MAB v. Madb.
MABINOGION (Celti). Racconti mitologici gallesi; pare siano stati redatti nell’undicesimo secolo.
MACAONE (Greci). Figlio di Asclepio e di Epione; prese parte alla guerra di Troia col fratello Podalirio e con lui fu medico nell’esercito tessalico; guarì le ferite di Filottete e fu poi ucciso da Euripilo, figlio di Telefo. Nestore riportò le sue spoglie a Pilo.
MACAREO v. Canace; Neottolemo.
MACARIA “accento acuto sulla a” (Greci). Figlia di Eracle e di Deianira, eroina greca che s’immolò agli dèi per salvare Atene dall’assedio di Euristeo. Secondo un oracolo, Atene avrebbe resistito a quell’assedio solo se un eraclide si fosse sacrificato per il bene di tutti. Quell’eraclide fu M.
MACARO (Greci). Uno dei sette figli maschi di Elios e di Climene; altrettante erano le femmine, le Eliadi. Per altri le Eliadi erano solo tre.
MACHA (Celti). Dea d’Irlanda, che presiedeva alla guerra. Punì i soldati di Cuchullain perché non avevano celebrato i dovuti riti in suo onore con un misterioso morbo che impedì loro di affrontare i nemici.
MACHEREO “accento acuto sulla prima e” (Greci). Sacerdote di Apollo presunto uccisore di Neottolemo, figlio di Achille. Secondo Virgilio (“Eneide”, III) Neottolemo sarebbe stato ucciso da Oreste.
MACRIDE (Greci). 1. Figlia di Aristeo; una delle nutrici di Dioniso; allevò il divino fanciullo col miele delle arnie del padre. 2. Nutrice che allevò Era nell’isola di Eubea.
MADB o MAB (Celti). Regina celtica dotata di poteri magici, protagonista di un ciclo di leggende irlandesi; nemica acerrima dell’eroe Cuchullain, contro cui indirizzava i suoi malefici sortilegi.
MADRI (Romani). Appellativo che i Romani davano alle Parche; dal modo con cui venivano rappresentate anticamente e dai doni che si offrivano loro quali madri, si credette che fossero nutrici di importanti divinità, e non le Parche.
MAGAS v. Berenice.
MAG MEL (Celti). Regno dell’oltretomba secondo i Celti. Raffigurato come una isola fertile e verdeggiante su cui regna la bellissima dea Fand.
MAGNA MATER (Romani). I Romani davano tale nome (Grande Madre degli dèi) a Rea Cibele, figlia di Urano e di Gea, alla quale tributavano culti speciali con riti misteriosi in un tempio sul Palatino.
MAGNETE (Greci). Uno dei sei figli di Eolo e di Enarete; accoppiatosi con una Naiade, generò Ditti e Polidecte. Secondo alcuni studiosi, M. diede il suo nome alla città di Magnesia.
MAGNI o MODHI (Germani, Scandinavi). Figli del dio Thor e rispettivamente di Sif e di Jarnsaxa, mogli prima e seconda del dio Thor; essi saranno tra i pochi Asi che scamperanno al massacro cosmico nel giorno del Ragnarök (Crepuscolo degli dèi).
MAGUSANO (Germani). Favoloso eroe germanico vissuto nell’antica Olanda; più tardi fu confuso con Eracle.
MAIA (Greci Romani). 1. Ninfa arcadica figlia di Atlante; Zeus se ne innamorò e la rese madre di Ermes che la ninfa partorì in una grotta sul monte Cillene. 2. Dea romana, compagna di Vulcano e simbolo della Primavera. Dal suo nome sarebbe derivato il mese di maggio, forse perché in quel periodo si celebravano feste in suo onore. In epoca tarda venne confusa con Fauna.
MALAVIS (Etruschi). Genio femminile di eccezionale bellezza, venerato dagli Etruschi.
MALIDE (Greci). Fanciulla della corte della regina Onfale, presso cui Eracle trascorse tre anni di schiavitù. Non pago delle grazie della regina, che egli rese madre di Agelao, Eracle insidiò M. e per ben due volte la mise incinta, prima di Cleolao, poi di Alceo.
MALLEO “accento acuto sulla a” (Romani). Martello di cui si serviva il pontefice per atterrare il bue durante la celebrazione dei sacrifici.
MALLOFORA “accento acuto sulla prima i” (Greci). Epiteto di Demetra, attribuitole dai Magaresi perché aveva insegnato loro ad allevare le pecore e utilizzare la lana.
MAMA QUILLA v. Luna.
MAMERTE (Romani). Epiteto di Marte in lingua osco-sabina. Mamertini o figli di Marte erano gli eccellenti soldati mercenari che nel 282 a.C. s’impadronirono di Messina dando origine alla prima guerra punica tra Roma e Cartagine.
MAMURIO VETURIO (Romani). Viene da una falsa interpretazione della parola “Mamuri-Veturi” del “Carmen Saliare”. Il Mamurio era un sedicente fabbro del tempio di Numa, artefice degli “Ancilia”: scudi portati in processione dai sacerdoti Salii. Secondo Varrone (“De lingua latina”, 6, 45) l’espressione significa qualcosa di completamente diverso, interpretabile come “memoriam veterem”, antica memoria.
MANA (Romani). Una delle numerose divinità minori dei Romani; proteggeva e guariva le donne che si rivolgevano a lei durante le epidemie.
MANAGARM v. Helheim.
MANALIS LAPIS v. Lapis Manalis.
MANANNAN (Celn). Figlio del dio Llyr, dai Gallesi venerato col nome di Manawyddan, dio dell’Agricoltura e dell’Artigianato; sposo della bella Fand, dea dell’oltretomba celtico. Personificava l’Oceano e dimorava nell’isola di Man, donde partiva, reso invisibile da una veste magica, su una barca volante per le imprese sulla terra. M. è uno dei principali protagonisti del ciclo irlandese delle “Leggende delle Invasioni”. L’eroe ebbe un ruolo importante e decisivo nella guerra che gli Irlandesi mossero ai De Danann per ricacciarne i loro dèi. Fu rappresentato come un uomo robusto e con tre gambe. Si mostra ancora ai visitatori la sua tomba, posta tra i ruderi di un antico castello dell’isola di Man.
MANAWYDDAN v. Manannan.
MANCUS (Etruschi). Dio infernale di origine etrusca; il suo culto fu in seguito introdotto anche a Roma.
MANI (Romani) Le anime dei familiari defunti, oggetto a Roma di particolare culto personale che si rendeva loro il nono giorno dopo la morte con offerte di vivande e fiori. Col termine di M. si indicavano anche le divinità infernali e i beni tutelari dei morti. Talvolta venivano confusi con i Lari. In loro onore si celebravano le feste “Ferialia” alla fine di febbraio; duravano dieci giorni e in quel periodo si chiudevano i templi, non si celebravano nozze e si sospendevano gli affari. Il culto dei M. venne imposto con una legge scritta nelle Dodici Tavole.
MANIA “accento acuto sulla prima a” (Romani). Divinità secondaria dei Romani; rappresentava la Follia e veniva raffigurata da una donna d’aspetto orrendo.
MANIAI “accento acuto sulla prima i” (Greci). Nome che veniva dato ad una specie di Erinni che erano oggetto di culto a Megalopoli nell’Arcadia (“Maniai” significa «deliranti»).
MANNUS (Germani, Scandinavi). Secondo Tacito fu il primo uomo generato da Teut o Thuisco, essere primitivo androgino creato dalla Terra Madre.
