NAGELFARI o NAGLFAR (Germani, Scandinavi). Mitico vascello costruito con le unghie dei morti; sarà varato soltanto nel giorno del Crepuscolo degli dèi e avrà come nocchiero il gigante Hrimyr. Il N. (detto anche Naglfar) caricherà le anime dei perfidi guidate dal dio Loki e sarà foriero di distruzione e di castighi per gli dèi e per gli uomini. Le acque su cui navigherà saranno sconvolte e rese impraticabili dal terribile serpente Jörmungand, che cinge il Midgardhr.
NAGLFAR v. Nagelfari.
NAIADI (Greci). Ninfe, figlie di Nereo e di Doride, abitavano nei fiumi, nelle fonti e nei ruscelli. Le ninfe dei fiumi si chiamavano Potamidi; quelle delle fonti Crenee o Pegee; le ninfe delle acque stagnanti avevano il nome di Limnadi. Erano di indole benevola e provvedevano al nutrimento delle piante, degli armenti e degli uomini, coltivavano la musica e l’arte della divinazione, vivevano allegramente in compagnia dei Satiri e spesso erano al seguito degli dèi. Vengono rappresentate come bellissime fanciulle nell’atto di versare acqua da un’urna e con una conchiglia in mano. Godevano di vasto culto, specie nelle campagne dove si offrivano loro dolci e frutta e talvolta anche sacrifici di animali. I loro altari si chiamavano Ninfei. (Confer Omero, “Odissea”, XIII.)
NAIDE v. Dafni.
NANI (Germani, Scandinavi). Esseri infimi, brutti e deformi, nati dalle larve formatesi sui corpo del gigante Ymir. Caratterizzati da forza e abilità, vivevano e lavoravano di notte nelle miniere del sottosuolo; fabbri ferrai e artefici di meravigliose armi divine, come ad esempio la famosa lancia di Odino, il martello di Thor, il collare di Frigg, i capelli d’oro di Sif e la corda Gleipnir intessuta di strani materiali, di cui i N. si servirono per legare il feroce lupo Fenrir. I N. del nord sono protagonisti di numerosissime leggende, fra cui una in cui si narra del loro re Alberico, possessore di un favoloso tesoro rubato da Loki e riscattato da Sigfrido.
NANNA (Germani, Scandinavi). Moglie di Balder; morì di dolore quando seppe dell’uccisione del marito in un duello col fratello Elod; istigato dal dio Loki, Hod aveva voluto sfidare Balder per decidere chi dovesse possedere la bella N., di cui anch’egli era pazzamente invaghito (N. significa«l’Ardita»).
NANTOSUELTA o SILVANA (Celti). Dea guerriera venerata nella Gallia, compagna di Sucellus, dio dei Galli.
NAPEE (Greci). Ninfe delle valli e dei boschi.
NARCEO (Greci). Famoso guerriero greco, figlio di Dioniso e della ninfa Fiscoa; eresse un santuario ad Athena Narcea e diffuse in Elea il culto del proprio padre.
NARCISO (Greci). Bellissimo giovane, figlio del fiume Cefiso e della ninfa Liriope. L’indovino Tiresia gli aveva predetto una vita lunga a patto che non rimirasse mai il suo volto. Da giovinetto fu tanto bello da attirarsi l’amore delle ninfe e delle fanciulle mortali, ma egli le respingeva tutte perché incapace di amare. La ninfa Eco, che lo amò più di tutte senza essere corrisposta, si consumò di passione fino a ridursi come un’ombra. Per aver disdegnato quell’amore, la dea Nemesi lo condannò ad amare la sua stessa immagine per l’eternità. Secondo la leggenda, N. si fermò, dopo una caccia, alla fonte Ramnusia per dissetarsi; tale fu l’amore e il desiderio di baciare la propria immagine riflessa sull’acqua, che non ebbe la forza di allontanarsi. Secondo un’altra versione N., per baciare quell’immagine, cadde in acqua e morì. Presso quella fonte nacque poi un fiore che da N. prese il nome. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, III; Stazio, “Tebaide”, VII.)
NARWI (Germani, Scandinavi). Figlio di Loki e di Sigyn. Secondo la profezia gli Asi useranno le sue budella come corde per legare il perfido Loki a tre grossi massi taglienti. (Confer Snorri S., “Edda”, Libro primo, Gilfaginin.)
