KA (Egizi). Per gli antichi Egiziani l’uomo è il risultato di tre elementi; il corpo, l’anima e il K.; quest’ultimo è il soffio vitale o una specie di doppio che è l’elemento di contatto tra il corpo fisico e i principi spirituali superiori quali l'”akh” e il “ba”. Il K. non è visibile; si suppone che al momento della morte esca dal corpo per poi ritornare vicino al corpo stesso cui è stato legato fin dalla nascita, girando intorno al sepolcro, compartecipe delle scene riprodotte sulle pareti e delle offerte funebri dalle quali trae un sostentamento fluidico necessario per la sua sopravvivenza e per infondere soffi di nuova vita al corpo che custodisce. Ciò spiega la cura che gli Egizi avevano dei sepolcri, la provvista di cibi e bevande perché il morto non avesse a soffrire nell’altra vita, e i processi complicati di imbalsamazione e seppellimento. L’amministrazione del culto e delle offerte funebri era affidata a speciali sacerdoti detti «Servitori del K». Poiché si credeva che il K. avesse il potere di molestare anche i viventi, particolari accorgimenti venivano presi, durante i riti, per impedire la sua uscita dal sepolcro. Nell’iconografia il K. appare come un fanciullo dotato di tutte le caratteristiche dell’individuo che rappresenta; il suo simbolo, costituito da un paio di braccia alzate, si ritrova spesso nei disegni parietali delle tombe predinastiche. Ne riferisce: Angelo Morretta in “Il Quinto Millennio”. 2. (Indiani). Sillaba che significa «Quello»; si trova nel “Rig-Veda” (X 32) come attributo del dio Brahma.

KABIRI v. Cabiri.

KACHER v. Cacher.

KADESH o KIDSA (Semiti). Dea asiatica dell’attrazione sessuale, venerata come Patrona della città di Kadesh sull’Oronte. Per i suoi attributi veniva accostata all’Afrodite greca. Nelle rappresentazioni appare come una donna completamente nuda, ritta sopra un leone e recante nella mano destra uno specchio e dei fiori di loto, nella sinistra due serpentelli.

KADI (Mesopotamici). Dea assira molto venerata nella città di Der come personificazione della Terra Madre creatrice. In epoca tarda ebbe culto come dea della Giustizia.

KADRONA v. Kenresi.

KADRU v. Garuda.

KAGA-SE-WO (Giapponesi). Dea dello shintoismo; per i Giapponesi K. è apportatrice di disgrazie.

KAGAYO-HIME (Giapponesi). Divinità minore, molto simile alle fate delle leggende. Dimora in cielo e quando scende sulla terra si prodiga per i buoni.

KAGGEN (Africani). Essere Supremo creatore del mondo, venerato dai Boscimani dell’Africa sud occidentale. Non ha templi né culti particolari.

KAGU-DZUCHI (Giapponesi). Antichissimo dio del Fuoco, figlio di Izanagi e Izanami. Fu trafitto dal padre con la spada quando nacque, perché nascendo aveva ustionato a morte la madre. Secondo il “Kojiki” da quel sangue versato nacquero altre divinità che si trasformarono in altrettante isole dell’arcipelago giapponese. In epoca posteriore gli shintoisti fusero K.-D. con Ho Musubi, dio del Fuoco e del Terremoto.

KAGU-HANA v. Emma-O.

KAIKEYA v. Bharata 1; Rama.

KAILASA (Indiani). Mitica montagna considerata dimora-paradiso di Shiva e di sua moglie Parvati. E’ immaginata nell’Himalaya, a Ellora, dove è chiamata la «Montagna delle Delizie»; ivi esiste un tempio, ricavato dalla roccia vulcanica a circa trenta metri di profondità, dedicato a Shiva. Il santuario, detto anche “Kailasanatha”, è attribuito al re Dantidurga (725-775 d.C.), della dinastia Rashtrakuta. Per la leggenda, Ravana, dio dalle dieci teste, tentò di sradicare il monte K. per portarselo via; ma Shiva intervenne, fermò la montagna con un piede e fece prigioniero Ravana.

KAI-MING v. Kun-lun.

KAKA-GUIE (Africani). Dio dalla testa taurina, venerato da alcune tribù dell’Africa centrooccidentale. Guida i morti alla presenza dell’Essere Supremo Evua.

KALA (Indiani). Nell'”Atharvaveda” (XIX) è il Tempo Primevo da cui avrebbe avuto origine l’universo con tutte le sue creature.

KALACAKRA (Indiani). Secondo la teoria buddista del Mahayana è il Buddha unico, l’Adibuddha o Buddha Primordiale da cui emanano i cinque Dhyanibuddha. Secondo la dottrina religiosa dei Vagrayana, invece, K. è la personificazione del Buddha Cosmico.

KALAKELI v. Kama.

KALANJARI v. Kalì.

KALARATRI v. Kalì.

KALI’ (Indiani). Una delle Devi-Shakti nere. Similmente alle altre Shakti, K. è la controparte negativa di Shiva. Il nome significa «la Nera»; dea del Terrore, simbolo di perversione, morte e distruzione, è rappresentata con quattro lunghe braccia, una collana di teschi umani, la spada in una mano e in un’altra la testa mozzata del demone Kalaratri, che fu suo marito e sul cadavere del quale aveva danzato ebbra della vittoria; con un’altra mano esegue il “mudra” della pace, quasi a significare che in lei esiste il lato benigno, il bene e il male che sono i due aspetti del mistero dell’essere. K. assume anche i nomi “Bhadra” e “Kalanjari”. L’aspetto terrificante di K. compare in particolare nel nome “Bhavani”. Molto temuta ma anche venerata dagli Indiani, soprattutto nel tempio di Kaligath (Calcutta), K. ebbe, anche in epoca non lontana, elaborati riti con sacrifici umani detti Nerameda, celebrati dalla setta assassina dei Thug. All’inesauribile mito indù di K. s’ispirarono Goethe con “Il Dio e la Baiadera”, Thomas Mann con “Le teste scambiate”, Marguerite Yourcenar con la bellissima novella “Kalì decapitata”.

