IAH v. Aah.
IAKSI e IAKSINE v. Lokapala.
IARBA v. Didone.
IDA (Indiani). Figlia di Manu; dea del Nutrimento spirituale (e come tale prende anche il nome di Ila), sinonimo di Sarasvati, mescolata, per i suoi attributi, nella cosmogonia vedica e apparentata alle Acque Madri della creazione.
IDA-TEN (Giappone). Divinità buddista di origine cinese, popolarissima in Giappone; corrisponde al dio cinese Wei-to. Al dio I.-T. sono affidati l’ordine e la disciplina dei monasteri.
IDITH o EDITH (Semiti). Moglie di Lot, nipote di Abramo. Secondo una tradizione ebraica, fuggì da Sodoma insieme con lo sposo dopo il castigo divino, e avrebbero dovuto seguirla le due figliole sopravvissute alla strage dei giudici della città maledetta. I., disperata per la sorte delle figlie, si rigirò, nonostante la proibizione dello sposo Lot, per guardare se la seguissero, e allora, secondo la predizione, il suo corpo bellissimo si tramutò in una statua di sale, cristallizzatasi nei millenni sopra uno dei colli di Sodoma. Ancora oggi si crede che la statua salina di I. stia lassù nella bruma di quei colli, sul Jebel-Usdum, leccata dalle mandrie di pecore della zona, poiché si consuma di giorno e si riforma misteriosamente di notte.
IEZED o YEZDAN (Persiani). Genio remoto della benefica Luce, venerato dai primitivi Persiani.
IFRIET v. Afriet.
IGIGI v. Annunalti.
IHI (Egiziani). Bambino suonatore di sistro, figlio di Hathor in quanto dea dell’Amore e patrona della musica e della danza. Insieme con la madre, I. era oggetto di particolare culto nel tempio di Dendera.
IKADZUCI (Giapponesi). Nome generico di un gruppo di otto divinità infernali, raffiguranti ognuno una diversa specie di tuono. Secondo l’antico testo “Nihongi”, I. è il nome del serpente che rappresenta una divinità delle montagne, molto onorata alla fine della dinastia dei Wu.
IKA-ZUCI (Giapponesi). Il nome equivale a Fulmine, dio-serpente meglio noto col nome di Mi-Ua, venerato sul monte Mimoro. In epoca tarda venne identificato con Hoho-Kuni-Nushi. Secondo le “Cronache” dell’imperatore Sugin riportate nel “Nihongi”, le donne giapponesi, dopo una notte d’amore con questo dio, prima dell’alba volevano vedere il volto del loro amante nella sua vera forma; per ottenere ciò esse dovevano aprire un cofanetto, ma appena sollevato il coperchio saltava fuori un serpente (il dio) che mordeva a morte la donna e poi si dileguava sul monte Mimoro.
IKSHVAKU (Indiani). Figlio di Manu come Vaivasvara, nipote del Sole Visvavat (v. Surya); primo re mitico della razza solare; sinonimo di Suranyavansa da cui discende Rama come settimo avatara di Vishnù.
IL v. El.
ILA v. Ida.
ILLUYANKAS v. Inar.
ILU v. El.
ILUM v. El.
IMANA (Africani). L’Essere Supremo venerato dagli abitanti del Ruanda-Urundi; è considerato creatore del mondo e protettore degli esseri umani e delle cose terrene.
IMDUGUD (Mesopotamici). Mitico animale sacro presso i Sumeri; iconograficamente rappresentato con ali d’aquila e testa di leone.
