VACUNA (Romani). Antica dea latina, molto venerata a Tivoli, poi identificata con Cerere e con Diana. Proteggeva il sonno dei contadini, i quali le offrivano doni e sacrifici al tempo dei raccolti. In epoca tarda fu identificata con Niche e venerata come dea della Guerra. In suo onore furono istituite le “Vacunalia”, feste che si celebravano all’inizio dell’inverno.

VACUNALIA v. Vacuna.

VAGITANO o VATICANUS (Romani). Divinità minore dell’Olimpo romano; aveva il compito di proteggere i neonati e di aiutarli a emettere i primi vagiti.

VALASKIALF o WALASKIALF (Germani, Scandinavi). Uno dei tre meravigliosi palazzi dell’Asgardhr (Olimpo nordico), residenza di Odino, da cui poteva osservare tutto ciò che accadeva nel mondo.

VALENTIA (Romani). Antichissima dea italica preposta alla salvaguardia della salute degli uomini.

VALFODHR v. Odino.

VALHALLA v. Walhalla.

VALI o WALI (Germani, Scandinavi). Uno dei figli di Odino; uccise Elod per vendicare l’assassinio di Balder, dio della Bellezza. V. è destinato a sopravvivere, insieme col fratello Vidhar, fino al giorno del Ragnarök (Crepuscolo degli dèi).

VALKIRIE o WALKYRIE (Germani). Figlie di Odino, bellissime e fortissime guerriere, armate di elmo, scudo, corazza e lancia; avevano il compito di aiutare i prodi nelle battaglie, dove accorrevano attraverso mucchi di cadaveri cavalcando destrieri fatati; sceglievano gli eroi morenti, li rianimavano con un bacio e li conducevano nel Walhalla (paradiso degli eroi), sedeabituale di Odino; ivi li lasciavano riposare nutrendoli con idromele e deliziandoli con le bellezze di quella dimora. Sede abituale delle V. era il Wingolf, loro mondo esclusivo, posto accanto al Walhalla. Erano molto numerose e venivano comandate da Freia, alla quale dovevano sempre obbedire, sotto pena di severi castighi, il più umiliante dei quali era la perdita della qualifica di V. Bellicose, ma sempre vergini, avevano la facoltà di tramutarsi in cigni. La più famosa, Brunilde (resa celebre da R. Wagner); le più invocate: Mista, Rista, Hilda, Thruda, Hlök, Herfjotern, Ragyd, Gud, Skogul, IIrund; la più bella è Hnos.

VALLONIA (Romani) Una delle divinità minori del Pantheon romano, preposta alla custodia delle valli.

VAM (Germani, Scandinavi). Fiume dei vizi e delle turpitudini, scorre nell’inferno germanico ed è alimentato dalla bava uscente dalle fauci del lupo Fenrir.

VANHEIN v. Asgardhr.

VANI o WANI (Germani, Scandinavi). Divinità nordiche esperte di magia, molto affini agli Asi; ma, a differenza di questi, si distinguevano per il carattere mite e pacifico e proteggevano l’umanità. Mossero guerra agli Asi per vendicare la morte dell’ambasciatrice Gullveig, che gli Asi avevano seviziato; dopo una serie di sanguinose battaglie si accordarono per un armistizio scambiandosi ostaggi come pegno di pace. Il dio Njördhr, col figlio Freir, dai V. fu ceduto agli Asi. Nella riconciliazione degli dèi nordici si vuole ravvisare un segno di fusione di due religioni.

VANTH (Etruschi). Divinità etrusca dell’Oltretomba, ispiratrice di Genii benefici; in epoca posteriore personificava la Giustizia.

VATICANUS v. Vagitano.

VE o WE (Germani, Scandinavi). Fratello di Odino e di Vili; tutti e tre figli del dio primordiale Bor e della gigantessa Bestla. Insieme uccisero il gigante Ymir e col suo enorme corpo pietrificato crearono la Terra e il Cielo. Sia V. che Vili furono divinità minori e, a differenza del fratello Odino, non ebbero culto presso i Germani.

