PA-CA (Cinesi). Remoto dio preposto all’agricoltura. Con una gran spada P.-C. difende le piantagioni e i campi di riso dalle cavallette e dagli altri insetti nocivi.
PADMA (Indiani). 1. Il fiore di loto, che in genere fa da base agli dèi maggiori indiani; simboleggia il Mondo e le Acque Primordiali. 2. Grazioso appellativo della dea Lakshmi. 3. Esiste anche un testo sacro, il “P.-Purana”, imperniato sulla mitologia sacra e profana. 4. P. o Padmapani è uno dei ventiquattro Buddha predecessori del Buddha classico Gautama, fondatore del buddhismo.
PADMAPANI v. Dhyanibodhisattva.
PADMAVATI (Indiani). 1. Importante località dei Naga. 2. Anche appellativo di Manasa, una delle Devi-Shakti venerate dai Naga del Sud.
PAESISA (Persiani). Divinità maligna dell’oltretomba persiano; personifica la decomposizione dei corpi e la putrescenza.
PA-HSIEN (Cinesi). Nome degli otto Immortali, genii benefici portafortuna o protettori dell’umanità, forse personaggi realmente vissuti che per essersi distinti in opere meritevoli furono elevati al rango divino. I loro nomi sono: Lu Tung-pin; Siang-tze; Han Cung-li; Cang Kuo lao; Lan T’sai-ho; Ho-hsien Ku (la fanciulla immortale); T’ien Kuai-li; Ts’ao Kuo-kieu.
PAIRIKE (Persiani). Bellissime fate malefiche al seguito di Ahriman; infastidivano gli uomini o li seducevano per allontanarli dalle loro proprietà, che poi esse danneggiavano o distruggevano. (V. Knathaiti.)
PALTIT (Semiti). Nome che la tradizione ebraica attribuisce alla figlia maggiore di Lot. Dopo la distruzione di Sodoma, P. con l’aiuto della sorella minore fece ubriacare il padre e durante la notte si accoppiò con lui per evitare l’estinzione della razza. La sorella minore ne seguì l’esempio;così da P. nacque Moab che fu capostipite dei Moabiti, dalla minore nacque Ammon capostipite degli Ammoniti.
PANCHAJANYA o SHANKA (Indiani). 1. Nome sanscrito della conchiglia di Vishnù, simbolo delle acque primordiali; il termine sta per «Generata da cinque popoli». (V. anche Krishna.) 2. Nome di un genio vessatore delle genti di mare.
PANCHAMUKHI (Indiani). L’immagine del dio Shiva dalle cinque teste.
PANCIKA (Indiani). Divinità minore del vastissimo pantheon indiano; protegge la ricchezza derivata dai prodotti della terra. Viene effigiata con una lancia e un sacchetto di denaro, seduta accanto a Hariti, dea tibetana della Fecondità.
PANDARONI (Indiani). Antichi sacerdoti indiani della setta di Shiva; girano per la questua col volto e con le braccia imbrattati di sterco di vacca cantando laudi a Shiva, recando in mano un paniere di piume di pavone e un Lingam appeso al collo; alcuni di essi, i Tabaki, fanno voto di castità e dimorano in monasteri, a differenza dei Samassi, che sono ammogliati e vivono in famiglia o in società. I questuanti di Shiva, oggi rari, ricambiano l’offerta delle elemosine con ceneri di legno di sandalo o di sterco di mucca, che gli Indiani considerano simboli sacri.
PANDAVA v. Pandùidi.
PANDIANCAREI (Indiani). Brahmani del Tanjaur e sacerdoti del tempio di Cangivaron. Ogni anno compongono il “Panjangam”.
PANDU v. Pandùidi.
