VACCA SACRA v. Aghnya.

VACH (Indiani). Logos; personificazione della Parola; divinità astratta generata dagli dèi, i quali si servivano della parola per comunicare agli uomini le leggi della conoscenza. Nel “Rig-Veda” V. è menzionata come figlia di Kama dio dell’Amore, e viene identificata con Sarasvati, sposa di Brahma, dispensatrice di intelligenza e saggezza.

VACHASPAII v. Brihaspati.

VADI-GEHENNEM (Islamici). Presso gli antichi musulmani è la valle dell’Inferno. Ha molto in comune con la Gehenna ebraica, dalla quale si crede abbia preso il nome.

VAGISVARI v. Sarasvati.

VAGRAPANI (Indiani). Nome di uno dei Dhyanibodhisattva; simboleggia la morale nella sua totalità e ha come emblema il fulmine.

VAGRAVARAHI (Indiani). Nome di una delle Dakini.

VAHNI v. Agni.

VAICONDON-YAGADECHI (Indiani). Festa di grande importanza in onore di Vishnù, che si celebra in dicembre. I vishnuiti digiunano tutto il giorno e passano la notte vegliando e pregando.

VAIKUNTHA (Indiani). Paradiso di Vishnù. Il dio vi regna sovrano col suo destriero-uccello Garuda.Vi saranno ammesse le anime di coloro che in vita gli furono fedeli, e come premio per le buone opere compiute esse verranno trasformate nella stessa sostanza di Vishnù. Da V. il dio prende il nome di “Vaikunthanatha”.

VAIREVERT (Indiani). Divinità minore, terzogenito di Shiva. Il dio lo creò dal proprio fiato per distruggere l’orgoglio dei penitenti e per umiliare Brahma che gli contendeva la supremazia sulla Trimurti. A Brahma infatti Shiva strappò una delle sue teste e vuotata del cervello l’adoperò come coppa per contenere il sangue dei penitenti uccisi. Secondo una profezia indiana V. per ordine del padre Shiva apparirà alla fine dei secoli e distruggerà il mondo. Viene rappresentato di colore turchino con tre occhi, due denti a forma di mezzaluna, una collana di teschi intorno al collo, nelle mani una corda e il cranio di Brahma; la sua cavalcatura è un cane. Ha molti templi sparsi per tutta l’India, ma viene venerato specialmente a Kalchi nella regione del Gange.

VAIROKANA (Indiani). Uno dei cinque Dhyanibuddha; essenza pura sprigionata dal Buddha Primordiale. Forse in origine era una divinità solare perché l’attributo che lo distingue è proprio il disco del sole. Vigila sul cielo del Nord e ha come colore il rosso. Il suo culto passò in Giappone, dove egli ebbe onori col nome Dainici, e in Cina col nome P’i-Lu-fo.

VAISHNAVI v. Sapta Matrika.

VAISRAVANA v. Lokapala.

VAISVANARA v. Agni.

VAIVASVATA v. Manu.

VAJAYANTA (Indiani). Il palazzo d’oro di Indra, situato nel suo paradiso Svarloka.

VAJIRA v. Indra.

VAJRAPANI v. Indra.

VALA-KHILYAS v. Kratu.

VALMIKI v. Ramayana.

VAMANA (Indiani). Quinto avatara di Vishnù incarnato come nano durante il Treta-Yuga. Dio severo e potente che da nano si trasforma in gigante (Trivikrama) e riesce a ottenere dal despota Bali, che si era impadronito dell’Universo, il dominio del Trimundio (i mondi del Cielo, della Terra e delle Regioni Sotterranee); poi, per magnanimità, restituisce a Bali il governo del terzo Mondo (Patala).

VANAMALIN (Indiani). Uno dei tanti appellativi di Krishna. Il termine significa «Cinto di fiori di bosco».

VANARA v. Sugriva.

VARAHA (Indiani). Terzo avatara o reincarnazione di Vishnù. Il dio prese la forma del cinghiale Emusha dalle cento braccia per uccidere il mostro Hiranyaksha, demone «dall’occhio giallo» che aveva fatto sprofondare Prithvi (la terra) nel profondo degli abissi oceanici. V. riuscì a portare la Terra in superficie soltanto dopo mille anni. Ebbe come moglie Varahi.

VARAHI v. Varaha; Sapta Matrika.

