TACITA “accento acuto sulla prima a” (Romani). Musa del Silenzio venerata dai Romani e chiamata anche Mutea. Secondo alcuni studiosi questi due appellativi vennero attribuiti alla ninfa Lara, alla quale Giove aveva tagliato la lingua perché aveva spettegolato sugli amori del dio con Giuturna .Aveva un tempietto sul Gianicolo.

TAFIO v. Pterelao.

TAGETE “accento acuto sulla prima e” (Etruschi). Fanciullo prodigio saggio e sapiente come un vecchio; avrebbe appreso per primo l’arte della divinazione dagli Etruschi. Secondo una leggenda, T. apparve miracolosamente dal solco di un aratro innanzi agli occhi di un contadino etrusco in quel di Tarquinia; insegnò agli uomini l’arte di profetare; impartì saggi consigli sull’uso dell’aratro e subito dopo sparì. I suoi insegnamenti furono prima tramandati a memoria e poi raccolti nei “Libri Tagetici”.

TAIGETA (Greci). Figlia di Atlante e di una Pleiade. Zeus l’amò e la rese madre di Lacedemone, che divenne capostipite degli Spartani. Secondo un’altra interpretazione del mito, T. scampò alla brama del dio con l’ausilio di Artemide, che la nascose per qualche tempo sotto le sembianze di dàina.

TALAO v. Adrasto.

TALASIO (Romani). Dio romano del Matrimonio, corrispondente al greco Imeneo. Questa divinità sarebbe stata creata dopo un episodio accaduto durante il Ratto delle Sabine sotto Romolo: durante un corteo nuziale le Sabine solevano invocare ripetutamente il nome di T. I Romani divinizzarono questo nome e elessero T. patrono dei riti nuziali.

TALASSA “accento acuto sulla prima a” (Greci). Personificatrice del Mare, generata dall’Etere (aria) e da Emera (luce del giorno). I Greci la veneravano come protettrice dei naviganti. Per alcuni mitologi, T. si unì con Poseidone e generò i Telchini, primi abitanti di Rodi.

TALE v. Acale.

TALIA “accento acuto sulla i” (Greci). 1. Musa della commedia e della satira; il suo nome significa Fiorente. Veniva rappresentata cinta di edera, con in mano una maschera comica e una verga pastorale. 2. Una delle Cariti. 3. Figlia di Efesto, che, unitasi a Zeus, generò i gemelli Palici.

TALLO (Greci). Una delle Ore, quella che presiedeva alla Primavera.

TALO (Greci). Gigante di bronzo, opera di Efesto, che Zeus donò a Minosse come simulacro protettore dell’isola di Creta; aveva un’unica vena che dalla testa andava al tallone. Secondo la leggenda, T. faceva il giro dell’isola tre volte al giorno e uccideva gli stranieri che incontrava, stritolandoli con un abbraccio. Quando gli Argonauti reduci dalla Colchide approdarono nell’isola, T. tentò di impedirne lo sbarco scagliando massi contro le loro navi; Medea, che conosceva il punto vulnerabile del mostruoso Gigante, con un sortilegio sfilò il tappo che chiudeva la grossa vena e lasciò che il bronzeo Gigante morisse dissanguato. Secondo l’interpretazione di alcuni studiosi, la figura di T. rappresenterebbe il dio solare di Creta.

TALTIBIO (Greci). Araldo di Agamennone, che si assunse l’ingrato compito di togliere Briseide ad Achille per portarla al suo padrone. Quando il nome T. finì col diventare sinonimo di araldo, gli Spartani lo divinizzarono e gli eressero un tempio nella loro città.

TAMFANA “accento acuto sulla prima a” (Germani, Scandinavi). Dea germanica venerata dai Marsi. T., che significa Signora, aveva un grande tempio, distrutto poi da Germanico.

TAMIRI “accento acuto sulla prima i” (Greci). Il primo dei cantori che rallegrasse con la sua arte le corti dei principi. T. nacque nella Tracia da Filammone e dalla ninfa Argiope. Narra una leggenda che per essersi il giovane insuperbito del suo talento e per aver osato sfidare le Muse nel canto, da queste fu privato del senno, della vista e della voce. (Confer Stazio, “Tebaide”, IV.)

TANARUS (Celti). Divinità celtica venerata anche dai Romani stanziati in Britannia; fu identificata con Giove.

TANATUSIE (Greci). Cerimonie funebri che gli Ateniesi erano soliti celebrare in suffragio dei morti.

TANFANA v. Tamfana.

TANNGNIOST e TANNGRISNIR (Germani, Scandinavi). I due caproni destrieri di Donar Thor. Odino li uccise per poi resuscitarli; uno di essi rimase zoppo perché il dio Thor gli aveva lussato il femore.

TANTALIDI “accento acuto sulla seconda a” (Greci). Figli e discendenti di Tantalo, ricchissimo re della Lidia.

TANTALO “accento acuto sulla prima a” (Greci). Re della Lidia, figlio di Zeus e della nereide Plote; sposò una delle Iadi e fu padre di Pelope e di Niobe. Venne crudelmente punito dal padre divino per la sua tracotanza e perché aveva sottratto al banchetto degli dèi il nettare e l’ambrosia per portarli agli uomini; per altri, invece, perché aveva dato in pasto agli dèi il proprio figlio Pelope, onde saggiare l’onniscienza di Zeus. Le versioni sul supplizio inflitto a T. sono varie e controverse; la più accreditata è quella di Omero (“Odissea”, XI) secondo cui il figlio di Zeus fu precipitato nel Tartaro e condannato a soffrire in eterno la fame e la sete. Per altri T. fu costretto a rimanere in eterno nell’Ade spingendo un enorme macigno traballante su un’erta ripidissima, che minaccia di schiacciarlo da un attimo all’altro. (Confer Omero, “Odissea”, XI; Ovidio, “Metamorfosi”, X.)

TARAN o TARANIS (Celti). Dio celtico venerato dai Galli, presiedeva al tuono e per questo fu identificato con Giove oppure con Thor. Secondo Luciano (“Farsaglia”, I), a T. sacrificavano vittime umane.

TARANIS v. Taran.

TARAO v. Biante.

TARAS o TARASIO (Greci). Figlio di Poseidone e della ninfa Satirea, progenitore divino dei Tarentini. Viene rappresentato come un ragazzo a cavallo di un delfino.

TARCONTE (Etruschi). Eroe, legislatore e sacerdote etrusco, figlio di Telefo e fratello o compagno di Tirreno; fu alleato di Enea contro Turno e avrebbe fondato la città di Tarquinia istituendo giuste leggi per i suoi abitanti. Fu allievo di Tagete, da cui apprese l’arte della divinazione che tramandò nei “Libri Tagetici”.

TARENTE (Greci). Uno dei numerosi figli di Poseidone, presunto fondatore della città di Taranto. Secondo Virgilio, invece, Taranto fu fondata da Eracle (“Eneide”, III).

TARGELLO (Greci). Epiteto dato ad Apollo quale dio solare preposto alla maturazione dei frutti della terra.

TARPEA v. Tazio Tito.

TARPEIO (Romani). Epiteto che i Romani attribuirono a Giove in relazione al tempio che il dio aveva sul monte Tarpeo successivamente mutato in monte Capitolino. In onore di Giove T. furono istituiti i Giuochi Tarpei.

TARTARO (Greci). Luogo profondo e oscuro dell’Ade; in origine carcere dei Titani nemici di Zeus, in seguito, nome dell’Inferno in generale dove le anime dei malvagi scontavano le loro colpe. Per la leggenda, il T. si è formato misteriosamente da sé, staccandosi dal Caos primevo; unitosi poi alla Terra (Gea), generò il mostro Tifeo dalle cento teste. Circondato dal corso del fiume Flegetonte e da tre altissime mura, era situato sotto la terra così profondamente che, secondo Esiodo (“Teogonia”) «un’incudine di bronzo lasciata cadere dalla terra impiegherebbe nove giorni e nove notti per arrivare nel Tartaro ». (Confer Omero, “Iliade”, VIII; Virgilio, “Eneide”, VI.)

TARTARUCO (Greci). Appellativo di Ecate quale dea amministratrice del Tartaro.