MANTO (Greci). Figlia dell’indovino Tiresia e indovina essa stessa; dopo la vittoria degli Epigoni su Tebe, fuggì dalla città e riparò a Delfi dove, come prigioniera di guerra, fu offerta ad Apollo. Alcmeone, capo dell’esercito degli Epigoni, la vide, la sedusse e la rese madre di Anfiloco e Tesifone. Secondo Pausania (I, 11), la profetessa fu inviata a Delfi e poi a Claro per fondarvi unoracolo; ivi sposò Racio e divenne madre di Mopso, ma inconsolabile per la sventura della sua patria, si consumò di pianto. Le sue lacrime si trasformarono in una fonte le cui acque infondevano l’estro profetico a chi le beveva. Virgilio narra di M. come di una ninfa profetessa profuga da Tebe, che, giunta in Italia, sposò il dio Tiberino che la rese madre di Ocno, fondatore di Mantova (dal nome della madre M.) (Confer Virgilio, “Eneide”, X; Stazio, “Tebaide”, IV; v. anche Dante, “Inferno”, XX, 52-53.)
MANTRNS (Etruschi). Dio del regno dell’oltretomba etrusco, sposo della dea Manturna. Come divinità occulta veniva associata alle divinità funebri per cui dai Romani fu paragonato a Plutone.
MANTURNA (Etruschi). Dea etrusca del mondo dell’aldilà, sposa di Mantrns; presiedeva alla famiglia; il suo culto si confuse con quello della dea Libera.
MANTUS (Romani). Nome latino del dio etrusco Mantrns. Alcuni concordano nel far derivare il suo nome dalla città di Mantova, altri da Manto.
MANZIO v. Melampo.
MAONIDI v. Muse.
MAPONUS (Celti). Divinità britannica, dai Romani identificata con Apollo.
MAPSAURA (Greci). Una delle Esperidi custodi dei pomi d’oro nei Giardini Esperidei.
MARAFIO (Greci). Uno dei figli di Menelao e di Elena; da lui discenderebbe la famiglia persiana dei Marafioni.
MARATONE (Greci). Figlio di Epopeo, padre di Sicione e di Corinto o Corinzio; quest’ultimo, benché figlio di Maratone, era detto anche Figlio di Zeus. M. diede il suo nome alla città di Maratona, sulla costa orientale dell’Attica.
MARDOLL (Germani, Scandinavi). Epiteto di Frigg, sposa di Odino, dea dell’Amore e Grande Madre dell’umanità.
MARICA “accento acuto sulla i” (Romani). Ninfa italica, moglie di Fauno e madre di Latino; aveva un bosco sacro e un tempio a Minturno, centro principale del suo culto. Negli scavi recenti della palude Marica è venuto alla luce un tempio della ninfa M. dove la si venerava come patrona della vegetazione.
MARIS (Etruschi). Dio etrusco corrispondente a Marte.
MARONE “accento acuto sulla o” (Greci). Figlio di Evante, nipote di Dioniso e di Ariadne, sacerdote di Apollo a Ismaro; donò a Ulisse un vino prelibato che gli servì per ubriacare il ciclope Polifemo onde poter fuggire dalla sua spelonca.
MARPISSA (Greci). Figlia di Eveno e di Alcippe, sposò Idas dopo che egli la rapì con un cocchio alato, sfidando in tal modo il padre di lei, il quale per la disperazione prima uccise i velocissimi cavalli con i quali inseguiva la coppia, poi si gettò nel fiume che da lui prese il nome. Per compiacere Idas, M. aveva rifiutato l’amore di Apollo.
MARSIA “accento acuto sulla prima a” (Greci). Celebre Sileno, bravissimo suonatore di flauto al servizio di Cibele nella Frigia. Col flauto gettato via da Athena, osò sfidare Apollo, dio della musica, che accettò la sfida a patto che il vinto restasse alla mercé del vincitore; essendo discorde la giuria, formata dalle Muse e da re Mida, Apollo per spregio legò M. a un pino e lo scorticò vivo. (Confer Ovidio, “Fasti”, VI; Luciano, “Dialoghi”, XXIX; Senofonte, “Anabasi”, I.)
MARTE (Romani). Antica divinità italica, dai Romani identificata col greco Ares. In origine M. fu dio della vegetazione primaverile, dei campi, degli agricoltori; sotto questo aspetto veniva invocato durante le cerimonie che avevano luogo in marzo, primo mese dell’antico anno romano che da lui ebbe il nome. In seguito M. fu dio della guerra e come tale divenne il protettore del popolo romano. L’essere considerato padre dei gemelli Romolo e Remo contribuì ad ampliare la sua fama e ad ottenere il soprannome di “Marspiter” (M. Padre) in aggiunta agli altri epiteti come “Mars”, “Mavors”, “Memerte” per i Sabini, e “Maris” per gli Etruschi. Fu pure identificato con Romolo e venerato col nome di Quirino. M. ebbe come genitori Giove e Giunone e per compagna Venere con la quale formò coppia fissa. Al dio erano sacri il toro, il picchio e la quercia; suoi emblemi erano la lancia e gli scudi detti “Ancilia”, dal nome dello Scudo Sacro, l’Ancile, che il Corpo sacerdotale dei Salii, istituito da Numa in onore di M., custodiva nel Palatino perchéritenuto mandato dal cielo. A M. i Romani eressero molti templi; il più famoso è quello voluto da Augusto per M. Ultore (il Vendicatore) in ricordo del turpe assassinio di Giulio Cesare; un altro tempio lo ebbe in Campo Marzio nel 138 a.C. e un altro ancora nei pressi di Porta Capena. Nel tempio di Campo Marzio, situato sulla riva sinistra del Tevere, si celebrava, ogni cinque anni, una solenne purificazione dell’esercito romano in onore del dio della Guerra. Da Roma il culto di M. si diffuse fra le popolazioni italiche sotto diversi appellativi, tra cui “Gradivus”, “Victor”, “Propugnator”, “Comes Augusti”.
MARZANNA (Slavi). Antica divinità venerata dai Russi, tutelava la maturazione della frutta. Aveva molte affinità con la greca Afrodite.
MATERA (Romani). Epiteto dato a Minerva come dea della Guerra; le deriva da “Màtera”, arma da lancio simile al giavellotto, in uso presso i Galli.
MATERGABIA “accento acuto sulla seconda a” (Slavi). Divinità minore della casa, venerata dai Russi; le donne, per propiziarsela, le offrivano il primo pane sfornato.
MATER MATUTA (Romani). Antichissima divinità italica dell’Aurora, compagna di Giano in quanto “Pater Matutinus”; M.M. era la protettrice delle donne e in particolare delle puerpere. I Romani le dedicarono le feste “Matralia” e in seguito la identificarono con la greca Ino-Leucotea. (Confer Varrone, “De Lingua Latina”, IV.)
MATY SYRA ZEMLIA (Slavi). Nome con il quale i Russi veneravano la Terra Madre. Questa divinità per gli Slavi era tanto importante che i giuramenti e le promesse venivano pronunciati invocando il suo nome.
MATRALIA “accento acuto sulla seconda a” v. Mater Matuta.
MATUTINO (Romani). Epiteto di Giano quale dio iniziatore del giorno; l’attributo esatto era “Pater Matutinus”.
MAUSOLO (Greci). Re della Caria, sposo di Artemisia, legata a lui da profondo affetto; in sua memoria la moglie eresse uno splendido monumento, il Mausoleo (una delle sette meraviglie delmondo antico).
MAVORS (Romani). In latino arcaico è il nome di Marte; significa Dio che volge alla fuga.
MEANDRO (Greci). Re di Pessinunte nella Frigia; per mantener fede al voto fatto a Cibele di sacrificarle le prime tre persone che avesse incontrato tornando vittorioso dalla guerra contro la città di Possene, M., essendosi imbattuto, appena tornato, nella madre, nella sorella e nel proprio figlio, dovette immolarli tutti e tre. Più tardi, in preda ai rimorsi, si gettò nel fiume Anabenone che da lui prese il nome di M.
MEDA (Greci). 1. Figlia di Filante, ucciso da Eracle per aver violato il tempio di Apollo a Delfi. Più tardi Eracle rapì Meda e con lei mise al mondo Antioco, fondatore del demo ateniese che porta il suo nome. 2. V. Leuco.