KALIKA (Indiani). Uno dei tanti appellativi della dea Kalì. K. è anche il titolo di un “Purana” minore, dedicato alle mogli di Shiva (le Devi).

KALISIA (Africani). Dio benevolo che gode di particolare venerazione presso alcune tribù di Pigmei.

KALIYA v. Krishna; Nagadeva.

KALBYUGA (Indiani). Il quarto Yuga ovvero l’Era recente, la nostra età oscura, che secondo la tradizione indiana ebbe inizio il giorno della morte di Krishna (18 febbraio del 3102 a.C.), epoca in cui si scatenò la terribile guerra dei Bharata.

KALKI (Indiani). Decimo Avatara di Vishnù che deve ancora rivelarsi. Quando apparirà, al compimento di questo Kalì-Yuga, porrà fine a tutte le manifestazioni degli avatara e scenderà fra gli uomini, nell’aspetto di guerriero su un cavallo bianco, per punire i malvagi e liberare il mondo dai nemici della vera fede.

KALPA v. Sesha.

KALUNGA (Africani). Dio Supremo, signore e padrone del creato, venerato dalle popolazioni del bacino sud-occidentale del fiume Congo.

KAMA o KAMADEVA (Indiani). Dio dell’Amore e del Desiderio, figlio di Brahma e di Lakshmi, già moglie di Vishnù, che come madre di K. prende il nome di Kamala. Sua sposa è Rati. K. viene chiamato anche “Ananga” (il Distrutto), con riferimento alla vendetta di Shiva, che incenerì il dio dell’Amore col suo occhio sinistro quando questi osò disturbarlo durante un’ascesi. Più tardi Shiva gli perdonò e gli permise di rinascere col nome di “Pradyumna” che ha come genitori non più Brahma e Lakshmi, ma Krishna il Nero e Rukmini. In India K. è conosciuto sotto due aspetti nettamente diversi sin dalle origini vediche. Il primo, popolare e mitico, è molto simile all’Eros greco, ma a differenza del dio ellenico colpisce il cuore delle sue vittime con dardi fioriti. Sotto questo aspetto viene rappresentato come un leggiadro fanciullo con berretto a forma di cono, armato di arco e frecce fiorite, mentre cavalca un pappagallo dai colori smaglianti. Per questa rappresentazione K. si guadagna l’appellativo di “Kusumayuda” («Armato di fiori») (v. anche Manmadin). Il secondo aspetto personifica la Creazione ed è il K. Eros-Desiderio nel concetto primario, fonte di ulteriori leggende popolari, numerosissime in tutta la mitologia indiana. Nell'”Atharvaveda” K. è il «Germe originale o Primo Nato», apparso dal nulla, concetto ampiamente trattato nel “Rig-veda”. Il dio ha come simbolo il Makara, mostro marino che appare anche sulle immagini del K. popolare, con significato metafisico e con riferimento al vincolo di parentela che unisce il dio dell’Amore al «Mistero delle Acque». Per questo vincolo K. prende il nome di Jalarupa («Simile all’acqua»). Alcuni altri nomi di K. sono Kalakeli («il Dissoluto o il Voluttuoso»); Ratanaricha («il Giulivo»); Sringarayoni («Fonte dell’amore»); Samantaka;Sansaraguru; Titha; Ananyaja. In onore di K. si celebrava la festa di Holi. Ne riferisce Angelo Morretta in “Miti Indiani”.

KAMADEVA v. Kama.

KAMADHENU o SURABHI v. Kurma-Avatara.

KAMADO-NO-KAMI (Giapponesi). Divinità tutelare della casa. Presiede ai fornelli.

KAMALA v. Kama; Lakshmi.

KAMASUTRA (Indiani). Codice dell’Amore; scritto in sanscrito nel secondo secolo d.C. da Mallanaga Vatsyayana. Contiene un compendio delle tecniche per ottenere il massimo piacere dall’amore sessuale, informazioni sui costumi dell’epoca, sui rapporti amichevoli e sulle regole di vita che l’uomo deve seguire per essere degno del suo rango di essere umano.

KAMEFIS (Egizi). Gli Egizi davano questo appellativo ai grandi dèi come Ammon, Horo, Min e altri. Il termine significa «Toro di sua madre».

KAME-HIME (Giapponesi). Divinità minore, figlia del re dei draghi col quale dimora negli abissi marini. Il nome significa «Principessa Tartaruga»; molto simile alla fata delle fiabe.

KAMI 1. V. Rati. 2. (Giappone). Dèi di origine molto antica: si sarebbero generati nei cieli più alti dopo il Caos Primordiale. I Giapponesi primitivi adoravano nei K. le forze della natura: il sole, la luna, i pianeti e tutte le manifestazioni atmosferiche. A ogni forza naturale corrispondeva un K. Erano K. anche le divinità cosmogoniche, gli spiriti dei grandi eroi e degli antenati.

KAMI-MI-MUSUBI (Giapponesi). Una delle cinque (o tre) divinità invisibili shinto formatesi nei cieli per generazione spontanea. Oltre a K. si conoscono: Ame-no-mi-Naka-Nushi («Signore del Centro Augusto del Cielo»), Taka-mi-Musubi, Ame-no-Toko-Taci (il dio che dimora sempre sulla terra), Toyo-Kumu-Nu, e altri, sui quali i mitologi giapponesi discordano. Quando queste antiche divinità sparirono succedettero le generazioni divine discendenti da Izanagi.

KAMI-NARI (Giapponesi). Dio del Tuono, molto venerato; probabilmente una delle antichissime divinità invisibili dei fenomeni atmosferici.

KAMINATSUKI (Giapponesi). Decimo mese dell’anno giapponese, durante il quale si crede che gli dèi Kami si assentino dai templi e dalle cerimonie religiose.

KAMMU (Giapponesi). Imperatore giapponese vissuto nei primi secoli della nostra era. Divinizzato per i suoi grandi meriti ebbe vasto culto e molti templi. Nella storia antica del Giappone è menzionato come il «Grande Saggio Riformatore».