TARUZIO v. Acca Larenzia.

TAUMANTE (Greci). Figlio di Gea e di Ponto, sposò l’oceanide Elettra e fu padre di Iride e, secondo Esiodo, delle Arpie.

TAURICA “accento acuto sulla prima a” (Greci). Epiteto di Artemide attribuitole dai Tauri del Chersoneso Taurico (odierna Crimea), che per la dea avevano un culto particolare. In tempi remoti sugli altari di Artemide T. si sacrificavano vittime umane. Il suo simulacro venne trafugato da Pilade e da Oreste.

TAURICORNO (Greci). Appellativo di Dioniso, derivatogli da una rappresentazione che lo mostra con un corno di toro sulla fronte.

TAUROBOLIO “accento acuto sulla seconda o” (Greci, Romani). Cerimonia religiosa nel culto di Cibele; consisteva nel sacrificare un toro e nel battezzare un iniziando col sangue ancora caldo dell’animale; al termine del rito il neofita veniva presentato agli altri fedeli che gli rivolgevano omaggi e auguri per una nuova vita purificata Era un rito di origine orientale.

TAUROPOLO (Greci). Presunto figlio di Dioniso e di Arianna.

TAWALS (Slavi). Divinità venerata dagli antichi Polacchi come protettrice dei campi e dei raccolti.

TAZIO TITO (Romani). Antico re del Lazio che dopo il Ratto delle Sabine mosse guerra a Roma e conquistò il Campidoglio, grazie al tradimento di Tarpea, che gli aprì la porta della fortezza. Terminata la guerra fece pace con Romolo e si alleò con lui nel governo di Roma. Fu ucciso dai Laurentini.

TEA (Greci). 1. Figlia del titano Oceano o di Iperione e di Teti; madre di Elios, di Selene e di Eos. 2. Profetessa, figlia del centauro Chirone, che fu amata da Eolo. Per sottrarla alla furia del padre, che voleva punirla per essersi data al re dei Venti, Poseidone la mutò in una cavalla, Euippe. Più tardi, T. partorì la puledra Melanippe, ritrasformata da Poseidone in giovinetta. 3. V. Eurifaessa.

TEAGENE (Greci). Mitico atleta di Taso vincitore di molti Giuochi Olimpici e Pitici, presunto figlio di Eracle. Per i suoi meriti i concittadini gli innalzarono una grande statua di bronzo che crollò poi addosso a un atleta invidioso di T., schiacciandolo, mentre cercava di farla cadere con una fune. Secondo le leggi dell’epoca, la statua fu gettata in mare. In seguito la ripescarono e la rimisero al suo posto per obbedire a un oracolo di Delfi, secondo cui gli abitanti di Taso non si sarebbero salvati da una carestia, se il simulacro bronzeo di T. non fosse stato rimesso sul suo piedistallo. La carestia terminò e T. fu annoverato tra i semidèi.

TEANO (Greci). Sacerdotessa di Athena a Troia, sorella di Ecuba e moglie del troiano Antenore. Per aver permesso a Ulisse e a Diomede di impossessarsi del Palladio della città, fu accusata di tradimento nei confronti della propria patria.

TEATRICA (Romani). Divinità minore del Pantheon romano; presiedeva ai teatri col compito di proteggere gli spettatori da eventuali crolli di palchi e di tribune. Aveva un tempio sulla Via Cornelia.

TEBE o TEBEA (Greci). 1. Figlia di Asopo e di Metope; violentata da Zeus; sposò Zeto che, in suo onore, diede il nome di T. a quella città della Beozia che fino allora, dal nome del suo fondatore Cadmo, era stata chiamata Cadmea. 2. V. Evadne 2.

TECMESSA (Greci). Giovinetta frigia, figlia di Teleutante; divenne schiava e poi moglie di Aiace Telamonio, il quale, prima di sposarla, le aveva ucciso il padre e distrutto la città natale. Da quella unione nacque Eurisace, che succedette al padre e regnò su Salamina.

TECTANO (Greci). Grande eroe della Tessaglia, figlio di Doro e padre di Asterio; insieme con i Dori, gli Eoli e i Pelasgi colonizzò l’isola di Creta e ne divenne sovrano.

TEGEO (Greci). 1. Epiteto del dio Pan, derivatogli da Tegea, nell’Arcadia, dove il dio aveva grande culto e un altare. 2. Re di Psofide, padre di Alfesibea, moglie di Alcmeone.

TELA v. Eurifaessa; Titani.

TELAMONE (Greci). Figlio di Eaco e di Endeide, fratello di Peleo. Per essere stato coinvolto nell’uccisione del fratellastro Foco, il padre Eaco, convinto della sua colpevolezza, lo mandò in esilio. Rifugiatosi a Salamina, T. sposò Glauce ed ereditò il regno del suocero Cicreo. Successivamente sposò Peribea, che lo rese padre del famoso Aiace. T. fu amico e compagno di Eracle, che seguì nella spedizione contro Laomedonte, prima, e poi contro le Amazzoni. Come premio per la sua fedeltà Eracle gli concesse in sposa Esione, figlia di Laomedonte, che lo rese padre di Teucro. T. partecipo anche alla caccia del cinghiale Calidonio e alla spedizione degli Argonauti.

TELAMONIO “accento acuto sulla prima o” o TELAMONIDE accento acuto sulla o. Patronimico del famoso eroe greco Aiace, figlio di Telamone e di Peribea.

TELCHINI (Greci). Popolo primitivo dell’isola di Rodi, discendente da Poseidone e da Talassa. Sarebbero stati i primi a lavorare metalli e a scolpire immagini di dèi, onde furono introdotti nel mito di Efesto come divinità del fuoco. In epoca tarda i T. furono considerati Genii demoniaci propagatori di pestilenze e maleficii. Per altri furono sacerdoti di Rea Cibele di cui avevano introdotto il culto nella loro isola; avevano molte affinità con i Coribanti e con i Dattili, altri Genii inventori del metallo. Secondo la leggenda, furono sterminati da Apollo o da Zeus.

TELEDAMO (Greci). Figlio nato dall’unione di Agamennone con Cassandra, divenuta sua schiava.

TELEFASSA (Greci). Moglie di Agenore, con cui generò Cadmo, Fenice, Cilice ed Europa. Morì di crepacuore quando Zeus, sotto le mentite spoglie di un toro, rapì Europa.

TELEFO “accento grave sulla prima e” (Greci). 1. Eroe greco, figlio di Eracle e di Auge, sacerdotessa di Athena. Abbandonato dalla madre appena nato, fu nutrito da una cerva e allevato poi da un pastore. Divenuto adulto, si rifugiò nella Misia dove sposò Argiope, figlia del re Tautrante; in seguito si unì alla troiana Astioche, figlia di Priamo, e si oppose ai Greci quando, nella spedizione di Troia, vollero invadere il suo territorio. Nella lotta fu ferito da Achille con la sua lancia mortale, ma poi fu curato da Achille stesso quando T., vedendosi vicino a morire, rivelò ai Greci la via giusta per giungere a Troia. 2. V. Tarconte.

TELEFONTE v. Merope 5.

TELEGONO “accento grave sulla seconda e” (Greci). Figlio di Ulisse e di Circe; inviato dalla madre in cerca di Ulisse, approdò senza saperlo a Itaca e, messosi coi suoi compagni a saccheggiare l’isola per saziare la fame sua e del suo equipaggio, fu assalito da Ulisse e da Telemaco. Per difendersi trafisse a morte il padre, ignorando chi fosse, e ferì anche Telemaco. Si avverò così la predizione di Tiresia, secondo la quale T. sarebbe diventato inconsapevolmente parricida. Appresa la verità, T. non ebbe pace finché, obbedendo agli ordini di Athena, convinse Telemaco e Penelope a seguirlo nella natia isola di Eea. Per una leggenda poco credibile, T. avrebbe sposato Penelope, con la quale, secondo Igino, avrebbe avuto un figlio, Italo, fondatore del Tuscolo e di Preneste, che avrebbe dato poi il nome all’Italia. (Confer Igino, “Favole”, CXXVII; Orazio, “Odi”,XXIX; Ovidio, “Fasti”, III.)