PANDUIDI (Indiani). Detti anche Pandava in quanto figli di Pandu della stirpe dei Bharata. Sono i cinque fratelli protagonisti del poema epico “Mahabharata”, imperniato sulla guerra dei P. contro i cugini Kuruidi, che hanno per capitale Hastinapura (Città dell’Elefante). Nel sanguinoso conflitto i P. sono guidati e protetti da Krishna. Essi sono: Yudisthira o Dharma, il maggiore e più saggio, Bhima, Arjuna Nakula, Sahadeva.
PANEBTAUI (Egizi). «Signore delle Due Terre», dio egizio venerato a Kom-Ombo nella triade composta da lui e dai genitori Haroeris e Sent-Nefert.
PANGA (Africani). Idolo venerato dai negri Congolesi; è formato da un bastone a forma di alabarda, sormontato da una testa scolpita e dipinta di rosso.
PANI (Indiani). Nel “Rig-Veda” sono menzionati come nemici degli Ary, Indo-Ariani del ramo prevedico vissuti duemila anni avanti Cristo. Erano ladri di vacche, che essi occultavano nelle grotte.
PANJANGAM (Indiani). Almanacco compilato ogni anno dai Brahmani per la segnalazione dei giorni fausti e di quelli infausti. Gli Indiani se ne servivano per regolare la loro condotta e vi si attenevano scrupolosamente, benché ciò comportasse la perdita di qualche importante affare. Esiste pure un P. speciale ove sono indicate le ore felici e quelle infelici del giorno e della notte.
P’AN-KU (Cinesi). Il Creatore dell’universo e il Regolatore del Caos; nacque dai due elementi primordiali maschile-femminile. Per formare l’universo impiegò diciottomila anni; appena ebbe compiuto l’opera P.-K. si dissolse convertendosi in molteplici molecole dell’universo reale (pianeti o costellazioni o esseri umani). Iconograficamente appare come un nano vestito di una pelle d’orso e adorno di fronde varie, con due corna in testa, un martello nella destra e un cesello nella sinistra; in altre immagini è in compagnia dell’Unicorno, della Fenice, di una tartaruga gigante e di un drago; altre volte tiene in mano il Sole e la Luna, per significare che ne è stato l’artefice.
PAOR-NOMI (Indiani). Festa celebrata dagli Indiani alla vigilia della luna nuova del mese di novembre; si svolge di solito nel tempio di Tirounamalei per la durata di nove giorni; i seguaci di Shiva la solennizzano in tutte le pagode dedicate al dio. La storia del tempio di Tirounamalei, rinomato nell’India anche oggi, occupa un intero capitolo dei “Purana”. Il santuario sorge sopra una montagna sacra al dio Shiva, dalla quale egli scese sotto forma di una colonna di fuoco onde porre fine a una disputa di preminenza territoriale fra Vishnù e Brahma. A perpetuare la memoria dell’avvenimento Shiva tramutò la colonna di fu«o in un monte di ferro e pretese che i suoi fedeli vi tenessero acceso un fuocherello in perenne ricordo. Durante la festa del P.-N. i brahmani, i vishnuiti e gli shivaiti recano in processione i simulacri delle tre divinità: Brahma, Vishnù, Shiva.
PARABARAVASTU v. Melampadam.
PARABRAHMA (Indiani). Uno dei tanti nomi di Brahma.
