SABAZIO (Greci). Dio solare, molto venerato in Frigia e poi in Grecia; lo si dice figlio di Cibele e sposo di Cotys (Cotitto per i Romani), dea dell’Impudicizia. Con l’andare dei tempi S. divenne divinità agreste e si rappresentava come una specie di Sileno con corna e piedi caprini. Per la particolarità del culto, decisamente a carattere orgiastico, S. fu identificato con Dioniso. Le comunità giudaiche dell’Asia Minore lo confusero con Jahvé Sabaoth, dio dell’Universo. Dalla Grecia il culto passò a Roma, dove i Romani lo chiamarono Bacco e in suo onore istituirono le Sabazie.

SABUS (Romani). Antica dea che i Sabini veneravano come loro progenitrice.

SACELLO (Romani). Piccolo recinto consacrato intorno all’ara, non coperto, con statue, colonne, fontane e alberi. I S. privati nelle case patrizie venivano dedicati ai Penati delle famiglie.

SACRARIO (Romani). Il locale, presso il tempio, nel quale si custodivano gli oggetti sacri. Il S. privato era in genere il luogo destinato agli dèi Penati Maggiori. I Greci, prima dei Romani, ebbero i loro oratori privati.

SADHRIMMER (Germani, Scandinavi). Nome del maiale che serve da cibo agli eroi defunti del Walhalla (gli Einherii); ha la facoltà di ricostituirsi all’infinito.

SADKO (Slavi). Mitico eroe marinaro, protagonista di un ciclo di leggende medievali russe in cui elementi pagani si mischiano a quelli cristiani. S. veleggiò per dieci anni alla ricerca dell’uccello dell’immortalità. Giunto in Oriente, patteggiò col re del mare, che gli aveva fermato la nave, ma poiché il re voleva una vittima umana come tributo per lasciarlo andare, S. offerse se stesso e scese in fondo all’oceano, portando nel palazzo del re marino un’immagine di san Nicola e la sua chitarra. Col suono del suo strumento l’eroe provocò un violento maremoto, che mise in difficoltà il re e tutta la corte, cosicché, approfittando della tempesta, S. raggiunse la nave e riprese il viaggio interrotto. Navigò ancora per molti anni, finché, stanco e invecchiato, giunse nel Volga, fiume a lui amico, che lo accolse nelle sue placide acque e lo protesse come un dio.

SAGA (Germani, Scandinavi). Dea germanica della Saggezza; aveva la sua dimora nei cieli del Sökkwabekkr.

SAGITTARIO v. Zodiaco.

SALACIA “accento acuto sulla prima a” (Romani). Dea del mare, assimilata con Afrodite e ritenuta moglie di Nettuno. Il nome, che deriva dal latino “sal” = mare, veniva usato anche come epiteto di Venere, quale dea nata dalla spuma del mare Secondo alcuni, S. era una delle Nereidi e personificava il moto ondoso del mare.

SALAMIDE “accento acuto sulla seconda a” (Greci). Figlia del fiume Asopo e di Merope, unitasi con Poseidone, generò Cicreo e altri figli. Il dio la mutò in un’isola dell’Egeo, che da lei prese il nome.

SALMACE “accento grave sulla seconda a” (Greci). Ninfa delle fonti; s’innamorò di Ermafrodito, figlio di Ermes e di Afrodite. Benché respinta, la giovane innamorata abbracciò strettamente il femmineo giovinetto, quando scese a bagnarsi nell’acqua della fonte, implorando gli dèi di farla rimanere così stretta a lui in eterno; gli dèi la esaudirono e i due giovani si fusero in un unico essere che conserva gli attributi di ambedue i sessi (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, IV.)

SALMONEO “accento acuto sulla e” (Greci). Figlio di Eolo e fratello di Sisifo, padre di Tiro. Insuperbitosi per essere entrato in possesso di quasi tutta l’Elide, pretese che i suoi sudditi lo onorassero come un dio. Per imitare Zeus fece costruire un ponte di ferro e di rame sul quale egli transitava col suo cocchio, compiacendosi del fracasso provocato dalle ruote, che imitava il rumore dei tuoni del dio, e lanciando fiaccole accese che terrorizzavano i passanti. Per punirlo della sua stolta presunzione, Zeus lo folgorò con uno dei suoi fulmini e lo precipitò nel Tartaro (Confer Luciano, “Dialoghi”, V, LXXIX; Virgilio, “Eneide” VI.)

SALUS “accento acuto sulla a” (Romani). Divinità di origine sabina, venerata dai Romani; personificava la prosperità dello stato (“Salus Populi Romani”), Insieme con “Strenna”, “Carna” e “Febris”, presiedeva alla salute fisica. Il suo culto perdurò fino all’introduzione in Roma di quello di Asclepio (Esculapio), col quale poi finì per identificarsi. Ebbe un tempio sul Quirinale; Nerone le dedicò un altare come dea tutelare degli imperatori. In tarda epoca S. fu identificata con la greca Igea e in suo onore si istituì una festa annuale per il 30 marzo (Confer Livio, “Storia”, IX.)

SAMIA “accento acuto sulla prima a” (Greci). 1. Epiteto che gli abitanti dell’isola di Samo attribuirono a Era, creduta nata in quel territorio. 2. Una delle Sibille che faceva custodire a Samo un libro di profezie.

SAMING (Germani Scandinavi). Figlio nato dall’unione di Odino con Skadi, bellissima figlia del gigante Thiazi.

SANCO v. Dius Fidius.

SANGARIDE (Greci). 1. Ninfa figlia del re di Pessinunte; per amor suo il divino Atis infranse il voto di castità fatto a Cibele. 2. Figlia del dio fluviale Sangario e madre, anziché amante, di Atis, il bellissimo pastorello della Frigia.

SANGARIO v. Metope; Sangaride.

SANSONE v. Dalila.

SARDO (Greci). Leggendario figlio di Eracle, giunto in Sardegna a capo di un esercito libico. Da S. sarebbe derivato il nome dell’isola, la cui colonizzazione sarebbe avvenuta ad opera dei Fenici. Nell’Eraclide sardo si vuole identificare la figura del dio “Sardus Pater”.

SARDUS PATER (Romani). Dio sardo, il cui santuario fu ritrovato nelle vicinanze di Fluminimaggiore in Sardegna. Una statua bronzea lo raffigura con una corona di penne, barbuto e con una lancia a tracolla. Per identicità potrebbe essere il dio cartaginese Sid.

SARONE (Greci). Re di Trezene e abile cacciatore, che, per inseguire un cervo che si era gettato in mare, annegò. Il suo corpo trasportato dalle onde sulle rive di Trezene, in un bosco sacro ad Artemide, fu seppellito nel tempio della dea. Gli abitanti del luogo, in seguito, lo venerarono come dio tutelare dei naviganti.

