EACE v. Climene; Nauplio 2.
EACIDE “accento grave sulla a” (Greci). Appellativo comune a Peleo, ad Achille, a Neottolemo, discendenti da Eaco.
EACO “accento grave sulla e” (Greci). Figlio di Zeus e di Egina, capostipite degli Eacidi, re dell’isola di Enone, assai caro agli dèi per la bontà del suo carattere. Essendo l’isola rimasta spopolata per volere della crudele Era, indignata contro Egina, amante di Zeus, il dio, intenerito dalle preghiere di E., mutò in uomini uno sciame di formiche, donde gli abitanti di Enone (detta anche Egina) ebbero il nome di Mirmidoni (dal greco “myrmekes” = formiche). Secondo alcuni, E., in compagnia di Apollo e di Poseidone, costruì le mitiche mura di Troia. Dopo la morte, per il suo senso di giustizia, fu messo con Minosse e Radamanto a giudicare i morti nell’Ade. Ebbe onori divini e molti templi ad Atene. Moglie di E. fu Endeide, che gli generò Peleo e Talamone. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VII; Apollodoro, “Biblioteca”, III.) EAGRO accento grave sulla e. Re della Tracia, amato dalla musa Calliope, la quale gli generò i più celebri musici dell’antichità: Orfeo e Lino (secondo un’altra versione figli di Apollo). Pare che E. abbia iniziato i due figli ai Misteri di Dioniso.
EBALO “accento grave sulla e” (Greci). Re spartano, padre di Tindaro d’Ippocoonte e di Pirene. Suoi discendenti furono Castore e Polluce che dal capostipite presero il nome di Ebalidi.
EBE (Greci). Personificazione dell’eterna giovinezza, figlia di Zeus e di Era. Secondo alcuni Era la concepì da sola dopo aver ingerito due cespi di lattuga. E. fu ancella degli dèi cui mesceva il nettare dell’immortalità. Esentata da quella mansione dopo una caduta indecorosa, passò al servizio della madre come valletta. Nella funzione di coppiera venne sostituita da Ganimede e, consolata da Eracle, divenne la sua sposa celeste. Ebbe vari templi in Grecia e poi a Roma, dove fu identificata con la dea Iuventas. Iconograficamente, appare come una bella fanciulla incoronata di fiori e con una coppa in mano
EBONE (Romani). Antico dio venerato in Campania, che i mitologi identificarono con Bacco o conElios.
EBRO (Greci). Figlio di Cassandro, re di Tracia; per aver respinto le profferte amorose della matrigna Damasippe, costei lo accusò presso il padre di aver abusato di lei. E per evitare che il padre commettesse un omicidio, si gettò nel fiume Rombo che da lì in poi prese il nome di E. (odierno Maritza).
ECAERGA (Greci). Soprannome che i Greci diedero ad Artemide per la sua maestria nel colpire con le frecce le belve da lontano (dal greco “ekás” = lontano e “érgon” = azione). Secondo alcuni, E. fu una ninfa, nata da Borea e da Orizia, amante dei boschi e della vegetazione e patrona dei boscaioli.
ECALE “accento grave sulla prima e” (Greci). Vecchiarella misera ma felice, che ospitò Teseo prima che andasse a combattere i Sarmati. Lo accudì amorevolmente e gli si affezionò talmente che promise di immolarsi agli dèi se Teseo fosse tornato vincitore. Morta prima di adempiere il suo voto, Teseo le rese solenni onori funebri e ne venerò la memoria.
ECALIA v. Melanone.
ECATE “accento grave sulla prima e” (Greci). 1. Dea di origine probabilmente asiatica (dal greco “Ekáte” = che colpisce da lontano). Nel culto venne confusa con un’altra divinità greca non bene identificata. Al tempo dei Misteri Orfici (sesto secolo a.C.), E. fu venerata come figlia dei titani Perse e Asteria e considerata divinità lunare. Per altri fu figlia di Zeus e di Demetra. Veniva effigiata con tre teste e talvolta con tre corpi; identificata con Artemide, Persefone e Demetra; per questi tre aspetti fu dea del cielo, dell’oltretomba e della terra. Come divinità infernale E. regnava sulle ombre dei morti e sui demoni. Da lei dipendevano i Lemuri, le Lamie e le Empuse. Secondo il mito, E. evocava gli spiriti per spaventare gli uomini; vagava nella notte per i trivii (donde l’appellativo di Trivia), accompagnata dai latrati lugubri dei cani che segnalavano il suo arrivo. Suoi attributi: i serpenti, le fiaccole e i pugnali. A Sparta ebbe sacrifici umani. 2. Madre di Medea e di Circe. (Confer Virgilio, “Eneide”, IV.)
ECATO (Greci). Epiteto di Apollo, derivato dalla sua abilità nel colpire da lontano (dal greco “ékatos” = arciere).
ECATOMBE (Greci). Etimologicamente sacrificio agli dèi di cento buoi; spesso si dava questo nome a ogni sacrificio numeroso e solenne.
ECATONCHIRI (Greci). Termine greco equivalente al latino Centimani; era il soprannome dato ai giganti Briareo (o Egeone), Cotto e Gige, figli mostruosi di Urano e di Gea. Avevano cinquanta teste e cento braccia; combatterono al fianco di Zeus contro i Titani, che poi custodirono nel Tartaro (essi stessi erano stati banditi da Crono nel Tartaro e poi liberati da Zeus). Simboleggiano le forze sconvolgitrici della natura; in particolare Briareo perché, secondo la leggenda, gli scossoni che egli produce per liberarsi dal monte sotto cui resta schiacciato per volere di Poseidone, provocano sconvolgimenti tellurici.
ECHEDEMO (Greci). Giovane arcade giunto in Attica su invito di Teseo, rivelò ai Dioscuri il nascondiglio di Elena.
ECHEMEA o ETEMEA (Greci). Moglie di Merope, re dell’isola di Cos; Artemide le tolse la vita perché aveva disertato il suo culto. Lo sposo Merope ne provò un sì gran dolore che gli dèi dell’Olimpo, mossi a compassione, pregarono la dea offesa di mutarlo in aquila e collocarlo fra gli astri.
ECHEMO (Greci). Figlio di Eropo, re di Tegea. Combatté e vinse Illo, il primo dei numerosi figli di Eracle, quando tentò di invadere il Peloponneso. Dopo la sua vittoria gli Eraclidi si ritirarono e, mantenendo la promessa, rinunciarono per cinquanta anni ad ogni pretesa sul Peloponneso.
ECHEMONE (Greci). Uno dei figli di Priamo, ucciso da Diomede sotto le mura di Troia.
ECHETLEO (Greci). Favoloso personaggio protagonista di una leggenda in cui si narra che durante la famosa battaglia di Maratona, al culmine della lotta, comparve tra i Greci un uomo in abiti di agricoltore, che col manico dell’aratro uccise un numero sterminato di nemici, quindi scomparve. Gli Ateniesi chiesero all’oracolo chi fosse lo sconosciuto e l’oracolo sentenziò che dovevano onorare l’eroe Echetleo (dal greco “echétle” = manico d’aratro)
ECHETO (Greci). Crudele re d’Epiro, contemporaneo d’Ulisse. Pare che in un accesso d’ira E. accecasse la propria figlia, colpevole di un amore illecito, ed evirasse il seduttore di lei.
ECHIDNA “accento grave sulla i” (Greci). 1. Figlia di Crisaore e di Calliroe; essere mostruoso per metà donna e per metà serpente; sposò Tifone e da essi nacquero quasi tutti i mostri dell’antichità, tra cui Orthos, il cane di Gerione, Cerbero, l’Idra di Lerna, le Arpie, la Chimera e Scilla, la Sfinge e il Leone Nemeo. E. fu uccisa nel sonno da Argo Panopte (il mostro dai cento occhi). 2. V. Scito.
ECHINADI “accento grave sulla prima i” (Greci). Figlie dell’indovino Echino; punite dal dio fluviale Acheloo per essersi dimenticate di invitarlo a una festa campestre. Poseidone salvò le E. mutandole in altrettante isole. (Ovidio, “Metamorfosi”, VIII.)
ECHIONE (Greci). 1. Uno dei Giganti che partecipò alla scalata dell’Olimpo contro Zeus. Athena lo pietrificò facendogli guardare la testa della Medusa. 2. Figlio di Ermes e di Antianira; fu argonauta e cacciatore del Cinghiale Calidonio.
ECHIONE o ENCHIONE v. Sparti.
ECLA (Germani, Scandinavi). Baratro presso un monte dell’Islanda dai nordici creduto l’Inferno; il fragore prodotto dai ghiacci in collisione con le coste si diceva che fosse il lamento delle anime condannate al gelo eterno.
ECMAGORA v. Fialo.
ECO (Greci). Ninfa dei monti figlia di Etere e di Gea. Volendo sottrarsi all’amore del dio Pan, dai pastori, resi furiosi dal dio, fu fatta a pezzi mentre la sua voce risuonava ancora. Secondo un’altra leggenda, E. ebbe da Era limitato uso della voce perché incoraggiava gli amori terreni di Zeus. Per altri, E. si innamorò di Narciso e respinta si nascose in un bosco dove si consumò finché di lei rimase solo la voce.
ECUBA (Greci). Figlia di Dimante, re di Tracia o del dio fluviale Sangario; seconda moglie di Priamo, cui generò diciannove o cinquanta figli. Caduta Troia, fece parte del bottino di Ulisse; in Tracia accecò Polinestore per vendicare la morte del figlio Polidoro; per punizione dagli dèi fu mutata in cagna. Secondo altri, E. fu lapidata dai Greci quando Ulisse l’abbandonò a se stessa nel viaggio di ritorno in patria.
EDDA (Germani, Scandinavi). Antico poema islandese, fonte della mitologia nordica, si distingue in “Edda poetico” e “Edda in prosa”: la prima versione consta di ventinove canti e vi prevalgono le leggende germaniche (fu scoperta nel 600); la seconda “Edda” o “Snorra Edda” fu scritta da Snorri Sturluson (1178-1241), è divisa in cinque parti e tratta la letteratura islandese, la storia universale e la mitologia nordica.
EDESIA (Romani). Divinità romana che, assieme a Bibesia, presiedeva ai banchetti; la prima proteggeva i vini; l’altra sorvegliava la scelta delle vivande.
EDIPO (Greci). Figlio di Laio, re di Tebe, e di Giocasta. Avendo un oracolo predetto a Laio che il figlio l’avrebbe ucciso, Laio fece deporre E. appena nato sul monte Citerone; ma lo schiavo incaricato affidò l’infante alle cure di un pastore corinzio che lo portò a Polibo, re di Corinto; costui lo allevò come un figlio e lo chiamò E. (= piedi gonfi). Quando E. divenne adulto, l’oracolo gli vaticinò che avrebbe sposato sua madre Giocasta; inorridito, E. fuggì da Corinto per evitare d’incontrarsi con la moglie di Polibo, Peribea, che credeva fosse sua madre. Si diresse a Tebe ma sulla strada incontrò Laio che con l’auriga andava a Delfi e sorta una questione per ragioni di precedenza, E. uccise il vecchio ignorando che fosse suo padre. Giunto a Tebe, liberò la città dalla Sfinge; per riconoscenza ottenne da Creonte, fratello di Giocasta e reggente della città, la signoria di Tebe e la mano di Giocasta, che egli sposò procreando con lei parecchi figli: Eteocle. Polinice, Antigone e Ismene. Dopo molti anni felici scoppiò a Tebe una gran pestilenza; l’oracolo di Apollo annunziò che la peste sarebbe cessata qualora si fosse cacciato l’uccisore di Laio. E. venne a sapere dall’indovino Tiresia che egli era il colpevole e che aveva sposato sua madre. Giocasta alla notizia s’impiccò ed E. si cavò gli occhi. I suoi lo bandirono ed egli, assistito amorosamente da Antigone, dopo aver maledetto Eteocle e Polinice, partì da Tebe e girò per la Grecia arrivando a Colono nell’Attica, dove, riconciliandosi con le Erinni, trovò la morte e la pace. Secondo Omero e Pausania, E. non avrebbe avuto nessun figlio da Giocasta; costei si sarebbe uccisa quando seppe del suo involontario incesto. E. invece si sarebbe unito in seconde nozze con Euriganea, dalla quale avrebbe avuto i quattro figli menzionati, regnando quindi su Tebe fino alla fine dei suoi giorni. (Confer Omero, “Odissea”, XI; Pindaro, “Olimpiche”, II.)