TELEMACO “accento grave sulla seconda e” (Greci). Figlio di Ulisse e di Penelope. Per il prolungarsi dell’assenza del padre, dopo la fine della guerra di Troia, T., protetto da Minerva, tentò inutilmente di rintracciare Ulisse. Tornato a Itaca senza più alcuna speranza, trovò il padre già approdato e gli prestò man forte nell’uccisione dei Proci usurpatori. Dopo la morte del padre, T. conobbe la maga Circe e la sposò. Secondo Igino, Circe gli partorì Latino. Per altri, T. sposò Cassifone, che Ulisse aveva avuto da Circe. (Confer Catullo, “Carmina”, LXI.)

TELESFORO “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Genio benevolo preposto alla guarigione; particolarmente venerato a Pergamo. Veniva rappresentato come un giovane intabarrato in un mantello con cappuccio.

TELESTO “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Una delle Ninfe figlie di Oceano.

TELETUSA v. Ifi.

TELEUTANTE v. Tecmessa.

TELLURE v. Tellus.

TELLUS o TELLURE (Romani). Antichissima dea agricola venerata dai Romani, identificata prima con Gea e poi con Cerere. Venne anche preposta ai matrimoni e ai funerali; più tardi ebbe culto come dea soccorritrice nei terremoti; in questo caso le si dava il nome di “T. Stabilita”. Aveva un tempio sull’Esquilino e si rappresentava come una donna sdraiata, con in mano una cornucopia e della frutta. In suo onore si celebravano le feste Sementive (“Sementivae dies”) al tempo delle seminagioni e le “Fordicidia”, durante le quali si offrivano alla dea delle vacche gravide.

TELSIOPE “accento acuto sulla i” (Greci). Una delle Sirene.

TEMAVUS (Romani). Dio del fiume Timavo, che ebbe devozione particolare a Gemona nel Friuli.

TEMENO (Greci). 1. Figlio di Pelasgo; sarebbe stato il precettore della dea Era bambina. 2. Uno degli Eraclidi; figlio di Aristomaco.

TEMERO (Greci). Leggendario ladrone della Tessaglia, che spaccava il cranio ai forestieri di passaggio, obbligandoli a cozzare la loro testa contro la sua. Teseo lo eliminò con lo stesso sistema.

TEMI (Greci). Titanessa figlia di Urano e di Gea; fu la prima moglie di Zeus, dalla cui unione nacquero le Ore, le Moirai e Astrea. Dea della Saggezza e delle leggi naturali, regolatrice dell’universo, fu anche cerimoniera degli dèi e divinatrice del futuro. Iconograficamente appare bendata e con una lancia in mano, oppure con una bilancia e con una cornucopia. Ebbe vasto culto e templi in numerose città greche. (Confer Omero, “Iliade”, XV; Catullo, “Carmina”, LXVIII.)

TEMISTE (Greci). Figlio di Ilo e di Euridice, fratello di Laomedonte.

TEMPESTA (Romani). Allegoria romana raffigurata da una donna dall’espressione iraconda, adagiata su dense nubi in un cielo tempestoso. Dalle sue mani scroscia grandine che schianta alberi e distrugge raccolti. I Romani le eressero un tempio presso Porta Capena. (Confer Ovidio, “Fasti”, VI.)

TEMPO (Romani). Allegoria romana dell’attimo fuggente senza ritorno. Rappresentata come un vecchio corvo sopra una falce. I Romani identificarono il T. con Saturno e i Greci con Crono.

TENAGI (Greci). Uno dei sette figli di Elios e della ninfa Rodi.

TENERO (Greci). Figlio di Apollo e della ninfa Melia; aveva il dono della divinazione.

TENETE “accento grave sulla prima e” (Greci). Figlio di Cicno, re di Colono, e di Proclea. La seconda moglie di Cicno, Filonome, s’innamorò del figliastro, ma poiché T. ricusò le sue profferte d’amore, la donna, umiliata, si vendicò accusandolo presso il marito di averle usato violenza. Cicno le credette e ordinò che il figlio fosse abbandonato in una zattera in balia dei flutti. Poseidones’impietosì e lo fece approdare in un’isola di cui T. divenne sovrano e alla quale diede il nome di Ténedo. Achille, sbarcando in quell’isola durante la guerra di Troia, uccise T. perché aveva cercato di opporsi al passaggio dell’esercito greco sul suo territorio.

TEOCLIMENO “accento acuto sulla i” (Greci). Vate indovino figlio di Polifide, della stirpe del grande Melampo (oppure di Proteo); per aver commesso fortuitamente un omicidio ad Argo, sua città natale, fu costretto a riparare a Itaca presso Telemaco, che lo ospitò amabilmente. Predisse ai Proci l’imminente tragica fine per mano di Ulisse.

TEODAMANTE (Greci). Padre del bellissimo Ila e della ninfa Menodice. Fu ucciso da Eracle, grande amico del figlio, perché si era rifiutato di dargli da mangiare.

TEODIMENE v. Tmolo 2.

TEODORO v. Eritrea.

TEOFANE “accento acuto sulla o” (Greci). Bellissima ninfa che Poseidone rapì e portò nell’isola di Crumissa; per possederla il dio dovette trasformarsi in ariete; da quello strano connubio nacque Crisomallo, il presunto ariete dal vello d’oro.

TEONEA v. Leucippe.

TEOSSENIE “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Offerte rituali che i Greci approntavano per gli dèi. Si ricordano le T. in onore dei Dioscuri, di Eracle, di Dioniso e di Demetra.

TEOSSENIO (Greci). Attributo di Apollo, al quale si offrivano particolari Teossenie con festeggiamenti, specie a Pellene, in Arcadia.

TERA v. Batto.

TERAMBO (Greci). Figlio di Nettuno, dalle Ninfe mutato in scarafaggio come punizione per averle ingiuriate.

TERANIS v. Sucellus.

TERENSIS (Romani). Dea minore agricola dei Romani, era preposta alla trebbiatura del grano.

TEREO (Greci). Re della Tracia, figlio di Ares; sposò la figlia di Pandione, Procne, di cui sedusse la sorella Filomela, mutilandole poi la lingua perché non rivelasse l’oltraggio.

TERIDEA v. Megapente 2.

TERMERO (Greci). Favoloso bandito greco che Eracle uccise spaccandogli la testa.

TERMINALE (Romani). Epiteto di Giove, dio tutelare dei confini.

TERMINE “accento acuto sulla prima e” (Romani). 1. Antico dio dei Confini, probabilmente di origine sabina; proteggeva i limiti dei campi privati e anche i confini dello stato. Un simulacro del dio in forma di pietra quadrata sorgeva ai confini delle proprietà. Il suo culto risalirebbe a Numa Pompilio, il quale, per ovviare alle usurpazioni delle terre e alle violazioni dei confini, pensò di collocare una divinità sul limitare dei poderi. I Romani dedicarono al dio T. un tempio sulla Rupe Tarpea e le feste dette “Terminalia”. 2. In epoca tarda T. divenne un attributo di Giove quale dio protettore di ogni diritto e di ogni fede. (Confer Ovidio, “Fasti”, II; Livio, “Storie”, V; Orazio, “Epodi”, II; S. Agostino, “De Civitate Dei”, VII.)

TERMIO (Greci). Epiteto con il quale si venerava Apollo nel tempio a lui eretto in Olimpia. Il nome significa «Produttore di calore».

TERRA (Greci, Romani). Divinità primordiale madre di tutti gli esseri (“Tellus” per i Romani, “Gea” per i Greci); uscì dal Caos e si unì con Urano, col quale generò i Titani, i Ciclopi, i Centimani.

TERRORE v. Fobo.

TERSANDRO (Greci). Uno degli Epigoni, figlio di Polinice e di Argia; nella guerra di Troia fu nel gruppo degli eroi greci che si nascosero nel fatale cavallo di legno. Sarebbe stato ucciso da Telefo, re della Misia (Confer Virgilio “Eneide” II.)

