CAANTO (Greci). Figlio dell’Oceano e di Teti. Per vendicarsi di Apollo, che gli aveva rapito la sorella Melia, incendiò il bosco Ismenio, consacrato al dio. Apollo lo punì trafiggendolo con le sue frecce.
CABIRI (Greci). Geni benevoli del fuoco vulcanico; infondevano la forza generatrice nella natura e proteggevano i campi e i raccolti. La loro origine è oscura e controversa. Per taluni studiosi sono nati da Efesto e da Cabiria, oppure da Zeus e da Era. Per altri sono di origine fenicia (v. la voce nella sezione seconda). Si chiamavano Axiros, Axiokersa, Axiokeros e Kasmilos. Il loro culto, assai diffuso tra i Fenici, fiorì specialmente in Beozia e in Samotracia dove, in loro onore, si celebravano le cerimonie più rinomate, le Cabirie e i Misteri Samotraci. I Cabiri erano anche considerati protettori dei naviganti.
CABIRIA (Greci). Soprannome attribuito alle dee Demetra e Persefone, in quanto associate al culto dei Cabiri.
CACA (Romani). Antichissima divinità italica del Fuoco, venerata dalle vestali. Per taluni dotti, C. era la sorella di Caco e aveva un tempietto a Roma.
CACO (Romani). Figura di ladrone scomparsa dall’antica religione romana; figlio di Vulcano abitava in una caverna sull’Aventino e terrorizzava i paesi vicini con le sue ruberie. Fu ucciso da Ercole quando sostò sull’Aventino, di ritorno dall’impresa di Spagna.
CADMO (Greci). Figlio di Agenore e di Telefassa o di Argiope, e fratello di Fenice, Cilice ed Europa. Quando Zeus rapì Europa, C. andò in cerca della sorella; non trovandola, consultò l’oracolo di Delfi che gli impose di seguire una vacca e di fondare una città nel luogo dove l’animale si fermasse. Nacque così la città di Tebe, la cui rocca fu da lui detta Rocca Cadmea. C. uccise poi il drago posto a guardia delle fonti di Ares e per consiglio di Athena ne seminò i denti: dalle zolle emersero uomini armati che si uccisero a vicenda. I cinque superstiti furono i capostipiti della nobiltà tebana; venivano chiamati gli Sparti. Dopo otto anni di prigione, durante i quali espiò la morte del drago, C. sposò Armonia e ne ebbe Autonoe, Ino, Semele, Agave e Polidoro. C. e Armonia, presaghi delle sciagure che avrebbero colpito i loro figli, implorarono dagli dèi la morte. Entrambi furono mutati in serpenti.
CADUCEO v. Ermes.
CAFEIRA (Greci). Figlia dell’Oceano; fu nutrice e vicemadre di Poseidone.
CAIETA (Greci). Nutrice di Erea e di Ascanio; seguì l’eroe in Italia, dove morì nei pressi di una baia o di un promontorio, che da lei prese il nome (oggi Gaeta).
CALAI v. Borea; Boreadi; Fineo; Orizia.
CALAMO v. Carpo.
CALCANTE (Greci). Figlio di Testore; famoso indovino che predisse la durata della guerra di Troia. Morì suicida, come prevedeva il suo Fato, quando conobbe nel bosco di Apollo a Colofone l’indovino Mopso, più valente di lui nell’arte di profetare. Prima di Mopso C. era inferiore, come profeta, soltanto a Tiresia. Il suo oracolo era molto consultato nella collina di Drio sulla Daunia (Confer Omero, “Iliade”, II.)
CALCEIA v. Efesto.
CALCIOPE (Greci). Figlia di Euripilo, re di Coo, amata da Eracle; secondo alcuni avrebbe generato Tessalo, che diede il nome alla Tessaglia.
CALCO (Greci). Re dei Dauni: fu mutato in maiale dalla maga Circe, infastidita dalle sue profferte amorose.
CALICE (Greci). Figlia di Eolo e di Enarete e sposa di Aetlio, da cui ebbe Endimione (secondo altri, invece, lo ebbe da Zeus).
CALIPSO (Greci). Ninfa figlia di Atlante e di Pleione; fu regina dell’isola di Ogigia, dove accolseUlisse naufrago, e lo trattenne per sette anni, offrendogli l’immortalità in cambio del matrimonio. Ulisse rifiutò ed ella, per volere di Zeus, lo lasciò partire. Dall’eroe ebbe un figlio, Ausonio. (Confer Omero, “Odissea, V.)
CALISTO o CALLISTO (Greci). Figlia di Licaone, re di Arcadia; ninfa cacciatrice al seguito di Artemide. Amata da Zeus (o da Apollo), ne ebbe un figlio, Arcade. Fu mutata nella costellazione dell’Orsa Maggiore.
CALLIOPE (Greci). Musa della Poesia epica e dell’Eloquenza. Amata da Eagro o da Apollo, generò Orfeo e Imene (secondo un’altra versione invece ebbe Orfeo e Lino da Eagro). Dal fiume Acheloo ebbe le famose Sirene. Veniva effigiata con una corona di alloro e con lo stilo in mano, nell’atto di scrivere su tavolette cerate.
CALLIPIGE (Greci). Soprannome di Afrodite; significa «Glutei belli».
CALLIROE (Greci). 1. Figlia dell’Oceano e di Teti; si unì a Crisaore, nato dal sangue sgorgato dalla testa di Medusa, e generò i terribili mostri Gerione ed Echidna. 2. Figlia del fiume Scamandro e moglie di Troe, dal quale ebbe Assaraco, Ganimede ed Ilo. 3. Figlia del fiume Acheloo; fu seconda moglie di Alcmeone, con cui generò Acarnano ed Anfotero.
CALLISTEA v. Tirreno.
CALLISTO v. Calisto.
CALVA (Romani). Epitero attribuito a Venere dalle donne romane, quando, all’epoca dell’assedio dei Galli, si recisero le chiome per farne delle funi con cui trainare le macchine da guerra.
CAMENE (Romani). Ninfe delle Sorgenti, del Canto e dell’Ispirazione profetica. In origine si chiamavano Casmene; presso Porta Capena, a Roma, avevano una fonte sacra dove erano venerate assieme alla ninfa Egeria. Dopo il terzo secolo a.C., le C. furono identificate con le Muse greche. La più celebre fu Carmenta.
CAMESES (Romani). Re italico, compagno, secondo la leggenda, del dio Giano.
CAMILLA (Romani). Figlia di Metabo, re di Priverno e di Casmilla. Succedette al padre come regina dei Volsci. Amante della caccia, fu al seguito di Diana. Alleatasi con Turno, combatté contro Enea, ma, nonostante il coraggio e il valore dimostrati, fu uccisa vigliaccamente dall’etrusco Arunte. Opi, ninfa di Diana, punì l’assassino trafiggendolo con le sue frecce. (Confer Virgilio, “Eneide”, VII.)
CAMPE (Greci). Mostro custode dei Titani nel Tartaro. Fu ucciso da Zeus per essersi rifiutato di liberare i Titani, che dovevano aiutare il dio a detronizzare Crono.
CAMPI ELISI v. Elisi Campi.
CANACE (Greci). Figlia di Eolo e di Enarete; amò perdutamente il fratello Macareo e ne ebbe un figlio. Eolo, accortosi dell’incesto, ordinò che il neonato venisse dato in pasto ai cani, e alla figlia mandò un pugnale perché riparasse con la morte la sua onta. Macareo sfuggì alla punizione paterna rifugiandosi a Delfi, dove divenne sacerdote di Apollo. (Ovidio, “Eroidi”, XI.)
CANCRO (Greci). Granchio che assalì Eracle durante la lotta contro l’Idra di Lerna (v. Zodiaco).
CANDAULO (Greci). L’ultimo degli Eraclidi, figlio di Mirso e re di Lidia; fu ucciso da Gige su mandato della propria sposa, infuriata contro di lui perché con l’inganno l’aveva fatta spiare nuda dallo stesso Gige.
CANDELIFERA “accento grave sulla i” (Romani). Divinità romana patrona delle puerpere. Durante il parto s’accendeva una candela votiva per propiziarsi la dea.
CANENTE (Romani). Figlia di Giano e Venilia; moglie di Pico re d’Italia. Famosissima per la dolcezza del canto, si consumò di dolore dopo la scomparsa dello sposo mutato in uccello dalla maga Circe. Insieme col marito fu annoverata fra gli dèi tutelari del paese.
CANOPO (Greci). Nocchiero della nave di Menelao di ritorno in patria dopo la caduta di Troia.Morì in seguito a un naufragio sulle coste egiziane per il morso d’un serpente. In quel luogo Menelao gli eresse un tumulo; più tardi in quello stesso luogo fu fondata una città che prese il nome da C. Quella città fu sede di un famoso santuario di Serapide (v. la voce nella sezione seconda).
CAOS o CHAOS (Greci). Lo spazio cosmico incommensurabile da cui ebbero origine tutte le cose del mondo. E’ personificato dall’Erebo (Principio dell’Oscurità), dalla Notte, da Gea e da Eros. I Greci considerarono il C. una divinità e la sistemarono fra gli dèi degli Inferi.
