GABJAUJA (Lituani). Divinità invocata dai Lituani per proteggere i granai.
GADITANO (Romani). Soprannome che i romani davano a Ercole quando dimoravano a Gade (Cadice); in quella città sorgeva un tempio dedicato al divino eroe, dove si mostravano le sue reliquie.
GALANTIDE “accento acuto sulla seconda a” (Greci). Ancella di Alcmena; fu da Era mutata in donnola per aver ostacolato con formule magiche, sotto le spoglie di una mendicante, il parto di Alcmena, onde impedire la nascita di Eracle.
GALAR v. Gillingr; Nettare.
GALASCE v. Ora 1.
GALASSIA o VIA LATTEA (Greci). La Via Lattea che secondo i Greci ebbe origine dal latte con cui la dea Era bagnò la pelle di capra con la quale avvolse il sasso (Abadir) per farlo ingoiare a Crono al posto di Zeus neonato. Secondo altri, Galassia sarebbe un segno lattiginoso lasciato in cielo dal carro del Sole guidato dallo spericolato e maldestro Fetonte
GALASSO v. Sarpedonte.
GALATA (Greci). Principessa della Gallia, posseduta da Eracle; pare che gli abitanti della città natale di G. (Alesia), e i Galli in particolare, pretendessero, in virtù di quella unione, di discendere dagli Eraclidi.
GALATEA “accento acuto sulla e” (Greci). Leggiadra ninfa, figlia di Nereo e di Doride; respinse l’amore del ciclope Polifemo perché innamorata del giovane Aci. Scoperti i due amanti in teneroatteggiamento, il Ciclope, folle di gelosia, scaraventò un masso contro il rivale, schiacciandolo. Secondo un’altra versione G., per salvare l’amante, accondiscese a sposare il Ciclope e con lui generò un figlio, Galas o Galato. (Confer Teocrito, “Idilli”, XI.)
GALENA (Greci). Una Nereide, ninfa, figlia di Nereo.
GALINZIA (Greci). Fu da Era mutata in donnola, come Galantide, per avere ostacolato la nascita di Eracle.
GALLO (Greci). Il primo sacerdote della dea Cibele, il quale, emulando Atis, si evirò. Da allora in poi il rito dell’evirazione divenne regola generale per tutti i sacerdoti della dea e Galli fu il nome che li distinse.
GAMELIA “accento acuto sulla e” (Greci). Epiteto della dea Era, quale dea protettrice del matrimonio (dal greco “gamos” = nozze).
GANDHARVA v. Folletti.
GANGLATI e GANGLÖT (Germani). La servitù di Hel, dea figlia di Loki e regina dell’inferno nordico. I Ganglati erano domestici maschi e le Ganglöt, femmine. Da Hel prende il nome l’inferno inglese “Hell” e quello tedesco “Holle”.
GANGLERI “accento acuto sulla e” (Germani, Scandinavi). Uno dei tanti soprannomi di Odino. Secondo l'”Edda” Odino ebbe molti epiteti formulabili in tutte le lingue del mondo perché si potesse invocare all’istante la sua protezione.
GANGLÖT v. Ganglati.
GANIMEDE (Greci). Bellissimo giovane, figlio di Troo. Zeus, innamoratosi di lui, lo rapì e lo portò nell’Olimpo, dove lo nominò coppiere degli dèi al posto di Ebe, rendendolo immortale. Per ripagare Troo della perdita del figlio, il dio gli inviò una stupenda coppia di cavalli celesti, ma Era, gelosa di G., concepì un odio implacabile per i Troiani, discendenti da Troo. (Confer Virgilio,”Eneide”, I; Orazio, “Carmi”, IV-VI; Omero, “Iliade”, XX.)
GANYKLOS (Lituani). Dio agricolo dei campi e dei pascoli, venerato dai Lituani.
GARAMANTE (Greci). Mitico re della Libia, che Acalle avrebbe avuto da Apollo; costei, temendo lo sdegno del padre Minosse, espose il neonato in un bosco; alcuni pastori lo raccolsero e lo allevarono. G. divenne il capostipite dei Garamantidi, popolo dell’odierno Fezzan.
GARAMANTIDE v. Picumno.
