RA “accento circonflesso sulla a” o RE accento circonflesso sulla e. Massima divinità egizia, dio solare per eccellenza, espressione del triplice aspetto del Sole. Emerse dall’Oceano Primordiale e assunse il nome di R. divenendo dio unico creatore degli dèi, senza l’ausilio di altra entità. Con le sue stesse membra generò Shu e Teinut, dai quali nacquero Geb e Nut, genitori di Iside, Osiride, Seth e Nephtis. Assumendo un carattere cosmico dall’era astrale predinastica, che basava la sua dottrina sulle stelle, R. divenne dio solare, simbolo della religione aristocratica del periodo più antico, in antitesi al culto di Osiride, più democratico e popolare. Il dio regnò per molti anni sull’Egitto, ma deluso del suo mitico regno terreno e disgustato dal tradimento di coloro che con saggezza aveva beneficato, R. decise di abbandonare la terra e di salire in cielo per punire il genere umano. Per il suo viaggio celeste il dio si servì di una barca diurna, Manzt, e di una notturna, Masekhet; su quest’ultima il dio percorreva le regioni infere. Dal cielo il dio inviò sulla terra il suo Occhio divino che, assumendo le sembianze della dea Hathor dall’aspetto leonino, sterminò gran parte dell’umanità guadagnandosi l’epiteto di Sachme, la Possente. In epoca tarda R. venne associato alle divinità Ammon, Atum, Khnum, Sebek. Nella forma di Ammon-R. il dio divenne la suprema divinità di tutta la religione egizia; nella triplice forma di Khepri-R.-Atum sintetizzò i tre aspetti del sole: Khepri al sorgere, R. a mezzogiorno, Atum al tramonto, sintesi che ebbe particolare culto a Eleliopolis, dove il dio venne rappresentato antropomorfo con testa di falco o di ariete sormontata dal disco solare (v. anche Mentu). Nel “Libro dei Morti” R. assume le sembianze di un gatto armato di coltello nell’atto di uccidere un serpente, simbolo demoniaco che R. annienterà. Al dio vennero attribuite alcune mogli, tra le quali Rait, controparte femminile del suo nome, e Uert-Hekeu (Iusas). Nella città di Heliopolis esisteva un monolito sacro, detto “benben”, creduto simulacro di R. I Greci lo identificarono con Elios (il Sole) e lo rappresentarono con disco solare alato. Nel Museo Egizio di Torino esiste un papiro con la leggenda di R. e Iside. Ne riferiscono: Boris de Rachewiltz in “Miti Egizi”; Lanzone Ridolfi in “Mitologia egiziana”; Beverasco e Fenoglio ne I “Misteri dell’Antico Egitto”.

RABEFIHANZA (Africani). Una delle più grandi divinità che tutt’ora hanno culto presso gli indigeni del Madagascar. Insegnò agli uomini l’arte della caccia e della pesca e l’uso degli arnesi necessari.

RACSCHE (Persiani). Leggendario cavallo alato, destriero di Siamekschah, figlio dell’eroe persiano Cajumarath. Gli fu di valido aiuto nelle spedizioni contro i Giganti.

RADAMSATAMI (Indiani). Antica festa indiana che si celebrava nel settimo giorno dopo il noviluniodi febbraio. Ha luogo nelle case, dove si celebra pure il rito del Pongol per il ritorno del sole; “radam” significa «carro» e “satami” «settimo giorno del novilunio».

RADHA (Indiani) Leggiadra pastorella favorita di Krishna, cantata con questi nel Gitagovinda; una delle Gopi di Brindaban; Krishna se ne invaghì quando si ritirò a vivere tra i pastori. Simboleggia l’amore femminile perfetto o, secondo altri, l’anima umana sempre tesa al conseguimento della perfezione ascetica.

RAFRAIL (Islamici). L’angelo che governa il settimo Cielo.

RAGA (Indiani). Personificazioni delle note musicali; sono considerate genii benevoli e sono sempre accompagnate dalle trenta Ragini loro spose, rappresentate come bellissime ninfe.