NASCIUS (Romani). Dea romana delle partorienti; le donne la invocavano al momento delle doglie. Aveva un tempio in Ardea.
NASTRANDIR (Germani, Scandinavi). Secondo l'”Edda”, è il secondo inferno germanico, luogo di assassini, di spergiuri e di seduttori che guazzano in un fiume di veleno fuoriuscente dalle fauci dei serpenti morti. Su questo orrendo fiume si libra un drago alato che ogni tanto piomba sui dannati per dilaniarli. Per la leggenda, il N. è l’inferno destinato ad accogliere i colpevoli dopo il Crepuscolo degli dèi (Ragnarök).
NAUCRATE (Greci). Dolcissima schiava di Dedalo, che la rese madre di Icaro.
NAULON “accento acuto sulla a” (Greci). Moneta che si metteva in bocca ai morti per pagare Caronte, il nocchiero che li traghettava sulla sua barca dall’Acheronte al di là dello Stige e del Flegetonte.
NAUPIADAME (Greci). Madre di Augia, re degli Epei, noto per i suoi burrascosi rapporti con Eracle.
NAUPLIO “accento grave sulla prima u” (Greci). 1. Principe di Argo, figlio della danaide Amimone e di Poseidone; famoso navigatore che seguì gli Argonauti nella grande spedizione e fondò la città di Nauplia. 2. Sposo di Climene e padre di Eace e Palamede; per vendicare quest’ultimo, ucciso come traditore per le accuse di Ulisse, N. divisò di colpire i suoi nemici per mezzo delle loro donne: prima fece naufragare molti eroi reduci da Troia attirandoli sugli scogli dell’Eubea con un falso richiamo; poi, approfittando dell’assenza di costoro dalla loro patria, seminò zizzania nelle famiglie dei capi greci, comunicando a mezzo di Eace la notizia che gli eroi tornavano da Troia con le loro concubine che avrebbero soppiantato le mogli. La calunnia portò i suoi frutti. Anticlea, alla falsa notizia della morte del figlio Ulisse, per il dolore s’impiccò; Clitennestra tradì Agamennone con Egisto; Egialea, moglie di Diomede, si consolò con Comete, e Meda, moglie di Idomeneo, pianse tra le braccia di Leuco. Dopo questa vendetta, N. fu ucciso dagli dèi. Per altri, invece, si uccise quando seppe che Ulisse era riuscito a salvarsi.
NAUSICAA “accento acuto sulla seconda a” (Greci). Giovane figlia di Alcinoo, re dei Feaci; per volere di Athena accolse Ulisse naufrago sulla costa di Scheria e lo ospitò benevolmente nella casa paterna, innamorandosi di lui. Alcinoo, udite le peripezie dell’eroe, gli fornì i mezzi necessari per tornare a Itaca. Ulisse non amò N. ma serbò un vivo sentimento di gratitudine per le cure e l’aiuto che ella gli aveva prestato. (Confer Omero, “Odissea”, VI, VII, VIII; Marziale, “Epigrammi”, XII.)
NAUSINOO (Greci). Figlio di Ulisse e della ninfa Calipso, generato durante il settennale soggiorno dell’eroe nell’isola di Ogigia.
NAUSITOO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Figlio di Poseidone e di Peribea, padre di Alcinoo, re dei Feaci, e quindi avo di Nausicaa.
NAUTE “accento acuto sulla a” (Greci). Sacerdote di Athena a Troia; dotato di virtù divinatorie, N. salvò il Palladio dall’incendio di Troia e lo portò con sé in Italia al seguito di Enea. All’eroe troiano predisse tutti gli ostacoli che avrebbe dovuto superare per sottrarsi all’ira di Athena. Virgilio lo ricorda nell'”Eneide” come un «vegliardo saggio e meticoloso».
NAVALE (Romani). Epiteto di Apollo, derivatogli da un tempio erettogli da Augusto, dopo l’esito vittorioso della battaglia di Azio.