GARAMANTIDI v. Garamante.
GARDOATEN o GARDOITEN (Lituani). Dio lituano, protettore dei naviganti e dei naufraghi.
GARGAFIA “accento acuto sulla seconda a” (Greci). Celebre fonte della Beozia, dove soleva bagnarsi Artemide; nei suoi pressi Atteone, distratto dalle nudità divine, fu sbranato dai propri cani.
GARGARENI (Greci). Popolo favoloso che abitava sulle rive del fiume Termodonte, proprio in quella parte dove vivevano le Amazzoni. Una volta all’anno i G. si accoppiavano con quelle donne bellicose e i figli che generavano rimanevano, se maschi, col padre; se femmine, con la madre.
GARMR (Germani, Scandinavi). Mostruoso cane ringhioso, incatenato dai propri figli nel Muspelsheim e messo a guardia del Niflhel, la parte più profonda e oscura dell’Inferno di Hel, dea della Morte.
GEA (Greci). La Terra divinità primigenia. Madre di tutti gli dèi, uscì dal Caos e generò Urano da sola; unitasi con costui, ebbe i Titani, i Ciclopi, gli Ecatonchiri; con Ponto ebbe Taumante, Forco, Ceto ed Euribia; con Tartaro generò il mostro Tifone. Fu molto venerata in Grecia, specialmente nell’Attica. In Atene aveva l’epiteto di “Kurotrofos”. Le erano dedicate le feste Genesie nel quinto giorno del mese di Boedromione (metà settembre/metà ottobre). In epoca tarda, fu confusa con Cibele e con Demetra. I Romani la chiamarono “Tellus” e la identificarono con Cerere.
GEBRINO (Celti). Dio nordico, dalle origini piuttosto confuse, forse germaniche. Fu venerato a Bonn e identificato con Mercurio, per cui ebbe il nome di Mercurio G.
GEFJON (Germani, Scandinavi). Dea nordica, venerata in modo particolare dagli Svedesi come protettrice delle vergini. Spesso veniva confusa con Frigg. Secondo altra versione, G. era l’antenata divina dei re danesi, andata sposa a Skiold, figlio di Odino.
GEIRROD (Germani, Scandinavi). Gigante che riuscì a catturare il perfido Loki, mutato in falco, e a tenerlo prigioniero in una gabbia fino a quando l’astuto Loki lo convinse a ridargli la libertà, promettendogli in premio di catturare il dio Thor fornito dei suoi simboli divini: il martello distruttore (Mjollnir), i guanti di ferro e la cintura fatata; ma Thor, avvertito dalla gigantessa Gridr, si recò da G. e lo uccise con un tizzone ardente.
GELANORE (Greci). Figlio di Stenelo e re di Argo; il popolo lo detronizzò e lo sostituì con Danao.
GELLO (Greci). Demonessa spauracchio dei bambini; temuta dalle madri perché si credeva che rapisse i piccoli dalla culla.
GELONE (Greci). Figlio di Eracle; lo generò con la donna-serpente di Ilea mentre era in Scizia.
GELONI (Greci). Con tale nome Orazio indica i paesi barbari e lontani; pare che i G. si tatuassero, per cui Virgilio li chiamava “Picti”.
GEMELLI v. Zodiaco.
GEMELLI CELESTI v. Alci.
GENESIE v. Gea.
GENETLIACI DEI (Greci). Dèi padroni delle nascite. I più noti dei G. erano Zeus, Era, Artemide; seguivano altre divinità minori preposte alla famiglia.
GENIO o GENIUS (Romani). Nome generico dai Romani attribuito agli spiriti benevoli che accompagnavano gli uomini dalla nascita alla morte. Tra i vari G. romani, il più importante era quello del “Pater Familias”, che di solito aveva un altare presso il talamo nuziale e a cui si offriva vino, cibo e incenso. Non meno importante era il “Genius Publicus” o “Populi Romani”, che aveva una statua nel Foro e un sacrario presso il tempio della Concordia, dove si celebravano sacrifici. Seguiva il “Genius loci”, effigiato in forma di serpente, considerato il protettore di tutti i luoghi. In onore del “Genius Populi” furono istituiti i giuochi detti “Ludi Genealici”, che si avevano ogni anno l’11 e il 13 febbraio. Il G. aveva quasi sempre caratteristiche maschili, ma tra loro c’era anche la “Genius Iuno”, che accompagnava le donne dalla nascita alla morte.