RAGA e QUEDA (Indiani). Due giganti divenuti nemici del Sole e della Luna perché questi avevano impedito loro di mangiare la porzione del sacro “amourdon” o «burro sacro di vita». I giganti odiarono i due astri al punto da minacciarli di ingoiarli. Per la leggenda, R. e Q. erano talmente enormi da coprire il Sole e la Luna cagionando l’oscurità (eclissi).

RAGIBURAL (Africani). Per gli abitanti del Madagascar è il nome di un angelo primario.

RAGUIL (Semiti). Uno dei due angeli di Dio che, secondo una tradizione ebraica, avrebbero dovuto riaccompagnare Enoch dal cielo alla terra per trasmettere i libri segreti dettati da Dio ai suoi figli e ai figli dei figli. L’altro angelo aveva nome Semil.

RAHAB (Semiti). Nella tradizione ebraica, mitico gigante-drago creato da Dio per governare su tutte le creature marine. Biblicamente viene chiamato «Principe del mare» e perciò confuso col più noto Leviathan. Quando il mostro si ribellò al volere divino, Dio lo punì a morte facendolo precipitare negli abissi marini. Secondo una versione rabbinica, invece, Dio risparmiò la vita a R. quando questi si tuffò in mare per recuperare il Libro di Raziel che alcuni angeli invidiosi avevano rubato e scaraventato in mare.

RA-HARAKHTI v. Harakhti.

RAHU (Indiani). Demone detto l’Afferratore perché tentò di rubare agli dèi l’Amrita, nettare dell’immortalità; ma tradito dal Sole e dalla Luna che avvertirono all’istante il dio Vishnù, il demone venne decapitato e la sua testa fatta volare in cielo dove, continuando a vivere, si tramutò in un orrendo drago. Per vendicarsi R. cerca ogni tanto di azzannare il Sole e la Luna, ma i due astri sveltamente si nascondono dando origine in quei momenti alle eclissi.

RAICO v. Raigin.

RAIDEN (Giapponesi). Dio del tuono, rappresentato come un demone mostruoso; in alcuni dipinti appare dentro una tinozza da bagno mentre Uzume, dea della Danza, lo sostiene per un braccio.

RAIGIN (Giapponesi). Il nome significa il Tonante. Divinità atmosferica che fa parte di un gruppo di dèi preposti al tuono. Tra i più importanti vanno menzionati Raizu (Animale-Tuono), Raico (Uccello-Tuono), Raitaro (Figlio del Tuono), Raiden (v.).

RAIKO (Giapponesi). Leggendario eroe di Minamoto, detto anche Yorymitsu. Con i suoi quattro luogotenenti lottò contro i demoni Oni e altri esseri fiabeschi che volevano ostacolare l’avanzata del suo esercito. In una pittura parietale di epoca imprecisata R. è rappresentato nell’atto di lottare contro un demone con il corpo di donna e la testa taurina.

RAIT v. Râ.

RAITARO v. Raigin.

RAIVATA v. Manu.

RAIZU v. Raigin.

RAJA v. Guna.

RAKHSH v. Rostàm.

RAKSHASHI (Indiani). Geni o demoni nati da un piede di Vishnù. Ebbero come capo Ravana e furono nemici di Rama nella guerra per la presa di Lanka. Pur essendo di natura divina sono di indole perversa, odiano l’umanità e si azzuffano con gli dèi; si nutrono di cadaveri che dissotterrano dai cimiteri, dove dimorano disturbando i riti e i sacrifici funebri. Nel “Ramayana” sono descritti come mostri giganteschi orribilmente scheletrici, oppure come gnomi o ancora come esseri dotati di una bellezza magica.

RAKTAPAKSHA (Indiani). Altro nome di Garuda, re degli uccelli, destriero di Vishnù.