SARPEDONTE (Greci). 1. Figlio di Zeus e di Europa, fratello di Minosse e di Radamanto. Costretto a rifugiarsi nella Caria, dopo essere stato vinto da Minosse vi fondò la città di Mileto. 2. Figlio diZeus e di Laodamia, re della Licia; capeggiò i Lici nella guerra di Troia, dove si distinse per coraggio ed eroismo; ferito a morte dalla spada di Paride, benché morente, pregò Galasso, suo fraterno amico, di combattere al posto suo (Confer Omero, “Iliade”, XVI.) 3. Crudele e malvagio masnadiero creduto figlio di Poseidone; massacrava e uccideva sadicamente chiunque avesse la sfortuna di imbattersi in lui. Fu ucciso da Eracle.

SATIREA v. Taras.

SATIRI (Romani). Dèi o Geni dei boschi che facevano parte del seguito di Dioniso. Erano creduti figli di Ermes e della ninfa Iftime; simboleggiavano la natura nei suoi molteplici aspetti. In origine erano esseri dall’aspetto demoniaco e dal carattere aggressivo; furono immaginati come esseri mostruosi con gambe e cosce caprini, orecchie a punta, coda di cavallo, labbra sporgenti e corpo villoso. Infingardi e maliziosi, menavano vita oziosa e viziosa; eseguivano danze sfrenate nei boschi e sfogavano con le Ninfe la loro sessualità aggressiva; molto temuti dai contadini perché violentavano le loro donne e causavano morie fra gli animali. I S. suonavano strumenti musicali rustici, quali la siringa, la zampogna, il flauto, il piffero. Nel sesto secolo a.C. si ebbe la loro unione con Dioniso. Con Prassitele le rappresentazioni faunesche persero le forme di tipo animalesco e ripugnante, per acquistare sembianze più umane con piccole corna affioranti tra i capelli ricciuti. I S. ebbero molta importanza nella storia del teatro greco, dove furono introdotti per ridicoleggiare le leggende degli dèi e per divertire gli spettatori. Si chiamava satirico il coro formato da S. che seguiva la trilogia sacra.

SATURNALIA “accento acuto sulla seconda a” (Romani). Feste romane in onore di Saturno; si celebravano nei primi anni della Repubblica e duravano sette giorni, dal 17 al 23 dicembre. Il primo giorno era a carattere religioso con offerte e sacrifici al dio; gli altri erano giorni di assoluta libertà, con feste, baldorie, banchetti, sospensione di qualsiasi attività pubblica e privata e proibizione assoluta di iniziare una guerra.

SATURNIA (Romani). 1. “S. Tellus” o “S. Arva”; antichissimo nome del Lazio, derivato, secondo la leggenda, da Saturno quando si nascose nel Lazio perché esiliato da Giove (Confer Ovidio, “Fasti”, I.) 2. Giunone in quanto figlia di Saturno. (Confer Ovidio, “Fasti”, I.)

SATURNO (Romani). Antichissima divinità agricola dell’Italia Centrale; presiedeva ai raccolti abbondanti e proteggeva le sementi. Il culto di S. subì presto l’influsso ellenico e il dio fu identificato con Crono, forse perché quest’ultimo veniva iconografato, al pari di S., con la falce. A S. furono dedicati numerosi templi, tra cui il più famoso fu quello sul Campidoglio (497 a.C.), dove, secondo la leggenda, il dio aveva posto la sua dimora dopo essere stato cacciatodall’Olimpo. In quel tempio era custodita una sua statua legata con catene, per significare che il dio non doveva abbandonare chi lo aveva accolto; quelle catene potevano essere sciolte solo durante le feste “Saturnalia”. Nel tempio di S. i Romani custodivano il tesoro dello Stato. (Confer Virgilio, “Eneide”, VIII; Ovidio, “Fasti”, I-IV.)

SAURO (Greci). Ladrone che terrorizzava le popolazioni dell’Erimanto. Eracle lo uccise dopo aver portato a termine la sua terza fatica, cioè la cattura del cinghiale di Erimanto.

SCADE v. Odino.

SCAMANDRIO (Greci). Vero nome di Astianatte, figlio di Ettore e di Andromaca; è probabile che derivi da quello dello Scamandro, fiume della Troade.

SCAMANDRO (Greci). 1. Cretese, figlio di Coribo e di Demodice; dalla sua isola passò nella Frigia con una colonia di cretesi e vi divulgò il culto della dea Cibele. Divenuto folle per aver troppo praticato i misteri orgiastici della dea, si gettò nel fiume Xanto e affogò. 2. Fiume della Troade; scorre insieme col Simoenta nella pianura troiana; personificato da Omero nell'”Iliade”, fu ritenuto il dio difensore della città di Troia contro i Greci. Per la tradizione, lo S. ebbe origine da una pozza scavata da Eracle in cerca di acqua per dissetarsi; l’acqua vi affluì dopoché l’eroe ebbe implorato il padre Zeus. Il nome S. deriva appunto da scavamento. Si favoleggia che le acque di questo fiume avessero il potere di imbiondire i capelli di chi vi si bagnava; da ciò il fiume prese il nome di Xanto (= biondo). Secondo un’altra versione il fiume prese il nome di S. quando S., figlio di Coribo, annegò nelle sue acque. (Confer Omero, “Iliade”, XXI; Catullo, “Carmina”, LXIV; Luciano, “Dialoghi”, IX.)

SCATCH v. Cuchullain.

SCHENEO “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Re dell’isola di Sciro, padre della cacciatrice Atalanta.

SCHIRONE v. Teseo; Venti.

SCILLA (Greci). 1. Figlia di Niso, re di Megara. Innamoratasi del nemico Minosse, che assediava lacittà di Megara, lo aiutò nell’impresa; per fare ciò, recise al padre il fatale capello d’oro che aveva in testa e dal quale dipendevano la sua vita e il destino della patria. Niso infatti morì; Minosse conquistò la città, ma fece lapidare l’innamorata parricida che gli dèi mutarono poi in allodola. (Confer Virgilio, “Georgiche”, I.) 2. Figlia di Tifone e di Echidna; in origine Ninfa bellissima, di cui s’invaghì il dio marino Glauco, il quale, non riamato, per vendetta, dalla maga Circe fece mutare la bella Ninfa in un orribile mostro latrante con sei teste e le bocche dotate ciascuna di una triplice fila di denti. Per l’orrore che ebbe di se stessa, S. si precipitò in mare e si nascose in uno scoglio di fronte all’antro dove dimorava l’altro mostro marino Cariddi. Da quel sito S. sporgeva le sue teste per spaventare i naviganti o per rapirli quando le si avvicinavano. Secondo un’altra versione, S. subì quella trasformazione per opera di Anfitrite, gelosa della Ninfa perché amata da Poseidone. Nella realtà S. e Cariddi sono due scogli tra Reggio Calabria e lo Stretto di Messina (Confer Virgilio, “Eneide”, I, VII; Ovidio, “Metamorfosi”, XIII, XIV; Igino “Favole”, CXCIX.)