PARADISO 1. (Africani). Per gran parte dei negri della Costa d’Oro è un luogo imprecisabile nel quale essi avranno lo stesso rango che è stato loro proprio in terra. Inoltre sono convinti che ogni cosa sacrificata dai parenti per le onoranze funebri verrà ad essi compensata degnamente nella nuova dimora. Per gli Ottentotti l’idea del P. è invero assai vaga e grossolana; taluni domandano se in esso vi siano vacche e pecore, eccetera. Gli abitanti della regione del Benin credono che il P. sia situato in qualche luogo marino. 2. (Cinesi). V. Kunlun. 3. (Semiti). V. Eden. 4. (Indiani). Nel P. indiano ogni divinità ha il suo cielo; tutti i cieli si definiscono con l’aggettivo di “loka” (mondo o regione del Trimundio); ad esempio, Brahmaloka (P. di Brahma), Satyaloka, Svarloka, e così di seguito. Gli abitanti della Cambogia contano addirittura ventisette P. (v Melampadam), gli uni posti sopra agli altri e destinati ad essere il soggiorno delle anime virtuose. In quei P. vi sono giardini ridondanti di fiori d’ogni tipo (v. Al), mense coperte di vivande deliziose, squisiti liquori e fanciulle di rara bellezza. Tutto ciò è riservato non solo alle anime buone degli esseri umani bensì anche alle anime degli animali, a quelle degli angeli, degli insetti nonché dei rettili, purché essi abbiano condotto sulla terra un’esistenza conforme all’istinto della natura e all’intento dello stesso Creatore. Per i Cambogiani le bestie non solo hanno un’anima, ma anche una specie di ragione, quantunque meno perfetta di quella umana. 5. (Islamici). Per il Corano esistono sette P. Il libro di Azar aggiunge che Maometto, salito sopra l’Alborak, animale di mezzo fra asino e mulo, li abbia veduti tutti e sette. Il primo P. sarebbe d’argento, il secondo d’oro, il terzo cosparso di pietre preziose, il quarto adorno di smeraldi, il quinto tutto di cristallo, il sesto di colore rosso fiammante; il settimo, infine, sarebbe un giardino delizioso irrigato da fiumi di latte, miele e vino e con alberi sempreverdi carichi di frutti che possono trasformarsi in altrettante fanciulle avvenenti e deliziose. In questo P. gli angeli parlano idiomi diversi e inneggiano a Dio migliaia di volte al giorno. Il trono dell’Onnipotente è circondato da quattordici ceri eternamente accesi. Un particolare: appena i beati entrano nel settimo P. si accomodano sulle sponde del fiume Kausser, dalle acque di ambrosia sgorganti dalle sorgenti Zenzrbil; Maometto e Alì fungono da coppieri e porgono il prezioso nettare, in coppe di cristallo purissimo, ai vari beati e alle numerose compagne celesti create da Dio come premio agli eletti. 6. (Persiani). Impero celeste dove esistono tutti i piaceri e le cose più belle del mondo terrestre. Secondo Hyde, nel P. persiano esistono fanciulle «di sì mirabile bellezza che la suprema felicità consiste soltanto nel mirarle». Quelle fanciulle furono e saranno sempre vergini, in quanto esistono soltanto per essere guardate.
PARAMESHERI v. Canteven.
PARASURAMA (Indiani). Sesto avatara o reincarnazione di Vishnù, precisamente il Rama con la scure. Con il quarto e il quinto avatara, appartiene alla categoria degli «avatara eroici», i quali apparvero sulla terra per la difesa della stirpe e della fede indiana (v. Kurma-Avatara).
PARATYUSHA v. Vasu.
PARAUANI (Indiani). Altro nome del pavone che serve da veicolo a Kartikeya-Skanda, dio della Guerra.
PARIA (Indiani). Gli appartenenti alla quarta casta indù; v. Brahmani.
PARIJATA (Indiani). L’albero dei desideri, nato dal Kurma-Avatara. Fu portato in cielo dal dio Indra, dove gli fu trafugato da Krishna; donde il conflitto tra le due divinità conclusosi con la sconfitta di Indra. Alla morte di Krishna, il P. fu nuovamente piantato nel cielo di Indra.
PARJANYA (Indiani). Dio della Pioggia secondo i “Veda”, detto anche Parjanya-Vata ossia «della Pioggia e del Vento». Più tardi fu venerato come dio della Fertilità dei terreni, degli animali e degli uomini. E’ uno degli Aditya.
PARNACAVARI (Indiani). Una delle forme della dea Tara, moglie infedele di Brihaspati; sotto questo aspetto è venerata come dea che allontana i mali fisici.
