OASSO (Greci). Figlio di Apollo, fondò una città nell’isola di Creta cui diede il proprio nome. Ebbe il nome di O. anche una sorgente dell’isola.

OBARATORO (Romani). Divinità agricola che i Romani veneravano come patrona dei campi e della semina.

OCALEA v. Abante; Acrisco.

OCCASIONE (Greci, Romani). “Occasio” per i Romani; divinità allegorica di sesso femminile; i Greci la chiamarono “Kairós” e la veneravano al maschile: presiedeva all’opportunità e veniva effigiata come un adolescente che si regge sulla punta dei piedi e con le ali ai talloni. O. invece appariva come una donna nuda e calva, con un piede su di una ruota e l’altro sollevato in aria; allegoria del veloce fuggire dell’O., che, una volta passata, non torna più.

OCCATOR (Romani). Una delle tante divinità minori dei Romani invocata dai contadini durante i lavori nei campi. Il Flamine di Cerere, dea delle biade, invocava O. nei sacrifici in onore della dea.

OCCIPETE v. Ocipete.

OCEANIDI “accento acuto sulla a” o OCEANINE accento acuto sulla i. Ninfe figlie dell’Oceano e di Teti; per la tradizione sono circa tremila; per Esiodo sono settantadue e fra queste le più note sono Asia, Calliroe, Climene, Calipso, Dione, Doride Eurinome e Stige. Rappresentavano la corrente dell’oceano, considerato come un lunghissimo fiume che circondava la terra. Alle O. si sacrificavano animali; si offrivano miele, olio e focacce di frumento.

OCEANO (Greci). Personificazione di un favoloso fiume che cinge la terra da ogni parte. Per Omero è il dio di tutte le acque e principio di tutte le cose, padre degli dèi. Secondo Esiodo nacque da Urano e da Gea, sposo della sorella Teti (da non confondersi con la madre di Achille), con cui formava la più antica coppia di Titani. Dalla loro unione nacquero le Oceanidi e i fiumiO della terra, tra cui i più ricordati l’Acheloo, l’Eridano, il Ladone, il Meandro, il Simoenta, l’Eveno, lo Scamandro, il Nilo e altri non meno importanti. Secondo la cosmogonia greca, al di là dell’O. è notte perpetua; vi sono soltanto i boschi di Persefone e l’ingresso all’Erebo. O, dio primordiale, veniva rappresentato come un vecchio venerando con barba fluente e corna di toro, circondato dalle figlie Oceanidi e dai figli, ossia dai fiumi personificati (Confer Cicerone, “De Natura Deorum”, III.)

OCIPETE “accento acuto sulla i” (Greci). Una delle Arpie, secondo Esiodo. Altre grafie: Occipede, Ocitoe.

OCIROE “accento acuto sulla i” (Greci). Figlia del centauro Chirone e della ninfa Cariclo; apprese dal padre le arti e non contenta imparò a profetizzare. Predisse il futuro ad Asclepio, discepolo di Chirone, e la sua apoteosi; pronosticò il ferimento del padre e la sua straziante ;agonia causata dalle frecce avvelenate dall’Idra di Lerna. Gli dèi, indignati da tanta indiscrezione, la tramutarono in cavalla. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, II.)

OCITOE v. Ocipete.

OCNO v .Manto.

