UCCELLASICA CONCANAUNA (Celti). Antica divinità femminile celtica il cui culto passò in Italia, divulgandosi nella zona a sud del lago Maggiore.
UCCELLI STINFALIDI “accento acuto sulla a” (Greci). Mostruosi uccelli dagli artigli, ali e rostri di bronzo: vivevano sulle rive del lago Stinfalo ed erano tanto numerosi da oscurare il sole quando si libravano in volo; si pascevano di uomini e di animali che catturavano colpendoli con le loro bronzee penne a guisa di frecce. Eracle nella sua quinta fatica riuscì a cacciarli dal lago Stinfalo, spaventandoli con nacchere di rame avute da Athena. I mostruosi uccelli si rifugiarono allora nell’isola di Aretias, nella Colchide, donde furono poi cacciati dagli Argonauti. (Confer Apollonio Rodio, “Argonautiche”, II; Igino, “Favole”, XXX.)
UDEO (Greci). Uno degli Sparti, guerrieri nati dai denti del drago ucciso da Cadmo e seminati sotto le mura della nascente Tebe. U., che fu uno dei cinque Sparti sopravvissuti, fu considerato il capostipite della stirpe da cui discendeva l’indovino Tiresia.
ULIO (Greci). Epiteto attribuito ad Apollo quale dio dispensatore di salute e di bene. Apollo U. era oggetto di grande culto a Delo e a Mileto.
ULISSE o ODISSEO (Greci). Uno dei più astuti e coraggiosi eroi greci, cantato da Omero (“Odissea”). Nacque da Laerte e da Anticlea nell’isola di Itaca (antica Thiachi); fu tra i pretendenti alla mano della bellissima Elena e, visto il disaccordo degli aspiranti, suggerì che lo sposo venisse estratto a sorte. In seguito ebbe Penelope come moglie e con lei generò un unico figlio, Telemaco. Il padre lo mandò ambasciatore ai Messeni. Per riavere gli armenti che costoro gli avevano rubato; nella Messenia incontrò Ifito che gli donò il famoso arco di Eurito. Agamennone lo persuase ad andare con lui alla guerra di Troia, ma prima di partire l’astuto U. riuscì a scovare Achille (indispensabile se si volesse che Troia cadesse), nascosto in abiti muliebri fra le figlie del re Licomede a Sciro. Nella guerra di Troia si distinse per astuzia, ma anche per i numerosi servizi che rese all’esercito greco: convinse Filottete a seguirlo nella guerra, dopo che l’aveva abbandonato in un’isola per l’insopportabile fetore che emanava dalle sue ferite; trafugò il Palladio dalla cittadella di Ilio con la complicità di Diomede; uccise Reso e i suoi cavalli bianchi e suggerì lo stratagemma del famoso cavallo di legno. Alla morte di Achille riuscì, con astuta eloquenza, a farsi consegnare le armi fatate dell’eroe morto (destinate da Teti al più valoroso deiGreci), che avrebbe dovuto avere Aiace Telamonio. Dopo la distruzione della città di Troia U. impiegò dieci anni a tornare in patria; protetto dagli dèi e grazie al suo acume e alla sua proverbiale pazienza, U. riuscì a sopravvivere con i compagni alle furiose tempeste e agli uragani che lo sospinsero prima nel paese dei Lotofagi, poi in quello dei Ciclopi, dove con la sua astuzia salvò sé e i suoi uomini dalla crudeltà del ciclope Polifemo; fu poi sbattuto nell’isola di Eolo e sballottato dai suoi Venti; indi presso i Lestrigoni e ancora nell’isola della maga Circe, che lo trattenne presso di sé più di un anno, generandogli un figlio, Telegono; prima dell’addio la maga gli suggerì di recarsi nel bosco di Persefone, donde si accedeva all’Ade, per evocare l’ombra del vate Tiresia, che gli rivelò la persecuzione di Poseidone per avergli ucciso il figlio Polifemo e il suo travagliato approdo a Itaca. Ripreso il mare, U. giunse nell’isola delle Sirene ma scampò alle loro insidie e anche ai pericoli di Scilla e Cariddi; approdò nella Trinacria (Sicilia), dove perse parecchi dei suoi compagni; indi giunse nell’isola di Ogigia, dove la ninfa Calipso lo trattenne per sette anni e gli regalò due figli. Partito da Ogigia, U. raggiunse con difficoltà l’isola dei Feaci, Corcira (odierna Corfù), dove Nausicaa lo condusse lacero alla reggia del padre Alcinoo, il quale lo ospitò amabilmente per qualche tempo e gli preparò le navi per il sospirato ritorno in patria. Approdato finalmente nella sua isola, U., con la protezione di Athena e con l’aiuto di suo figlio Telemaco, vinse i Proci usurpatori dei suoi beni e li sterminò tutti. L’eroe continuò a regnare in pace accanto alla sposa fedele Penelope e al padre Laerte, fino a quando, secondo una leggenda posteriore, il figlio Telegono, avuto da Circe, lo uccise involontariamente, quando sbarcò a Itaca proprio per conoscere il padre mai veduto prima. Secondo un’interpretazione più moderna del mito, U. rappresenterebbe il simbolo dello spirito umano sempre assetato di nuove conoscenze e non mai pago della sua sorte, bensì deciso a forgiarsi il proprio destino anche a prezzo di subdoli compromessi. (Confer Luciano, “Dialoghi”, LX.)