GENITALE o GENITA MANA (Romani). Epiteto che le puerpere romane davano a Dians come dea protettrice delle partorienti.
GERANO (Greci). Danza di fanciulli che si eseguiva in Delo a primavera quando partivano le gru.
GERDHR v. Freir o Freyr; Asinnie.
GERI v. Fleki; Odino.
GERIONE “accento grave sulla o” (Greci). Figlio di Crisaore e di Calliroe; mostro con tre corpi dal ventre in su e normale nella parte inferiore. Dimorava nell’isola di Eritea sull’Oceano Atlantico; possedeva molti armenti custoditi dal gigante Eurizione e dal cane bicipide Orthos. Eracle, tornando dalle colonne d’Ercole, passò da G. E, dopo averlo ucciso insieme col cane e col gigante, s’impossessò degli armenti e partì. Questa, la sua decima fatica. (Confer Virgilio, “Eneide”, VIII.)
GERSEMI (Germani, Scandinavi). Figlia di Frigg e Odino; personificazione della Grazia; risiedeva con la madre nel bellissimo palazzo Folkwang.
GIA v. Ecatonchiri.
GIACINTO (Greci). Bellissimo giovinetto amato da Apollo e da Zefiro; era figlio della musa Clio e di Amicla, re di Laconia. Un giorno, mentre Apollo e G. giocavano insieme al lancio del disco, Zefiro, per gelosia, fece deviare il disco del dio in modo che colpisse la testa di G., uccidendolo sul colpo. Apollo, inconsolabile per la perdita dell’amico, convertì il giovinetto nel delicato fiore che ne porta il nome e che, per analogia, tiene la corona bianca reclinata da una parte come il volto sbiancato di G. morente. Secondo la versione di Ovidio, il giglio nacque dal sangue di G. versato sul terreno dove giocava con Apollo prima di essere ucciso. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, X.)
GIACRA “accento acuto sulla prima a” (Greci). Una delle Nereidi.
GIALEMO “accento acuto sulla a” o IALEMO (Greci). Figlio di Apollo e della musa Calliope; morto giovanissimo, ebbe onori divini e fu preposto alle cerimonie funebri.
GIALLARHÖRN (Germani, Scandinavi). Corno dal suono potentissimo; chiunque beveva alla fonte Mimir con il corno di G. acquisiva saggezza ed acume.
GIAMBE o JAMBE (Greci). Anziana domestica della reggia di Celeo; con le sue facezie riuscì a far sorridere Demetra quando, stanca di cercare la figlia Persefone, sostò presso Celeo in Eleusi.
GIANO (Romani). Antichissima divinità esclusivamente romana (“Ianus”); le sue origini sono tuttora incerte; il nome deriva dall’etimologia del termine Ianua (porta delle abitazioni). Dio delle porte di casa e dei passaggi, di cui custodiva l’entrata e l’uscita con una chiave che era il suo stesso emblema; per questo G. era rappresentato bifronte, onde poter guardare nelle due direzioni. Dai Romani fu considerato il dio degli dèi: “Ianus Pater”, sovente invocato assieme a “Iuppiter”. I Latini gli dedicarono il primo mese dell’anno, “Ianuarius” (gennaio). Pare che G. abbia regnato in Italia prima di Giove e di Saturno e che si sia stabilito su un colle che da lui prese il nome di Gianicolo. Prima di intraprendere ogni attività, sia pure quella di iniziare una guerra, i Romani gli tributavano culti speciali con offerte al suo tempio principale, che sorgeva nel Foro. Per decreto di Numa Pompilio, le porte del tempio venivano aperte quando lo stato era in guerra e chiuse in tempo di pace. Gli furono dedicate le feste “Agonalia”, che cadevano il 9 gennaio. Di G. non resta ormai alcun monumento, ma solo qualche effigie sulle monete romane, che lo rappresentavano bifronte. (Confer Omero, “Iliade”, VIII; Virgilio, “Eneide”, VII.)