RAKTAVIJA (Indiani). Uno dei capi Asura, demone gigante contro il quale combatté la dea Camunda nella forma di Durga; ma da ogni goccia di sangue che usciva dal corpo ferito del demone nasceva un nuovo Asura. Camunda riuscì ad abbatterlo con l’aiuto di Kalì che lo decapitò.

RAMA (Indiani). Settimo avatara o reincarnazione di Vishnù; primogenito di Dasaratha che lo ebbe da Kausilya. Fu privato dei suoi diritti regali dagli intrighi della perfida matrigna Kaikeya. Gli indiani considerano R. il più importante avatara di Vishnù perché, una volta disceso sulla terra, divenne una specie di messia guerriero che con estrema generosità e saggezza lottò per il bene del popolo e per la liberazione della penisola indiana, compresa l’isola di Ceylon, dal giogo dei tiranni. Come reincarnazione di Vishnù, R. prima di esser conquistatore è un dio nella storia che agisce quasi controvoglia da condottiero, ma sempre percorrendo le vie del bene e della sapienza. Per le sue gesta e le sue imprese, mirabilmente narrate nel poema epico “Adhyatman Ramayana” (v. Brahmanda-Purana), gli indiani lo considerano l’artefice del consolidamento del primo impero ariano-indù antecedente alla dinastia dei sovrani Maurya (321-185 a.C.). Secondo la leggenda R. nobile, saggio e apportatore di civiltà ebbe come precettore il “Rishi Visvamitra” che influì sulla sua formazione più di quanto Aristotele poté operare su Alessandro il Grande. Fu il saggio Visvamitra, infatti, a condurlo alla corte di Videha e a fargli sposare Sita figlia del re Janaka. R. la portò con sé in esilio a Lakshamana, nella foresta di Dandaka, dove egli riparò quando fu privato dei suoi diritti di successione. Il tema dell’esilio, narrato nel poema “Mahabharata”, come pure il rapimento di Sita da parte del tiranno Ravana, re di Lanka, prelude a quell’inevitabile guerra che porterà R. a sconfiggere Ravana e a conquistare Lanka liberando la moglie Sita (v. anche Vibhichana). Nel poema si narra anche del tormento di R. per il sospettato tradimento di Sita durante la prigionia, e della sua volontà di ripudiarla. Alla morte del padre, R. poté riavere il trono di Ayodhiya e regnare a lungo. Il culto di R., molto diffuso in India, contempla cerimonie e una festa solenne in primavera (Ramanavani), durante la quale iBrahmani recitano nei templi le gesta del dio eroe salmodiando ininterrottamente «Ram-Ram Satya-Ram». R. è il vero nome di Vishnù. Ne riferiscono: Angelo Morretta in “Miti indiani”; Giuseppe Tucci in “Le deità indiane e il loro carattere”; G. K. Pillai in “Hindu Gods and Hidden Mysteries”; L. P. Misra in “Misticismo vishnuita nell’India meridionale”.

RAMACHANDRA (Indiani). Altro nome di Rama col significato di «Simile alla Luna».

RAMANADA SUAMI (Indiani). Il termine sta per «Dio adorato da Rama» e viene attribuito al simulacro del Lingam venerato nel tempio di Ramassourin vicino a Capo Camourin. Narra una leggenda che Rama, dopo avere ucciso Ravana e avere conquistato l’isola di Lanka (Ceylon), volle rendere omaggio all’idolo fallico dopo essersi purificato nelle acque del laghetto intorno al tempio. I fedeli in pellegrinaggio al tempio, dopo avere pregato a lungo ai piedi della statua del Lingam, s’immergono nelle acque del laghetto per esser purificati dalle colpe.

RAMANAVANI v. Rama.

RAMAYANA (Indiani). Il secondo grande poema epico indiano dopo il “Mahabharata”; letteralmente, «gesta di Rama». Risale al quinto secolo a.C. circa e fu composto dal mitico poeta Valmiki; consta di cinquemila versi divisi in sette parti o Kanda, più un supplemento, l’Uttara Kanda. L’opera, imperniata sulle gesta di Rama, è pervasa dalla nostalgia di un tempo lontano in cui gli uomini erano eroi senza macchia e senza paura, e le donne creature virtuose.