NEANTO “accento acuto sulla e” (Greci). Re di Lesbo, figlio di Pittaco; per impossessarsi della lira di Orfeo dal suono celestiale, N. corruppe con denaro i sacerdoti addetti alla custodia dello strumento nel tempio di Apollo a Delfi. Raggiunto lo scopo, si ritirò nelle selve, sperando di commuovere, col suono della lira di Orfeo, gli animali, le piante e le montagne: riuscì solo a innervosire una muta di cani che, inferociti, finirono per dilaniarlo.
NEBRIDE “accento acuto sulla prima e” (Greci). Pelle di cerbiatto indossata da Dioniso e dai suoi seguaci Satiri, Sileni, Menadi e Baccanti nelle orge dionisiache. Il cerbiatto scuoiato veniva dilaniato con le unghie e con i denti durante la prima fase orgiastica e offerto a Dioniso. Il cervo era oggetto di odio perché ghiotto dei tralci della vite sacra del dio. Da N. derivò a Dioniso l’attributo omonimo.
NECESSITA’ (Greci). Divinità allegorica imperante sull’universo e madre degli dèi primordiali. I Greci la chiamavano “Anankaie” o “Ananke”; oppure Ermione, che significa filo immutabile degli eventi; fu anche detta Adrastea. Nella città di Corinto, le eressero un tempio la cui soglia poteva essere varcata solo dalle sacerdotesse della dea. I Romani la confusero col Fato; Platone la ritenne madre delle Moirai.
NECIS o NETON (Latini). Antica divinità della Spagna: per attributi e poteri era molto affine al Marte latino e all’Elios greco.
NEDA (Greci). Ninfa della Messenia, presunta nutrice di Zeus. Per onorarla i Messeni diedero il suo nome a un fiume della regione. Secondo alcuni N. sarebbe la madre delle Muse.
NEERA “accento grave sulla seconda e” (Greci). 1. Ninfa amata da Elios, che la rese madre diLampezia, Faetusa e Lampetusa. Le fanciulle custodivano le greggi del divino padre nell’isola di Trinacria. 2. Ninfa amata da Zeus e resa madre di Egle.
NEFAS v. Fas.
NEFELE “accento grave sulla prima e” (Greci). 1. Nome della nuvola che Zeus foggiò con le sembianze di Era per ingannare Issione, che si era invaghito di Era. Dallo strano connubio di Issione con la nuvola nacquero i favolosi Centauri. N. fu poi di valido aiuto ai suoi figli quando in varie occasioni si azzuffarono con Eracle. 2. Dea delle nubi, prima moglie di Atamante cui generò due figli, Frisso ed Elle. Ripudiata dal marito, N. salvò i due figli mentre già stavano per essere immolati agli dèi.
NELEO “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Figlio della ninfa Tiro e di Poseidone (sotto le sembianze di Enipeo), fratello gemello di Pelia. Tiro abbandonò i neonati in un bosco, dove furono raccolti da un cavallaro che li allevò come figli. Divenuto adulto, N., dopo una contesa con Pelia per dividersi la signoria di Iolco, si rifugiò in Messenia presso suo zio Afareo, che gli concesse il dominio delle sue terre, dove egli fondò poi la città di Pilo. In seguito N. sposò Clori, ninfa delle Niobidi, e generò numerosi figli, alcuni dei quali divennero celebri, come Nestore, Periclimene o la bella Pero, che andò sposa a Biante. Quando N. si rifiutò di ospitare Eracle, giunto nella sua reggia per purificarsi dopo l’uccisione di Ifito, l’irascibile eroe, non abituato ai rifiuti, gli mosse guerra e gli uccise tutti i figli, tranne Nestore, assente per sua fortuna. Più tardi N., con l’aiuto di Nestore, riportò Pilo a nuova gloria e istituì i Giuochi Olimpici. (Confer Omero “Odissea”, III, XI.)
NEMAUSO “accento acuto sulla a” (Celti). Dio delle acque, venerato anche come protettore della città francese che oggi si chiama Nîmes.
NEMEA (Greci). Famosa valle dell’Argolide rinomata perché la dea Cibele vi mandò Argo dai cento occhi, Eracle vi uccise il leone Nemeo e i Greci, ogni tre anni, vi celebravano i Giuochi Neméi.
NEMEI GIUOCHI v. Neméa.