MEDEA (Greci). Famosa maga, figlia di Idia e di Eete, re della Colchide; secondo altri di Ecate, nipote di Circe. Quando Giasone giunse nella Colchide con gli Argonauti per conquistare il Vello d’oro, M. s’innamorò di lui e lo seguì nell’impresa. Fuggì poi con lui e per vendicarsi di Pelia, usurpatore del trono di Esone, padre di Giasone, lo fece smembrare dalle figlie dando loro a intendere che con quel rito esse avrebbero ringiovanito il vecchio. Per questo fatto M. e Giasone furono costretti a fuggire a Corinto, dove l’eroe si invaghì di Glauce, che M., con le sue arti magiche, fece poi morire. Costretta a fuggire di nuovo, la maga riparò a Tebe presso Eracle che guarì dalla follia; scappò poi ad Atene dove riuscì a farsi impalmare da Egeo; ma, avendo tentato di avvelenare il figliastro Teseo, per timore che togliesse la successione al trono del proprio figlio Medeo o Medo, fuggì in Francia, poi in Asia Minore e infine nella Colchide, dove si riconciliò col padre Eete. Secondo un’altra versione, M. uccise i propri figli sotto gli occhi del loro padre Giasone dopo l’abbandono di costui per amore di Glauce. Il mito di M. ha sbizzarrito la fantasia di eminenti scrittori; alcuni hanno tentato persino di riabilitare la morbosa passionalità e la perfidia vendicativa di questo straordinario personaggio femminile. (Confer Omero, “Odissea”, II; Ovidio, “Eroidi” (“Medea e Giasone”) e “Metamorfosi”, VII; Pindaro, “Pitia”, IV.)
MEDEO o MEDO (Greci). Figlio di Medea e di Egeo; fuggì da Atene con la madre dopo il tentativo di costei di avvelenare il figliastro Teseo. Fu guerriero valoroso e, secondo Teodoro Siculo, diede il suo nome alla Media, divenendo il capostipite dei Medi. (Confer Igino, “Favole”, XXVII.)
MEDESICARTE (Greci). Una delle cinquanta figlie di Priamo; divenne moglie di Imbrio, figlio di Mentone.
MEDITRINA (Romani) Dea della Medicina, che i Romani veneravano durante le “Meditrinalia”, feste in onore della dea dove si beveva a scopo terapeutico del buon vino nuovo. Nelle “Meditrinalia” si venerava anche Giove
MEDITRINALIA v. Meditrina.
MEDYR v. Mider.
MEDO v. Medeo.
MEDONE (Greci). 1. Figlio di Oileo, fratello di Aiace; nell’assedio di Troia fu condottiero degli Ftii in sostituzione di Filottete, ritiratosi per una orrenda malattia. 2. Un araldo dei Proci, che insieme con l’indovino Femio ebbe salva la vita nella strage di Ulisse contro gli usurpatori. 3. Figlio di Pilade e di Elettra.
MEDULINA (Grecia). Figlia di Arunticeo, dispregiatore del culto di Dioniso; per punizione il dio lo indusse a violentare la propria figlia M., la quale, presa da furore, assassinò il padre mentre dormiva.
MEDUSA (Greci). Figlia di Forco e di Ceto, l’unica mortale delle tre Gorgoni; essendo bellissima e dotata di una chioma stupenda, osò paragonarsi ad Athena; la dea, per punirla le cambiò i capelli in un groviglio di serpenti e diede ai suoi occhi un orrido sguardo capace di pietrificare chiunque la mirasse. Fu uccisa da Perseo per mezzo di uno specchio fatato, donatogli da Athena, che lo rendeva invisibile. Dal sangue sgorgato dal capo mozzato di M. nacquero il cavallo alato Pegaso ed il gigante Crisaore. Secondo una leggenda, lo sguardo della M. pietrificò il suo stesso sangue, dando origine al corallo. La testa della Gorgone venne donata ad Athena come fregio per la propria Egida. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, IV.)
MEFITIS (Greci, Romani). Antichissima divinità dell’Italia centro-meridionale, cui erano dedicate le esalazioni dei vulcani. Da M. derivò il termine aria mefitica.
MEGALOI THELOI (Greci). Invocazione dei Cabiri; il termine significa Grandi dèi.
MEGAMEDE v. Tempio.
MEGANIRA v. Metanira.
MEGAPENTE (Greci). 1. Figlio di Preto, re di Argo. Diede al cugino Perseo il regno di Corinto per avere quello di Argo; più tardi lo uccise perché con la testa di Medusa aveva pietrificato il padre Preto. 2. Figlio di Menelao e della schiava Pieride (o Teridea); con il fratello Nicastro tentò di impadronirsi del trono di Sparta, reso vacante dopo la morte del padre e l’esilio di Elena, ma gli Spartani si ribellarono.
MEGARA “accento grave sulla a” (Greci). Figlia di Creonte, re di Tebe; prima moglie di Eracle, al quale fu concessa dal padre come compenso per l’aiuto ricevuto nella lotta contro Ergino, re dei Mini in Orcomeno. Durante l’assenza di Eracle per la cattura di Cerbero nell’Ade, Lico, istigato da Euristeo, tentò di violentargli M., ma Eracle, ritornato in tempo, uccise Lico e, in preda al furore ispiratogli da Era per vendicare Lico, uccise anche M. e i figli avuti da lei. (Confer Igino, “Favole”, XXXII.)
MEGARO (Greci). Figlio di Zeus e di una Ninfa; sopravvisse al diluvio di Deucalione, rifugiandosi sulla cima del monte Gerania, verso il quale fu guidato dallo stridio di alcune gru. Da M. prese il nome la città di Megara.
MEGERA (Greci). Una delle tre Erinni, detta anche la Collera; per il suo odio implacabile veniva utilizzata per la punizione dei crimini di parricidio e di spergiuro. (Confer Stazio, “Tebaide”, VIII.)
MEGINJARDER (Germani, Scandinavi). La cintura magica del dio Thor, possessore altresì del martello fatato Mjöllnir (il Distruttore).
MEILANIONE v. Atalanta.
MELAMPO (Greci). Figlio di Amitaone e di Dorippe; ebbe il nome di M. (= piedi neri), per via delcolore delle sue estremità abituate a camminare senza calzari. Fu indovino e conoscitore dell’arte della medicina e della botanica, procurò a suo fratello Biante i buoi di Filaco, mettendolo così in condizione di poter impalmare Pero, figlia di Neleo. Ad Argo guarì le tre figlie di Preto: Lisippe, Ifinoe e Ifianassa, punite con la pazzia per aver schernito il culto di Dioniso; per questo prodigio M. ottenne da Preto i due terzi del suo regno per sé e per suo fratello Biante, oltreché la mano della figlia Ifianassa, dalla quale ebbe poi due figli: Manzio e Antifate. I suoi discendenti, detti Amitaonidi (dal nome del proavo Amitaone), ebbero tutti il dono della divinazione.
MELANIPPE o EUIPPE (Greci). 1. Figlia del centauro Chirone, sedotta da Eolo; per evitare la punizione paterna, chiese agli dèi di essere mutata in cavalla; accontentata, fu posta in cielo nella costellazione del Centauro. 2. Figlia di Eolo; amata da Poseidone, divenne madre di due figli. Il padre di lei, infuriato per il disonore, ordinò che i due neonati fossero esposti nella selva alla mercé degli animali, e che la figlia fosse accecata e gettata in prigione. Dopo molti anni M. fu liberata dai propri figli sopravvissuti per bontà di un pastore; Poseidone le ridonò la vita e lei poté sposare Metaponto, re di Caria. (Confer Igino, “Favole”, CLXXXVI.)