RAMBHA v. Kurma-Avatara.

RAMESCHNE (Persiani). Genio benevolo, compagno di Kharon, Cordad e Amerdad con i quali veglia sui prodotti della terra e sulla distribuzione dei beni agli uomini meritevoli.

RAMMAN v. Adad.

RANIKAIL e RANAIL (Africani). Angeli custodi degli indigeni del Madagascar. In loro onore si eseguono danze e si salmodiano lunghe preghiere.

RASNU (Persiani). Divinità persiana del corteo di Mithra; personifica la Giustizia.

RAS SHAMBRA (Semiti). Testo ugaritico del quarto secolo a.C. imperniato sul culto della fertilità della terra. Riferendosi alla fertilità in genere, il testo nomina la mandragora, pianta in uso presso i Palestinesi come panacea contro la sterilità.

RATANARICHA v. Kama.

RATI (Indiani). Dea della Voluttà e della Passione, moglie di Kama, dio dell’Amore. Altri suoi nomi sono: Kami, Reva, Priti, Retti (Tenerezza).

RATIASIA (Indiani). Spiriti malefici, svolazzano nell’aria comandati da Beyrewa, che impedisce loro di nuocere agli uomini ma anche di prelevare dalla terra qualsiasi cibo per il loro sostentamento. Per ovviare alle sofferenze della fame e della sete, i R. prendono forma umana e scendono tra gli uomini a chiedere l’elemosina. Gli indiani pongono nel novero di questi strani geni le anime di coloro che hanno operato male nella vita terrena.

RATNAGARBHA v. Kubera.

RATNAPANI v. Dhyanibodhisattva.

RATNASAMBHAVA (Indiani). Uno dei cinque Dhyanibuddha (v.); emanazione del Grande Buddha Primordiale. Il suo colore simbolico è il giallo; gli animali preferiti il cavallo e il leone. Presiede al cielo del sud.

RATNAVARSHUKA v. Ravana.

RATRI (Indiani). Dea vedica della Notte, sorella di Usha, l’Aurora; è patrona dei malfattori.

RATRUT (Indiani). Antichissimi templi di Onor, città del regno di Canura, dove si venerano gli idoli a forma di scimmia. Tali idoli vengono portati in processione sopra un carro a forma di torre trainato dai fedeli con una fune. I sacerdoti preposti al culto degli dèi-scimmia montano sulla torre cantando e salmodiando preci in loro onore.

RAT-TAUI v. Mentu.

RAUCHYA v. Manu.

RAVANA (Indiani). Demone Asura, della tribù Nagastra, re dell’isola di Lanka (Ceylon), nemico di Rama. Nel poema epico “Ramayana” è descritto come un essere mostruoso con dieci teste, venti braccia e occhi fiammeggianti. Si muove col veicolo Pushpaka, detto anche Ratnavarshuka (Gioiello Volante). E’ a capo dei demoni Rakshashi nella guerra per difendere Lanka dall’invasione di Rama. Benché demone egli stesso, R. viene considerato un grande dio che combatte una giusta causa contro l’invasore della sua isola. La lotta con il rivale Rama, infatti, altro non è che un conflitto tra due civiltà, che vale a palesare quanto l’evoluzione dell’antica Ceylon fosse avanzata e solida. Nella mitologia di Ceylon R. è considerato il fratellastro di Kubera oltreché nipote del Rishi Pulastya che avrebbe diffuso il culto brahmanico nell’isola di Lanka. R. ebbe come moglie Mandodari e come figlio Indrajit, abilissimo arciere che vinse in una contesa perfino l’Indra bellicoso dei “Veda”. Suo fratello minore era Vibhichana. Fra le tante leggende che lo riguardano la più comune lo vede capace di austere penitenze e devozioni in onore di quelle divinità da cui ottenne l’invulnerabilità nei confronti degli dèi e degli stessi uomini; invulnerabilità che però venne a cessare per punizione del dio Rama al quale aveva rapito la moglie Sita. Gli Indiani venerano R. dalle dieci teste come espressione della multiforme e spaventosa potenza capace di sconvolgere gli oceani e distruggere le montagne (v. Kailasa e Sisupala). Ne riferisce Angelo Morretta in “Miti Indiani”.