CAPANEO (Greci). Uno dei sette principi che presero parte con Adrasto alla spedizione dei Sette contro Tebe. Grande spregiatore degli dèi, nell’assalto alla città montò sulle mura e con temeraria audacia gridò che neppure Zeus l’avrebbe più fermato; Zeus, irato, lo fulminò, e il suo esercito, spaventato, si diede alla fuga. La devota moglie Evadne, non volendo sopravvivergli, si fece bruciare viva sul cadavere di lui.
CAPI (Greci). 1. Figlio di Assaraco, sposò Temi e generò Anchise, padre di Enea. 2. Compagno di Enea da cui, secondo la leggenda, prese il nome la città di Capua.
CAPRICORNO (Greci). 1. Caprone in cui si trasformò il dio Pan per sfuggire alla furia del gigante Tifone. Zeus lo pose tra le costellazioni. 2. Amaltea, la capra nutrice di Zeus.
CAPRIVORA (Greci). Epiteto di Era, derivato dall’usanza di immolare capre alla dea.
CARDA (Romani). Una delle divinità minori dei Romani; tutelava la salute degli uomini e il benessere dei bambini
CARDEA (Romani). Dea tutelare delle case dei Romani. Per la leggenda, C. era una ninfa che, violentata da Giano, ebbe come indennizzo per la perduta verginità il privilegio di tutelare le porte delle dimore romane.
CARIA v. Orfe.
CARICLO (Greci). Ninfa figlia di Apollo e moglie di Everete; generò Tiresia, il più celebre vate dell’antichità. Secondo alcuni, la ninfa si unì al centauro Chirone e ne ebbe Endeide e Ociroe.
CARIDDI (Greci). Figlia di Forco, o di Poseidone e di Gea, fu mutata in mostro marino da Zeus perché aveva rubato a Eracle i buoi di Gerione. Abitava in una rupe sul mare a poca distanza da Scilla dove tre volte al giorno ingoiava e vomitava l’acqua del mare travolgendo le navi di passaggio. Fra Scilla e C. fu costretto a passare Ulisse, perdendo in quella rischiosa impresa sei dei suoi compagni. Nella realtà Scilla e C. sono due vortici dello stretto di Messina. (Confer Omero, “Odissea”, XII, 308-328; Virgilio, “Eneide”, III, 675-680.)
CARIO “accento grave sulla a” (Greci). Figlia di Zeus e della ninfa Torrebia; insegnò agli abitanti della Lidia l’arte della musica che aveva appreso dalle ninfe; venne ricompensata con onori divini.
CARITI (Greci). Divinità greche della Grazia e della Vita in tutte le manifestazioni più serene: nella danza, nei giuochi, nei banchetti. Erano figlie di Zeus e di Era, oppure, secondo Esiodo, di Zeus e di Eurinome, o ancora, di Dioniso e di Afrodite, altri dicono di Elios e della ninfa Egle. Da Orcomeno il loro culto si estese ad Atene e a Sparta. Il loro numero è incerto, Esiodo ne nomina tre: Aglaia, Eufrosine, Talia. Due sono nella tradizione ateniese: Egemone e Auxo, e due in quella spartana: Cleto e Faenna. Di solito venivano raffigurate nude o coperte di tenui veli nell’atto di danzare. I loro simboli erano gli strumenti musicali, rami di mirto e di rose. I Romani le chiamarono Grazie.
CARMENTA (Romani). Una delle Camene; celebre profetessa divinizzata dopo morta e venerata come protettrice dei parti. Suo vero nome era Nicostrate, ma venne chiamata C., perché rendeva i suoi oracoli in versi (“carmen” = poesia). Assimilata alla Sibilla, ebbe in Roma un altare presso la Porta Carmentale, nella cerchia delle Mura Serviane, un sacerdote (“Flamen Carmentalis”) e le feste “Carmentalia”. Le Ninfe del suo seguito si chiamavano Carmente.
CARNA (Romani). 1. Divinità minore dei Romani, invocata come colei che protegge il cuore, le reni e le vene varicose. 2. Divinità romana venerata con il nome di “Dea Cardinis”, in quanto tutelava le case di notte. Le feste in suo onore, le “Carnaria”, istituite da Giunio Bruto, cadevano il primo giugno. 3. Dea degli Inferi che, per somiglianza dei nomi, venne col tempo confusa con Carda.
CARNEO (Greci). Epiteto di origine spartana, attribuito al dio Apollo quando, sotto forma di ariete,guidava i Dori nelle loro migrazioni.
CARNO (Greci). Musico e poeta figlio di Zeus e di Europa, caro ad Apollo.
CARONTE (Greci). Figlio dell’Erebo e della Notte; vecchio, canuto e ripugnante, traghettava le anime dei morti attraverso l’Acheronte, al di là dello Stige e del Flegetonte; come obolo pretendeva una moneta d’oro o d’argento; nella sua barca non poteva entrare alcun essere vivente se non era munito di un ramoscello d’oro destinato a Persefone; lo stesso Enea se ne munì per discendere nell’Averno a parlare col padre Anchise (Confer Virgilio, “Eneide”, VI.)
CAROPO (Greci). Uno degli appellativi di Eracle, molto usato in Beozia; sinonimo di Furioso, deriva dall’impresa compiuta da Eracle nell’Averno dove si recò per rapire il cane Cerbero. In Beozia esisteva un antro con uscita dall’Inferno, donde C. avrebbe snidato il calle tricipite (v. Nireo).
CARPO o KARPO (Greci). Dea dell’Estate. Figlia di Zefiro e di Clori, oppure delle Ore. Fu amata da Calamo, figlio del fiume Meandro, nelle cui acque ella annegò; Calamo, volendo riunirsi all’amante, implorò Zeus di aiutarlo. Fu mutato in canna, pianta che cresce presso i fiumi.
CARTAGO (Greci). Giovane figlia di Eracle Tirio e di Asteria, che Cicerone, nel “De natura Deorum”, nomina come sorella di Latona. Secondo alcuni studiosi la celeberrima città di Cartagine prese il nome da questa fanciulla, la quale dopo la morte fu onorata come dea. Il suo culto durò fino all’epoca della distruzione della città. Per altri autori, la città di Cartago sarebbe di origine fenicia, ingrandita da Didone nel nono secolo a.C.., epoca in cui crebbe ed ebbe il dominio del Mediterraneo; dal quinto secolo fu in lotta con i Greci di Sicilia e dal 264 al 146 contro i Romani, che la distrussero.
CASMENE v. Camene.
CASMILLA (Romani). Moglie di Mètabo, re dei Volsci, e madre di Camilla. Morì giovanissima, lasciando la bambina ancora infante alle cure del marito, che la portò con sé nei boschi, dove si era rifugiato dopo essere stato costretto dai sudditi ad abdicare.
CASSANDRA (Greci). La più bella delle figlie di Priamo e di Ecuba, detta anche Alessandra.Sacerdotessa amata da Apollo, ottenne dal dio il dono della profezia, ma per non aver corrisposto al suo amore fu condannata a non essere creduta. Predisse la sventura di Troia e si oppose invano ai suoi concittadini quando vollero introdurre il fatale cavallo di legno dentro la città. Caduta Troia C. si rifugiò nel tempio di Athena, dove Aiace d’Oileo la raggiunse e la violentò. Agamennone la strappò da Aiace e la portò con sé ad Argo, dove ambedue furono uccisi da Clitennestra, come da lei era stato profetizzato. Dopo morta ebbe onori divini e in molte città greche anche templi ed altari.
CASSANDRO v. Ebro.
CASSIFONE “accento grave sulla i” (Greci). La figlia che Ulisse ebbe dalla maga Circe; avrebbe sposato il fratellastro Telemaco, assassinandolo subito dopo le nozze per vendicare la propria madre che egli aveva ucciso.
CASSIOPEA (Greci). Sposa di Cefeo, re di Etiopia, madre di Andromeda; per volere di Perseo fu da Zeus mutata in una costellazione della Via Lattea.
CASTALLA (Greci). Ninfa amata da Apollo e dal dio mutata in una fonte sul Parnaso, che prese il nome dalla ninfa. La sorgente fu consacrata alle due Muse e allo stesso dio Apollo il quale donò alle sue acque il potere magico di ispirare il genio della poesia in coloro che la bevessero (Teocrito, “Idilli”, VII.)
CASTALIDI (Greci). Appellativo dato alle Muse cui era sacra la fonte Castalia.
CASTIANIRA v. Gorgizione.
CASTORE e POLLUCE (Greci). Celebri eroi greci chiamati Dioscuri (“Diòs-kuroi” = figli di Zeus). Loro madre era Leda, da Zeus mutata in cigno per poterla possedere. Secondo alcuni mitografi, i due giovani erano fratelli gemelli di Elena e Clitennestra; per altri C. e Clitennestra erano figli di Tindaro, legittimo sposo di Leda; per tale motivo Polluce, a differenza del fratello, era immortale. Coraggiosi entrambi, presero parte alla spedizione degli Argonauti. Nella lotta coi cugini Afaretidi, ai quali rapirono le fidanzate Febe e Ilaria, P. uccise Linceo, mentre C. fu ucciso da Ida. P. ottenne da Zeus di rendere il fratello partecipe della propria immortalità; da allora essi vissero un giorno nell’Olimpo e un giorno nel profondo dell’Ade. Infine furono mutati nella costellazionedei Gemelli. I Greci li divinizzarono e li venerarono quali protettori del Commercio, dei Viaggi, dell’ospitalità. Il loro culto si estese fino a Roma (Confer Omero, “Iliade”, III; Pindaro, “Nemea”, X; Rodio, “Argonautiche”, II; Catullo, “Poesie”, IV.)