TERSICORE (Greci). Una delle nove Muse, quella della danza e della lirica corale. Secondo la leggenda, T. si unì con Ares e generò Bistone, che fondò una città nella Tracia cui diede il suo nome. Effigiata col capo coronato d’alloro e con un flauto in mano, oppure nell’atto di suonare la cetra.

TERSILOCO “accento acuto sulla i” (Greci). Uno dei figli di Antenore, ucciso durante l’assedio di Troia.

TERSITE (Greci). Mitico personaggio greco, brutto, temerario, maligno e insolente; combatté a Troia, dove venne ucciso da Achille perché si intromise malignamente nella lite scoppiata tra il Pelide e Agamennone. Secondo altri, T. fu ucciso da Achille con un pugno mortale quando osò schernire il suo religioso turbamento davanti al bel corpo esanime dell’amazzone Pentesilea. (Confer Giovenale, “Satire”, VIII; Luciano, “Dialoghi” LXVIII.)

TESEO (Greci). Eroe popolare dell’Attica, figlio di Egeo e di Etra, per coraggio e ardimento paragonabile al divino Eracle; fu scolaro del centauro Chirone. Appena sedicenne, dotato di una forza prodigiosa, rimosse un grande masso che nascondeva la spada e i sandali del padre Egeo e con essi partì alla ventura. Sulla strada di Atene uccise la feroce scrofa Fea ed eliminò i masnadieri che infestavano quella regione, Perifete, Sinis, Schirone e Procuste. Nella reggia di Atene trovò il padre Egeo che aveva sposato la maga Medea; costei, temendo per la successione al trono di suo figlio Medeo, indusse il marito ad avvelenare T.; ma quando Egeo riconobbe il figlio dalla spada che aveva al fianco, scacciò Medea e accolse T.; col padre l’eroe lottò contro i cugini Pallantidi, che lo odiavano e lo volevano morto. Poco dopo, dovendo Atene inviare a Minosse il tributo di sette giovani e sette fanciulle per il pasto del Minotauro, T. partì per Creta e, con la complicità di Arianna, che gli consegnò il filo con cui muoversi nel labirinto, trovò il Minotauro e lo uccise; fuggì poi con Arianna; ma, giunto nell’isola di Nasso, dovette abbandonare la fanciulla. Tornato ad Atene, T. ereditò il trono del padre defunto e regnò con giustizia e con saggezza. Emanò nuove leggi, migliorò il tenore di vita dei suoi sudditi e istituì le feste Panatenee. Più tardi conobbe Eracle e lo seguì nella spedizione contro le Amazzoni; sposò Ippolita, loro regina, e con lei generò un figlio, Ippolito. Dopo la morte di Ippolita (oppure dopo averla abbandonata), T. impalmò Fedra, sorella minore di Arianna; quindi partì per la cacciacalidoniana e poi per la conquista del Vello d’oro con gli Argonauti. Con Piritoo, re dei Lapiti, compagno di molte avventure e vedovo come lui, si accordò per rapire Persefone, di cui Piritoo si era infatuato; ma scesi nell’Inferno e invitati da Ades a sedersi, non poterono più alzarsi; in quella posizione rimasero quattro anni, finché non arrivò Eracle (disceso laggiù per catturare Cerbero) il quale riuscì a liberare solo T.; Piritoo fu condannato a rimanere nell’Ade per l’eternità. Ritornato ad Atene, ormai stanco e amareggiato per aver trovato il suo regno invaso dai Dioscuri e il trono ateniese usurpato da Menesteo, si rifugiò a Sciro, dove il re Licomede lo uccise a tradimento per istigazione di Menesteo. Un’altra versione narra che Licomede scaraventò in mare T. perché gli aveva insidiato la moglie. Nel mito di T. gli antichi Ateniesi vollero vedere la realizzazione divina di un grande eroe figlio del mare (Egeo) e di Etra (simbolo di luce). Le ceneri di T. furono, dopo molti secoli, riportate da Sciro in Atene, dove Cimone, figlio di Milziade, fece innalzare uno splendido tempio, il “Theseion”, in cui il leggendario eroe fu venerato come un semidio. (Confer Omero, “Iliade”, I; Ovidio, “Metamorfosi”, VIII.)

TESIFONE “accento grave sulla i” o TISIFONE (Greci). 1. Una delle tre Erinni il cui compito era quello di accogliere nell’oltretomba le anime dei dannati e di sottoporli alla punizione stabilita. 2. V. Manto.

TESMOFORA “accento acuto sulla prima o” (Greci). La legislatrice: nome che si dava a Demetra per aver dato le prime leggi agli uomini e col quale era venerata in molte località della Grecia.

TESPIO (Greci). Leggendario re, che dalla moglie Megamede, figlia di Arneo, ebbe cinquanta figlie. Per timore che le irrequiete fanciulle si abbandonassero ad amori con uomini indegni di loro, T. approfittò della presenza di Eracle, di passaggio per la caccia al Leone Nemeo, e le fece giacere con lui una per notte e così per cinquanta notti di seguito, in modo che ognuna di esse potesse generare un figlio dall’eroe. Secondo altri, le Tespiadi furono deflorate in una sola notte e soltanto una volle mantenere la verginità per servire come sacerdotessa nel tempio di Téspia, in Beozia. Comunque, in totale, Eracle ebbe dalle figlie di T. cinquantun figli, in quanto Procri, la maggiore, generò Antileone e Ippeo, e la minore altri due gemelli.

TESPROTO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Re di Sicione, presso il quale si rifugiò il perfido Tieste dopo che il degno fratello Atreo gli ebbe imbandito in un banchetto le carni dei suoi due figlioletti, Tantalo e Plistene.

TESSALO v. Alcimene.

TESTIO (Greci). Re della Tessaglia, padre di Policaste e di Leda; la prima venne data in moglie a Icaro; la seconda, la bellissima Leda, a Tindaro.

TESTORE “accento grave sulla prima e” (Greci) 1. Sacerdote di Apollo, padre dell’indovino Calcante; aveva il dono della divinazione e fu tra gli Argonauti nella famosa spedizione. 2. Padre di Leucippe e Teonea.

TETA v. Libuse.

TETI (Greci). 1. Bellissima figlia di Nereo e di Doride; Zeus e Apollo volevano possederla; ma avendo un oracolo vaticinato che il figlio di T. sarebbe stato più potente del padre, i due numi si ritirarono e Zeus stabilì che T. sposasse Peleo, re della Tessaglia. Da quelle nozze nacque Achille. T. abitava in una dimora in fondo al mare; era benefica e pietosa, sempre pronta a prodigarsi per il figlio Achille, mitigandogli gli affanni. Quando T. ospitò Efesto inseguito da Licurgo dopo una lite con Zeus e Dioniso, Efesto si sdebitò con la Nereide forgiando per Achille una bellissima armatura che sarebbe stata poi fatale a Patroclo, quando la indossò nella guerra di Troia per farsi scambiare per Achille. Quando il figlio cadde ucciso da Paride, T., accompagnata dalle Nereidi, accorse in lacrime per abbracciarne il corpo e per assistere alle onoranze funebri che durarono diciotto giorni. (Confer Catullo, “Carmina”, LXIV.) 2. Titanessa figlia di Urano e di Gea. Fu moglie di Oceano e madre delle Oceanidi, nonché di tutti i grandi fiumi, come il Nilo e i maggiori corsi d’acqua della Grecia. Personificava l’acqua del mare ed era dispensatrice di fecondità e benessere. (Confer Omero, “Iliade”, XIV.)

TEUCRI (Greci). Nome dei Troiani, così chiamati da Teucro, primo re della Troade.

TEUCRO “accento acuto sulla e” (Greci). 1. Figlio di Telamone e di Esione, fratellastro di Aiace. Si distinse come valido arciere nella guerra contro Troia. Al suo rientro in patria fu cacciato dal padre Telamone per non aver vendicato la morte del figlio Aiace Telamonio, che si era ucciso perché privato da Ulisse delle armi di Achille (destinate al più valoroso), che sarebbero invece spettate a lui. Allora T. riparò a Cipro dove, con l’aiuto di Belo, conquistò l’isola e fondò una città cui diede il nome di Salamina, in ricordo della patria abbandonata. (Confer Omero, “Iliade”, VIII; Virgilio, “Eneide”, I.) 2. Figlio del fiume Scamandro e della ninfa Idea; fu il primo re della Troade e da lui i Troiani furono chiamati anche Teucri.