IMHOTEP (Egiziani). Personaggio realmente esistito verso il 3000 a.C., poi divinizzato con l’attribuzione di una genealogia divina: sarebbe nato dal dio Ptah e da una donna mortale nota col nome di Khrotionekh. Architetto e consigliere del re Zoser della Terza dinastia; abilissimo nella scienza medica, venne considerato dai Greci l’equivalente di Esculapio; costruì la prima piramide a Sakkara (dove in seguito venne eretto a lui stesso un tempio) e le tombe trapezoidali a forma di panca (le “màstabe”) per i faraoni; fu saggio, letterato, inventore del sistema di tagliare la pietra per la costruzione dei monumenti e direttore nell’opera di realizzazione dei progetti originali, poi pianificati all’epoca dei Tolemei, per la costruzione del tempio di Horo a Behdet. La sua tomba, scavata nella necropoli di Menfi, divenne meta di frequenti pellegrinaggi da parte di malati e storpi che speravano in una guarigione miracolosa. In quasi tutte le rappresentazioni I. appare in figura di uomo sbarbato con la testa rasata e nell’atto di leggere un rotolo di papiro. Ne riferiscono: Boris De Rachewiltz ne “I Miti egizi”; Lanzone-Ridolfi in “Mitologia egiziana”.
INANNA (Mesopotamici) Dea sumera della Guerra e dell’Amore. I Giudei la identificarono con Anath e la venerarono sulle rive dell’Eufrate, dove, secondo quanto è scritto in una tavoletta sumerica del 2000 a.C., la dea era la custode della demonessa Lilith che dimorava nel tronco di un salice. In suo onore i Giudei di ambo i sessi offrivano libagioni e dolci fatti a sua immagine. Sposo di I. era il dio Dumuzi, simbolo delle forze generative della natura.
INAR (Ittiti). Dio venerato come personificazione del coraggio; era figlio del dio-uragano Teshup e fu protagonista di numerose imprese eroiche; a lui si deve l’uccisione del demoniaco gran serpente Illuyankas e lo sterminio dell’intera sua famiglia.
INARI (Giapponesi). Popolarissimo dio dei campi di riso, benevolo dispensatore di prosperità e benessere e protettore degli innamorati, dei coniugi e dei commercianti in genere. Essendo una divinità ambivalente, talvolta I. è rappresentato in veste di dea accompagnata da una volpe oppure come uomo barbuto, ritto sopra un sacco di riso, in compagnia di due volpi. Secondo il “Kojiki”, la volpe, messaggera di I., era temuta come un essere diabolico; colui che veniva posseduto dallo spirito della volpe diveniva pazzo furioso o depresso fino alla demenza. In epoca anteriore I. divinità femminile fu venerata come protettrice degli uomini d’armi e dei fabbricantidi sciabole; in epoca più recente ebbe culto come patrona dei mercanti. I. divinità maschile scendeva dalla sua montuosa dimora in primavera o vi ritornava in autunno. Tale credenza si ricollega a una fede shintoista che fa delle montagne il regno e la dimora degli spiriti degli dèi.
INDIRA v. Lakshmi.
INDRA (Indiani). Principale divinità dell’Olimpo vedico; Supremo Signore del firmamento, re degli dèi vedici. A I. sono dedicati ben duecentocinquanta inni nei “Veda”, dove figura come uno dei dodici Aditya. E’ il dio dalle origini irano-indù, protagonista di numerose imprese bellicose tra cui l’uccisione del gigantesco Vritra e del mostruoso demone Mamuchi che I. eliminò con i fulmini di cui, come suo padre Dyaus, era artefice presso gli dèi. Per quest’ultima sua impresa I. venne accostato al greco Zeus e denominato “Vajrapani” (il Fulminatore). Come il dio ellenico, I. ebbe molte donne, senza distinzione fra dee e donne mortali, che insidiò celato sotto molteplici aspetti; fu gran bevitore di “soma”, di cui abusò fino all’ubriachezza e alle escandescenze lascive. I. fu anche capo dei Marut e come tale protesse le popolazioni dravidiane contro i nemici di colore Dasa e Danava, e gli Asura. Di complessione imponente, I. viene rappresentato sotto svariate forme, più spesso di colore rosso rubino, con braccia lunghissime, il fulmine Vajira in una delle quattro mani, e l’Unkusha, uncino per guidare il suo elefante bianco Airavata (v. Kurma Avatara). Viaggia su un carro tutto d’oro con un cocchiere di nome Matali. Per una maledizione del Rishi Gautama, di cui I. aveva sedotto la bellissima moglie, il dio porta impressi nella pelle migliaia di piccoli Yoni (v.), organi sessuali femminili, per cui I. viene chiamato beffardamente “Sayoni”. Come capo degli dèi vedici I. dimora nel meraviglioso Svarga o Svarloka, paradiso vedico ubicato nel favoloso monte Meru; ebbe come moglie la sensualissima Indrani e come capo di tutti gli dèi venne fregiato del nome di “Devapati”. Fra gli altri appellativi del dio sono: “Divaspati” («Sostegno del cielo»); “Svargapati” («Signore del paradiso»); “Ishnu” («Capo della corte degli dèi»), “Satakratu” («Dio dai cento sacrifici»); “Prajapati”; “Uluka” («Gufo»). Per l’I. avestico v. Avesta. Ne riferiscono: Marie Madeleine Davy in “Encyclopédie des Mystiques”; Giuseppe Tucci in “Le deità indiane e il loro carattere”; Angelo Morretta in “Miti indiani”.
