SABA o SABI (Semiti). Nipote di Enoch secondo la tradizione dei Sabei, popolo dell’Arabia. Secondo i musulmani, invece, è figlio di Jokshan, figlio di Abramo e nipote del condottiero Kenita Heber.
SACARA (Africani). Demoni malefici alati, temuti dagli abitanti del Madagascar come persecutori degli esseri umani. Gli infelici posseduti dai S. si abbandonano a urla selvagge e a bizzarre contorsioni. Per placare gli invasati, gli abitanti del villaggio sacrificano ai demoni buoi, montoni e galli.
SACHME o SEKHMET (Egizi). Dea-leonessa raffigurante il Sole nel suo aspetto malefico. Il nome significa la Possente e il suo culto, con centro a Menfi, si diffuse sia da solo sia formando triade con Ptah suo sposo, e col loro figlio, Nefertum. Simboleggiò anche la guerra e fu la controparte della dea cosmica Hathor, inviata sulla terra da Râ per sterminare i ribelli alla sua fede. A tale scopo Hathor-S. prese le sembianze di una leonessa e iniziò la strage con tale furore che il dio Râ dovette intervenire per placarla. L’aspetto della dea è antropomorfo con capo leonino coperto da una parrucca e sormontato dal disco solare e dall’ureo; nella mano sinistra tiene l'”onch”, simbolo di vita eterna.
SADHYA (Indiani). Sono le divinità minori del sacrificio vedico, dèi o superuomini associati ai Grandi Rishi.
SAE-NO-KAMI (Giapponesi). Nome collettivo di un gruppo di divinità preposte alla custodia delle strade isolate.
SAGUNA v. Nirguna.
SAHADEVA v. Panduidi.
SAHAR (Semiti). Divinità venerata nella Siria settentrionale. Probabilmente una dea lunare o una personificazione dell’Aurora, sorella gemella di Salem personificante la Sera.
SAHASRAKIRANA v Surya.
SAHASRANAMA (Indiani). Termine usato per indicare Vishnù «dai mille nomi».
SAI (Egizi). Divinità personificante il Destino d’ogni singolo uomo. Prende parte nell’Amenti al giudizio delle anime dei morti.
SAIVESH v. Rostàm.
SAKA (Giapponesi). Nome che gli shintoisti giapponesi davano a Buddha Sakyamuni.
SAKAKI v. Shakaki.
SAKARABRU (Africani). Spirito malefico delle Tenebre, venerato dalle tribù dell’Africa centro occidentale sotto l’aspetto di un feticcio a forma di palla. Benché spirito del Male, S. si prodiga per la giustizia e per la guarigione dalle malattie. Si crede inoltre che ad ogni novilunio e al mutare di ogni stagione egli si mescoli tra gli uomini; per questo, in quelle ricorrenze gli indigeni si scatenano in frenetiche danze rituali accompagnati da canti inneggianti a S.
SAKHRAD v. Caf.
SAKUN (Semiti). Dio fenicio dagli attributi molto simili a quelli dell’Hermes greco, col quale venne poi identificato.
SAKUNTALA (Indiani). Leggiadra ninfa protagonista di un dramma indiano; figlia di un saggio di stirpe divina e sposa segreta del re Dushyanta, della stirpe lunare. Per non aver adempiuto i sacri doveri verso un eremita, venne abbandonata sola in una foresta con un anello che il re suo sposole aveva donato come pegno d’amore, dimenticandosi poi di lei. Dopo lunghe peripezie, la fanciulla partorisce un figlio, Bharata, ma perde l’anello; gli dèi lo ritrovano e lo portano a Dushyanta, il quale si impietosisce riprende con sé la fanciulla e ne riconosce il figlio. Il poema di S., rielaborato dal poeta Kalidasa (quarto-quinto secolo a.C.) è raccontato nel “Mahabharata” dal mitico autore Vyasa. Alla leggenda si sono ispirati Schubert nel “Singspiel Sakuntala” (1820) e Alfano nella “Leggenda di Sakuntala” (1921). E’ celebre la traduzione di Goethe.
SAKUYA-BIME v. Ninigi.
SAKYAMUNI v. Buddha.
SALA (Mesopotamici). Dea dei Campi associata a Adad, dio del Vento e della Pioggia. I contadini la onoravano con offerte di frutti della terra.
SALAMBO (Mesopotamici). Epiteto di Ishtar. Il termine deriva da “salos”, «agitazione», e venne attribuito a questa Venere babilonese proprio perché considerata dea che colma l’animo di inquietudine e di tumulto. Stranamente, la festa che si celebrava in onore di S. era contrassegnata da tanti segni di lutto e di dolore.
SALEM v. Sahar.
SAM v. Rostàm.
SAMAELE (Semiti). L’angelo che, secondo la tradizione ebraica, prese l’aspetto di serpente per sedurre Eva, la quale, per questo accoppiamento, generò Caino. Secondo altri, S. comandò ad Adamo di unirsi con Eva, ed essendosi Adamo rifiutato, sedusse egli stesso Eva. Nel “Targum” (Giacobbe XXVIII) S. è identificato con Lucifero.
SAMANA v. Yama.
SAMANTABHADRA (Indiani). Uno dei Dyanibodysattva, emanazione del Dhvanibuddha Vairocana. Uno dei più fedeli seguaci di Buddha, venerato come dio portafortuna. Si rappresenta a cavallo diun elefante e recante un gioiello sopra un loto.
SAMANTAKA v. Kama.
SAMA-VEDA (Indiani). Il terzo «Veda delle Melodie» costituito da citazioni di strofe liturgiche dal “Rig-Veda” e ricco di interpretazioni esoteriche.
SAMBO KOGIN (Giapponesi). Divinità preposta agli incendi.
SAMKYA v. Prakriti; Kapila.
SAMNATI v. Kratu.
SAM-NERIMAN v. Soam.
SAMUDRA (Indiani). Termine sanscrito che indica un concetto assai complesso della cosmogonia indiana; significa «oceano» e si ricollega al processo del Kurma-Avatara, da cui nacquero gli dèi primordiali. Secondo il “Rig-Veda” significherebbe Oceano o Firmamento o le Acque Celesti e Terrestri. Non sappiamo se gli Indo-Ariani conoscessero o no l’Oceano Arabico o intendessero per S. soltanto le acque intorno alla penisola indiana. Stando, fra gli altri, ai testi babilonesi, il diluvio biblico sarebbe accaduto tra il Pacifico e il Mare Arabico; dopo il diluvio sarebbe nata l’India nella conformazione attuale; il processo del Kurma si sarebbe verificato nel Pacifico mentre il mitico combattimento fra dèi e demoni (Sura e Asura) si sarebbe svolto nel circondario di Burma dove sorgeva il Paradiso degli dèi o, secondo alcuni, il cielo di Brahma (Brahmaloka).
SANAKA v. Kumara.
SANANDA v. Kumara.
SANATA v. Kumara.
SANATANA v. Kumara.
SANDAS (Mesopotamici). Antico dio assiro di origine remota, venerato a Tarso in Cilicia, dov’era considerato patrono della città. Gli Ioni che colonizzarono Tarso identificarono S. con l’Eracle greco. Ebbe culto anche in Cappadocia e nella Libia. Le sue effigi ci sono tramandate dalle monete coniate dagli Ioni; in esse il dio appare sopra un trono con un grappolo d’uva e una spiga in mano.
SANDIA-DIVI (Indiani). Fanciulla di straordinaria bellezza, dai natali piuttosto bizzarri: i Giganti creati da Brahma divennero tanto perversi da voler violentare lo stesso dio; allora Brahma, essendo dio creatore, per sottrarsi alle loro brame generò dalla sua mente il corpo della stupenda fanciulla S.-D., che i giganti godettero.
SANGARA NARAINEM (Indiani). Il termine equivale a i Due Riuniti, nome sotto il quale gli Indiani venerano, in alcuni templi, gli dèi Shiva e Vishnù, riuniti in un’unica divinità per commemorare la riconciliazione della setta shivaita con quella vishnuita; per questo la doppia divinità viene rappresentata metà bianca e metà turchina.