TEUMESSIA VOLPE “accento acuto sulla seconda e” (Greci). Ferocissima volpe devastatrice del territorio di Teumesso in Beozia. Dioniso l’aveva inviata in quella regione per punire i Tebani, reidi aver dileggiato il suo culto e quello della dea Temi. Cefalo e il suo cane Lelapo tentarono di braccare la volpe, ma furono pietrificati da Zeus. Alla leggenda della V. T. è legata quella del principe Alopeco, il quale, impazzito in un boschetto durante la caccia, per aver visto un’orrenda statua di Artemide avviluppata dalle fiamme, si lasciò divorare i genitali dalla volpe perché incapace di muoversi.

TEUMESSIO LEONE (Greci). Feroce bestia che infestava le terre di Teumésso nella Beozia; fu ucciso da Eracle appena adolescente.

TEUT o THUISKO (Celti). Dio ctonico proavo dei Germani, corrispondente al Mercurio classico. Secondo Tacito, il dio nacque dalla terra e fu padre di Mannus, da cui discesero poi i Galli.

TEUTATE (Celti). Antico dio celtico cui si sacrificavano vittime umane. Secondo Luciano le vittime destinate al sacrificio venivano tenute con la testa sotto l’acqua finché non morivano. Per altri antichi autori i fedeli di T. pugnalavano le vittime alla schiena e dai sussulti dell’agonia traevano auspici (v. Rosmerta).

TEUTI “accento acuto sulla e” (Greci). Condottiero dell’esercito degli Arcadi, si distinse nei combattimenti sotto le mura di Troia.

TEUTRANTE (Greci). Re della Misia; padre di Argiope; accolse come figlia Auge, sfuggita all’ira paterna dopo che si era lasciata violentare da Eracle (v. Telefo).

TEVERE v. Tiberino.

THALLO (Greci). Una delle Ore; rappresenta la primavera apportatrice di germogli e fiori.

THANATOS “accento grave sulla prima a” (Greci). Personificazione della Morte, figlio della Notte, fratello gemello di Hypnos (il Sonno), odiato dagli uomini perché inaccessibile a ogni sentimento di pietà. Secondo Esiodo, aveva il cuore di ferro e le viscere di bronzo. Viveva nell’Ade, dove Eracle lo incatenò quando vi discese per liberare Alcesti, virtuosa sposa di Adameto, re di Fere. Iconografato come un fanciullo con in mano una fiaccola spenta e rivolta all’ingiù, oppure come un giovinetto nudo, alato e con una spada al fianco. I popoli italici gli diedero il nome di Nenia; gliEtruschi lo chiamarono Morta.

THESAN (Etruschi). Divinità etrusca che personificava l’Aurora.

THIALFI (Germani, Scandinavi). Valletto del dio Thor, che pare abbia portato sulla terra il fuoco, fino allora sconosciuto.

THIAZI (Germani, Scandinavi). Gigante dai poteri magici che con l’aiuto di Loki, rapì Idhunn, dea della Giovinezza, moglie di Bragi, per portarla nel suo castello Trhymheim.

THOKK (Germani, Scandinavi). Falsa Gigantessa sotto le cui spoglie si celava il maligno Loki. Quando la dea Hel, regina della Morte, acconsentì a far risuscitare Balder, dio della Luce, a patto che il mondo intero piangesse per lui, tutti furono concordi, tranne la vecchia T., ossia Loki travestito; mancando così l’unanimità, Balder non poté risuscitare; risorgerà solo nel giorno del Crepuscolo degli Dèi e fonderà un nuovo cielo per sé e per tutti gli dèi Asi.

THOR (Germani, Scandinavi). Una delle principali divinità del Pantheon germanico; figlio di Odino e di Frigg; dio del Tuono e della Guerra. Sua infallibile arma è un martello fatato detto Mjöllnir (il Distruttore), che può mutare di dimensioni e tornare nelle sue mani dopo aver distrutto il bersaglio. Secondo l'”Edda” (raccolta di leggende nordiche), T., detto anche Donar, dimora nel cielo dell’Asgardhr, in un palazzo chiamato Bilskirnir, insieme con la moglie Sif, i figli Loride e Modhi e la giovane Thrudr. La sua seconda moglie Jarnsaxa gli generò Magni, precoce guerriero che sin dalla più tenera età fu a fianco del padre nella lotta contro il mostro Jotun-Hugnir. T. è anche dio della Guerra e in quanto tale viene raffiguralo come un uomo barbuto, con tratti comuni all’Eracle greco, dotato di eccezionali doti fisiche, ma carente di scaltrezza e intelligenza. T. morirà soffocato dalle esalazioni venefiche del serpente Jörmungand nel giorno del Crepuscolo degli Dèi, cui seguirà la fine di tutte le divinità e degli esseri umani. Seguendo la tradizione romana, i nordici dedicarono ai giorni della settimana i nomi degli dèi; a T. fu consacrato il giovedì (inglese “Thursday”), lo stesso giorno che i Romani dedicarono a Giove.

THOUT v. Luna.

THRIMHEIM v. Idhunn.

THRIWALDI (Germani, Scandinavi). Gigante nordico dalle nove teste; il dio Thor lo affrontò col suo martello fatato e gliele schiacciò tutte e nove.

THRUDA v. Valkirie.

THRUDHEIN (Germani, Scandinavi). Luogo dell’Asgardhr, cielo degli Asi, dove sorgeva il castello di Thor, detto Bilskirnir.

THRUDHGELMER (Germani, Scandinavi). Favoloso Gigante con sei teste nato dal sudore di Ymir, primo essere gigantesco apparso nel mondo nordico.

THRUDR v. Thor.

THRUDWANGER (Germani, Scandinavi). Il favoloso regno del dio Thor.

THRYM (Germani, Scandinavi). Gigante protagonista di una leggenda scandinava; rubò il martello fatato di Thor e per restituirlo volle in cambio, come moglie, la bellissima Freia, coppiera degli dèi. Per vendicarsi, Thor si fece travestire da sposa assumendo le sembianze di Freia e il giorno delle nozze, non appena T. gli consegnò il martello, «il potente dio T. per primo abbatté e tutta la schiatta dei Giganti sterminò» (dall'”Edda” di Snorri).

THRYMHEIM v. Idhunn; Thiazi.

THUISKO v. Mannus; Teut.

TIA o TIIA (Greci). Figlia di Castalio o di Cefiso; posseduta da Apollo, generò Delfi, che diede poi il nome all’isola omonima, divenuta famosa per l’oracolo. T. fu la prima a istituire i sacrifici in onore di Dioniso e a divulgare le orge bacchiche; da T. presero il nome di Tiadi le sacerdotesse addette al culto di Dioniso a Delo.

TIADI “accento grave sulla prima i” v. Menadi.

TIBERINE (Romani). Ninfe che abitavano sulle rive del fiume Tevere.

TIBERINO (Romani). Una delle più antiche ed eminenti divinità romane. Per la leggenda, T. fu, in origine, un re di Albalonga, annegato nel fiume Albula, che da lui prese il nome di “Tiberis” (oggi Tevere). Più tardi il fiume venne divinizzato e gli fu eretto un santuario sull’isola Tiberina, dove si celebravano le feste commemorative dette “Tiberinalia” e “Portunalia”.

TIBURNO o TIBURTE (Romani). Presunto figlio di Anfiarao, che, venuto in Italia, fondò la città di “Tibur” (odierna Tivoli), cui diede il proprio nome. Dopo morto, gli fu eretto un altare nel tempio di Eracle.

TIBURTE v. Tiburno.

TICHE (Greci). Figlia di Oceano e di Teti, dea della Fortuna e del Destino presso i Greci. La rappresentarono con il corno dell’abbondanza in mano oppure con Pluto, dio della Ricchezza, in braccio. I Romani la veneravano con il nome di Fortuna. (Confer Pindaro, “Olimpica”, XI, XII.)