INDRAJIT v. Ravana.
INDRANI v. Sapta Matrika.
INFERNO 1. (Cinesi). Ha nome Ti-Yu ed è diviso in dieci settori. Prima di esservi ammessa, l’anima, guidata dai due messaggeri Niu-tou e Ma-mien (il primo bianco, l’altro nero) viene condotta dal Ch’eng-hwang che ne registra il nome e ne esamina le azioni compiute in vita. Dopo quarantanove giorni di interrogatori, l’anima è mandata da Tsiang, sovrano del primo settore egiudice, il quale, dopo aver emesso la sentenza, invia l’anima meritevole nel Kun-lun, il paradiso, e quella colpevole in uno degli altri settori infernali, dove dovrà espiare le sue colpe mediante pene e torture. Dopo l’espiazione essa arriva al decimo settore dove il giudice Sien valuta il grado di purificazione e le concede il permesso di reincarnarsi. Prima di lasciare il Ti-Yu l’anima ormai purificata riceve da Meng-po Niangniang, ultimo guardiano, la bevanda dell’oblio (Mi-huen T’ang), grazie alla quale cancella il passato ed è così in grado di prendere la via della trasmigrazione attraverso esseri umani e animali. Secondo i taoisti la topografia del Ti-Yu, sebbene confusa, è molto simile a quella terrena; vi sono fiumi, campagne, città e tribunali per le cause dei defunti; vi è una capitale, Fong-tu, dove risiedono schiere di geni o demoni che vigilano sui dannati. Le anime possono mitigare o abbreviare le loro pene mediante le preghiere e l’intercessione di Ti-Tsang, sovrano assoluto dei dieci settori del Ti-Yu. (V. anche Nie King-tai; Yen lo Wang.) 2. (Semiti). V. Gehenna. 3. (Giapponesi). Per gli shintoisti è il Ne-No-Kuni, oltretomba ubicato nelle viscere della terra e accessibile da un grande foro che si trova al centro del Giappone. Vi dimorano geni di ambo i sessi, orrendi a vedersi e spietati con i condannati. Altro nome che gli shintoisti danno all’I. è Yomi-Tsu-Kumi, «Regno delle tenebre». Poiché la religione shintoista rifugge dall’indugiare su tutto quanto concerne il mondo dei trapassati, le notizie su Ne-No-Kuni sono piuttosto scarse e confuse; è certo invece che l’oltretomba shinto è completamente diverso da quello buddista, il Gigoku (v. anche Emma-O). 4. (Indiani) V. Patala (anche Nagadvipa). 5. (Mesopotamici). V. Arallu. 6. (Persiani). Valle situata nelle profondità della terra, dove i condannati vengono torturati e bruciati col fuoco che mai riesce a incenerirli. Secondo il “Vendidad”, quelle pene tremende vigevano in quell’I. sin dalla nascita di Zarathustra. In quella valle infuocata, dove vi è un fetore stomachevole emanato dalle stesse anime dannate, dimorano i Daevi, geni malefici al servizio di Ahriman, nemici di tutto ciò che è buono, bello e onesto.