PAROUN-PONGOL v. Pongol.
PARVATI (Indiani). Seconda moglie di Shiva (la prima fu Sati); detta la Montanina in quanto figlia dell’Himalaya. Personifica la potenza dell’energia femminile del dio suo sposo. Dimora nel leggendario Kailasa, paradiso di Shiva, localizzato oggi vicino al sacro lago Monsoravar al confine col Tibet. Con P. e Shiva vivono i tre figli Ganesha, Kartikeya e Kubera, oltre ai Gandharva e alle Apsara che allietano la compagnia con melodiosi canti celesti. Come altre divinità indiane, P. ha molteplici compiti e diversi aspetti o forme; a ogni forma, sia essa malefica o benefica, corrisponde un nome diverso; alla forma benefica corrispondono i nomi “Uma”, “Fagan-Mata” (Madre del Mondo) e “Annapurna”. Nella forma malefica e terribile P. assume il nome “Durga”, sinonimo di Kalì, la più concreta rappresentazione delle Devi-Shakti nere; a queste forme sidanno anche i nomi “Canda”, “Karali” e “Bhairavi” (v. Devi). In India P. è venerata come la controparte di Shiva guerriero, e quindi anche sotto l’aspetto di divinità malefica e sanguinaria incarnazione delle Devi-Shakti spaventose alle quali fino a poco tempo fa venivano offerti sacrifici umani. La dea non ha templi importanti, ma le sue statue e i suoi altari, generalmente sistemati nei templi di Shiva, sono oggetto di grande culto da parte di moltissimi Indiani. Ne riferiscono: Jane Varenne e Anne Marie Esnoul in “Religione vedica e Induismo”; Angelo Morretta in “Miti Indiani”.
PASABRIT (Indiani). Altro appellativo di Varuna, dio vedico del Cielo e delle Acque.
PASI v. Yama.
PASUPATI v. Rudra; Shiva.
PATAICHE (Semiti). Divinità fenicie le cui immagini venivano collocate sulle prue delle navi. Erano tanto brutte e mal fatte da divenire oggetto di scherno da parte del conquistatore Cambise che le vide nel tempio di Efesto. Poiché le P. erano considerate protettrici dei vascelli, ogni natante portava un’immagine a poppa; a prua invece si poneva il simulacro di qualche animale o mostro dal quale in genere la nave prendeva il nome. Scaligero, umanista-filosofo del quattrocento, fa derivare il termine «pataiche» dall’ebraico “patach” = scolpire. Bochard invece la fa derivare da “batch”, che significa «aver fiducia». Ambedue le etimologie si accordano all’uso che di esse fecero i Fenici, e dopo di loro i Greci che adottarono le P. come divinità preposte alla navigazione.
PATALA (Indiani). Nome generico dell’inferno indiano, una delle sette regioni sotterranee dove dimorano i Naga col loro re Vasuki. Vi domina Bali. Secondo un’antica concezione il P. è un orribile luogo (riservato alle popolazioni autoctone) pieno di mostri, di fiumi di fuoco, di armi omicide e di melme puzzolenti. I malvagi vi saranno precipitati alla conclusione di un ciclo di vite vissute nel male; verranno torturati dai ministri della morte, esseri giganteschi denominati Emaguinguilieri, prima di essere portati al cospetto del loro signore Yama, dio della Morte, giudice incorruttibile e severo che condannerà i reprobi in base alla gravità delle colpe da loro commesse.
PATANA (Indiani). Mostruosa strega inviata da Kansa per uccidere Krishna.
PATRIYA v. Kothar Wa Khasis.
PAVAKA v. Agni.
PAVAMANA v. Chandra.
PAVANA v. Vayis.
PAZUZU (Mesopotamici). Demone mostruoso dalle fattezze di cane, artigli di leone e teschio umano; aveva il compito di frenare l’impeto degli altri demoni consimili quando volevano seviziare gli uomini.