GIANTO (Greci). Giovane cretese che sposò Ifi, uno degli Argonauti.
GIAPETO “accento grave sulla e” (Greci). Uno dei Titani, figlio di Urano e di Gea; sposò Climene o, secondo altri, Asia, e generò Prometeo, Epimeteo, Atlante, Menezio. Gli si attribuisce come figlio anche Espero. Per aver partecipato alla rivolta dei Titani contro Zeus, dal dio fu precipitato nel Tartaro.
GIARBA o JARBA v. Didone.
GIASIO “accento acuto sulla a” (Greci). 1. Principe troiano fratello di Dardano. 2. Uno dei Dattili Idei.
GIASO o IASO (Greci). Figlia di Asclepio e di Epione; ebbe rinomanza per aver esercitato l’arte della medicina come il padre. Era rappresentata sotto forma di una giovane che reggeva un vaso contenente medicamenti.
GIASONE (Greci). Bellissimo figlio di Esone, re di Iolco, educato da Chirone. Lo zio Pelia, volendo sbarazzarsi di lui, lo mandò nella Colchide, alla conquista del Vello d’oro, nella spedizione degli Argonauti. Dopo numerose imprese e pericoli d’ogni genere. G. decise di ritornare in patria portando con sé la maga Medea. Giunto a Iolco, il persecutore Pelia morì (forse per un maleficio di Medea) e G. si impossessò del trono del di lui figlio, Acasto. Costretti a fuggire, G. e Medea si rifugiarono presso Creonte, re di Corinto, dove G. impalmò Creusa, figlia del re (detta Glauce), e ripudiò Medea; costei per vendetta uccise la rivale e i propri figli avuti da G. Alla morte di Creonte, l’eroe assunse il potere del regno di Corinto; poi vecchio e stanco visse in pace fino a quando, cadendo sulla tolda della vecchia nave Argo, morì colpito da una trave staccatasi dall’alberatura della nave. (Confer Pindaro, “Pitica”, IV; Orazio, “Epodi”, III; Ovidio, “Metamorfosi”, VII.)
GIERA “accento acuto sulla e” (Greci). Una delle Nereidi.
GIGANTI (Greci, Romani, Scandinavi). Figli di Gea, nati dal sangue di Urano evirato da Crono; mostruose creature di statura sproporzionata; sopraffattori e scellerati. Di loro si racconta che mossero guerra all’Olimpo nel tentativo di detronizzare Zeus ammassando e sovrapponendo monte su monte. La lotta che seguì, delta Gigantomachia, terminò, secondo la profezia, solo dopo l’intervento di Eracle, che con l’aiuto degli dèi sconfisse quasi tutti i G. I più noti G.: Alcioneo, loro primo capo, Porfirio, Efialte, Eurito, Crizio, Mimante, Pallante, Encelado, Polibote,Ippolito, Grazione, Tizio, Toone e altri. Nella mitologia greca e latina i G. sono ritenuti consanguinei dei Ciclopi, spesso confusi coi Titani e con gli Ecatonchiri. I G. compaiono anche nella mitologia nordica, dove sono simbolo di violenza, esseri enormi dalla mente ottusa, rudi e capaci di incantesimi e magie; essi nacquero dal Caos e furono nemici mortali degli Asi. Nella leggenda dei Nibelunghi se ne contano dodici, i più nominati sono: Fafnir, Hrymir, Suttungr, Geirrod e altri. Secondo l'”Edda”, leggenda scandinava, primo fra tutti è Aegir, che vive in un maniero subacqueo nell’isola di Hlésey dove sorveglia i tesori delle navi inabissate. (Per i Giganti Maya v. sezione terza.)
GIGANTOFONTIDE (Greci). Epiteto di Minerva, in quanto dea che aveva aiutato suo padre Zeus a sterminare i Giganti.
GIGANTOMACHIA (Greci). Nome che i Greci diedero alla lotta fra dèi e Giganti svoltasi nella pianura di Flegra in Tessaglia.
GIGE o GIA v. Ecatonchiri.
GIGE (Greci). Pastore al servizio del re di Lidia, che arrivò a insediarsi sul trono per la magia di un anello. Secondo altra versione, pare sia stato il re di Lidia a detronizzare, per virtù dell’anello magico, il re Candaule.