ODINO (Germani, Scandinavi). Dio supremo del Pantheon germanico, capo degli dèi Asi. Gli si attribuiscono infiniti nomi, tra cui i più ricordati sono: Wodan, Valfodhr, Grimnir, Heriafodhr, Hangagud, Farmagudh ed altri ancora. Dio guerriero, feroce, vendicativo e assetato di sangue, ma anche regolatore della vita degli uomini e degli dèi celesti, dotato di arti magiche e inventore delle “rune” (le prime lettere dell’alfabeto germanico). Fu il sovrano del mondo che, secondo la cosmogonia nordica, emerse dalle brume prodotte dalle correnti gelide del Nord. Per la leggenda, O. nacque dall’unione del dio primordiale Bor, con la gigantessa Bestla; ebbe due fratelli, Vili e Ve, e una moglie, la bella Frigg, con la quale generò un figlio, Thor. O., Frigg, Thor fu la triade più venerata dell’Olimpo germanico. Pur amando la moglie, il dio si concesse diverse avventure extraconiugali: si unì con Rinda, dea della terra invernale, e generò Vali; si accoppiò con la gigantessa Gridr che gli partorì il fortissimo Vidhar, e con Scade che gli regalò una numerosa serie di piccoli dèi. O. dimorava nella celeste dimora dell’Asgardhr unita alla terra dal ponte Bifrost (Arcobaleno) e abbellita da tre meravigliosi palazzi: il Walhalla, il Gladsheim, ed il Walaskialf. Nel Walhalla venivano accolti e premiati gli eroi morti in battaglia, colà trasportati dalle superbe Valkirie; nel Gladsheim O. radunava la corte degli dèi; nel Walaskialf vi era il maestoso trono Illidskialf, dal quale il sovrano poteva osservare tutto quanto accadeva nel mondo. O. disdegnava il cibo che gettava in pasto ai suoi due lupi Geri e Freki, mentre si nutrivaesclusivamente del nettare divino (Odrerir) che gli offrivano le coppiere Mista e Rista. Benché immortale, il grande dio germanico morirà nel giorno del Crepuscolo degli dèi, divorato dal feroce lupo Fenrir, il quale, a sua volta, perirà immediatamente trafitto dalla spada di Vidhat, figlio di O. Periranno anche gli altri dèi Asi, tutta l’umanità e i cattivi Geni. Il mondo verrà distrutto dal fuoco, ma ne sorgerà un secondo dove gli esseri umani saranno più felici. In onore di O. si eressero templi, si celebrarono sacrifici di animali e talvolta anche di prigionieri di guerra. Il suo culto fu vasto e intenso, ma con l’avvento del cristianesimo si affievolì per estinguersi, in fine, durante l’impero di Carlo Magno. O. viene rappresentato a cavallo con una corazza rilucente d’oro, armato della lancia magica Gungnir, forgiata dai Nani artefici nelle miniere sotterranee. In altre iconografie è col suo destriero alato dalle otto gambe, che ha il dono di correre o volare sull’acqua e con i suoi due corvi messaggeri, Huginn e Muninn, che fanno la spola tra il cielo dell’Asgardhr e la terra per riferire al loro padrone quanto hanno visto e udito nel mondo. Per questa rappresentazione il dio si guadagnò l’appellativo di Revnegud (dio dei corvi).

ODIO (Greci). Capo degli Alizoni, che si spostò dalla Bitinia per aiutare i Troiani. Venne ucciso da Agamennone davanti alle mura di Troia.

ODISSEO v. Ulisse.

ODOIDOCO v. Oileo.

ODORIA “accento acuto sulla seconda o” (Romani). Divinità minore venerata dai Romani; presiedeva agli odori.

ODRERIR (Germani, Scandinavi). L’idromele, bevanda divina degli dèi germanici; donava, a chi lo beveva, equilibrio, saggezza e poesia. I Nani la ottennero mischiando il sangue del saggio Quaser col miele. Sottratta dal gigante Suttung, l’O. venne affidata alla figlia di quest’ultimo, Gunlodh, che la custodì gelosamente in un luogo chiamato Hnitbiorg. Odino, che si nutriva di Idromele, divenne dio della poesia.

OENEO v. Eneo.

OFELTE v. Achémoro; Eurialo.

OFIONE (Greci). Uno dei Titani, sposo di Eurinome; cercò di governare il mondo prima di Crono; ma, vinto da costui, fu precipitato nel Tartaro.

OGIGE (Greci). Figlio di Beoto o di Poseidone, primo re della Beozia; sposò Tebe, figlia di Zeus, dalla quale ebbe tre figlie. Durante il suo regno il lago Copaide inondò una parte della Beozia e dell’Attica; quell’inondazione fu detta Diluvio di Ogige. Cronologicamente precede quello, più noto, di Deucalione.

OGMAN (Celti). Dio celtico dell’Eloquenza e della Civiltà. Iconograficamente appare come un vecchio munito di clava e vestito di una pelle di leone; da molti viene paragonato all’Ercole romano. Per gli Irlandesi fu l’eroe nazionale che combatté i Fomori e inventò i caratteri germanici.