MELANIPPO (Greci) 1. Figlio di Astaco; eroe tebano che nella guerra dei Sette contro Tebe difese la sua città assediata. Ferì mortalmente Tideo ma cadde ucciso fa Anfiarao. 2 Giovane bellissimo di Acaia, che ebbe l’ardire di corteggiare Cometo, sacerdotessa di Artemide; la dea lo punì inviando una brutta peste in tutta l’Arcadia; per placarla si dovette sacrificare ogni anno un giovane e una fanciulla. 3. V. Perigonia.
MELANONE (Greci). Re dei Driopi (detto anche Figlio di Apollo); abilissimo arciere, sposo di Ecalia e padre di Eurito; in onore della moglie estese il nome di Ecalia alla Messenia.
MELANTO (Greci). Figlio di Antropompo, re di Messene; cacciato dal suo regno, riparò a Eleusi, nell’Attica dove combatté contro Xanto, re dei Beoti. Con l’aiuto di Dioniso vinse il rivale e divenne re dell’Attica. Per questo avvenimento gli Ateniesi eressero un tempio a Dioniso Melantide e istituirono la festa “Apaturia”.
MELANZIO (Greci). Figlio di Dolio; custodiva le mandrie di Ulisse, ma, al contrario del buon Eumeo, tradì il padrone mettendosi dalla parte dei Proci ai quali fornì armi per l’ultimo combattimento. Sorpreso da Eumeo e da un altro servo, M. fu legato e appeso a un palo. Una volta sterminati i Proci dopo il ritorno di Ulisse, Telemaco e i due pastori gli inflissero una tremenda punizione. (Confer Omero, “Odissea”, XXII.)
MELEAGRIDI (Greci). Sorelle di Meleagro; piansero tanto sulla tomba di questo fratello che gli dèi, impietositi, le tramutarono in galline faraone. La sola che sfuggì alla trasformazione fu Deianira, la quale in seguito divenne la seconda moglie di Eracle.
MELEAGRO (Greci). Eroe dell’Etolia, figlio di Eneo e di Altea; sposò Cleopatra, figlia di Idas e di Marpissa; fu con gli Argonauti nella grande spedizione e a Calidone per la caccia al terribile cinghiale che devastava i territori di Eneo e che M. riuscì ad abbattere, ricevendone in dono la pelle. Ma poiché s’era invaghito di Atalanta, donò a lei il suo trofeo, suscitando un’aspra lotta tra Etoli e Cureti, durante la quale egli, preso dall’ira, uccise i propri parenti. Secondo Ovidio, alla nascita di M. le Moirai erano apparse alla madre Altea predicendole che il bambino sarebbe vissuto fintantoché durava un tizzone che ardeva nel focolare; Altea lo aveva spento immediatamente nascondendolo in una cassa. Però, dopo aver appreso la notizia della strage dei fratelli nella caccia di Calidone, furiosa per l’aiuto che M. aveva dato agli Etoli, la donna rimise il tizzone nel fuoco e lasciò che il destino si compisse. Così M. morì. Altea pianse, straziata dal rimorso. La moglie Cleopatra s’impiccò. M. avrebbe avuto da Atalanta un figlio illegittimo, Partenopeo. (Confer Omero, “Iliade”, II, IX; Apollonio Rodio, “Argonautiche”, I; Ovidio, “Metamorfosi”, VII; Igino, “Favole”, XIV.)
MELETE (Greci). Una delle Muse che presiedeva alla meditazione.
MELFI v. Merione.
MELIA v. Argo 2; Caanto; Inaco; Meliadi.
MELIADI “accento acuto sulla prima i” (Greci). Ninfe dei Frassini, nate dall’unione della ninfa Melia con Apollo o con Inaco, re di Argo. Secondo altri nacquero dal sangue di Urano evirato. Si chiamavano anche Melidi o Epimelidi; avevano il compito di proteggere gli armenti; erano immortali.
MELIBEA v. Clori.
MELICERTE (Greci). Figlio di Atamante e di Ino. Fu mutato in divinità marina col nome di Palemone e fu venerato come dio dei porti e dei naviganti. I Romani lo associarono al culto del dio Portunno.
MELIDI v. Meliadi.
MELISSA (Greci). Figlia di Melisso, re di Creta; avrebbe scoperto le api e i benefici del miele. Secondo altri, dopo essere stata nutrice di Zeus insieme con la sorella Adrastea, fu mutata in ape.
MELITA v. Afer.
MELPOMENE (Greci). Musa che presiedeva alla tragedia; il nome significa Dal bel canto; i suoi simboli erano la corona, il pugnale e una maschera tragica. Dall’unione di M. col fiume Acheloo pare che siano nate le Sirene.
MEMACTE (Greci). Soprannome di Zeus, cui erano dedicate le feste “Memacterie”; da Zeus M. prese nome il quinto mese dell’anno attico, detto Memacterione (15 novembre – 15 dicembre).
MEMNONE “accento acuto sulla prima e” (Greci). Re degli Etiopi, figlio di Eos e di Titone; partecipò alla guerra di Troia come alleato di Priamo, suo zio paterno; uccise Antiloco, figlio di Nestore e poi a sua volta fu ucciso da Achille. Sua madre Eos ottenne per lui dagli dèi l’immortalità. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, XIII.)
MEN (Greci). Dio lunare della Frigia, venerato come signore del Cielo e dell’Oltretomba; presiedeva all’agricoltura e alle piogge. Il suo culto, diffuso in Grecia e in tutta l’Asia Minore, si fuse con quello di Atis.
MENACE v. Erifa.
MENADI (Greci). Dette anche Tiadi, Bassaridi. Il nome deriva dal greco “mainades” (le furenti) e allude allo stato di invasamento da cui erano prese durante i riti orgiastici di Dioniso, di cui erano sacerdotesse.
MENE v. Selene.
MENECEO (Greci). Figlio di Creonte, re di Tebe nella Beozia. Avendo Tiresia predetto che i Tebani avrebbero vinto se un principe della famiglia di Cadmo si fosse immolato per placare Ares, irato per l’uccisione del suo drago, M., ultimo discendente, si gettò dalle mura della città durante l’assedio dei Sette contro Tebe; il suo sacrificio salvò Tebe.
MENELAO (Greci). Figlio di Atreo e di Aerope, fratello di Agamennone; sposando Elena, figlia di Tindaro, ereditò la signoria di Sparta. Quando Paride gli rapì la sposa, M. con l’aiuto di alcuni principi greci e del fratello Agamennone, partì per riprendersi Elena e per fare la guerra a Troia. Durante l’assedio della città si distinse per valore indomito: duellò con Paride ed entrò coi più arditi Greci nel fatale cavallo di legno. Protetto e aiutato da Minerva e da Era, uccise, durante l’incendio della città, parecchi eroi nemici. Una volta fu ferito da Pandaro, ma fu poi guarito dal celebre medico Macaone. Terminata la guerra, M. ripartì con Elena peregrinando per otto anni prima di raggiungere la patria. Sulla morte di M. di preciso non si sa nulla. Secondo Omero sarebbe passato direttamente tra i beati nei Campi Elisi come Proteo gli aveva vaticinato. (Confer Omero. “Iliade”, II, III, XIII e “Odissea”, IV, V; Ovidio, “Eroidi”, XIII.)
MENESTEO “accento acuto sull’ultima e” (Greci). 1. Uno degli eroi greci che parteciparono alla guerra di Troia. Fu re di Atene durante l’assenza del legittimo sovrano Teseo e si fece tanto amare dal popolo che, quando Teseo ritornò e volle riprendersi il trono, gli Ateniesi lo cacciarono e gli preferirono M. (Confer Omero, “Iliade”, XIII.) 2. Una delle Nereidi.
MENETE “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Uno dei fedeli compagni di Enea a Troia e nel suo viaggio per l’Italia.