VARLACHINI (Indiani). Antica festa indiana che si celebrava nel mese di Avani (agosto) in onore di Lakshmi, dea della Bellezza e della Fortuna. Vi partecipavano soprattutto le Baiadere. Durante la festa bisognava osservare un parziale digiuno e celebrare nelle case il rito del Putchè alla presenza di sacerdoti Brahmani. Per la circostanza gli uomini si legavano un nastro giallo al braccio e le donne invece attorno al collo.

VARILOMA v. Varuna.

VARISVANARA v. Agni.

VARUNA (Indiani). Il più importante dio vedico dopo Indra e Agni. Capo degli Aditya, dio supremo delle Acque celesti e terrestri e per questo paragonato al Nettuno della grecità classica. Personifica il Cielo e la Notte. Col fratello Mitra, il sole vedico nella forma di Mitravaruna, è l’ordinatore divino dell’Universo intero. Staccatosi da Mitra, V. diventa il simbolo delle acque marine e acquista gli attributi di “Variloma” (Chioma dei Mari), di “Kesha” (Sovrano delle Acque), e “Jalapati” (Dio degli Animali Acquatici). Per questi simboli viene rappresentato di colore azzurro, a cavallo del coccodrillo-pesce Makara; immagine molto diversa dal V. antico, quasi sempre effigiato al centro del cielo mentre spia i peccatori col suo occhio divino e guarda «ciò che è fra i due Semimondi (Cielo e Terra) e ciò che è aldilà» (“Atharvaveda” VI 16). Anche nel “Rig-Veda” V. è invocato come sovrano osservatore dell’ordine cosmico. Altri appellativi più noti di V. sono: Prachetas, Amburaja, Uddama, Yudapati. Ha come moglie Varunani o Sura, dea del Vino, emersa dall’Oceano di Latte. Una scultura del dio a cavallo di Makara è visibile nel tempio di Ramnagar nell’India del Nord.

VARUNANI v. Varuna.

VASISTHA (Indiani). Dio vedico della Saggezza; uno dei Rishi Prajapati.

VASSANT v. Kama.

VASTOSH-PATI (Indiani). Dio brahmano, figlio di Brahma e patrono di tutti i riti religiosi che si celebrano nelle dimore degli Indiani.

VASU (Indiani). I Benefici; gruppo di otto divinità connesse con gli Elementi. I loro nomi: Anala (Fuoco), Apa (Acqua), Dhara (Terra), Anila (Vento), Prabhasa (Aurora), Soma (Luna), Paratyusha (Luce). In altri testi compare Dhruva (Stella Polare), in altri ancora esistono forme dialettali degli dèi V. Elementi nella loro doppia condizione, complessa e ardua da capire per gli occidentali.

VASUDEVA (Indiani). Padre mortale di Krishna, detto anche Anaka-Dundubhi, che significa Rullo di Tamburi, per ricordare che gli dèi del cielo, sapendo che doveva nascere il padre terreno di Krishna, accompagnarono i suoi vagiti con il rombo dei tamburi celesti.

VASUKI (Indiani). Serpente divino, re dei Naga-Serpenti. Vishnù lo adopera come corda nel processo del Kurma-Avatara. Nella mitologia indù V. simboleggia il tempo.

VASUPATI v. Shiva.

VAYU (Indiani). Dio vedico del Vento, compagno dei Marut, divinità delle nuvole; benché violento di carattere, V. è benevolo e purifica l’aria col suo soffio impetuoso. E’ nominato nel “Rig-Veda” e gli è dedicato un intero “Purana”, il “Vayu-Purana”. Nelle immagini appare a cavallo di una gazzella e regge in mano i simboli degli attributi atmosferici. Porta anche il nome di Patana (il Purificatore) e Gandhavaha.

VECCHIO DELL’OBI (Tartari). Dio-pesce, patrono della pesca, invocato dai popoli uro-finnici residenti negli Urali. Il Vecchio dell’Obi è di legno, ha gli occhi di vetro e un grugno porcino infilzato da un uncino di ferro, simbolo della pesca. I Tartari gli fanno cambiare dimora ogni anno trasportandolo solennemente su una barca apposita, in genere vicino ai luoghi pescosi, dove i pescatori per riconoscenza gli ungono il muso di grasso e infilano nell’uncino i primi frutti della giornata.