NEMESI “accento grave sulla e” (Greci). Dea della Vendetta, punitrice e vendicatrice dei colpevoli; figlia di Zeus e della Necessità o, secondo Esiodo, dell’Oceano e della Notte. Il nome viene dalgreco “némesis” = indignazione, oppure da “misos” = odio. In origine N. presiedeva alla giusta spartizione della gioia e del dolore fra gli uomini; in tarda epoca personificò la Vendetta che perseguita e punisce ogni colpevole. Iconograficamente N. appare come una giovane donna d’aspetto fiero. Ebbe culto in Attica e poi a Roma, dove le fu dedicato un tempio sul Campidoglio (Confer Catullo, “Carmina”, I.)
NEMON (Celti). Dea della Guerra presso gli antichi Irlandesi; rappresentata come una vecchia d’aspetto macabro e ripugnante.
NEMONE v. Nona.
NEMORALIA “accento acuto sulla prima a” (Romani). Deità romana personificatrice del lamento funebre; proteggeva gli agonizzanti. I Romani le eressero un tempio presso la Porta Viminale.
NENIA (Romani). Inno laudatorio in onore dei morti, che veniva cantato, durante i funerali o davanti al sepolcro, dai familiari dell’estinto o, in loro assenza, da donne prezzolate a tale scopo, dette Prefiche.
NEFRONE v. Buli.
NEOTTOLEMO “accento acuto sulla seconda o” (Greci). Detto anche Pirro; figlio di Achille e di Deidamia; fu allevato in Sciro e, dopo la morte del padre, Ulisse lo mandò a Troia, perché, secondo la predizione di Calcante. quella città non sarebbe caduta senza il suo intervento. In battaglia si dimostrò coraggioso, ma fu selvaggio e crudele. Entrò per primo nel cavallo di legno e durante l’incendio di Troia penetrò nella reggia di Priamo e uccise il vecchio re presso l’ara di Zeus, dopo aver scannato il di lui figlio Polite; precipitò Astianatte, figlio di Ettore, dall’alto delle Porte Scee e svenò Polissena sulla tomba di Achille per placarne l’ombra. Alla fine della guerra di Troia, N. prese Andromaca, vedova di Ettore, come sua schiava e con lei generò Molosso, Pergamo e Pielo. Tornato a Ftia in Tessaglia, sposò Ermione, figlia di Menelao e con lei ebbe altri eredi. Fu ucciso a Delfi sull’ara di Apollo per mano di Oreste cui aveva tolto Ermione. Per altri fu ucciso dagli abitanti di Delfi perché aveva saccheggiato il tempio di Apollo; per altri ancora sarebbe stato scannato da Macareo, sommo sacerdote di Apollo. (Confer Omero, “Odissea”, IV, XI; Virgilio, “Eneide”, III.)
NEREIDI (Greci). Ninfe marine, figlie di Nereo e dell’oceanina Doride. Vivevano negli abissi marini in una grotta d’oro, ma in periodi di bonaccia salivano in superficie per cavalcare i delfini. Secondo Esiodo, erano circa cinquanta e i loro nomi erano connessi a tutto ciò che è attinente al mare; per esempio il nome di Spio sta per grotta, Glauce (azzurra), Nesea (l’isola), Toe (il moto ondoso), Cimotoe (l’onda rapida), Alia (la corrente marina) e così di seguito. Le più note N. erano Cimodoce, Glauce, Galatea, Anfitrite, Teti. Avevano capelli d’oro e il volto bellissimo; rappresentavano il mare e proteggevano i naviganti; ad esse si sacrificavano gli alcioni e si donavano latte miele, frutti e dolci, che venivano deposti negli antri in prossimità del mare. (Confer Omero, “Iliade”, XVIII; Catullo, “Carmina”, LXIV.)
NEREO (Greci). Vecchio dio marino, figlio di Ponto e di Gea, sposo di Doride e padre delle Nereidi e delle Naiadi. Personificava il mare e conosceva l’avvenire. Predisse a Paride le tragiche conseguenze del rapimento di Elena e rivelò a Eracle il nome dei venti favorevoli per giungere nel Giardino delle Esperidi; aveva inoltre il potere di mutare di forma a suo piacimento. Secondo Apollodoro, N. dimorava nelle profondità dell’Egeo in una grotta tutta d’oro; con lui vivevano la sua compagna e le sue numerose figlie. Veniva rappresentato come un vecchio dall’espressione gioviale e ammantato di alghe marine.
