare il proprio sangue avente il potere di rendere immortali coloro che lo bevono. Sia l’H. che il sangue del dio-toro furono oggetto di culto orgiastico di tipo dionisiaco.

HAPI (Egizi). Uno dei quattro figli di Horo, preposto alla custodia del vaso Canopo contenente i polmoni del defunto. Insieme con i fratelli presiedeva ai quattro punti cardinali: a lui era affidato il Nord. E’ rappresentato cinocefalo.

HARA v. Shiva.

HARA BEREZAIT v. Cinvant.

HARAKHTI (Egizi). Divinità solare che gli Egiziani identificarono con «Horo che risiede all’orizzonte». Nelle rappresentazioni appare con la testa di falco, il disco solare che gli orna il capo e un serpente. In epoca tarda venne confuso col dio Râ e sotto il nome di Râ-H. divenne una delle divinità nazionali più venerate. (V. anche Harmakhis.)

HARENDOTES (Egizi). Denominazione del dio Horo; il nome viene da “Hor-Me-tef”, «Horo vendicatore di suo padre». L’attributo figura nei “Testi delle Piramidi” con riferimento alla rivendicazione del regno di suo padre Osiride, usurpato dal fratello assassino, Seth.

HARI v. Vishnù.

HARI-HARA (Indiani). Una forma di Vishnù e Shiva uniti insieme in un solo dio-sintesi. H.-H. èrappresentato da una statua che nella metà sinistra raffigura Vishnù, nella destra Shiva.

HARINAGAMESI (Indiani). Divinità minore dell’immenso pantheon indiano; venerato come capo dei soldati del Cielo. Il nome significa «Uomo dalla testa di antilope».

HARITA v. Surya.

HARITI (Tibetani). Popolarissima dea del Tibet, creduta madre di cinquecento demoni divoratori di esseri umani. I Tibetani la venerarono anche come dea della Fecondità e come protettrice dell’umanità colpita dal vaiolo (v. Pancika).

HARMAKHIS (Egizi). Il nome, che significa «Horo che risiede all’orizzonte», servì nel Nuovo Impero a designare la grande Sfinge di Ghiza che veglia nel deserto accanto alla piramide di Chefren. Personificò il sole nascente, e i faraoni la vollero accanto ai loro sepolcri (le piramidi) come simbolo di resurrezione (v. anche Harakhti).

HAROERIS (Egizi). Versione greca di Horo il Grande, dio solare particolarmente venerato a Khen e a Leontopolis nella forma di Horo figlio di Geb (Terra) e di Nut (Cielo) Nei “Testi delle Piramidi” H. risulta figlio di Râ e fratello di Seth. Insieme con la sposa Sent-Nefert e col figlio Panebtani forma una triade divina molto venerata a Kom-ombo. Il dio è ritenuto l’antenato divino dei faraoni e viene rappresentato antropomorfo con testa di falco. Ne riferisce: Saint Fare Carnot in “Religions Egyptiennes Antiques”.

HARPOKRATES (Egizi). «Horus Fanciullo» (forma greca di “Hor-pa-kheret”, Horo in quanto figlio di Osiride e di Iside. Secondo la simbologia agnostica simboleggia il Silenzio iniziatico, forse perché in alcune immagini Horo appare in braccio alla madre col ditino alla bocca nell’atto di zittire (v. Sigalione). Il culto di H. si diffuse anche fra i Romani i quali posero la sua statua alle soglie dei templi e degli edifici pubblici.

HARSAPHES o HERSHEF (Egizi). Trascrizione greca di “Herishef” (Colui che è sul lago). Entità divina considerata una forma di Osiride, con culto a Herakleopolis Magna nel Faiyum. Similmente a Osiride è iconografato antropomorfo con la testa di ariete; ha carattere solare e funerario nello stesso tempo, e forse per questo gli fu dato l’appellativo di «Dio terribile di volto». I Greci lo identificarono con Eracle.

HARSIESIS (Egizi). Forma greca di “Hor-Sa-Aset”, «Horus figlio di Iside»; appellativo di Horo il Giovane. Originariamente H. era un dio solare con vasto culto a Buto nel Delta del Nilo, dove pare che la madre Iside lo abbia allevato, nascondendolo ai nemici che volevano eliminarlo.

HARSOMTUS (Egizi). Appellativo di Horo col significato di «Horo che unisce le due terre»; simboleggia Horo unificatore dell’Alto e del Basso Egitto; dio del Cielo osiriaco, iconografato antropomorfo ma con testa di falco e la duplice corona dell’Egitto. In altre immagini appare col dio Seth nell’atto di intrecciare alcune piante simboliche del Nilo del Nord e del Nilo del Sud.