ULLER v. Ullr.
ULLIN (Slavi). Dio slavo protettore della Pace, della Vittoria e dell’Abbondanza.
ULLR (Germani, Scandinavi). Abilissimo arciere, figlio della dea Sif, che lo generò prima di sposare Thor. Più che dio, U. fu mago e cacciatore e tanto saggio da sostituire Odino per dieci anni quando il dio, per una mancanza ingiustificabile, fu esiliato dal cielo degli dèi Asi.
ULTORE “accento acuto sulla o” (Romani). Epiteto comune a Giove e a Marte, detti i Vendicatori. Per festeggiare la vittoria sui nemici di Cesare, Ottaviano eresse a Giove e a Marte U. un tempio sul Foro Romano.
ULTRICI (Romani). Così i Romani chiamavano le Furie, considerandole vendicatrici.
UNI o UNIAL (Etruschi). Antica dea etrusca dai Romani identificata con Giunone. Insieme con Menrva (Minerva) e Tinia formò una triade divina con culto importantissimo che si estese fino a Roma.
UNIAL v. Uni.
UNIGENIA (Greci, Romani). Appellativo di Minerva, creduta figlia unica di Giove.
UNXIA (Romani). Divinità minore dell’Olimpo romano; preposta alla bellezza muliebre e alla custodia degli unguenti e dei profumi.
URANIA (Greci). 1. La Musa che personifica la poesia didascalica e astronomica. Fu amata da Apollo e da Dioniso; col primo generò Lino e col secondo Imeneo; suoi attributi furono il globo terrestre ed il compasso. 2. Appellativo di Afrodite quale dea ispiratrice di amori casti e puri, contrapposta ad Afrodite Pandémia preposta all’amore sensuale. Ad Afrodite U. furono dedicati molti templi, tra cui quelli di Citera di Egina e dell’Elide.
URANIE (Greci) Ninfe del Cielo, custodi delle stelle.
URANO (Greci). Divinità primigenia, personificazione del Cielo, fecondatore della terra mediante la pioggia. Esiodo lo considera il primo re dell’Universo, figlio di Gea, alla quale poi si unì per generare i dodici Titani, i Ciclopi e gli Ecatonchiri. Temendo che i figli lo privassero del dominio dell’Universo, U. li cacciò nel Tartaro, suscitando l’ira di Gea, che gli eccitò contro i Titani. Uno di questi, Crono, evirò il padre, ne gettò i testicoli nel mare e si impossessò del potere. Dal sangue di U. evirato nacquero i Giganti, le Erinni e le ninfe Meliadi. Dall’acqua del mare, fecondata dal suo seme, emerse Afrodite. Urano non ebbe mai culto e nemmeno templi.
URDAR v. Norne.
URDR o URDHR v. Hler; Norne; Ondine.
USIL (Etruschi). Divinità solare venerata dagli Etruschi, rappresentata da un giovane armato di arco con un’aureola sul capo.
UTERINA (Romani). Divinità romana patrona delle puerpere, dalle quali veniva invocata per rendere facile l’uscita del bimbo dal grembo materno.
UTGARD (Germani, Scandinavi). Il regno dei Giganti nordici, nemici acerrimi degli Asi.
UTGARD-LOKI (Germani, Scandinavi). Sovrano del regno dei Giganti, che sottopose il dio Thor a prove di destrezza mai superate dagli dèi, come, ad esempio, sollevare un gatto grigio, che in realtà era il serpente del Midgardhr tramutato in gatto, oppure vincere Elli, la nutrice di U., personificante il peso dell’età. Superate le prove, Thor ottenne ammirazione ed elogi da parte dell’astuto Gigante.
UWATTIR (Germani, Scandinavi). Esseri fantastici che compaiono nelle leggende del Nord-Europa; hanno molto in comune con i Giganti, le Fate, i Nani, le Silfidi.