PEKAR (Tibetani). Divinità minore del pantheon tibetano. Salvaguardava il buddismo dalla contaminazione di altre dottrine. Viene rappresentata come uomo in atteggiamento fiero a cavallo di un leone.
PEKHET (Egizi). Nome della dea-gatta di Beni-Hassan, una forma secondaria della dea Bast venerata a Bubastis. P. fu elevata alla suprema dignità divina dai sovrani della Ventiduesima dinastia. Ha aspetto muliebre con testa leonina. In epoca greca venne identificata con Artemide.
PEREZ o ZERAH (Semiti). Nella tradizione ebraica, figli gemelli di Giuda il Cananeo, che li ebbe dalla nuora Tamar quando costei si finse prostituta dopo la morte del perfido marito Her, allo scopo di giacere con Giuda perpetuando così la razza cananea. Quando Giuda riconobbe la donna alla quale si era unito, si tenne lontano da lei per il suo alto senso di giustizia; in seguito, ispirato da Dio e per non gettare pubblica onta su una parente, si riaccostò a Tamar, riconobbe i gemelli come suoi e continuò a proteggere la nuora nella sua vedovanza.
PERI o PERIDI (Persiani). Genii femminili di bellissimo aspetto, un tempo identificate con le Pairike. In epoca tarda le P. assunsero caratteri di genii buoni e benefici e furono oggetto di fantastiche storie popolari. Dimoravano nell’empireo col compito di allietare le anime dei beati. Erano velate di raggi di sole e si nutrivano di sola rugiada.
PERPENADE (Indiani). Pagoda-tempio nel regno di Travanco sulla costa del Coromandel, dove i tre grandi dèi della Trimurti sono venerati sotto forma di serpente dalle molte teste.
PETESUKHOS (Egizi). Genio egiziano il cui culto fu molto popolare ad Arsinoe nel Faivum. Identificato con Sukhos, dio-coccodrillo, fu venerato sotto l’aspetto di coccodrillo egli stesso. In suo onore si allevavano coccodrilli sacri.
PHLOX e PYR (Semiti). I nomi significano Fiamma e Fuoco; figli di Phos, detti anche «Figli della Luce»; divinità antichissime cui era sacro il rito della prostituzione.
PIEN-HO (Cinesi). Dio protettore degli artigiani; è molto venerato dai gioiellieri.
PIETRA NERA (Islamici). Per la tradizione musulmana l’arcangelo Gabriele consegnò la magica P. N. a Ismaele, figlio del patriarca Abramo, dopo la fondazione della Kaaba all’interno della moschea della Mecca. Nel 930 la setta ismaelita, fedele al settimo Iman Ismahil, con a capo Abu Said, devastò la città santa e asportò la preziosa pietra che restituì solo dopo otto anni e dietro ingente riscatto pecuniario. La P. N. fu poi profanata dall’enigmatico califfo Makin-Abu-Ali el Mansur, che si autoproclamò nuovo dio dell’Islam e tentò di infrangere la pietra con una spranga di ferro. Frammento della pietra venne fatto incastonare dal califfo abbaside Mustasim sulla porta principale della sua corte come simbolo dello splendore dell’impero ottomano.
PIGMALIONE v. Didone.
PI-HIA YUAN-KUN (Cinesi). Principessa cinese figlia dell’imperatore T’ai-Yo Ta-ti, governatore del Picco Orientale. Il termine equivale a «Principessa delle Nuvole Colorate»; è chiamata anche Seng-mu (Santa Madre), perché protegge le donne nei parti, e T’ai-san Niang-niang in veste di dea soccorritrice dei neonati. E’ rappresentata seduta su un trono con accanto due fanciulle: una protegge i piccoli dalle malattie agli occhi; l’altra, la dea buddista Kuan-yin, preserva i nascituri dal malocchio.
P’I LU-FO v. Vairokana.