OICLEO “accento grave sulla e” (Greci). Figlio di Antifate e padre di Anfiarao; fu con altri eroi greci nella guerra tra Eracle e Laomedonte, re di Troia, dove morì.

OILEO “accento acuto sulla e” (Greci). Re della Locride, figlio di Odoidoco e sposo di Eriope, dalla quale ebbe Aiace il minore (non il Telamonio); fu amico di Eracle e partecipò, rimanendo ferito, alla caccia degli uccelli Stinfalidi. (Confer Igino, “Favole”, XIV, XVIII.)

OINEO “accento acuto sulla e” (Greci). 1. Primo viticultore della Tessaglia; introdusse l’albero della vite nella sua regione e insegnò ai suoi abitanti come coltivarla. 2. V. Eneo.

OLENO (Greci). Mitico poeta della Licia cui si riferiscono i più antichi inni sacri in onore di Apollo che si cantavano nel tempio del dio a Delfi. Secondo Pausania visse molto tempo prima di Omero e fu il fondatore del santuario di Delfi nonché l’inventore dell’esametro. 2. Figlio di Zeus e della danaide Anassitea; sposò l’avvenente Letea che, per avere gareggiato in bellezza con le dee, fu tramutata in sasso; O., disperato, supplicò gli dèi di poter condividere le sorti della sposa. Esaudito, fu mutato anch’egli in masso e posto sul monte Ida accanto all’amata. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, X.)

OLIMPICO o OLIMPIO (Greci). Epiteto di Zeus, derivatogli dalla città greca di Olimpia, dove aveva un grandioso tempio in cui si custodiva una sua celebre statua in oro e avorio, opera di Fidia. Secondo altri, l’attributo di O. deriva a Zeus dal monte Olimpo, ritenuto dimora degli dèi.

OLIMPO (Greci). 1. Mitico vate della Misia, grande suonatore di flauto, allievo di Marsia. 2. Catena di montagne tra la Macedonia e la Tessaglia la cui vetta principale è perennemente innevata. Secondo la leggenda, sulla vetta dell’Olimpo sorgeva una città dai palazzi tutti d’oro, opera di Efesto, ma invisibile per la cappa di nuvole da cui era avvolta; ivi era immaginata l’abituale dimora degli dèi.

OMARIO (Greci). Epiteto di Zeus, attribuitogli dagli abitanti della città di Egio, dove a Zeus O. fu dedicato il santuario federale degli Achei.

OMBRIOS (Greci). Appellativo di Zeus corrispondente al romano Giove Pluvio.

OMNIVAGA “accento acuto sulla i” (Romani). Epiteto che i cacciatori diedero a Diana quale dea protettrice del faticoso cammino che si deve percorrere per catturare la selvaggina.

ONCO (Greci). Mitico allevatore di cavalli, figlio di Apollo. Fra le sue mandrie si sarebbe nascosta Demetra per sfuggire a Poseidone che la inseguiva per possederla.

ONDINE (Germani, Scandinavi). Figlie di Ran e di Aegir, dio del mare presso i Germani. Erano nove e i loro nomi sono: Aminglaffa, Dufa, Hefring, Urdr, Hronn, Bylzia, Bara e Kolga. A differenza delle Sirene greche, le O. aiutavano i naviganti e spesso salvavano i naufraghi. Simboleggiavano il moto ondoso del mare.

ONEA (Greci). Presunta madre del cavallo alato Arione; fra le tante versioni sulla nascita di questo animale la più attendibile è quella che dice Arione figlio di Poseidone e di Demetra.

ONEIROS (Greci). Figli di Hypnos e della Notte (il vocabolo “oneiros” significa «sogno») la loro dimora, sulla via dell’Ade oltre l’oceano, aveva porte di corno e di avorio; dalle prime uscivano gli O. portatori di sogni veritieri; dalle seconde gli O. portatori di sogni menzogneri. I più menzionati O. Sono: Fantaso e Fobetore o Icelo (quest’ultimo personificava i sogni più terrificanti). (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, XI.)