TIDEO (Greci). Figlio di Eneo e di Altea. Per aver ucciso suo zio Mela, dovette fuggire da Calidone e riparare ad Argo presso Adrasto; questi, per obbedire a un oracolo, gli concesse in moglie la figlia Deifile, con la quale T. generò poi Diomede. T. fu uno dei sette re che presero parte alla spedizione di Tebe, dove, combattendo a favore di Polinice contro Eteocle, si distinse per valore ma anche per crudeltà. Fu ferito a morte da Melanippo, al quale sebbene morente, fece mozzare il capo dai suoi compagni. Narra Stazio (“Tebaide”, VIII) che T., avuto tra le mani il capo di Melanippo, vi si avventò sopra coi denti tanto furiosamente da suscitare l’orrore di Athena, la quale, scesa dall’Olimpo per salvarlo, lo abbandonò invece a una ignobile fine. (Confer Omero, “Iliade”, IV; Igino, “Favole”, LXIX.)

TIDIDE (Greci). Patronimico di Diomede, figlio di Tideo.

TIELLA v. Arpie.

TIESTE (Greci). Figlio di Pelope e di Ippodamia, scellerato come il fratello Atreo, ambedue vittime di una maledizione divina che avrebbe pesato su tutti i Pelopidi. Quando T. sedusse Aerope moglie di Atreo, il fratello lo ripagò uccidendogli i figli Tantalo e Plistene e servendoglieli a un banchetto. Non soddisfatto, Atreo istigò Egisto (figlio incestuoso che T. aveva avuto dalla propria figlia Pelopea) a uccidere il padre, di cui ignorava l’identità; ma quando Egisto e T. si riconobbero, Egisto uccise Atreo, e T., scacciati dalla città i nipoti Agamennone e Menelao, s’impadronì del regno di Micene e di Argo.

TIFEO v. Tifone.

TIFI (Greci). Timoniere della nave Argo, sulla quale si imbarcarono gli Argonauti della famosa spedizione per la Colchide. Morì durante il viaggio e fu sostituito da Ergino e da Eufemo, suo fratello.

TIFONE o TIFEO (Greci). Mostro favoloso dell’antichità, figlio di Gea e del Tartaro; sposo di Echidna, con la quale generò i più orribili mostri: il cane Cerbero, l’Idra di Lerna, la Chimera. Secondo la leggenda, T. aveva cento teste di drago, un’altezza sproporzionata e una forza invincibile. Zeus lo affrontò quando tentò di detronizzarlo, ma non riuscì ad annientarlo; gli altri dèi, terrorizzati, fuggirono in Egitto sotto forma di animali; T. li perseguitò anche laggiù e gli Egiziani lo chiamarono Tifeo ravvisando in lui il vento furioso del deserto che inaridisce le campagne e distrugge i benefici recati dal Nilo. Zeus con i suoi fulmini gli mosse guerra un’altra volta, ma fu preso dal mostro e rinchiuso nell’antro Coricio in Cilicia, dove T. gli tagliò i tendini dei polsi e delle gambe. Liberato da Ermes, il grande nume guarì e affrontò impavido il Gigante, riuscendo finalmente a vincerlo e a seppellirlo vivo sotto l’Etna, donde, secondo Ovidio (“Metamorfosi”, V) «il feroce Tifeo getta rena dalla bocca e vomita fiamme». (Confer Omero, “Iliade”, II; Ovidio, “Fasti”, IV; Virgilio, “Eneide”, IX.)

TIIA v. Tia.

TILO (Greci). Eroe della Lidia, morto per il morso di un serpente; il gigante Damasene tentò di risuscitarlo uccidendo l’animale venefico; ma un altro Gigante mise in bocca al rettile il fiore di Giove e l’animale si rinvigorì. La sorella di T., Moira (il Destino), fece altrettanto col fratello, il quale riprese a vivere.

TIMANDRA v. Buli.

TIMARATE (Greci). Una delle tre divinatrici del tempio di Zeus a Dodona; le altre due erano Nicandra e Promenia; il dio le tramutò tutte e tre in Colombe.

TIMBREO “accento acuto sulla e” (Greci). Appellativo di Apollo derivatogli dal nome della valle di Timbra nella Troade, dove i Troiani eressero al dio un tempio famoso.

TIMOLO v. Tmolo.

TIMORE v. Inferi Dèi.

TINDARIDE “accento acuto sulla prima a” e TINDARIDI (Greci). Nomi patronimici dei due gemelli Castore e Polluce (Dioscuri), fratelli di Elena e di Clitennestra.

TINDARO “accento grave sulla i” (Greci). Figlio di Periere e di Gogofone, fratello di Icario. Quando il fratellastro Ippocoonte gli usurpò il regno, T. fuggì da Sparta e riparò nell’Etolia presso re Testio, di cui sposò la bella figlia Leda con la quale ebbe i Dioscuri, Clitennestra ed Elena; quest’ultima fu concepita da Zeus quando sedusse Leda sotto forma di cigno. Per la tradizione anche uno dei Dioscuri, Polluce, sarebbe figlio di Zeus. In seguito T. riconquistò il trono di Sparta con l’aiuto di Eracle, che uccise Ippocoonte l’usurpatore; accolse amabilmente Agamennone e Menelao, scacciati da Micene per volontà di Tieste, e diede loro in moglie le sue due figlie, Clitennestra ad Agamennone ed Elena a Menelao. Morto T., il regno di Sparta passò a Menelao, suo genero. (Confer Omero, “Odissea”, XI.)

TINGA v. Soface.

TINIA “accento acuto sulla prima i” (Etruschi). Una delle maggiori divinità etrusche. Poiché esercitava il suo potere col fulmine, T. fu associato a Giove e venerato come dio tutelare dei patti e dei giuramenti.

TIONE (Greci). Con questo nome Semele, per intercessione del figlio Dioniso, fu assunta nelnovero delle dee dell’Olimpo. Dal nome della madre Dioniso prese il nome matronimico di Tioneo.

TIONEO v. Tione.

TIR v. Tyr.

TIRESIA “accento acuto sulla e” (Greci). Il più celebre indovino dell’antichità, nato a Tebe da Everete e dalla ninfa Cariclo. La dea Era lo avrebbe privato della vista per aver svelato agli uomini i segreti degli dèi. Secondo un’altra versione, fu Athena ad accecarlo perché da lui casualmente sorpresa mentre si immergeva nuda nelle acque della fonte Ippocrene. In compenso T. ebbe dagli dèi il dono di intendere il linguaggio degli uccelli, di una eccezionale virtù profetica e di vivere a lungo; morì infatti vecchissimo, mentre fuggiva dopo la caduta di Tebe. Anche dopo morto Ades gli permise di conservare i doni profetici e di servirsene nell’Ade. A Ulisse, sceso laggiù, rivelò l’inimicizia di Poseidone e il travagliato approdo a Itaca. T. ebbe onori divini e un celebre oracolo nella città di Orcomeno. (Confer Omero, “Odissea”, X, XI; Ovidio, “Metamorfosi”, III.)

TIRINZIO (Greci). Epiteto di Eracle, derivatogli dalla città di Tirinto, nell’Argolide, dove l’eroe era stato allevato e dove si era ritirato, dopo aver ucciso, in uno dei suoi frequenti impeti di furore, i figli da lui avuti dalla sua prima moglie Megara.

TIRIO (Greci). Appellativo di Eracle, derivatogli da Tiro, città della Fenicia, dove godeva di un culto particolare.

TIRO (Greci). Figlia di Salmoneo, re dell’Elide, e di Alcidice, che morì nel partorirla. T. s’invaghì del dio fluviale Enipeo, presso le cui rive si recava sovente a piangere e sfogare la sua passione. Poseidone, bramoso di avere la fanciulla, prese le sembianze di Enipeo e generò con lei Pelia e Neleo. Secondo Omero, T. abbandonò i due bambini e più tardi sposò Creteo, re di Iolco, dal quale ebbe Esone, futuro padre di Giasone. Secondo un’altra versione T. fu scacciata dalla casa paterna per volere della matrigna Sidero; per sfogare le sue disavventure T. si recò presso il dio fluviale Enipeo, il quale la sposò e generò con lei i suddetti figli: Pelia, uno dei due, uccise la perfida Sidero. (Confer Omero, “Odissea”, XI.)