MENEZIO (Greci). 1. Figlio di Giapeto e di Climene; per la sua malvagità e per aver aiutato i Titani nella scalata all’Olimpo, Giove lo precipitò nell’Erebo fulminandolo. 2. Custode delle mandrie di Ades nell’Erebo, si tratta forse dello stesso guardiano che avvertì Gerione quando Eracle gli rapì le greggi. 3. Padre di Patroclo. Ritiratosi tra i Locri in Beozia, dopo aver tentato di detronizzare il proprio padre soggiogò i Beoti e divenne loro re. Fu tra gli Argonauti della famosa spedizione.
MENFI v. Epafo.
MENGLOD (Germani, Scandinavi). Epiteto di Frigg, sposa di Odino.
MENIO (Greci). Figlio di Licaone, re dell’Arcadia; fu da Zeus mutato in lupo e poi fulminato, come il proprio padre, per aver dileggiato il culto del dio.
MENIPPE (Greci). Figlia di Orione, sorella di Metioche; ambedue dotate di rara bellezza e abilissime nell’arte del ricamo. Si immolarono volontariamente per placare gli dèi, che affliggevano la loro Beozia con una violenta epidemia. Per premiarle, Persefone le trasformò in due comete.
MENODICE v. Teodamante.
MENRVA (Etruschi). Nome etrusco di Minerva.
MENS (Romani). Entità astratta venerata dai Romani come dea dello Spirito, della Prudenza e della Mente; ebbe un tempio sul Campidoglio.
MENTA (Romani). Ninfa che, amata da Ades, fu dalla gelosa Persefone tramutata nella omonima pianticella. La dea donò alla menta un gradevole profumo per ripagare in qualche modo la ninfa innocente.
MENTE (Greci). Re dei Ciconi; Apollo assunse le sue sembianze quando apparve a Ettore per incitarlo al combattimento.
MENTONE v. Medesicarte.
MENTORE (Greci). Amico fedele di Ulisse, dal quale gli fu affidato il governo della sua casa e l’educazione del figlio Telemaco durante la sua assenza per la guerra di Troia. Quando, terminata la guerra, Telemaco andò alla ricerca del padre, Athena per consigliarlo assunse le sembianze del fedele M.
MEONE v. Dindimene.
MERA v. Icario.
MERCURIO v. Ermes.
MERIONE (Greci). Figlio di Molo e di Melfi (oppure di Idomeneo), amico di Idomeneo. Nella guerra di Troia si distinse per valore e coraggio, capeggiò le schiere dei Cretesi e le loro ottanta navi. Fu immolato da Idomeneo a Poseidone in seguito a un voto.
MERMERO (Greci). Uno dei figli di Giasone e di Medea; la maga lo uccise per vendicarsi di Giasone prima di lasciare Corinto. Per altri, M. e i fratelli Ferete, Alcimene, Tisandro e Argo furono lapidati dai Corinzi, furiosi per l’assassinio di Glauce e Creonte, perpetrato da Medea.
MEROPE “accento acuto sulla prima e” (Greci). 1. Una delle Pleiadi, figlia di Atlante e di Pleione, sposa di Sisifo. Dopo morta, venne mutata in astro; ma, avendo, unica delle sette sorelle, sposato un mortale invece di un dio, brilla di luce più fioca che non le stelle sue sorelle. (Confer Ovidio, “Fasti”, IV.) 2. Re dell’isola di Cos, sposo della ninfa Echemea; la dea Era, impietosita della sua disperazione per l’uccisione della moglie a opera di Artemide, lo tramutò in aquila e lo pose fra le costellazioni. 3. V. Asopo. 4. V. Cleodora; Pandareo. 5. Figlia di Cipselo, re dell’Arcadia, moglie di Cresfonte, re di Messene. Durante una congiura le furono uccisi marito e figli; si salvò solamente Telefonte (per altri Epito) e M., nella speranza di conservare il regno per il figlio, sposò il cognato Polifonte, tiranno e autore della congiura; mandò segretamente Epito in Etolia; ma questi, divenuto adulto, fuggì. Ignorando la sua identità, Epito si recò nella reggia di Messene e si vantò di aver ucciso Epito (cioè se stesso). Allora M. furente, decise di assassinarlo nel sonno; ma, accortasi miracolosamente che quello era suo figlio, si rivelò e concertò con lui di eliminare il cognato tiranno. Mentre si rendevano sacrifici agli dèi davanti al popolo, Telefonte (o Epito) invece di colpire col pugnale l’animale da sacrificare, uccise Polifonte e divenne quindi re di Messene.
MERORAPTE (Greci). Epiteto attribuito a Dioniso, creduto nato da un arto di Zeus (dal greco “meros” = coscia).
MESCHAMAAT (Slavi). Divinità dei Lettoni, venerata come Madre delle Selve.
MESSAPO (Romani). Figlio di Nettuno, eccellente domatore di cavalli; alleato di Turno nella guerra contro i Troiani. (Confer Virgilio, “Eneide”, VII.)
MESSIATZ (Slavi). Nome che gli antichi Slavi davano alla Luna considerata di genere maschile; per contro, in una leggenda M. viene presentata come una leggiadra fanciulla sposa del Sole o di Demnitza, astro mattutino.
MESSOR (Romani). Una delle tante divinità inferiori del Pantheon romano; presiedeva all’agricoltura e alla raccolta delle messi; M. significa Mietitore.
MESTRA o METRA (Greci). Figlia di Erisittone, passata in proverbio per la sua pietà filiale. Amata da Poseidone, il dio le concesse la facoltà di assumere qualsiasi forma ella volesse. Quando il padre fu condannato dagli dèi ad avere una fame insaziabile, M., valendosi del suo potere divino, volle aiutarlo trasformandosi in diversi animali che Erisittone vendeva per procurarsi altro nutrimento. Scoperto il trucco e per non addolorare ulteriormente la figlia, Erisittone fu costretto a divorare le sue stesse carni e morì. Ridivenuta donna, M., sposò Autolico, e quando anch’ella salì in cielo, i mortali la venerarono come dea. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VIII.)
METABO “accento acuto sulla e” (Romani). Re di Priverno, padre dell’eroina Camilla; fondò la città di Metaponto, i cui abitanti, quando morì, gli resero onori divini.
METAGITNIO “accento acuto sulla prima i” (Greci). Soprannome che gli abitanti del borgo ateniese di Melite davano ad Apollo. Grazie alla protezione del dio i Melitesi, costretti ad abbandonare il loro borgo per una terribile peste, poterono ricostruire un altro villaggio, e qui, per ringraziamento, eressero ad Apollo un tempio e decretarono in suo onore le feste Metagitnie. Da M. derivò il secondo mese dell’anno attico: Metagitnione (15 agosto – 15 settembre).
METANIRA (Greci). Moglie di Celeo, re di Eleusi, madre di Trittolemo e di Demofoonte. Senza conoscerla, accolse nella sua casa Demetra, pellegrina per il mondo alla ricerca della figlia Persefone, rapita da Ades. Affezionatasi al piccolo Demofoonte, Demetra decise di renderlo immortale esponendolo al calore del fuoco per purificarlo; M. se ne accorse e temendo un tradimento, scacciò la dea sicché Demetra, non capita, abbandonò l’impresa. Come gratitudine per l’ospitalità la dea offrì doni a tutti e insegnò al prediletto Demofoonte l’arte dell’agricoltura, ancora sconosciuta.
METAPONTO v. Melanippe.
METARME v. Pigmalione.
METEO “accento grave sulla seconda e” v. Cavalli di Ades.
METIDE o METIS (Greci). Personificazione della Prudenza, nata dall’unione di Oceano e di Teti. Con una pozione di erbe speciali costrinse Crono a rivomitare i figli che aveva divorati. M. fu la prima moglie di Zeus, ma avendo un oracolo vaticinato che un figlio di M. avrebbe preso il suo posto sul trono dell’Olimpo, il dio trangugiò anche lei già incinta di Athena. Costretto poi a partorire Athena, il dio la fece uscire dalla propria testa.