SANG-TI (Cinesi). Antichissimo dio che personifica il Cielo; considerato anche l’Ente Creatore e Governatore dell’Universo. In epoca tarda, con l’espandersi del Taoismo, il culto di Sang-ti venne fuso con quello dell’Augusto di Giada.
SANI (Indiani). Il Saturno dello zodiaco indiano; il più malefico di tutti i pianeti, che influenza negativamente tutta l’umanità. Per propiziarselo gli Indiani si prodigano in suppliche, doni e riti processionali. Nelle iconografie il dio appare di color turchino, con quattro braccia, a cavallo di un grosso corvo.
SANLASSI v. Pandaroni.
SANJINA (Indiani). Detta anche Saranyu, figlia di Visvakarman e sposa di Surya, dio vedico del Sole col quale generò tre figli; Manu come Vaivasvata, Yama e Yami. Stanca dell’abbagliante luce solare del marito, S. lo abbandonò lasciando al suo posto la propria ombra, la dea Chaya. Accortosi della sostituzione, Surya cercò disperatamente la sposa e, trovatala, promise cheavrebbe ceduto una parte del suo fulgore al suocero Visvakarman, demiurgo del mondo, a patto che ella fosse rimasta con lui; S. si lasciò convincere.
SANKARA v. Shiva.
SANKHA v. Kurma-Avatara.
SAN-KU (Cinesi). Divinità secondaria che protegge la casa e in particolare la stanza dei servizi igienici, con riferimento a una leggenda dove si narra che la dea venne gettata nella latrina dalla moglie di un principe di cui Sanku era concubina. Divinizzata dopo la morte, le si attribuirono virtù profetiche e fu venerata col nome di Ts’i-Ku (Signora Rossa).
SANSARAGURU v. Kama.
SANSENOY (Semiti). Uno dei tre angeli (gli altri due erano Semoy e Semangelof) che rintracciarono la demonessa Lilith, presunta compagna di Adamo, in una regione nei pressi del Mar Rosso dove essa si concedeva ad un gruppo di lussuriosi demoni concependo con essi dei figli, i Lilim, in misura di più di cento al giorno.
SANS-HUR (Tartari). Libro misterioso contenente gli articoli di fede dei Buratti-Corinziani, popolazione che dalla frontiera della Cina andò a stabilirsi in Russia. Il libro giunse anche nel Tibet, dove i Lama lo custodiscono come testo sacro e prezioso.
SANTAS (Mesopotamici). Dio assiro del Fulmine e della Tempesta, venerato dai Luvi, popolo della Mesopotamia.
SAO-TSING-NIANG (Cinesi). Divinità delle Nuvole, molto popolare nella Cina imperiale; aveva il compito di spazzare dal cielo le nuvole piovose e di farle ritornare nei periodi di grande siccità; era perciò invocata per avere la pioggia e per farla cessare.
SAPAS (Semiti). Dea solare fenicia figlia del dio El. Era onorata anche col nome di «Fiaccola degli dèi».
SAPHON v. Hazzi; Ullikummi.
SAPONDOMAD (Persiani). Uno degli Amesha Spenta, genio benevolo protettore della terra; faceva parte del seguito del dio Ormuzd e insieme con gli altri geni del suo rango aiutava il dio nella lotta contro Ahriman.
SAPTA MATRIKA (Indiani). Classificazione delle Devi Madri o Devi minori; discendono da Ambha, Piccola Madre dei villaggi, e sono nominate nei “Purana”; aiutano Shiva a combattere e ad eliminare il Male. Sono mogli o madri di dèi o simboli di costoro. I loro nomi: 1. Brahmi, moglie di Brahma; 2. Vaishnavi, moglie di Vishnù; 3. Maheswari, moglie di Shiva Maheswara; 4. Kumari, moglie di Kumara Kartikeya; 5. Indrani, moglie passionale di Indra; 6. Varahi, moglie di Varaha; 7. Camunda. Tutte sono celebrate nel “Markandeya-Purana” (Angelo Morretta, op. cit.).
SAPTARISHI v. Rishi.
SAPTAVAGAN (Indiani). Una manifestazione di Aditi, Grande Madre vedica, Luce Primigenia che si manifesta nei Sette Raggi Splendori, come da interpretazione del filosofo indiano Aurobindo Ghose.
SARADA v. Sarasvati.
SARAMA e SARAMEI v. Yama.
SARANYU v. Sanjina.
SARASVATI (Indiani). Dea delle Arti e della Sapienza, simbolo della civiltà vedica che ebbe la sua origine sulle rive del fiume S. (oggi Sarsuti nella regione del Saptasindhu), di cui la dea è la personificazione. Venerata in un primo tempo come dea purificatrice delle acque, in epoca classica S. acquista carattere più definito e viene considerala figlia e moglie spirituale di Brahma: cavalca il cigno, destriero del dio, col loto in mano che simboleggia il suo fiume. In veste di dea delle Arti e della Musica tiene in mano la “vina” come creatrice dell’alfabeto sanscrito e del”logos” indiano (v. Vach), regge una pergamena simboleggiante la parola. Sotto questi aspetti ha culto come patrona degli studenti e delle università. In epoca tarda la dea venne apparentata alle Acque Madri della creazione e introdotta nella cosmogonia vedica. Come tale viene associata alle divinità della creazione come Brahma, Vishnù, eccetera. Tra gli altri nomi di S. sono: Bharati, Brahmi, Ida, Sarada, Vagisvari. S. è rappresentata come giovane donna dall’incarnato bianchissimo, col capo incoronato, a cavallo del cigno di Brahma.
SARI-HARAMBRAMA (Indiani). Gli abitanti della Costa d’Oriza danno questo nome alla Trimurti indiana. La rappresentano antropomorfa con tre teste.
SARPANITU o ZARPANIT (Mesopotamici). Personificazione della Luna, creduta moglie di Marduk, col quale era venerata nel famoso tempio Esagila di Babilonia.
SARUDA-HIKO (Giapponesi). Dio che scortò Ninigi quando scese sulla terra per governare il Giappone.
SARVA v. Rudra.
SA-SEN (Cinesi). Divinità predinastica preposta alla salvaguardia dalle malattie. Suo compito principale era di allontanare le epidemie di morbillo.
SATA (Egizi). Il termine sta per «Nato dalla Terra»; lo si trova nel “Libra dei Morti” per indicare il serpente in cui si trasforma il defunto per nascere e morire ogni giorno ringiovanendo quotidianamente. Nelle iconografie appare come un serpente dal corpo incurvato e dotato di gambe umane.
SATAKRATU v. Indra.
SATAPATHA BRAHMANA (Indiani). Uno dei più noti testi “Brahmana”, esattamente il «Brahmana delle Cento Vie», appartenente al secondo “Veda” o “Vajur-Veda”, detto anche «Veda Bianco».
SATARUPA VIRAY v. Brahma.
SATI (Indiani). Prima moglie di Shiva, figlia di Daksha; si arse viva sul rogo dopo una violenta lite scoppiata tra lei e il divino sposo quando furono esclusi dal Grande Sacrificio Brahamano. Fu la prima donna che si arse viva, dando inizio alla famosa e crudele usanza delle S., vedove che si immolavano sul rogo al seguito dello sposo defunto. L’interdizione delle S. avvenne due secoli fa per volere di Ram Mohun Roy, padre della rinascita dell’India moderna.
SATIA AVATARA v. Manu.
SATIS (Egizi). Antichissima divinità dell’isola di Elefantina; moglie del dio ariete Khnum, presiedeva alla piena del Nilo. In epoca tarda ebbe culto nell’isola di Sehel, dove insieme con lo sposo e la dea Anukis formava una triade divina. Nelle raffigurazioni ha aspetto muliebre col capo cinto dalla corona del Sud munita di corna di gazzella.
SATRUGHNA v. Ekalavya.
SATVA v. Guna.
SATYALOKA v. Brahmaloka.
SATYAVAN v. Savitri.
SATYA-YUGA v. Krita-Yuga.
SAUBHA (Indiani). Favolosa città celeste, debellata dal Krishna guerriero.
SAURU v. Avesta.
SAUSCA (Mesopotamici). Dea del Sole dalle origini remote, con culto cruento presso gli Urriti.