NERI (Romani). Dea sabina paragonata a Minerva.
NERIENE (Romani). Antica divinità sabina; poiché nel culto veniva associata a Marte, taluni la ritennero sua sposa. Più tardi venne identificata con la dea Bellona e qualche volta con Minerva; personificava la Forza.
NERITE (Greci). Presunto figlio di Nereo; era bellissimo e di lui s’invaghì Afrodite, che volle portarlo con sé nell’Olimpo; ma poiché N. chiese di restare coi genitori e con le sue quarantanove sorelle, Afrodite lo mutò in conchiglia.
NERTHUS (Germani). Detta anche Herta; dea della Terra Madre, della Fertilità e della Pace, che godeva di vasto culto presso i Germani del nord; in epoca tarda il suo culto si tramandò nel dio scandinavo Njördhr, che talvolta assumeva aspetto muliebre.
NESEA (Greci). Nereide ricordata da Omero come nutrice di Aristeo; Virgilio (“Georgiche”, IV) la dice compagna di Cirene, madre di Aristeo.
NESSO (Greci). Centauro figlio di Issione e della nuvola Nefele. Avendo tentato di rapire Deianira, fu ferito mortalmente da Eracle; morente, donò a Deianira la sua veste intrisa del sangue avvelenato dalle frecce di Eracle dandole a credere che, se Eracle l’avesse indossata, l’avrebbe amata per sempre. Quella veste causò invece l’orrenda morte dell’eroe. (Confer Orazio, “Epodi”, XVIII; Ovidio, “Metamorfosi”, IX-XII; Stazio, “Tebaide”, IV.)
NESTORE (Greci). Figlio di Neleo e di Clori, re di Pilo. Fu l’unico di dodici fratelli a salvarsi dalla strage compiuta da Eracle in odio a Neleo. Successe al padre sul trono di Pilo, al quale aggiunse quello di Orcomeno. Saggio e pacificatore, vinse numerose guerre. Tra l’altro aiutò i Lapiti nella lotta contro i Centauri; partecipò alla caccia al cinghiale di Calidone e alla spedizione degli Argonauti; malgrado la veneranda età, partì per la guerra di Troia e si rese utile ai Greci con i suoi consigli tattici e strategici. Sopravvissuto alla guerra ritornò a Pilo, dove continuò a governare saggiamente, circondato da numerosa figliolanza. Molti mitologi concordano nel ritenere che N. sia vissuto fino a novantanove anni; per altri, visse fino a trecentocinquanta. (Confer Omero, “Iliade”, I, XI; Orazio, “Carmi”, I e “Epistole”, I; Ovidio, “Metamorfosi”, XXII e “Eroidi”, I; Stazio, “Tebaide”, IV.)
NET v. Fomori.
NETON v. Necis.
NETTARE (Germani). Bevanda degli dèi, che conservava loro l’immortalità. Nella mitologia germanica è indicato come N. dei poeti (Odrerir) un infuso liquoroso prodotto dai nani Fialar e Galar col sangue del saggio Quaser. Il gigante Suttung e sua figlia Gunlöd ne furono i custodi.
NETTUNO (Romani). Dio italico, che in epoca tarda si confuse col greco Poseidone, assumendone le caratteristiche e gli attributi. Per i Romani fu anche il creatore del cavallo e quindi molto onorato come dio delle corse equestri (“Neptunus Equester”). Nel 45 a.C. gli fu dedicato un tempio a Campo Marzio ad opera di Agrippa e in suo onore furono istituite le feste “Neptunalia”. A N. furono attribuite due mogli: Salacia e Venilia; quest’ultima, secondo Virgilio, fu dal dio resa madre di Turno, re dei Rutuli.
NIAMEH (Celti). Fata che, secondo una favola irlandese, salvò la vita all’eroe Ossian e lo trasportò, col suo veliero di cristallo, nel regno dei beati, dove l’eroe rimase trecento anni in perpetua giovinezza.