CATAGOGIA v. Anagogia.
CATEBATE “accento grave sulla prima e” (Greci). Epiteto dato a Zeus perché si credeva che discendesse sulla terra sotto forma di tuono o di lampo (dal greco “katabatòs” = che discende). Il soprannome veniva dato anche ad Apollo ed a Ermes, al primo in quanto patrono degli emigranti che tornavano in patria; al secondo perché guidava i defunti sulla via dell’Averno.
CATHA (Romani). Antichissima divinità romana originaria dell’Etruria; ritenuta dea della terra, fu dai Romani identificata con Pale.
CATILLO (Greci) Figlio o nipote di Anfiarao; con i fratelli Cora e Tiburno, partì da Argo per venire in Italia, dove fondò Tivoli, città alle falde del monte Catillo. (Confer Virgilio, “Eneide”, VII; Orazio, “Carmi”, I.)
CATINENSE (Romani). Nome con cui i Romani invocavano la dea Cerere (confusa poi con Demetra), perché a lungo vissuta a Catania in Sicilia assieme alla figlia Proserpina. Abbandonò l’isola quando Plutone le rapì la fanciulla.
CATIO “accento grave sulla a” o CAUTO (Romani). Divinità minore invocata dai Romani per ottenere saggezza e lungimiranza.
CATREO o CRATEO (Greci). Figlio di Minosse, re di Creta, e di Pasifae; padre di Altemene, Aerope, Apemosine e Climene.
CAUNO “accento grave sulla a” (Greci). Figlio di Mileto e di Cianea (o Idotea); fratello di Bibli, la quale s’invaghì di lui perdutamente. Per sfuggire all’insana passione della sorella, C. sposò una Amadriade, e ne ebbe un figlio, Egialo, che in seguito partì per la Caria dove fondò una città cui diede il nome del padre. Bibli morì per il dolore; secondo altre versioni, si sciolse in lacrime e gli dèi la tramutarono in [accento grave sulla a]onte.
CAUTE “accento grave sulla a” e CAUTOPATE accento grave sulla o Nome dei due giovani che figurano in costume frigio accanto a Mithra (divinità persiana che fu oggetto di culto anche a Roma, (v. sezione seconda) nell’atto di portare due fiaccole. C. e C. sono chiamati perciò “Dodofori” (portatori di fiaccole). Con Mithra simboleggiano il corso del sole: Caute il sole nascente; Mithra quello meridiano; Cautopate il sole al tramonto.
CAUTO v. Catio.
CAUTOPATE v. Caute.
CAVALLI di ADES (Greci). I quattro destrieri aggiogati al cocchio di Ades, dio dell’oltretomba. Per alcuni autori i loro nomi sono: Abaste, Aetone, Meteo, Nonio. Per Claudiano hanno nomi diversi: Orfneo, Nitteo, Aetone, Alastore.
CAVALLI di ELIOS (Greci). I quattro cavalli aggiogati al carro di Elios e vomitanti fuoco dalle narici. Ovidio li chiama Eoo, Etone, Flegone, Piroo. Altri invece: Atteone, Eritoo, Filogeo, Lampo.
CAVALLI di EOS (Greci). I due destrieri Lampo e Fetonte che secondo Omero trainavano il cocchio di Eos prima dell’apparir del giorno.
CAVALLO di TROIA (Greci). Enorme cavallo di legno, cavo all’interno, ideato da Ulisse e costruito da Epeo per nascondervi alcuni tra i più coraggiosi guerrieri greci. Fu offerto insidiosamente ai Troiani come dono ad Athena per farsi perdonare il trafugamento del Palladio. Gli stessi Troiani lo introdussero nella città per istigazione dell’astuto greco Sinone, figlio di Sisifo. Ciò fatto, di notte i Greci uscirono dal cavallo, saccheggiarono la città e, aperte le Porte Scee, fecero entrare il resto dell’esercito greco. (Omero, “Odissea”, VIII; Virgilio, “Eneide”, II.)
CAZI v. Libuse.
CEBRIONE (Greci). Uno dei cinquanta figli di Priamo, re di Troia, fratellastro e auriga di Ettore; fu ucciso da Patroclo durante la guerra di Troia. (Confer Omero, “Iliade”, VIII, XI, XVI; Apollodoro,”Biblioteca”, III.)
CEBRONE v. Enone; Esaco.
CECIA v. Venti.
CECROPE “accento grave sulla prima e” (Greci). Mitico re dell’antica Grecia, figlio di Gea. Nativo dell’Egitto, arrivò in Grecia e vi fondò la città di Atene e l’Acropoli che da lui prese il nome di Cecropia. Fu chiamato anche Bifronio (= bifronte) perché mezzo uomo e mezzo serpente, o perché fu il primo a istituire il matrimonio, unione dei due sessi. Saggio e colto, si adoperò per migliorare i costumi dei sudditi, riconoscendo i diritti della paternità, costruendo nuovi templi e abolendo i sacrifici cruenti. Sposò Agraulo, figlia di Atteone, primo re dell’Attica, e ne ebbe tre figlie: Agraulos, Erse e Pandrosos, nomi che significano rugiada.
CECROPI v. Passalo.
CECROPIDE “accento grave sulla o” (Greci). Soprannome di Athena, dea che diede il nome alla città fondata da Cecrope.
CECULO “accento acuto sulla e” (Romani). Figlio di Vulcano e di Preneste, che lo concepì dopo essere stata colpita da una scintilla sprizzata dalla fucina di Vulcano. Il neonato ebbe il nome di Ceculo (diminutivo di cieco) perché aveva occhi esageratamente piccoli. Fu allevato dalle sacerdotesse del tempio di Zeus, presso il quale la madre lo aveva abbandonato. Da adulto fondò la città di Preneste e si alleò con Turno nella guerra contro Enea. Gli fu attribuito come padre il dio Vulcano perché alcuni pastori lo avevano visto camminare in mezzo a un fuoco di sarmenti senza che le fiamme lo lambissero minimamente (Virgilio, “Eneide”, VII, 1023-1027.)
CEDALIO v. Efesto.
CEFALO “accento grave sulla e” (Greci). Bellissimo cacciatore, figlio di Ermes e di Erse (o, secondo altri, di Deione e Diomeda). Sposò l’avvenente Procri dopo aver rifiutato l’amore di Eos; la dea, per vendicarsi, gli rivelò che Procri era stata posseduta da Minosse e ne aveva ricevuto in dono un dardo magico. Procri, gelosa a sua volta, spiò il marito durante una caccia, nascosta dietro uncespuglio: scambiata per selvaggina, restò trafitta dallo stesso giavellotto magico donato da Minosse e lanciato dallo sposo. Condannato all’esilio perpetuo, C. si rifugiò a Tebe presso il re Anfitrione, cui rese numerosi servigi, ricevendone come compenso l’isola di Cefalenia, che per lui fu poi chiamata Cefalonia. Perseguitato dai rimorsi per la morte di Procri, C. raggiunse la scogliera di capo Leucade e si gettò in mare annegando. (Confer Ovidio, “Metamorfosi, VII; Euripide, “Ippolito”, I.)
CEFEO (Greci). Re d’Etiopia, figlio di Belo e di Anchinoe, fratello di Fineo; sposò Cassiopea da cui ebbe Andromeda. Come la moglie e la figlia, dopo morto fu mutato in astro.
CEFISO (Greci). Fiume della Grecia settentrionale, che nasce tra il Parnaso e il Callidromus. Fu padre di Tia o Tiia, madre di Delfi e, secondo alcuni, diede i natali al bel Narciso; altri lo ricordano perché le Cariti vi si recavano per i loro lavacri. Pare che le sue acque avessero il magico potere di parlare ed esprimere oracoli.
CEICE v. Alcione, Dedalione.
CELENO (Greci). Una delle tre Arpie; dagli dèi fu posta in cielo come una Pleiade. Per altri studiosi, C. è una delle Pleiadi che, unitasi a Poseidone, generò Lico e Nitteo.
CELEO (Greci). Re di Eleusi nell’Attica, sposo di Metanira, da cui ebbe Trittolemo e Demofoonte. Ospitò Demetra quando uscì dalla Sicilia alla ricerca della figlia Persefone, rapita da Ades.
CENCRIDE “accento grave sulla prima e” (Greci). Moglie di Cinira e madre di Mirra. Poiché aveva osato affermare che sua figlia era più bella di Afrodite, la dea la punì facendo in modo che Mirra si innamorasse del proprio padre.
CENEO “accento grave sulla seconda e” o CENIDE (Greci). Splendida fanciulla della Tessaglia, amata da Poseidone e dal dio mutata in uomo e resa invulnerabile. Partecipò alla spedizione degli Argonauti e alla caccia del Cinghiale Calidonio. Nella lotta tra i Centauri e i Lapiti (C. era uno dei Lapiti) durante le nozze di Piritoo con Ippodamia, non potendo gli avversari ucciderlo per la sua invulnerabilità, lo seppellirono vivo sotto una catasta di tronchi d’albero. Gli dèi impietositi lo mutarono in uccello.
CENIDE v. Ceneo.