METIDICE v. Ippomedonte.
METINA (Greci, Romani). Deità minore del Pantheon romano; presiedeva alla spillatura del vino nuovo, i Romani la festeggiano nell’ultimo giorno di Novembre e i Greci nel mese di Pianepsione.
METIOCHE “accento acuto sulla i” v. Menippe Orione.
METIONE (Greci). Figlio di Eritteo e di Prassitea; sposò Alcippe e con lei generò Dedalo ed Eupalamo.
METIS v. Metide.
METOPE “accento acuto sulla prima e” (Greci). 1. Moglie del dio fluviale Sangario e madre di Ecuba, sposa di Priamo. 2. Figlia di Ladone, che fu moglie di Asopo.
METRA v. Mestra.
METUS (Romani). Allegoria romana che rappresentava il Timore; accompagnava Marte sui campi di battaglia.
MEUBEA v. Clori.
MEZENZIO (Romani). Re di Cere nell’Etruria, donde fu cacciato per la sua crudeltà. Nemico acerrimo di Enea, si schierò con l’esercito di Turno e combatté contro i Troiani. Fu ucciso da Ellea. Virgilio lo chiama «Terribile spregiator degli dèi».
MIACH (Celti). Figlio di Diancecht; riattaccò la mano mozza al braccio di Nuada, re dei Fomori, superando in bravura il proprio padre che al polso di Nuada aveva attaccato una mano d’argento. La sua abilità suscitò l’ira e l’invidia paterna, che per questo lo uccise.
MIDA (Greci). Figlio della dea Cibele e di Gordio, re della Frigia. Chiese a Dioniso la facoltà di convertire in oro tutto quanto toccasse, come compenso per avergli ricondotto il fedele Sileno, smarritosi ubriaco nei boschi al dio consacrati; esaudito, l’incauto M. rischiò di morir di fame e di sete fin quando Dioniso non gli tolse l’infausto dono. Quando Apollo, come punizione per avergli preferito in una gara di canto il dio Pan, gli mutò le orecchie in quelle di asino, M., scoperta la sua mostruosità presso il suo barbiere, nascose le orecchie sotto un berretto frigio e, non potendo l’esterrefatto figaro rivelarlo ai mortali, pena la morte, scavò una buca e urlò alla terra che M. aveva le orecchie asinine. Più tardi in quello stesso posto nacque un ciuffo di canne che, mosse dal vento, mormorarono incessantemente le parole seminate, palesando a tutti la vergogna del re M. (Confer Erodoto, “Storie”, I; Cicerone, “De Divinitate” I, II; Catullo, “Poesie”, XXIV.)
MIDER (Celti). Divinità infernale che i Gallesi chiamavano Medyr; suo compito era quello di scoccare le sue terribili e infallibili frecce contro i dannati.
MIDHGARDH (Germani, Scandinavi). Secondo le leggende eddiche è la regione abitata dagli uomini, contrapposta all’Asgardhr, abitata dagli dèi Asi. Il M., che è situato sotto l’Asgardhr, venne formato dal corpo esanime del gigante Ymir; di forma rotonda ma piatta, è circondato dall’Oceano, a sua volta delimitato dal terribile serpente Jörmungand, che lo cinge tutt’intorno con la sua lunghezza. In origine il serpente era un gigante, figlio di Loki, che subì quella metamorfosi per aver mosso guerra agli Asi.
MIDHUNG v. Wieland.
MIIA (Greci). Amante di Endimione, che Artemide per gelosia mutò in mosca.
MIKULA (Slavi). Uno degli eroi (“bogatyr”) delle leggende slave; rozzo contadino dotato di forza prodigiosa, possessore di un cavallo magico di eccezionale robustezza e velocità donatogli da Maty Syra Zemlia (Terra Madre), a cui era sommamente devoto.
MILE (Celti). Figlio di Bile, divinità infernale. Secondo una leggenda irlandese, partecipò alla lotta per la cacciata dei De Danann dall’Irlanda. In un sanguinoso combattimento perse ben cinque dei suoi otto figli. Sconfitti in seguito i De Danann, M. ottenne la sovranità dell’isola.
MILETO (Greci). Figlio di Apollo e di Acalle, nata da Minosse; abbandonato nel bosco appena nato, fu allevato da un branco di lupi e poi da alcuni pastori. Divenuto adulto, andò con Sarpedonte nella Caria in Asia Minore e vi fondò la città di Mileto dopo aver ucciso Anace, re della regione; sposò Cianea da cui ebbe Cauno e Bibli.
MIMA v. Giganti.
MIMALLONI (Greci). Appellativo che i Macedoni davano alle Baccanti in quanto si agitavano durante le celebrazioni orgiastiche (dal greco “maimào” = balzo).
MIMAMEIDR (Germani, Scandinavi). Altro nome del frassino sacro Yggdrasil.
MIMANTE (Greci). Uno dei numerosi Giganti che presero parte alla scalata all’Olimpo per spodestare Zeus.
MIMIR (Germani, Scandinavi). Grande Aso, gigante sapiente, possessore di una fonte contenente la saggezza. Odino, per attingere a quella fonte, dové pagare con un occhio. Quando i Vani mozzarono la testa a M., Odino la raccolse e la mantenne viva con l’incantesimo. Pare che ognitanto discorresse con essa e ne ricevesse saggi consigli. Al gigante M. venne consacrata una fonte di idromele.
MIMUNG v. Wieland.
MINERVA v. Athena.
MINIA v. Miniadi.
MINIADI “accento grave sulla seconda i” (Greci). Patronimico delle figlie di Minia, re di Orcomeno in Beozia, proavo dei Mini. Erano tre e si chiamavano Alcatoe o Alcitoe, Leucippe ed Arsinoe. Essendosi rifiutate di partecipare alle orge di Dioniso, il dio apparve loro mentre tessevano e, dopo averle invasate di furore (tanto che Leucippe uccise il proprio figlio Ippaso), tramutò le M. in pipistrelli e le tele in foglie di vite. Secondo Plutarco, le M., durante l’invasamento, furono assalite da una fame rabbiosa che le indusse a fare scempio dei figli e dei nipoti. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, IV.)
MINOSSE (Greci). Re di Creta, figlio di Zeus e di Europa; sposò Pasifae ed ebbe vari figli, tra cui Arianna, Fedra, Androgeo, Glauco e Catreo. Poseidone gli fece uscire dal mare un toro bianco (detto toro di Creta), perché glielo sacrificasse; ma, avendo M. sostituito il superbo animale con un altro delle sue mandrie, il dio, offeso, ispirò nella moglie Pasifae una morbosa passione per il toro che, accoppiatosi con la regina, diede corpo al famigerato Minotauro, mostro dal corpo umano con testa taurina. M. lo rinchiuse nel labirinto e lo nutrì con carne umana. Plutarco si affanna a spiegare che non fu un toro a montare Pasifae bensì un uomo che si chiamava “Tauros”. Avendo gli Ateniesi ucciso suo fratello Androgeo, M. entrò in guerra con Atene e, conquistatala, impose agli Ateniesi un tributo annuo di sette giovani e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro. Ucciso il mostro per mano di Teseo, M. rinchiuse nel labirinto l’ideatore di esso, ossia Dedalo, che poi fuggì in Sicilia presso Cocalo. Secondo la leggenda, il re di Creta, nell’inseguire Dedalo, artefice rinomato che rivoleva presso di sé, morì per mano di Cocalo, istigato dalle di lui figlie. Per la sua integrità Zeus lo assunse, assieme ad Eaco e a suo fratello Radamanto, quale giudice supremo dell’Ade. (Confer Omero, “Odissea”, XI; Virgilio, “Eneide”, VI; Ovidio, “Metamorfosi”, VIII; Stazio, “Tebaide”, IV.)
MINOTAURO v. Minosse; Pasifae.
MINTHA v. Menta.