PISAKA (Indiani). Spiriti demoniaci maligni e mangiatori di cadaveri. Nei testi sacri indiani sonomenzionati come vampiri che si aggirano tra i morti per tormentarli e divorarli.
PITRI v. Yama.
PITRIPATI v. Yama.
PITRIYANA v. Yama.
POLLEAR (Indiani). Il maggiore dei figli di Shiva. E’ dio del Matrimonio particolarmente venerato dai novelli sposi, i quali per onorarlo pongono nella loro stanza nuziale un simulacro del dio unto d’olio profumato e adorno di fiori. Nell’iconografia il dio appare con la testa di elefante e con un topo sotto ai piedi che sta a simboleggiare il gigante Gydjemouga-Chourin cui gli dèi avevano accordato l’immortalità e il potere di fare il bene e il male, ma poiché aveva preferito fare il male, P. lo annientò e lo tramutò in topo. P. è venerato nei templi shivaiti e nelle pagode, dove è esposta la sua immagine. In suo onore si celebra la festa P.-Chati, con riti processionali molto folcloristici e vendita di tanti piccoli P. di terracotta.
PONGOL (Indiani). Una delle più belle feste indiane, che si svolge nei primi due giorni del mese Tai (gennaio) per celebrare il ritorno del sole nel Nord. Nel primo giorno, detto del Paroun-P., la solennità ha luogo nelle famiglie, con cerimonie a base di riso bollito nel latte da offrire agli dèi onde trarne auspici per l’anno in corso; nel secondo giorno vi è la festa del Maddon-P. o «P. delle giovenche»: si fanno correre gli animali per la città, si portano le statue degli dèi in processione e si sacrificano animali, in genere tori.
PONGOMME’-OUTRON (Indiani). Festa che gli Indiani celebravano nel tempio di Shiva nel mese di marzo, per onorare la dea Parvati sua sposa.
PRABHASA v. Vasu.
PRACHETAS 1. V. Varuna. 2. (Indiani). Uno dei profeti Saptarishi, denominato anche Daksha.
PRADYUMNA v. Kama.
PRAG v. Triveni.
PRAGALADEN (Indiani). Fedele seguace di Vishnù, perseguitato da un demone maligno. Lo stesso Vishnù apparse nel suo quarto avatara-leone e lo liberò dal mostro.
PRAGNA (Indiani). Il corrispondente femminile del Buddha Supremo emanatore dei cinque Dhyanibuddha; è la personificazione della Conoscenza.
PRAH-HEN (Indiani). Dio dei Cambogiani, venerato come signore del Cielo, dei Fulmini e delle Tempeste. Corrisponde al dio vedico Indra.
PRAHLADA v. Niranvakashipu; Narasimha.
PRAH-PROHM (Indiani). Divinità suprema venerata in Cambogia, signore e creatore del mondo e dell’umanità.
PRAJANIPARAMITA (Indiani). Il termine equivale a «Sapienza Infinita» e designa i Bodhisattva di sesso femminile venerati in Cambogia; il corrispondente maschile è Prajaniputra. In loro onore i principi regnanti fecero scolpire statue ed erigere templi.
PRAJANIPUTRA v. Prajaniparamita.
PRAJAPATI (Indiani). Il termine sta per «Signore delle Creature», appellativo che veniva attribuito in origine alle divinità Indra, Soma e Savitri. Nel codice “Manu” il nome viene dato a Brahma in qualità di Creatore dell’Universo e regolatore di tutte le cose. Successivamente P. divenne un dio a sé e fece parte della cosmogonia indiana come dio supremo Creatore degli dèi e degli uomini. Con questi attributi il dio compare nell'”Atharvaveda” (III 23). P. è anche il nome di una categoria di Rishi.
PRA-KEO (Indiani). Personificazione del Sole presso gli indigeni cambogiani. Il nome significaDivino Gioiello.