SCITO (Greci). Capostipite degli Sciti, nato secondo Erodoto dall’unione di Eracle con Echidna (da non confondersi col mostro Echidna).

SCORPIONE v. Zodiaco.

SECRETO (Romani). Epiteto che si dava a Giove invocato singolarmente (in segreto).

SEGESTA o SEGESTIA (Romani). Dea romana dell’Agricoltura, invocata dai contadini per ottenere abbondanti raccolti.

SELA (Romani). Divinità latina dei campi; aveva cura della germinazione dei semi.

SEKIN v. Vergelmir.

SELENE o MENE (Greci). Dea della Luna, figlia di Iperione e di Eurifaessa; sorella di Elios e di Eos. I Romani la confusero con Artemide e con Ecate. Fu amata da Zeus, che la rese madre di Pandia, ed ebbe un’avventura con Pan; ma il suo grande amore fu Endimione. Ebbe culto anche presso gli Etruschi. Servio Tullio le avrebbe dedicato un tempio sull’Aventino.

SELENO (Greci). 1. Una delle Pleiadi. 2. V. Argira.

SEMELE “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Figlia di Cadmo, re di Tebe, e di Armonia; amata da Zeus, generò con lui Dioniso. Per la sua unione col dio e per la gelosia di Era, sposa di Zeus, S. dovette patire molte pene. Per vendicarsi del tradimento, Era chiamò la fanciulla e le consigliò di farsi concedere da Zeus tutto quanto desiderasse, cosicché S., ignara del tranello, pregò il divino amante di mostrarsi in tutto il suo splendore; avendola il dio accontentata, il calore irradiato dalla sua maestosa persona folgorò all’istante la fanciulla che era mortale. Zeus le tolse allora il piccolo dal grembo e se lo cucì al fianco; da qui il detto secondo cui Dioniso sarebbe nato da una coscia di Zeus. In seguito S. fu tratta dall’Ade per iniziativa di Dioniso e annoverata tra gli dèi dell’Olimpo. (Confer Omero, “Iliade”, XIV; Stazio, “Tebaide”, III, IV.)

SEMIDEI (Greci, Romani). Persone o eroi, nati dalle unioni di dèi con donne mortali; per virtù particolari, essi, dopo la morte, venivano elevati agli onori degli altari. Sono considerati S. Enea, Achille, Castore e Polluce, Perseo, eccetera. Appartengono alla categoria dei S. anche le divinità minori, quali le Nereidi, i Fauni, i Satiri, le Sirene.

SEMNAI (Greci). 1. Spiriti buoni annoverati fra le divinità minori; possono essere paragonati ai Lari, ai Penati e ai Mani. 2. Appellativo che si dava alle Erinni.

SEMO SANCUS v. Dius Fidius.

SENECTUS (Romani). Divinità astratta venerata dai Romani, figlia dell’Erebo e della Notte, personificatrice della Vecchiaia.

SENTIA “accento acuto sulla e” (Romani). Divinità o Genio che ispira i nobili sentimenti; le donne romane lo invocavano per ottenere ai figli la rettitudine interiore.

SENTINO v. Nona; Partula.

SERA (Romani). Una delle divinità che i Romani invocavano per proteggere le seminagioni.

SERENO (Romani). Epiteto che si dava a Giove per ottenere il bel tempo.

SERGESTO (Romani). Compagno di Enea nel suo viaggio da Troia per l’Italia; da lui derivò il nome della gente Sergia.

SERO (Romani). Dio romano dei ritardatari (dal latino “serus” = pigro).

SERPENTARIO (Romani). Epiteto di Esculapio con riferimento alla verga che il dio teneva in mano e alla quale era attorcigliato un serpente.

SESSIE “accento acuto sulla prima e” (Romani). Deità dei campi, invocate durante il periodo della semina. Le S. erano tante quante potevano essere le specie delle sementi.

SETHLANS o S’ETLANS (Etruschi). Nome etrusco di Vulcano; aveva come emblema il fulmine.

SETTE CONTRO TEBE (Greci). Nome della famosa guerra che i sette principi mossero contro Tebe per detronizzare Eteocle, fratello di Polinice. L’esercito era capeggiato da Adrasto e composto da Polinice, Tideo, Anfiarao, Capaneo, Partenopeo, Ippomedonte. La spedizione ebbe esito sfortunato: dei sette si salvò solo Adrasto. Dieci anni dopo, l’impresa fu ritentata dagli Epigoni, figli dei sette sconfitti, e Tebe fu conquistata.

SFINGE (Greci). Favoloso mostro (da non confondersi con quello egiziano), figlio di Orthos e di Echidna; dimorava sopra una rupe vicino a Tebe. Era alato, con petto di donna e corpo di leone. La dea Era l’aveva mandato nella Beozia sul Citerone, in odio ai Tebani, perché una loro concittadina, Alcmena, si era concessa a Zeus. Appostata su di uno stretto valico, la S. uccideva tutti coloro che non risolvevano l’enigma da lei proposto: «Qual è quella cosa che alla mattina va con quattro piedi, a mezzogiorno con due e la sera con tre piedi?». Allarmati perché nessuno riusciva a indovinare l’enigma, i Tebani promisero di dare il governo della città a colui che lo avesse risolto. Vi riuscì Edipo, rispondendo che quella cosa era l’uomo, che al mattino (infanzia) cammina con le mani e coi piedi, a mezzogiorno (età adulta) cammina con due piedi, e alla sera (senilità) si appoggia a un bastone. A quella risposta la S., indispettita, si gettò dal Citerone e morì con enorme sollievo dei Tebani. (Confer Stazio, “Tebaide”, II.)

SHAMAS v. Sole.

SHIVA v. Pikullo.

SIBA (Slavi). Dea slava protettrice delle piante in genere. Viene rappresentata come una giovane e bella donna con in mano un grappolo d’uva e nell’altra una mela. In tempi antichi si sacrificavano a S. financo prigionieri di guerra.

SIBARIS “accento acuto sulla prima i” (Greci). Mostro che dimorava in una caverna del Parnaso, dove trascinava gli uomini e gli animali della sua caccia per divorarli. Fu ucciso dal coraggioso Euribato che penetrò nell’antro del mostro al posto di un giovinetto che doveva essere sacrificato all’orrenda bestia.