MINUZIO (Romani). Divinità minore che i Romani invocavano nelle piccole necessità della vita; gli innalzarono un tempio presso una porta della città, che pertanto venne denominato tempio di Porta Minuzia.
MIOLNIR o MIJOLLNIR (Germani, Scandinavi). Il martello fatato di Thor, dio germanico; una volta lanciato ritornava sempre alla mano del dio dopo aver distrutto ogni cosa nella sua traiettoria. In miniatura veniva appeso al collo come amuleto.
MIRMEX (Greci). Ninfa prediletta da Athena e dalla dea tramutata in formica (dal greco “myrmex”) poiché si era vantata di avere per prima avuto l’idea di costruire l’aratro.
MIRMIDONI (Greci). Antico popolo greco di cui fu re Eaco; con Peleo e con Achille emigrarono nell’isola di Egina in Tessaglia. Secondo la leggenda, dopo una pestilenza che aveva spopolato la città di Egina, Zeus, invocato dal figlio Eaco, mutò in uomini uno sciame di formiche e li chiamò M. (il termine deriva da “myrmex” = formica). (Confer Pindaro, “Nemea”, III; Igino, “Favole”, LII.)
MIRRA o SMIRNA (Greci). Figlia di Cinira e di Cencride; per una vendetta di Afrodite arse di morboso amore per il proprio padre e, complice la sua nutrice, si introdusse nel talamo del genitore; scoperta la verità Cencride cacciò M. di casa: la fanciulla vagò raminga per nove mesi, finché, venute le doglie, generò Adone, frutto dell’incesto. Stanca e pentita, la donna pregò gli dèi di aiutarla ed essi per pietà la trasformarono nell’albero che stilla una resina profumata detta appunto mirra (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, X.)
MIRSO v. Candaulo.
MIRTEA o MIRTOESSA (Greci). Epiteto di Afrodite cui era sacra la pianta del mirto.
MIRTILO “accento acuto sulla prima i” (Greci). Auriga di Enomao, figlio di Ermes e dell’amazzone Mirto. Provocò la morte del suo padrone durante una gara di corsa in cui era in palio la mano di Ippodamia per favorire, dietro compenso, il gareggiante Pelope; ma Pelope, invece di pagare il prezzo del tradimento, afferrò M. e lo scaraventò in mare. Il suo corpo, raccolto più tardi fuportato nel tempio di Ermes e onorato con sacrifici annuali.
MIRTOESSA v. Mirtea.
MISE (Greci). Divinità femminile che compare nei riti orfici; probabilmente una personificazione di Persefone.
MISENO “accento acuto sulla e” (Greci). Figlio di Eolo, insuperabile suonatore di tromba, con la quale incitava gli eroi troiani alla battaglia. Caduta Troia, divenne compagno di Enea e lo seguì in Italia. Durante un’assenza dell’eroe, Tritone, geloso di Miseno per la sua bravura musicale, lo gettò in mare e lo lasciò annegare. Enea, ritrovato il suo cadavere presso uno scoglio, impose a quello il nome di Capo Miseno. (Confer Virgilio, “Eneide”, VI.)
MISTA v. Rista.
MISTAGOGO (Greci). Introduttore dei misteri; colui che guidava l’iniziando per i diversi gradi dell’iniziazione
MISTAI (Greci). Così venivano chiamati gli iniziati ai misteri eleusini.
MISTERI (Greci, Romani). Forma di culto segreto delle divinità, introdotto dall’oriente in Grecia e anche a Roma. Ai culti erano uniti insegnamenti religiosi, filosofici, politici, cerimonie simboliche e sacrifici. I principali M. erano connessi con le divinità infernali e con quelle della terra; avevano come scopo la graduale perfezione dell’individuo attraverso i vari gradi dell’iniziazione. I simboli sacri dei M. erano l’arca misica, la fiaccola e la bevanda dei M. di Demetra; le serpi e il toro in quelli di Dioniso. I più celebrati M. greci erano gli Eleusini, i Mithriarici, gli Orfici in onore di Orfeo, le sacre feste dei Cabiri, i M. di Cibele e quelli di Iside. Quasi tutti i M. greci ebbero enorme diffusione anche a Roma durante l’Impero e nei primi secoli del cristianesimo
MITHRA (Greci, Romani, Persiani). Dio del cielo, di origine persiana; personificazione del Sole, fonte di luce e di calore. Il culto di M. si introdusse prima in Grecia, dove si arricchì di nuovi elementi morali, e poi a Roma al tempo della guerra di Pompeo (seconda metà del primo secolo a.C.), dove i Romani accolsero il dio persiano col nome di “Sol Invictus Mithra”; il culto vi perduròsin verso gli ultimi anni dell’Impero, quando la dottrina mithriaca, infiltratasi nei riti pseudo cristiani, venne soppressa nel 394 d.C. Un tempio del dio sorgeva sul Gianicolo e un altare per i sacrifici nelle grotte della chiesa dei Santi Pietro e Paolo presso porta Celimontana. In suo onore furono istituiti i Misteri Mithriaci, celebrati in templi sotterranei chiamati Mithrei; per esservi ammessi i neofiti dovevano superare i sette gradi di iniziazione, costituiti da pratiche difficili e penose dette “Corax” (corvo), “Crypticus” (nascosto), “Miles” (soldato), “Leo” (leone), “Perses” (persiano), “Heliodromus” (Corriere del Sole), “Pater” (padre). Capo dei “Patres” era il “Pater Patrum”. Nelle più comuni immagini il dio appare giovane nell’atto di uccidere un toro. In epoca classica M. venne effigiato come un giovinetto con mantello e berretto frigio, accanto a due giovani, Caute e Cautopate, simboleggianti il sole nascente e il sole al tramonto.
MNEME (Greci). Una delle Muse, quella che presiede alla memoria.
MNEMOSINE “accento acuto sulla o” (Greci). Dea della memoria; titanessa figlia di Urano e di Gea, sorella di Crono e di Rea; fu amata da Zeus, che, per averla, si tramutò in un bellissimo pastore. Da quella unione nacquero le nove Muse, che M. partorì sul monte Pierio, donde il nome di Pieridi (Confer Pindaro, “Istmiche”, VI.)
MNERVA (Etruschi). Nome etrusco di Minerva.
MODEINA (Slavi). Antichissima divinità della Russia venerata come protettrice degli alberi delle foreste.
MODESTIA (Romani). Divinità allegorica romana rappresentata da una giovinetta vestita di bianco con uno specchio in mano e il capo velato.
MODGUDR (Germani, Scandinavi). Giovane gigantessa che fa da guardia al ponte Gjöller sul fiume Gjöll nell’inferno Helheim.
MODHI v. Magni.
MOGON (Celti). Dio celtico molto simile ad Apollo, venerato nella città di Magonza donde il nome “Mogontiacum”.
MOIRAI (Greci). Dee del destino che, secondo Esiodo, erano figlie di Zeus e di Temi; per altri, della Notte. Erano tre: Cloto (la filatrice) filava lo stame della vita; Lachesi (l’equità) dava a ognuno ciò che gli spettava in sorte; Atropo (l’immutabile), la più anziana e la più potente, tagliava inflessibile lo stame della vita. Anche se dotate di rigida inflessibilità, le M. appaiono spesso umane e pietose: si inteneriscono al canto di Orfeo che prega gli dèi dell’Ade per riavere Euridice; ridonano nuova vita a Pelope, ucciso dal padre Tantalo; piangono disperate la morte del giovane Adone; prendono parte con i Titani alla lotta contro l’Olimpo e si prodigano per restituire a Persefone la figlia rapita da Ades. Le M. ebbero templi a Corinto, Sparta e Olimpia. I Romani le identificarono con le Parche e le chiamarono Nona, Decima e Morta. Nona e Decima divennero dee tutelari della gravidanza; Morta simboleggiò la morte. (Confer Catullo, “Carmi”, LXIV; Tibullo, “Carmi”, I, VII; Virgilio, “Eneide”, I, X; Ovidio, “Metamorfosi”, VIII; Stazio, “Tebaide”, III, V.)