CENTAURI (Greci). Favolosi mostri per metà uomini e per metà cavalli, figli di Issione e di Nefele; per altri, di Centauro e delle Cavalle di Magnesia. Omero ed Esiodo ne parlano come di barbari violenti e sensuali abitatori delle montagne della Grecia settentrionale. Centauri (“Kéntauroi”) etimologicamente sono coloro che trafiggono i tori. Passarono in leggenda per la loro antica inimicizia con i vicini Lapiti, che ebbe origine durante le nozze di Ippodamia con Piritoo, re dei Lapiti, per vendetta di Ares ed Eris non invitati al banchetto nuziale. La feroce zuffa che ne seguì fu provocata da Eurizione ubriaco, che voleva rapire la sposa. Il massacro si concluse con la sconfitta dei C., i quali, in preda al furore, si rifugiarono sulle montagne del Pindo in Tessaglia. In seguito i Centauri lottarono anche con Eracle e, definitivamente sopraffatti, furono cacciati dai loro monti e da tutta la Tessaglia. Tra i Centauri i più noti sono: Chirone, Folo e Nesso, che, a differenza degli altri, si distinsero per saggezza, bontà e sagacia. (Confer Virgilio, “Eneide”, VIII; Stazio, “Tebaide”, V.)
CENTAURO (Greci). Essere deforme nato dalla strana unione di Issione con una nuvola, cui Zeus aveva dato le sembianze di una falsa Era (Nefele). Secondo la leggenda, lo strano bastardo, allevato dalle Ninfe sul Monte Pelio in Tessaglia, si accoppiò con le Cavalle di Magnesia generando i Centauri. (Confer Diodoro Siculo, “Biblioteca Storica”, IV.)
CENTIMANI “accento grave sulla prima i” (Romani). Giganti con cento braccia e cinquanta teste. I Greci li chiamavano Ecatonchiri.
CEO (Greci). Uno dei Titani, figlio di Urano e di Gea, sposò Febe e ne ebbe due figlie, Leto e Asteria, personificanti rispettivamente la notte buia e la notte stellata. L’isola di Ceo nel mar Egeo avrebbe avuto il nome da lui.
CERAMBO (Greci). Mitico abitante dei monti Otri; si salvò dal diluvio di Deucalione perché mutato in “cerambo” (scarabeo) dalle ninfe che lo avevano allevato. Come insetto, C. poté salvarsi volando in alto fin sulla vetta del monte Parnaso. Dalla stessa inondazione si salvarono anche Deucalione con la moglie Pirra navigando nella loro arca fintanto che la furia delle acque non si placò. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VII.)
CERASTI (Greci). 1. Crudeli abitanti di Amatunte (Cipro), da Afrodite Amatusia mutati in tori furiosi come punizione per aver sacrificato gli stranieri, ospiti della città, sull’altare di Zeus Ospitale. Nonminor castigo ebbero le loro donne, che, perdendo il senso del pudore, si prostituirono pubblicamente. 2. Nome dato alle Erinni, le quali avevano serpi per capelli, che spesso potevano assumere parvenza di corna (“Keràstes” è il nome di un serpentello con due cornetti sul capo.)
CERAUNIO “accento grave sulla a” (Greci). Noto epiteto di Zeus (dal greco “Keraunós” = fulmine), in quanto aveva il potere di scagliare fulmini e saette.
CERBERO (Greci). Mostruoso cane dalle molte teste, posto a guardia dell’entrata dell’Erebo, per impedire alle ombre dei morti di uscirne e ai vivi di penetrarvi. Nato dall’unione di Echidna e Tifone, aveva teste di leone e coda di serpente. C., secondo Pindaro, aveva cento teste, oppure cinquanta, come scrive Esiodo nella “Teogonia”. In genere gli vengono attribuite solo tre teste come alla sua padrona Ecate. I pochi che ardirono affrontarlo furono: Orfeo che, sceso nell’Erebo per liberare Euridice, lo addormentò col suono della sua lira; Eracle che, invitato da Euristeo per liberare Teseo e Piritoo, lo incatenò trascinandolo fuori dall’Inferno (dodicesima fatica); dalla bava del mostro, sparsa sulla polvere durante quel trasporto, si disse che nascesse la pianta velenosa dell’aconito; infine Enea, che gettò nelle sue tre fauci spalancate una focaccia drogata consigliata dalla Sibilla (Confer Virgilio, “Eneide”, VI.)
CERCIONE v. Sinis.
CERERE (Romani). Antichissima dea italica delle Biade, particolarmente venerata presso i Romani. Nel culto era associata alla dea “Tellus” e con essa venerata durante le feste “Paganalia” e le feste “Sementivae”. Dopo l’introduzione dei miti greci in Roma, C. venne associata alla Demetra greca, della quale assunse la ricca mitologia e tutte le leggende. Ebbe un tempio presso il Circo Massimo, fatto erigere dal dittatore Aulio Postumio, durante la carestia del 495 a.C. Con le divinità indigene Libero e Libera, C. ebbe la sua triade corrispondente a quella greca formata da Demetra, Dioniso e Persefone. C. fu talora confusa con la dea Cibele. Si rappresentava col capo coronato di spighe e un mazzo di fiori e spighe in mano. I Romani le dedicarono le feste “Cerealia” che si celebravano dal 12 al 19 aprile.
CERICE “accento grave sulla prima e” (Greci). Figlio di Ermes e di Pandrosos, capostipite della stirpe dei Cerici; primo araldo dei Misteri Eleusini.
CERINEA v. Cerva di Cerinea.
CERNUNNO (Celti). Dio nordico dei cacciatori, apparentato con Bacco. Benché di origini oscure, ebbe culto importante e vari santuari. E’ raffigurato in forma di uomo con corna di cervo, e con accanto un bue. In altre rappresentazioni è tricipite con un serpente al suo fianco.
CERVA di CERINEA (Greci). Velocissima cerva con corna d’oro e zampe di bronzo; viveva in Arcadia presso il monte Cerineo ed era sacra ad Artemide. Fu catturata dopo un anno di inseguimento da Eracle, che evitò di trafiggerla con le sue frecce infallibili per non addolorare la dea cui la cerva era sacra. La sua cattura costituisce la quarta delle famose dodici fatiche di Eracle.
CESTO (Romani). Cintura misteriosa di Venere, che aveva il magico potere di indurre Giove a cedere a tutte le seduzioni amorose. Per i Romani il “caestus” era una fascia di cuoio, guarnita di piombo o ferro, di cui si ornavano i polsi e le braccia i pugilatori.
CETO o CHETO (Greci). Figlia di Ponto e di Gea; personifica i pericoli che si celano nel mare; sorella e amante del fratello Forco, con il quale generò molti figli, tra cui le Gorgoni.
CHAOS v. Caos.
CHARUN v. Kharun.
CHELMIS v. Dattili.
CHELONE (Greci). Ninfa malevola e chiacchierona, da Ermes mutata in testuggine (animale muto) per aver beffeggiato gli ospiti alle nozze di Zeus con Era.
CHERE o KERES (Greci). Dee personificatrici della Morte, figlie della Notte e sorelle di Thanatos e Hypnos (divinità infernali). Col tempo vennero confuse con le Moirai e con le Erinni.
CHETO v. Ceto.
CHIMERA (Greci). Mostro dalla triplice conformazione di leone, di capra e di drago che vomita fuoco. Figlia di Tifone e di Echidna (o di Chirone e Achemenida), fu allevata dal re Amisodauro, nella Caria, che la teneva presso di sé come un animale domestico velocissimo nella corsa. Personificatrice dei temporali, devastava i territori della Licia. Fu uccisa da Bellerofonte con una freccia dall’alto del suo cavallo alato Pegaso. (Confer Orazio, “Carmi”, II, IV; Ovidio, “Metamorfosi”, IX.)
CHIO (Greci). Figlio leggendario di Apollo, da cui derivò l’omonima isola sul mare Egeo, fertilissima e rinomata per i suoi vini. L’abitarono Pelasgi, Lelegi e Ioni.
CHIONE (Greci). 1. Figlia di Borea e di Orizia che, amata da Poseidone, generò un figlio che gettò in mare appena nato; salvato dal padre, il bambino fu inviato in Etiopia e affidato alle cure della sorellastra Bentesecima con il nome di Eumolpo. 2. Figlia o sorella di Dedalione, si unì prima ad Apollo, poi a Ermes. Dal primo ebbe Filammone, famoso suonatore di cetra; dal secondo Autolico, che fu avo materno di Ulisse. Orgogliosa della sua prole e della sua bellezza, divenne tanto presuntuosa e stolta da dileggiare la sterilità di Artemide. Per punire la sua vanagloria la dea la punì perforandole la lingua con un dardo e facendola morire dissanguata.
CHIRONE (Greci). Il più celebre dei Centauri, nato dal dio Crono e da una delle Cavalle di Magnesia di nome Filira. Si distinse dagli altri Centauri, rozzi e violenti, per mitezza e intelligenza. Visse in una grotta alle falde del monte Pelio, in Tessaglia, dove creò una scuola rinomata in tutta la Grecia, perché vi crebbero molti personaggi illustri come Asclepio, Nestore, Macaone, Enea, Eracle, Castore e Polluce, Anfiarao, Ulisse, Ippolito e Achille. A molti di loro insegnò l’astronomia, la musica e la medicina. Fu ferito per disgrazia dall’amico Eracle con una freccia avvelenata dal sangue dell’Idra di Lerna. Benché fosse immortale, chiese a Zeus di farlo morire; il dio lo esaudì e lo pose fra le costellazioni col nome di Sagittario. (Confer Omero, “Iliade”, XI; Orazio, “Epodi”, XIII.)