SAVITAR v. Savitri.
SAVITRI (Indiani). Detto anche Savitar; dio vedico animatore del Trimundio indiano, classificato come Illuminatore; è uno dei dodici Aditya, riccamente rappresentato nel “Rig-Veda” come un dio fatto di oro: d’oro sono anche il naso, gli occhi, le mani, eccetera. Rappresenta la Luce Suprema e simboleggia il principio del moto universale; a lui si devono la luce e il calore del sole, il soffio dei venti e le acque degli oceani. E’ molto venerato dai Brahmani che ancor oggi recitano nelle preghiere il verso vedico Gayatri composto dal grande Rishi Visvamitra in onore di S. Luce Suprema Spirituale che stimola i pensieri degli esseri umani (v. anche Prajapati). Nella mitologia indiana S. a volte è un dio, altre volte è una dea; nei “Purana” compare come Sarasvati, moglie di Brahma; nel “Rig-Veda” è Gayatri, personificazione del verso omonimo e altra moglie di Brahma; nel “Mahabharata” è presente come S. dea «dalle cento forme», sposa di Satyavan, entrambi protagonisti di uno dei più bei racconti del poema, una specie di storia di Orfeo ed Euridice a rovescio. S.-Luce Suprema viene rappresentato tutto d’oro; S.-Sarasvati invece appare con cinque teste e dieci braccia oppure con una sola testa a cavallo del cigno Hamsa, destriero di Brahma, con i “Veda” nelle mani e l’aureola del sole intorno alla testa.
SAYONI v. Indra.
SCEITANI (Tartari). Piccole immagini che le popolazioni tartare tengono nelle loro jurte e per le quali hanno tanta venerazione quanta gli antichi Romani ne avevano per i loro Penati.
SCEITANO (Arabi). Nome arabo del diavolo.
SCENKNAH (Arabi). Uno dei tanti nomi che gli Arabi davano al principe dei demoni.
SCEVIKI (Tartari). Divinità dei Tungusi, popolazione della Siberia. Sono raffigurate da idoli di legno o di rame e hanno il volto deforme; quelle di rame sono incastonate in astucci di legno o di cuoio, a guisa di bassorilievo. Per propiziarseli e per testimoniare loro riconoscenza i Tungusi, dopo una caccia abbondante, mettono loro sulla bocca un po’ di crema o di sugna.
SCHADUKIAM (Persiani). Provincia favolosa del paese di Ginnastan, che i romanzi orientali dicono popolata dai Daevi e dalle Peri. Nella lingua persiana il termine corrisponde al nostro «paese dicuccagna»; la capitale di questo luogo immaginario è chiamata Città dei Gioielli.
SCHINCHILLA (Tibetani). Antica divinità venerata nelle montagne del Bounta: protegge i viaggiatori, i quali per propiziarsela le offrono una specie di trottola.
SCIMUNG v. Fuhi.
SEBEK o SOBEK (Egizi). Dio-Coccodrillo associato in un secondo tempo al culto solare di Râ; ebbe il suo epicentro culturale nella città di Shedet, dai Greci ribattezzata Krokodilopolis; vi abbondavano i coccodrilli sacri mummificati e venerati come divinità benigne. In altre località dell’Egitto i coccodrilli venivano associati ai demoni e alle forze devastatrici del dio Seth, il quale si era mutato in coccodrillo per sfuggire alla punizione divina dopo aver assassinato il fratello Osiride. S. è nominato come nume benefico nei “Testi delle Piramidi” e nel “Libro dei Morti”. Viene raffigurato con aspetto zoomorfo, ma anche antropomorfo con testa di coccodrillo ornata dal disco solare, dall’ureo e da due piume. A Kom-Ombo ebbe culto insieme con la moglie Hathor e il loro figlio Khonsu.
SECOTH-BENETH v. Militta.
SEFER HA-ZOHAR il «Libro dello splendore»; costituisce la base della cabala giudaico-spagnola, forse per merito di Mosè Léon (1250-1305).
SEFER JETZIRAH (Semiti). «Libro della Creazione», del terzo o quarto secolo, tratto dal testo sacro poetico “Sifrah Dzeniouta”.
SEKHET (Egizi). Divinità agricola simboleggiante la fertilità dei campi; in epoca tarda venne associata alla divinità Api-Nilo, Renenut e Nepri.
SEKHET HOTEPET (Egizi). Il Regno dei beati presso gli antichi Egiziani, detto anche «Campo delle offerte» con riferimento agli oboli funerari di cui si nutriva il “Ka” del defunto (v. Sekhet-Jaru).
SEKHET-JARU (Egizi). I Campi Elisi dell’Oltretomba egizio; zona o campo luminoso definito anche«Campo della Pace». Fa parte dell’Amenti e unitamente al Sekhet-Hotepet accoglie le anime dei glorificati. Secondo alcune iscrizioni sepolcrali attestanti l’esistenza dei defunti beati nella zona più luminosa del tenebroso Amenti, i morti, o almeno il loro Ka, vi conducevano un’esistenza simile a quella terrena, ma in perenne gaudio.
SEKHMET v. Sachme.
SELKIT o SERKET (Egizi). Dea-scorpione, ritenuta figlia di Râ. Godeva di vasta popolarità come dea preposta alle nascite e come divinità funeraria che custodisce le viscere del defunto nei Vasi Canopi, unitamente a Qebehsenuf. La si invocava anche durante la cerimonia dell’imbalsamazione e la sua immagine, accostata a quella di Qebehsenuf, ornava il coperchio del vaso ad essi affidato. La sua effigie si trovava anche nella parte interna dei sarcofaghi, in veste di custode delle spoglie del defunto ivi contenute. E’ rappresentata in aspetto muliebre, recante sul capo lo scorpione, oppure come uno scorpione dalla testa di donna con disco solare fra le corna. Il suo culto si diffuse nella Bassa Nubia e in particolare a Pa-Selkhit (odierna Dakkeh).
SEM (Semiti). Personaggio biblico, figlio di Noè, fratello di Cam e Jafet e capostipite degli Israeliti. Secondo una versione ebraica ereditò dal padre il libro sacro che l’arcangelo Raffaele aveva donato a Noè. Il libro era rilegato in oro e zaffiri e conteneva tutto lo scibile cosmogonico, compresi i consigli per tenere lontano il Maligno.
SEMANGELOF v. Sansenoy.
SEMIL v. Raguil.
SEMIRAMIDE v. Derceto; Nino.
SEMIREA (Semiti). Nella tradizione ebraica, uno degli Angeli decaduti disceso sulla terra, dove venne sedotto dalla bellezza delle donne apprendendo i segreti del sesso e della depravazione.
SEMOY v. Sansenoy.
SENA v. Kartikeya.
SENGEN-SAMA v. Fuji-Yama.
SENG-MU v. Pi-hia Yuan-Kun.
SENGUR KWANNON v. Kwannon.
SEN-NUNG (Cinesi). Antichissimo dio, preposto alla salvaguardia dei campi; era venerato come patrono dell’agricoltura e delle erbe medicinali.
SENT-NEFERT (Egizi). Dea detta la Buona Sorella. Insieme con lo sposo Elaroeris e col figlio Panebtaui forma una triade venerata a Kom-Ombo.
SEN-TSU e YULEI (Cinesi). Dèi della montagna venerati sotto la dinastia dell’Imperatore Giallo; fratelli guerrieri col potere di fugare gli spiriti maligni che infestavano le regioni montuose di Tshuo. L’imperatore istituì riti in loro onore e il popolo ne venerò le immagini appese alle porte delle abitazioni.
SERAPEUM v. Api; Serapis.