SIBILLE (Greci, Romani). I Greci e i Romani davano questo nome a certe vergini che essi credevano dotate di virtù profetiche. Le più ricordate sono: la S. Delfica (figlia dell’indovino Tiresia); la S. Eritrea, detta anche Erofile (avrebbe predetto la durata della guerra di Troia e la sconfitta dei Troiani); la S. Cumana (predisse a Enea i suoi destini immediati): seguono la S. Frigia, la Cimmerica, la Samia, l’Ellespontica e l’Albunea o Tiburina, onorata come dea patrona di Tivoli (“Tibur”). La più famosa fra tutte è la S. Cumana, meglio nota col nome di Deifobe; dimorava in una spelonca presso Cuma da dove rendeva i suoi oracoli. Il suo culto ebbe credito anche presso i Romani e in particolare fra i Cesari. Secondo quanto narra Varrone, Tarquinio Prisco avrebbe acquistato dalla S. Cumana i famosi “Libri Sibillini” o “Libri Fatales”. (Confer Virgilio, “Eneide”, III; Ovidio, “Metamorfosi”, XIV.)

SIBILLINI LIBRI (Romani). Raccolta di oracoli, attribuiti alla Sibilla Cumana, conservati in Campidoglio e custoditi da una commissione di Duumviri (due rappresentanti) prima e di Quindecemviri (quindici) dopo. Alcuni S. L. andarono distrutti nell’incendio dell’83 a.C. Il senato incaricò allora una commissione di ricomporre altri testi con notizie attendibili raccolte nei luoghi dove aveva dimorato la Sibilla. La nuova raccolta, ricomposta e revisionata sotto l’impero di Augusto, fu custodita nel tempio di Apollo sul Palatino. Nel 400 d.C., per ordine di Stilicone, i nuovi S. L. furono dati alle fiamme.

SICA (Greci). Ninfa che si innamorò di Dioniso; il dio la tramutò in albero di fico e con le foglie formò delle ghirlande di cui il dio amava incoronarsi.

SICHEO “accento grave sulla e” (Greci). Sposo di Didone, celebre per le sue ricchezze. Il cognatoPigmalione, avido del suo oro, lo trucidò nel tempio di Nettuno, dove S. aveva funzioni di sacerdote.

SICIONE v. Maratone.

SIDE (Greci). Nome della prima moglie del gigante Orione; per essersi gloriata di essere più bella della sposa di Zeus, la dea Era la precipitò nell’Ade.

SIDERO v. Tiro.

SIEGFRID v. Sigfrido.

SIF (Germani, Scandinavi). Moglie del dio Thor; è simbolo di fedeltà coniugale. Per la leggenda, il dispettoso dio Loki le tagliò la chioma bionda, ma, spaventato dalle minacce di Thor, Loki pregò i Nani del sottosuolo di creare per S. una nuova capigliatura fatta di fili d’oro. I Nani vollero accontentarlo e la moglie di Thor riebbe i suoi capelli in puro oro fino.

SIGFRIDO (Germani, Scandinavi). Principale eroe della Canzone dei Nibelunghi, poema epico medioevale; personificazione dello spirito eroico germanico, detto Siegfried e dagli scandinavi Sigurdh. Fu alleato del nano Regin, artefice prodigioso, che lo guidò dopo la perdita dei genitori Sigmund e Hiordis e gli insegnò l’arte del fabbro. Appena giovinetto S. si fece notare per coraggio e ardimento. La sua prima impresa fu l’uccisione del drago Fafnir, custode del tesoro maledetto (Andwaranaut) di cui S. si impossessò dopo aver mangiato il cuore del drago, cosa che gli conferì il potere di intendere il linguaggio degli uccelli e dopo aver bevuto il suo sangue, che rese invulnerabile il suo corpo, tranne una piccola parte, larga quanto una foglia, sulla spalla. Memore della sua potenza immortale e padrone di quella favolosa ricchezza, S. compì rischiose imprese che lo portarono in seguito, a causa della maledizione del tesoro, alla sua totale rovina. Innamoratosi della valkiria Brunilde, sottratta all’ira del potente Odino, S. la sposò e suggellò con lei un patto di fedeltà donandole un anello fatato tolto dal tesoro maledetto. Dopo le nozze il giovane si recò alla corte di Giuki, re dei Burgundi, dove, per effetto di un filtro magico, dimenticò Brunilde e sposò Gudhrun, figlia del re; S. giacque con la nuova sposa, ma rispettò la sua virtù. Nel frattempo Gunnar, fratello di Gudhrun, pregò S. di accompagnarlo alla sua festa di nozze proprio con Brunilde, moglie del nostro eroe; Gudhrun, gelosa di Brunilde, lanciò ingiurie sanguinose e minacciò vendetta; i legami di parentela si sciolsero e S. venne pugnalato, proprio nella parte vulnerabile del suo corpo, dal fratello minore di Gudhrun, Guthorm, sobillato da Brunilde; costei, pentita dell’insano gesto, si fece bruciare viva sul rogo del sempre amato S.,dopo aver auspicato una tragica fine per Gunnar ed invocato una maledizione eterna su tutta la sua stirpe. Un’altra versione della leggenda dice che S. fu pugnalato da Hagen, che voleva impadronirsi del fatale tesoro. Quest’ultima è la versione avvalorata da Richard Wagner nella “Götterdämmerung”.

SIGMUND v. Sigfrido.

SIGRUNN v. Kara.

SIGURDH v. Sigfrido.

SIGYN v. Loki.

SILENI (Greci). Divinità delle acque, affini ai Satiri, ma con tratti equini invece di caprini; avevano orecchie a punta, zoccoli, coda di cavallo, faccia camusa e attributi fallici molto evidenti. Come i Satiri, eseguivano danze sfrenate nei boschi e infastidivano le Ninfe. Ai S. si attribuisce l’invenzione dei primi strumenti musicali a fiato, quali la siringa, il piffero, la zampogna.

SILENO (Greci). Vecchio satiro, figlio di Ermes o di Pan e di una Ninfa; precettore di Dioniso, che S. seguiva nelle sue peregrinazioni a cavallo di un asinello. Saggio e profeta, ma alquanto grottesco, S. veniva rappresentato grasso, peloso, col cranio calvo cinto da una ghirlanda di pampini, malfermo sulle gambe per una perenne ubriachezza Ciononostante veniva raffigurato come un vecchio dal temperamento schivo, alla continua ricerca della saggezza assoluta (Confer Catullo “Carmi”, LXIV; Ovidio, “Fasti”, III; Virgilio, “Egloghe” VI.)

SILEO (Greci). Re dell’Aulide, figlio di Poseidone; catturava gli uomini che si avventuravano nelle sue terre e li costringeva a lavorare per lui; riuscì a catturare anche Eracle, ma male gli colse, perché l’eroe, allergico alle costrizioni, lo strangolò.

SILFI o SILFIDI “accento acuto sulla prima i” (Greci). Minuscoli Geni alati dell’aria, che si nutrivano di profumi e del polline dei fiori; per conformazione e carattere sono molto simili agli Elfi del Nord Europa. Avevano il vizio di infastidire i dormienti, di procurare malattie agli animali domestici e agli uomini. Nelle leggende popolari vengono dipinti come esseri piccolissimi chepossono posarsi sulla corolla di un fiore e immergersi in una goccia di rugiada. Sono immortali.

SILFIDI v. Silfi.