CHITONIA “accento grave sulla o” (Greci). Soprannome di Artemide, derivatole da una corta tunica (il chitone) che la dea indossava per la caccia. Secondo alcuni, il termine deriva dal villaggio di Chitone, situato nell’Attica, dove Artemide aveva un tempio.
CIAN v. Lugos.
CIANE (Greci). Ninfa di Siracusa, compagna di Persefone; si prodigò in vari modi per impedire il rapimento della dea da parte di Ades; non riuscendovi, si addolorò a tal punto da struggersi inlacrime. Ades la mutò in fonte. Il dio fluviale Anapo, per amore, unì ad essa le sue acque.
CIANEA (Greci). Ninfa figlia del fiume Meandro; sposa di Mileto e madre di Bibli e di Cauno. Per aver assistito impassibile al suicidio di un suo innamorato, dagli dèi fu mutata in sasso.
CIANIPPO (Greci). Principe di Siracusa, ostile al culto di Dioniso; fu ucciso dalla propria figlia Ciane, che egli aveva violentato in preda al furore amoroso ispiratogli dal vendicativo Dioniso. Dopo l’orrendo sacrificio che offrì agli dèi, Ciane si tolse la vita.
CIBELE (Greci). Detta anche Rea C., figlia di Urano e di Gea; sorella di Oceano, Iperione, Giapeto, Crono; moglie poi di quest’ultimo, dal quale ebbe numerosi figli, tra cui Zeus, che partorì sul monte Ida, nascondendolo al padre Crono perché non lo divorasse, come aveva fatto con gli altri figli; generò anche Poseidone, Ades e Demetra. Il culto di Cibele, di natura orgiastica, aveva il suo epicentro a Pessinunte in Asia Minore, da dove passò poi in Grecia e principalmente a Creta, dove si credeva che Rea C. avesse fatto allevare segretamente il piccolo Zeus. Secondo una leggenda, la dea avrebbe amato un giovane sacerdote della Frigia, Atis o Attis, morto poi tragicamente. I sacerdoti di C. si chiamavano “Galli” nella Galizia, “Coribanti” nella Frigia, “Dattili Idei” nella Troade, “Cureti” a Creta. Dalla Grecia il culto passò a Roma (intorno al 205 a.C.), dove i Romani venerarono C. come simbolo di fecondità; le eressero un tempio sul Palatino e le dedicarono i “Ludi Megalenses”. Iconografata come una matrona imponente assisa su di un cocchio tirato da leoni, oppure con una corona turrita in capo, il leone, animale a lei sacro in grembo, e il timpano. Altri appellativi di C.: Pessinunzia (da Pessinunte), Idea (dal monte Ida), Berecinzia. (Confer Tibullo, “Elegie”; Ovidio, “Fasti”, IV.)
CICLADI (Greci). Ninfe del mar Egeo, tramutate in isole da Poseidone, cui non avevano reso i dovuti sacrifici.
CICLOPI (Greci). Figli di Urano e di Gea e, in parte, di Poseidone e di Anfitrite. Secondo alcuni erano quattro: Bronte, Sterope, Arge e Piracmone. Giganti mostruosi con un solo occhio posto al centro della fronte; fabbricavano i fulmini per Zeus e aiutavano Efesto, nelle sue officine sul monte Etna e nell’isola di Lemmo, a costruire armi magiche, tra cui l’elmo di Ares, che rendeva invisibile chiunque lo portasse, e il tridente con cui Poseidone comandava le tempeste marine. Sarebbero stati uccisi da Apollo perché rei di aver fornito a Zeus il mezzo per fulminare Asclepio. Secondo Omero i C. erano giganti forti e rozzi, dediti alla pastorizia, incuranti delle divinità e antropofagi. Il più crudele e zotico fu Polifemo, accecato da Ulisse, cui aveva divorato otto compagni.
CICNO (Greci). 1. Figlio di Apollo e di Iria; rude cacciatore, fedele amico di un certo Fillio, generoso ma capriccioso. Offeso perché costui non volle donargli un toro che aveva domato per suo ordine, in un impeto di furore si gettò nel lago Canope e morì; la madre disperata lo raggiunse. Da Apollo furono ambedue mutati in cigni. 2. Re di Colone nella Troade, figlio di Poseidone; alleato dei Troiani, contrastò lo sbarco dei Greci. Benché invulnerabile, fu ucciso durante una lotta da Achille che lo strangolò con la correggia del suo elmo. Poseidone lo tramutò in cigno. 3. Famoso brigante, figlio di Ares; decapitava gli ospiti che si misuravano con lui durante le corse con il carro, allo scopo di utilizzare i loro teschi per erigere un tempio a suo padre Ares. Eracle lo uccise con l’aiuto di Athena. 4. Re dei Liguri, figlio di Stenelo, amicissimo di Fetonte. Dopo la morte di costui abbandonò il regno, vagando disperatamente sulle rive del Po, dove Fetonte era perito. Divenuto vecchio, dagli dèi impietositi C. fu mutato in cigno bianco, animale acquatico che odia il fuoco, causa della morte del giovane amico. (Confer Virgilio, “Eneide”, X; Catullo, “Poesie”, LXVII; Ovidio, “Metamorfosi”, II.)
CICREO (Greci). Re di Salamina, figlio di Poseidone e della ninfa Salamide. Non avendo generato figli maschi, C. lasciò il suo regno a Telamone, sposo della figlia Glauce e padre del famoso Aiace Telamonio. Uomo saggio e giusto, meritò dopo morto gli onori divini.
CIDIPPE (Greci). 1. Sacerdotessa di Era ad Argo; sposò Aconzio per tenere fede a un giuramento pronunciato ingenuamente nel tempio di Artemide a Delo. Madre esemplare di Cleobi e Bitone, ottenne per loro da Era il dono della morte nel sonno. 2. Una delle ninfe compagna di Cirene, la madre di Aristeo.
CIDONE (Greci). Figlio del dio Ermes e di Pasifae.
CIDONIA (Greci). Soprannome di Athena dea della Guerra, derivatole dall’omonima città fondata dai Samii al tempo di Policrate.
CILENS (Greci). Deità di oscure origini, ma di grande importanza; personificava il Fato propizio; venne accostata alla Fortuna dei Romani.
CILICE (Greci). Figlio di Agenore e di Telefassa, fratello di Cadmo, di Fenice e di Europa; ebbe dal padre l’incarico di partire con i fratelli alla ricerca di Europa, rapita da Zeus.
CILLA (Greci). Sorella di Ecuba, regina di Troia; uccise il figlio neonato Munippo, generato col cognato Priamo, per scongiurare l’oracolo del vate Esaco, secondo cui il figlio di un sovrano partorito in quell’anno sarebbe stato la rovina della città di Troia. Proprio in quel periodo Ecuba partorì Paride che fu la vera rovina di Troia.
CILLARO (Greci). 1. Cavallo di Castore, famoso per essere il più veloce destriero della Grecia, superiore persino al divino cavallo Arione. Forse immortale, sembra che dalla sua unione con alcune giumente mortali siano nati i cavalli dell’indovino Anfiarao. 2. Centauro ucciso nella lotta con i Lapiti alle nozze di Piritoo. La bella moglie Ilonone, presente alla strage, si uccise, per il dolore, con la stessa lancia che aveva trafitto il marito.
CILLENE (Greci). Ninfa dell’Arcadia, nutrice di Ermes, nata in una grotta del monte che da C. prese il nome.
CILLENIO (Greci). Epiteto di Ermes, derivatogli dal monte Cillene, in Arcadia, presso cui era nato.
CILLOPODE “accento grave sulla prima o” (Greci). Epiteto di Efesto (dal greco “kyllopodion” = piede zoppicante) per essersi il dio azzoppato cadendo dall’Olimpo sull’isola di Lemno, dove Zeus lo aveva precipitato perché si era schierato in difesa di Era.
CIMATOLEGE, CIMO, CIMODOCEA (Greci). Tre delle cinquanta Nereidi che governavano le onde. I loro nomi significano, rispettivamente, «Onda», «Colei che placa le onde», «Colei che coglie le onde».
CIMOYK (Lituani). Dio buono e saggio venerato dai Lituani; preposto ai campi.
CINCTA (Romani). Epiteto di Giunone, derivatole dal compito che aveva di sciogliere la cintura delle spose nella prima notte di nozze.
CINGHIALE CALIDONIO (Greci). Mostruosa bestia dalle setole acuminate come dardi, mole di un toro, con zanne lunghissime e ricurve. Fu mandato da Artemide come punizione nei territori diEneo, re di Calidone, perché costui non aveva reso alla dea i dovuti sacrifici durante le feste della vendemmia. Il C. fu ucciso da Meleagro, figlio di Eneo, durante una battuta di caccia alla quale presero parte i principi greci più coraggiosi, quali Castore e Polluce, Peleo e Nestore, Anfiarao e Giasone, Teseo e Piritoo, Iolao e Mopso, Linceo e Ida, Telamone e Ificlo, Echione e Admeto, oltre alla cacciatrice Atalanta. Le zanne e la pelle del C. furono prima donate ad Atalanta come trofeo e poi consacrate ad Artemide nel tempio di Tegea.