SERAPIS (Egizi). Dio di origine asiatica, il cui culto venne introdotto in Egitto da Tolomeo Secondo Filadelfo (v. Shar-Apshu). Aveva caratteristiche egizie ma il suo aspetto era molto simile a quello del greco Zeus. Fu venerato come dio dell’Oltretomba, tanto che il suo culto venne fuso con quello di Osiride nei templi di Menfi e di Sakkara. In epoca tarda, la sua religione passò in Grecia e poi anche a Roma dove venne identificato con Giove; come dio romano assunse caratteristiche taumaturgiche e divinatrici. Gli egizi lo onorarono principalmente nella duplice forma di Osiride Api (“User-Api”) simboleggiante la fecondità, e gli dedicarono un tempio in un’isola dirimpetto a Menfi dove era la necropoli dei sacri tori Apis o “Serapeum”, nome che fu attribuito anche ai santuari di S.; nel solo Egitto ne esistevano più di cinquanta di cui il più famoso era quello di Alessandria, distrutto nel 389 da Teofilo di Alessandria: altri si trovavano nell’Africasettentrionale, in Europa e Asia, dove il culto sopravvisse a lungo. Nel “Serapeum” di Menfi i rituali erano affidati a sorelle gemelle stipendiate dallo Stato. Ne riferisce: Marie Madeleine Davy in “Encyclopédie des Mystiques”.
SERKET v. Selkit.
SEROSE v. Daman.
SEROSH (Persiani). Genio della Terra. I Persiani lo definiscono puro, forte, obbediente e risplendente della gloria di Ormuzd; a lui sono affidate la custodia del mondo e la protezione degli uomini dalle insidie del demonio.
SESAC (Mesopotamici). Antica divinità babilonese preposta alla salvaguardia del riposo e della tranquillità degli uomini.
SESAT o SESHAT (Egizi). Sposa del dio Thot e suo corrispondente femminile. Divinità astratta simboleggiante la Letteratura, l’Architettura, la Storia e la Cronologia regia. Originariamente era solo il simbolo della misurazione del tempo; in seguito apparve, unitamente a Thot, nelle pianificazioni tecniche per l’orientamento dei templi. Come divinità astratta S. non aveva santuari o sedi di culto. Veniva raffigurata in aspetto muliebre, col capo ornato da un simbolo complesso formato da una mezzaluna rovesciata, oppure con in capo due corna rovesciate racchiudenti una stella e con una foglia di palma in mano.
SESHA o ANANTA SHESHA (Indiani). Re dei Serpenti Naga; è il Serpente-Eternità che fa da base a Vishnù Anantasayim durante il processo del Kurma Avatara. Le immagini lo mostrano come un serpente dalle innumerevoli teste sul cui corpo il dio Vishnù si riposa tra una incarnazione e l’altra. In altre immagini S. è raffigurato nell’atto di sostenere il mondo. Per la tradizione S. inizierà la distruzione cosmica al termine di ogni «kalpa», periodo che, secondo i testi brahmani, corrisponde a un giorno e a una notte della vita di Brahma, ossia a quattro milioni e trecentoventimila anni umani.
SESHAT v. Sesat.
SETH (Egizi). Figlio di Geb, dio della Terra, e di Nut, dea del Cielo; fratello di Iside, di Osiride e di Nephtis; quest’ultima divenne sua sposa. S. è uno degli dei della Grande Enneade; ha parte di primo piano nel mito osirideo, dove il dio appare come persecutore e assassino del fratello per il predominio sull’Alto e Basso Egitto. S., geloso della popolarità di Osiride, lo intrappolò in un forziere e lo gettò nel Delta del Nilo abbandonandolo alla corrente che lo trascinò fino a Biblos sulle coste della Fenicia. Iside, sorella e moglie di Osiride, ne rintracciò il cadavere e lo riportò in Egitto, ma S. lo scoprì, ne fece scempio e lo sparpagliò in quattordici pezzi per tutto il Regno. Con pazienza Iside li ritrovò, ne ricompose il corpo e con le sue arti magiche gli ridiede vita unendosi poi a lui per generare Horo. In seguito S. venne ucciso da Horo il giovane in un mitico duello cosmico che stette a simboleggiare le vicende storiche dell’Egitto predinastico. In epoca tarda, col predominio assoluto del culto di Osiride, la figura di S. fratricida venne esecrata, le sue statue abbattute e gli affreschi che lo mostravano sotto forma umana vennero raschiati e sostituiti con figure dall’aspetto fantastico e demoniaco. Come simbolo del male ebbe fortuna durante l’invasione degli Hyksos quando venne identificato col Tifone, dio della perversione e della corruzione. S. è rappresentato antropomorfo con la testa di animale predinastico non ancora identificato. Il suo culto fu vasto ad Oxyrhynichos; in epoca tarda fu onorato come patrono della magia nera ed ebbe molti proseliti che da lui presero il nome di «setiani» (v. anche Sebek). Ne riferiscono: Boris de Rachewiltz ne “I miti egizi”; Beverasco e Fenoglio ne “I misteri dell’antico Egitto”.
SETHI v. Rocail ben Adam.
SHAHMUBUREN v. Uranbad.
SHAI (Egizi). Divinità astratta simboleggiante il Destino.
SHAKAKI o SAKAKI (Giapponesi). Nome dell’Albero Sacro venerato nel culto shintoista. La maggior parte degli oggetti integrati nel culto shinto consisteva in rami di S., cui i devoti solevano appendere offerte, in genere costituite da strisce di carta o di morbida stoffa bianca. Uno dei sacerdoti shinto provvedeva poi a toglierle pronunciando frasi rituali.
SHAKTI v. Devi; Kalì.
SHALA v. Atari.
SHAMASH (Mesopotamici). Figlio di Sin, padre di Kattum e di Meszarum. Personificava il Sole ed era anche dio della Giustizia, nemico implacabile di ogni sopruso e malvagità. Aveva il dono della profezia e in veste di profeta compare nella leggenda sumerica di Gilgamesh mescolato nel dominio di Siduri Sabitu, dea della Sapienza. In una versione più recente del “Poema di Gilgamesh” S. degrada la dea Siduri fino a ridurla schiava tuttofare che serve nelle taverne del suo regno. Nelle figurazioni appare come un uomo barbuto, seduto fieramente su un trono, oppure come un disco solare alato. Dagli scavi archeologici del maggio 1987 nel centro dell’Ebabbar (Sippar), a cura dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Bagdad, sotto la guida di Walid Al-Jadir, sono venuti alla luce un tempio dedicato a S., dio iracheno del Sole, e uno “zikkrurat” (torre templare) eretta alla dea Aya, paredra di S. In questo tempio di 3600 metri quadrati si trova la famosa Biblioteca di Nabucodonosor Secondo (settimo-secolo a.C.).
SHAMSHIEL (Semiti). Secondo una traduzione ebraica, l’angelo dato come custode a Mosè. Condusse il patriarca nell’Eden e fra le altre meraviglie gli mostrò i seggi dei giusti, tempestati di gemme e di zaffiri; sul trono più grande e più prezioso sedeva il padre Abramo.
SHANGO (Africani). Antica divinità venerata dagli indigeni Yoruba abitanti sulla costa della Guinea. Secondo una credenza locale, S. visse realmente come mago; poi usando la sua magia salì in cielo con una catena e si impiccò. Da allora è venerato come divinità che punisce gli impostori, uccidendoli con selci acuminate come frecce. Il suo feticcio è una maschera lignea con denti di avorio.
SHANKA v. Panchajanya.
SHAN-TI v. Tien.
SHAOSHYANT (Persiani). Figlio di Zarathustra e di Eredatfedri; nascerà alla fine del mondo per stabilire definitivamente la supremazia del Bene sul Male. Secondo i profeti persiani, i morti allora risorgeranno e avrà inizio il regno della felicità sotto la guida di Ormudz (v. anche Avesta).
SHAR-APSHU (Egizi). Nome sotto il quale si venerava il dio Serapis sulle rive del mar Nero prima che il suo culto venisse importato in Egitto per opera di Tolomeo Secondo Filadelfo.
SHASTRA v. “Veda”.
SHAYANA (Indiani). Uno dei Rishi, miracolato dagli Asvin.
SHECHEM v. Hurrya.
SHED (Egizi). Antico dio della Terra e della Caccia, patrono dei cacciatori. Nelle raffigurazioni ha l’aspetto di un giovane armato di arco e frecce. Nelle stele compare spesso in compagnia di Horo. Non gli si riconoscono centri particolari di culto né templi.
SHEGHAD v. Rostàm.
SHEHBUI (Egizi). Divinità astratta, personificazione del Vento del Sud; era rappresentato antropomorfo con testa di leone e alato.