PRAKRITI (Indiani). Il Principio della natura congiunto al Samkya, Principio spirituale, per manifestare il mondo (v. Guna; Purusha).
PRALABHU (Indiani). Una delle tante tribù debellate da Krishna.
PRALADA v. Bali.
PRALAYA v. Shiva.
PRANA (Indiani). Soffio vitale o Sostanza universale della vita.
PRATARAJA (Indiani). Uno dei tanti appellativi del dio Yama.
PREADAMITI v. Solimani.
PRETA (Indiani). Demoni malefici al servizio di Yama come re dell’Inferno. Sono considerati le incarnazioni degli uomini avari e immaginati con un ventre enorme, tormentati da sete e fame insaziabili; si aggirano nei cimiteri per penetrare nei sepolcri e rubare quel che resta dei morti.
PRINCIPE DEI CICAS v. God-Sun-Ten’-Oo.
PRINCIPE DEL MARE v. Rahab.
PRISNI v. Rudra.
PRITHVI v. Dyaus; Varaha.
PRITI v. Rati.
PROPAUTI-JCHANON v. Sommona Codom.
PSICOSTASIA v. Amenti.
PTAH (Egizi). Antichissimo dio egizio originario della città di Menfi, suo principale centro di culto; quando questo divenne nazionale, P. venne considerato dio supremo creatore, protettore degli artisti e degli artigiani. Era personificato nel toro Apis. In seguito formò triade con la sposa dea leonessa Sachme e il loro figlio Nefertum, e venne associato ad altre divinità dal carattere prettamente funerario, come P.-Sokar, P.-Osiride, P.-Tatenen e altri. In veste di dio funerario, il dio veniva riprodotto in alcune statuette lignee facenti parte del corredo funebre del defunto, fornite di un papiro con le leggi per diffonderle nell’aldilà. Come massima divinità di Menfi, P. venne associato al Ded osirideo e onorato come «Profeta del Ded di Osiride». Quasi sempre iconografato mummiforme con le mani fuori dalle bende sostenenti uno scettro composito dove è visibile il Ded, emblema di potenza. In epoca ellenistica i Greci lo identificarono con Efesto. Ne riferiscono: Beverasco e Fenoglio ne “I misteri dell’antico Egitto”; Boris De Rachewiltz ne “I miti egizi”; Lanzone-Ridolfi in “Mitologia Egiziana”.
PTAH-TATENEN (Egizi). Una forma composita di Ptah, unito a Tatenen, dio di Menfi, creatore degli uomini cui era sacro il toro Bukhis. Venne associato anche a questa divinità.
PTA-PATECO (Egizi). Dio dall’aspetto orrendo, molto simile alle figure delle Pataiche che i Fenici dipingevano sulle poppe delle navi. In epoca tarda il suo culto, a base di amuleti e formule magiche, si diffuse in gran parte dell’Egitto.
PUJA (Indiani). Rito indiano consistente nell’offrire agli dèi acqua sacra e fiori. Nel Durga P. la funzione consiste nel gettare in acqua l’immagine della dea Durga.
PULAHA (Indiani). Uno dei Saptarishi (v. Rishi).
PUMAY (Semiti). Divinità fenicia che compare su una stele trovata fra le rovine di Nora in Sardegna. Una sua immagine fu scoperta anche a Cipro, forse terra d’origine di questa divinità.
PURANA (Indiani). Testi di mitologia sacra e profana; sono scritti in sanscrito e non sono ancora tutti tradotti. Esistono i “Maha-Purana”, P. Maggiori e gli “Upa-Purana”, P. Minori. Sono diciotto i poemi che li compongono; i primi dieci sono consacrati a Shiva, alla sua supremazia sugli altri dèi, alla creazione del mondo, ai suoi miracoli e alle guerre. Quattro sono in onore di Vishnù, gli altri inneggiano versi al dio Brahma. Secondo alcuni traduttori, i P. Maggiori si riallacciano alla tradizione ebraica del “Sifrah Dzeniouta”. Esiste anche uno “Skanda-Purana”; composto da circa ottomila versi, che è un compendio di mitologia sacra e profana.