SILINICZUS (Slavi). Dio slavo del muschio che si estraeva dalle selve per costruire le capanne dei contadini; il nome S. deriva da “silas” e significa Macchia.

SILVANA v. Nantosuelta.

SILVANI (Romani). Divinità minori dei Latini, spesso confusi con i Satiri, i Fauni e gli Egipani; dimoravano nei campi e nelle foreste e avevano sembianze caprine. I contadini li ritenevano i guardiani delle loro terre e per questo ogni famiglia sistemava sul limitare del campo un grosso masso o erma sormontato da una testa di S. privo del tronco, come a significare che il dio doveva vigilare quel luogo senza mai spostarsi.

SILVANO (Romani). Antico dio latino, protettore dei boschi, dei campi, della vegetazione e degli armenti. Si venerava nelle campagne romane dove spesso veniva confuso con Fauno. In Roma S. non ebbe mai culto ufficiale, ma con l’avvento dei miti greci, il dio romano venne identificato con Pan cui era affine per aspetto e attributi. Col passare del tempo il dio agreste divenne patrono di corporazioni e collegi di vario genere e fu venerato come divinità cosmogonica. Dal suo culto erano escluse le donne. Secondo la leggenda, S. era un dio assai bizzarro, maligno e dispettoso, specie con i bambini e con le gestanti. Iconograficamente appare brutto, villoso, con piedi caprini, armato di un falcetto e con un ramo di pino.

SILVIA v. Rea Silvia.

SILVIO (Romani). Figlio di Enea e di Lavinia, fratellastro di Ascanio o, secondo altri, figlio di Ascanio e di Lavinia, ma sempre capostipite dei re di Albalonga, da lui detti Silvii, il cui dominio durò dalla fondazione di Albalonga a quella di Roma (circa trecento anni).

SIM (Slavi). Antichissimo dio slavo delle foreste, protettore dei beni agricoli, del bestiame e dei servi che li custodivano.

SIN v. Luna.

SINDRI (Germani, Scandinavi). Nelle leggende germaniche è uno dei Nani neri del sottosuolo, discendenti da Iwaldr e artefici di armi divine e oggetti meravigliosi. S. fabbricò, con l’aiuto di Brokk, altro nano della sua specie, il verro d’oro di Freir (Gullimburs), la chioma di fili d’oro di Sif e il martello fatato (Miollnir) di Thor. A lui si deve anche l’anello magico Draupnir.

SINIS (Greci) “accento grave sulla prima i”. Ladrone assassino figlio di Polipemone, detto anche Cercione. Catturava i viandanti che passavano per la strada di Corinto e, dopo averli spogliati di ogni loro avere, li sottoponeva a un supplizio atroce: curvava due pini e legava a ciascuna cima una gamba e un braccio del prigioniero; poi mollava di colpo le due vette, di modo che il malcapitato moriva squartato. Teseo sottopose S. allo stesso supplizio e poi si infilò nel talamo della figlia di lui, Perigine (per altri Perigonea) e la rese madre di un figlio, Melanippo (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VII.)

SINONE (Greci). Astuto guerriero greco, figlio di Sisifo e nipote del ladro Autolico. Al termine della guerra di Troia si lasciò catturare dai Troiani (quando le navi greche finsero di partire), per convincerli con l’inganno e coi piagnistei a introdurre nella città il cavallo di legno nel cui cavo si celavano i più audaci guerrieri greci che avrebbero aperto le porte della città al resto dell’esercito greco. (Confer Quinto Smirneo, “Postomeriche”, XII; Virgilio, “Eneide”, II.)

SINOPE “accento acuto sulla i” (Greci). Figlia del dio fluviale Asopo e della ninfa Mérope o, per altri, di Egina; unitasi con Apollo genero Siro, che fondò una città sul Ponto Eusino, cui diede il nome della madre. Fu la più antica colonia greca e vi nacque il filosofo Diogene.

SIOFN (Germani, Scandinavi). Dio germanico della Tenerezza.

SIPILO “accento acuto sulla prima i” (Greci). Uno dei sei figli di Niobe fatti uccidere da Apollo per vendicare l’offesa fatta ad Artemide.

SIPRETE (Greci). Pastore cretese, da Artemide tramutato in donna perché aveva osato guardare le nudità della dea mentre si bagnava in una fonte.

SIRENE (Greci). Ninfe del mare, figlie del fiume Acheloo e della ninfa Calliope. Per alcuni mitologi, sono esseri favolosi dal canto seducente; per altri, sono divinità marine messaggere di Persefone. Le S. sono comunque simbolo di pericoli e di insidie, come le Arpie e le Erinni; sono dotate di una voce melodiosa che attira. Secondo Esiodo, le S. dimoravano presso le coste dell’Italia meridionale, erano Ninfe normali, compagne di Persefone, poi mutate da Demetra in esseri dal corpo d’uccello con testa di donna, per non aver impedito ad Ares di rapire Persefone, loro compagna. Un’altra versione sostiene che le S. subirono quella metamorfosi per volere di Afrodite, che le riteneva incapaci di amare. Il numero delle S. è vario; Omero ne nomina solo due; autori posteriori, un numero imprecisato; le più nominate sono: Partenope, che diede il nome alla città che fu poi Napoli; Aglaofeme (voce melodiosa); Ligea (chiara voce); Leucosia (la dea bianca), che avrebbe dato il suo nome a un’isola del Tirreno. Secondo Omero (“Odissea”, XII), Ulisse sfuggì alle S. facendosi legare all’albero della nave dai suoi compagni ai quali prima aveva otturato le orecchie con cera d’api. Orfeo raggirò le S. ammaliandole col suono della sua lira. (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, V; Claudiano, “Epigrammi”, C. Confer inoltre l’allusione di Orazio, “Ars poetica”, 3-4: «ut turpiter atrum / desinat in piscem mulier formosa superne».)

SIRINGA (Greci). Naiade, figlia del fiume Ladone, amata dal dio Pan e da lui convertita in canna quando la fanciulla ricusò il suo amore. Per non distaccarsi dalla Naiade, il dio colse quella canna e con essa formò una specie di flauto pastorale, cui diede il nome di S. Lo strumento si diffuse largamente presso i popoli antichi. In età ellenica e romana le S. si perfezionarono e se ne ebbero di legno, di bronzo e di avorio. Il numero delle canne della S. variava da sette a nove.

SIRIO (Greci). Fedele cane di Orione, da Artemide mutato nella costellazione del Cane. Secondo un’altra versione, S. sarebbe stato il cane Mera, fedelissima di Erigone, figlio di Icario, posto in cielo dagli dèi insieme con i suoi infelici padroni.

SIRNA v. Podalirio.

SIRONA (Romani). Dea di origine gallica il cui nome viene accostato a quello di Apollo-Granno trovato su alcune iscrizioni latine. Al pari di Apollo, fu divinità salutare preposta alle fonti, specie a quelle termali.