TIRRENO (Greci). Figlio di Atis e di Callistea; dalla Lidia, sua patria, venne in Italia con una colonia di Lidii e dal suo nome chiamò Tirrenia la regione che in seguito fu detta Etruria.

TISAMENE v. Ermione.

TISANDRO v. Mermero.

TISBE v. Piramo.

TISIFONE v. Tesifone.

TISSANDRO v. Alcimene.

TITAIA v. Titea.

TITANI (Greci). Progenie di Urano e di Gea; la prima stirpe divina comparsa dopo il Caos; erano in dodici e alcuni di essi generarono altre divinità consimili. Tra i T. maschi si conoscono Oceano, Creio, Iperione, Giapeto, Crono e Ceo; fra le Titanesse, Teti, Rea, Teia, Temi, Mnemosine, Febe. I loro discendenti più celebri sono: Leto, Astreo, Elios, Selene, Eos, Prometeo, Epimeteo, Atlante. Allorché Urano, dominatore del mondo, precipitò nel Tartaro i suoi figli (i Centimani e i Ciclopi), Gea, sdegnata, persuase i T. a detronizzare il padre. Crono allora evirò il padre Urano e dal sangue nacquero le Erinni, i Giganti e gli Ecatonchiri ed elessero Crono signore dell’universo. Costui, temendo per sé quello che era avvenuto a Urano, trangugiò tutti i suoi figli tranne l’ultimo, Zeus, salvato dalla madre, ma Zeus scacciò a sua volta Crono e i T. con una lunga e sanguinosa battaglia, nota come Titanomachia. Aiutato dai fratelli e dalle sorelle (gli Olimpii), dai Centimani e dai Ciclopi, Zeus ebbe alla fine il sopravvento ed esiliò Crono, dopo avergli fatto vomitare tutti i figli ingoiati. I T. non vanno confusi con i Giganti, anche se le loro lotte contro i numi dell’Olimpo possono sembrare simili. (Confer Omero, “Iliade”, XIV; Stazio, “Tebaide”, VIII; Virgilio, “Eneide”, VI.)

TITANIDE “accento acuto sulla a” (Greci). Epiteto attribuito a Leto, figlia del Titano Ceo.

TITANO (Greci). Il primo figlio di Urano e di Gea, il quale, come primogenito, aveva diritto a regnare sull’Universo; cedette il comando al fratello Crono a patto che questi non generasse figli maschi; poiché le cose andarono diversamente T., aiutato dagli altri fratelli, gli mosse guerra e lo detronizzò.

TITANOMACHIA v. Titani.

TITEIA o TITAIA (Greci). Appellativo di Gea (la Terra), quale madre dei Titani.

TITONE (Greci). Figlio del re troiano Laomedonte e fratello di Priamo; fu amato da Eos, che ottenne per lui l’immortalità, ma non l’eterna giovinezza; divenuto quindi vecchio e ripugnante, la bella moglie lo abbandonò dopo averlo tramutato in cicala. Dall’unione di T. con Eos nacquero Ematione e Memnone.

TITONIA “accento acuto sulla o” (Greci). Soprannome che Omero dà a Eos, moglie di Titone.

TITO TAZIO v. Tazio Tito.

TIV (Etruschi). Antica divinità lunare venerata dagli Etruschi.

TIW v. Tyr.

TIZIO “accento acuto sulla prima i” (Greci). Gigante figlio della Terra o, secondo altri, di Elara, figlia di Orcomeno. Per aver tentato di violentare Leto, T. fu folgorato da Zeus e gettato nel Tartaro, dove è condannato a giacere supino con due avvoltoi che gli divorano le viscere eternamente rinascenti. (Confer Virgilio, “Eneide”, VI.)

TLEPOLEMO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Figlio di Eracle e di Astioche, sposo di Polisso. Dopo aver ucciso per sbaglio lo zio Licinio, lasciò il Peloponneso e riparò a Rodi, di cui poi divenne sovrano per virtù e saggezza. In seguito partecipò alla guerra di Troia con nove vascelli e un numeroso esercito; dopo essersi distinto per coraggio e valore fu ucciso da Sarpedonte. Ebbe onoranze funebri solenni e i Rodiesi gli eressero un grande monumento.

TMOLO o TIMOLO (Greci). 1. Feroce masnadiero di statura gigantesca, che insieme al suo degno compagno Telegono o Teogono massacrava i viandanti che avevano la sfortuna di imbattersi in lui. Proteo, tramutatosi in uno spettro, andò incontro ai malfattori e li terrorizzò a tal punto che da allora in poi mutarono condotta. 2. Re della Lidia, figlio di Ares e della ninfa Teogene; sposo della regina Onfale. Innamoratosi di una sacerdotessa di Artemide, Arrife, la violentò nel tempio dove si era rifugiata. Per la vergogna e la disperazione la giovane si uccise. Gli dèi la vendicarono mandando un toro infuriato che infilzò T. con le corna facendolo morire tra atroci sofferenze. Teodimene, favoleggiato figlio di T. e di Onfale, seppellì il padre nel luogo della strage e diede il nome di lui al monte vicino alla sepoltura (odierno Puz-Dag). (Confer Ovidio, “Metamorfosi”, VI; Igino, “Favole”, CXCI.)

TOANTE (Greci). 1. Figlio di Boristene, re della Tauride; imprigionò Oreste di passaggio nei suoi territori e secondo una barbara usanza decise di sacrificarlo ad Artemide. Riconosciuto dalla sorella Ifigenia, sacerdotessa della dea, Oreste si salvò e più tardi, insieme col fedele compagno Pilade, uccise T. (Confer Igino, “Favole”, LXXIV.) 2. Re dell’isola di Lemno, figlio di Dioniso e di Arianna. Quando le donne dell’isola, le Lemniadi, decisero di uccidere tutti gli uomini, sua figlia Ipsipile lo nascose e lo salvò; in seguito il suo rifugio fu scoperto e T. fu trucidato. Ipsipile succedette al padre nel governo dell’isola di Lemno.

TOE (Greci). Una delle Nereidi.

TOLUMNIO (Romani). Nome di un augure che combatté con Turno contro Enea e perse la vita in un assalto.

TONITRUALIS (Romani). Epiteto di Giove, corrispondente a Giove Tonante.

TOO (Greci). Principe troiano della stirpe di Priamo, morto da valoroso nell’incendio di Troia.

TOON (Greci). Uno dei giganti che diedero l’assalto all’Olimpo e al quale una delle Moirai spaccò la testa con una clava.

TOOSA o TOOSSA (Greci). Figlia di Forco; Poseidone la sorprese in una grotta marina e la violentò;da quell’unione nacque il ciclope Polifemo.

TORO (Greci). Animale che Zeus pose in cielo come costellazione in memoria del Toro di cui aveva assunto le sembianze allo scopo di rapire Europa.

TORO DI MARATONA (Greci). Belva feroce che devastava la città di Maratona; l’ateniese Teseo lo catturò vivo e l’offrì in olocausto ad Apollo nel tempio di Delfi.

TORREBIA v. Cario.

TOSSEO “accento acuto sulla e” (Greci). Figlio del re della Tessaglia, Testio, fratello di Altea e di Plesippo; fu ucciso dal nipote Meleagro nella lite che si sviluppò a Calidone dopo l’assegnazione del trofeo di caccia ad Atalanta.

TRAGELLO v. Apollo.

TRAMBELO (Greci). Secondo figlio di Esione e di Telamone, fratello di Teucro. Quando si ritirò con la madre nell’isola di Lesbo, conobbe Apriate e se ne innamorò pazzamente; ma essendo stato respinto, si gettò in mare e morì. Secondo altri T. fu ucciso da Achille allorché questi, durante la guerra di Troia, fece una sortita contro Lesbo.

TRESTONIA (Romani). Divinità minore presso i Romani; proteggeva i viaggiatori stanchi o colpiti da spiacevoli incidenti.

TRHYMHEIM v. Thiazi.

TRICOSO (Greci). Epiteto attribuito ad Eracle; il termine significa Peloso.