EDONIDI “accento grave sulla o” (Greci). Appellativo delle Menadi, derivato dal monte Edone, nella Tracia, dove si svolgevano gli orgiastici Misteri di Dioniso.
EDONIO “accento grave sulla o” (Greci) Epiteto di Dioniso, derivato dal monte Edone.
EDUSA (Romani). Dea minore del Pantheon romano, preposta alla salvaguardia dei bambini appena svezzati dal latte materno.
EEA v. Circe.
EETE (Greci) Re della Colchide, figlio di Elios e di Perseide, sposo dell’oceanide Idia, fratello della maga Circe e mago egli pure. Ospitò Frisso, il quale, per riconoscenza, gli sacrificò il montone dal Vello d’oro sul quale era fuggito. Il Vello d’oro fu poi appeso nell’isola Aea, in un boschetto sacro ad Artemide e custodito da un drago. Per la tradizione, E. fu ucciso dai compagni di Giasone.
EEZIONE (Greci). Re di Tebe Ipoplacia, città della Misia, padre di Andromaca. Fu ucciso da Achille, insieme coi sette figli, dopo la caduta di Troia.
EFESTIE v. Efesto.
EFESTO (Greci). Figlio di Zeus e di Era, dio del Fuoco. Abilissimo nella lavorazione dei metalli, fabbricò palazzi di bronzo per sé e per gli altri dèi; forgiò una stupenda armatura per Achille e una per Diomede. Le sue officine erano situate nell’Etna, dove come aiutanti aveva i Ciclopi. Appena nato, brutto, zoppo e deforme, fu dalla madre precipitato in mare dall’Olimpo, ma Teti ed Eurinome, dee marine, lo raccolsero. Tornato sull’Olimpo, fu ricacciato sulla terra quando tentò di difendere sua madre Era contro Zeus. Accolto benevolmente dagli abitanti dell’isola di Lemno continuò il suo lavoro con i Cabiri; fu a Rodi con i Telchini e i Dattili e con il nano Cedalio, da alcuni considerato il suo maestro. Sposò Aglaia o, secondo alcuni, Afrodite. Anche a Lemno in suo onore si celebravano le “Efestie”, le “Apaturia” e le “Calceia”. (Confer Omero, “Iliade”, XVIII, “Odissea”, VIII; Virgilio, “Eneide”, VIII; Luciano, “Dialoghi”, VII; Orazio, “Odi”, I, IV; Stazio, “Tebaide”, II.)
EFIALTE v. Aloidi; Incubo.
EFIDRIADI o IDRIADI (Greci). Ninfe preposte alle acque in generale.
EFIRA (Greci). Figlia di Oceano e di Teti, ricordata da Virgilio come Ninfa compagna di Cirene, madre di Aristeo.
EGEA (Greci). Figlia di Oleno; ninfa nutrice di Zeus.
EGEMONE (Greci). Una delle Cariti.
EGEO (Greci). Re di Atene, figlio di Pandione e padre di Teseo. Fu spodestato dai nipoti, figli del fratello Pallante, poi rimesso sul trono dal proprio figlio Teseo. Quando costui partì per uccidere il Minotauro, promise al padre che, se fosse tornato sano e salvo, avrebbe issato una vela bianca sulla nave; dimentico della promessa, ne issò invece una nera; credendo che il figlio fosse perito nell’impresa E. si gettò in mare e annegò; quel mare prese da lui il nome di Egeo. Come figlio di Pandione, E. venne annoverato fra le divinità.
EGEONE v. Briareo.
EGERIA (Romani). Leggiadra ninfa da Diana mutata in fonte; pare che fosse l’ispiratrice di Numa Pompilio. Come ninfa delle acque e delle sorgenti le erano sacre due fonti; una situata in Roma presso Porta Capena e l’altra vicino al lago di Nemi nei Castelli Romani, dove era oggetto di culto unitamente a “Diana Nemorensis”.
EGESTE v. Aceste; Crinisio.
EGESTES v. Aceste.
EGGTHER (Germani). Gigante che, insieme con Fialar, faceva la guardia al regno dell’oltretomba nordico (Helheim).
EGIALEA (Greci). Moglie saggia e devota di Diomede, fintantoché lo sposo le visse accanto; quando invece Diomede partì per la guerra di Troia, E. lo tradì con Comete e visse con lui in adulterio. Tutto ciò avvenne per vendetta della dea Afrodite, ferita da Diomede durante l’assedio di Troia, la quale ispirò in E una travolgente lussuria.
EGIALEO (Greci). 1. Figlio di Adrasto, uno degli Epigoni, che prese parte alla seconda guerra contro Tebe. Morì davanti alle mura della città e il padre, disperato, non poté sopravvivergli. 2. V.Inaco.
EGIALO v. Cauno.
EGIDA (Greci). Lo scudo di Zeus forgiato da Efesto; era infrangibile e mandava lampi suscitando terrore fra i nemici, scatenando tempeste. Dall’E. derivò a Zeus l’appellativo di Egioco. In seguito l’E. venne attribuita ad Athena e anche ad Apollo, Era ed Ares.
EGIDE “accento grave sulla prima e” (Greci). Mostro della terra; sputava fuoco terrorizzando l’intera Frigia. Athena lo uccise e con la pelle ricoprì il suo scudo che chiamò poi Egida.
EGIMIO “accento grave sulla prima i” (Greci). Re dei Dori; quando entrò in guerra contro i Lapiti, chiamò in soccorso Eracle, promettendogli come compenso la terza parte del suo territorio; ma sebbene Eracle vincesse i Lapiti e uccidesse il loro re Corono, E. dimenticò la promessa. In seguito gli Eraclidi si vendicarono, uccidendo in battaglia i figli di E., Panfilo e Dimante.
EGINA (Greci). Figlia di Asopo; Zeus, bramoso di possederla, si mutò in fuoco. Da quell’unione nacque Eaco. Per sottrarla all’ira paterna il divino amante mutò E. in un’isola che da lei prese il nome.
EGIOCO “accento grave sulla i” (Greci). Uno dei tanti nomi di Zeus.
EGIPANI (Greci). Mitiche divinità boscherecce dalla figura di caprone, generate dal dio Pan e dalla ninfa Egea. Erano piccoli e cornuti come i Fauni e i Satiri.
EGIPIO v. Buli.
EGISTO (Greci). Figlio incestuoso di Tieste e della figlia Pelopea; dopo la nascita fu da costei abbandonato in un bosco. Trovato da alcuni pastori e allattato da una capra, fu poi adottato come figlio da Atreo, che nel frattempo aveva sposato la nipote Pelopea. Più tardi Atreo gli ordinò di uccidere Tieste, ma quando E. scoprì che questi era suo padre, eliminò invece Atreo e si impadronì della signoria di Micene. Agamennone, figlio di Atreo ed erede della corona, lo cacciò;ma partendo per la guerra di Troia, lo richiamò e gli affidò il governo dello Stato e la cura della casa. Durante la sua assenza E. gli sedusse la sposa Clitennestra e, d’accordo con lei, pugnalò a morte Agamennone appena tornato in patria. Sette anni dopo, Oreste, figlio di Agamennone, vendicò la morte del padre uccidendo E. e la propria madre Clitennestra. (Confer Omero “Odissea”, III, IV.)
EGITTO (Greci). Figlio di Belo, fratello di Danao, Cefeo e Fineo; diede il suo nome al paese da lui conquistato. Morì di dolore quando i suoi cinquanta figli furono assassinati dalle loro mogli, le Danaidi, nella prima notte di nozze. Secondo un’altra versione, E. sarebbe stato ucciso dalla nipote Polissena.
EGIZIADI v. Danaidi.
EGLE (Greci). 1. Avvenente ninfa, figlia di Zeus e di Neera; avrebbe generato le Cariti dopo essersi unita con Elios o, secondo alcuni altri, con Zeus stesso. 2. Figlia di Asclepio, sorella di Macaone e Podalirio, i due medici che seguirono l’esercito greco a Troia. 3. V. Esperidi.
EGOCERO (Greci). La costellazione del Capricorno. Secondo la tradizione, il dio Pan assunse le sembianze di capra per sfuggire al mostro Tifone; come capra fu accolto in Cielo e posto dagli dèi come una delle costellazioni, quella del Capricorno.
EGOLIO (Greci). Giovane goloso che con alcuni amici penetrò nella grotta dove veniva allevato Zeus neonato, per rubare il miele destinato come nutrimento al divino infante. Per ripararsi dai pungiglioni delle api, i giovani si coprirono con armature di guerra, ma il piccolo dio se ne accorse e tramutò i ghiottoni in uccelli notturni.
EIKTHYRNER (Germani, Scandinavi). Il cervo del Walhalla; dalle sue corna sgorga l’acqua che alimenta la sorgente Wergelmir, da cui si dipartono i centotrenta fiumi che scorrono nel Paradiso nordico.
EILETHUIA v. Era.
EIMADAL v. Neimdallr.
EINHERII v. Gimlé; Helheim; Sadhrimmer; Walhalla.
EIRA (Germani, Scandinavi). Dea dell’Olimpo germanico; medicava gli Asi feriti nelle battaglie contro i Giganti.
EIRENE o IRENE (Greci). Dea della pace presso gli antichi Greci; a Roma la chiamarono Pax. Figlia di Zeus e di Temi; era una delle Ore, rappresentata da una giovane e bella donna con in mano la cornucopia e un ramo d’olivo; in altre iconografie appare con Pluto dio della Ricchezza, e col caduceo.
ELAFIA (Greci). Nutrice di Artemide, o, forse, epiteto di Artemide stessa.
ELAGABAL o ELIOGABALO (Greci). Dio semitico del Sole, venerato a Semesa in Siria, sotto forma di una pietra nera che si credeva inviata dal cielo.
ELARA (Greci). Una delle figlie di Orcomeno, che Zeus portò nella sua alcova e rese madre del gigante Tizio. Per impedire che la moglie Era scoprisse il nascondiglio della sua nuova amante, il dio la custodì sotto terra.
ELATHA v. Fomori.
ELATO (Greci). 1. Centauro che assalì Eracle quando era ospite di Folo; E. lo uccise con una freccia intrisa nel sangue avvelenato dell’Idra di Lerna. 2. Re di Arcadia figlio di Arcade e di Leanira; diede il suo nome a una città che fondò nella Focide: Elatea, divenuta famosa per un tempio dedicato ad Asclepio. 3. V. Faloe.
ELEFENORE “accento grave sulla penultima e” (Greci). Spasimante di Elena; morì in uno scontro sanguinoso al tempo della guerra di Troia, mentre tentava di strappare al nemico il corpo di un suo compagno ucciso da Antiloco.
ELELEIDI (Greci). Appellativo delle Bassaridi, derivato da “Elelen”, grido con il quale esse invocavano il dio Dioniso.
ELELEO “accento grave sull’ultima e” (Greci). Soprannome di Dioniso derivatogli da “Elelen”, grido che emettevano le Bassaridi durante le feste in onore del dio.