VEDIOVE o VEDIOVIS (Romani). Deità demoniaca presso i Sabini, il cui culto fu introdotto in Roma da Tito Tazio. V., che si venerava per timore che nuocesse, aveva un tempio sul Campidoglio e un altro sull’isola Tiberina. Secondo Ovidio il suo nome significa Giove fanciullo; potrebbe essere anche uno degli aspetti di Giove vendicatore. Rappresentato anche con gli attributi di Apollo e in compagnia di una capra, animale a lui sacro.

VEDIOVIS v. Vediove.

VEGOE “accento acuto sulla e” (Etruschi). Ninfa etrusca, presunta autrice dei “Libri Fulgurales”, contenenti i segreti per tenere lontani i fulmini e per interpretarne il significato, libri che venivano consultati solo dagli aruspici.

VELES o VOLOS (Slavi). Antichissimo dio slavo con svariate mansioni: presiedeva ai giuramenti, alle anime dei defunti e al bestiame. Invocato assieme con Perkun, altro dio slavo dei patti e dei giuramenti.

VELLEDRA (Germani). Vergine germanica venerata dai connazionali come profetessa; incitava i suoi contro i Romani, dai quali poi, fatta prigioniera, fu condotta a Roma.

VELLO D’ORO (Greci). Favolosa pelle di montone che Frisso trasportò nella Colchide e nascose in una foresta consacrata a Marte, dove venne vigilata da un drago che divorava chiunque tentasse di rapirla. Per il suo recupero si mobilitò la famosa spedizione degli Argonauti, capitanata da Giasone. Per la tradizione, il V. d’o. sarebbe nato dal connubio della ninfa Teofane con Poseidone sotto le spoglie di Ariete.

VENATRIX (Romani). Divinità allegorica romana, ritenuta figlia di Saturno e madre della Giustizia e della Virtù.

VENERE v. Afrodite.

VENILIA (Romani). Antica dea latina, moglie di Giano e, per altri, di Nettuno; madre della ninfa Canente. Secondo Virgilio, invece, è moglie di Dauno e madre di Turno, re dei Rutuli, nonché sorella di Amata, madre, per la tradizione, di Lavinia. V. personificava il mare in bonaccia eprocurava felice navigazione (v. Pico).

VENTI (Greci). Divinità create dalla fantasia dei poeti. Ritenuti figli del Cielo e della Terra, oppure figli di Astreo e di Eos, che li posero sotto la custodia di Eolo, il quale li dirigeva, li raffrenava e li raccoglieva in una caverna di un’isola rocciosa, chiamata Eolia. Per gli antichi i V. principali erano quattro: Borea o Aquilone; Zefiro o Favonio; Noto o Austro; Euro o Argeste, detto anche Volturno; vi erano poi i V. secondari: Africano o Libeccio; Subsolano, detto anche Apoliotes; Cecia o Greco, che spirava da nord-est ed era rappresentato da un uomo venerando con capelli bianchi; Schirone che soffia da ovest-nord-ovest, raffigurato da un vecchio barbuto nell’atto di rovesciare sulla terra una brocca piena d’acqua. Nei tempi antichi i V. erano considerati fratelli delle Arpie, rappresentanti delle procelle. Più tardi i V. pericolosi erano creduti figli di Tifone; quelli propizi figli di Eolo. In origine si sacrificavano ai V. vittime umane; più tardi soltanto animali, in genere cavalli.

VERDHANDI v. Norne.

VERGELMIR o HVERGELMIR (Germani, Scandinavi). Sorgente che scaturisce dalla profondità del Niflheim, sede della dea Elel, luogo cupo e tenebroso, da cui sboccano dodici corsi d’acqua ghiacciati che si dividono poi in altrettanti fiumi continuando a produrre ghiaccio. Tra i fiumi più noti: Didh, Vidh, Sekin, Fiorm, Gipul, Gomul.