ONFALE (Greci). Regina di Lidia, sposa di Tmolo, dal quale ereditò il regno perché senza prole. Presso O. Eracle scontò i tre anni di prigionia inflittigli dagli dèi come punizione per aver ucciso Ifito. Divenuta l’amante di Eracle, O. ne fece l’oggetto dei suoi capricci, ed Eracle, invaghito al punto di dimenticare ogni senso di dignità, si adattò a indossare vesti muliebri, mentr’ella si pavoneggiava nella sua pelle di leone, maneggiando scherzosamente la clava. Dalla loro unione nacquero tre figli: Lamo, Agelao e Laomedonte (da non confondere con l’omonimo re di Troia). (Confer Ovidio, “Fasti”, II ed “Eroidi”, IX.)

ONKE (Greci). Epiteto che i Tebani davano ad Athena. Il termine significa Pero.

ONORE (Romani). Divinità allegorica invocata dai guerrieri (“honos”). Era raffigurata come un giovane con una lancia nella mano destra e una cornucopia nella sinistra. Apparteneva al seguito di Marte.

ONORINO (Romani). Deità romana dell’Ospitalità invocata dai familiari di coloro che intraprendevano un viaggio, per auspicarne la buona accoglienza nei luoghi di arrivo.

OPI o OPS (Romani). 1. Antichissima divinità dei Sabini che, insieme col divino sposo Conso, personificava l’abbondanza dei raccolti. In Roma ebbe due santuari, uno sul Campidoglio e l’altro nel Foro. In seguito venne confusa con Rea, moglie di Saturno, e fu onorata col nome di Consilia quale dea dell’Abbondanza. 2. Ninfa di Diana (v. Camilla).

OPIGERA “accento acuto sulla i” (Romani). Nome con il quale le donne romane invocavano la dea Giunone al momento de! parto. O. è colei che reca assistenza.

OPITULUS o OPITULATUR (Romani). Appellativo di Giove quale dio soccorritore dei mortali.

OPS v. Opi.

OPTILETIDE (Greci). Attributo di Artemide, ritenuta dea conservatrice della vista (= la veggente).

ORA (Greci). 1. Ninfa amata da Zeus, aveva il corpo metà donna e metà serpente; per possederlail dio dovette tramutarsi in cigno; da quel connubio nacque Galasce. 2. Dea della Beltà e della Giovinezza. In epoca tarda fu identificata colla bellissima Ersilia, presunta moglie di Romolo.

ORACOLO (Greci). Rivelazione profetica di un dio, o anche il luogo consacrato dalla religione per le consultazioni. Gli O. più importanti furono quelli di Apollo a Delfi, di Zeus a Dodona, di Zeus Ammone nella Libia, di Artemide nella Colchide, di Ares nella Tracia.

ORBONA (Romani). Dea romana protettrice degli orfani; secondo altri, fu patrona delle donne sterili. I Romani le dedicarono un altare Larario.

ORCAMO “accento acuto sulla a” (Greci). Re degli Achemeni, padre di Leucotoe; fece seppellire viva la propria figlia nelle sabbie del deserto perché si era data ad Apollo, ma il dio tramutò la fanciulla nell’albero dell’incenso.

ORCEO (Romani). Appellativo di Zeus; il termine significa «Difensore del giuramento».

ORCO (Romani). Nomi che i Romani davano al misterioso mondo dell’oltretomba e a Plutone che ivi regnava. Era in tutto simile all’Erebo greco, donde le ombre dei defunti potevano uscire tre volte l’anno e salire tra i vivi a visitare i parenti. Pare che il passaggio avvenisse attraverso un largo tunnel (“mundus”) comunicante con l’O., tenuto chiuso da una pietra detta “Lapis Manalis”.

ORCOMENO v. Elara.