ELENA (Greci). Bellissima figlia di Zeus e di Leda, sorella di Castore e Polluce, di Clitennestra e di Filonoe. Ancora giovinetta fu rapita da Teseo. Liberata dai fratelli, Tindaro, marito di Leda e quindi suo padre putativo, la dette in sposa a Menelao, re di Sparta. Durante un’assenza del marito, Paride, figlio di Priamo, rapì E. consenziente e la portò a Troia insieme con molti tesori. Ciò diede origine alla guerra di Troia. Alla morte di Paride E. sposò Deifobo, altro figlio di Priamo, ma la notte della caduta di Troia, per ingraziarsi Menelao, aiutò i Greci e consegnò Deifobo nelle loro mani. Ritornò poi in Grecia con Menelao dopo otto anni di navigazione. Visse a lungo in pace col marito, finché, venuto a morte lo sposo, E. fu cacciata dai figli di lui. Riparò quindi a Rodi presso un’amica (Polisso) che a tradimento la fece impiccare ad un albero. Secondo Esiodo, E. ebbe da Menelao una figlia, Ermione, e forse anche un figlio. Da Paride ne ebbe diversi (Confer Omero, “Iliade”, VI, “Odissea”, IV; Catullo, “Poesie”, LXVIII.)
ELENO “accento grave sulla prima e” (Greci). Uno dei diciannove figli di Priamo, dotato, come la sorella Cassandra, di potere divinatorio. Caduto prigioniero dei Greci, predisse loro che Troia non poteva essere presa senza l’aiuto di Neottolemo e di Filottete. Caduta la città, Neottolemo portò E. con sé e alla sua morte gli lascio in eredità una parte dell’Epiro. E. sposò poi Andromaca vedova di Ettore, e accolse benevolmente Enea prima che l’eroe veleggiasse per la Sicilia. (Confer Omero, “Iliade”, VI; Virgilio, “Eneide” III.)
ELETTRA (Greci). 1. Figlia di Agamennone e Clitennestra. Quando Clitennestra assassinò il proprio marito, complice l’amante Egisto, E., per salvare il fratello dal furore della madre che voleva sopprimere anche lui per timore di una futura vendetta, allontanò il fratellino dalla reggia e sparse la voce che Oreste era morto. Dopo sette anni E. indusse Oreste a uccidere Egisto per vendicare l’assassinio del loro padre Agamennone. Pare che E. abbia aiutato il fratello a eliminare anche Clitennestra. In seguito la giovane sposò Pilade, amico di Oreste e generò Strofio junior e Medone. 2. Moglie di Corito; tradì il marito con Zeus e generò Dardano e Iasione. Insieme con le sorelle, E. dal divino amante fu posta in cielo a formare la costellazione delle Pleiadi. 3. Figlia di Oceano e di Teti; dal marito Taumante ebbe Iride e, secondo Esiodo, generò anche le Arpie.
ELETTRIONE v. Alcmena; Anfitrione; Elios.
ELEUSINI MISTERI (Greci). Forme di culto di origine antichissima; si prestavano a Demetra e a Persefone; erano riservati ai soli iniziati e avevano carattere mistico e segreto. Al culto delle due dee si intrecciò, poi, il culto di Dioniso. I riti eleusini si svolgevano in due periodi dell’anno; in primavera, ogni anno, durante le Piccole Eleusine e in autunno, ogni cinque anni, durante le Grandi Eleusine; duravano ciascuna nove giorni e consistevano in processioni, rappresentazioni, feste notturne, celebrazioni simboliche, tutte intonate alla dottrina dell’immortalità dell’anima e del risorgere della vita dopo la morte. Gli iniziati ai Misteri si dividevano in due categorie: i “Mistai”, addetti solo ai misteri minori, e gli “Epopstai”, ai misteri maggiori. Presiedeva a tutti i misteri lo Ierofante (Gran Sacerdote) aiutato nel suo compito dal Daduco, dallo Ierocerice e dall’Epibomio, assistenti all’altare. I M.E. venivano celebrati anche a Roma durante l’impero di Adriano e di Teodosio; a quest’ultimo si deve la chiusura del santuario di Eleusi nel 381 d.C.
ELEUTERIA “accento grave sull’ultima e” (Greci). Dea greca della Libertà; infondeva coraggio ai pavidi.
ELFI (Germani, Scandinavi). Personaggi favolosi di piccola statura, ma bellissimi d’aspetto. Nella mitologia germanica personificano le forze della natura, l’aria, i boschi, i monti e i luoghi sotterranei, dove essi dimorano in stupende case al servizio del re Freir. Vivono di notte, folleggiando sfrenatamente, e si ritirano all’alba perché temono la luce del giorno. Di origine germanica, gli E. vennero successivamente adottati anche dagli Anglo-Sassoni; secondo costoro, gli E. erano creature eteree portatrici di benessere e di allegria; per i Germani, invece, erano esseri malevoli e scontrosi, portatori di malefici; chiunque osava penetrare nel loro regno era costretto a danzare fintantoché non moriva.
ELFI-DOCK v. Alfar.
ELFI-LIOS v. Alfar.
ELIADI (Greci). Figlie di Elios e di Climene o di Neera; sorelle di Fetonte; si chiamavano: Lampezia, Faetusa e Lampetusa. Per la morte di Fetonte piansero per quattro giorni consecutivi; Zeus, impietosito, tramutò le E. in pioppi e le loro lacrime in ambra. (Confer Luciano di Samosata, “Dialoghi”, LV.)
ELICAONE v. Laodice.
ELICE v. Enopione.
ELICONA v. Muse.
ELICONIE “accento grave sulla o” (Greci). Appellativo delle Muse, ritenute abitatrici del monte Elicona.
ELIOGABALO (Greci). 1. Vario Avito Bassano, parente di Caracalla, a quattordici anni, nel 218 d.C., fu proclamato imperatore col nome di “Marcus Antonius Heliogabalus”; introdusse in Roma il culto del dio Sole ai quale eresse un tempio grandioso. Morto E., ucciso dai suoi soldati che lo odiavano, il culto del dio siriano cadde in oblio. 2. V. Elagabal.
ELIOS “accento grave sulla e” (Greci). Figlio del titano Iperione e di Eurifaessa, fratello di Selene e di Eos. Personificazione dell’astro solare; sorge ogni mattina dall’Oceano e conduce il suo carro trainato da quattro veloci destrieri per portare la luce ai mortali. Penetra coi suoi raggi dappertutto, per cui è temuto dai malvagi. Nell’isola di Trinacria possiede sette mandrie di buoi e sette greggi di pecore condotte al pascolo dalle sue figlie Eliadi, avute da Neera (o Climene): Faetusa, Lampezia e Lampetusa. Unitosi poi con Perseide, E. generò Eete, padre di Medea, la maga Circe e Pasifae; con Climene ebbe Fetonte, e con la ninfa Rodi, Elettrione e altri figli. Il suo culto, molto diffuso in Grecia, fu mescolato con quello di Apollo, divinità solare, ricevette particolare culto nell’Elide, ad Argo e a Rodi dove al dio venne consacrata una statua di enormi proporzioni, nota col nome di Colosso di Rodi che era una delle sette meraviglie del mondo antico. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, II; Pindaro, “Olimpiche”, VII.)
ELISI CAMPI (Greci). Parte dell’Ade, mondo sotterraneo dei trapassati. Secondo il mito è situato all’estremo occidente della terra, oltre le Colonne d’Ercole; sede degli uomini virtuosi, simili agli dèi, che vi giungono senza passare per la morte, conservando quell’età in cui sono stati più felici nella vita terrena. Luogo di letizia, di primavera eterna con boschi, prati e fiori in un tripudio di luci e di colori. Secondo Esiodo, vi regnano i beati, governati da Crono e da Radamanto, la cui vita, scevra di dolori e di vizi, scorre nel completo oblio, avendo essi bevuto l’acqua del Lete, detto appunto Fiume dell’oblio.
ELIWAGAR (Germani). Nella mitologia germanica sono i dodici fiumi dell’Inferno.
ELJUDNIR (Germani). L’oltretomba del mondo nordico.
ELLE (Greci). Figlia di Atamante e di Nefele; per sottrarsi alle angherie della matrigna Ino, E. fuggì col fratello Frisso sul montone dal Vello d’oro, ma cadde nel tratto di mare, corrispondente all’attuale stretto dei Dardanelli, che da lei prese il nome di Ellesponto.
ELLENO (Greci). Mitico re della Tessaglia, figlio di Deucalione e di Pirra, capostipite degli Elleni; da lui e dalla ninfa Orseide nacquero Eolo, capostipite degli Eoli; Doro, dei Dori, e Xuto, il cui figlio Ione dette il nome agli Ioni. Con gli Achei, discendenti di Acheo, questi tre nuclei etnici costituirono le quattro etnie fondamentali della Grecia.
ELLESPONTO v. Elle.
ELLI v. Utgard-Loki.
ELPA (Greci). Figlia del Ciclope Polifemo, al quale, secondo la versione di Diodoro Siculo, l’avrebbe rapita Ulisse dopo averlo accecato.
ELPENORE “accento grave sulla seconda e” (Greci). Compagno di Ulisse mutato in porco dalla maga Circe durante una sosta nell’isola di costei nel viaggio di ritorno da Troia. Ripresa la forma umana, E. si ruppe il collo cadendo ubriaco dal tetto della dimora di Circe. La sua ombra apparve a Ulisse nell’Ade supplicando di dare sepoltura al suo corpo appena fosse ritornato nell’isola della maga. (Confer Omero, “Odissea”, XI.)
ELPIS (Greci). Simbolo divino della Speranza, l’unico dei doni di Pandora che rimase nel fatidico vaso contenente tutti i mali, che si sparsero sulla terra quando il vaso fu aperto.
EMATIDI “accento grave sulla a” (Grecia). Appellativo delle nove Piche, figlie di Pierio, re di Emazia.
EMATIONE (Greci). Figlio di Eos e di Titone; personificazione della Notte. Dopo aver regnato inArabia, fu ucciso da Eracle.
EMBLA v. Askr.
EMER (Celti). Sposa dell’eroe Cuchullain, il quale, per averla, dovette lottare col padre di lei, un famigerato mago, e duellare con gli altri pretendenti. E. fu protagonista di numerose leggende nordiche.
EMERA (Greci). Figlia dell’Erebo e della Notte, accompagnava Elios nei suoi viaggi attraverso il cielo. Fu confusa con Eos. (V. Talassa.)
EMITEA (Greci). 1. Figlia di Cicno e di Proclea, condivise la sorte del fratello Tenete, abbandonato dal genitore in una barca in mezzo al mare. Approdati in un’isola, vissero felici fino a quando Achille, durante la guerra di Troia, non si impadronì dell’isola e tentò di possedere E. La fanciulla si oppose e con l’aiuto degli dèi fece in modo che il seduttore più non la importunasse. 2. Semidea greca menzionata dagli scrittori ellenici come una donna mortale realmente esistita col nome di Molpadia. Divinizzata dai Greci col nome di E., i malati e le puerpere le resero onori nel grande tempio a lei consacrato nella città di Castalia, in Caria.
EMO (Greci). Re di Tracia, figlio di Borea e di Orizia; famoso tiranno, pretese che egli e sua moglie Rodope venissero adorati come Zeus ed Era. Per punire la loro superbia, gli dèi li tramutarono in macigni. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VI.)
EMONE (Greci). Figlio di Creonte, re di Tebe; amò appassionatamente Antigone; quando suo padre condannò la giovinetta a morte per aver seppellito il corpo del fratello Polinice, E. si uccise sul cadavere di lei. Secondo un’altra versione, E. sarebbe stato ucciso dalla Sfinge.