RAVI (Indiani). Uno dei dodici Aditya; rappresenta il Sole ed è venerato come Ente Supremo della creazione.

RAZECAH (Islamici). Idolo venerato da un’antica tribù araba; si credeva fornisse tutte le cose necessarie alla vita ai suoi fedeli adoratori.

RAZIEL (Semiti). Angelo che secondo i cabalisti ebraici fu il depositario di un grande libro, detto per questo “Libro di Raziel”. Per la tradizione Dio dette il Libro ad Adamo, Giacobbe, Levi, Mosè e Giosuè, finché pervenne poi a Salomone che da esso acquistò gran parte della sua saggezza. Peri cabalisti, il libro detto Grande Libro, contiene tutti i segreti della natura, il potere di conversare col Sole e con la Luna, di guarire le malattie, di rovesciare le città, di scatenare terremoti, di comandare alle potenze dell’aria, d’interpretare i sogni e di predire il futuro.

RE “accento circonflesso sulla e” v. Râ.

REEM (Semiti). Leggendario gigantesco toro feroce dei tempi biblici, aveva corna tanto possenti da sradicare gli alberi; il suo letame, lasciato cadere nel Giordano, faceva straripare il fiume. Re David da ragazzo avrebbe camminato con il suo gregge su uno di questi animali credendo di salire il pendio d’una montagna; si salvò implorando Dio. Alcune generazioni più tardi, il rabbino Bar-Hana raccontò di essersi imbattuto, durante uno dei suoi viaggi nell’Arabia del Nord, in un cucciolo di R., alto quanto il monte Tabor e con corna spaventose che arrivavano al cielo. Per la tradizione il R. si salvò dal diluvio universale nuotando, come il gigante Og, col muso appoggiato sulla poppa dell’Arca di Noè.

REF v. Nyakango.

REGNO OCCIDENTALE (Egizi). Per gli antichi egiziani era il Regno dei Morti. La definizione deriva dal fatto che le necropoli egizie erano situate sulla riva occidentale del Nilo.

REIVAS (Persiani). Secondo l'”Avesta” è l’albero dal cui tronco sono nati Mesha e Meshanè, progenitori del genere umano.

RENENUT o ERNUTET (Egizi). Dea-serpente, patrona delle nascite e dell’allattamento. Per i suoi caratteri di fecondità presiedeva anche alle messi e portava il titolo di «Signora dei Due Granai». Come dea dell’Abbondanza collaborava con dio Api-Nilo con Sekhet dea della Fertilità dei campi, e con Nepri dio del Grano. Dalle iconografie appare in figura di donna dalla testa di cobra, oppure antropomorfa, seduta su un trono nell’atto di nutrire un bambino. In altre immagini è con la testa di leonessa.

RENPET v. Sopedet.

RENUKA (Indiani). Moglie del Rishi Jamadaoni padre di Parasurama.

RERET v. Ta-Urt.

RESHEP (Semiti, Egizi). Dio atmosferico dei Semiti importato in Egitto insieme con la dea Kedesh sua sposa, durante l’invasione degli Hyksos. Venne identificato con Seth ed ebbe culto come simbolo contrario alle forze solari, specialmente nel Delta orientale. Nelle raffigurazioni appare in aspetto umano, armato di scudo e lancia, con copricapo da cui emerge la testa di una gazzella. Una lastra conservata nel Museo Egizio di Torino mostra R. come un dio dai caratteri egizi, con in testa la corona bianca dell’Alto Egitto, ornata col serpente reale. In un’altra iconografia custodita nel British Museum appare in abbigliamento straniero, con fronte cinta da una benda, capelli lunghi e barbuto.