CINGHIALE di ERIMANTO (Greci). Belva feroce devastatrice delle zone dell’Erimanto in Arcadia. Fu ucciso da Eracle per ordine di Euristeo. L’impresa costituì la terza delle sue dodici fatiche.
CINIRA (Greci). Re di Cipro e sacerdote di Afrodite; unitosi fortuitamente con la figlia Mirra, generò Adone, che fu poi amato da Afrodite. Per la tradizione, C. ebbe cinquanta figlie, che da Zeus furono tramutate in alberi da cui stilla la mirra. Secondo alcuni, C. si uccise tormentato dal rimorso del suo fallo: per altri invece fu ucciso da Apollo perché si era vantato di essere musico migliore del dio.
CINZIA e CINZIO (Greci). Epiteti di Artemide e di Apollo, derivati dal monte Cinto, nell’isola di Delo, presso il quale i due numi erano nati.
CIPARISSO (Greci). Figlio di Telefo, nato a Ceo; giovinetto bellissimo, amato da Apollo che, per tenerezza, lo mutò in cipresso (simbolo del pianto), quando lo vide disperato per aver incidentalmente ucciso un cervo, sacro alle ninfe, di cui era custode.
CIPRIGENA o CIPRIGNA (Greci). Soprannome di Afrodite derivato dall’isola di Cipro sacra alla dea perché vi era nata.
CIPRIGNA v Ciprigena.
CIPSELO (Greci). Figlio di Eezione e della baccante Labda. La madre lo nascose in una cassa (in greco “kypséle”) per sottrarlo alle furie orgiastiche delle Baccanti, che volevano ucciderlo onde scongiurare un oracolo secondo cui un figlio di Labda sarebbe divenuto tiranno di Corinto. Scampato alla morte, C. divenne tiranno di Corinto, avverandosi così la profezia.
CIRCE (Greci). Famosa maga, in origine creduta dea della Morte o una personificazione di Ecate, che secondo Esiodo, sarebbe stata sua madre. Per la tradizione, C. è figlia di Elios e della ninfa Perseide o, secondo altri, del Giorno e della Notte. Rifugiatasi nell’isola di Eea, dopo aver avvelenato il marito, re dei Sarmati, la maga ospitò amabilmente gli stranieri di passaggio e concesse loro i suoi favori; poi con filtri magici li tramutò in bestie; trasformò in porci anche gli undici compagni di Ulisse, che sostarono nell’isola durante il viaggio di ritorno in patria. L’eroe scampò ai filtri di C. grazie a un’erba magica donatagli da Ermes. Per liberare i suoi compagni, Ulisse si piegò ai desideri di C., che, innamorata di lui, lo tenne presso di sé un anno intero. Dalla loro unione nacque un figlio, Telegono; per altri, i figli furono due: Anzio e Latino; altri ancora aggiungono Cassifone. C. amò anche il pescatore Glauco, ma per gelosia mutò in mostro marino la sua compagna Scilla. Deificata al tempo di Cicerone, la maga veniva onorata nella sua isola di Eea, oggi nota come promontorio Circeo. (Confer Omero, “Odissea”, X, Tibullo, “Elegie”, II.)
CIRENE (Greci). Ninfa della Tessaglia, figlia del fiume Peneo; valente cacciatrice; fu amata da Apollo da cui ebbe Aristeo. Il dio la condusse poi in Libia in un luogo che dalla ninfa prese il nome di città di Cirene. 2. Amante di Apollo, con cui generò Idmone, abile indovino, che perì durante la spedizione degli Argonauti. Fu detta anche Asteria.
CIRNO v. Corsa.
CISSEIDE (Greci). Nutrice di Dioniso, che, giunta alla vecchiaia, fu ringiovanita dalla maga Medea o, secondo altri, da Teti, per intercessione del divino pupillo.
CISSO (Greci). Giovinetto amato da Dioniso, ucciso per errore da alcuni Satiri con i quali stava giocando; Dioniso lo mutò in edera.
CITAREDO (Greci). Epiteto di Apollo, derivatogli da “citara” (cetra) quale dio della musica.
CITEREA (Greci). Soprannome di Afrodite, derivatole da “Citera”, isoletta sulla costa del Peloponneso (odierno Cerego) dove la dea sarebbe nata.
CITERONE (Greci). Bellissimo pastore della Beozia, amato da Tesifone e da lei strangolato con uno dei serpentelli che le ornavano il capo, quando il giovane la umiliò rifiutando il suo amore. C. dagli dèi fu mutato nella montagna dell’Attica che porta il suo nome e fu famosa come luogo diculto del dio Dioniso.
CITISSORO (Greci). Figlio di Frisso; incorse nell’ira di Zeus quando salvò il proprio nonno Atamante, destinato ad essere sacrificato al dio dell’Olimpo.
CIZICO (Greci). Re dei Dolioni; accolse benevolmente gli Argonauti quando, in viaggio verso la Colchide alla conquista del Vello d’oro, sostarono nella sua isola. Partiti da lui, gli eroi da una tempesta furono ricacciati nei territori ospitali e scambiati per Pelasgi, nemici del re C. Nella lotta che ne seguì, il re fu ucciso da Giasone; la moglie di C., Cleite, per il dolore non volle sopravvivergli; Giasone, costernato, tributò ai due solenni esequie.
CLARA DEA (Romani). Dea Luminosa, epiteto di Iride (l’Arcobaleno), messaggero di Giove e di Giunone.
CLAUDIA (Greci). Avvenente sacerdotessa di Cibele, condannata a essere sepolta viva per aver mancato al voto di castità. Fu salvata dalla stessa dea, che con un miracolo provò la sua innocenza.
CLAUSIO (Romani). Epiteto con il quale si invocava il dio Giano quando si chiudevano le porte del suo tempio dopo una dichiarazione di guerra (dal latino “clausus” = chiuso).
CLAVIGERO (Greci). Soprannome di Eracle, con riferimento alla sua formidabile clava.
CLEIA v. Iadi.
CLEITE “accento acuto sulla prima e” v. Cizico.
CLEOBI v. Bitone.
CLEOBULA “accento grave sulla o” v. Cleopatra 2.
CLEODEO v. Eraclidi.
CLEODORA (Greci). Figlia di Pandareo, sorella di Merope, ambedue allevate da Afrodite dopo l’uccisione del loro padre. Nel giorno delle nozze le due sorelle furono rapite dalle Arpie e poi cedute come schiave alle Erinni.
CLEOLAO v. Malide.
CLEOMEDE (Greci). Favoleggiato atleta greco che, dopo avere commesso un omicidio durante le Olimpiadi, scomparve nel nulla. I Greci lo considerarono un semidio.
CLEOPATRA (Greci). 1. Figlia di Ida e di Marpissa (da non confondersi con Cleopatra regina d’Egitto). Detta anche Alcione, andata sposa a Meleagro. Dopo la morte del marito, per la disperazione si tolse la vita. Gli dèi per pietà la mutarono in gallina faraona. 2. Figlia di Borea e di Orizia, sorella di Calai e di Zete, moglie di Fineo, chiamata anche Cleobula. Ripudiata dal marito, dal medesimo fu imprigionata per istigazione dell’amante Idea; in seguito i fratelli riuscirono a liberarla.
CLETA (Greci). Una delle Cariti. Simboleggiavano la bellezza ed erano ispiratrici di Grazia e Gioia.
CLIMENE (Greci). 1. Figlia dell’Oceano e di Teti. 2. Un’altra C. fu amata da Elios, col quale generò Fetonte (secondo un’altra versione, figlia di Eos, l’aurora, e di Cefalo), Faetusa, Lampezia e Lampetusa. In altra versione la madre delle tre Eliadi risulta Neera. 3. Figlia di Catreo, re dell’isola di Creta; sposò Nauplio e ne ebbe Eace e Palemede.
CLIMENO v. Arpalice.
CLIO (Greci). La prima delle nove Muse; presiedeva alla Storia e si rappresentava coronata di alloro, con un rotolo di carta in mano. Per la leggenda, C. si innamorò di Pierio, re di Macedonia, e con lui avrebbe generato Giacinto.
CLITENNESTRA (Greci). Figlia di Tindaro e di Leda, sorella di Elena, Castore e Polluce. Sposò Agamennone, re di Micene, e ne ebbe Ifigenia, Elettra e Oreste. Durante l’assenza del marito, per la guerra di Troia, si invaghì di Egisto, figlio di Tieste, al quale Agamennone aveva affidato il governo dello Stato; istigata da Egisto, C. uccise il marito appena tornato in patria. Dopo otto anni (o venti secondo alcuni) Oreste vendicò la morte del padre uccidendo prima Egisto, poi la madre e la sorellina Elena, secondogenita di C. (Confer Omero, “Odissea”, III; Apollodoro, “Epitome”, VI.)
CLITO (Greci). Bellissimo giovane, nipote del celebre indovino Melampo; amato da Eos, che lo rese immortale.
CLITOTECNO (Greci). Epiteto dato ad Efesto quale dio esperto nelle arti (dal greco “klutotéchnes” = insigne nell’arte).
CLITOTOSSO (Greci). Attributo di Apollo (dal greco “klutótoxos” = eccelso nell’arco).
CLITUMNO (Romani). Fiume dell’Umbria meridionale presso Spoleto. Nei pressi della sorgente del fiume, in un boschetto di cipressi sorgevano un tempio e una statua dedicati a Giove C., dio fluviale che rendeva oracoli.