EMONIDE v. Apollo.
EMPUSE (Greci). Demonesse figlie o seguaci di Ecate, mostri notturni dal sedere d’asino. Si divertivano a spaventare i viandanti e i bambini e si infilavano nei letti degli uomini per suggerne la vitalità; per questo vennero chiamate «Mangiatrici di uomini».
ENAREFORO (Greci). Figlio di Ippocoonte, nipote di Tindaro; meditò di rapire Elena giovinetta, quando il padre di lei, Tindaro, l’affidò a Teseo per evitare che la fanciulla venisse rapita e tirata a sorte.
ENARETE (Greci). Moglie di Eolo, madre di Creteo, Sisifo, Atamante, Alcione, Deione, Calice e Canace.
ENCELADO (Greci). Terribile Gigante, figlio di Urano e di Gea; prese parte con i suoi fratelli alla lotta contro Zeus e gli dèi dell’Olimpo. Zeus sterminò i Giganti e Athena cacciò E. in Sicilia dove lo lasciò seppellire da Zeus sotto l’Etna. La leggenda narra che la lava del vulcano viene emessa dall’alito infuocato di E. e che i sussulti della terra durante i terremoti vengono provocati dai suoi movimenti. (Confer Virgilio, “Eneide”, III; Stazio, “Tebaide”, III.)
ENCHIONE v. Echione 3.
ENDEIDE “accento grave sulla seconda e” (Greci). Figlia del centauro Chirone e della ninfa Cariclo; il suo sposo Eaco, dopo avere generato con lei Telamone e Peleo, la ripudiò e la mandò in esilio perché ritenuta colpevole della morte del figliastro Foco.
ENDIMIONE (Greci). Bellissimo pastore-cacciatore, figlio di Zeus, o di Aetlio, e della ninfa Calice. Per aver tentato di possedere Era, fu condannato a un sonno perpetuo, senza invecchiare, in una grotta del monte Latmos nella Caria. Durante il sonno Selene s’innamorò di lui e tutte le notti si recava a visitarlo nella grotta accontentandosi di baciarlo e di accarezzarlo Nel mito si vuole ravvisare il succedersi delle fasi lunari. (Confer Catullo, “Carmina”, LVI.)
ENDOVELLICO “accento grave sulla seconda e” (Celti). Divinità nordica, il cui culto si estese fino alla Spagna. Gli antichi abitanti di quel paese lo venerarono, unitamente ad Ercole, come dio tutelare degli Spagnoli.
ENEA (Greci). Figlio di Anchise e di Afrodite; principe dei Dardani stanziati alle falde del monte Ida nella Troade. Da principio non partecipò alla guerra di Troia, ma quando entrò in contesa con Achille sull’Ida, presso il suo gregge, E. corse in aiuto del parente Priamo e si comportò da valoroso. Secondo Omero, dopo la distruzione di Troia, E. regnò nella Troade sugli avanzi delpopolo troiano. Una versione posteriore della storia narra che E., portandosi dietro il padre Anchise e il figlio Ascanio con altri compagni e con le reliquie troiane del Palladio, abbandonò Troia in fiamme e si mise in mare alla volta dell’Italia, arrivando, dopo numerose peripezie, sulla costa del Lazio. Latino, re della regione, lo accolse benevolmente e gli diede in moglie la figlia Lavinia, dopo che E. ebbe vinto il suo rivale Turno. In onore della moglie l’eroe fondò la città di “Lavinium”. Per la leggenda, dopo quattro anni di regno, E. sparì tra lampi e tuoni durante una battaglia contro gli Etruschi presso il fiume Numicio. In seguito apparve in sogno a suo figlio Ascanio, rivelandogli di essere stato trasportato nell’Olimpo e assunto fra gli dèi. Ascanio, col nome di Julo, fondò Albalonga e così diede inizio alla stirpe primigenia romana, detta Julia (Confer Omero, “Iliade”, XX; Ovidio, “Metamorfosi”, XIV.)
ENEO o OINEO (Greci). Re di Calidone nell’Etolia; sposò Altea e generò Meleagro, Tideo e Deianira. Fu il primo a piantare la vite nel suo paese. Per aver dimenticato di celebrare sacrifici ad Artemide dopo un abbondante raccolto, la dea lo punì mandando un ferocissimo cinghiale che devastò gran parte della sua regione.
ENGASTRIMITI (Greci). Sacerdotesse di Apollo; ventriloque, pronunciavano oracoli con la bocca chiusa.
ENIALIO “accento grave sulla a” (Greci). Dio della Guerra presso gli antichi Greci; Omero lo identifica con Ares, i Romani col dio Quirino.
ENIDE (Greci). Ninfa dei boschi, amata da Ermes; presunta genitrice del dio Pan.
ENIO (Greci). 1. Compagna di Ares; da lei il dio prese il nome di Enialio. Per alcuni, E. fu madre e nutrice di Ares; per altri fu sua figlia. Personificava la violenza della guerra e per questo i Romani la posero in relazione con Marte e la identificarono con la dea Bellona. 2. V. Graie.
ENIPEO (Greci). Dio fluviale della Tessaglia, di cui s’innamorò la ninfa Tiro, già amata da Poseidone, il quale, per portarsela in alcova, assunse le sembianze di E. Da quella unione nacquero Pelia e Neleo. Secondo altri, E. aveva il magico potere di trasformarsi a suo piacere. Per avere Tiro, si mutò in fiume, cosicché lei, bagnandosi nelle sue acque, rimase fecondata e generò i due fanciulli che la leggenda vuole invece figli di Poseidone.
ENIPPE v. Diomede 1.
ENOMAO (Greci). Re di Pisa, nell’Elide, figlio di Ares e di Sterope o di Arpinia (figlia del fiume Asapo), sposo di Sterope (o di Evarete), e padre di Ippodamia. Avendogli l’oracolo predetto che sarebbe stato ucciso dal genero, stabilì di non maritare più la figlia, per cui ai vari pretendenti impose la condizione di superarlo nella corsa coi cavalli; poiché egli aveva destrieri invincibili guidati dal celebre auriga Mirtilo, figlio di Ermes, ben quindici pretendenti persero la gara e tutti e quindici furono uccisi da E. Fra gli altri si presentò anche Pelope che riuscì a corrompere Mirtilo, inducendolo a procurare un guasto al carro di E. in modo che, dopo poca strada, si rompesse. Così infatti avvenne; E., caduto dal carro, fu travolto dai suoi stessi cavalli e morì. Secondo altri, si uccise per il disonore di essere stato vinto. Pelope poté sposare sua figlia Ippodamia.
ENONE (Greci). Ninfa del monte Ida, figlia del dio fluviale Cebrone nella Frigia. Amata da Apollo, ebbe dal dio il dono della divinazione e il potere di riconoscere le piante medicinali. Fu amata da Paride prima che egli si innamorasse della bella Elena e gli profetizzò le calamità che sarebbero derivate da un suo viaggio. Per volere di Artemide Paride non le prestò ascolto. Quando Troia stava per cadere, Paride, ferito da Filottete, si fece condurre presso l’amante abbandonata, ma E., ancora offesa per l’abbandono, gli negò le sue cure. Morto Paride, la Ninfa, torturata dal rimorso, andò sul monte Ida e si impiccò. Altri mitologi narrano che E. si precipitò dall’amato quando seppe del suo ferimento, portando con sé un cesto di erbe medicinali; ma, quando vi giunse, il giovane era già morto. (Ovidio, “Eroidi”, V.)
ENOPIONE “accento grave sulla seconda o” (Greci). Re di Chio, figlio di Dioniso e di Arianna; sposo della ninfa Elice, da cui ebbe molti figli. Da Creta si trasferì a Chio dove accecò il gigante Orione perché gli aveva violentato una delle figlie.
ENOSIGEO “accento grave sulla seconda e” (Greci). Appellativo di Poseidone, quale dio scotitore della terra. Gli antichi Greci credevano che i terremoti venissero provocati dal dio marino che dimorava in fondo al mare.
ENOTRIA “accento grave sulla o” v. Enotro.
ENOTRO (Greci). Figlio di Licaone, re di Arcadia, e di Cillene. Estese il suo dominio in Italia e da lui sarebbe derivato il nome di Enotria.
ENOTROPE “accento grave sulla prima o” v. Anio.
ENTORIA “accento grave sulla o” (Romani). Contadinella del Lazio che, posseduta da Saturno, divenne madre di Giano, Imno, Fausto e Felice. Saturno insegnò a Icario, padre di E., l’arte dell’agricoltura e la preparazione del vino; ma, avendo egli svelato il segreto ai suoi vicini, costoro, ubriacatisi, lo lapidarono.
EOLO (Greci). 1. Figlio di Ippote (o di Poseidone) e di Arnea. Sposò Enarete e ne ebbe sei figli, tra cui, secondo alcuni, Canace e Macareo. Dimorava nelle isole vulcaniche presso la Sicilia che da lui presero il nome di Eolie. Accolse benevolmente Ulisse, a cui diede chiusi, in otri, i venti contrari alla sua navigazione. Quando i compagni di Ulisse, per curiosità, aprirono gli otri, si scaraventò una furiosa tempesta e i venti respinsero la nave di Ulisse verso le isole Eolie. E., credendo il suo ospite perseguitato dagli dèi, si rifiutò di aiutarlo e lo cacciò. 2. Figlio di Elleno e della ninfa Orseide, fratello di Doro e di Xuto, considerato il capostipite degli Eoli.
EONE v. Antigone.
EONO (Greci). Figlio di Licinio e amico di Eracle. Quando fu aggredito dal cane di Ippocoonte, E. ammazzò la bestia con una sassata. Per reazione, Ippocoonte e i suoi dodici figli lo bastonarono a morte senza che Eracle potesse intervenire. Più tardi l’eroe si vendicò uccidendo Ippocoonte e i suoi eredi.
EOO v. Cavalli di Elios.
EOS “accento grave sulla e” (Greci). Figlia del titano Iperione e di Eurifaessa, sorella di Elios e di Selene. Dea greca annunciatrice del giorno, da Omero detta la Dea dalle rosee dita; s’alza al mattino presto e, precedendo nel cielo il fratello Elios, reca agli uomini la luce. Bellissima e leggiadra, ebbe molti amori; da Astreo ebbe i venti Noto, Zefiro, Borea ed Euro; poi, essendo stato relegato Astreo nel Tartaro, E. divenne l’amante di Orione; morto costui, rapì Titone, figlio di Laomedonte, re troiano; Zeus le concesse che l’amore per lui durasse in eterno; ma, essendosi E. dimenticata di chiedere per il suo amante l’eterna giovinezza, Titone invecchiò e lei lo rinchiuse in una stanza perché inabile all’amore. Da E. e da Titone nacquero Ematione e Memnone; in seguito l’insaziabile dea rapì anche Clito e Cefalo. I Latini l’identificarono con l’Aurora.
EPAFO “accento grave sulla e” (Greci). Figlio di Zeus e di Io, nato in Egitto vicino al Nilo e sottratto alla madre dai Cureti. Sposò Menfi, ninfa del Nilo, e in suo onore fondò l’omonima città; ebbe per figlia Libia, dalla quale prese il nome la regione omonima dell’Africa settentrionale. Libia divenne poi madre di Belo.
EPEO “accento grave sulla seconda e” (Greci). Figlio di Panopeo; pugile, guerriero e costruttore, eroe della guerra troiana. Consigliato da Athena, ideò il fatale cavallo di legno, che permise ai Greci di introdursi nella città di Troia ed incendiarla. Inventò la spada e lo scudo e pare che abbia fondato la città di Metaponto. (Omero, “Iliade”, XXIII; Luciano, “Dialoghi”, LII; Virgilio, “Eneide”, II.)