SHEMHAZAI v. Hiwa; Hiya.
SHEN v. Kuei.
SHEN-NUNG (Cinesi). Mitico imperatore, successore di Fu-hsi, nato con testa di toro su corpo umano. Saggio e intelligente, inventò il carro e l’aratro, insegnò ai sudditi come rischiarare la notte col fuoco e come addomesticare buoi e cavalli. Più tardi istituì la prima società agricola riunendo gli uomini nelle stalle. Appassionato naturalista, catalogò ben trecentosessantacinque specie di piante medicinali, fornendo così ai posteri le basi per più profondi studi sulle erbe. Da alcune leggende curiose sulla sua infanzia sappiamo che S. cominciò a parlare, malgrado la testa taurina, dopo appena tre giorni dalla sua nascita, camminò dopo una settimana e arò un campo all’età di tre anni.
SHEOL (Semiti). Una delle sette propaggini tenebrose della Gehenna. Secondo la credenza degli Ebrei ortodossi lo S. è una specie di Purgatorio dove le anime dei defunti attendono il Giudizio finale.
SHINA-TSU-HIKO (Giapponesi). Dio del Vento, controparte maschile della dea Shina-Tu-Be. Al tempo della creazione ebbe il compito di riempire il vuoto che si era formato fra la terra e il cielo e di proteggere il suo operato.
SHINA-TU-BE (Giapponesi). Dea generata da un soffio del dio Izanagi. Quando il dio creò le isole intorno al «Grande Paese dai Campi di Giunco» (il Giappone). ebbe il compito di diradare la nebbia mattutina.
SHINTAI (Giapponesi). Nome degli oggetti feticci entro cui si crede essersi incorporata qualche divinità. Lo specchio della dea Amaterasu, uno S. antichissimo, conservato nel grande tempio di Ise, è creduto lo stesso specchio in cui la dea si rimirò prima di abbandonare la spelonca dove s’era rifugiata per sfuggire alle persecuzioni del fratello Susanowo. Quello specchio rappresenta il Corpo della dea.
SHIVA (Indiani). Complessa divinità, terza persona della Trimurti e come tale detta anche Trilochana con Brahma e Vishnù; ma è anche “Isvara” (Dio Prima Persona); dio della Grande Pralaya o Distruzione cosmica o “Mahapralaya”, Principio attivo del mondo. Le origini di S. appartengono alla storia dell’India pre-vedica. Per alcuni discende da Vasupati, dio degli animali selvaggi, la cui immagine fu trovata in un sigillo di Mohenio-Daro (datato 2700 a.C.), oggi nel Pakistan. Per altri, S. è figlio di Brahma e di Maia. Il nome di S. compare nei più antichi testi vedici come “Mahasadashiva” (Signore della sacra Trimurti); qui si parla anche di Rudra, col quale il dio venne fuso passando a rappresentare uno degli aspetti più terrificanti del dio: quello di S.-Rudra, guerriero vendicatore capace di tagliare la testa al dio vedico Daksha per vendicare la morte della prima moglie Sati. La vendetta di S., l’aspetto terrificante del mostro Virabhadra, sua incarnazione che lo sostituisce nella strage, sono mirabilmente narrati nel “Vayu-Purana”. S. è detto anche Sankara (il Creatore) e in questa veste assume il nome di “Lingaraj”, venerato sotto la raffigurazione del Lingam, simbolo della fecondità (onde il nome di «lingaiti» assunto da una delle sette shivaite). Come dio della Grande Pralaya S. è venerato nel grande tempio di Gidambaram presso Madras, dove è raffigurato nelle 108 posizioni di danza cosmico-religiosa simboleggianti altrettanti modi per raggiungere la Liberazione. S. è soprattutto Mahedeva; è Isana; è Mahakala; è Hara (Colui che può tutto), e mille altre personificazioni collegate alla Creazione, alle Acque Primordiali, alla Morte, alla Guerra, all’Ascesi yoga e alla montagna Kailasa, dove il dio ha il suo Paradiso e dove dimora con la seconda moglie Parvati e con i tre figli Ganesha, Kartikeya e Kubera. (V. anche Vairevert.) Nelle molteplici iconografie il dio appare quasi sempre nudo, di colore azzurro, spesso in posizione yoga a imitazione del suo avo Pasupati. Le sue immagini più popolari sono quella che lo mostrano danzante come S. Nataraja; quella del dio nell’atto di afferrare Ganga (vedi anche Gialandhara), il Gange per i capelli e quella di Distruttore cosmico con il piede sopra il demone Muyalaka. Le leggende che lo riguardano sono numerose, tanti sono gli appellativi, oltre a quelli già citati, e i templi sparsi in tutta l’India, fra i quali quello di Madurai (Madras) dove S. è venerato come “Sundaresvara” sposo della Dea Minakshi (v. ancheAvani). Ne riferiscono: D. R. Patil in “Cultural History from Vayu Purana”; Angelo Morretta in “Miti Indiani”; Mario Bussagli in “Eros Indiano”; Giuseppe Tucci in “Deità Indiane e il loro carattere”.
SHIVASHEKARA v. Chandra.
SHOTOKU-DAISHI (Giapponesi). Sovrano giapponese fervente buddista, ritenuto santo (daishi = santo). In origine il suo nome fu Mumayado, che significa «Porta di Stalla», con riferimento alla sua nascita avvenuta mentre sua madre, principessa consorte, ispezionava le stalle imperiali. Colla «Legge dei Nomi Postumi», emanata da Gimmu Tenno, il sovrano assunse poi il nome di S. In vita ebbe fama di gran legislatore e riformatore sociale. Durante il suo regno il buddismo divenne religione di Stato. S. restò famoso anche per le cure amorose che prodigava ai fiori con cui ornava la statua del Buddha nel suo altare privato. Secondo il Chamberlain, e altri dotti mitologi, Shotoku fu il Costantino del buddismo giapponese. A lui si deve l’introduzione del calendario nel regno e l’attribuzione del nome «Giappone» a tutto il territorio nipponico. Prima di allora il paese era stato un paese libero e anonimo, circondato dalle isole Izumo, Yamato e Sea.
SHOW-SING (Cinesi). Dio della Longevità; ha il compito di recidere il fatale filo che lega l’uomo alla vita. Nelle immagini appare come un vecchio calvo in compagnia di una cicogna e di una testuggine, animali longevi, e con una pesca in mano, simbolo d’immortalità. Sebbene non abbia templi né culto particolare, Show-sing gode di molta popolarità fra i Cinesi perché, considerando essi gran fortuna il vivere molto a lungo, venerano questo dio come simbolo di una sana vecchiaia.
SHRDOSA v. Izad.
SHRI v. Lakshmi.
SHU o SOW (Egizi). Dio dell’Aria (v. Onuris), figlio di Râ e sposo di Tefnut; raffigurato in forma umana con una piuma sul capo nell’atto di sostenere il Cielo (Nut). In alcuni amuleti appare in atto di sostenere il Sole. Per la tradizione, S. succedette al padre nel governo dell’Egitto poi, malato e stanco e non ancora vecchio, lasciò il potere al figlio Geb. Ebbe come centro di adorazione Leontopolis, dove veniva rappresentato, unitamente a Tefnut, con testa di leone. S. fa parte della Grande Enneade.
SHUDDERI (Indiani). Terzogenito del primo uomo e della prima donna. Fu il capo della tribù che porta il suo nome, meglio nota col nome di Baniani.
SHUI-KUAN (Cinesi). Dio del Benessere; con T’ien-Kuan e Ti-Kuan è preposto al destino dei mortali. Il nome significa «Agente dell’acqua»; a lui spetta il compito di allontanare le sventure.
SHUN v. Ngao.
SHU-PAO e HU-CHIN-TEH (Cinesi). Dèi cinesi guardiani delle porte. Secondo una leggenda popolare, i due dèi sono veramente esistiti in funzione di custodi alla corte del re Tai-Tsung. Poiché il sovrano veniva perseguitato da fantasmi notturni, che gli toglievano la pace ed il sonno, Shu-Pao e Hu-Chin-Teh montarono la guardia alla porta della regale camera da letto armati di tutto punto. Da quella notte i fantasmi disparvero, re Tai-Tsung ebbe pace e salute ed i due custodi ottennero lodi e gratificazioni. Dopo morti, furono annoverati fra gli dei e venerati come custodi delle porte.