KAMOS (Semiti). Potentissima divinità benevola dei Moabiti.

KAMO-TAKETSU-NO-MI (Giapponesi). Nipote di Kami-Mi-Musubi; per fare da guida all’imperatore Gimmu Tenno si tramutò in corvo e scese sulla terra. Come ricompensa ebbe da Gimmu il governatorato di Kamo e della regione di Yamashiro. Stando a una versione del Florenz, il mito del corvo, originario della Cina, non è altro che un simbolo solare; in Giappone prima del 700 a.C. il corvo era considerato il messaggero del Sole e il suo emblema veniva dipinto sulle alabarde dei guerrieri dello Yamato.

KAMRUSEPAS (Ittiti). Dea assira venerata dagli Ittiti come protettrice della salute fisica. Presiedeva anche agli incantesimi.

KAMU-NAHOBI (Giapponesi). Divinità benevola creata dal dio Izanagi quando ritornò sulla terra dall’inferno, dove si era recato per riprendersi la moglie Izanami. K. aveva il compito di distruggere l’opera malefica di Yaso-Maga-Tsu-Hi.

KANAKA-MUNI (Indiani). Uno dei ventiquattro Buddha citati nei testi indiani e venerati da alcune sette buddiste.

KANA-YAMA-KIKO e KANA-YAMA-HIME (Giapponesi). Divinità dello shintoismo giapponese, poste a guardia dei minerali celati nelle regioni sotterranee.

KANROO v. Amida.

KANSA v. Krishna; Kuvalayapida; Yadava.

KANVA (Indiani). Grande Rishi del gruppo dei Saptarishi.

KAPALAMALIN (Indiani) Attributo di Shiva in qualità di dio malefico.

KAPPA (Giapponesi). Divinità maligna delle Acque dei fiumi, dalle quali emerge per attirare, con i suoi poteri diabolici, gli uomini, che poi fa annegare nelle profondità del suo regno fluviale.

KARALI v. Parvati.

KARTAVIRYA (Indiani). Re di Haihaya, debellato e ucciso da Parasurama, sesto avatara di Vishnù.

KARTIKEYA (Indiani). Dio della Guerra, nei “Veda” detto anche Skanda. Come «Condottiero dell’esercito» assume l’appellativo di Mahasena. Come Mangala equivale al Marte dello Zodiaco indù. Figlio di Shiva e di Parvati, ebbe come madri adottive le ninfe-Pleiadi Krittika. Viene raffigurato come un giovane imberbe con quattro braccia, armato di arco e di frecce, a cavallo di un pavone. In altre immagini compare con la moglie Sena o Komari, una Devi delle Sapta Matrika, e con un bambino, o in compagnia di Shiva e Parvati; in altre rappresentazioni ha sei teste, con riferimento ad una leggenda che fa sorgere K. da un abbraccio di Parvati a sei fanciulli emersi dalle acque di un lago apparso improvvisamente per il magnetismo del terzo occhio di Vishnù. Come dio con dodici braccia assume l’appellativo di “Dvadasakara”; nella raffigurazione con dodici occhi è detto “Dvadasaksha”. Come presunto figlio di Ganga è detto “Gangaputra”. Altro nome è Rijukava.

KARUNGA (Africani). Remota divinità protettrice degli uomini, con culto presso gli Herero dell’Africa meridionale.

KASANUI v. Sugin.

KASIHA-NO-KAMI (Giapponesi). Divinità che aveva il compito di proteggere le piante, in particolare le querce.

KASYAPA (Indiani). Uno dei Rishi Prajapati, padre di Marici, il primo dei Devarishi. Si unì con Aditi (il Giorno), che con lei generò dodici dèi solari (i Mesi); sposò anche Diti (la Notte), madre a sua volta di giganti e mostri.

KATONDA v. Kintu.

KATTUM o KETTU (Mesopotamici). Dio della Giustizia, figlio di Ava e di Shamash, dio solare assiro, anch’egli preposto alla Giustizia.

KAUSILYA v. Rama.

KAUSTUBHA v. Kurma-Avatara.

KAVERI v. Ganga.

KAWA-NO-KAMI (Giapponesi). Nome comune di un gruppo di divinità shinto preposte alle acque dei fiumi e alle sorgenti.

KAYA-NU-HIME v. Nuzuci.

KEBEHSENUF v. Qebehsenuf.

KEDESH (Egizi). Dea egiziana di origini forse semitiche, al pari di Reshep di cui era compagna. Era venerata come «Signora del Cielo», patrona di tutti gli dèi, «Occhio di Râ». E’ raffigurata con fioriin una mano e alcuni serpenti nell’altra, mentre cavalca un leone.

KEDESHIM (Mesopotamici). Fanciulli consacrati in sacrificio alla dea Ishtar.

KEK (Egizi). Divinità primordiale astratta, personificatrice delle tenebre notturne.

KEN-HO (Cinesi). Uno dei cinque leggendari sovrani della Cina elevati al rango di semidèi. K. avrebbe regnato dal 2698 al 2598 a.C. Prima si chiamava Huang-ti (v.). Ideò e costruì un carro e una barca e poi, secondo la “Storia orientale” di Fugita, inventò la prima rudimentale bussola, consistente in una specie di carretto con un fantoccio che indicava sempre il sud. Durante il suo regno furono creati i primi ideogrammi cinesi.

KENRESI (Tibetani). Deità tibetana onorata come creatrice del genere umano. All’origine sembra essere stata concepita come un dio davvero attraente, con le sembianze di fanciullo, ma, per la fantasia popolare, pare abbia subito metamorfosi animalesca mutandosi in dio-scimmia. Sposò Kadrona, che per amore di lui assunse le sembianze della scimmia.

KENSUT (Egizi). Uno degli aspetti domestici della dea cosmica Hathor, divinità che presiede alle acconciature dei capelli.

KERESASPA (Persiani). Mitico eroe persiano che risorgerà alla fine del mondo per sconfiggere Azi Dahaka, spirito maligno al seguito di Ahriman.