EPIBONIO “accento grave sulla prima o” (Greci). Il nome dell’addetto all’altare ed ai sacrifici nei Misteri Eleusini.
EPICASTA v. Policasta.
EPIDAURO “accento grave sulla a” (Greci). Epiteto di Asclepio, dio della Medicina e della Salute, derivatogli dalla città di Epidauro, nell’Argolide, dove in suo onore fu eretto un grandioso tempio, meta di pellegrinaggio da parte di ammalati invocanti la guarigione.
EPIFANIO (Romani). Uno dei molti epiteti di Giove.
EPIGE “accento grave sulla i” (Greci). Ninfe della Terra (dal greco “ghe” = terra).
EPIGONI (Greci). Il nome è greco e significa Successori; venne dato ai figli dei sette eroi che presero parte alla famosa guerra contro Tebe. Per vendicare la morte dei loro padri, gli Epigoni organizzarono una seconda spedizione, detta appunto degli Epigoni, e presero la città. I loro nomi furono: Egialeo, figlio di Adrasto; Diomede, figlio di Tideo; Tersandro, figlio di Polinice; Stenelo, figlio di Capaneo; Promaco, figlio di Partenopeo; Alcmeone, figlio di Anfiarao; Eurialo, figlio di Mecisteo. Fra i sette, il più celebre fu Diomede.
EPIMELIDI v. Meliadi.
EPIMETEO “accento grave sull’ultima e” (Greci). Figlio di Giapeto e di Climene, fratello di Prometeo. A differenza del fratello, che era saggio ed accorto, E. era imprudente e sciocco. Sposò Pandora contro il volere di Prometeo e aprì il fatidico vaso portatogli in dono, lasciando uscire tutti i mali, che si sparsero sulla terra affliggendo il genere umano. Secondo Esiodo, fu Pandora ad aprire il vaso. Dall’unione di E. con Pandora nacque Pirra che fu poi sposa di Deucalione.
EPIONE (Greci). Moglie di Asclepio, cui generò i famosi medici Macaine e Podalirio, nonché Igea, Egle, Giaso e altri.
EPIPOLA “accento grave sulla i” (Greci). Giovinetta greca che per partecipare alla guerra di Troia non esitò ad indossare abiti maschili. Scoperta da Palamede, fu derisa e lapidata dai soldati greci.
EPITO v. Merope 5.
EPONA (Celti). Antica dea dei Galli che presiedeva all’allevamento dei cavalli; adottata dai Romani, fu patrona dei carrettieri e degli stallieri. La sua immagine si trovava sui muri e sulle porte delle stalle. Come divinità celtica era preposta alle fonti e alle coltivazioni. Il suo nome appariva spesso nella forma grecizzata di Ippona, forse perché veniva spesso raffigurata a cavallo.
EPOPEO (Greci). Figlio di Poseidone e di Canace, re di Sicione; sposò Antiope dopo averla rapita. Lo zio di lei, Lico, re di Tebe, gli mosse guerra, lo uccise e si portò via Antiope. Secondo altri, E. fu ucciso dal padre di lei, Nitteo.
EPUNDA (Romani). Divinità minore del Pantheon romano; protettrice di tutte le cose esposte all’aria aperta.
EQUITA’ o AEQUITAS (Romani). Dea personificatrice della correttezza, specie in campo finanziario, venerata durante i tempi imperiali a Vulci e a Preneste. Appariva effigiata sulle monete aria fine del primo secolo d.C.
ERA (Greci). Una delle più importanti divinità greche, nata da Crono e da Cibele, allevata nellacasa di Oceano e di Teti, sorella e settima moglie di Zeus e, come tale regina degli dèi. Si narra che Zeus per possederla si trasformò in cuculo e, dopo averla sedotta, la sposò e la fece regina del cielo. Dalle nozze regali nacquero quattro figli: Ares, Efesto, Ilizia ed Ebe (forse anche Eris). Invidiosa di Zeus che da solo aveva generato Athena, E. partorì, senza la cooperazione dello sposo, l’orribile gigante Tifone. Omero nell'”Iliade” la presenta come divinità orgogliosa, facile ai litigi, ostinata e gelosa. Odiava specialmente Eracle che cercò più volte di far morire. Nella guerra di Troia parteggiò per i Greci, odiando i Troiani per il giudizio di Paride. Veniva venerata come protettrice dei matrimoni e dei parti. Le era sacro il melograno e, tra gli animali, il cuculo, il pavone, la cornacchia. Aveva templi ad Argo, a Micene, a Sparta, a Samo e in molte altre città. Era venerata con altri nomi come Eileithuia, Acraia, Licinia. I Romani la chiamarono Giunone ma le diedero altri epiteti come Argiva, Saturnia, Lucina; per Omero fu la Dea dalle bianche braccia Boopide (occhio bovino). In suo onore istituirono le feste “Matronalia”, il primo marzo, e le “Caprotinae nonae” o Caprotine il 7 luglio; le consacrarono le oche del Campidoglio, templi e statue. (Confer Omero, “Iliade”, IV-VIII; Ovidio, “Fasti”, V; Virgilio, “Eneide”, VIII.)
ERACLE (Greci). Il più grande eroe greco, figlio di Zeus e di Alcmena; nacque a Tebe poche ore dopo il cugino Euristeo, il quale, per volere di Era, fu destinato ad essere re di Micene e di Tirinto e a dominare, come primogenito, su tutta la sua stirpe con diritto di autorità su E. In odio a quest’ultimo Era mandò due serpenti a ucciderlo, ma E., dotato di forza sovrumana, li strozzò entrambi nella culla. Da adolescente E. ebbe molti maestri che gli insegnarono l’arte della vita; Anfitrione, suo padre putativo, gli insegnò a guidare il cocchio; Castore lo istruì nell’uso delle armi; Autolico nell’arte della lotta; Eurito gli insegnò a tirare l’arco; Lino ed Eumolpo lo avviarono allo studio della musica; Chirone alle scienze. Violento e indisciplinato, durante le lezioni il giovane uccise Lino con la sua lira, per cui Anfitrione, trasecolato da quella forza, lo mandò sul monte Citerone a custodire il gregge. Lassù E. uccise un leone e con la sua pelle si confezionò un abito che poi portò sempre. Un giorno, mentre assorto seguiva il suo gregge, gli apparvero due donne; la prima, la Mollezza, gli propose una vita piena di piaceri e di ozio; l’altra, la Virtù, gli indicò una vita lunga e faticosa che conduceva alla gloria. E. scelse quest’ultima. All’età di diciotto anni, tornando da Tebe, uccise gli araldi di Ergino, liberando così la città da un ignominioso tributo annuo di cento buoi, che Tebe era tenuta a pagare al suo tiranno. Per riconoscenza Creonte, re di Tebe, gli diede in moglie sua figlia Megara. Poco tempo dopo Euristeo, già re di Micene e di Tirinto, lo chiamò al suo servizio e gli impose di affrontare numerose e ardue imprese, tra cui le famose dodici fatiche; poiché l’oracolo lo esortò a ubbidire, E. le eseguì tutte. Esse sono: 1. l’uccisione del leone della selva Nemea; 2. il taglio delle nove teste dell’Idra di Lerna nel cui sangue avvelenato intinse poi la punta delle sue frecce; 3. la cattura del cinghiale di Erimanto che devastava l’Arcadia; 4. la cattura della Cerva di Cerinea dalle corna d’oro, sacra ad Artemide; 5. lo sterminio degli uccelli Stinfalidi dalle ali di bronzo; 6. il possesso del cinto di Ippolita e del suo famoso scudo; 7. la pulitura delle stalle di Augia con l’acqua fatta defluire dai fiumi Peneo e Alfeo; 8. la cattura del Toro di Creta, che Poseidone aveva reso furioso per castigare Minosse di un mancato sacrificio; 9. l’uccisione di Diomede che nutriva le sue cavalle con carne umana; 10. la cattura dei buoi di Gerione; 11. la raccolta dei Pomi aurei nel giardino delle Esperidi; per prenderli poi mandò Atlante, sostituendosi a lui nell’improba fatica disostenere il mondo sulle spalle; 12. la cattura di Cerbero, guardiano dell’Erebo, che condusse incatenato ad Euristeo attraverso la Tessaglia. Al termine delle dodici fatiche E. si recò da Eurito per chiedergli la figlia Iole in sposa; rifiutatagli perché E. aveva ucciso il di lui figlio Ifito, obbedendo sempre all’oracolo di Delfi, E. si recò in Lidia a servire per tre anni la regina Onfale; costei gli impose abiti muliebri e lo mise a filare con le sue ancelle. Anche così abbigliato E. continuò a strabiliare catturando i Cecropi, folletti furbissimi e dispettosi. Terminata la schiavitù di Onfale, E. andò a Troia, dove salvò Esione, figlia di Laomedonte, che stava per essere immolata, e poi, rifiutatagli la ricompensa pattuita, si vendicò uccidendo Laomedonte con tutti i suoi figli ad eccezione di Esione e di Podarce, che in seguito, per questo motivo fu chiamato Priamo. Tornato in Grecia, distrusse la progenie di Neleo, ma risparmiò Nestore. Prese poi in moglie Deianira e, tornando dalle nozze, uccise il centauro Nesso, che voleva violentare Deianira. Nesso morendo consegnò a Deianira la sua veste intrisa nel suo sangue avvelenato dalle frecce di E., facendole credere che contenesse un potente filtro d’amore. Nel frattempo E. tornò da Eurito, l’uccise e rapi Iole; Deianira, gelosa, per assicurarsi tutto l’amore del suo sposo, gli fece indossare la veste di Nesso; E. si accorse subito del veleno e, prevedendo la morte, si fece condurre a Trachine, sul monte Oeta dove preparò un rogo e si diede fuoco. Zeus, impietosito, lo portò sull’Olimpo e lo rese immortale. Riconciliatosi con Era, E. visse tra gli dèi in perenne gioventù; sposò poi Ebe e con lei generò, secondo alcuni, due figli: Alessiare e Aniceto. Nelle numerose immagini che lo rappresentano, E. appare come un uomo robusto e muscoloso avvolto in una pelle di leone e armato di clava. Il suo culto, quasi divino, si diffuse a Sicione, Tebe, Coo e in molte altre città. In suo onore si celebravano le feste chiamate “Eraclee” e “Diomeie”. Fu venerato anche a Roma col nome di Ercole. (Confer Apollodoro “Biblioteca”, I, II; Ovidio, “Metamorfosi”, IX; Virgilio, “Eneide”, VI.)
ERACLIDI “accento grave sulla a” (Greci). Discendenti di Eracle, il ramo principale discendeva da Illo. Dopo la morte del padre, Illo e i suoi eredi furono sempre perseguitati da Euristeo, contro il quale sostennero numerose e lunghe guerre. Successore di Illo fu il figlio Cleodeo cui succedette Aristomaco, seguito dai figli Temeno, Cresfonte e Aristodemo; costoro, guidati da Oxilo, re degli Etoli, riconquistarono il Peloponneso. Temeno ottenne Argo; Cresfonte la Messenia, e i figli di Aristodemo, Proclo ed Euristene, la Laconia; gli altri discendenti regnarono ad Argo, Sparta, Micene e Corinto; più tardi altre dinastie di Sparta, Lidia e Macedonia vantarono discendenze eracliadi.
ERATE v. Itono.
ERATO “accento grave sulla e” (Greci). Musa della Poesia erotica e della Mimica amorosa; veniva rappresentata da una giovinetta con una veste fluttuante e una cetra in mano; il capo cinto di mirto e di rose.