GILLINGR (Germani). Gigante padre di Suttungr, ucciso da Fialar e da Galar, produttori del nettare dei poeti.
GILS (Germani, Scandinavi). Uno dei destrieri che gli dèi Asi cavalcano per attraversare il ponte Bifrost.
GLMLE’ o GIUMLE’ “accento acuto sulla e” (Germani). Il cielo più alto del Pantheon germanico, residenza del dio primordiale Alfadur. Dopo il Crepuscolo degli dèi questo Cielo rimarrà intatto e servirà da dimora agli Asi e agli Einherii rinati.
GINECOCRATUMENI “accento acuto sulla u” (Greci). Popolo di uomini soli, combattuto e vinto dalle Amazzoni. Furono costretti a giacere con esse e a fecondarle col patto che i figli maschirestassero con loro e le femmine con le Amazzoni.
GINN v. Folletti.
GINNUNGAGAP v. Niflheim.
GIOBATE v. Iobate.
GIOCASTA (Greci). Figlia di Meneceo, sorella di Creonte, sposa di Laio, poi del figlio Edipo. Secondo Euripide, G. si uccise dopo il delitto dei figli Eteocle e Polinice; secondo Sofocle s’impiccò quando si accorse del suo involontario incesto col figlio Edipo (Confer Stazio, “Tebaide”, VII.)
GIOIA (Romani). Divinità allegorica dei Romani, rappresentata come ridente fanciulla inghirlandata di fiori, con in mano la Cornucopia e un’ancora.
GIÖLLER v. Helheim.
GIOVE (Romani). Dio supremo dei Romani, dal popolo latino detto “Juppiter”; corrisponde al greco Zeus. Sposò la propria sorella Giunone e fu venerato in tutta Italia come padre degli Dèi e degli Uomini. Il suo culto, di origine forse sabina, fu introdotto in Roma da Numa Pompilio. I Romani gli eressero il più grande tempio sul Campidoglio, donde il nome di G. Capitolino o “Juppiter Optimus Maximus” (dio supremo Protettore della Città e dello Stato). Tra i numerosi epiteti attribuitigli ricordiamo: “Juppiter Lucentius” (dio della Luce), “Juppiter Pluvius” (dio della pioggia), “Juppiter Fulgor aut Fulminator” (dio dei Fulmini), “Juppiter Tonans” (signore del Tuono) e altri appellativi ancora, quali “Imperator”, “Victor”, “Triumphalis”, “Praedator” (solitamente invocato dai soldati). Anche le città viciniori avevano il loro G. particolare: a Preneste vi era il G. Arcano, nel Tuscolo il G. Maggiore, a Lavinio l’Indigete, tra i Volsci figurava il G. “Anxurus”, e più tardi, con l’espandersi dell’Impero, il G. Eliopolitano nonché il G. Ammone. A G. erano sacre le Idi di ogni mese, durante le quali il “Flamen Dialis” sacrificava al dio un animale. In suo onore a Roma si celebravano i “Ludi Romani” con solenni festeggiamenti che si svolgevano nel Circo Massimo, istituiti forse da Tarquinio Prisco. (Confer Luciano, “Dialoghi”, VIII.)
GIPUL v. Vergelmir.
GIUDIZIO di PARIDE v. Paride.
GIURKI (Germani, Scandinavi). Leggendario re, progenitore dei Nibelunghi; sposo della maga Grimilda e padre di Gunnar, di Gudhrun, Guttorme e di Högni, tutti eroi protagonisti della nordica “Leggenda dei Nibelunghi”. (V. Byrgir.)
GIUMLE’ v. Gimlè.
GIUNONE v. Era.
GIUSTIZIA (Romani). Identificazione della greca Temi, dea della Giustizia, figlia di Urano e di Gea, della stirpe dei Titani; prima moglie di Giove, con cui generò le Ore e le Parche, protettrice dell’ordine morale tra gli uomini, viene rappresentata con la cornucopia e la bilancia.