SISIFO “accento acuto sulla prima i” (Greci). Figlio di Eolo e di Enarete; sposò la pleiade Merope e con lei generò Glauco, che divenne padre di Bellerofonte. Era considerato uno dei personaggi più scaltri ed avidi della mitologia greca. Per aver svelato a Asopo gli amori di sua figlia Egina conZeus e per aver ricattato a sua volta il dio, S. fu condannato a spingere nel Tartaro, su un’erta ripidissima, un enorme masso, che appena in cima rotolava a valle, costringendo Sisifo a ricominciare e così di seguito per l’eternità. Dall’Inferno S. riuscì a fuggire ingannando Persefone, ma, quando fu tra i vivi, Ermes stesso intervenne direttamente e lo ricondusse nel Tartaro alla sua eterna inutile fatica. Per i Greci Fatica di S. divenne sinonimo di lavoro inutile. (Confer Omero, “Iliade”, VI.)

SITONE v. Demofoonte; Fillide.

SIZIGIA (Greci). Epiteto di Era quale dea protettrice del matrimonio.

SKADI (Germani, Scandinavi). Bellissima figlia del gigante Thiazi, moglie del dio marino Njördhr, detta la Diana del Nord; amava trascorrere il tempo a caccia di fiere sulle montagne dove aveva vissuto col padre, mentre il suo sposo consumava l’esistenza a Noatum sul mare. Pur vivendo così divisi, i due generarono un figlio, Freir. In seguito la Gigantessa si liberò di Njördhr e si unì a Odino, cui generò Saming.

SKEAF “accento acuto sulla e” (Celti). Mitico anglosassone, protagonista di una leggenda celtica. Approdò bambino, proveniente da una terra misteriosa, su di una nave priva di timone e di nocchiero, dove dormiva sopra un covone, donde il nome (“skeaf” in celtico = covone). La leggenda narra che fu poi capo di un grande esercito e che divenne re degli Angli. Dopo morto, sparì con la sua stessa nave senza timone, per ritornare forse donde era venuto.

SKIDHABLADHNIR (Germani, Scandinavi). La nave delle nuvole di Freir, dio del Sole e della Fecondità.

SKIMMER v. Skrymir.

SKIÖLD (Germani, Scandinavi). Uno dei tanti figli di Odino, andato sposo a Gefjon.

SKIRNIR v. Freir.

SKOGUL v. Valkirie.

SKOLL (Germani, Scandinavi). Lupo famelico che assieme al compagno Hati insegue il sole per divorarlo.

SKRYMIR o SKIMMER (Germani, Scandinavi). Favoloso capo dei Giganti, compagno di viaggio degli dèi Thor e Loki sulla via per Utgardh, capitale del regno dei Giganti. Sottopose Thor e gli altri Asi a numerose prove di destrezza, mai superate dagli dèi. Contrariato per le sconfitte e per la poca stima che i Giganti avevano degli Asi, il dio Thor fece per avventarsi sul Gigante col suo martello fatato, ma improvvisamente si trovò di fronte al nulla, perché S. col suo regno e le città erano solo un’invenzione magica dell’astuto capo. Narra una leggenda che il Gigante era talmente sproporzionato che Thor e i suoi compagni riuscivano a dormire fra le dita del suo guanto scambiato per capanna.

SKUDD v. Norme.

SLEIPNIR (Germani, Scandinavi). Il celebre cavallo di Odino; era dotato di otto zampe e, instancabile, poteva volare nell’aria e correre sulla superficie dell’acqua.

SMILACE “accento grave sulla a” v. Croco.

SMINTEO (Greci). Soprannome di Apollo derivatogli da Smintha, nella Troade, dove il dio aveva un celebre tempio e un culto particolare. Il termine S. deriva dal greco “sminthos” (= topo) conferito al dio in ricordo della strage di roditori che egli aveva fatto in un tempio per liberare un suo sacerdote.

SMIRNA v. Mirra.

SNORRI STURLUSON v. Edda; Nagelfari.

SNOTRA (Germani). Dea germanica della Sapienza e del Buon Costume.

SOFACE (Greci). Figlio di Eracle, nato dopo la sua unione con la vedova di Anteo, Tinga. L’Eraclide è ritenuto padre di Diodoro, conquistatore di molte città africane.

SOGNI v. Oneiros.

SÖKKWABEKKR v. Saga.

SOL v. Asinnie.

SOLE (Popoli vari). Personificazione dell’astro venerato, al pari della Luna, come massima divinità. Per quasi tutti i popoli antichi il S. fu dispensatore di luce e fecondità del creato. I Greci chiamarono il S. “Elios” e lo identificarono con Febo e Apollo; gli Assiri e i Babilonesi lo chiamarono “Shamash” (v. sezione seconda); gli Egiziani gli diedero il nome di “Atum” e lo venerarono a Eliopoli e a Menfi col nome di “Ra”, a Tebe con quello di “Ammone”; i Persiani lo chiamarono “Mithra”, i Giapponesi “Amaterasu” (v. sezione seconda). Il S. ebbe intenso culto fra gli aborigeni del Perù dove l’astro era creduto fratello e marito della Luna (v. Mama Quilla nella sezione terza). A Roma l’astro ebbe il nome di “Sol” e i Romani gli dedicarono culto e altari sul Campidoglio. Sotto l’impero di Augusto fu adorato col nome di “Sol Index” e identificato col greco “Elios” (v. Eliogabalo).

SOL INDIGENS (Romani). Divinità astrale di origine sabina; il suo culto passò a Roma con le leggende del re Tito Tazio. I Romani gli eressero un ricco tempio sul Quirinale e gli dedicarono una festa che si celebrava l’11 dicembre.

SOLOONE (Greci). Compagno di Teseo nel paese delle Amazzoni, dove si invaghì della regina Antiope; ma costei, indifferente alle sue profferte amorose, riversò la sua attenzione sul fratello di S., Euneo; geloso e disperato, il giovane si gettò in mare e annegò.

SOMNIALI (Romani). Così i Romani chiamavano gli dèi protettori del sonno. Pare che essi rendessero vaticini attraverso il sonno.

SONNO v. Hypnos.

SORANO (Romani). Antico dio sabino della Morte, venerato sul monte Soratte unitamente alla dea Feronia.

SORTE (Romani). Divinità allegorica dei Romani. In epoca tarda venne confusa col Destino e con la Fortuna. Rappresentata come una bella fanciulla, con in mano un cofanetto contenente gli oggetti destinati alla predizione del futuro: bastoncini, dadi, amuleti, tavolette con scritte, eccetera. Nella Roma pagana, infatti, si usava scrivere frasi, nomi e motti sui ciottoli o cocci che si mettevano poi in un vaso per essere poi estratti da un giovane bendato.