ORE (Greci, Romani). Ninfe o dee preposte all’ordine della natura ed all’alternarsi delle stagioni. Erano figlie di Zeus e di Temi e, secondo Omero, custodivano la dimora del divino padre e le porte del cielo. Per Esiodo erano tre e seguivano le Cariti. I loro nomi: Eunomia (l’Ordine), Diche (la Giustizia), Eirene (la Pace). In origine gli Ateniesi veneravano solo Tallo (germogli di primavera) e Carpo (i frutti d’autunno); in seguito venne aggiunta Auxo (il rigoglio estivo). Corrispondevano alle tre stagioni, primavera, estate, autunno, nelle quali i Greci suddividevano l’anno. Le O. accompagnavano danzando il carro del Sole, fonte di vita per le piante, gli animali e il genere umano. Per questa funzione furono considerate personificazioni delle suddivisioni del giorno. Venivano rappresentate come bellissime fanciulle ornate di fiori e frutta e nell’atto di danzare. Quando le O. entrarono a far parte del Pantheon romano, il loro numero fu elevato a dodici, forse perché i Greci suddivisero il giorno in dodici parti uguali. (Confer Omero, “Odissea”, XXIV;Pindaro, “Olimpica”, XIII.)

OREADI “accento acuto sulla e” (Greci). Ninfe delle montagne, considerate figlie di Foroneo e di Ecate; preferite da Artemide come compagne di caccia, poiché per cacciare prediligeva appostamenti ardui sui rilievi montagnosi.

ORESTE (Greci). Figlio di Agamennone e di Clitennestra, fratello di Elettra e di Ifigenia. Dopo l’assassinio del padre Agamennone, trucidato da Egisto, O. fu mandato presso lo zio Strofio, re dell’Argolide, affinché non fosse ucciso anche lui; ivi fu educato assieme al cugino Pilade, di cui diventò molto amico; con lui si recò a Micene per vendicare la morte del padre, uccidendo Egisto e Clitennestra. Colpevole di matricidio, O. fu perseguitato dalle Erinni, che implacabili, lo costrinsero a tormentosi pellegrinaggi. Giunto in Atene, O. chiese la protezione di Athena, la quale, secondo Esiodo, lo fece giudicare dal severo tribunale dell’Areopago; assolto, il giovane si recò nella Tauride, dove, per ingiunzione dell’oracolo di Apollo, prelevò la statua di Artemide, custodita nei tempio di Chersoneo Taurico, per portarla nell’Attica. Sorpreso da Toante, re della Tauride, fu condannato a essere sacrificato ad Artemide; Pilade volle accollarsi le colpe e, nella disputa che ne seguì, una sacerdotessa della dea, Ifigenia, figlia di Agamennone, riconobbe il fratello e fuggì con lui e con Pilade. Terminata la persecuzione delle Erinni, O. ritornò ad Argo e riebbe il trono paterno; diede in moglie a Pilade la sorella Elettra ed egli sposò Ermione, figlia di Elena e Menelao, dopo averle ucciso il marito Neottolemo. Dopo aver regnato a lungo, O. morì in Arcadia per il morso di un serpente. (Confer Omero, “Odissea”, I, III.)

ORESTEO (Greci). Figlio di Deucalione e nonno di Eneo. Per la leggenda possedeva una cagna che generò un palo; lo seminò e il palo germogliò dando rami e viticchi; fu il primo albero della vite. Allegoria che vorrebbe dimostrare come la stella Sirio (la cagna) faccia maturare l’uva sulla terra.

ORESTIDI “accento acuto sulla prima i” (Greci). Discendenti e sudditi di Oreste. Quando gli Eraclidi li cacciarono dalle loro terre, gli O. si stabilirono in quella regione dell’Epiro, che da loro prese il nome di Orestiade.

ORFE (Greci). Figlia di Dione, re della Laconia, sorella di Lica e di Caria, cui Apollo, per l’ospitalità ricevuta, aveva fatto dono del potere divinatorio. Quando Dioniso, ospite della loro reggia, si invaghì, riamato, della piccola Caria, O., per il privilegio di cui godeva, conobbe la relazione illecita e con la sorella Lica si adoperò per dividere i due innamorati. Dioniso, furente per l’intromissione, tolse loro il dono della veggenza e, poiché insistevano nello spiare Caria, impedendole di incontrarsi col dio, Dioniso le portò in un bosco e le tramutò in alberi di noce. Più tardi Caria subì la medesima sorte.