HARTOMES (Egizi) Appellativo di Horo in quanto «Armato di giavellotto», a ricordare la lotta cosmica contro Seth, assassino del proprio fratello Osiride e usurpatore del regno, che Horo condusse per la rivendicazione dei diritti di successione.

HASCHA v. Benan.

HASTA v. Mudra.

HASTINAPURA v. Panduidi.

HATEPINU v. Telepinu.

HATHOR (Egizi). Dea cosmogonica degli Egizi, rappresentata con testa bovina oppure in forma muliebre con in testa corna bovine racchiudenti il disco solare (evidente riferimento all’antica immagine). Sebbene venerata col nome di «Vacca Celeste», H. ebbe culto particolare come dea dell’Amore e della Gioia; per questo i Greci la identificarono con Afrodite e la chiamarono Atir. Fu anche dea funeraria e come tale veniva riprodotta nell’atto di emergere dalla Valle dei morti o mentre nutriva il defunto. Secondo una leggenda, la dea si calava da una palma ai margini del deserto per offrire nutrimento ai trapassati che ivi sostavano prima di raggiungere il Regno dell’oltretomba (v. Alberi sacri). H. significa «Casa di Horo» (“hat-hor”), evidente collegamento del culto di questa dea a quello di Horo il Giovane. Centro principale del suo culto fu Denderah, dove in suo onore si teneva una festa solenne con riti processionali durante i quali, oltre alla statua di H., si onorava anche quella di Horo. Ebbe culto molto vasto anche ad Aphrodipopolis del Nord, a Deyr el-Bahri, a Gebelein e a Pontyris. Suo sposo fu Sebek, col quale veniva rappresentata a Komombo. In epoca tarda H. venne confusa con Kadesh, dea asiatica dell’Amore. Come dea della Morte H. assunse, per ordine di Râ, l’aspetto della dea leonessa Sachme, con mansioni di sterminatrice. H. fu anche il nome di un gruppo di sette o nove dee preposte alla nascita con l’incarico di predire la sorte dei neonati (v. anche Kensut). Ne riferiscono: Marie Madeleine Davy in “Encyclopédie des Mystiques”; Boris De Rachelwitz in “I Miti Egizi”.

HAT-MEHIT (Egizi). Remota divinità della quale si sa solamente che le era sacro il pesce e che si venerava a Mendes.

HAURVATAT (Persiani). «L’Integrità fisica» derivante da una coscienza tranquilla. E’ un Amesha Spenta preposto all’acqua.

HAYA (Indiani). Antica tribù indiana sbaragliata dal dio Krishna in veste di condottiero divino.

HAYA-AKI-TSU-HIKO (Giapponesi). Figlio degli dèi cosmogonici Izanagi e Izanami e fratello della dea solare Amaterasu. Insieme con la moglie Haya-Aki-Tsu-Hime il dio vigilava i porti e le foci fluviali.

HAYA-AKI-TSU-HIME v. Haya-Aki-Tsu-Hiko.

HAYA GI (Giapponesi). Importante dio, venerato come «Signore del Turbine». E’ rappresentato in aspetto demoniaco, con un sacco sulle spalle.

HAYAGRIVA (Indiani). Demone dei cavalli raffigurato con l’espressione ghignante. Reca in mano uno scettro, una ruota, una spada e una fune; porta sul capo una tiara di teschi con al centro una testa di cavallo.

HA-YAMA-TSU-MI (Giapponesi). Una delle numerose divinità preposte alla custodia delle montagne, delle rocce e dei vulcani. Gode di vasto culto specie tra i montanari, dei quali il dio è signore e protettore.

HAY-TAU (Semiti). Antichissima dea fenicia di origini egiziane, preposta alla tutela dellavegetazione.

HAZZI (Mesopotamici). Genio assiro della montagna particolarmente venerato dagli Ittiti. Nel mito ugaritico invece, H. è il monte Saphon detto anche «Montagna di Dio», regno del dio H. Gli Ittiti considerarono questo posto il regno del Dio-Uragano Teshup, fratello della dea Ishtar. Teshup e Ishtar, insieme con l’altro fratello Tashmishu, avrebbero visto dall’alto del monte H. il famoso gigante Ullikummi, che aveva pianificato di distruggere la montagna, ma venne poi attaccato e vinto.