CLIZIA (Greci). Ninfa oceanide, figlia di Teti e dell’Oceano, amata da Apollo; quando il dio le preferì Leucotoe, C. per gelosia rivelò quella relazione al padre della rivale e si lasciò morire di fame. Apollo la mutò in eliotropio (girasole).
CLIZIO (Greci). 1. Gigante che partecipò alla famosa scalata all’Olimpo. Ecate lo ustionò con le sue fiamme ed Eracle lo finì. 2. Figlio di Eurito. 3. Figlio di Laomedonte.
CLOACINA (Romani). Epiteto che i Romani diedero a Venere con riferimento a una statua della dea trovata allo sbocco d’una cloaca alle foci del Tevere. Il termine “Cloacina” per i Romani non aveva nulla di spregiativo in quanto significa Purificatrice.
CLORI o CLORIDE (Greci). Ninfa bellissima, simbolo della primavera, amata da Zefiro; pare che l’abbia amata anche Ermes il quale, per averla, la imbrigliò in una rete intessuta da Efesto perintrappolarvi Afrodite e Ares.
CLORI (Greci). Una delle figlie di Niobe e Anfione, re di Tebe, originariamente chiamata Meubea. Andata sposa a Neleo, abbandonò la patria, riuscendo unica tra le sorelle, a scampare all’eccidio delle Niobidi; secondo alcuni si salvò anche Amicla. Da Neleo C. ebbe tre figli (dodici per alcuni), fra cui il saggio Nestore. Più tardi fu uccisa dalle frecce di Artemide e di Apollo per essersi vantata di cantare meglio del dio e di essere più bella della dea.
CLORIDE v. Clori.
CLOTO (Greci). Una delle tre Moirai, figlia della Notte o, secondo altri, di Zeus e di Temi; propriamente quella che fila lo stame della vita e che è considerata la dea del Destino. Viene rappresentata con una veste lunghissima e con una conocchia in mano.
CNIDIA v. Gnidia.
COBOLDI (Germani, Scandinavi). Piccoli gnomi dall’aspetto vecchi e rugosi, servili per un po’ di cibo, diventavano violenti e vendicativi se infastiditi. Per i Nordici erano genii portatori di fortuna. Ancor oggi vengono raffigurati nei libri di fiabe e sui giocattoli.
COCALO (Greci). Re di Sicilia; accolse Dedalo fuggito da Minosse; quando Minosse si recò in Sicilia per reclamare la restituzione del fuggiasco, fu ucciso da C. per istigazione delle figlie.
COCITO (Greci). Fiume dell’Averno, emissario dello Stige, sbocca nell’Acheronte. Considerato il fiume del pianto e dei lamenti, si credeva che le sue acque si ingrossassero per le lacrime dei malvagi, e che le ombre di coloro che non avevano mai avuto sepoltura errassero sulle sue squallide rive. (Confer Virgilio, “Eneide”, VI.)
CODRO (Greci). Figlio di Melanto, re dell’Attica; col sacrificio della sua vita salvò la patria da un’invasione spartana.
COLOSSO di RODI v. Elios.
COMEO (Greci). In greco significa Chioma; epiteto attribuito ad Apollo per via della sua folta capigliatura bionda, simboleggiante forse i raggi del sole, di cui il dio era la rappresentazione antropomorfica.
COMETE (Greci). Figlio di Stenelo; fu amante di Egialea, moglie di Diomede, durante l’assenza di questi per la guerra di Troia.
COMETO v. Melanippo 2; Pterelao.
COMO (Greci). Dio della Gioia, delle Feste e dei Piaceri licenziosi. Faceva parte del corteo di Dioniso. Raffigurato come un giovane corpulento, rubizzo e coronato di rose.
CONAHAR v. Conchobar.
CONCHOBAR (Celti). Leggendario eroe irlandese (detto anche Conahar), vissuto, forse, prima di Cristo e morto nello stesso anno del Redentore. Durante il suo regno si diffuse uno dei più famosi cicli di leggende epiche dell’Irlanda.
CONCORDIA (Romani). Dea romana della Concordia, ritenuta figlia di Giove e della Giustizia, rappresentata come una matrona con in mano un ramo d’olivo e un “Cornus Copiae”. Si invocava per mantenere la pace in famiglia e fra i cittadini.
CONDITOR (Romani). Divinità invocata dai Romani per la conservazione del grano dopo il raccolto.
CONSENTI DEI (Romani). Gruppo di sei divinità maschili e sei femminili formatesi in Roma per influsso greco. Appellati in latino “Dei Noti” e “Dei Consentes”, si veneravano in coppia perché avevano caratteristiche similari, come Giove-Giunone, Apollo-Diana, Marte-Venere, Nettuno Minerva, Mercurio-Cerere, Vulcano-Vesta. Agli “Dei Consentes” furono dedicate dodici statue dorate nel Foro, e le feste “Consentiae”.
CONSILIA v. Opi.
CONSO o CONSUS (Greci). Antica divinità latina della Terra e dell’Agricoltura, le cui feste, le “Consualia”, si celebravano il 21 agosto e il 15 dicembre al termine della semina. Durante i festeggiamenti s’incoronavano con fiori gli asini e i cavalli e si tenevano corse con muli. Il dio ebbe un tempio sull’Aventino, ma il suo culto più tardi fu abbandonato e fuso con quello di Nettuno.
CONSUS v. Conso.
CONVECTOR (Romani). Divinità romana invocata per proteggere il trasporto delle messi nelle case dei contadini.
COPIA v. Abbondanza.
COPREO (Greci). Araldo di Euristeo.
CORA v. Kore.
CORALLO v. Medusa.
COREBO (Greci). Giovane troiano folle d’amore per Cassandra; non corrisposto, si tolse la vita.
CORESO (Greci). Sacerdote di Dioniso, innamorato di Calliroe, fanciulla di Calidone; poiché la fanciulla rifiutava la sua passione, C. ottenne dai dio che ella venisse sacrificata; ripensandoci, preferì uccidersi che far morire la donna amata.
CORIBANTE (Greci). Figlio di Iasione e della dea Cibele; diede il suo nome ai sacerdoti della madre (Coribanti) e introdusse il culto di Cibele nella Tracia.
CORIBANTI (Greci). Sacerdoti di Cibele che, invasati da furore divino, celebravano le feste orgiastiche della dea cantando e danzando tra urla selvagge e chiasso di cembali, pifferi e timpani. (Confer Virgilio, “Eneide”, III; Orazio, “Carmi”, I, 16; Stazio, “Tebaide”, VI.)
CORIBO v. Scamandro.
CORICIA v. Licoreo.
CORICIDI “accento grave sulla seconda i” (Greci). Ninfe abitatrici della grotta Corice presso il monte Parnaso.
CORINTO o CORINZIO v. Maratone.
CORNUS COPIAE (Romani). Corno dell’Abbondanza, simbolo della Fecondità dei terreni e della Prosperità pubblica. Fu attributo di numerose divinità sia greche (Amaltea, Eirene) sia romane (Abbondanza, Concordia, Pace). Diverse le versioni circa la sua origine (v. Acheloo, Amaltea).
CORONEO v. Coronide.
CORONIDE (Greci). 1. Bellissima figlia di Flegias, principe dei Lapiti; moglie del giovane Ischi; amata da Apollo, divenne madre di Asclepio. Il dio l’uccise poi per gelosia; ma, pentitosi, trasse dal grembo della madre morta il bambino e lo affidò alle cure del centauro Chirone. 2. Figlia di Coroneo, re della Colchide, da Athena mutata in cornacchia quando la sorprese con Poseidone. 3. V. Iadi.
CORONO v. Egimio.
CORSA (Romani). Nome di una fanciulla ligure che diede il suo nome alla Corsica. I Greci la chiamarono Cirno, ma i Romani le diedero il nome di C. per avere scoperto, durante le sue gite in barca, la fertilissima isola situata di fronte alla costa ligure.
CORTINIPOTENS (Greci). Epiteto di Apollo, derivato da Cortina, nome della pelle del serpente Pitone, su cui sedeva accoccolata la Pitia, sacerdotessa che annunciava i vaticini del dio.
CORUNETE v. Perifete.
COTITO v. Cotys.
COTTO v. Ecatonchiri.
COTYS (Greci). Dea di origine agricola, paragonata a Cibele e dai Romani detta Cotitto; fu moglie di Sabazio; dalla natia Frigia il suo culto passò in Atene dove assunse carattere orgiastico, con riti strani e selvaggi. Fu infatti la dea della Impudicizia. I suoi sacerdoti, i Bapti, celebravano le feste in suo onore con danze oscene e dissolutezze d’ogni specie.
CRAGALEO (Greci). Uomo saggio della città di Ambracia, scelto da Apollo, da Eracle e da Artemide come arbitro nella disputa sorta per designare colui che doveva governare la città. C. favorì Eracle, ma poiché costui era inviso ad Apollo, il dio tramutò C. in pietra.
CRAMBI v. Fineo 1.
CRANAO (Greci). Antico re dell’Attica, forse figlio di Cecrope, cui succedette nel comando al tempo del diluvio Deucalione; fu padre di Attide, che diede il nome all’Attica.
CRATEO v. Catreo.