NIBELUNGHI (Germani, Scandinavi). Stirpe di nani protagonisti di una leggenda medievale tedesca del Duecento; chiamati così dal nome del loro re Nibelung (Figlio della nebbia). Possedevano un immenso tesoro, trafugato alle Ninfe del Reno, conquistato poi da Sigfrido e localizzato infine nell’alveo del Reno. Secondo l'”Edda”, invece, il tesoro fu sottratto ai nani dal terribile dio Loki per ordine di Odino. Tra i pezzi di valore in quelle favolose ricchezze vi era l’elmo che rendeva invisibile chiunque lo portasse e l’anello che donava gloria e potere. Dalla “Canzone dei Nibelunghi” R. Wagner trasse la sua famosa “Tetralogia”.
NICANDRA v. Timarate.
NICASTRO v. Megapente 2.
NICHE o NIKE (Greci). Dea della Vittoria, figlia del titano Pallante e della ninfa Stige, sorella di Zelos (la Gelosia), di Cratos (la Forza) e di Bia (la Violenza). La si rappresentava come una giovane donna alata con un ramo di palma. Ad Atene N. aveva un tempio sull’Acropoli detto “Nike Apteros” (= Vittoria senza ali), dove gli ateniesi posero la sua statua come garanzia che la dea non li avrebbe abbandonati. In seguito l’appellativo di N. fu dato ad Athena. Dai Romani fu chiamata Vittoria.
NICIPPE (Greci). Figlia di Pelope e di Ippodamia, moglie di Stenelo e madre di Euristeo.
NICOMACO (Greci). Figlio del medico greco Macaone, allievo di Asclepio. Fu re di Fere ed esercitò la medicina come il padre. Dopo morto fu venerato come dio.
NICOSTRATE (Greci). Figlia di un dio fluviale dell’Arcadia e amante di Ermes, che la rese madre di Evandro. Dai Romani era detta anche Carmenta.
NICOSTRATO (Greci). Fratello gemello di Megapente, nato dall’unione di Menelao con una schiava etolica di nome Pieride.
NICTIMO v. Nittimo.
NIDHOG o NIDHOGUR (Germani, Scandinavi). Favoloso mostro serpente del Niflheim, tetro regno dell’oltretomba nordico, dove giorno e notte rosicchia le radici del divino frassino Yggdrasil e succhia i corpi esangui dei morti.
NIDHUNG v. Wieland.
NIFATE v. Caucaso.
NIFLHEIM o NIFLHEL (Germani, Scandinavi). Nebbioso regno dei morti; secondo la mitologia germanica, è, insieme col Mulpelsheim, il più antico regno nell’immenso spazio cosmico Ginnungagap. Vi regna la dea Hela e in esso affondano le radici del favoloso frassino Yggdrasil.
NIKE v. Niche.
NINFE (Greci). Divinità minori personificanti le forze elementari della natura. Dimoravano sui monti, nei fiumi, nei mari, nelle fonti e nelle grotte. Erano spesso al seguito degli dèi e, pur disdegnando gli uomini, amavano l’amore che profondevano ai Satiri e alle altre divinità dei boschi. Si distinguevano in N. Oceanidi e Nereidi (N. del mare), in Naiadi (N. dei fiumi), Oreadi (N. dei monti), in Napee (N. delle valli), in Driadi e Amadriadi (N. degli alberi), in Alseidi (N. dei boschi), in Meliadi (N. dei frassini) e in Agrosine (N. dei campi) e Auloniadi (N. delle valli). Venivano rappresentate come giovani e bellissime fanciulle, con luminose chiome fluenti sulle spalle; erano mortali ma vivevano a lungo in perenne giovinezza. Le N. più ricordate sono: Calipso, Circe (anche maga), Faetusa, Lampezia Cirene.
NIOBE “accento grave sulla o” (Greci). 1. Figlia di Tantalo, sorella di Pelope e moglie di Anfione, re di Tebe. Orgogliosa della numerosa prole (Esiodo narra che aveva venti figli), si vantò superbamente di essere più prolifica della dea Leto. Apollo e Artemide, figli della dea, sdegnati della tracotanza di N., uccisero con le loro frecce tutti i suoi figli; unica scampata all’eccidio fu Clori, la primogenita, che, avendo sposato Neleo, regnava col marito a Pilo. Secondo alcuni, con Clori si sarebbe salvata anche Amicla. N. da allora restò pietrificata dal dolore. (Confer Ovidio “Metamorfosi”, VI; Stazio, “Tebaide”, I, IV.) 2. Figlia di Foroneo, prima donna mortale amata da Zeus, cui avrebbe partorito Argo e Pelasgo, capostipiti dei relativi popoli.