HEBA v. Hepet.

HEGURI-TZUKO (Giapponesi). Figlio dell’eroe Tukeshi-Uce-No-Sukune, ministro dell’imperatore Riciu; detto anche il «Gufo dello Yamato» per via di una leggenda che lo accomuna alla nascita dell’imperatore Nintoku figlio di Riciu. Secondo la leggenda, un gufo volò nella stanza di Nintoku al momento della sua nascita; poiché il gufo era considerato un uccello di malaugurio, il padre Riciu fece porre il nome Tsuko, che significa «Gufo», al figlio del suo ministro Sukune, nato nello stesso giorno, e impose invece il nome di O-Sazani, «Grande Scricciolo», al proprio erede al trono (Nintoku fu poi il suo nome postumo). Tsuko, detto poi anche Heguri, crebbe sano e coraggioso e al pari del proprio padre Sukune divenne grande guerriero e famoso eroe. Durante il regno di Gimmu Tenno capeggiò una spedizione contro la Corea.

HEH o NEHEH (Egizi). Una delle numerose divinità astratte che per gli antichi Egizi simboleggiava l’Infinito e l’Eternità. Per questo veniva posto come attributo davanti ai nomi delle divinità solari. Era rappresentata in figura antropomorfa assisa, con le mani alzate come a sostenere il cielo.

HEITSI EIBIB (Africani). Dio benevolo, venerato dagli Ottentotti della regione del Capo. Il termine significa «il dio che ha la figura di un albero». Sotto questa forma è in lotta perenne con gli spiriti maligni per proteggere la vita degli animali.

HEKA (Egizi). Divinità astratta dell’antico Egitto, personificatrice della magia. Il nome deriva da “hekau”, «incantesimo» (v. Hu).

HEKET (Egizi). Antichissima dea dall’aspetto di rana, venerata nella città di Hermopolis come patrona delle nascite, considerata figlia di Râ e sposa di Khnum col quale fece parte dellaEnneade osiriaca. Iconograficamente ha aspetto muliebre con la resta di rana, oppure in tutto simile all’animale stesso. Sotto questa forma appare sulle stele, sugli ornamenti templari del Nuovo Impero e sugli strumenti musicali d’avorio in uso nel Medio Regno. In epoca tarda H. venne identificata con la dea Nekhbet e venerata come nutrice dei faraoni e patrona dei parti.

HENKHISESUI (Egizi). Il vento dell’est che gli Egizi rappresentavano in forma umana o in forma di scarabeo, ma sempre con la testa di ariete.

HEPET o HEBA (Mesopotamici). Dea di origine urrita che gli Ittiti consideravano sposa di Teshup. Nella regione dell’alto Eufrate godeva di particolare culto specialmente come divinità misericordiosa. Presiedeva anche ai giuramenti. In alcune raffigurazioni cavalca un leone. Nei testi urriti appare anche con i caratteri di Ishtar.

HEREF (Egizi). Divinità funeraria che nei “Testi delle Piramidi” appare col nome di “Heref-Haf” (Colui che osserva il cielo). Fu giudice e traghettatore dell’anima del sovrano defunto, che sottoponeva a lunghi e tormentosi interrogatori prima di trasportarla nella dimora riservata ai re. La sua immagine appare nelle iconografie del “Libro dei morti”.

HERSHEF v. Harshaphes.

HEU-TSI (Cinesi). Antichissimo dio dell’Agricoltura. Il nome significa «Principe Miglio»; infatti protegge la raccolta dei cereali.

HEVRAGA (Indiani). Antica divinità rappresentata con otto teste sovrapposte, sedici braccia e in atto di danzare. I caratteri e gli attributi di questa dea sono pressoché sconosciuti; molto probabilmente H. era una dea tutelare delle arti.

HING-SEN (Cinesi). Una delle divinità minori preposte alla tutela delle strade e alla protezione dei viandanti.

HINKALLUS (Ittiti). Dio agricolo, personificava l’abbondanza del raccolto.

HINNON v. Gehenna.