VEDA (Indiani). Il termine significa Sapienza o Divina Conoscenza; viene dal sanscrito e designa i quattro più antichi libri composti tra il 1500 e il 500 a.C. e che avrebbero come autori i Rishi. Sono considerati la base di tutta l’organizzazione sociale e religiosa indiana, da cui deriva la dottrina del Vedismo e la filosofia Vedanta. I V. sono in ordine cronologico: “Rig-Veda”; “Sama-Veda”; “Yajur-Veda”; “Atharva-Veda”. In un secondo tempo i V. vennero commentati dai Brahmani per chiarirne i profondi significati e si ebbero così i Brahmana e le “Upanishad” (v. anche Vyasa; Yaska,); nel terzo periodo apparvero i “Sutra” e i “Shastra”, anch’essi costituiti da commenti di carattere astronomico e scientifico.

VEDAYASA v. Vyasa.

VENDIDAD v. Avesta.

VENERABILE CELESTE DELL’AURORA DI GIADA e VENERABILE CELESTE DELLA PRIMA ORIGINE v. Augusto di Giada.

VERETHRA o VERETHRAGHNA (Persiani). Dio guerriero particolarmente venerato in Armenia, dove i guerrieri lo ritenevano un genio della vittoria col potere di incarnarsi negli eroi per distruggere i draghi. V. è il corrispondente avestico dell’Indra vedico.

VIBHICHANA (Indiani). Fratello minore di Ravana. Uomo saggio e dotato di ogni virtù, che si adoperò per dissuadere il fratello dal combattere contro Rama al quale Ravana aveva rapito la moglie Sita. Dopo aver liberato Sita, V. abbandonò il fratello e dietro consiglio di Shiva si alleò con Rama il quale, per premiarlo, lo insediò sul trono di Ravana che egli stesso aveva ucciso.

VIDIA-DHARA (Indiani). Divinità inferiori dimoranti nella regione intermedia fra il cielo e la terra. Il termine sta per Possessori della Conoscenza; sono dèi benevoli che hanno il potere di prendere qualsiasi forma. Fanno parte del corteo di Indra.

VIGNESHA v. Ganesha.

VIJAYA v. Durga.

VIKRAMADITYA v. Chakra.

VINA (Indiani). Caratteristico strumento musicale a quattro corde di antica origine, figura spesso nelle immagini delle divinità maggiori e nei testi sacri. Se ne dice autore Narada.

VINAKAYA v. Kwangiden.

VINATA v. Garuda.

VIRABHADRA (Indiani). Figlio o, più comunemente, incarnazione terrificante di Shiva. Secondo il “Vayu-Purana” è dotato di mille teste, mille occhi e mille piedi, è armato di spada ed è rivestito di una pelle gocciolante sangue.

VIRASENA v. Nala.

VIRATARUPA (Indiani). Nota immagine di Krishna nella forma di Dio Supremo. E’ composta da alcune parti di diversi animali rappresentanti il Corpo Universale.

VIRUDHAKA v. Lokapala.

VIRUPAKSHA v. Lokapala.

VISHA v. Kurma-Avatara.