PURANG (Giapponesi). Secondo un’antica interpretazione cosmogonica, è il primo uomo, nato da una zucca riscaldata dall’alito di un bue.
PURGATORIO 1. (Semiti). V. Sheòl. 2. (Egizi). V. Lago di Fuoco.
PUROHITA (Indiani). Il gran sacerdote presiede ai riti vedici.
PURUSHA (Indiani). Nel “Rig-Veda” è il simbolo del’Elemento maschile Primigenio, Ente Supremo e Principio Assoluto dell’Universo (v. Prakriti). Più tardi il termine passò a designare Colui dalle cui membra ebbero origine le quattro caste principali dell’India antica: i Brahmani, i Kshatrya, i Vaisya, i Paria o Sudra (v. anche Nara).
PURUSHOTTAMA (Indiani). Appellativo di Vishnù in veste di Supremo Sacerdote.
PUSHAN o PUSAN (Indiani). Antica divinità indiana che in origine fu protettrice dei pastori e degli armenti, in seguito assunse le funzioni di dio profetico patrono delle fattucchiere e dei maghi. In epoca tarda ebbe il compito di scortare gli spiriti dei morti nel viaggio per l’aldilà. Nel “Rig-Veda” (XLII) P. è menzionato anche come uno degli Aditya.
PUSHPAKA v. Ravana.
PUSSA (Cinesi). Dio della porcellana un tempo venerato dagli artisti, in particolare dai disegnatori. Narra una leggenda che non riuscendo alcuni operai a eseguire un disegno in porcellana commissionato dall’imperatore, uno di loro, in un momento di disperazione, si lanciò nella fornace ardente e fu consumato in un istante; la porcellana allora prese forma e colore e l’imperatore fu soddisfatto. L’infelice acquistò a questo prezzo l’onore di presiedere in qualità di dio ai lavori di porcellana.
PUTCHARI (Indiani). Sacerdoti dediti al culto di Manar Suami e di Darma Rajà. Presiedono alle cerimonie in onore di queste divinità e raccolgono l’elemosina per le strade cantando e salmodiando preci e benedizioni. I P. possono ammogliarsi ma solo dopo avere abbandonato la professione di questuanti.
PUTCHE’ (Indiani). Cerimonia indiana in onore degli dèi. Consiste nel bagnare il simulacro della divinità festeggiata con acqua e latte, nell’ungerlo con burro e altri olii profumati, nel coprirlo di ricche vesti e nell’ornarlo di gioielli e pietre preziose. Intorno all’idolo olezzante si accendono lampade e si depongono fiori e libri sacri; giovani e fanciulle intrecciano danze e cantano inni con accompagnamento musicale. Presiedono alla festa soltanto i Brahmani, ai quali è riconosciuto il potere di far discendere le divinità sulla terra in un sito purificato e appositamente pavimentato con sterco di bue incenerito e annaffiato con orina di vacca. Ai fedeli è affidato il compito di porgere al dio le offerte, in genere frutti della terra. A chiusura della cerimonia si recita un’invocazione brahmana.
PUT-TAI (Cinesi). Sorridente dio della Gioia e della Felicità; è rappresentato come un allegro vegliardo, calvo, semisdraiato con la pancia all’aria.
PU-TZA (Cinesi). Dea cinese corrispondente alla Cibele classica. E’ rappresentata seduta su un fiore di loto o sopra un eliotropio, ha sedici braccia e tiene in ciascuna mano un gran numero di coltelli e spade, tanti fiori, piante e frutta. Secondo padre Kircher, un missionario mitologo del secolo scorso, i Cinesi si sono serviti di questa dea per rappresentare la forza della Fecondità della terra. P.-T. è anche protagonista di molte stravaganti leggende.
PYR v. Phlox.