GIUTURNA (Romani). 1. Ninfa figlia di Dauno e sorella di Turno; antichissima divinità delle Fonti e delle Sorgenti. La si dice amata da Giove, il quale le avrebbe concesso l’immortalità e il dominio sulle acque. Per altri G. fu amata da Giano, con cui ella avrebbe generato il dio “Fontus”. In suo onore i Romani celebravano l’11 gennaio le “Giuturnalia” (o “Juturnalia”). 2. Nome di una fonte sacra alla dea G., tra Ardea e Laurento; pare che le sue acque avessero la proprietà di ridare la salute agli infermi. Se ne servivano anche le Vestali prima di celebrare i riti in onore della dea Vesta.
GIWOITIS (Slavi). Divinità della casa venerate dai Russi, convinti che esse si incarnassero nelle lucertole, per le quali avevano una sacra venerazione.
GJÖLL (Germani). Favoloso fiume che scorreva nell’inferno Helheim; secondo le leggende germaniche, conteneva una enorme quantità di spade ed era attraversato da un ponte d’oro.
GJÖLLER v. Helheim; Modgur.
GLADSHEIM (Germani, Scandinavi). Significa casa della letizia: stupenda sala rivestita d’oro in cui Odino radunava gli Asi in assemblea.
GLAIN (Celti). Nome che i Celti davano all’uovo generato da un serpente marino di origine divina. Fu oggetto di culto, specie in primavera, quando frotte festose di ragazze andavano a cercarlo sulla spiaggia. Da G. discenderebbero le nostre uova pasquali.
GLASOR (Germani). Selva tutta d’oro all’entrata del Walhalla.
GLAUCE (Greci). 1. Detta anche Crèusa, figlia di Creonte, re di Corinto, infelice sposa di Giasone. Morì fra spasimi atroci dopo aver indossato il fatale peplo di Armonia, inviatole da Medea, ripudiata da Giasone. Creonte, per soccorrere la figlia, morì bruciato insieme con lei. 2. Figlia di Cicreo, il quale la diede in moglie a Telamone, figlio di Eaco e padre di Aiace Telamonio. 3. Una Nereide.
GLAUCO “accento acuto sulla a” (Greci). 1. Figlio di Sisifo e di Mérope; padre di Bellerofonte; prese parte alla spedizione degli Argonauti e morì poi sbranato dai cavalli inferociti di Afrodite durante i riti funebri in onore di Pelia. Secondo altri studiosi, fu la stessa Afrodite a indurre i furiosi cavalli a calpestare G. perché aveva disprezzato il suo culto. 2. Dio marino che vaticinava; fabbricò la nave Argo e partì come timoniere della medesima assieme agli Argonauti. Per la leggenda divenne immortale dopo aver mangiato una certa erba che gli infuse tanto vigore da spingerlo a gettarsi in mare. Da allora fu venerato come divinità marina che diede i natali alla Sibilla Deifobe. (Ovidio, “Metamorfosi”, XIII.) 3. Eroe della Licia, figlio di Ippoloco; valoroso guerriero nella guerra di Troia, dove fu ospite di Diomede, suo fraterno amico. Fu ucciso da Aiace Telamonio mentre cercava di portar via il cadavere di Achille dal luogo dove era stato ferito a morte. 4. Figlio di Minosse.
GLAUCOPIDE “accento acuto sulla o” (Greci). Soprannome di Athena (dal greco “glaucopis” = occhi azzurri).
GLEIPNIR v. Fenrir; Nani.
GLENO (Greci). Il frutto nato dall’unione di Eracle con Deianira.
GLITNIR (Germani). Palazzo celestiale, residenza di Forseti, dio della Giustizia e della Luce Celeste; era ornato da splendide colonne d’oro, aveva il tetto d’argento e le mura rivestite di foglia d’oro.
GLORIA (Romani). Allegoria romana della Libertà; iconograficamente appare col seno nudo, alata e con in mano una tromba e la cornucopia.
GNA (Germani). Dea messaggera del Pantheon germanico; era a disposizione di Odino e della moglie Frigg. Ai suoi ordini aveva il cavallo alato Hofwarpnir.
GNIDIA o CNIDIA “accento acuto sulla prima i” (Greci). Epiteto di Afrodite, derivatole da Gnido, sito famoso per un grande tempio in cui si venerava una statua della dea, opera di Prassitele.