ORFEO (Greci). Mitico cantore di origine tracia, figlio di Eagro (o di Apollo) e della musa Calliope, sposo della ninfa Euridice. Abilissimo suonatore della lira e appassionato cantore, ammansiva con le sue melodie gli animali feroci. Amò Euridice, ma nel giorno stesso delle nozze, la fanciulla, per sfuggire alle brame del pastore Aristeo, cadde sull’erba e morì per il morso di un serpente. O., inconsolabile e disperato, osò scendere nell’Ade e, per riavere l’amata, tentò di commuovere col canto Persefone; la dea gli concesse di riprendersi Euridice a condizione che egli non si voltasse a guardarla prima di lasciare la valle infernale; ma, non avendo mantenuto la promessa, O. la perse per sempre. Tornato sulla terra O. andò errando per la Tracia, finché, rimpiangendo la sposa, e ormai avverso alle donne, fu preso dalle Baccanti, invasate da una furia selvaggia, e fatto a pezzi. Il suo capo reciso fu trovato presso la foce di Melete, dove più tardi sorse un tempio in suo onore. A O. si attribuisce la fondazione della religione orfica (teogonia, cosmogonia, morale) che ebbe grande diffusione nei Misteri Orfici in Grecia e nell’Asia Minore a partire dal sesto secolo a.C. (Confer Virgilio, “Eneide”, VI; Euripide, “Alcesti”; Poliziano, “Orfeo”; Aleardi, “Prime storie”.)

ORFICI MISTERI (Greci). Detti anche orfismo, sono il culto che i Greci tributavano ad Orfeo; religione misteriosa, che faceva perno su una dottrina filosofica e cosmogonica tendente a spiritualizzare la vita degli uomini attraverso l’iniziazione, la pietà, l’estasi, i digiuni e l’osservanza dei riti che portano alla grazia e all’identificazione divina. I M. O., a differenza di quelli di Dioniso, non erano licenziosi; si ispiravano al canto, alla musica e alla poesia e tendevano a dominare le forze negative della natura. Trattandosi di misteri e quindi di riti molto segreti, le devozioni e le cerimonie rimangono a noi pressoché ignote. I poeti orfici, invece, giunsero a noi attraverso una letteratura che influì profondamente sulla filosofia e sulle tragedie greche. Alcuni princìpi etici dell’orfismo si riscontrano anche nel cristianesimo.

ORFNEO v. Cavalli di Ades.

ORIONE (Greci). Gigante cacciatore, figlio del contadino Irieo o, secondo altri, di Zeus, di Poseidone e di Ermes: figlio di tre padri e per questo detto “Trispater (= tre padri). Secondo un’altra versione, i tre dèi riempirono un otre di orina e la seppellirono; quando Irieo la dissotterrò dopo nove mesi, dall’otre uscì quel figlio che tanto aveva desiderato e gli mise nome O. Divenuto grande e bellissimo, Poseidone gli concesse la facoltà di camminare sull’acqua. Crescendo, O. assunse proporzioni gigantesche e si dedicò alla caccia in compagnia del fedele cane Sirio. Sposò la ninfa Side e con lei generò Menippe e Metioche; fu amante della dea Eos, che lo tenne con sé in una grotta; quando Artemide scoprì il rifugio dei due amanti, uccise il Gigante perché aveva tentato di violentare anche una sua ninfa. Gli dèi, per compassione, lo mutarono nella luminosissima costellazione che da O. prese il nome. Il cane Sirio fu mutato nell’omonima stella. (Confer Ovidio, “Fasti”, V, VI e “Metamorfosi”, XIII; Orazio, “Carmi”, III.)

ORIZIA “accento grave sulla prima i” (Greci) 1. Leggiadra giovinetta, figlia di Eritteo, re di Atene, e di Diogènia Di lei s’innamorò il furioso vento Borea, che la rapì e la portò in Tracia, dove la rese madre dei due gemelli alati, Calai e Zete, e di altri figli. I Traci venerarono O. come divinità marina. 2. Regina delle Amazzoni, che si precipitò nell’Attica per cercare di liberare sua sorella Antiope, catturata da Eracle. (Confer Virgilio, “Eneide”, XII; Ovidio, “Metamorfosi”, VI e “Fasti”, V; Stazio, “Tebaide”, XII.)

ORNEO (Greci). Figlio di Eritteo, re di Atene. Litigò coi fratelli Pandoro, Metione e Procri, sposa di Cefalo, per via della successione.

ORNITO v. Fineo 1.