HIRA 1. (Giapponesi). Favoloso ciclone devastatore delle rive del lago Biwa in Giappone, al quale è legata una leggenda, molto simile, per certi aspetti, a quella greca di Leandro ed Ero. Una fanciulla giapponese che viveva sulla sponda del lago Biwa s’invaghì perdutamente del guardiano del faro della sponda opposta. Per raggiungere il suo amante, la piccola giapponese attraversava il lago, di notte, remando su una barca e guidata dalla luce del faro del giovane in attesa. L’idillio si protrasse per vari mesi, finché l’innamorato, insospettito dalla temerarietà della fanciulla e ansioso di scoprire se ella fosse veramente una donna innamorata o una diabolica creatura incantatrice, una notte spense il faro e lasciò che ella si smarrisse fra le tenebre e le insidie del lago. Terrorizzata, la giapponesina vagò a lungo implorando invano a gran voce l’aiuto del suo amante; infine, esausta e ormai certa del suo abbandono, la fanciulla si lasciò annegare maledicendo il giovane e il suo faro. Il ciclone H. la udì, si scatenò immediatamente, e dopo aver messo in salvo la fanciulla spazzò via coi suoi vortici il guardiano diffidente, il faro e la sponda. 2. V. Lakshmi.

HIRANYAGARBHA (Indiani). L’Uovo o il Germe d’oro, che secondo il “Rig-Veda” è la manifestazione della potenza cosmogonica. Più tardi venne confuso con le manifestazioni di Brahma, di Prajapati e anche di Shiva.

HIRANYAKASHIPU (Indiani). Potentissimo tiranno re dei demoni; un Daitya che aveva ottenuto da Shiva il dono dell’immortalità. Uccise il figlio Prahlada perché convinto assertore del dogma di Vishnù. Vishnù lo vide e nella forma di Narasimba (avatara Leone) lo annientò (v. Sisupala).

HIRANYAKSHA v. Varaha.

HIRU-KO (Giapponesi). Figlio di Izanami e di Izanagi, abbandonato appena nato perché deforme. Alcuni studiosi interpretarono il nome come «Bimbo sanguisuga». Secondo il “Nihongi”, il fanciullo si salvò e divenne una divinità solare, ma, oscurato dalla fama della dea solare Amaterasu, il dio passò tra le divinità secondarie.

HIUAN T’IEN SANG-TI (Cinesi). Antico dio che presiedeva alle acque. Il suo nome significa «Sovrano assoluto del Cielo notturno»; aveva grandi poteri, tra cui quello di scacciare gli spiriti maligni.

HIWA e HIYA (Semiti). Nella tradizione ebraica, giganti mostruosi, figli dell’angelo caduto Shemhazai; furono spinti dal padre e da un altro angelo decaduto, Azael, ad accoppiarsi con creature mortali. Quando Dio, per punire la lascivia dei suoi angeli non più fedeli, minacciò di liberare le acque e di distruggere tutti gli uomini e le bestie, Shemhazai temette per la vita dei due figli che, non potendo morire annegati data la loro altezza, sarebbero certamente morti di fame. I due giganti, infatti, divoravano ogni giorno mille cammelli, mille cavalli e mille buoi. Essi tuttavia sognarono il diluvio e ne trassero buoni auspici per loro e per rutti i discendenti di Noè. Secondo un passo talmudico, “hiwa” o “hiya” è soltanto il grido ritmico dei marinai babilonesi che lavorano in squadra.

HIYA v. Hiwa.

HIYON (Semiti). Nella tradizione fenicia, abilissimo artigiano divino, maestro nel forgiare l’oro e l’argento. Fu tra coloro che organizzarono la distruzione del dio Ba’al dopo avergli fatto costruire un meraviglioso tempio.

HOBAL (Arabi). Antichissimo dio solare venerato dagli Arabi preislamici.

HO-DERI (Giapponesi). Dio giapponese della pesca, figlio di Ninigi e fratello gemello di Hoho Demi, entrambi divinità della Caccia e della Pesca. Il poeta Yasumaro lo nomina nel “Kojiki” come uomo dotato di eccezionale fortuna nell’arte della pesca marina.

HOHO-DEMI (Giapponesi). Dio della Caccia e della Pesca, fratello gemello di Ho-Deri. Quando i due fratelli decisero di scambiarsi le parti per giuoco, H.-D. con lenza e amo si mise a pescare nell’Oceano. Avendo perso l’amo si tuffò in acqua e scese sul fondo a cercarlo; si ritrovò nel favoloso palazzo del re dell’Oceano dove recuperò l’amo ma vide anche la bellissima figlia del re del Mare della quale s’invaghì all’istante. Col consenso del padre di lei, H.-D. portò sulla terra la principessa e la impalmò. Prossima ad avere un figlio, la giovane non volle che lo sposo assistesse al parto e poiché questi insistette, la principessa lo abbandonò e mandò al suo posto la sorella più giovane. Costei allevò il bambino e più tardi sposò il cognato. Da quella unione nacque un figlio, Gimmu Tenno, che i Giapponesi ancora oggi venerano come capostipite divino delle loro famiglie regnanti.