ERCOLE (Romani). “Hercules”: nome che i Romani diedero ad Eracle; secondo alcuni era un dio popolare etrusco; per la tradizione più comune E. era tutt’uno con l’Eracle greco; venerato particolarmente a Roma come propiziatore della ricchezza, patrono degli accordi e vindice dell’onestà. Ebbe un tempio nel Foro Boario, dove precedentemente sorgeva la dimora di Caco e dove egli stesso, secondo il mito, aveva eretto un altare votivo, forse l'”Ara Maxima”. Un altro tempio gli fu eretto ai piedi dell’Aventino. Da Roma il culto di E. si propagò nella Gallia, in Spagna e in Germania.
ERDA o HERDA (Germani). Divinità germanica il cui culto rammenta quello di Cibele e di Cerere; la sua statua, custodita nella selva, veniva portata in processione dai suoi sacerdoti su di un carro trainato da giovenche in mezzo al popolo esultante. Pare fosse la dea stessa ad accennare col capo di voler essere prelevata dalla selva e condotta tra la folla. In suo onore si celebravano dei riti accompagnati talora da sacrifici umani.
EREBO (Greci) Secondo Esiodo (“Teogonia”). è figlio del Caos e sia fratello sia marito della Notte; dalla loro unione sarebbero nati Etere ed Emera. Costituisce la parte più oscura dell’Ade.
ERETTEO v. Eritteo.
ERGANE (Greci). Appellativo di Athena, quale dea protettrice e laboriosa.
ERGINO (Greci) 1. Padre di Agamede e di Trofonio; ucciso da Eracle perché riscuoteva dai Tebani un tributo annuo di cento buoi come risarcimento per la morte del padre Climeno, massacrato dai Tebani. 2. Uno dei figli di Poseidone, che partecipò alla spedizione degli Argonauti. Secondo altri fu il pilota della spedizione.
ERIBEA “accento grave sulla seconda e” (Greci). Matrigna di Oro ed Efialte (v. Aloidi); in occasione dell’assalto all’Olimpo svelò a Ermes la prigione di Ares.
ERICE (Greci). Frutto dell’unione di Afrodite con l’argonauta Bute; fu re degli Elimi in Sicilia e fondò la città di Erice sul monte omonimo (oggi San Giuliano), dove elevò un meraviglioso tempio ad Afrodite, la quale per questo prese il nome di Ericina. E. fu poi ucciso da Eracle perché gli aveva rubato un bue di Gerione.
ERICINA (Greci). Soprannome di Afrodite, derivatole dal monte Erice, sulla cui vetta aveva un grande tempio, dove si celebravano le feste “Anagogia” e “Catagogia”.
ERIDANO “accento grave sulla i” (Greci). Nella mitologia greca è un fiume nato dall’unione di Oceano con Teti. In esso annegò Fetonte che prima si chiamava E.; pare che le lacrime versate dalle Eliadi, sorelle di Fetonte, si siano tramutate in ambra. Gli antichi confusero l’E. ora col fiume “Padus” (Po) ora col Rodano.
ERIFA (Greci). Cavalla del giovane Menace, uno dei pretendenti alla mano di Ippodamia, fu uccisa e seppellita accanto al suo padrone dal padre di Ippodamia, Enomao, il quale sterminò i pretendenti perché un oracolo gli aveva vaticinato che sarebbe stato ucciso da suo genero.
ERIFILE o EURIFILE (Greci). Figlia di Talao e di Lisimaca, sposa di Anfiarao, da cui ebbe due figli: Alcmeone ed Anfiloco. Svelò all’amante Polinice il nascondiglio del marito, che non voleva partecipare alla guerra contro Tebe, e ne ebbe in compenso la preziosa collana di Armonia (portatrice di sventure). Fu uccisa dal figlio Alcmeone, che intendeva col matricidio vendicare il padre (Confer Omero, “Odissea”, IX; Virgilio, “Eneide”, VI; Stazio, Tebaide”, IV.)
ERIGONE “accento grave sulla i” (Greci). Figlia di Icario, pastore dell’Attica; quando scoprì la tragica fine del padre, s’impiccò a un albero. Dioniso la mutò nella costellazione della Vergine.
ERILO “accento grave sulla e” (Romani). Re di Preneste, figlio della dea Feroma; dalla madre aveva avuto tre corpi e tre anime; Evandro, per ucciderlo, dovette colpirlo a morte tre volte. (Confer Virgilio, “Eneide”, VIII.)
ERIMANTO (Greci). 1. Figlio di Arcade, che diede il suo nome a un monte dell’Arcadia. Eracle nella sua terza fatica catturò vivo su questo monte il famoso cinghiale che devastava l’intera regione. 2. Figlio di Apollo, che si divertiva a guardare Afrodite nuda nel bagno. La dea lo accecò.
ERINNI (Greci). Divinità infernali, figlie di Gea, nate dal sangue sparso da Urano quando fu evirato dal figlio Crono. Per la tradizione esse sono tre; Aletto (il Turbamento), Tesifone (la Vendicatrice), Megera (l’Odio). Plutarco ne nomina solo una; Adrastia, personificazione del Rimorso e del Castigo divino. Vestivano di grigio e avevano serpenti al posto dei capelli, la loro carnagione era nera, latravano come cani e muggivano come buoi. Dimoravano nell’Erebo, chelasciavano una volta al mese per salire sulla terra a punire gli spergiuri e gli assassini, in particolare i colpevoli di delitti contro familiari o amici. Vittima delle E. fu Oreste, il quale, colpevole di aver ucciso la madre Clitennestra, fu perseguitato fino alla follia. Non sempre le E. erano deità infernali vendicatrici; talvolta si mostravano benefiche e amiche degli uomini, specialmente quando i colpevoli si pentivano; da ciò l’appellativo di Eumenidi, cioè benevole o benpensanti. Alle E. si sacrificavano pecore nere, agnelli, tortore e si offriva vino. I Romani le chiamarono Furie. (Confer Virgilio, “Eneide”, VII.)
ERIOPE v. Oileo.
ERIS (Greci). La Discordia, figlia della Notte, sorella delle Moirai, di Thanatos, di Nemesi, genitrice di tutti i mali. Taluni la dicono anche sorella di Ares, che seguiva nelle battaglie insieme con Deimos e Fobos. Tra gli dèi dell’Olimpo greco fu l’unica a non essere invitata alle nozze di Peleo con Teti; per vendetta E. gettò fra i convitati il fatale pomo d’oro, prima origine della guerra di Troia. I Latini la chiamarono Discordia.
ERISITTONE (Greci). Nonno materno di Ulisse. Per aver abbattuto alcune piante sacre nel bosco di Demetra, condannato dalla dea fu ad avere una fame insaziabile. Per placarla ricorse all’aiuto della figlia Mestra. Infine, fu costretto a mangiare le sue stesse carni e morì (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VIII.)
ERITO v. Cavalli di Elios.
ERITREA (Greci). Una delle Sibille, figlia del pastore Teodoro e della ninfa Ida; prende il nome dalla città di Eritrea, dove ebbe i natali. Detta anche Bagoe o Erofile, pare si fosse trasferita a Cuma, dove venne confusa con Deifobe. Insegnò agli Etruschi l’arte della divinazione. Pare che abbia predetto a Ecuba che suo figlio Paride sarebbe stato la causa prima di immense sciagure. (Confer Pausania, “Itinerario”, X-XII.)
ERITTEO o ERETTEO (Greci). 1. Figlio di Pandione e parente di Poseidone; fu re di Atene, dove gli fu eretto un tempio sull’Acropoli; generò quattro figlie: Procri, moglie di Cefalo; Orizia, sposa del vento Borea; Creusa, moglie di Xuto, posseduta anche da Apollo, e Ctonia; tutte e quattro si amavano tanto che decisero di non separarsi mai. Quando E. seppe da un oracolo che egli avrebbe conseguito la vittoria su Eleusi solo se avesse immolato agli dèi una delle figlie, il re, disperato, sacrificò Ctonia. Le altre sorelle, fedeli al giuramento, si uccisero con lei. Secondo un’altra versione, E. uccise in battaglia Eumolpo, figlio di Poseidone, e il dio, per punirlo, aprì laterra con un colpo del suo tridente e lo lasciò inghiottire vivo. (Confer Omero, “Iliade”, II.) 2. V. Metione.
ERITTONIO (Greci). Fanciullo deforme nato dal seme di Efesto effuso per terra dopo essere stato respinto da Afrodite. Impietosita dalla sorte del piccolo mostro, la dea lo raccolse e lo affidò alle figlie di Cecrope (Agraulos, Pandrosos ed Erse), dopo averlo rinchiuso in una cassa proibendo loro di aprirla. Incuriosite, le fanciulle contravvennero alla promessa; ma alla vista dell’esserino dalle gambe di serpente provarono tale spavento che si precipitarono dalla rocca di Atene. E. visse e da adulto divenne il quarto re di Atene; pare abbia inventato il cocchio per nascondere la propria mostruosità. 2. Re della Troade, figlio di Dardano e di Bateia; fu padre di Troe, stimato il più ricco degli uomini. 3. V. Pandione.
ERIZIA (Greci). Nomignolo attribuito ad una delle quattro Esperidi.
ERMAFRODITO (Greci). Figlio di Ermes e di Afrodite; fanciullo bellissimo dal seno muliebre e dai lunghi capelli, di lui si invaghì invano la ninfa Salmace, la quale dopo aver implorato gli dèi di essere eternamente unita all’amato, si fuse con lui in un unico essere. Per i Greci E. rappresentò la sintesi della perfezione fisica dei due sessi. Fu detto anche Androgine.
ERMANUBI (Greci). Anubis, divinità funeraria egiziana, che i Greci identificarono con Ermes. Fu venerato anche dai Romani.
ERMES (Greci). Una delle più importanti divinità greche, figlio di Zeus e di Maia; non presuntuoso come gli altri dei dell’Olimpo ma servizievole, furbo e burlone. Zeus lo fece araldo degli dèi e gli affidò svariati e difficili incarichi, che egli assolse lodevolmente: guidò le anime dei morti nell’Ade e per questo fu detto Ermes Psicopompo; liberò Ares dalle catene degli Aloidi; tolse il sonno ai Greci prima di condurre Priamo nella tenda di Achille; uccise Argo, custode di Io; incatenò Prometeo ad una roccia del Caucaso; fu incaricato di vendere Eracle come schiavo alla regina Onfale; affidò l’orfano Dioniso alle Ninfe di Nise; forni a Ulisse l’erba magica per proteggersi dagli incantesimi della maga Circe; accompagnò Orfeo nell’Ade per cercare Euridice e vi furono molte altre imprese che l’infaticabile dio assolse con prontezza e intelligenza. Nel frattempo ebbe occasione di amare qualche dea e diverse mortali: Afrodite, che gli generò Ermafrodito; poi Apemosine, Driope, Penelope prima del ritorno di Ulisse (pare che abbia avuto da lei, o da Driope, il dio Pan); Erse con cui ebbe Cefalo; Chione che gli diede Autolico; l’amazzone Mirto che lo premiò col fantolino Mirtilo e la ninfa Carmenta che gli generò Evandro. E. fu anche dio dei Sogni e in suo onore si facevano libagioni prima di andare a letto e di sistemare le sue erme ai crocicchi delle strade. Fu anche dio delle invenzioni: la lira, le lettere, le cifre, i riti religiosi;protesse il commercio, i ladri, i pastori e le strade. Ebbe un culto molto diffuso, specie in Arcadia, ad Atene e nell’isola di Samotracia. Gli furono eretti templi e molte statue che lo rappresentavano sempre bellissimo, con in mano il caduceo (tipico bastone di lauro o ulivo sormontato da due ali e intrecciato con due serpi avviticchiate, simbolo di pace) e con ai piedi i calzari alati. Gli furono dedicate le feste Ermee. I Romani lo identificarono con Mercurio e gli resero culto come dio del Commercio. In suo onore istituirono i “Mercuriales”, collegi di mercanti. Ebbe gli appellativi di Agonio e Alipes.