SIA (Egizi). Entità astratta, personificazione dell’intelligenza, della Ragione e della Memoria. Nella teologia di Menfi viene associato a Hu, simbolo della Parola.
SIANG-TZE v. Pa-hsien.
SICI FUKUROGIN v. Fortuna, Geni della.
SID (Semiti). Dio fenicio personificazione della Caccia.
SIDDHARTA v. Buddha.
SIDDI v. Ganesha.
SIDURI SABITU (Mesopotamici). Dea assira della Sapienza e dominatrice dei Venti; proprietaria diun meraviglioso giardino incantato dove accolse l’eroe Gilgamesh che ivi sostò durante il suo viaggio alla ricerca dell’immortalità.
SIEN v. Inferno.
SIEN-TSAN (Cinesi). Divinità cinese preposta alla fabbricazione della seta; invocata e onorata da tutti gli addetti alla lavorazione del pregiato filo.
SIFRAH DZENIOUTA (Semitici) Il più antico testo ebraico che tratta della scienza occulta. Da questa opera trassero origine i canovacci di parecchi scritti sacri e profani come il Kyu-Ti e il “Safer Jetziràh”, operette imperniate sulla magia. Secondo i cabalisti ebrei l’opera fu redatta in “senzar”, lingua segreta sacerdotale dei maestri di magia e di esoterismo, e dettato direttamente da Dio ai «Figli della Luce». Il testo ebraico, da cui la “Genesi” biblica pare abbia tratto ispirazione naturale, dopo aver descritto l’evoluzione cosmica e dato lumi sulla storia delle razze sulla terra e sulla magia orientale, si arresta all’inizio del Kalì-Yuga, il quarto Yuga e cioè l’età oscura recente che comincia, secondo la tradizione indiana, nel giorno della morte di Krishna e quindi il 18 febbraio del 3102 a.C.
SIGALIONE (Egizi). Sinonimo di Harpokrates. La sua statua veniva portata in processione nelle feste di Iside e di Serapis.
SIGEAMI (Indiani). Genio benevolo venerato dai Birmani; presiede all’ordine degli elementi naturali e in particolare ai fulmini.
SIGI-YAMA-TSU-MI (Giapponesi). Una delle tante divinità montane giapponesi che nacquero dal dio del fuoco Kagu-Dzuchi quando questi fu ucciso, appena nato, dal padre Izanagi perché aveva ustionato a morte la madre Izanami al momento della nascita. S. presiede ai bassopiani boscosi.
SILPA-SHASTRA v. Visvakarman.
SIMBA v. Manastala.
SIMHAVAHINI v. Durga.
SIMHAVAKTRA (Indiani). Remota divinità raffigurata con la testa di leone; ha il compito di aiutare i moribondi ad esalare l’ultimo anelito.
SIMORG ANKA (Persiani). Favoloso uccello che vive nelle montagne di Caf. Viene dipinto come un grifone straordinario, grandissimo e famelico: divora tutti i frutti e quanto cresce sulle montagne; oltre a tutto ciò ha il dono della parola ed è sensibile alla religione; è una specie di fata dalla figura di uccello. Narra una leggenda che a chi lo interrogava intorno alla sua età rispondeva: «Questo mondo s’è trovato sette volte ripieno di creature, e altrettante volte vuoto di esseri viventi. Il secolo di Adamo, in cui siamo presentemente, deve durare 7000 anni, che formano un gran ciclo di anni. Io ho già veduto scorrere dodici di questi cicli, senza sapere quanti ne restano ancora da vedere».
SIN (Mesopotamici). Importante dio astrale dei Babilonesi; impersonava la Luna e insieme con i figli Shamash (il Sole) e Ishtar (la stella Venere) formava una triade divina con epicentro culturale a Ur dove il dio era chiamato anche Nannar”. Si narra che S., in qualità di dio della Luna, percorresse il cielo di notte su un vascello d’argento a forma di quarto di luna e che con i suoi raggi luminosi impedisse ai malvagi di compiere quei delitti facili a perpetrare nell’oscurità. S. era soprannominato «Signore della Corona», la quale veniva rappresentata da una falce di luna a doppio corno; tramite questo simbolo i Babilonesi associarono le fasi della luna al computo del tempo e venerarono S. come dio del mese e dell’anno. In un antico canto assiro si narra che Marduk aveva ordinato a S. di mostrare i due corni lunari all’inizio del mese per illuminare la terra (probabile allusione alla luna piena); moglie di S. era Ningal, dea lunare. Il dio era dotato di saggezza e veniva raffigurato come un vegliardo dalla barba azzurra con in testa una corona formata da quattro paia di corna.
SINDHU v. Ganga.
SINGSUMARAN (Indiani) Cerchio magico situato al di là del cielo dei sette Saptarishi (v. Rishi). Il cerchio ha la forma di una lucertola e gli Indiani credono che essa sia il piede di Vishnù e che nella sua coda sia localizzata la Stella Polare (Drauvan).
SIRIA v. Militta.
SISTRO (Egizi). Strumento musicale egizio di antica origine, si trova nelle immagini del culto di Iside. Era composto da verghette mobili di metallo, incastonate in una lamina anch’essa di metallo; quando venivano scosse, esse producevano un suono stridulo e acuto.
SISUPALA (Indiani). Mitico animale mostruoso, dotato di tre occhi e quattro braccia umane; era figlio del re Damagosha e cugino di Krishna. Stando a una leggendaria predizione l’occhio e le braccia supplementari sarebbero scomparsi con la sua morte. Morì infatti, ma si dissolse nel nulla, quando Krishna lo fulminò per avere offeso un venerabile vecchio, e la sua anima si incarnò poi in quella del dio. Secondo una leggenda puranica, S. ebbe precedenti incarnazioni: nel gigante Hiranyakasipu e nel terribile Ravana.
SITA (Indiani). Moglie ideale di Rama; bella e virtuosa, seguì il marito in esilio a Lanka. Dopo il suo rapimento da parte di Ravana (v. Jatayu), nemico di Rama, fu implicata nella guerra per la riconquista di Lanka (Ceylon). Secondo la mitologia vedica, S. è l’incarnazione di Lakshmi moglie di Vishnù, discesa sulla terra per essere la compagna del Rama guerriero. La sua gentile figura è ben delineata nel poema epico “Ramayana”.
SITAMARICI v. Chandra.
SITENNO v. Guardiani del Cielo.
SIUTO (Giapponesi). Membri di una setta giapponese che osteggiano qualsiasi idolatria, proscrivono ogni religione e non conoscono altri doveri imposti all’uomo tranne quello di essere virtuosi. Alcuni S., più elevati culturalmente, riconoscono uno Spirito superiore che regge l’Universo senza esserne il Creatore; rendono grandi onori ai loro antenati defunti e venerano nelle loro scuole l’immagine di Confucio.
SI VANG-MU v. Kun-lun.
SKANDA v. Kartikeya.
SKANDA-PURANA v. Purana.
SMIRNA v. Tammuz.
SOAM (Persiani). Nelle leggende persiane è un animale terribile con testa di cavallo e corpo di drago; ha la pelle luminosissima e quattro occhi fiammeggianti. Sam-Neriman, figlio di Caherman-Cael il Saggio, lo domò e l’adoperò nelle guerre contro i giganti.
SOBEK v. Sebek.
SOKAR (Egizi). Antichissimo dio originario di Menfi, il cui culto era molto diffuso a Sakkara dove fu patrono della necropoli. In seguito, col prevalere del culto di Osiride, massima divinità funeraria, e di Ptah, dio nazionale di Menfi, S. venne associato a Osiride nella forma di S.-Osiride, e fuso con Ptah nell’aspetto di Ptah-S. Si rappresentava in colore verde simbolo della rinascita vegetale, con nelle mani lo scettro, il pastorale e il “flagellum”.
SOKI (Giapponesi). Divinità del Pantheon giapponese meglio nota col nome di «Buon gigante». Era in lotta continua con i dèmoni e con gli spiriti maligni per impedire loro di tormentare gli esseri umani.