HO-HSIEN KU v. Pa-hsien.

HOLI (Indiani). Festa dell’Amore in onore del dio Kama, simile ai Saturnali latini. In detta circostanza ogni licenza era consentita: i padroni scambiavano servigi coi servitori e finanche i paria, ossia gli «intoccabili», perdevano l’effetto di rendere impuri quelli che toccavano.

HOM (Persiani). L’albero della vita creato dal dio Ormuzd.

HO-MUSUBI (Giapponesi). Dio del Fuoco e del Terremoto, popolare in Giappone anche col nome di Kagu-Dzuchi.

HO-PO (Cinesi). Nome con cui i Cinesi veneravano il genio delle acque.

HOR-BEHDETI v. Behdeti.

HORO (Egizi). Antichissima divinità solare, una della Piccola Enneade, immaginata come un falco sollevantesi in cielo a illuminare coi suoi raggi la terra. Suo principale centro di culto fu Heliopolis, ma fu adorato anche a Hierakompolis; successivamente il rito si radicò nell’Alto Egitto, dove H. venne identificato con varie divinità indigene. Diviso l’Egitto in due regni, H. divenne «Signore del Regno del Nord», Seth, fratello di Osiride, dominò invece liturgicamente sul Regno del Sud. La lotta intestina tra H. e Seth, ovvero la lotta tra i due regni spirituali, ebbe fine con la supremazia del culto di H.; questi, detto H. l’Antico, in seguito si identificò con H. figlio di Iside e di Osiride dando luogo alla denominazione di H. il Giovane. Quando il mito osiriaco si diffuse nell’Egitto intero, H. succedette liturgicamente a Osiride e fu venerato con la denominazione di H. il Vendicatore (del padre). Da una versione antica sul mito di H., reperita fra i “Testi delle piramidi”, riluce la lotta cosmica tra H. e Seth: quando ad esempio quest’ultimo cavò un occhio a H., oppure quando H. evirò Seth; il tutto poi ridimensionato dall’intervento di Thot, dio della Giustizia. Come patrono dei faraoni, H. era invocato da costoro prima che salissero al trono; appropriandosi poi del suo nome stesso, i faraoni ne impersonarono la divinità durante il loro regno. Dal canto suo, H. ebbe da Iside, considerata ad un tempo sua madre, quattro figli: Amsit-Mesti, Hapi, Duamutef, Qebehsenuf, che per aver partecipato alla ricomposizione del corpo di Osiride divennero geni funerari preposti alla sorveglianza dei vasi Canopi e dei quattro punti cardinali. Per contraddistinguere H. il Giovane, entrato nel ciclo di Osiride, da H. l’Antico, gli Egizi attribuirono al primo gli appellativi Harsiesis, Harendotes, Harpokrates, Artomes. Per H. l’Antico, gli Egizi usavano formule denominative come: «H. che risiede all’Orizzonte» (“Harakhti”) e «H. che riunì i Due Paesi » (“Har-Sem-Tavi”). In epoca decadente, a H. restò la sola testa di falco; il mito del grande dio si offuscò e la sua immagine apparve in abiti romani con una piccola doppia corona sulla testa, talvolta in groppa ad un cavallo. I Greci lo scambiarono per Apollo. Ne riferiscono: Lanzone-Ridolfi ne “La Mitologia egiziana”; Boris De Rachewiltz ne “I Miti Egizi”; Marie MadelaineDavy in “Encyclopédie des Mystiques”.

HOSHENG (Persiani). Nel “Libro dei Re” di Firdusi compare, oltre che come primo re di Persia, come dio promotore dell’agricoltura e dell’uso delle pelli di animali per confezionare indumenti, e forgiatore di metalli artistici.

HOSO (Giapponesi). Dio amministratore dei tesori presso gli dèi, è uno dei cinque Nyorai; sta alla destra di Dainici. Corrisponde all’indiano Ratnasambhava.

HOTEI HOSO v. Fortuna, Geni della.

HOU-T’U (Cinesi). Imperatore divinizzato come «Signore dell’Universo» dal suo successore Wu. Ebbe culto come protettore degli esseri umani e patrono degli imperatori defunti.

HOU-TU-NIANG-NIANG (Cinesi). Deità astratta, personificante lo spirito della Terra Madre; protegge l’agricoltura ed è considerata madre di ogni essere vivente.