INNINI (Mesopotamici). Appellativo dato alla dea Ishtar quando divenne serva-amante e poi moglie del dio Anu. Personificò il pianeta Venere e in seguito la Terra Madre.
INSCIULLANU (Mesopotamici). Custode e giardiniere dei palmeti del dio Anu; fu tramutato in talpa da Ishtar perché aveva ricusato le sue profferte amorose.
IN SUSINAK (Mesopotamici). Suprema divinità degli Elamiti, che avevano per capitale Susa. Il nome significa appunto «Colui che è di Susa», ma non fu solo divinità locale perché fu venerato da tutti gli abitanti della Siria che lo considerarono creatore dell’universo e capo dell’Olimpo assiro.
IRANO-INDU (Indiani). Il termine designa le due civiltà pre-vediche e le due lingue sorelle. Fra loro sussistono molte analogie: spesso un dio vedico ha il suo corrispondente nella religioneavestica. Per esempio il Mitra indiano è conforme al Mithra persiano; il Soma, bevanda degli dèi indiani, è simile all Haoma, elisir delle divinità persiane; Indra, capo degli dèi vedici, ha come copia Verethra (o Verethraghna).
IRRA (Mesopotamici.) Dio della Peste venerato dagli Assiro-Babilonesi. Per aver sterminato quasi completamente gli abitanti della Babilonia, I. incorse nell’ira del dio Marduk, incontrastato nume dei Babilonesi. Viene rappresentato come un guerriero armato di arco e di spada.
ISANA (Indiani). Una delle otto manifestazioni della Shiva-Rudra, guerriero vendicatore, rappresentata di colore bianco, a cavallo di un bue; ha quattro braccia e in una mano tiene un cervo, attributo di Shiva Signore del Tutto. Vigila il settore nord-est del cielo.
ISARRA (Mesopotamici). Antica dea assira delle Acque, raffigurata nelle sembianze di scorpione.
ISHNU v. Indra.
ISHPARRETTA (Indiani). Supremo dio venerato dagli abitanti della costa del Malabar. Secondo la concezione dei Malabari, I. sarebbe anteriore a tutto il creato, il quale si cambiò poi in un uovo dal quale uscirono il cielo e la terra e tutto ciò che essi contengono. Per la tradizione il dio abbraccia i sette cieli e le sette terre. Lo si rappresenta con tre occhi e otto mani, un sonaglio appeso al collo, una mezza luna e serpenti intorno alla fronte.
ISHTAR o ISTAR (Mesopotamici). La più antica dea assira della Fecondità e dell’Amore. Presso i Sumeri ha nome di “Dilbat”. Compare su una grossa stele di basalto rinvenuta nel 1985 negli scavi di Ebla, antica città siriana, sulla bassa collina di Tell Mardikh, circa cinquantacinque chilometri a sud di Aleppo. Il monumento, alto due metri, risale al 1850 a.C.; le sue quattro facciate recano incise immagini di esseri mitici, animali fantastici e sacrifici umani. Per la tradizione I. nacque dal dio assiro Sin, con il quale e col fratello Shamash formava una triade divina con epicentro culturale a Ur. Fu prima serva-amante e poi sposa del dio Anu col nome di Innini; ebbe grande culto a Hieropolis in Siria, dove aveva un magnifico tempio servito da più di trecento sacerdoti; in suo onore si sacrificava due volte al giorno con riti orgiastici e cruenti che contemplavano anche sacrifici umani. Da Hieropolis il suo culto passò anche ai Fenici che la venerarono insieme col suo presunto sposo Tammuz. Per la leggenda I. ebbe molti amanti fra dèi e mortali (v. Gilgamesh), pare si accoppiasse anche con animali (v. Adon). Nei suoi templi le donne assire praticavano la prostituzione sacra (v. Militta). Per la licenziosità dei suoi costumi i Greci l’associarono ad Afrodite gli Egiziani a Iside, i Babilonesi la identificarono con lacostellazione della vergine. Fra gli epiteti di I. è “Salambò”.