SOSIPOLI (Greci). Serpente bianco che si venerava nell’Elide; veniva custodito da una sacerdotessa che lo nutriva con focacce di miele e acqua. Pare che in origine S. fosse un neonato; fu mutato poi dagli dèi in un grosso serpente bianco che terrorizzò e mise in fuga gli Arcadi in lotta con gli Elidi.

SOSPITA “accento acuto sulla o” (Romani). Comune appellativo di Giunone quale dea protettrice della salute de gli uomini; i Romani la chiamarono “Sospes” (= liberatrice) e le dedicarono un tempio nel mercato delle erbe. Il suo culto proveniva da Lanuvio, dove la dea era venerata come divinità agricola e rappresentata con una pelle di montone sulle spalle e con le corna in fronte.

SOTEIRA v. Athena.

SOTER (Greci). Appellativo comune a Zeus e ad altre divinità invocate dai soldati per ottenere la salvezza e la vittoria. Il nome significa Salvatore.

SPARTA (Greci). Figlia di Eurota, re della Laconia, moglie di Lacedemone, che succedette al suocero e diede il nome della moglie alla famosa città della Grecia.

SPARTI (Greci). Capostipiti dell’aristocrazia tebana, nati, secondo alcuni favolisti, dai denti di un drago ucciso da Cadmo e da lui seminati sotto le mura di Tebe. Sorsero armati dalla terra e si trafissero a morte l’un l’altro; sopravvissero solo Echione, Ctonio, Udeo, Peloro e Iperenore. Molto probabilmente si tratta dei primi uomini giunti a Tebe con Cadmo.

SPEO (Greci). Una delle Nereidi.

SPERANZA o SPES (Romani). Allegoria romana della Speranza; in Roma ebbe grande culto e vari santuari fin dai primi tempi della Repubblica: I poeti la cantarono come sorella del Sonno e della Morte.

SPERMO v. Anio.

SPES v. Speranza.

SPINOSA (Romani). Dea agricola dei Romani, i contadini la invocavano quando dovevano diserbare i campi dalle spine.

SPONDIO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Attributo dato ad Apollo per via di un altare che il dio aveva nel tempio di Eracle a Tebe e per l’assistenza che egli vi prestava durante la stipulazione dei contratti di guerra e di pace con altri stati limitrofi.

STAFILO (Greci) Figlio di Dioniso e di Arianna; fu tra gli Argonauti al seguito di Giasone. Sposò Crisotemi e da lei ebbe tre figlie: Roio, Molpadia e Partenos; tutte e tre morirono tragicamente per colpa del loro padre alcolizzato (in greco “stafylé” = uva).

STATA MATER (Romani). Antica dea romana compagna di Vulcano; da altri identificata con Vesta; la si invocava durante gli incendi nelle case. I Romani la onoravano nei mercati pubblici, dove le si accendevano grandi falò di paglia e di foglie secche.

STATANO o STATULINO (Romani). Divinità minore protettrice dei bambini quando iniziavano a fare i primi passetti.

STATORE “accento acuto sulla o” (Romani). Epiteto derivato a Giove dall’aver fermato l’esercito romano messo in fuga dai Sabini. Il termine significa «Colui che ferma la ritirata». A Giove S. iRomani eressero un grande tempio ai piedi del colle Palatino.

STATULINO v. Statano.

STENEBEA v. Antea; Preto.

STENELE “accento acuto sulla prima e” (Greci). Figlia di Acasto e madre di Patroclo.

STENELO “accento acuto sulla prima e” (Greci) 1. Figlio di Perseo e di Andromeda, padre di Euristeo; fu re di Argo, di Micene e di Tirinto; sconfisse Anfitrione, reo di aver ucciso il proprio fratello Elettrione. 2. Eroe greco, figlio di Capaneo; uno degli Epigoni in lista tra i pretendenti alla mano di Elena; seguì Diomede nella guerra di Troia e fu tra i guerrieri greci che si celarono nel fatale cavallo di legno. 3. Figlio di Attorre, fedelissimo di Eracle che seguì nella spedizione contro le Amazzoni perdendovi la vita.

STENIADE “accento acuto sulla i” (Greci). Soprannome di Athena come dea vigorosa.

STENO (Greci). Una delle Gorgoni, la più violenta.

STENTORE “accento acuto sulla prima e” (Greci). Guerriero greco a Troia, che passò in proverbio per il timbro della sua voce (da cui «voce stentorea»). Di lui Omero narra che «Voce avea di ferro e pareggiava di cinquanta il grido (“Iliade”, V.)

STERCULINO o STERCULIO (Romani). Dio agricolo venerato dai Romani; presiedeva alla concimazione dei campi; era figlio di Fauno e di Pico. Secondo alcuni, appellativo di Picumno.

STEROPE “accento acuto sulla prima e” (Greci). 1. V. Pleiadi. 2. V. Ciclopi. 3. Figlia di Acrisio, sposa di Enomao, re di Pisa nell’Elide, da cui ebbe Ippodamia. 4. Amante di Ares che la rese madre di Enomao. (Igino, “Favole”, LXXXIV, CLIX.)

STIGE (Greci). 1. Uno dei fiumi infernali (quello dell’Odio), che al pari del fiume Flegetonte sbocca nell’Acheronte. 2. Ninfa figlia dell’Oceano e di Teti, madre di Zelos, Niche, Cratos e Bia; abita all’ingresso dell’Ade, sopra una rupe sostenuta da colonne d’argento, nei pressi del fiume di cui porta il nome. S. e i suoi figli accorsero alla chiamata di Zeus per soccorrerlo durante l’assalto dei Giganti.

STILBIA “accento acuto sulla prima i” (Greci). Figlia del fiume Peneo e di Creusa; di lei s’invaghì Apollo, che la rese madre di Lapito e di Centauro, capostipite dei Centauri. Secondo alcuni, Centauro è figlio di Issione e della nuvola Nefele.

STIMULA (Romani). Divinità che secondo i Romani stimolava i giovani pigri a compiere azioni risolute; anche dea moderatrice degli eccessi.

STINFALI “accento acuto sulla prima i” o STINFALIDI v. Uccelli Stinfalidi.

STINFALIA “accento acuto sulla a” (Greci). Epiteto di Artemide, derivatole da un grande tempio che le eressero gli abitanti di Stinfalo, in Arcadia.

STOLLA (Lapponi). Mitico Gigante della Lapponia rappresentato con una cotta d’acciaio. Odia gli abitanti di quelle terre con le quali è sempre in lotta; possiede un coltello che consegna al nemico vittorioso perché sa che, quando l’uomo lo afferra, l’arma si rivolta e lo trafigge a morte.

STORIA (Romani). Allegoria romana venerata come divinità; figlia di Saturno e di Astrea; i Romani la chiamarono “Historia” e la rappresentarono come una bella donna alata con un libro e uno stilo fra le mani.