VISHNU’ (Indiani). Grande dio di origine vedica, seconda persona della Trimurti (Bhagavant, Dio Beatissimo) con Shiva e Brahma. Dio supremo dei Vishnuiti, al quale è dedicato il “Vishnù Purana”, composto da duemilatrecento versi, narrato dal Rishi Parasara, seguace di Maitreya. Per gli Indiani esistono due V.: quello antico del “Rig-Veda”, e quello dei “Purana” universalmente conosciuto dai Vishnuiti. Il V. vedico è l’«Onnipotenza divina», personificazione del Sole luce dell’Universo; è il “Trivikrama” simboleggiante il dominio dei Tre Mondi (Trimundio); è “Achyuta” (il Sempiterno); è la luce nelle sue tre manifestazioni: fuoco, luce, sole o le tre posizioni del sole: a Levante, allo Zenit, a Ponente. Alleatosi con Indra, lotta per la distruzione del Serpente-demone Vritra nemico delle acque celesti e simbolo del Male. Sotto questo aspetto è caratterizzato dai simboli del Chakra, emblema del suo potere universale, di Panchajanya, della Mazza Komodah, segno della sua antica potenza, e del loto Padma, sigillo della sua manifestazione divina. Il V. puranico è lo Spirito Supremo che si materializza nelle Acque Primordiali (Narayana) e diventa preservatore del mondo e restauratore del bene, scende dieci volte sulla terra e si incarna in dieci esseri diversi per manifestarsi agli uomini. Per la tradizione le principali incarnazioni o avatara di V. sono dieci: 1. Matsya (avatara Pesce); 2. Kurma (avatara Tartaruga; v. Kurma-Avatara); 3. Varaha (avatara Cinghiale); 4. Narasimha (avatara Leone); 5. Vamana (avatara Nano); 6. Parasurama (Rama con la scure), 7. Rama o Ramachandra, 8. Krishna Nero; 9. Buddha; 10. Kalki. Gli avatara 4, 5 e 6 appartengono alla categoria degli «avatara eroici». Moltissimi sono i nomi di V.; primeggia fra tutti quello di Hari, il Sublime, il Misericordioso, protettore delle anime dei defunti. Tradizionalmente V. è rappresentato giovane e sorridente, di colore azzurro cupo, con quattro braccia e quattro mani recanti i suoi simboli di potere, il capo incoronato da una tiara, a cavallo del suo destriero-aquila Garuda. In altre sculture di Ellora e di Mahabalipurana, il dio appare dormiente (Anantasayim; v. Sesha) con accanto la fedele moglie Lakshmi oppure con un’altra delle sue spose, la gentile Bumidevi. In quanto sposo di Lakshmi assume il nome di Srinatha. Neriferiscono: Janin Miller in “I Veda”; D. R. Patil in “Cultural History from the Vayu-Purana”; Angelo Morretta in “Miti Indiani”.

VISHPERED v. Avesta.

VISHVADEVA (Indiani). Nei “Veda” e nelle preghiere indù è il nome generico che si dà a tutti gli dèi.

VISVAKARMAN (Indiani). Inizialmente epiteto comune a tutte le divinità indiane; col passare dei secoli personificò il potere creativo nel senso celeste e terrestre e coi nomi Takshaka e Tvashtar definì l’Architetto dell’Universo e il foggiatore delle armi degli dèi, quali il disco di Vishnù, il tridente di Shiva, la lancia di Kartikeya e molte altre. E’ una specie di Vulcano indù ma molto più complesso perché, secondo i “Purana”, l’Architetto ha creato il cielo e la terra e le dimore degli dèi. Il “Mahabharata” nomina V. come Signore delle Arti e Fondatore dell’Artigianato. In alcune rappresentazioni moderne infatti, il dio appare seduto su un trono e tiene nelle mani una riga (il metro), un arnese da muratore e il “Silpa-Shastra”, compendio di architettura. In un’immagine antica è come un uomo dall’aspetto solenne che conta con le dita delle mani, a simboleggiare il calcolo geometrico della creazione.

VISVAMITRA v. Savitri.

VISVAPANI v. Dhyanibodhisattva.

VISVAVAT v. Surva.

VISVESVARA (Indiani). Noto appellativo di Shiva in veste di Signore di Benares-Varanasi.

VIVAHVANT v. Yima.

VIZARESA (Persiani). Demone malefico della Morte. Si impossessa del corpo degli uomini malvagi appena morti per appropriarsi della loro anima.

VOHU-MANAH (Persiani). Il Buon Pensiero; uno dei sei Amesha Spenta. Genio benevolo preposto al bestiame.

VRITRA o WRITRA (Indiani). Mostruoso demone-serpente simbolo del Male. Nella mitologia indo iranica è un dio pre-diluviano, un Asura. Titano nemico della luce del Sole e delle Acque celesti e terrestri; sempre in lotta con Indra apportatore di pioggia benefica, dal quale infine verrà ucciso. Ha anche l’appellativo Ahi.

VURUSEMA (Ittiti). Antica divinità, venerata come dea del Sole.

VYASA (Indiani). Letteralmente il Sistematore, probabilmente un avatara di Vishnù o di Rama, cui si attribuisce il riordinamento dei “Veda”; per questo prende il nome di “Vedayasa”. Riordinò anche il “Mahabharata”, riunendo in ordine cronologico tutti i racconti popolari concernenti il conflitto dei Bharata. Secondo i “Purana”, il sistematore dei “Veda” non sarebbe un solo V. ma altri trentotto autori dello stesso nome, appartenenti alla stessa stirpe.