VERGINE (Greci, Romani). 1. Dea romana confusa con la dea Diche o Astrea. Per la leggenda, visse sulla terra col nome di V. Stellare nell’età dell’oro; dopodiché salì in cielo e vi brillò come astro zodiacale. Raffigurata come una fanciulla alata. Secondo la mitologia greca, fu mutata nella costellazione della V. 2. Erigone, figlia di Icario.

VERITA’ (Romani). Divinità allegorica, figlia di Saturno, madre della Giustizia e della Virtù. Nelle iconografie appare vestita di bianco, coi capelli sulle spalle.

VERMINO (Romani). Divinità latina che proteggeva gli armenti dalla malattia dei vermi. I Romani le eressero un tempio sul colle Viminale.

VERTICORDIA “accento acuto sulla o” (Romani). Appellativo di Venere come dea benevola e sensibile che fa dimenticare gli amori infelici; veniva invocata per redimere i giovani scapestrati ecorrotti. Secondo la leggenda, tre Vestali, ree di aver consumato un incesto, eressero alla dea un tempio sulla via Salaria e le consacrarono una festa che aveva luogo il primo aprile.

VERTUMNO o VERTUNNO (Romani). Dio romano di origine etrusca o sabina; presiedeva alla maturazione autunnale della frutta e all’avvicendarsi delle stagioni; aveva la virtù di trasformarsi in qualunque foggia volesse. Per conquistare Pomona, bellissima dea dei giardini e dei frutteti, V. si sottopose a ben quattro successive trasformazioni: prima in bifolco, poi in mietitore, in vignaiolo e infine in vecchia. Tali mutamenti rappresentano le quattro stagioni. Iconograficamente, V. appare come un bel giovane robusto, con barba, fronte coronata di spighe e una cornucopia in mano. Era venerato presso i Volsini e più tardi a Roma dove nel 264 a.C. gli furono dedicati un tempio sull’Aventino e una statua nel Vico Tusco per il culto dei bottegai. In suo onore si celebravano le feste “Vertumnalia”. (Confer Properzio, “Elegie”, IV; Tibullo, “Carmina”, II; Ovidio, “Metamorfosi”, XIV; Varrone, “De Lingua Latina”, V.)

VESPERO “accento acuto sulla prima e” (Romani). Espero, la più luminosa delle stelle.

VESTA (Romani). Antica dea romana, simile per carattere e attributi alla Estia greca; presiedeva alla casa e simboleggiava l’armonia familiare e la concordia della patria; aveva un corpo sacerdotale, costituito da sei Vestali, cui era affidata la custodia del fuoco sacro nel suo tempio. Il culto di V., uno dei più antichi, fu molto diffuso a Lanuvio presso Roma, dove Enea pare abbia portato i Penati di Troia per custodirli in un santuario apposito. Più tardi, consoli e dignitari romani rendevano culto a V. prima di assumere pubblici incarichi. Alla dea V. i Romani dedicarono un tempio rotondo presso i palazzi dei Cesari nel Foro, e una festa (“Vestalia”) che si celebrava il 9 giugno. Nel tempio della dea, le sacerdotesse, chiamate Vestali, custodivano il fuoco sacro e gli oggetti religiosi e arcani conosciuti solamente dal Pontefice Massimo, capo spirituale del gruppo sacerdotale.

VESTALI v. Vesta.

VETCHERNIAIA (Slavi). Stella vespertina presso gli Slavi; insieme con Dennitza, Stella Matutina, aiutava l’Aurora ad accudire i cavalli del Sole.

VIA LATTEA v. Galassia.

VIALES DEI (Romani). Divinità minori di origine sabina; presiedevano alla custodia delle strade affollate. Erano tali Apollo, Mercurio e Vibilia.