STRENIA “accento acuto sulla e” o STRENUA accento acuto sulla e. Antica dea latina della Salute, il cui culto si fuse con quello di “Febris”, “Salus” e “Carna”; presiedeva allo scambio reciproco di doni per capodanno, usanza che si fa risalire al re Tito Tazio che era solito offrire per l’anno nuovo ramoscelli di pino, tagliati dal bosco sacro a S. sulla Via Sacra. Dal nome della dea deriva il termine Strenna. Il culto di S. decadde in Roma con l’avvento di quello di Esculapio.

STRIBOG (Slavi). Antico dio russo di origini incerte; di lui si sa solamente che era venerato comedio del Gelo.

STRIMO v. Priamo.

STRIMONE (Greci). Dio fluviale della Tracia, che, unitosi con la musa Euterpe, generò Reso che fu poi assassinato da Ulisse e da Diomede ai quali aveva negato ospitalità. Quando Eracle si recò nel campo di Gerione per catturargli il bestiame, l’eroe dovette attraversare le terre di S.; ma, poiché questi negò il passaggio, Eracle, per vendicarsi, gli riempì il torrente di grossi massi e lo fece straripare.

STRINGI (Greci). Demoni o Geni maligni che uscivano dalla loro dimora infernale per terrorizzare gli uomini e succhiare il sangue dei dormienti.

STROFEO (Greci). Epiteto di Ermes quale dio guardiano delle porte; il nome deriva dall’abitudine che i Greci avevano di porre sopra le porte il simulacro del dio (dal greco “strofeús” = cardine).

STROFIO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Re della Focide, sposo di Anassibia, sorella di Agamennone, dalla quale ebbe Pilade. A lui venne affidato Oreste infante, fratello di Elettra, dopo l’assassinio di Agamennone per mano di Egisto e di Clitennestra.

STUFO (Celti). Divinità celtica molto simile al Dioniso greco; godeva di vasto culto fra le popolazioni della Turingia e della Sassonia.

SUADA o SUADELA (Romani). Nome latino della greca “Peitho”, dea dell’Eloquenza e della Persuasione. I Romani la adottarono sotto l’influsso della cultura greca in Italia.

SUBIGO o SUBIUGO (Romani). Dea minore del Pantheon romano; presiedeva al matrimonio e veniva invocata dagli sposi nella prima notte di nozze.

SUBRINCATOR o SUBRUNCINATOR (Romani). Divinità minore dei Romani; presiedeva alla campagna in genere e al diserbamento dei campi seminati.

SUBSOLANO v. Venti.

SUCCUBI (Romani). Piccoli demoni notturni che assumevano forme femminili per giacere con i dormienti. Appartenevano alla categoria dei sogni e degli incubi.

SUCELLUS (Celti). Detto anche “Teranis”; dio gallico dagli attributi complessi e misteriosi. In epoca tarda fu identificato col dio germanico Thor, iconograficamente a lui molto simile. Secondo alcuni, fu il dio delle Intemperie; per altri, rappresentò la Fecondità; altri ancora lo venerarono come dio agricolo; aveva come moglie Nantosuelta, nota anche col nome di Silvana.

SUCULE “accento acuto sulla prima u” (Romani). Appellativo che i Romani davano alle Iadi, ninfe delle fontane e delle paludi.

SUMMANO (Romani). Epiteto di Giove, derivato dall’etimo “sub” e “mane” = verso il mattino. Giove S. fu venerato infatti come simbolo del cielo notturno. In Roma gli furono eretti due templi. Secondo alcuni, S. era una divinità a sé di origine etrusca; gli era attribuito il fulmine notturno, in contrapposizione a quello diurno di Giove. Per la religione popolare era il dio dei ladri.

SUNUXAL (Germani). Nome di una dea eponima della tribù dei Sunuci; veniva invocata anche dai legionari romani stanziati in Germania. Per via dell’etimo “sun” alcuni mitologi la ritennero una divinità solare.

SUPERI (Romani). Dèi del Cielo, contrapposti agli dèi terrestri e a quelli degli Inferi. Agli dèi S. si sacrificavano animali con la pelle chiara, ben puliti e in numero dispari, e si offriva loro incenso e vino.

SURTR (Germani). Favoloso Gigante sovrano del Muspellsheim, paese delle fiamme. Nel giorno del Ragnarök (Crepuscolo degli dèi) appiccherà il fuoco al Midhgardhr per distruggere i nemici Asi; in quel giorno S. salirà sul ponte Gjöller, che sprofonderà dopo di lui, per raggiungere il cielo onde distruggere tutti gli dèi mediante folgori e fiamme.

SUTTUNGR Germani). Figlio del gigante Gillingr, padre di Günlodh, custode dell’Odrerir, nettare divino.

SVAIXTIX (Slavi). Dio della Luce, del Sole e delle Stelle venerato dagli Slavi.

SVANTEVIT (Slavi). Dio della Fertilità, patrono delle sorti delle guerre; gli Slavi Rani gli eressero un santuario nella città di Arkona, distrutta poi dai Danesi. Viene raffigurato come un uomo con quattro teste, rivolte due in avanti e due indietro. In suo onore si celebravano ogni anno delle solenni cerimonie con sacrifici.

SVAROG (Slavi). Dio slavo, personificazione del Cielo; il nome significa Luminoso. Per alcuni studiosi moderni questo dio non esisteva affatto; S. fu inventato dai cronisti medievali per dare un padre a Svarozic, dio del Sole. In seguito S. fu identificato col greco Efesto. Un autore della “Cronaca Ipaziana” dell’anno 1114, dovendo parlare di questo dio e non conoscendo la sua provenienza, gli inventò un’origine egiziana.

SVAROZIC (Slavi). Dio slavo del Sole, preposto al fuoco; venerato dagli antichi Russi e dagli Slavi in genere. Per potere e attributi venne identificato con Dazbog.

SVIATAGOR (Slavi). Uno dei “bogatyr” (eroi russi) appartenente a un ciclo di leggende medievali dette “Byline”, che sono un miscuglio di elementi sacri e profani. Uomo coraggioso, S. possedeva una forza eccezionale che gli permetteva di sollevare qualsiasi oggetto volesse, non esclusi i macigni e le case; un tipo di Ercole slavo che, inorgoglito per le sue doti, giunse ad affermare che avrebbe sollevato anche la terra. La Madre Terra lo udì e per punire la sua arroganza gli fece trovare una piccola borsa in un sentiero deserto: per quanti sforzi facesse, S. non riuscì a sollevarla; puntò allora i piedi al suolo con tanta forza che sprofondò all’istante, rimanendo soffocato.

SWADILFARI (Germani, Scandinavi). Leggendario destriero che generò il cavallo Sleipnir di proprietà di Odino.

SYGIN o SYGN (Germani, Scandinavi). Dea germanica della Giustizia, guardiana delle porte della sala Wingolf dell’Asgardhr destinata alle riunioni amichevoli degli Asi. A S. era affidato il compito di far entrare soltanto coloro che dicevano la verità.