KERET v. Hurrya.

KESAR (Indiani). Eroe protagonista di una leggenda tibetana; sterminatore di giganti; ritenuto dio e temuto.

KESHA v. Varuna.

KETEB (Semiti). Termine che qualifica i folletti ebraici, che a differenza di quelli nord-europei, spiritosi e talora burloni, sono maligni e dispettosi.

KETTU v. Kattum.

KHARON v. Cordad; Rameschne.

KHENTAMENTI (Egizi). Dio-sciacallo, consigliere e guida delle schiere dei morti in cammino verso l’oltretomba. In epoca tarda venne confuso con Osiride che ne assunse il nome.

KHEPRI o KHEPRA (Egizi). Il nome indica lo «scarabeo «o «colui che sorge». Divinità solare il cui culto è menzionato nei “Testi delle Piramidi”. Il sacerdozio di Heliopolis lo consacrò «Dio del Sole diurno» e lo venerò come Sole al sorgere nella triplice forma Khepri-Râ-Atum (Râ a mezzogiorno e Atum al tramonto). Nelle iconografie appare in forma umana con il coleottero al posto della testa, o semplicemente come uno scarabeo nell’atto di spingere con le zampine anteriori il disco solare attraverso il cielo. Il simbolo dello scarabeo veniva posto sugli amuleti e nei sigilli reali. Esisteva uno «scarabeo del cuore» che faceva parte del corredo funebre del trapassato.

KHNUBIS (Egizi). Antica divinità a figura di serpente con testa di leone e un nimbo di sette o dodici raggi solari. Rappresentava Agatodemone e Khnum unificati, o, per altri, la costellazione del Cancro. Veniva riprodotto sugli amuleti.

KHNUM (Egizi). Notissimo dio che aveva culto presso la Prima Cateratta come Guardiano delle Sorgenti del Nilo. Con le divinità locali Anukis (v.) e Satis (v.) formò una triade divina con culto che si protrasse fino a tarda epoca. Associato al culto solare di Râ ebbe onori nella forma di K.-Râ. Per la leggenda, K. creò il primo uomo dall’argilla modellandola su una ruota d’orciaio, pertanto fu anche dio dei vasai. Ebbe devozione anche a Mendes e ad Elefantina; veniva rappresentato con corpo umano, ma con testa di ariete dalle corna orizzontali.

KHONSU (Egizi). Dio lunare figlio di Bastet dea dalla testa di gatta; o, per altri, figlio della dea Hathor e del dio Sebek, coi quali formò una triade divina molto venerata a Kom-ombo. Le immagini lo mostrano mummiforme, con le mani uscenti dalle bende per sostenere il sacro pilastro del Ded (v.). In altre iconografie ha il volto di ragazzo e il capo sormontato dal crescente lunare. K. ebbe vastissima notorietà presso gli Egiziani sia come taumaturgo che comeesorcizzatore Gli furono dati l’attributo di «Signore della Gioia» e la qualifica di «Navigatore» in riferimento a un viaggio mitico che il dio fece attraverso il cielo. Ebbe templi famosi a Karnak, a Kom-ombo, dove fu venerato esclusivamente come divinità solare, e a Tebe, centro originario della sua religione. Col Nuovo Impero il suo culto si generalizzò e in epoca ellenistica il dio venne identificato con Eracle.

KHORDAD v. Cordad.

KHROTIONEKH v. Imhotep.

KHUMBAB (Mesopotamici). Mostro guardiano del «Sacro Bosco dei Cedri», dimora degli dèi; viene menzionato nel “Poema di Gilgamesh” che lo fa uccidere da Enkidu e dallo stesso Gilgamesh.

KHUMBAN (Mesopotamici) Antichissima divinità venerata degli Elamiti; corrisponde all’assiro Marduk. Ha per moglie Kiririsha.

KHUMBANDA v. Lokapala.

KHWARENO (Persiani). Genio simboleggiante l’Autorità, la Forza e lo Splendore.

KI (Mesopotamici). Dea sumera della Terra. Detta anche Nintu, «Signora che dona la vita»; simboleggiava infatti le forze passive riproduttrici del cosmo.

KIAK v. Chiak.

KIBUKA (Africani). Dio delle Battaglie presso la tribù Ganda dell’Angola.

KIDSA v. Kadesh.

KIGALLU v. Arallu.

KIKOKKO v. Chicocco.

KI-LIN (Cinesi). Mitici animali dotati di anima e di ragione; appaiono sia nella mitologia cinese che in quella giapponese. Spesso sono raffigurati come cani oppure come cervi unicorni o anche draghi. Non infastidiscono gli uomini e hanno il dono della divinazione.

KINGU (Mesopotamici). Mostro, figlio della demonessa Tiamat con la quale si accoppiò per generare altri undici mostri che avrebbero vendicato Apsu, compagno di Tiamat, imprigionato da Ea. Il figlio di Ea, Marduk, debellò Tiamat e incatenò gli altri undici mostri; dopo aver strappato dal petto di K. le preziose «Tavolette del Destino», lo condannò a morte come capo istigatore dei mostri. Col sangue di K impastato con la terra Marduk creò il primo uomo.

KIN-KUE YU-CEN TIEN-TSUN (Cinesi). E’ il dio che rappresenta il Futuro. Viene chiamato «Aurora di Giada della Porta d’Oro», ed è al seguito di Yu-huang Chang-ti dio del Presente (v. Augusto di Giada), e di Yuan-si dio del Passato. Insieme formano la Triade pura del taoismo

KINNARA (Indiani) Attendenti del dio Kubera, sono divinità minori e dimorano in cielo come musici celesti. Vengono rappresentati col corpo di uomo e la testa di cavallo.

KINTU (Africani). Nipote di Katonda, l’Essere Supremo; è eroe nazionale e capostipite dei Baganda dell’Uganda. Con la moglie Nambi è considerato il progenitore dell’umanità. Insieme col fratello Walumbe, dio della Morte, causerà lo sterminio degli esseri umani. Lo zio li punirà entrambi.