OROMEDONTE (Greci). Uno dei Giganti che mossero guerra a Zeus per detronizzarlo.

ORSEIDE (Greci). Sposa di Elleno, mitico re della Tessaglia; generò Eolo, Doro e Xuto, che diedero i propri nomi ai rispettivi popoli.

ORSILOCA (Greci). Nome con cui i Tauri invocavano Ifigenia, sacerdotessa di Athena in Aulide, la sola che avesse il diritto di toccare la sacra immagine della dea.

ORTHOS o ORTHROS (Greci). Mostruoso cane bicipite, figlio di Tifone e di Echidna, di proprietà di Eurizione; custodiva i buoi di Gerione nell’isola di Eritea. Eracle lo uccise quando, per volontà di Euristeo, andò a rubare i buoi del suo padrone.

ORTHROS v. Orthos.

ORTIA (Greci). Soprannome di Artemide derivato dal greco “orthios” ( = severo). Ad Artemide O. venivano offerte nei primi tempi vittime umane, come, secondo alcuni, Ifigenia in Aulide. In seguito il barbaro rito fu sostituito dalla fustigazione di fanciulli, scelti fra le migliori famiglie, la cui età non doveva superare i quattordici anni.

ORTIGIA (Greci). 1. Asteria, che per sfuggire agli ardori di Zeus a Delo, si gettò in mare, dove il dio la mutò in quaglia. Da lei Delo si chiamò anche O., cioè Isola delle quaglie. 2. Uno degli appellativi di Artemide, dall’antico nome dell’isola dove pare che ella abbia avuto i natali. 3. Isoletta nel golfo di Siracusa, dove Alfeo, mutatosi in fiume, raggiunse la ninfa Aretusa, tramutata in fonte.

OSPITALE (Romani). Epiteto di Giove quale dio protettore degli ospiti, che i Romani ritenevano sacri.

OSSA (Greci). 1. Divinità greca, dai Romani identificata colla dea Fama. O. aveva funzioni simili a quelle di Iside, alla quale venne affiancata nel culto. Era nunzia di Zeus e di Athena. 2. Famoso monte della Tessaglia, attiguo al Pelio, che i giganti Oto ed Efialte (v. Aloidi) avrebbero sovrapposto l’uno sull’altro quando tentarono di dare la scalata all’Olimpo nella guerra contro Zeus.

OSSIAN (Celti). Leggendario guerriero celtico del popolo dei Feniani; eroe bardo-gaelico protagonista di un ciclo di leggende dette appunto “Leggende di O”. Vi si narra del corno magico dell’eroe, del suo soggiorno di trecento anni tra i beati e di altri elementi pagani attinenti ai miti cristiani. Nel ciclo sono inserite numerose ballate in forma dialogata, da cui emergono come interlocutori San Patrizio e lo stesso O. La popolarità delle leggende, risalenti al secondo secolo d.C., è dovuta a una traduzione dell’opera, seriamente creduta di O., fatta dallo scozzese James Macpherson, e pubblicata nel 1700.

OSSILAGA (Romani). Dea romana protettrice dell’ossatura dei bambini; invocata dalle madri per preservare i piccoli dalle fratture e dalle malattie delle ossa.

OSTILLINA v. Hostillina.

OSTINAZIONE (Romani). Divinità allegorica, figlia della Notte, rappresentata da una donna appoggiata a un asino e con il capo trapassato da un grosso chiodo.

OSTRO v. Noto.

OTO v. Aloidi.

OTR (Germani, Scandinavi). Figlio del mago Hreidhmar, fratello di Regin e di Fafnir. Trasformatosi in lontra per andare a pescare, s’imbatté lungo il fiume con gli dèi Odino, Hoenir e Loki; quest’ultimo uccise Otr. Allora Hreidbmar, per ripagarsi della perdita del figlio, costrinse i tre dèi a riempire d’oro la pelle di lontra fino a traboccare.

OTREO (Greci). Re della Frigia, alleato di Priamo in lotta contro le Amazzoni.

OTRERE (Greci). Amante di Ares, col quale generò Pentesilea, che fu poi regina delle Amazzoni.

OTTIMO MASSIMO (Romani) Appellativo del sommo Giove.

OXILO v. Eraclidi.