RETTI v. Rati.

REVA v. Rati.

RIBHU (Indiani). Dèi minori vedici o genii dell’aria portatori del fuoco (Agni) che ebbero per padre il dio arciere Sudhanvan. Furono in origine tre maestri artigiani che per il loro ascetismo ottennero l’immortalità e il potere di creare cose soprannaturali come, ad esempio, i cavalli di Indra, il carro degli Asvin, la vacca magica di Brihaspati. In veste di divinità artigiane i R. sono menzionati nel “Rig-Veda”.

RIG-VEDA (Indiani). Il primo “Veda”, «Veda delle Invocazioni agli Dèi», estremamente ricco di nozioni antichissime, sociali, religiose, psicologiche, storiche, antropologiche, e mitiche.

RIJUKAYA v. Kartikeya.

RIMMON (Semiti). Idolo di Damasco nominato una sola volta nella Bibbia, quando il siriano Nahuman confessa al profeta Eliseo di essere, a causa della sua dignità, un frequentatore del tempio di R. Siccome “rimmon” in ebraico significa melograno, frutto consacrato alla dea Venere, se ne dedusse che questo idolo altro non fosse che una divinità dell’Amore.

RISHABA (Indiani). Capostipite dei Tirthankara, i Grandi Vincitori della setta giainista; è avatara di Mahavira, asceta contemporaneo di Buddha.

RISHI (Indiani). Capi spirituali o profeti, maestri di meditazione, nati dalla mente di Brahma; si attribuisce loro la scrittura originale dei “Veda”. Esistono diverse categorie di R.: “Brahmanshi”, «R. della casta dei Brahma»; “Kshatryarishi”, «R. della casta dei Kshatrya»; R. Prajapati, «Sette patriarchi», o Saptarishi personificazioni delle stelle dell’Orsa Maggiore (v. Singsumaran).

RITAM (Indiani). L’antico “rta” dei “Veda”; sinonimo di «legge»; più tardi denominato “dharma” o «armonia del mondo».

RIUWO v. Ryu-Jin.

ROCAIL BEN ADAM (Semiti). Il nome significa «Figlio di Adamo»; per la tradizione ebraica fu il fratello cadetto di Sethi e maestro delle scienze occulte. Quando Sukhrage, possente gigante che comandava sugli stati del Monte Caf, pregò Sethi di mandargli il fratello R. per aiutarlo a governare i suoi territori, questi divenne ben presto il Visir di Sukhrage. Dopo aver governato per moltissimi anni con acume e saggezza, R. seppe, per ispirazione divina o per mezzo dell’occulto, che si avvicinava il tempo della sua morte. Volendo eternare la propria memoria con un’opera meravigliosa, fece costruire un grande palazzo con un sepolcro eccezionale ornato da un gran numero di statue realizzate con metalli diversi e con arti talismaniche. Queste statue, secondo una credenza orientale, erano azionate da molle segrete e potevano muoversi come fossero viventi.

RODASI (Indiani). Nome comune a Dyaus dio del Cielo, e a Prithvi dea vedica personificante la Terra.

ROHINI (Indiani). Una delle ventiquattro mogli, la preferita, di Chandra in quanto Soma; madre di Balarama, fratello maggiore di Krishna.

ROK (Persiani). Favoloso uccello, tanto possente da artigliare uomini e animali. Col passare del tempo il mitico R. passò nelle favole arabe.