NIOBIDI (Greci) Matronimico delle figlie di Niobe e di Anfione, re di Tebe.
NIÖRDHR (Germani, Scandinavi). Dio scandinavo della stirpe dei Vani; presiedeva ai venti marini; sposò Skadi, figlia del gigante Thiazi e generò Freir e Freia che, accolti nell’Olimpo germanico. divennero, rispettivamente, dio della Felicità e dea dell’Amore. Quando gli dèi Vani mossero guerra agli Asi, rei di aver torturato la loro ambasciatrice Gullveig, dopo numerosi scontri le due parti si accordarono per un armistizio e si scambiarono ostaggi; fra i prigionieri presi dagli Asi figuravano il giovane N. e suo figlio Freir.
NIREO (Greci). Figlio di Caropo (identificato con Eracle) e di Aglaia; il più aitante dei giovani greci dopo Achille; fu ucciso nella guerra di Troia, alla quale aveva partecipato con tre navi.
NISIMACO v. Ippomedonte.
NISO (Greci). 1. Re di Megara, figlio di Pandione; aveva in testa un capello d’oro fino, dal quale dipendeva la sua longevità e il destino del suo paese. Quel capello fatato gli fu divelto dalla figlia Scilla per darlo a Minosse, di cui si era infatuata quando il re cretese assediò Megara. N. morì e Minosse poté impadronirsi della città. 2. V. Eurialo.
NITTELIO “accento acuto sulla e” (Greci). Epiteto di Dioniso, col riferimento alle feste licenziose (Nittelie) che si celebravano di notte in suo onore.
NITTEO (Greci). 1. Re di Iria, figlio di Poseidone e di Celeno, nipote di Atlante; sposò la ninfa Polisso e generò con lei Antiope e Nittimene; quest’ultima concepì un amore morboso per il proprio padre e, complice la nutrice, riuscì ad introdursi nel talamo paterno; accortosi dell’incesto, N. cacciò Nittimene con la spada costringendola a rifugiarsi nella foresta, dove Athena la tramutò in gufo. Antiope fu poi sedotta da Zeus, travestito da Satiro, e resa madre dei gemelli Anfione e Zeto (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, II.) 2. V. Cavalli di Ades.
NITTIMENE v. Nitteo.
NITTIMO o NICTIMO (Greci). Figlio di Licaone, che, ucciso dai suoi fratelli, fu imbandito a Zeus ospite della reggia di Arcadia.
NIXI (Germani, Scandinavi). Nome di alcune divinità dell’antica Germania; avevano sembianze umane ed erano di sesso maschile e femminile; presiedevano alle acque. Le N. femmine, al pari delle Sirene greche, col canto e con la bellezza, incantavano e attiravano gli uomini nelle profondità marine dove esse dimoravano; i malcapitati non tornavano più in superficie.
NIXI DEI (Romani). Nome di tre divinità romane che presiedevano alle nascite; le loro statue si onoravano in Campidoglio.
NJÖRDHR v. Niördhr; Freir.
NOATUM (Germani, Scandinavi). Il castello di Njördhr, il dio scandinavo della stirpe dei Vani che presiedeva ai venti marini.
NOCTILUCA v. Luna.
NODINUS (Romani). Divinità agricola del popolo romano; presiedeva alla maturazione del grano.
NOMIO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Epiteto attribuito ad Apollo in ricordo del periodo in cui fece il pastore delle greggi di Admeto (dal greco “nomós” = pascolo).
NOMOS “accento acuto sulla prima o” Greci). Divinità astratta venerata dai Greci come simbolo della legge (dal greco “nómos” = legge).
NONA (Romani). Dea romana protettrice delle donne gravide e dei nascituri; le puerpere la invocavano al momento del parto. Altre divinità simili a N. erano Decima, Fluonia, Partula, Nemone, Sentino e Vitumno. In epoca posteriore N. venne identificata con una delle Parche.
NONIO v. Cavalli di Ades.