ISIDE (Egizi) Trascrizione greca di “Iset”, figlia di Nut (dea del Cielo) e di Geb (la Terra); sorella e sposa di Osiride, madre di Horo. I.-Osiride-Horo formarono una delle più famose triadi venerate nell’antico Egitto. Quando Seth uccise Osiride e fece scempio del suo corpo, I. ne ricercò i pezzi e con l’aiuto della sorella Nephtis ne ricompose il cadavere; con le sue virtù magiche gli ridonò la vita e l’immortalità, poi si unì a lui per il concepimento di Horo, che sarà venerato come «Horo vendicatore del padre». In un papiro conservato nel Museo Egizio di Torino si narra dei poteri magici di I. «Grande Maga», e di come ella sia riuscita a impossessarsi della vera essenza di Râ dopo averlo fatto pungere da una vipera magica da lei stessa creata coi suoi poteri prodigiosi. Divinità molto complessa I. venne associata anche alle dee cosmiche Hator e Nut; fu protettrice delle donne e simbolo della fertilità della terra egiziana; non a caso è spesso effigiata con un fiore in mano e con le chiavi con cui si aprono le cateratte del Nilo per irrigare i campi. In altre rappresentazioni appare nell’atto di allattare il figlio Horo col capo sormontato da un disco solare, simbolo di divinità cosmica, oppure con testa di vacca e corna di bue, distintivo di predilezione divina per gli agricoltori e gli allevatori di bestiame. Il culto di I., la quale fa parte della Grande Enneade, molto fiorente nel primo secolo a.C., perdurò in Egitto fin verso la fine del settimo secolo d.C. I. ebbe anche grande culto iniziatico nei «misteri di I.» che in epoca greco romana si diffusero in tutto il bacino del Mediterraneo; ebbe templi importanti in Egitto, a Pompei, e il famoso “Iseum” a Roma. Le sue feste, sempre solenni, si celebravano in primavera con cerimonie e processioni lungo il Nilo. Ai riti templari di Philae (File) potevano prendere parte solo gli iniziati. In epoca tolemaica, quando Osiride venne equiparato al Dioniso greco, I. venne paragonata a Demetra; più tardi persino ad Afrodite, a Ishtar, a Selene e ad Era. Ne riferiscono: Boris De Rachewiltz ne “I Miti Egizi”; Corrado D’Alessio in “Dei e miti”; J. Sainte Fare Garnot in “Religions Egyptiennes Antiques”.
ISO-NO-KAMI v. Sugin.
ISSUM-BOSI (Giapponesi). Piccolo genio demoniaco appartenente alla razza degli Oni. A differenza dei suoi simili, I.-B. non infastidisce gli uomini ma li protegge.
ISTAMANASSAS (Ittiti). Divinità astratta, personificazione del concetto di esaudimento.
ISTANUS (Ittiti). Personificazione del Sole nel suo percorso diurno.
ISTAR v. Ishtar.
ISUKE YORI (Giapponesi). Divinità venerata nel tempio di Nara. Durante la festa del Saki-Kusa Matsuri i Giapponesi erano soliti offrire a questa dea il sakè (liquore di riso) insieme ai gigli colti sul monte Miua.
ISUM (Giapponesi). Dio che ha il compito di scortare le anime dei defunti buoni nel regno della pietrificazione, dove saranno mondate di tutte le colpe mediante il fuoco. Terminata l’operazione, I. guida le anime verso il Sukhavati (paradiso occidentale) dove Amida-Amitabha, che vi regna sovrano, provvede a farle entrare nel Gokuraku, dimora dei beati.
ISVARA v. Shiva.