TRIDENTE (Romani). Attributo dato a Poseidone.

TRIE (Greci). Tre vergini alate che vivevano sul Parnaso e che insegnarono a Ermes l’arte della divinazione; erano considerate le Muse ispiratrici di tutti gli indovini e avrebbero nutrito Apollo neonato.

TRIFORME (Romani). Appellativo di Diana (Artemide), dea dai tre nomi e dai tre aspetti: Luna in cielo, Diana sulla terra ed Ecate nell’inferno. Per alcuni questo appellativo venne attribuito a Diana per la funzione di patrona della nascita della vita e della morte, oppure come personificazione della Luna: Luna piena, mezza Luna, quarto di Luna.

TRIGLAV (Slavi). Dio baltico venerato con particolare culto nella città di Stettino; il suo simulacro aveva tre teste perché si credeva che il dio dominasse, con ognuna di esse, la terra, il cielo e il regno dei morti.

TRIMEGISTO (Greci, Egiziani). Epiteto che gli Egiziani attribuirono a Ermes, da loro identificato col dio Thot (v. sezione seconda). Il nome equivale a Tre volte grandissimo, ossia dominatore in cielo, in terra e nell’Averno.

TRIMPAS (Lituani). Dio lituano preposto alla fecondità degli uomini, degli animali e della terra.

TRIMURTI v. Perkun.

TRIOPENTE v. Ifimedia.

TRIOPO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Uno dei sette Eliadi, figlio di Elios.

TRITOGENIA “accento acuto sulla i” (Greci). Epiteto col quale Esiodo chiama la dea Athena.

TRITONE (Greci). Dio marino con la parte superiore dei corpo di uomo e quella inferiore di pesce; figlio di Poseidone e Anfitrite, con i quali dimorava nelle profondità marine in un palazzo tutto d’oro. Personificava i flutti impetuosi del mare e come altre divinità marine aveva il dono della divinazione. Quando Poseidone affermò il suo dominio sul mare, T. divenne una divinitàsubalterna. In epoca tarda, si credette che esistessero molti T., sempre rappresentati metà uomini e metà pesci, con capelli verdognoli e corpo squamoso; erano muniti di un corno fatto di conchiglia, cui davano fiato per calmare le acque e sollevare le tempeste. (Confer Virgilio, “Eneide”, X.)

TRITOPATORI “accento acuto sulla a” (Greci). Nome attribuito a tre divinità sulla cui identità i mitologi discordano; presiedevano alla procreazione e alla tutela dei bambini. Si veneravano anche come divinità dei Venti.

TRITTOLEMO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Figlio di Celeo, re di Eleusi e di Metanira: ospitò Demetra nella sua reggia e la dea, grata, gli insegnò l’arte di coltivare la terra e lo iniziò al Misteri Eleusini, che T. diffuse in seguito in molte città della Grecia.

TRIVIA (Romani). Così i Romani chiamarono le dee Diana ed Ecate, preposte alla tutela dei crocicchi e dei trivii.

TRIVIO (Roma). Soprannome di Mercurio, cui erano consacrate le strade della città.

TROE o TROO (Greci). Figlio di Erittonio, padre di Ilo, Assaraco e Ganimede; diede il nome alla città di Troia, in origine Dardania, e alla regione della Troade. Zeus gli rapì il bellissimo figlio Ganimede, portandoselo in cielo come coppiere degli dèi; per ripagare T. della perdita del figlio, Zeus gli offrì una coppia di cavalli immortali.

TROFONIO “accento grave sulla seconda o” (Greci). Figlio di Zeus o di Ergino, re dell’Orcomeno; fratello di Agamede. Architetti rinomati, i due fratelli edificarono il tempio di Apollo a Delfi e la casa del Tesoro al re Irieo. Per la costruzione del tempio apollineo, il dio li compensò con la felicità eterna facendoli morire. Un’altra versione del mito narra che i due fratelli tentarono di trafugare il tesoro di Irieo; nell’impresa Agamede cadde in una buca e si intrappolò; T., temendo di essere scoperto, decapitò il fratello e si portò via la testa. Secondo un’altra leggenda, i due fratelli architetti furono inghiottiti dalla terra e nella caverna dove essi sparirono i Beoti crearono l’oracolo di T., uno dei più famosi della Grecia.

TROILO “accento acuto sulla prima o” (Greci). Il più giovane dei figli di Priamo e di Ecuba; fu decapitato da Achille mentre accompagnava Polissena ad attingere acqua fuori dalle mura diTroia. Secondo altri invece, Achille lo uccise presso l’ara di Apollo Timbreo durante l’incendio di Troia.

TROLL v. Folletti.

TROO v. Troe.

TUCHULCHA (Etruschi). Genio demoniaco dell’oltretomba etrusco, donde usciva per afferrare le anime dei morti; aveva come simbolo il serpente e veniva raffigurato con pelle scura, dotato di ali di pipistrello, becco ricurvo al posto del naso, orecchie asinine e capelli di serpentelli.

TUISTO (Germani, Scandinavi). Essere androgino della Germania; gli antichi nordici lo considerarono figlio della Terra Madre; da lui sarebbe nato il primo uomo, Mannus, progenitore della stirpe germanica.

TULE (Germani). Leggendario paese, situato ai confini del mondo, dove Zeus esiliò il padre Crono dopo avergli fatto vomitare tutti i figli che aveva trangugiato.

TUMULTO (Romani). Allegoria romana, personificazione dello stato critico della patria per improvvisa minaccia di nemici. Secondo alcuni, T. era figlio di Marte.

TURAN (Etruschi). Dea etrusca, che i Romani identificarono con Venere, ma, a differenza di questa, T. veniva rappresentata in atteggiamenti incensurabili, abbigliata seriamente e molto materna. Per gli Etruschi era il simbolo della dea Madre.

TURMS (Etruschi). Antico dio etrusco venerato nella città di Arezzo; i Romani lo identificarono con Mercurio.

TURNO (Romani). Figlio di Dauno e della ninfa Venilia, fratello di Giuturna; divenne re dei Rutuli, nel Lazio, e aspirò alla mano di Lavinia, figlia del re Latino. Quando seppe che la fanciulla era stata offerta a Enea, venuto in Italia da Troia, T. mosse guerra ai Troiani, incendiò le loro navi e uccise Pallante, giovane valoroso, figlio di Arcade. Furioso contro Enea, e per risparmiare le forzedei Rutuli, T. decise di battersi in duello col troiano; ma venne trafitto a morte dalla lancia di Enea (Confer Virgilio, “Eneide”, VII.)

TUSCO (Greci). Figlio o nipote di Eracle; venuto in Italia, avrebbe dato il suo nome alla Tuscia, regione chiamata prima Tirrenia e in seguito Etruria (odierna Toscana).

TUTANO “accento acuto sulla a” (Romani). Dio romano della Difesa e della Sicurezza degli uomini. In epoca posteriore fu assimilato al dio Mutino e venerato come patrono dei rapporti sessuali fra coniugi (dal latino “tutus” = sicuro).

TUTELA (Romani). Divinità romana invocata come protettrice degli equipaggi durante la navigazione. Il simulacro della dea T occupava un posto onorifico sulla prua del vascello.

TUTELINA o TUTILINA (Romani). Divinità agricola minore del Pantheon romano; insieme con Seia e Segestia formava una triade divina preposta alla salvaguardia dell’agricoltura; Seia proteggeva il frumento durante la semina, Segestia il grano durante la germinazione e T. durante e dopo il raccolto. Il culto della triade si svolgeva all’aperto perché le dee non avevano templi.

TYR o TIR (Germani, Scandinavi). Dio della Sapienza, della Forza e della Guerra; figlio di Odino e di Frigg. Quando tentò di incatenare il lupo Fenrir, la belva gli troncò la mano destra con un morso. Secondo una predizione eddica, T. morirà combattendo contro il cane ringhioso Garmr nel giorno del Ragnarök Il culto di T., che persistette fino all’ottavo secolo d.C., consisteva in sacrifici di uomini e di cavalli vinti ai nemici. Presso gli antichi Germani, il dio ebbe culto sotto il nome di Ziu; gli Anglosassoni lo chiamarono Tiw.