GNOMI (Germani). Geni della mitologia germanica, dall’aspetto goffo, erano addetti alla custodia di un favoloso tesoro nascosto al centro della Terra.
GOMUL v. Vergelmir.
GONDLIR (Germani). Soprannome di Odino (significa «mago»).
GONIADI “accento acuto sulla prima i” (Greci). Ninfe abitatrici del monte Citerone; rendevano balsamiche le acque che ne scaturivano.
GORDIO (Greci). Villanello della Frigia; divenne sovrano di quel paese poiché un oracolo aveva ordinato ai Frigi, martoriati da lunghe battaglie, d’insediare sul trono il primo uomo che avessero incontrato rientrando in patria. G. governò saggiamente e godette l’amore della dea Cibele, dalla quale pare abbia avuto il favoloso re Mida. G. si rese famoso anche per uno speciale nodo (da lui detto Gordiano) che legava il suo carro al giogo e che nessuno riusciva mai a districare. Poiché il dominio dell’Asia sarebbe andato, secondo l’oracolo, a colui che fosse riuscito a scioglierlo, Alessandro Magno ci provò, tagliò il nodo con la sua spada e ottenne l’impero del mondo.
GORGIRA “accento grave sulla i” (Greci). Sposa del fiume Acheronte e madre di Ascalafo.
GORGIZIONE (Greci). Uno dei figli di Priamo nato dalla sua unione con Castianira.
GORGOFONE (Greci). Figlia di Perseo e di Andromeda; andò sposa a Periere e con lui generò Afareo e Leucippo (v. Tindaro).
GORGONEO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Lo scudo di Athena con sopra la testa della Gorgone.
GORGONI “accento grave sulla prima o” (Greci). Figlie di Forco e di Ceto. Secondo Esiodo (“Teogonia” 725), dimorano sull’altra riva dell’inclito Oceano, alla parte estrema della Notte, dove sono le Esperidi dalla voce sonora. Erano mostri alati dallo sguardo pietrificante; avevano serpentelli al posto dei capelli, mani di bronzo e ali d’oro sul dorso. Erano tre: le prime due, Steno ed Euriale, erano immortali; Medusa invece era mortale e soggetta alla vecchiaia; la uccise infatti Perseo, mozzandole la testa. Secondo la versione di Ammonio Sereno, le G. erano donne tanto belle che al solo guardarle si rimaneva pietrificati. (Confer Omero, “Odissea”, XI; Virgilio, “Eneide”, VI; Ovidio, “Metamorfosi, V.)
GORGONIA “accento acuto sulla seconda o” (Greci). Epiteto dato ad Athena perché portava incastonata sull’Egida la testa della Medusa.
GORTINIO “accento acuto sulla prima i” (Greci). Soprannome di Asclepio, derivatogli dalla città di Gortina, nell’isola di Creta, dove il dio riceveva un culto particolare presso un tempio a lui dedicato.
GRADIVO (Romani). Appellativo di Marte, dio della Guerra. Secondo alcuni mitologi, il nome deriva da “grandir” = crescere, con riferimento alla crescita del grano; per altri, il termine di derivazione è “gradiri” = camminare, forse perché si immaginava che Marte precedesse gli eserciti in marcia.
GRAIE (Greci). Figlie di Forco e di Ceto, sorelle delle Gorgoni; erano tre; avevano forma di cigno e fra tutte e tre possedevano un solo dente e un solo occhio; Perseo strappò loro l’uno e l’altro.Personificavano i vari gradi della vecchiezza. I loro nomi, Pefredo, Enio e Deino (Esiodo nella “Teogonia” cita solo le prime due).
GRAM (Germani). La famosissima spada di Sigfrido, forgiata dal fabbro Regin.
GRANI (Germani, Scandinavi). Il portentoso cavallo di Sigfrido, compagno di tutte le sue battaglie. Sulla sua sella l’eroe riuscì a trasportare l’enorme masso del Tesoro di Andvari.
GRANNUS v. Borvo.
GRANTE (Greci). Uno degli Orestiadi che con l’aiuto degli Spartani invase il territorio tra la Ionia e la Misia (oggi Eolide).