ITSUSE v. Naga-Sune.
IUF-RA “accento circonflesso sulla a” (Egizi). Uno dei tre aspetti del dio Sole Râ dalla testa di ariete; quello che assume nel suo percorso notturno agli Inferi sulla sua barca Masekhet.
IUSAS v. Uert-Hekeu.
IXSORA (Indiani). Uno dei più importanti dèi della mitologia indiana dal quale sarebbe derivato il culto del Lingam, sotto il cui nome gli Indiani adorano il Fallo. Narra una leggenda che il fallo del dio I. era di così sproporzionata lunghezza da arrivargli fino alla fronte. Non potendo il dio avere rapporti normali con la propria moglie, si trovò nella necessità di tagliarlo in dodici parti. Quei pezzi furono poi deificati e considerati Principio di vita degli uomini e degli animali. Si racconta che, fino al secolo scorso, in alcune regioni dell’India gli uomini conducevano le loro novelle spose dal dio I. per offrirgli la verginità di quelle come un’oblazione degna di una divinità. I. viene rappresentato di colore bianco, con tre occhi, sedici braccia e con altrettante mani, ciascuna delle quali porta un diverso attributo; è abbigliato con una pelle di tigre ed è circondato da serpenti; porta al collo una pelle alla quale è attaccata una campana con tre catene, una delle quali è formata da fiori, l’altra da teste di Brahma e la terza da ossa umane.
IZAD (Persiani). Gruppo di divinità inferiori agli Amesha Spenta. I loro nomi sono: Mithra, Anahit, Shrdosa.
IZANAGI (Giapponesi). Massima divinità cosmogonica del Giappone il cui nome, che significa «Colui che chiama», compare frequentemente nel “Kojiki” di Yasumaro. Con la sorella e sposa Izanami il dio creò le isole dell’arcipelago giapponese e moltissime grandi divinità tra cui la dea solare Amaterasu, che uscì dal suo occhio sinistro. Perduta la moglie Izanami, il dio si recò agli Inferi per riprenderla, ma avendola trovata in stato di putrefazione tornò disperato sulla terra e si recò presso un campo di “ahagi” (erba trifoglio) per purificarsi il corpo. Fu così in grado di dar vita ad altre ventisei divinità della natura, tra cui primeggiano Tsuki-Yomi-No-Mikoto, dio della Luna, che sortì dal suo occhio destro (v. Uke-Moki), e Susanowo, violento dio della Tempesta che gli balzò fuori da una narice.
IZANAMI (Giapponesi). Sorella e sposa di Izanagi. Dopo avere collaborato col marito alla creazione delle isole giapponesi e aver dato alla luce numerose divinità, morì ustionata mentre partoriva Kagu-Dzuchi, dio del Fuoco. Pazzo di dolore, Izanagi scese nel regno del morti per riprendersela, ma inorridito dal suo corpo in putrefazione, fuggì sulla terra per purificarsi. Nel “Kojiki” si legge un dialogo fra I. e Izanagi: «Oh tu, amabile sorella minore! Le terre che tu ed io abbiamo foggiato, non sono ancora finite. Torna dunque indietro. I. rispose: Che peccato che tu non sia venuto prima! Io ho mangiato del cibo cotto nel fuoco dell’inferno. Tuttavia, perché io apprezzo la venuta del mio amato sposo, desidero ritornare. Anzi, voglio parlare alle divinità dell’inferno. Non mi guardare. Ma Izanagi la guardò, vide un pullulare di vermi su I. entrata in putrefazione e, inorridito a quella vista se ne fuggì» (trad. di M. Merega). Il mito di I. ha una sorprendente somiglianza con quello di Orfeo ed Euridice.
IZEDI (Persiani). Divinità minori: spiriti buoni che combattono contro Ahriman per la supremazia del bene nell’umanità.
IZUWA (Africani). Personificazione del Sole molto venerata da alcune tribù di negri stanziate lungo il corso dello Zambesi e nella Rhodesia.