KIO o FOKE KIO (Giapponesi). Antichissimo testo giapponese basato sulla dottrina del principe filosofo Xaca (v.), il quale avrebbe lasciato i principali articoli della sua dottrina, scritti di propria mano, su alcune foglie d’albero. Due dei suoi più zelanti discepoli raccolsero i preziosi manoscritti e formarono il famoso K., testo che i Giapponesi chiamarono anche “Foke Kio” e rispettarono come documento divino. Anche i compilatori ebbero onori divini e vennero rappresentati nel tempio di Xaca, l’uno a destra e l’altro a sinistra del loro maestro.

KIRIRISHA v. Khumban.

KISHAR v. Anshar; Anu.

KISHI BOGIN (Giapponesi). Divinità minore protettrice dei bambini, principalmente di quelli cagionevoli di salute.

KISHIJOTEN (Giapponesi). Popolarissima dea della Fortuna. E’ raffigurata come una bella donna in abiti sontuosi, con la Sacra Gemma nella mano sinistra. Corrisponde all’indiana Lakshmi.

KISHKINDA v. Sugriva.

KITA (Africani) Dio creatore venerato dagli indigeni dell’Africa settentrionale. Ancor oggi è considerato il creatore degli uomini ed è adorato sotto l’aspetto di un feticcio dalla forma umana che tiene in mano due dischi che dovrebbero simboleggiare il sole e la luna.

KMVUM o KVUM (Africani). Dio supremo dei Pigmei del Gabon. Creò gli uomini allo scopo di evitare la solitudine. Per la leggenda, K. fece uscire le creature umane da un mucchio di noci che aveva caricato su una piroga trainata da un coccodrillo; poiché questi esseri erano inanimati K. soffiò loro in bocca e li fece parlare. Da allora non si sentì più solo. K. si manifesta ai Pigmei sotto forma di un grande elefante bianco.

KNATHAITI (Persiani). Una delle Pairike. E’ nominata nel “Vendidad”, ma probabilmente il nome è solo un aggettivo generico adattabile ad ognuna delle Pairike e non a una soltanto K. significa «Veneratrice di falsi dèi».

K’NEI-SING (Cinesi). Antico dio, rappresentato in compagnia di due scolari, il Sordo del cielo e il Muto della terra. E’ preposto al buon andamento degli esami scolastici e protegge i letterati. E’ rappresentato in forma di pesce oppure di tartaruga.

KOBO-DAISHI (Giapponesi). Antico dio, venerato da alcune sette buddiste come protettore delle anime dei bambini morti. E’ protagonista di molte leggende, tra cui una dove si narra di K. chepartì per la Cina, dove rimase per lungo tempo allo scopo di apprendere la dottrina della setta dei Tendai, per diffonderla poi in Giappone. Perseguitato da esseri dell’aldilà prima di diventare sacerdote, e in seguito da draghi e da mostri marini che lo tormentavano anche durante la meditazione, K. se ne liberò recitando frasi misteriose e sputando, in direzione delle creature dannate, raggi di luce provenienti dalla Stella della Sera miracolosamente introdottisi nella sua bocca. Per commemorare la cessazione delle sataniche persecuzioni, K. fece innalzare un tempio vicino al mare e lo circondò di segni sacri e misteriosi. Pellegrino instancabile, il monaco ebbe modo di portare agli uomini la parola del bene e della verità e di manifestare ad essi i suoi poteri miracolosi. Si narra che per ricompensare una vecchia donna, che un giorno lo aveva dissetato con una ciotola d’acqua, fece sorgere una fontana proprio accanto alla casa della donna. Secondo un’altra leggenda, il monaco buddista, viandante sudato e ricoperto di polvere, si fermò a lavare le sue vesti presso la riva di un fiume. Gli abitanti del villaggio vicino lo videro e per timore che i suoi panni sporchi infettassero le acque lo scacciarono in insultandolo. Da quel giorno il letto di quel fiume è completamente secco, mentre nel fiume dove il divino K. poté lavare la sua tonaca indisturbato l’acqua vi scorre fresca anche in estate, e nessuno mai vi è annegato. Come testimonianza della reale esistenza di K. si indica una grande statua trovata nei pressi del lago Hakrone più di mille anni fa, e che sarebbe stata scolpita dallo stesso dio-monaco nel basalto estratto da una cava locale

KO-DAMA (Giapponesi). Divinità astratta che personifica l’Eco e, secondo una popolare credenza, dimora nel tronco delle piante.

KOJIKI (Giapponesi). Il più antico documento mitologico, storico e letterario giapponese giunto fino a noi, compilato nell’antico dialetto nipponico ma con caratteri cinesi difficilissimi, dal nobile Futo-No Yasumaro per ordine del primo sovrano Gimmu Tenno, fu portato a termine nel 712 d.C. con l’aiuto di i Hieda-No-Hare. L’opera è composta da tre codici, il più antico dei quali è conservato nella pagoda di Shin-Pukugi di Nagoga; gli altri, più recenti, sono custoditi a Ise, centro dello shintoismo; questi risalgono al 1423 e al 1645. L’originale rimase manoscritto fino al 1644. La prima traduzione inglese, ad opera di H. Chamberlain, risale al 1882 ed è integrale. Il Florenz tradusse solamente le parti principali. Le due versioni italiane tradotte dall’originale sono una di Mario Merega e l’altra di Raffaele Pettazzoni. Il contenuto del K. è principalmente mitologico; riporta la cosmogonia indigena e alcuni cenni storici sulla vita dei primi trentatré imperatori, da Gimmu Tenno fino all’imperatrice Suiko (628 d.C.); per il resto, l’opera è ricca di poesie antiche, strane leggende a volte licenziose, e narrazioni folcloristiche risalenti al Giappone protostorico. Secondo alcune interpretazioni postume del K, lo scopo del nobile Yajumaro fu quello di conservare per i posteri le genealogie delle famiglie regnanti sul Giappone (v. anche Nihongi).

KOKUZO (Giapponesi). Dio benevolo dagli attributi misteriosi. Nelle immagini appare assiso su un fiore di loto, posto a sua volta sopra un leone.