NOREIA (Greci, Romani). Dea romana molto venerata fra i guerrieri; in origine tutelava la provincia di Norico (odierna Austria). A Roma fu oggetto di culto sotto il nome di Augusta.
NORNE (Germani, Scandinavi). Divinità nordiche simili alle Parche; erano tre e presiedevano al destino degli uomini; Urdhr, la maggiore e la più autorevole, presiedeva al destino in genere; Verdhandi era preposta al presente e Skudd al futuro. Dimoravano nell’Asgardhr (il cielo), all’ombra del frassino universale Yggdrasil, che, secondo la leggenda, esse innaffiavano con le acque della fonte Urdar, consacrata al gigante Mimir, consigliere di Odino.
NORZIA “accento acuto sulla o” (Etruschi). Dea etrusca del Destino; era venerata presso i Volsini in un tempio dove si piantava un chiodo ogni anno per contare gli anni degli abitanti. I Volsini veneravano N. anche col nome di Grande Dea. I Romani la identificarono con la Fortuna. (Confer Orazio, “Carmi”, XXXV; Tito Livio, “A.U.C.”, VII, 3, 7; Giovenale, “Satire”, X; Tertulliano, “Apologeticum”, 24,)
NOTO (Greci). Il vento del Sud detto anche Austro e Ostro. Per i Greci era apportatore di nebbia e di pioggia; personificava una divinità e, come tutti gli altri venti, era fatto oggetto di culto.
NOTODO “accento acuto sulla prima o” (Romani). Divinità minore dei Romani; invocata dai contadini quando il frumento incominciava a germogliare.
NOTTE (Greci, Romani). Nyx per i Greci; divinità primigenia fecondata dal Caos; sorella dell’Erebo. Per Esiodo è figlia di Gea e del Caos; unitasi poi col fratello Erebo, generò Emera ed Etere; in seguito si unì anche all’Acheronte e poi ancora col Caos; col primo generò le Erinni e col secondo il Destino e Hypnos. Secondo i Misteri Orfici fu madre anche di Fame. Da sola, inoltre, partorì la nera Kera, le Moirai, e quelle nefaste divinità che sono causa di sofferenza per l’umanità: la Fame, le Tenebre, i Lutti, la Sventura, la Vecchiaia, la Malattia, la Morte. Alla N. i Greci sacrificavano bestie con pelo o piume nere, compreso il gallo, ritenuto disturbatore della quiete notturna. Fu iconografata come una donna dalle sembianze austere, vestita di nero, velata e seduta con uno scettro in mano su di un cocchio di ebano nero. Sia pure sotto diverse forme e nomi, la N. fu adorata da tutti i popoli dell’antichità.
NOTTULIO “accento acuto sulla u” (Romani). Dio romano della Notte e del Sonno; lo si rappresentava nell’atto di spegnere una fiammella e con una civetta ai piedi.
NOTUNG v. Fafnir.
NOVENSIDES o NOVENSILES (Romani). Gli dèi importati nell’Olimpo romano dai paesi alleati o conquistati (contrapposti agli dèi indigeni ossia “Indigeti Dei”.
NUADA (Celti). Mitico personaggio del “Libro delle Invasioni”, parte di un ciclo di leggende irlandesi. Come re dei Fomori, capeggiò la battaglia contro gli invasori De Danann. Quando in guerra gli mozzarono la mano destra, Diancecht gliela sostituì con una d’argento, ma l’ingegnoso Miach, figlio di Diancecht, fu tanto abile da riattaccargli la mano mozzata.
NUMA POMPILIO (Romani). Figura senz’altro storica di cui ci pervengono solo notizie leggendarie. Fu il secondo re di Roma, cui si fanno risalire istituzioni religiose e culturali (715-672 a.C.); ebbe come consigliera divina la ninfa Egeria, con la quale si incontrava in un bosco sacro presso la via Appia. Fu re saggio e pacifico ed avrebbe istituito i culti di Vesta, Giano e Terminus.
NUMERIA (Romani). Divinità latina che presiedeva all’aritmetica.
NUNDINA (Romani). Divinità minore presso i Romani, invocata come dea purificatrice nel nono giorno dopo la nascita per i figli maschi e nell’ottavo per le femmine. Da N. prese il nome il giorno che chiudeva lo spazio di nove giorni dedicato alle puerpere.
NYX v. Notte.