CRATOS (Greci). Figlio della ninfa Stige e del titano Pallante; con le sorelle Bia e Niche personificava la Forza e il Potere; con esse partecipò alla guerra contro i giganti, allorché si riunirono per dare l’assalto all’Olimpo.
CREIO o CRIO (Greci). Uno dei Titani, figlio di Urano e di Gea; sposò Euribia che fu madre di Astreo. Perse e Pallante.
CRENEE o CRENIADI v. Pegee.
CREONTE (Greci). 1. Figlio di Meneceo, fratello di Giocasta, che fu moglie di Laio, re di Tebe. Quando C. assunse il governo in quella città, scossa dallo scandalo di Edipo, dimostrò subito estrema crudeltà. Tra l’altro proibì la sepoltura dei nemici deceduti e quando la nipote Antigone eluse i suoi ordini, seppellendo il corpo del fratello Polinice, C. la fece seppellire viva. Emone, figlio del tiranno, promesso sposo di Antigone, si uccise sulla tomba di lei. C. fu poi ucciso da Teseo. (Confer Stazio,” Tebaide”, XI.) 2. Re di Corinto presso cui riparò Giasone con Medea quando fu scacciato da Acasto. Quando Giasone s’innamorò dl Glauce, figlia di C., Medea si vendicò uccidendo la giovane donna e il di lei padre con una veste e un diadema avvelenati.
CREPUSCOLO degli DEI v. Ragnarök.
CRESFONTE (Greci). Figlio di Aristomaco; uno degli Eraclidi che, con i fratelli Temeno e Aristodemo, penetrò nel Peloponneso; conquistatolo, divenne re di Messene. In seguito sposò Merope, figlia di Cipsefo, re di Arcadia, e da lei ebbe tre figli.
CRESO v. Adrasto 2.
CRETEO (Greci). Re di Iolco, figlio di Eolo e di Enarete; sposò la nipote Tiro e ne ebbe Esone, padre del famoso Giasone, Fere e Amitaone.
CREUSA “accento grave sulla e” (Greci). 1. Moglie di Enea, figlia di Priamo e di Ecuba; sparì da Troia mentre la città era in fiamme; quando Enea andò a cercarla, l’ombra di lei gli apparve e lo esortò a continuare il viaggio. Secondo la tradizione Cibele portò C. in cielo per risparmiarla dagli oltraggi dei Greci invasori. (Confer Virgilio, “Eneide”, II.) 2. V. Glauce. 3. V. Eritteo 1.
CRINISO (Greci). Principe troiano vissuto durante il regno di Laomedonte. Per sottrarre la figlia al mostro cui doveva essere sacrificata, l’abbandonò in mare su di un’imbarcazione. Passato il pericolo C. volle ricercare la figlia, ma, non trovandola, vagò per mare folle di dolore. Gli dèi, perpietà, lo mutarono nel fiume C. e gli concessero la facoltà di assumere qualsiasi sembianza desiderasse. Si mutò in uomo e giacque con la ninfa Egeste e ne ebbe Aceste.
CRIO v. Creio.
CRIOFORO (Greci). Epiteto attribuito a Ermes quando liberò Tebe da una tremenda peste. Durante l’epidemia il dio fece il giro delle mura della città con un ariete sulle spalle.
CRISA v. Flegias.
CRISAORE (Greci). Essere mostruoso nato come Pegaso, dal sangue di Medusa, a opera di Poseidone. Unitosi con Calliroe, generò i due famosi mostri Gerione ed Echidna.
CRISE (Greci). Sacerdote di Apollo Sminteo, presso Crise, città della Troade. Sua figlia Criseide era caduta prigioniera degli Achei; volendo riscattare la figlia, Agamennone si rifiutò e incollerito, scacciò il vecchio. Apollo, per vendicarlo, suscitò nel campo greco una terribile pestilenza, scongiurata con la restituzione di Criseide. (Confer Omero, “Iliade”, I; Luciano, Dialoghi”, XIII.)
CRISEIDE (Greci). Nome patronimico di Astinome, figlia del gran sacerdote del dio Apollo Crise. Durante la guerra di Troia venne fatta prigioniera dagli Achei; nella spartizione del bottino toccò come schiava di Agamennone.
CRISIPPO (Greci). Figlio di Pelope e della ninfa Astioche; fratellastro di Atreo e di Tieste, ucciso da costoro per istigazione della madre Ippodamia.
CRISOGONO “accento grave sulla prima o” (Greci). Epiteto che i poeti davano a Perseo, figlio di Zeus e Danae (dal greco “krusógonos” = generato dall’oro), come riferimento alla metamorfosi del dio in pioggia d’oro per poter amare Danae.
CRISOMALLO (Greci). Il presunto ariete dal vello d’oro, che fu generato da Poseidone con Teofane.
CRISOTEMI v. Stafilo.
CRIZIO v. Giganti.
CROCO (Greci). Giovane che amò, ardentemente ricambiato, la ninfa Smilace Per premiarne la fedeltà, gli dèi tramutarono lui in zafferano e Smilace nel sempreverde tasso. Secondo altri, i due amanti sarebbero stati tramutati in fiumi.
CRONO (Greci). Figlio di Urano e di Gea, il più giovane dei Titani. Dopo aver spodestato suo padre, C. si autonominò signore del mondo; sposò poi Cibele con la quale generò Estia, Demetra, Era, Ades, Poseidone e Zeus. Memore di una profezia, secondo cui sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli, li ingoiò tutti; Cibele riuscì a nascondere e a salvare Zeus, il quale in seguito, grazie a una bevanda speciale, lo costrinse a rivomitare i figli trangugiati. Zeus sopraffece gli altri Titani e li incarcerò insieme con C. nel Tartaro. (Confer Virgilio, “Eneide”, III; Ovidio, “Fasti”, I, 4.)
CROTOPO “accento grave sulla prima o” (Greci). Re di Argo, figlio di Agenore; ospitò Apollo dopo che il dio ebbe ucciso il serpente Pitone. Durante l’ospitalità Apollo si innamorò di Psamate, figlia di C. e la rese madre di un bimbo morto poco dopo la nascita. Scoperta la tresca, il re fece uccidere la figlia e Apollo, per vendicarla, scatenò una terribile epidemia, che cessò soltanto con l’esilio di C.
CRUSMANNO (Celti). Dio venerato dalle popolazioni stanziate lungo il Reno. Veniva identificato con l’Ercole romano perché, come lui, era effigiato con lo scudo e con la clava.
CTEATO (Greci). Uno dei Molionidi; sconfisse l’esercito inviato da Eracle contro il re Augia, perché non aveva rispettato i patti stretti con Eracle prima che gli ripulisse le stalle.
CTESONE v. Pila.
CTONIO v. Sparti.
CUBA (Romani). Divinità secondaria invocata dai Romani per proteggere i bambini nel sonno.
CUCHULLAIN (Celti). Eroe protagonista di uno dei principali cicli di leggende medievali Irlandesi. Figlio del dio solare Lugos e di Dechtire, dotato sin da piccolo di una forza e di un coraggio eccezionali, a sette anni strangolò un cane feroce e tre giganti; da adulto prese parte a un numero incalcolabile di guerre, tra cui, la più nota, la razzia del toro di Cooley, combattuta tra i quattro regni d’Irlanda e l’Ulster, di cui C. era il primo campione. Altra impresa singolare fu un duello fra C. e il suo compagno d’infanzia Ferdiad, che egli uccise, mediante un inganno, piangendone poi amaramente la morte. Più tardi C. passò un lungo periodo nell’inferno celtico (il Mag Mel), dove si innamorò della dea Fand, che dovette poi abbandonare perché reclamato dalla moglie Emer. Tragico episodio della sua vita fu la morte del suo unico figlio, cui l’ignaro C. tolse la vita dietro inganno della maga Madb, da lui ripudiata. In seguito l’eroe celtico fu ucciso dai suoi nemici, dopo essere stato spogliato delle armi magiche, a lui donate dalla maga Scatch al suo arrivo in Scozia. Per la tradizione, C. fu un guerriero realmente esistito oppure, se figlio del Sole, una personificazione del Bene che combatte per sconfiggere il Male.
CULSANS (Etruschi). Dio etrusco corrispondente al Giano bifronte dei Romani.
CULSU (Etruschi). Dea del regno dell’Oltretomba, spesso raffigurata accanto a Culsans.
CUMA v. Sibilla.
CUMINA (Romani). Divinità romana che vigilava sulle culle dei bambini.
CUPIDO (Romani). Giovane dio dell’Amore corrispondente all’Eros greco. Secondo Esiodo, sarebbe uno dei più antichi dèi, contemporaneo del Caos, della Terra e del Tartaro e rappresentato come un fanciullo alato munito di arco.
CURA (Romani). Dea romana dell’Inquietudine e degli Affanni. (Confer Igino, “Favole”, CCXX.)
CURE (Romani). Dee vendicatrici. (Confer Virgilio, “Eneide”, VI, 274.)
CURETI (Greci). Divinità minori, sacerdoti di Cibele, identificati coi Coribanti. Pare che Cibele affidasse ai C. il figlio Zeus neonato perché lo allevassero, e che essi facessero grande strepito battendo gli scudi con le lance, affinché Crono non ne udisse i vagiti. Secondo un’altra versione, i C., sacerdoti di Cibele, in onore della loro dea eseguivano la rumorosa danza delle armi, detta anche Danza Pirrica. Un’altra leggenda li dice discendenti dai Dattili Idei.