ERMIONE (Greci). 1. Figlia di Menelao e di Elena; sposò Neottolemo, malgrado fosse promessa a Oreste; costui uccise il rivale e si riprese E.; da Oreste E ebbe un figlio, Tisamene. 2. V. Necessità.
ERMISUL v. Irmensul.
ERMODE o HERMÖDHR (Germani, Scandinavi). Figlio di Odino e di Freia. Per poter riportare in cielo il divino fratello Balder, trattenuto da Hel nel suo regno dei morti, E. propose di entrare nell’oltretomba per trattare con la regina il rilascio. Ma Hel consegnò il dio a patto che sulla terra si piangesse per lui e per la sua dipartita. Sulla via del ritorno presso l’ingresso del Regno Oscuro E. e Balder si scontrarono con la gigantessa Thokk, sotto le cui spoglie si celava il maligno Loki; e poiché costui si rifiutò di piangere per un dio nemico, la generosa missione di E. si rivelò inutile.
ERO (Greci). Sacerdotessa di Afrodite che amava appassionatamente Leandro. E. dimorava a Sesto, sulle rive dell’Ellesponto, mentre Leandro viveva ad Abido sulla riva asiatica dello stretto, dalla parte opposta. Per raggiungerla Leandro attraversava a nuoto, tutte le notti, il braccio di mare che lo separava dall’amante. Per guidarlo nella pericolosa traversata, E. poneva una torcia accesa in cima a una torre in riva al mare. Ma in una notte di burrasca a Leandro mancarono le forze prima di raggiungere la meta e annegò. I marosi gettarono il suo cadavere sulla spiaggia di Sesto e quando Ero lo vide, presa dalla disperazione, sl gettò m mare e morì.
EROFILE “accento grave sulla o” v. Eritrea; Sibille.
EROPO v. Echemo.
EROS (Greci). Dio dell’Amore: il Cupido della mitologia romana. Figlio di Afrodite e di Ares; rappresentato come un bellissimo fanciullo alato, con gli occhi bendati, armato di frecceinfallibili, dalle cui ferite nasceva la passione amorosa che non risparmiava nemmeno gli dèi. Secondo Esiodo (“Teogonia”) è uno degli dèi primordiali, contemporaneo del Caos, della Terra e del Tartaro. Nella teogonia greca è il primo degli dèi che non ebbe né un padre né una madre, perché senza di lui non sarebbe potuto nascere nessuno. Rappresenta la forza di coesione della natura ed è messo in relazione con Psiche, ora come sua amante, ora come suo tormento. Secondo un’antica versione del mito, il dio non ebbe relazioni amorose. A Tespia, dove E. ebbe il suo tempio più famoso, ogni cinque anni si celebravano in suo onore le feste Erotidie con gare ginniche e musicali. Suoi attributi erano l’arco, le frecce, la faretra, le fiaccole. (Confer Saffo, “Liriche”; Sofocle, “Antigone”.)
ERREFORIE “accento grave sulla i” v. Arreforie.
ERSE (Greci). Figlia di Cecrope, primo re di Atene, e sorella di Pandrosos e di Agraulos. Posseduta da Ermes, generò Cefalo; era considerata la dea della rugiada e in suo onore si celebravano le feste Arreforie, consacrate ad Athena.
ERSILIA (Romani). Figlia di Tito Tazio, re dei Sabini; durante il Ratto delle Sabine fu rapita da Romolo, che ne fece la sua sposa. Alla sua morte E. ebbe onori divini sotto il nome di Ora (“Hora Quirinii”). Secondo alcuni, invece, fu sposa del romano Ostilio, al quale diede un figlio, Osto Ostilio, futuro padre del re Tullo Ostilio.
ERUMNA (Romani). Divinità allegorica, immagine di dubbio e di ansietà; figlia della Notte, in costante compagnia del Dolore e del Timore.
ESACO (Greci). Figlio che Priamo ebbe dalla prima moglie Arisba. Dalla nonna materna Merope E. aveva ereditato l’arte di interpretare i sogni; predisse al padre che la seconda moglie Ecuba gli avrebbe partorito un figlio, Paride, che sarebbe stato la causa prima della rovina di Troia. Sposò Asterope, figlia del fiume Cebrone, e quando ella morì, ne provò tanta angoscia che si gettò da uno scoglio; gli dèi impietositi lo mutarono in uccello. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, XI.)
ESCULAPIO v. Asclepio.
ESICHIADI ed ESICHIDI v. Esichio.
ESICHIO (Greci). Antenato degli Esichidi, sacerdoti addetti ai riti delle divinità venerate in un altare eretto in un piccolo borgo dell’Attica. I riti Esichiadi avevano molto in comune con quelli delle Moirai.
ESIONE (Greci). Figlia di Laomedonte, re di Troia; sorella di Priamo. Eracle, di ritorno dall’impresa delle Amazzoni, la salvò da un mostro marino cui era stata destinata come vittima, ottenendo dal padre di lei come compenso la promessa di avere la mano di Esione e i cavalli invincibili, che Troe aveva ricevuto da Zeus in cambio di Ganimede. Poiché Laomedonte non rispettò i patti, Eracle assediò la città, uccise il padre di E. e diede in moglie costei al fedele Telamone. Da quell’unione nacque Teucro.
ESO (Celti). Divinità della Gallia, preposta alle guerre e alla salvezza delle truppe. In suo onore si sacrificavano anche vittime umane. Dalla Gallia il suo culto passò a Roma, ma i Romani, pur rispettandone il rituale, la definirono divinità rozza.
ESONE (Greci). Re di Iolco, figlio di Creteo, re dei Minii, e padre di Giasone. Il fratellastro Pelia lo detronizzò e, volendo liberarsi anche di Giasone, lo mandò nella Colchide alla conquista del Vello d’oro. Quando ritornò vittorioso dalla spedizione, Giasone trovò il padre vecchio e prossimo a morire; addolorato, pregò sua moglie, la maga Medea, di ringiovanirlo. La maga lo esaudì, rinvigorendo le membra del vecchio con i suoi filtri magici. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VII.)
ESPERIDE “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Figlia di Espero e moglie di Atlante; mise al mondo tre figlie, che si chiamarono Esperidi.
ESPERIDI “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Ninfe figlie di Atlante e di Esperide, personificatrici delle nubi al tramonto; i loro nomi sono: Egle, Aretusa, Esperia o Esperetusa. Dimoravano in Mauritania, in un boschetto dove cresceva l’albero dei pomi d’oro, custodito giorno e notte dal mostruoso drago Ladone. Eracle ne colse tre per ordine di Euristeo nella sua undicesima fatica.
ESPERO “accento acuto sulla prima e” (Greci). Figlio di Giapeto e fratello di Atlante. Afrodite lo amò per la sua bellezza e lo collocò tra gli astri col nome di E. (stella della sera); come astro del mattino gli corrispondeva Fosforo o Lucifero.
ESSYLT v. Isotta.
ESTIA “accento grave sulla e” (Greci). Figlia di Crono e di Cibele e sorella di Zeus; dea tutelare del focolare domestico, protettrice della quiete familiare e dell’abbondanza. Come ogni famiglia aveva il suo focolare, così ogni città aveva l’altare di E. con l’Ara della Patria, su cui ardeva il fuoco sacro mantenuto perennemente vivo dalle vergini sacerdotesse della dea. I Greci le dedicarono diversi santuari, tra cui il più famoso fu quello di Delfi. Dalla Grecia il suo culto passò a Roma dove, per i Romani, divenne Vesta e le sue sacerdotesse le Vestali. (Confer Ovidio, “Fasti”, IV.)
ETALIDE “accento grave sulla a” (Greci). Figlio di Ermes, ambasciatore degli Argonauti; da Ermes ebbe il privilegio di dimorare un po’ tra i vivi e un po’ tra i morti; perciò era sempre informato su tutto ciò che accadeva sulla terra e in cielo.
ETEMEA v. Echemea.
ETEOCLE (Greci). Re di Tebe, figlio di Edipo e di Giocasta, fratello di Antigone, Ismene e Polinice. Quando Edipo si accecò per espiare i propri errori, E. e Polinice, anziché commiserarlo, lo esiliarono da Tebe; su di essi cadde la maledizione del genitore e come conseguenza l’odio e la discordia allignarono in famiglia; i due fratelli si contesero il dominio di Tebe, regnando prima alternativamente e poi uccidendosi a vicenda nella guerra dei Sette contro Tebe. Secondo Stazio (“Tebaide”, XII) le ombre dei due gemelli continuarono a combattersi nell’aria e persino la fiamma del rogo su cui bruciavano i loro corpi si divise in due lingue.
ETERE “accento grave sulla prima e” (Greci). 1. Divinità primigenia immaginata come figlio dell’Erebo e della Notte. 2. Stanza di Zeus o dimora degli dèi. 3. V. Talassa.
ETHNE v. Lugos.
ETILIA (Greci). Sorella di Priamo, che dopo la caduta di Troia cadde in mano dei Greci e fu presa come schiava da Protesilao. Aiutò le donne troiane a incendiare le navi greche.
ETNA (Greci). 1. Vulcano della Sicilia dove gli antichi credevano vi fosse la fucina del dio Efesto. Zeus avrebbe gettato il monte E. addosso al gigante Encelado, il quale, sbuffando e rivoltandosisotto l’enorme peso provocherebbe gli scossoni del vulcano in eruzione. 2. Ninfa figlia di Urano e di Gea: avrebbe dato il nome al monte della Sicilia.
ETOLO (Greci). Re dell’Elide, figlio di Endimione; scacciato dai suoi figli per aver ucciso Api, figlio di Foroneo, riparò presso i Coreti nella Grecia settentrionale cui diede il nome di Etolia.
ETONE v. Cavalli di Elios.
ETOSEA (Greci). Una delle figlie di Niobe.
ETRA (Greci) 1. Figlia di Pitteo, re di Trezene; moglie di Egeo e madre di Teseo; fu rapita dai Dioscuri e in seguito resa schiava di Elena; liberata da Demofoonte, ne divenne la sposa. 2 Una delle figlie dell’Erebo e della Notte, che, unitasi con Atlante, mise al mondo le Iadi.
ETTORE (Greci). Il più grande degli eroi troiani, figlio di Priamo e di Ecuba, sposo di Andromaca e padre di Astianatte. Uomo valoroso e leale, figlio devoto ed esemplare. Durante la difesa della sua città, E. appiccò il fuoco alle navi dei nemici greci; uccise Patroclo; lottò con Aiace Telamonio; affrontò Achille, ma finì per cadere per mano di costui, che, da spietato vincitore, trascinò il suo cadavere nella polvere e gli fece fare per tre volte il giro del sepolcro di Patroclo. In seguito, mosso a pietà dalle suppliche del vecchio Priamo, che si era trascinato fin nella sua tenda per implorare la restituzione del cadavere, Achille restituì il corpo del vinto perché fosse onorato e avesse sepoltura. Morto E., Troia ben presto cadde; sua moglie Andromaca andò schiava a Neottolemo e fu poi sposa di Eleno; il figlio Astianatte fu gettato dai Greci dall’alto delle Porte Scee. (Confer Virgilio, “Eneide”, I.)
EUBULEO (Greci). Antico dio dell’Oltretomba, che si venerava nella città di Eleusi. Aveva molti punti in comune con Demetra.
EUDORA v. Iadi.
EUDORO v. Polimela.
EUFEMO (Greci). Figlio di Poseidone e di Europa; fu con gli Argonauti nella famosa spedizione e in Calidonia alla caccia del feroce cinghiale.