SOKO v. Nyo-O.
SOKO-NO-KUNI (Giapponesi). Altro nome con cui i giapponesi Shintoisti designano il Regno dell’Oltretomba. Il termine equivale a «Paese degli abissi» con riferimento alle profondità della terra in cui il Regno è situato (v. Ne-No-Kuni).
SOLIMANI (Islamici). Monarchi preadamiti che una tradizione musulmana dice aver posseduto il Governo universale della Terra molti secoli prima di Adamo, e aver comandato ad esseri della loro specie, ma diversi da quelli venuti dopo Adamo. Ne sarebbero esistiti quaranta. Sembra che avessero più di una testa, talvolta animalesca, molte braccia e più corpi, che possedessero uno scudo e una spada fulminante e una corazza che indossavano nelle interminabili guerre contro i dèmoni. Tali armi magiche venivano tramandate di padre in figlio.
SOMA (Indiani). In origine pianta favolosa il cui succo, molto simile a quello della persiana Haoma, costituiva la bevanda che donava immortalità agli dèi. Col passare del tempo la pianta S. da donatrice di eterna giovinezza passò al rango di divinità vera e propria indipendente con caratteri e aspetti vari, tantoché venne immaginata come un uccello, o come un gigante o come un elefante, ma sempre come entità purificatrice che dona l’estasi della conoscenza, cura i mali e accresce l’intelligenza. In epoca tarda S. divenne dio della Luna e sotto questo aspetto assunse il nome di Chandra il Luminoso e di Oshadipati, re delle erbe (v. anche Prajapati). Secondo la mitologia puranica, Chandra-S. ebbe ventiquattro mogli, tutte figlie del dio vedico Daksha, identificate poi negli asterismi lunari. Il suo amore preferenziale per Rohini, la quarta, suscita la gelosia delle altre mogli, le quali protestano presso Daksha che, per vendicarle, condanna C. alla sterilità e ad una lenta consunzione. Nella leggenda dell’amore di S. per Rohini e nella conseguente punizione da parte del suocero si vuole vedere una spiegazione del fenomeno delle fasi lunari. Ne riferiscono: S. B. Dasgupta in “Obscure Religious Cults”; Angelo Morretta in “Miti Indiani”.
SOMANATHA v. Chandra.
SOMEIRAH (Indiani). Montagna favolosa situata al centro della terra; dietro di essa si nascondeva il sole all’ora del tramonto.
SOMMONA v. Chichimuni.
SOMMONA CODOM (Indiani). Principale divinità dei Siamesi. In origine pare sia stato uno sciamano, abitante nella penisola al di qua del Gange, che poi avrebbe abbracciato l’ordine dei Talapoini, monaci siamesi che vivono in castità, penitenza e preghiera per il bene comune degli uomini (il nome talapoino deriva dal peguano antico “ta-poi”, «mio Signore») assumendovi il nome S., che in lingua bali significa «Talapoino dei boschi». I Siamesi lo chiamano anche “Propauti-Jchanon”, letteralmente «il Grande Potente Signore». Secondo la leggenda, S. nacque da un fiore spuntato dall’ombelico di un fanciullo; secondo altri, dal re di Teve-Lanka (Ceylon) e da una madre vergine detta “Matra Maria” (la Grande Madre), nome che ha dato luogo a molti singolari paralleli. Da adulto S. si fece ammirare per bontà, coraggio e saggezza e fu esempio ai sudditi per disinteresse, pazienza e carità. Prevedendo la sua fine, S. C. lasciò l’impronta dei suoi piedi nel Siam e nell’isola di Ceylon, che pertanto divennero meta di frequenti pellegrinaggi. I Siamesi credettero sempre nei suoi miracoli e a tutt’oggi venerano le sue immagini nei templi (v. anche Tevatat).
SONGUATZ SOMNITZ (Giapponesi). La seconda delle cinque grandi feste celebrate dagli Shintoistiin onore della dea Ben-Saiten. E’ principalmente destinata alla ricreazione delle fanciulle cui i loro genitori danno un grande banchetto al quale sono invitati i parenti più prossimi e gli amici. Il festino ha luogo in una grande sala adorna di alcuni fantocci rappresentanti i membri della corte dei Dairi, e dall’immagine di un idolo denominato «Finakuge». Dinanzi all’idolo ed ai fantocci vi è una tavola imbandita con focacce, bevande e dolci vari che le fanciulle offrono ai convitati con una tazza di sakè (distillato di riso). Al termine del banchetto si onora la dea Ben-Saiten, patrona della festa.
SOPED v. Sopedet.
SOPEDET (Egizi). Antica dea, sposa di Soped, il Signore d’Oriente; rappresentava la stella Sirio (Sothis) ed era molto venerata dagli egizi perché il suo apparire annunciava l’inizio delle benefiche inondazioni del Nilo; come tale assumeva l’appellativo di Renpet. In seguito venne associata a Hathor e identificata con Iside.
SORDO DEL CIELO v. K’nei-sing.
SOTHIS v. Sopedet.
SOVA (Africani). Nome che i negri Quoias della costa liberiana danno al diavolo.
SOVAS-MUNUSIM (Africani). Il nome significa «Avvelenatori e Succhiatori di sangue». Presso i Quoias della Liberia indica una specie di geni malefici, nemici del genere umano, capaci di succhiare in un attimo il sangue di un uomo o di un animale. Sono i vampiri africani.
SOW v. Shu.
SRADA (Indiani). Antica dea vedica; era pura astrazione e il suo nome significa Fede. S. infatti è anche il nome della preghiera che si recita in occasione di morte.
SRADHADEVA v. Yama.
SRAOSHA (Persiani). Dio persiano, personificazione dell’Obbedienza e della Verità; suo simbolo era il gallo, perché pare che questo animale mettesse in fuga col suo canto mattutino i demoni della notte. S. era anche un dio protettore degli uomini dagli spiriti maligni. Insieme con Mitrha vigilava, sul ponte Cinvant, le anime dei defunti che si avviavano al Paradiso. Nel “Vendidad” è nominato come il «Santo Vendicatore dei Daevi» (v. anche Aesma).
SRIDEVI v. Lakshmi.
SRINATHA v. Vishnù.
SRINGARAYONI v. Kama.
SSU MA CH’IEN (Cinesi). Primo grande storico-critico della corte imperiale Han (206-9 a C.) che a seguito della distruzione dei resti storici cinesi voluta dall’imperatore tiranno Ch’In, dopo l’unificazione militare della Cina, per timore di dissensi intellettuali, dette inizio ad una colossale opera di ricostruzione storica che portò a termine ad onta della terribile mutilazione inflittagli dal suo imperatore (fu evirato), intollerante della sua inflessibile integrità. L’opera di S., tramandata col titolo di «Memorie dello Storico», comincia con le origini del popolo cinese riferendosi ad una successione di imperatori leggendari, seguito dalle tre dinastie dei Hsia (non verificabile archeologicamente), dei Shang (1523-1300 a C.) e dei Chou (1027-771 a.C.)
SUANU (Africani). Il nome significa «divoratore di uomini»; viene dato a una divinità che, secondo una credenza degli indigeni dell’Africa centro-occidentale, veglia sulle capanne e tiene lontani gli spiriti maligni. Il nome di S. è dato anche agli spiriti dei defunti deceduti per morte violenta.
SUBHADRA v. Gaganath.
SUBRAMANYA v. Cander Shasti; Manar Suamy.
SUCCOT-BENOT (Mesopotamici). Divinità babilonese menzionata nella Bibbia. I suoi attributi sono piuttosto oscuri e le sue origini incerte.
SUCHI o SUKRA (Indiani) Personificazione del pianeta Venere; amante dell’Indra vedico.
SUDARSOMA (Tibetani). Favolosa città celeste cintata da sette mura d’oro; vi dimorano trentatré dèi che vegliano sul Tibet.
SUDDHODANA (Tibetani). Padre del Buddha Guatama; capo di una repubblica aristocratica sulle pendici meridionali dell’Himalaya, ai codini del Nepal.
SUDHANVAN v. Ribhu.
SUDRA (Indiani). La quarta casta indù (v. Brahmani).