GRAUNO (Celti). Epiteto che nella Scozia attribuirono ad Apollo.
GRAZIE (Romani). Nome che i Romani davano alle Cariti, sovente confuse con le Ore. Alle G. dedicarono molti templi e le più belle feste dell’anno, di cui la più sfarzosa cadeva in primavera. Erano rappresentate da radiose fanciulle che danzavano in circolo tenendosi per mano.
GRAZIONE v. Giganti.
GRECO v. Venti.
GRIDR (Germani, Scandinavi). Gigantessa amata dal dio Thor. G. salvò Thor dal tranello che l’astuto Loki gli aveva teso per farlo abbattere dal gigante Geirrod (v. Odino).
GRIFO (Romani). Animale favoloso dalla testa d’aquila e il corpo di leone; viveva nei monti Rifei, dove custodiva l’oro del Nord.
GRILLO (Greci). Compagno di Ulisse, il quale durante la sosta nell’isola di Circe dalla maga fu mutato in maiale. Unico fra i compagni, si rifiutò di riprendere la primitiva forma quando Circe per amore di Ulisse consentì a restituire la forma umana a tutti coloro che ella aveva mutati in porci. Malgrado le argomentazioni G. volle rimanere porco.
GRIMILDA v. Giuki.
GRIMNIR v. Odino.
GRINEO (Greci). Uno dei Centauri sconfitto durante la lotta che si scatenò tra Centauri e Lapiti alle nozze di Piritoo con Ippodamia.
GRJOTUNAGARD (Germani, Scandinavi). Territorio di confine fra l’Asgardhr (paradiso degli Asi) e il Jotunheim (dominio dei Wani).
GROA (Germani) Gigantessa che si incontra nelle leggende germaniche; moglie di Aurvandill, gigante che lottò contro gli Asi.
GUDHRUN (Germani). Figlia di Giuki e di Grimilda, seconda sposa di Sigfrido, una delle principali protagoniste della leggenda dei Nibelunghi.
GULLIMBURS o GULLIMBURSTI (Germani, Scandinavi). Il verro d’oro di Freir, dio del Sole, forgiato dal nano Sindri; aveva le setole tanto lucenti da rischiarare la notte più buia.
GULLIMKAMBI (Germani). Il gallo che nel giorno del Crepuscolo degli dèi sveglierà gli eroi di Odino per l’ultima battaglia. Fino ad allora monterà la guardia, accanto ad Heimdallr, nel regno degli dèi Asi.
GULLINTANI (Germani, Scandinavi). Epiteto di Heimdallr (significa «Denti d’oro»): è uno dei tanti Asi, figlio di Odino; personificava l’arcobaleno.
GULLTOPPR (Germani, Scandinavi). Uno dei destrieri che gli Asi cavalcavano per attraversare il ponte Bifrost; spesso cavalcatura di Balder.
GULLVEIG (Germani, Scandinavi). Messaggera celeste che faceva la spola tra i giganti Vani e gli dèi Asi. Venuti a conoscenza delle sue ricchezze, i Vani la tennero prigioniera e la torturarono per farsi rivelare il nascondiglio del suo tesoro. Quando gli Asi tentarono di liberarla, i Vani si opposero e mossero loro guerra.
GUNGNIR (Germani). La favolosa e infallibile lancia di Odino.
GUNLÖDH e GUNNLÖDH (Germani, Scandinavi). Figlia del gigante Suttungr; per vendicarsi della morte del padre, assassinato dai Nani, rubò a costoro il nettare dei poeti (Odrerir, v.) di cui poi divenne custode. Odino, volendosi impadronire del favoloso nettare, sedusse la Gigantessa e portò l’Idromele in cielo; dopo averne bevuto diverse coppe, divenne dio della poesia.
GUNNAR v. Sigfrido.
GUNTHER v. Nagen.
GUTHORM v. Brunilde; Sigfrido.
GYLFI (Germani, Scandinavi). Favoloso re, saggio ed esperto di magia, che per esplorare il regno degli Asi (Asgardhr) si travestì da vecchio; gli Asi, molto più dotati di lui nel campo della magia, gli approntarono sbalorditive visioni ingannevoli. GYMIR v. Freir