HOW-YI (Cinesi). Abilissimo arciere, sposo della dea lunare C’ang-O. E’ protagonista di un’antichissima leggenda cinese che narra dell’esistenza di dieci astri solari che comparivano nel cielo cinese alternativamente. Poiché un giorno apparvero tutti insieme causando incendi devastatori e danni agli uomini e agli animali, H.-Y. ne fece precipitare nove a colpi di frecce; da allora l’ordine cosmico si ristabilì e il giovane arciere venne premiato dagli dèi con l’elisir dell’immortalità. La divina bevanda gli venne poi sottratta dalla moglie, che fuggì dileguandosi in cielo.

HSI-YU (Cinesi). Uccello gigante appollaiato su un pilastro di bronzo posto in cima al favoloso monte Kun-lun. Guarda verso sud e protegge con la sua enorme ala sinistra il «Signore dell’Oriente» e con l’ala destra la «Regina Madre dell’Occidente». La distanza che intercorre tra le due ali è di diciannovemila “li” (un “li” equivale a poco meno di un metro). La Regina Madre dell’Occidente percorre questa distanza ogni anno per incontrare il nobile Signore d’Oriente. Il mito di H.-Y. appare nel “Libro delle Divinità e dei Prodigi” scritto sotto la dinastia degli Han, o, secondo altri, sotto il regno di Cheng-ho nel 90 a.C.

HU (Egizi). Divinità astratta, personificazione della Parola e del suo potere magico (v. Sia). Secondo la concezione teologica di Menfi, H. personificò il Creatore; in epoca tarda si ebbe l’identificazione con Heka, divinità astratta della Magia.

HUANG-SE (Cinesi). Divinità venerata come dea tutelare del cotone.

HUANG-TI (Cinesi). Importantissima figura mitologica cui i Cinesi dettero l’appellativo di «Imperatore Giallo». Per la tradizione ebbe venticinque figli e, più tardi, non meno di dodici famiglie feudali del periodo Chin (317-420 d.C.) ne rivendicarono la discendenza. H.-T. avrebbe inventato il trapano a fuoco, prosciugato le zone paludose ed eliminato le bestie feroci (v. Ken ho).

HUMUT TABAL (Mesopotamici). Mitico traghettatore del fiume Elabur che scorre nell’Arallu, l’inferno dei Babilonesi. Considerato divinità funeraria, era rappresentato con testa di sparviero, quattro braccia e quattro gambe.

HUNG-KUNG (Cinesi) Mostro marino dalle sette teste; figura apocalittica cinese che si trova nei testi “Li-Ching” (v. Li-szu). Il mostro H.-K. risorgerà dalle acque per distruggere il mondo e tutti gli esseri viventi, quando gli uomini si impossesseranno del dio del Tuono Lei-Kong, apportatore di morte e di rovina, e quando i sovrani dell’inferno si scateneranno sulla terra spargendo depravazione e violenza.

HUO-SEN (Cinesi). Dio preposto alla tutela dei fuochi artificiali e alla protezione degli uomini addetti alla loro manipolazione.

HURRYA (Semiti). Nella tradizione ebraica, sposa di Keret, principe protagonista di un poema epico ugarico intitolato appunto “Keret”. Vi è narrato l’assedio di Udum per ordine del dio El, oltreché la scomparsa di H., fuggita da Udum col suo amante. Sembra che gli Ebrei e i Greci abbiano preso spunto da questo poema ugarico per narrare, rispettivamente, la storia di Shechem e quella di Troia. La prima vide come protagonisti gli Hiviti in lotta contro gli Israeliti.

HU-SEN (Cinesi). Divinità minore, venerata come personificazione della Grandine.

HUSI-HIME (Giapponesi). Leggendaria principessa onorata come dea della Sensualità. Fa parte di un gruppo di dee patrone dell’Amore in tutte le sue manifestazioni fisiologiche; tra queste primeggiano Fami-Rikuju, dea delle separazioni coniugali, e Agatà, patrona delle gheishe e guaritrice delle malattie veneree.

HU-TU (Cinesi). Con questo nome gli antichi Cinesi veneravano la Terra. Cielo e Terra erano le maggiori divinità della Cina.

HUWE (Africani). L’Ente Supremo creatore del mondo, venerato da alcune tribù di Boscimani.

HUZAINI (Egizi). Il Vento dell’Ovest divinizzato dagli Egizi. E’ rappresentato antropomorfo con testa di serpente e alato