SUGIN (Giapponesi). Nome postumo dell’imperatore giapponese Miki-Hiri-Hiko, decimo successore del divino Gimmu Tenno. Il nome significa «Veneratore degli dèi». S. eresse un tempio al dio Iso-No-Kami, nella regione dello Yamato, distretto di Yambe, dove in seguito venne custodita la Sacra Spada che i Giapponesi venerarono come simulacro del grande dio Futsu (non identificato); secondo il “Kojiki”, quella spada molto probabilmente apparteneva ad un valoroso guerriero e i Giapponesi, invece di onorare l’eroe, deificarono la Spada. Secondo “Nihongi”, S., fedele al culto della dea Amaterasu, ne ampliò il rituale e custodì il simulacro della dea, uno specchio, cioè l’anima di Amaterasu, in un tempio che fece erigere in onore del dio Kasanui a Ise. Prima di S., il simulacro di Amaterasu veniva conservato nella residenza stessa del sovrano e precisamente nella camera da letto. Come imperatore, S. si batté per estendere il suo dominio in ogni direzione. Fu il primo sovrano a stabilire tasse regolari per il popolo, a promuovere l’agricoltura e a dirigere i primi templi in onore degli dèi della stirpe regnante dello Yamato; templi che consistevano, allora, in arbusti sacri presso cui sorgeva la dimora di una sorta di vestale, incaricata della custodia e della cura di quei templi-arbusti.
SUGRIVA (Indiani). Re delle Scimmie del Sud o tribù di Vanara. Aiutò Rama a sconfiggere Ravana per la conquista dell’isola di Lanka (Ceylon). Il suo regno fu usurpato dal fratello Kishkinda.
SUITENGU v. Oho-Wata-Tsu-Mi.
SUKHAVATI v. Amitabha.
SUKHOS v. Petesukhos.
SUKHRAGE v. Rocail ben Adam.
SUKU-NABIKO (Giapponesi). Dio nano figlio della Divina Provvidenza; compagno fedelissimo di Oho-Kuni-Nushi che, come lui, indossava abiti fatti di ali di farfalle e di minuscole piume. Esperti nell’arte della medicina, i due dèi si prodigarono per la salute degli infermi, per la cura delle piante e per la riuscita di un buon raccolto. Secondo una leggenda popolare giapponese, S., detto anche «il Piccolo uomo famoso», trascorreva i giorni arrampicandosi sulle piante di miglio (tanto era minuscolo). Un giorno la piantina si piegò sotto il suo peso più del necessario e il piccolo dio venne catapultato nelle sfere celesti. Da allora si crede che S. ritorni ogni anno sulla terra per portare alla sua gente una calda primavera e per far conoscere agli uomini i benefici della sua medicina.
SUKRA v. Suchi.
SUMITRA v. Dasaratha.
SUMUZAN (Mesopotamici). Dio assiro, figlio di Shamash e di Aya. Presiedeva ai sogni.
SUNAJAKA (Giapponesi). Dea benevola di origine indiana. Per trasmettere la sua bontà e la sua letizia al perfido fratello Vinakava si adattò a sposarlo. Nel culto viene talvolta identificata col fratello e venerata col nome di Kwangiden.
SUNAMAN (Indiani). Fratello di Kansa re di Mathura. Fu debellato da Krishna.
SUNDARESVARA v. Shiva.
SUN-HSUAN (Cinesi). Ladrone cinese realmente esistito. Dopo morto i malfattori lo elessero loro protettore.
SUNKAHAI (Tartari). Idolo venerato dai Calmucchi.
SUN-PIN (Cinesi). Popolarissimo dio protettore degli artigiani. Stando ad un’antica credenza cinese, Sun-Pin fu in vita un grande comandante che, essendo stato mutilato ai piedi durante una battaglia, ideò delle protesi in cuoio che mascherarono la propria infermità. Per questa sua invenzione, dopo morto, venne considerato l’inventore delle scarpe e venerato come patrono dei calzolai.
SUPERNA v. Garutman.
SURA v. Asura Varuna.
SURABHI v. Kamadhenu; Kurma-Avatara.
SURANYAVANSA v. Ikshvaku.
SURA PARPIMA v. Cander Shasti.
SURPA-NAKHA (Indiani). Uno dei principali personaggi del “Ramayana”. Principessa dei Rakshashi, nemici di Rama. Furiosa perché respinta da Rama, incitò alla vendetta il fratello Ravana re di Lanka (Ceylon).
SURYA (Indiani). Dio vedico del Sole; il Grande Occhio dei Cieli che tutto vede e sorveglia. Analogamente all’Elios greco, viene rappresentato su un carro tutto d’oro trainato da sette folgoranti cavalli detti Harita o, secondo altri, dal cavallo con sette teste Etasha, espressione dei sette Raggi Splendori o dei sette Giorni della Settimana e col cocchiere Aruna il Rosso. Ha il capo ornato dal disco solare e tiene in una mano il loto, nell’altra la conchiglia di Vishnù e il Chakra. Sovrano delle Costellazioni, S. ha diritto, fra gli altri, agli appellativi di Bhaskara (Dio della Luce), Visvavat (il Brillante), Dinakara (Creatore del Giorno), Gabhastiman (Signore dei Raggi),Sahasrakirana. S. è considerato uno dei massimi Aditya e viene apparentato ad Agni (il Fuoco) come espressione della sua forma fisica in Cielo. Gli si attribuiscono diverse mogli, tra cui la ninfa Asvina, madre degli Asvin, dei della medicina vedica, e Sanjina, che gli generò i figli Manu come Vaivasvata, Yama e Yami, sorella e moglie di questi. A S. sono dedicati gli inni più belli del “Rig Veda” e dell'”Atharvaveda”. Tra i molti templi dedicati al S.-Sole, famoso è quello di Konarak nell’Orissa, che lo rappresenta come il Sole nelle quattro ipostasi (Mattino – Mezzogiorno Declino – Tramonto).
SUSANOWO (Giapponesi). Uno dei più grandi dèi dello Shinto giapponese; figlio del dio Izanagi e di Izanami, è fratello della dea solare Amaterasu. Il suo nome completo è Take-Haya-Susa-No Wo-No Mikoto e significa «Dio impetuoso e veloce». Presiede alla tempesta e a tutte le perturbazioni atmosferiche (v. anche Gozu Tenno). Il padre Izanagi lo destinò a governare su tutte le distese marine, ma poiché rifiutò, la potente divina sorella lo scacciò dal regno celeste e S. riparò nella provincia di Izuno, sulla costa giapponese, cioè Honsu, dove il dio e la sua progenie pare abbiano piantato una foresta tanto grande da raggiungere la Corea. Secondo il “Kojiki” di Yasumaro, il dio per vendicarsi della punizione inflittagli, iniziò a perseguitare la sorella, dea del Sole, fino a costringerla a rinchiudersi in una grotta buia privando così la terra della sua luce benefica. Tra le numerose leggende che riguardano S. primeggia quella dell’uccisione di un drago dalle otto teste; il dio lo abbatté dopo averlo ubriacato con otto bidoni di sakè avvelenato, per liberare una piccola dea, ultima sopravvissuta di molte sorelle divorate dal mostro, la quale divenne poi sua sposa, e quindi madre dei suoi figli con i quali entrò a far parte della mitica storia del Giappone.
SUSERI-BIME v. Oho-Kuni-Nushi.
SUTRA v. “Veda”.
SVARGA v. Indra.
SVARGAPATI v. Indra.
SVARLOKA v. Brahmaloka; Indra.
SVAROKISHA v. Manu.
SVASTICA v. Aryaman.
SVAYAMBHU v. Brahma.
SVAYAMBHUVA v. Manu.
SVETASVETARA (Indiani). L’undicesima “Upanishad” classificata fra le tredici più antiche o classiche. Tratta la dottrina del non-dualismo, sviluppata da Shankara, e la filosofia Vedanta.
SVETAVAJI v. Chandra.
SYDIK (Semiti). Dea fenicia dalle origini remote; avrebbe scoperto per prima il sale, insieme col dio della Giustizia Misor, col quale è venerata. Secondo Filone, S. era di origine greca e molto probabilmente era madre di Asclepio.