EUFENE v. Pan.
EUFORBO (Greci). Valente guerriero troiano che per primo ferì Patroclo: quando costui morì per mano di Ettore, E. tentò di spogliarlo delle sue armi, ma Menelao se ne accorse e lo uccise.
EUFRONA “accento acuto sulla u” (Greci). Dea della Notte, venerata dagli antichi Greci come colei che consiglia il bene.
EUFROSINE “accento acuto sulla o” v. Cariti.
EUGNOTO v. Botrete.
EUIPPE o EVIPPE v. Melanippe; Tea 1.
EUKLES (Greci). Appellativo con cui Persefone veniva chiamala nei Misteri Orfici. Il termine significa giustamente Evocata.
EULIMENE v. Nereidi.
EUMELO v. Agrone; Antea.
EUMENIDI v. Erinni.
EUMEO (Greci). 1. Pastore di Ulisse, attese il padrone per vent’anni e, quando l’eroe ritornò da Troia, lo aiutò a liberarsi dai Proci. 2. V. Dolone.
EUMOLPIDI v. Eumolpo.
EUMOLPO “accento grave sulla prima o” (Greci). Figlio di Poseidone e di Chione, di origine tracia; fu, per la leggenda, il primo a introdurre in Eleusi i Misteri Eleusini; perciò fu considerato il capostipite dei sacerdoti Eumolpidi. Avrebbe insegnato la musica a Eracle. Morì per mano di Eritteo, re di Atene nella guerra contro la città di Eleusi.
EUNEO “accento acuto sulla seconda e” (Greci). 1. Figlio di Giasone e di Ipsipile, durante l’assedio di Troia riforniva i Greci di vino, in seguito divenne re dell’isola di Lemno. 2. V. Soloone.
EUNOMIA “accento grave sulla o” v. Ore.
EUPALAMO v. Metione.
EUPLOIA v. Afrodite.
EURIALE “accento acuto sulla i” (Greci). 1. Regina delle Amazzoni, che combatté contro gli Argonauti. 2. V. Gorgoni.
EURIALO (Greci). 1. Eroico giovinetto troiano nato da Ofelte; Virgilio (“Eneide”, IX) lo presenta, unitamente al fraterno amico Niso, come eroe protagonista di una coraggiosa impresa al seguito di Enea contro i Rutuli. Durante una spedizione notturna E. fu ucciso assieme a Niso. (Confer Virgilio, “Eneide”, IX.) 2. V Epigoni.
EURIBATE “accento acuto sulla i” (Greci). Messaggero di Agamennone durante la guerra di Troia.
EURIBATO v. Sibaris.
EURIBIA v. Cratos; Pallante 3.
EURICLEA “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Nutrice di Ulisse, la quale, secondo Omero, riconobbe l’eroe travestito da mendicante al suo ritorno in patria, in virtù di una cicatrice sulla gamba. Fu la prima ad avvertire Penelope del ritorno dello sposo. (Confer Omero, “Odissea”, XIX.)
EURIDICE (Greci). 1. Figlia di Nereo e di Doride, sposa di Orfeo. Per sfuggire ad Aristeo, che la inseguiva per possederla, la fanciulla cadde sull’erba e morì per il morso di un serpente. Orfeo, disperato, scese nell’Ade per cercarla; una volta trovatala, poté riprenderla a patto di non voltarsi a guardarla prima di uscire dall’Inferno; non avendo mantenuto la promessa, la perse per sempre. 2. Figlia di Adrasto, madre di Laomedonte e di Temiste. 3, V. Antiloco.
EURIFAESSA (Greci). Sorella e moglie del titano Iperione, madre di Elios, di Selene e di Eos; fu detta anche Tea.
EURIFILE v. Erifile.
EURIGANEA (Greci). Seconda moglie di Edipo; madre di quei quattro figli che la maggioranza degli autori attribuiscono alle nozze di Edipo con Giocasta.
EURILOCO “accento acuto sulla i” (Greci). Cognato e fedele compagno di Ulisse; fu con lui nella guerra di Troia e nel viaggio di ritorno in patria. Durante la sosta nell’isola della maga Circe E. fu l’unico a salvarsi dai sortilegi della maga e ad avvertire Ulisse del pericolo. Morì durante un naufragio .
EURIMACO “accento acuto sulla i” (Greci). Uno dei Proci, pretendente di Penelope durante la ventennale assenza del marito. Ulisse al suo ritorno lo uccise con una delle sue frecce. (Confer Omero “Odissea”, XXII.)
EURIMEDONTE “accento acuto sulla o” (Greci). 1. Capo dei Giganti che per primo diede l’assalto all’Olimpo. Pare che abbia posseduto Era prima che la dea sposasse Zeus; ne sarebbe nato Prometeo. 2. Figlio di Minosse, ucciso da Eracle.
EURINOME “accento grave sulla i” (Greci). Divinità marina che, unitasi con Zeus, generò le Cariti. Salvò Efesto, quando la madre Era lo gettò in mare perché deforme, e lo allevò, con l’ausilio di Teti, per nove anni. Iconografata metà donna e metà pesce. (V. Oceanidi.)
EURIPILO “accento acuto sulla prima i” (Greci). 1. Mitico re di Coo (V. Calciope.) 2. Figlio di Evemone, re della Tessaglia; partecipò alla guerra di Troia con quaranta navi. Caduta Troia, nella divisione del bottino gli spettò una cassa contenente una statua di Dioniso, pregevole opera di Efesto. Quando incuriosito aprì la cassa e guardò la statua, impazzì e divenne cieco. Riacquistò la vista dopo essersi recato dietro suggerimento di un oracolo ad Aroe in Acaia, dove esponendo la statua di Dioniso, salvò un giovane e una fanciulla che stavano per essere sacrificati al barbaro culto di Artemide. Da allora in poi il culto di Dioniso sostituì quello della dea. 3. Nipote di Priamo, prese parte alla guerra troiana e uccise il famoso medico Macaone. Morì per mano di Neottolemo.
EURISACE v. Tecmessa.
EURISTENE v. Eraclidi.
EURISTEO (Greci). Figlio di Stenelo e di Nicippe, nipote di Perseo e padre di Admeta. Per volere di Era nacque prima di Eracle, che E. odiò e perseguitò per tutta la vita, imponendogli le famose dodici fatiche. Non soddisfatto, perseguitò anche i suoi discendenti, gli Eraclidi. Una leggenda narra che Illo, primo figlio di Eracle, mozzò il capo a E. e lo portò alla nonna paterna Alcmena, affinché ne facesse scempio. (Confer Omero, “Iliade”, VIII.)
EURITEMIDE v. Altea; Leda; Plesippo.
EURITO (Greci). 1. Re della Tessaglia, ucciso da Eracle per non avere mantenuto la promessa di concedergli in sposa la propria figlia Iole 2. Uno dei Molionidi: sconfisse l’esercito mandato da Eracle nel regno di Augia, debitore all’eroe del compenso pattuito per la ripulitura delle stalle. 3. V. Giganti.
EURIZIONE “accento acuto sulla o” (Greci). Centauro che ubriacatosi, alle nozze di Piritoo, re dei Lapiti con Ippodamia tentò di rapire la sposa e fu cagione della cruenta zuffa tra Centauri e Lapiti, che si concluse con la sconfitta dei Centauri. E. morì per mano di Eracle quando irruppenella caverna di Folo.
EURO “accento acuto sulla e” (Greci). Vento di sud-est, figlio del titano Astreo e di Eos; spirava con alternanze di umidità e di secchezza. A differenza di Borea e di Zefiro, ebbe personalità limitata; si credeva provenisse dall’Etiopia e per questo veniva rappresentato antropomorfo con la pelle scura. Esiodo lo chiama Argeste; i Romani Volturno. (Confer Virgilio “Eneide”, VIII.)
EUROPA (Greci). Figlia di Agenore, re di Tiro, e di Telefassa. Zeus s’invaghì di lei, la rapì, e la portò a Creta, dove, tramutatosi in torello, la violentò presso una fontana. Da quella strana unione nacquero Minosse, Radamanto e Sarpedonte. In seguito E. sposò Asterio, il quale adottò i tre figli nati da lei e da Zeus e li allevò come suoi. Secondo gli antichi Greci, E. era realmente esistita e da lei sarebbe derivato il nome del continente omonimo. (Confer Omero, “Iliade”, XIV; Stazio, “Tebaide”, VIII.)
EUROTA (Greci). 1. Fiume della Laconia (odierno Iri), le cui rive divennero famose per essere state luogo di convegno della bella Leda e di Zeus, quando per possedere Leda il padre degli dèi si tramutò in cigno. 2. V. Sparta.
EUTERPE “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Una delle nove Muse; presiedeva alla poesia lirica e al canto. Il nome significa «Colei che alletta». Inventò il flauto e altri strumenti musicali. Unitasi con Ioneo generò Reso, che divenne re della Tracia.
EUTIMO (Greci). Famoso atleta greco che si stabilì in Italia; liberò la città di Temesa da un Genio malefico, al quale ogni anno si doveva immolare una vergine. Annegato nel fiume Cecino, fu elevato agli onori degli altari (Confer Pausania, “Itinerario”, VI.)
EVADNE (Greci). 1. Figlia di Poseidone e di Pitane; amata da Apollo, partorì un figlio in un bosco, presso l’Alfeo, in Arcadia, e gli mise nome Iamo. 2. Figlia di Ifi e di Tebea, andò sposa a Capaneo; quando il marito morì a Tebe fulminato da Zeus, E. non volendo sopravvivergli salì sul rogo di lui e si fece ardere viva. (Confer Virgilio, “Eneide”, VI.)
EVANDRO (Greci). Figlio di Ermes e della ninfa Carmenta. Venuto in Italia dalla natia Arcadia, si stabilì nel Lazio e fondò nel Palatino una città che chiamò Pallantea o “Palatium”. Si unì a Enea nella guerra contro i Rutuli e fornì un esercito guidato dal proprio figlio Pallante che cadde uccisoper mano di Turno. E. insegnò agli abitanti del luogo la scrittura, la musica e l’agricoltura: introdusse il culto di Cerere, di Ercole e di Pan, che i Romani chiamarono Fauno. Quando ospitò Ercole, l’eroe gli rese un gran servigio uccidendo il brigante Caco. Dopo morto fu venerato come uno dei più grandi eroi locali, in un luogo sacro sull’Aventino (Confer Virgilio, “Eneide”, VIII.)
EVANTE v. Marone.
EVARETE (Greci). Figlia di Acrisio, presunta madre di Ippodamia.
EVARNA (Greci). Una delle Nereidi, da Esiodo chiamata Amabile.
EVEMONE v. Euripilo 2.
EVENO (Greci) 1. Fiume dell’Etolia nel quale si sarebbe suicidato l’omonimo figlio di Ares, da cui il fiume prese il nome. 2 V. Marpissa.
EVERETE v. Cariclo: Tiresia.
EVIADI v. Evio.
EVIO (Greci). Epiteto di Dioniso, derivato da “Evoé”, grido emesso dalle Bassaridi per inneggiare al dio durante i Baccanali: per questo esse vennero chiamate anche Eviadi (urlanti “Evoé”) .
EVIPPE v. Euippe; Tea.
EVOE’ “accento acuto sulla e finale” v. Evio.
EZAGULIS (Lituani). Dio della Morte, che molto ha in comune con l’Ades dei Greci. I Lituani gli dedicarono feste a carattere funerario.
EZIO (Greci). Figlio di Antade e nipote di Poseidone; quando il padre fondò le due città, Antea e Iperea, E. e il saggio Pitteo le riunirono in un’unica città, cui diedero il nome di Trezene, consacrandola ad Athena e a Poseidone.