VIBILIA (Romani). Dea romana di origine latina; invocata dai viandanti smarriti per ritrovare la via giusta.

VICA POTA o VICAPOTA (Romani). Dea sabina, simbolo della Vittoria; colei che, secondo Cicerone, «Vince e conquista». In epoca posteriore, V. P. divenne appellativo della dea Victoria.

VICAPOTA v. Vica Pota.

VICTA (Romani). Divinità romana, di origine latina, che presiedeva al nutrimento.

VICTOR (Romani). Appellativo che i Romani davano a Giove, Marte ed Ercole. A Giove V, fu eretto un tempio sul Palatino.

VICTORIA (Romani). Dea latina, figlia dello Stige e della Violenza; assimilata per attributi alla Niche greca. Si rappresenta alata, con una palma in mano e una corona d’alloro in capo. Gli Ateniesi la rappresentavano senz’ali (Aptera) e le eressero un tempietto sul lato occidentale dell’Acropoli. Emulando i Greci, i Romani eressero a V. un tempio sull’Aventino nel 294 a.C e le dedicarono una festa che cadeva il 12 aprile.

VIDH v. Vergelmir.

VIDHAR (Germani Scandinavi). Dio germanico, figlio di Odino: detto anche il Silenzioso; dotato di forza e volontà straordinaria. Nel giorno del Ragnarök (Crepuscolo degli dèi) ucciderà il lupo Fenrir, trafiggendolo con la spada, per vendicare suo padre Odino. Sopravviverà con pochi Asi per riordinare il nuovo mondo.

VIDUUS (Romani). Dio romano cui era affidato l’incarico di separare l’anima dal corpo al momento della morte.

VIGILANTIA (Romani). Allegoria romana rappresentata da una donna alata con in mano una clessidra, un gallo e uno sperone; simboleggia l’operosità vigilata.

VIGRIDH (Germani). Sterminata pianura che si estende di fronte al Walhalla. Secondo l'”Edda” il campo V. sarà teatro delle lotte fra dèi e giganti.

VILE (Slavi). Antico nome delle Rusalke, pericolose Ninfe russe delle acque, che hanno molto in comune con le Sirene greche.

VILI v. Ve.

VINDICE (Romani). Epiteto che i Romani davano a Giove quale divinità punitrice delle ingiustizie e delle colpe. Essi lo chiamavano anche Giove Ultore.

VINZIO (Celti). Dio celtico molto venerato nella Gallia Narbonese col nome di Marte V.

VIOLENZA (Romani). Divinità astratta che i Romani ritenevano figlia dello Stige e sorella della Vittoria.

VIRAGO (Romani). Soprannome dato a Minerva e a Diana, considerate audaci e coraggiose; il nome significa infatti: «Virilmente coraggiosa».

VIRBIO v. Ippolito.

VIRGILIE (Romani). I Romani diedero questo nome alle Pleiadi, figlie di Atlante e di Pleione.

VIRGINALE (Romani). Dea romana che le spose invocavano nella prima notte di nozze quando si slegava loro la cintura verginale. Il mito è di origine asiatica (v. Militta, sezione seconda).

VIRIDIACA “accento acuto sull’ultima i” (Romani). Divinità di origine latina; tutelava l’armoniosa convivenza tra coniugi. Nel culto fu associata a Viriplaca.

VIRILE (Romani). Soprannome della dea Fortuna, ritenuta protettrice degli uomini.

VIRIPLACA (Romani). Divinità inferiore dei Romani, venerata come pacificatrice dei coniugi divisi da divergenze e dissapori. Aveva in Roma un tempietto sul Palatino, dove marito e moglie si recavano a offrire sacrifici dopo la riconciliazione.