ROSTAM o RUSTAM (Persiani). Il più grande e il più celebre di tutti gli eroi leggendari dell’epoca iranica. Nacque da Zal e da Rudabeh e fu nipote di Sam, ma i Persiani, volendo dargli origini più nobili, lo fecero discendere da Beniamino figlio del patriarca Giacobbe. Con l’inseparabile cavallo magico Rakhsh, R. fu protagonista di numerose imprese, fra cui le lunghe e vittoriose lotte contro i Daevi e i Turani, nemici della Persia, la liberazione di Caicaus Secondo, re della dinastia dei Cainiti al tempo di Zoulzagar re di Arabia, il ritrovamento del proprio figlio Saivesh, vittima della malvagia matrigna Bandabah, e la vendetta della morte di Saivesh prigioniero nel Turkestan. Quando R., stanco e caduto in disgrazia, si ritirò nello Zeblestan, il re Caicaus gli mandò come messaggero il proprio figlio Esfandiar, per proporgli di abbracciare la religione di Zoroastro; accolto con un rifiuto, il giovane iniziò con R. una disputa religiosa che culminò in un duello della durata di due giorni. I valore e la bravura dimostrati dai due eroi in quella lotta sono rimasti per i Persiani esempio e modello di virtù militari. Ancora oggi i Grandi di Oriente non disdegnano di accostare i nomi di R. e di Esfandiar a quelli di Cesare e di Alessandro. Nel mito persiano R. è una specie di Eracle greco o un Orlando Furioso latino. Secondo il “Libro dei Re” di Firdusi, testo imperniato sulle gesta di R., l’eroe morì dilaniato in una fossa irta di spade, predisposta per lui dall’invidioso e perfido fratellastro Sheghàd, coadiuvato dal non meno malvagio re del Kabul che pure l’eroe aveva servito fedelmente e per lungo tempo.

RUDABEH v. Rostàm.

RUDRA (Indiani). Dio vedico minore, capo dei Marut e dei R., deità del Fulmine e delle Tempeste. In epoca puranica R. venne assimilato a Shiva dando origine a quella divinità complessa venerata come Shiva-R., rappresentata con quattro teste. Più tardi divenne dio delle complicazioni atmosferiche, coadiuvato dai Marut, dèi vedici delle Nuvole, da lui avuti da Prisni, la «Vacca delle Nuvole». Nel “Rig-Veda” R. appare come una divinità collerica, dal temperamento energico e bilioso che gli merita gli epiteti di Urlatore e di Terribile. Dio e demone nello stesso tempo, R. ha due forme: una benigna e l’altra terrificante; per questo nelle invocazioni è venerato ma anche temuto. Paradossalmente R. è anche dio della Medicina e in questa veste è venerato come R. Shiva il Grazioso, magico guaritore di tutti i mali. L’origine storica di R. e dei suoi Marut è nettamente dravidiana. Nel “Vishnù-Purana” è nominato come figlio di Brahma dal quale, non soddisfatto di essere stato chiamato solo R., si fa dare altri sette nomi; cosicché Brahma dovette chiamarlo anche Bhava, Sarva, Isana, Pasupati, Bhima, Ugra e Alahadeva, tutti quei R. appunto che rappresentando i Principi vitali «Prana» vengono esaltati nella “Brihad-Aranyaka-Upanishad” come attributi di Shiva. R. ebbe come moglie Rudrani e venne iconografato in aspetto orrendo con i capelli attortigliati a guisa di conchiglia.

RUDRANI (Indiani). Moglie di Rudra, prefigurazione della dea Parvatix moglie di Shiva, nel suo aspetto di dea crudele e malvagia. Il nome significa «Colei che fa piangere».

RUDRASAVARNA v. Manu.

RUKMAPURA (Indiani). Favolosa città tutta d’oro dove abita Garuda, re degli uccelli e destriero di Vishnù.

RUKMINI v. Kama; Lakshmi.

RURU (Indiani). Uno dei tanti appellativi di Shiva come terza persona della Trimurti.

RUS (Semiti). Nella tradizione ebraica, ottavo figlio di Jafet figlio di Noè, da cui la Russia avrebbe preso il nome. Alcuni dotti orientali descrivono R. come personaggio inquieto e turbolento, figlio indisponente e pessimo re.

RUSTAM v. Rostàm.

RYU-JIN (Giapponesi). Nome collettivo di draghi terribili che vivono nelle profondità degli abissi marini, salgono in superficie solo per far naufragare le navi e divorare gli uomini degli equipaggi. Il loro capo ha nome Riuwo.