MOLI (Greci). Nome di un’erba prodigiosa che Ermes donò a Ulisse per aiutarlo a sottrarsi agli incantesimi della maga Circe che aveva già mutato in porci i suoi compagni.
MOLIONE v. Molionidi.
MOLIONIDI “accento acuto sulla seconda o” (Greci). Matronimico dei due gemelli Cteato ed Eurito, figli di Poseidone e Molione. Per la leggenda erano nati da un uovo d’argento e avevano un solo corpo con due teste (siamesi). Da adulti comandarono l’esercito di Augia contro Eracle e vinsero. Più tardi furono uccisi da Eracle in un’imboscata.
MOLO v. Merione.
MOLORCO (Greci). Mandriano di Argo; ospitò Eracle appena giunto a Nemea e, per agevolarlo nella prima delle dodici fatiche impostegli da Euristeo, gli indicò il nascondiglio a due uscite del famoso leone di Nemea, che Eracle poi uccise. (Confer Virgilio, “Georgiche”, IV; Stazio, “Tebaide”, IV.)
MOLOSSO (Greci). Figlio di Andromaca e Neottolemo; avrebbe dato il proprio nome alle genti dell’Illiria (Molossi) su cui regnava.
MOLPADIA “accento grave sulla prima a” v. Emitea 2; Stafilo.
MOMO (Greci). Dio della risata e della maldicenza, figlio del Sonno e della Notte, fratello della Follia. Personificazione della satira esacerbata; fu scacciato dall’Olimpo per essersi beffato degli dèi e per aver giudicato le loro opere imperfette. Nelle immagini appare nudo e calvo con una maschera in una mano e un ramo nodoso nell’altra, nell’atto di percuotere la terra.
MONETA (Romani). Epiteto di Giunone quale dea dispensatrice di buoni consigli (dal latino “monere” = consigliare). Poiché Giunone aveva un tempio sul Campidoglio vicino al quale sorgeva la zecca, il vocabolo moneta deriva da tale coincidenza.
MOPSO (Greci). 1. Uno dei Lapiti, figlio di Ampice e della ninfa Clori; prese parte alla caccia di Calidone e fu al seguito di Giasone nella spedizione degli Argonauti. Morì in Libia durante l’impresa, vittima di un morso di serpente. 2. Celebre indovino, figlio di Apollo e di Manto (oppure di Racio e di Manto); si misurò con Calcante in una gara di profezie e la vinse; Calcante, per l’umiliazione si tolse la vita. Venuto poi M. a diverbio con Anfiloco a proposito della spartizione del trono di Mallo, i due si trafissero a vicenda. 3. Re di Tracia che, secondo la leggenda, inferse una sconfitta definitiva alle Amazzoni.
MORCHIOS “accento acuto sulla prima o” (Greci). Epiteto greco di Zeus quale depositario dei giuramenti e vendicatore degli spergiuri.
MORFEO (Greci). Dio dei sogni, figlio di Hypnos e fratello di Fantaso e di Icelo. Prende sembianze umane simili alla persona sognata. Si rappresenta alato e con una cornucopia dalla quale escono sogni.
MORMO (Greci). Demonessa creata dalla fantasia popolare. In seguito divenne uno spauracchio nominato per intimorire i bambini irrequieti.
MORRIGANE (Celti). Dea della Guerra venerata dagli Irlandesi; diventò nemica acerrima di Cuchullain quando l’eroe rifiutò i suoi favori. Appariva nelle battaglie come una femmina mostruosa pronta a segnalare i guerrieri che dovevano perire.
MORTA. Antichissima divinità della morte di origine etrusca, dai Romani identificata con una delleMoirai.
MORTE (Romani). Divinità allegorica, dai Romani identificata col greco Thanatos. Secondo Esiodo, discende dalla Notte, come suo fratello il Sonno. Nelle rappresentazioni appare come una donna pallidissima e velata, oppure in forma di uno scheletro con in mano una falce. Orazio la raffigura fornita di enormi ali nere e di una rete per catturare le sue vittime.
MULCIBER “accento acuto sulla u” o MULCIBERO (Romani). Epiteto di Vulcano. M. è colui che ammorbidisce i metalli.
MULIO v. Agamede 2.
MULPELSHEIM v. Niflheim.
MULTIMAMMIA (Romani). Epiteto che i Romani davano a Cibele, come dea che ha molte mammelle. In seguito l’appellativo fu dato anche a Diana.
MUNICHIA (Greci). Nome dato ad Artemide per via di un santuario che la dea aveva a Munichio, sobborgo di Atene. In onore della dea vennero istituite anche le feste Munichie (“Munychia”).
MUNINN v. Huginn.
MUNIPPO v. Cilla.
MUNITO (Greci). 1. Figlio di Laodice e di Acamante; diede il suo nome a un demo dell’Attica. Morì nella Tracia per il morso di un serpente. 2. Figlio di Driante, re dei Molossi; dagli dèi fu mutato in uccello quando stava per essere arso vivo in un castello al quale i ladroni avevano appiccato il fuoco.
MURCIA “accento acuto sulla u” (Romani). Epiteto poco riguardoso attribuito a Venere qualedivinità dedita alla mollezza e all’ozio. Secondo alcuni, è una divinità allegorica che presso i Romani rappresentava l’inettitudine e la pigrizia (dal latino “murcus” = codardo; mutilato).
MUSAGETE “accento acuto sulla prima e” (Greci). Nome dato ad Apollo come nume condottiero delle Muse.
MUSE (Greci). Dee del Canto, delle Arti e delle Scienze, figlie di Zeus e di Mnemosine. In origine furono dee delle sorgenti e profetesse; secondo Pausania erano tre: Melete preposta alla meditazione, Aoide o Aiodè, che presiedeva al canto, e Mneme alla memoria. Cicerone aggiunge Tersicore. Per la comune tradizione sono invece nove e ognuna di esse ha il compito di presiedere a un certo ramo delle Arti e delle Scienze: Clio presiede alla Storia, Euterpe alla Lirica, Talia alla Commedia, Melpomene alla Tragedia, Tersicore alla Danza, Erato alla Mimica, Polinnia agli Inni, Urania all’Astronomia, Calliope all’Epica. Le Muse abitavano nelle grotte dell’Elicona e sul Parnaso, erano compagne abituali di Apollo, dio della Musica e delle Arti; avevano delle fonti a loro sacre: la fonte di Aganippe, di Ippocrene e quella di Castalia. Portavano i nomi dei luoghi di nascita e per questo venivano chiamate Piéridi, Aganippidi, Castalidi, Aonidi, Ippocrenidi oppure Pimplee o Pimplidi, Maonidi, Tepsiadi a seconda dei loro luoghi preferiti. I Romani le chiamavano Camene (Confer Omero, “Odissea”, XXIV.)
MUSEO (Greci). Mitico cantore discepolo o figlio di Orfeo; avrebbe introdotto e diffuso nell’Attica la poesia sacerdotale.
MUSPELSHEIM (Germani, Scandinavi). Nella mitologia nordica è il mondo abitato dai nemici degli dèi Asi; paese del fuoco e della luce, creato dall’abisso primordiale, situato al di sopra del Midhgardh. Nel M. regna il gigante Surtr, il quale nel giorno del Crepuscolo degli dèi andrà con le sue schiere contro l’Asgardhr, ma sarà annientato dagli Asi.
MUTA (Romani). Antica dea italica, figlia del dio fluviale Almone; per altri era una ninfa che, posseduta da Mercurio, concepì gli dèi Lari. In seguito venne confusa con Lara.
MUTEA v. Tacita.
MUTINO o MUTINUS (Romani). Antico dio latino, patrono della fertilità, che i Romani identificarono con Priapo.