VIRTUS (Romani). Allegoria romana personificatrice della Virtù, del Valore e del Coraggio. Per questi suoi attributi fu assimilata a Marte e a Bellona. Veniva rappresentata da una giovane donna biancovestita con in mano una corona d’alloro. A Roma la dea V. aveva un tempio contiguo a quello dedicato al dio Honos (Onore).

VISITATOR (Romani). Nome che i Romani davano a Bacco (e anche a Saturno), benemerito per aver insegnato agli uomini la coltivazione della vite.

VITULA (Romani). Dea romana dell’Allegrezza, dispensatrice di energia vitale; come tale presiedeva alla gioia e agli alimenti e vigilava sulla vita degli uomini. Faceva parte del corteggio di Marte e pare che in Umbria fosse identificata con la dea Vittoria.

VITUMNO v. Nona; Partula.

VODHA (Slavi). Dio solare venerato dai Baltoslavi.

VODIANOI (Slavi). Folletti slavi, si distinguevano in V., folletti dell’acqua; in Domovoi della casa e in Rusalke, dei fiumi. Erano malvagi e attiravano gli uomini per renderli schiavi.

VOLOS v. Veles.

VOLPE DI TEUMESSA v. Teumessa.

VOLTUMNA (Etruschi). Una delle principali divinità etrusche, venerata a Volsini (Bolsena). Il suo culto, introdotto in Roma da Tito Tazio, fu ufficializzato soltanto dopo che i Romani distrussero Volsini (264 a.C.). In Roma fu venerata col nome di Vertumno, patrono della benevolenza. Si ignora quali fossero gli attributi di V. in Etruria. Il tempio della dea era a Volsini, dove si tenevano le adunanze delle dodici città etrusche confederate per trattare gli affari dello stato. (Confer Livio, “Storie”, IV; Properzio, “Elegie”, V.)

VOLTURNO (Romani). 1. Soprannome del dio Tiberino; deriva dal latino “volvere” e significa: «Colui che rotola». V. presiedeva il corso del Tevere e dei fiumi in genere. Secondo alcuni fu il padre della ninfa Giuturna. 2. V. Euro.

VOLUMNA e VOLUMNO (Romani). Divinità minori del Matrimonio; si invocavano durante le nozze per impetrare agli sposi amore e concordia.

VOLUPIA (Romani). Dea romana personificatrice del Piacere, della Salute e del Benessere. Nel tempio di V. si venerava la statua di Angerona, dea del Silenzio. V in seguito fu confusa con Angerona.

VOLUTINA (Romani). Divinità agricola romana che patrocinava lo svolgimento delle pannocchie ancora chiuse.

VOLUTTA’ (Romani). Secondo il poeta africano Apuleio (primo secolo d.C.), sarebbe la dea nata dall’amplesso di Amore e Psiche prima che Giove li portasse nell’Olimpo e li rendesse immortali.

VOSEGUS (Celti). Dio gallico patrono delle Selve.

VRON v. Bron.

VULCANO (Romani). Antica divinità italica, personificazione del Fuoco, preposta all’industria dei metalli; fu anteriore a Giove, di cui in origine aveva anche gli attributi; per questo fu venerato anche come dio dei Fulmini e della Guerra. Per compensarlo della sua bruttezza di fabbro adusto e zoppo, gli dèi gli diedero come sposa “Stata Mater”, che, secondo alcuni mitologi, era la Terra Maia. A Roma fu venerato come dio del Focolare e protettore dagli incendi; presiedeva al suo culto il “Flamen Vulcanalis”. In suo onore i Romani istituirono le feste “Vulcanalia”, che cadevano il 23 agosto. In epoca posteriore la figura di V. si fuse con quella del greco Efesto. Come fabbro fonditore di metalli, i Romani chiamarono V. “Mulciber” e gli dedicarono un tempio presso il Circo Flaminio. Fu oggetto di culto in Etruria e anche ad Ostia, dove fu onorato come massima divinità.

VULGARE (Romani). Epiteto di Venere.

VULTURNO v. Euro.