KOMARI v. Kartikeva.

KOMBA (Africani). Dio Supremo venerato dai Pigmei Bakà del Camerun. K. è sempre in lotta con gli esseri diabolici Woeto e Longhe che però un giorno saranno da lui sconfitti.

KOMODAKI v. Krishna; Vishnù.

KOMOKU v. Guardiani del Cielo.

KOMPIRA v. Kumpira.

KONARAK v. Surva.

KONGO-YASA (Giapponesi). Deità molto popolare in Giappone; appartiene al gruppo dei Myo-O ed è la tremenda manifestazione di Fuku, uno dei Nyorai. E’ iconografato con tre teste fornite di cinque occhi, oppure con una testa sola e quattro o sei braccia. Sua dimora è il Cielo settentrionale.

KONOHANA-SAKUYA-BIME (Giapponesi). Il nome significa «Principessa luminosa come l’albero fiorito». Sposa di Ninigi dal quale ebbe i gemelli Ho-Deri e Hoho-Demi. Poiché il marito sospettava della sua fedeltà K. sottopose i due gemelli appena nati alla prova del fuoco; se non fossero stati figli di Ninigi il fuoco li avrebbe inceneriti, ma poiché essi uscirono incolumi dalla tremenda prova, Ninigi si rasserenò e i due piccini divennero due famose divinità della Caccia e della Pesca. Nella mitologia giapponese la dea K. occupa un posto di primo piano in qualità di divinità cui è affidata la sacra montagna del Fuji-Yama. Viene sempre rappresentata con il ramo fiorito dell’albero sacro nella mano sinistra e lo specchio nella destra. Per i Giapponesi lo specchio è il simbolo solare più elevato in quanto emblema della grande dea Amaterasu, oltreché espressione di chiarezza e di sincerità d’animo.

KOSSI v. Cossi.

KOTHAR WA KHASIS (Semiti, Mesopotamici). Divino artigiano che i Greci identificarono con Dedalo. Fondò la casa di Ba’al, dio della Pioggia, e gli fu impedito di creare delle finestre attraverso le quali l’appassionata e gelosa Yamm (il Mare) avrebbe potuto vedere le mogli del dio: Patriya (la Lampeggiante) e Talliya (la Rugiada). Secondo una leggenda ugaritica, le mura della casa di Ba’al erano fatte di nubi, e il dio, quando voleva affrontare Yamm, squarciava le nubi e faceva risuonare la sua voce celeste fino a far tremare le montagne. Nella leggenda si allude alla duplice forma delle acque, quella maschile e quella femminile, e alla passione delle acque maschili degli Oceani per le acque femminili delle Fonti.

KOTOHIRA (Giapponesi). Dea protettrice dei naviganti e dei viaggiatori; ha un tempio famoso nell’isola di Sikok.

KOUJA’ v. Cujà.

KOW-LUNG (Cinesi). Antico dio dell’Agricoltura; presiedeva alle messi.

KRATU (Indiani). Un Rishi, sposo di Samnati dea dell’Umiltà, con la quale generò i Vala-Khilyas, una specie di Pigmei.

KRISHNA (Indiani). Dio dal colore nero; ottavo avatara o reincarnazione di Vishnù. Nume guerriero protagonista del “Mahabharata”, grande dio della “Bhagavadgita”. La leggendaria nascita di K è avvolta nei misteriosi intrighi della corte del re Kansa suo zio, in Mathura, dove il dio pare sia nato da Vasudeva e da Devaki cugina del re. Fuggito dallo zio tiranno che lo voleva morto, K. visse il primo periodo della sua vita come mandriano sulle rive del fiume Yamuna; divenuto condottiero e temerario compì memorabili imprese armato della sola clava Komodaki e della conchiglia della vittoria Panchajanya, i simboli-forza di Vishnù, sua prima persona. Uccise il serpente Kaliya, sfidò il dio Indra sollevando col dito mignolo il monte Govardhana e fu grande mediatore politico nella guerra fra Panduidi e Kuruidi. Infine si alleò col diletto amico Arjuna coinvolgendosi nelle sue imprese tanto spesso che i testi indiani talvolta fanno di K.-Arjuna una stessa persona. Debellato dopo alcuni anni lo zio tiranno Kansa, K. si insediò sul trono di Yadava, ma morì poco dopo, trucidato per sbaglio da un cacciatore mentre meditava immobile nella posizione voga, sulle disgrazie del suo popolo e sui vizi dei suoi sudditi. La razza di K. si estinse e il dio venne accolto in cielo dove tornò a identificarsi con Vishnù come suo ottavo avatara nella figura di K. Nero (v. anche Balarama). Con la morte di Krishna ebbe inizio il Kalì-Yuga. Per gli Indiani esistono almeno quattro K., fusi in uno solo e nella cui immagine si condensano gliaspetti più assurdi dell’animo indiano. Esiste il K. eroico della “Bhagavadgita”, che si rivela ad Arjuna nella sua divinazione; il Balakrishna, bambino superdotato (v. Yasoda); il K. del “Gitagovinda”, dove il dio è amante divino, bello in mezzo alle sue pastorelle Gopi (v. anche Balagopala); ma anche scanzonato e umanamente dissoluto (v. Uli 2; Vanamalin); infine il K. della sacra Trimurti, dove il dio è la terza persona, dio dei krishnaiti. Fra le numerose immagini di K. a noi più note figurano quella col flauto, solo o accanto all’amante ideale Radha, quella con K. bambino allattato da Devaki, K. danzante sul serpente Kaliya, K. pastore tra le Gopi, il K. Nero nella sua forma universale, con numerose braccia e molte teste (v. Viratarupa). I principali luoghi di culto di K. sono: Mathura, Brindaban nel Sud dell’India e il Bengala. Ne riferiscono: Angelo Morretta in “Miti Indiani”; Bhagavan Das Bharatiya in “Krishna”.

KRITA-YUGA (Indiani). Il primo Yuga; ha la durata di quattromilaottocento anni. E’ detto anche Satya-Yuga.

