VAIRAUMATI v. Oro.

VAKEA o WAKEA (Oceaniani). Divinità cosmica luminosa, secondo il mito della creazione delle isole Hawaii. Impersona il principio maschile vivificatore (il Sole), che sconfigge la gelida notte primordiale. Sposa Papa (la Terra) e con lei crea le isole Hawaii, Nihau e Kaula. Stanco di Papa si unisce con Hina, figura lunare, e dà origine all’isola di Molokai. V. è l’equivalente del dio Rangi, venerato nella Nuova Zelanda.

VARI MA TE TAKERE (Oceaniani). Nella mitologia di Haiti è il principio femminile origine prima di tutte le cose. Dimora nell’Avaiki, nel settore del silenzio, insieme col figlio Vatea, antenato degli dèi e degli uomini. Secondo una credenza haitiana, V. M. T. T con alcuni brandelli di carne strappati a morsi dal suo corpo, creò l’Eco, i Venti e gli Uragani. Si unì a Papa e con lei salì verso la Terra della luce.

VARI RUNA e VIRACOCHA RUNA (Peruviani). Giganti indigeni o uomini di guerra, che vissero nelle quattro epoche antiche o Ere solari anteriori alla quinta, quella attuale; le quattro Ere furono distrutte, secondo l’antica tradizione incaica, da quattro catastrofi ineluttabili.

VARNA TAATA v. Oromatua.

VATEA v. Vari Ma Te Takere.

VEETINI (Oceaniani). Personaggio leggendario delle isole Cook. Inventò i lamenti funebri, i canti e le danze da eseguire in suffragio delle anime di coloro che muoiono per morte naturale. Gli indigeni di quelle isole credono che per le anime di costoro esista un Oltretomba diverso da quello delle anime di coloro che periscono per morte violenta. Il giovane V., che tornò in vita proprio grazie ai lamenti appassionati dei suoi congiunti, insegnò alla sua gente il modo di celebrare i riti, di offrire cibi graditi ai defunti e di eseguire lamenti capaci di commuovere gli spiriti maggiori che nel mondo delle tenebre presiedono alla pace di tutte le anime.

VERGINI DEL SOLE (Peruviani). Istituzione degli Incas di cui faceva parte un certo numero di fanciulle, che non dovevano avere più di otto o dieci anni e che venivano rastrellate nei più sperduti villaggi del Perù. Una sorta di Vestali romane consacrate al dio Sole le quali, oltre a essere pure e caste, dovevano essere bellissime e avere un corpo perfetto. Erano chiamate Aclla, perché fino ai quattordici anni venivano allevate nell’Acllahuasi o Casa delle donne elette dove vivevano, sotto la protezione delle Mamaconas, servendo il loro dio e imparando i mestieri femminili, come filare, tessere, ricamare e pregare. Venivano nutrite molto bene e soprattutto si controllava che la loro verginità rimanesse inviolata. Se qualcuna si cacciava in qualche guaio era bruciata viva, il suo amante strangolato e il villaggio di quest’ultimo dato alle fiamme. Benché V. d. S., le ragazze erano considerate spose dell’inca in carica; la maggior parte di esse, specialmente le più graziose, finivano nell’harem dell’inca, dal quale venivano regolarmente ingravidate. Di tanto in tanto gli harem (l’inca ne aveva dappertutto per essere rallegrato nei suoi viaggi) venivano sfollati e le scartate rispedite alla terra d’origine dove, in qualità di spose dell’inca, godevano della massima rispettabilità.

VIRACOCHA (Peruviani). Una delle principali divinità degli antichi Peruviani; signore del cielo e degli uomini, considerato il capostipite degli Incas regnanti nel Perù dopo gli Yuncas; spesso identificato con l’ultimo leggendario eroe inca Pachacamac, il termine equivale a Colui che dona la vita, tanto che i due nomi venivano talvolta combinati in Viracocha Pachacamac. Secondo la versione di W. Westphal, V. emerse dalle acque del lago Titicaca, civilizzò il Perù, costruì palazzi e statue e poi sparì, ritornando donde era venuto. Come Pachacamac, questo Essere supremo aveva un solo tempio in tutto il Perù, ma godeva di un intenso culto che risaliva all’epoca preincaica, quando nel paese abitavano gli indios Aymara, soggiogati poi dagli Incas. In altre leggende incaiche, col nome di Coun, figura come figlio del Sole.

VIRACOCHA PACHACAMAC v. Viracocha.

VIRACOCHA RUNA v. Vari Runa.

VLISSO (Oceaniani). Personaggio mitico, un tempo venerato come dio della Guerra dai Papua della Nuova Guinea Settentrionale. Presiedeva ai più importanti combattimenti e il suo simulacro dotato di una lancia unta con olio di cocco veniva portato in tutte le spedizioni belliche. Attualmente Vlisso è il dio della Caccia e alla sua statua si offrono le interiora della selvaggina uccisa, noci di betel e tabacco. Le presunte Ossa di Vlisso (in realtà residui di ossa umane e di maiale) sono custodite in una piccola cassa sistemata sull’altare di una capanna.

VOLADOR (Messicani). Nome che gli Spagnoli davano alla cerimonia campestre del Palo sacro (yaxché). Era uno sport pericoloso, che i Maya e gli Aztechi chiamavano Xocotl e praticavano nelle ricorrenze religiose che si concludevano al solstizio d’inverno nel mese di Xocotlhuetzi. Consisteva nel far volteggiare quattro baldi giovani, legati con la testa ingiù e appesi alla cima di un palo; un quinto giovane segnava il tempo dei volteggi con un tamburo, aumentando velocemente il ritmo, fino a che i quattro giovani apparivano come in un disco dalle tinte sfumate oppure si sfracellavano al suolo. Per i Maya, quei giovani rappresentavano gli eroi vissuti nella quarta Era solare, oppure i quattro dèi Bacab, sostenitori dei quattro angoli del mondo. Per gli Aztechi, i cinque giovani del Xocotl simboleggiavano le cinque Ere solari. Dopo l’arrivo degli Spagnoli il gioco del V. si diffuse in molte zone dell’America Centrale.

VOODU o VUDU (Oceaniani). Rito di origine africana, che i negri delle Antille celebrano per invocare i grandi Loa o spiriti del Pantheon vooduista haitiano. Presiede al culto un hungan o sacerdote il quale, durante il cerimoniale, incarna la divinità invocata e riceve le preghiere dei partecipanti. Le sacerdotesse, chiamate Mambo, non intervengono attivamente alla liturgia, ma ne controllano l’andamento e la regolarità. Nel rituale, molto suggestivo, uomini e donne iniziano le danze con ritmo pacato, che culmina gradualmente in una specie di ossessione collettiva degenerante in manifestazioni erotiche con fenomeni epilettoidi.