KRITTIKA v. Kartikeya.

KSHATRA VAIRYA (Persiani). Il Dominio Divino. Genio immortale del gruppo degli Amesha Spenta con presidio sui metalli.

KSHATRYA (Indiani). La seconda casta indù: v. Brahmani.

KSHATRYARISHI v. Rishi.

KSITIGARBHA (Indiani). Dio indiano molto più noto in Cina col nome di Tsi-tsang; preposto alla sorveglianza della reincarnazione delle anime; conosce l’arte della medicina ed è venerato come medico dei bambini.

KUANG v. Ngao.

KUANG-MU v. Guardiani del cielo.

KUAN-HING v. Kuan-ti.

KUAN-TI (Cinesi). Favoloso generale cinese divinizzato dopo la morte per le sue gesta eroiche. Onorato come dio della Guerra e come giudice preposto alle azioni degli uomini. E’ iconografato gigantesco, barbuto e con mantello verde, gli sono accanto il suo cavallo, il figlio Kuan-hing e uno scudiero.

KUAN-YIN (Cinesi). Popolarissima dea, venerata come protettrice dell’infanzia e risanatrice delle donne; sotto questo aspetto viene chiamata «Colei che ascolta il lamento della gente». E’ rappresentata con un bambino e con in mano uno scacciamosche intessuto di crine di cavallo bianco, emblema dei bonzi; ha sul capo un cappuccio giallo coi simboli buddisti della prosperità. In altre immagini appare con mille braccia, come a significare che è prodiga dispensatrice di benessere e salute. Corrisponde alla misteriosa divinità giapponese Kwannon anche ella dotata di braccia.

KUBERA o KUVERA (Indiani). Primo sovrano di Lanka, capitale dell’antica Ceylon, fratellastro di Ravana, dio della Ricchezza, il cui seguito è rappresentato dagli Yaksha, genii benevoli che lo aiutarono nei conflitti dell’India dravidiana, e dalle Yakshini loro spose. Per aver sposato una di queste fu chiamato Yaksharava. Dimora sul monte Kailasa paradiso di Shiva, e ogni tanto attraversa il cielo su un enorme carro alato; presiede alla zona settentrionale del cielo ed è Rajaraja, padrone di tutti i metalli preziosi della terra, comprese le nove gemme divine o Nava Ratna, la cui custodia è affidata ai Guhyaka, divinità minori. Altro suo nome è “Ratnagarbha”.

KUEI (Cinesi). Spiriti maligni nei quali si sono trasformate le anime dei defunti per mancanza di offerte e di riti da parte dei familiari. Sono rappresentati come scheletri che al posto del teschio hanno un volto bestiale e ripugnante. Secondo una popolare leggenda dell’antica Cina, queste anime malevole sono causa di peste e di carestia, penetrano negli uomini causando infermità, pazzia e anche morte. Ai K. si contrappongono gli spiriti benefici Shen.

K’UEI-SING v. Wen Ch’ang.

KUGAKU (Giapponesi). Popolarissima divinità, invocata come dio della Pioggia; è rappresentata con quattro mani e a cavallo di un pavone.

KUKU-NO-CI (Giappone). Dio agricolo; figlio di Izanagi e di Izanami, è preposto alla cura dei tronchi degli alberi.

KULIKA (Indiani). Uno dei Naga-Serpenti (v. Naga 1), rappresentato di colore scuro con una mezza luna sulla testa.

KULSES (Ittiti). Divinità assira venerata dagli Ittiti come protettrice degli uomini in vita e anche dopo morti.

KUMARA (Indiani). Genii nati dalla mente di Brahma, che pur di rimanere puri e innocenti preferirono rimanere come fanciulli. I più noti tra essi sono: Sanata, Sananda, Sanaka e Sanatana.

KUMARBI (Mesopotamici). Divinità che gli Ittiti assorbirono dal pantheon degli Urriti sottomessi al principio del secondo millennio a.C. Figlio e coppiere ribelle del grande dio Anu, strappò al padre i genitali con un morso e tentò di detronizzarlo. Anu lo maledisse predicendogli che nelle sue viscere sarebbero cresciuti mostri furiosi, terribili e selvaggi. In seguito K. verrà rovesciato da Teshup, dio-uragano, contro il quale egli aveva mandato a combattere il proprio figlio, lo spaventoso gigante Ullikummi (v.); K. lo aveva generato dopo aver fecondato col suo seme una montagna. L’uomo-diorite verrà poi distrutto dal dio Ea venuto in aiuto di Teshup. In epoca tarda, K. venne identificato col dio Enlil e onorato come «Padre degli Dèi» e «Signore delle Tempeste». Il mito di K. sembra modellato su quello di Crono che evirò e soppiantò Urano.

KUMARI v. Sapta Matrica.

KUMBEY v. Aar-Tovon.

KUMPIRA o KOMPIRA (Giapponesi). Dio benevolo di origine indiana, venerato come apportatore di benessere e di prosperità. Proteggeva anche i naviganti e la coltura del baco da seta. Nelle iconografie appare come un paffuto vegliardo, bonario e allegro.

KUMUDAPATI v. Chandra.

KUNADO (Giapponesi). Nume tutelare delle strade e dei crocicchi; godeva di vasto cultospecialmente tra i viandanti perché vegliava sui luoghi dove era pericoloso sostare.

KUNDA (Indiani). Antichissima dea benevola. Fu implacabile punitrice dei perfidi e dispensatrice di grazie ai meritevoli. In alcune immagini appare con quattro braccia, in altre con sei.

KUNDALINI (Indiani). La forza occulta che, secondo i “Tantra”, nasce dalla spina dorsale per dare impulso all’individuo. Si desta mediante la disciplina yoga portando l’uomo alla percezione. Ne è simbolo il serpente Mukalinda.

KUNG-KUNG (Cinesi). Orrendo mostro, venerato come divinità. Ha il volto umano, i capelli rossastri e il corpo di serpente. Il dio del Fuoco lo scacciò dalla terra e K., nella fretta di abbandonarla, urtò contro i pilastri che puntellavano il Cielo di Nord-Ovest e fece traballare la terra causando terremoti e inondazioni.

KUN-LUN (Cinesi). Il paradiso celeste che i Cinesi immaginano come una montagna altissima tra il Fiume nero e il Fiume Rosso nell’estremo Occidente. Favolosa dimora degli dèi e dee con volto umano, arti di tigri e coda bianca. Vi regna sovrana la dea Si Wang-mu (o Wang-mu Niang-niang) insieme con lo sposo Tung Wang-kung (o, in una versione posteriore, con l’Augusto di Giada). Loro dimora è un meraviglioso palazzo di giada verde cintato da sempreverdi giardini dove fruttifica il «Pesco dell’immortalità». Nel settore occidentale di questo impero celeste, denominato «Terra dell’estrema felicità», soggiornano le anime dei mortali meritevoli gratificati da un gaudio perenne e da inenarrabili delizie; vi sorgono alberi che producono gemme preziose e fiumi dove scorre sabbia d’oro; i beati inneggiano ai loro dèi e uccelli di rara bellezza elevano al cielo il loro canto melodioso. Vi è guardiano il dio Li-wu. Il feroce animale Kai-ming è a guardia delle nove fontane con balaustre di giada.

KURMA-AVATARA (Indiani). La seconda incarnazione di Vishnù, manifestazione nel corso della quale avvenne l’episodio più misterioso e strano di tutta la mitologia indiana, quello del Frullamento dell’oceano: Vishnù sradicò il monte Mandara e con esso, aiutato dagli Asura, frullò il Grande Oceano di Latte. Dall’Oceano Primordiale Frullato o “Chaturdasa-Ratnan” lo stesso Vishnù estrasse le quattordici cose meravigliose, personificazioni menzionate nei testi indiani come ideali di vita per gli uomini e per gli dèi. Esse sono: 1. Amrita (v.), elisir dell’immortalità; 2. Lakshmi (v.), dea della Fortuna e della Bellezza; 3. Dhanvantari, o Danuandri, il grande medico che mostra l’Amrita come simbolo della salute; è il presunto autore del secondo “Veda” («Vajur Veda»); 4. Sura (v.), dea del Vino; 5. Chandra (v.), il Luminoso; 6. Rambha, ninfa Apsara, modello di perfetta amante; 7. Uchchaihsravas (v.), il più bel cavallo del mondo; 8. Airavata, elefante meraviglioso, cavalcatura di Indra; 9. Parijata (v.), l’albero dei desideri: 10. Kautsubha, gioiello dirara bellezza appeso al collo di Vishnù; 11. Surabhi-Kamadhenu, la Vacca dell’Abbondanza, simbolo di nutrimento cosmico (v. Nandini); 12. Sankha, la conchiglia di Vishnù; 13. Dhanu, l’infallibile arco di Rama; 14. Visha, il veleno inteso come medicina. Nella rappresentazione del Mare Frullato, K.-A. o Vishnù Tartaruga fa da perno all’asse che sostiene il monte Mandara. In cima al monte troneggia Vishnù l’Assoluto tenendo nelle sue quattro mani i simboli del vishnuismo. Gli sono vicini gli dèi della Trimurti con Brahma, Shiva e gli Asura. Più spesso il K.-A. si rappresenta come una divinità metà dio (Vishnù) e metà tartaruga (il suo avatara), oppure come una grossa tartaruga che sorregge il favoloso monte Mandara (v. anche Samudra).

KURUIDI “accento grave sulle seconda u” v. Panduidi.

KURUKULLA (Indiani). Una delle tante forme della dea Tara, moglie infedele di Brihaspati. Nelle immagini appare con quattro mani nell’atto di maneggiare l’arco c la spada.

KURUSHETRA (Indiani). Il campo di battaglia dei Bharata, teatro della terribile guerra fra Panduidi e Kuruidi. Luogo non lontano da Delhi, ancor oggi mera di pellegrinaggio da parte dei krishnaiti.

KUSHI-NADA-HIME (Giapponesi). «Meravigliosa principessa dei campi di riso», fu la prima delle mogli di Susanowo, che la ottenne amabilmente dai due vecchi genitori li lei: Ashi-Nazdu-Chi e Te-Nazdu-Chi, rispettivamente il «Vecchio che accarezza il piede», e la «Vecchia che accarezza la mano». Secondo il “Kojiki”, il dio, prima di rendere la principessa sua sposa, la trasformò in un pettine e poi se lo infisse nel ciuffo; in seguito la mutò nuovamente in donna e si unì a lei.

KUSHMANDA (Indiani). Gruppo di dèi e semidèi (per alcuni anche demoni) posti al servizio di Shiva.

KUSOR (Semiti). Divinità minore del pantheon fenicio, preposta all’alternarsi delle quattro stagioni.

KUSUMAYUDA v. Kama.

KUVALAYAPIDA (Indiani). Gigantesco demone a forma di elefante addetto al servizio di Kansa, nemico di Krishna. Da Kansa ebbe l’ordine di uccidere Krishna infante col fratello maggioreBalarama. La congiura fallì e il demone venne eliminato da Krishna stesso.

KUVERA v. Kubera.

KVUM v. Kmvum.

KWANGIDEN (Giapponesi). Dio derivato dalla fusione di due divinità: Sunajaka (v.) e Vinakaya. E’ rappresentato antropomorfo con testa di elefante. I fedeli solevano propiziarsi il suo patrocinio celebrando riti particolari con offerte di olio.

KWANNON (Giapponesi). Dea benevola e misericordiosa, molto popolare in Giappone; corrisponde alla cinese Kuan-yin ed è venerata sotto altri nomi. Compagna di Amida, viene rappresentata con un numero incredibile di teste (a volte anche quaranta), a seconda delle manifestazioni. Nella forma di Sengur-K. ha ventotto teste e mille braccia; nella forma di Bato-K. porta sul capo una testa di cavallo con tre occhi; nella forma di “Fuku-Kensaku-K.”, ha tre facce, nove occhi e sei braccia.