ZACINTO (Greci). Figlio di Dardano; secondo alcuni mitologi, diede il suo nome alla famosa isola dello Ionio, verso la costa del Peloponneso.

ZAGREO (Greci). Mito di origine cretese, riferito a Dioniso Z., principale divinità del culto orfico. Nacque, con la testa taurina, da Zeus e da Persefone. Sapendo che il dio era destinato al governo dell’universo, i Titani, eccitati da Era, fanno scempio di Z. e ne divorano le membra, risparmiando solo il cuore, che Zeus raccoglie e ingoia, per custodire in sé il seme del figlio morto; Z. resusciterà poi a Tebe come terzo Dioniso, figlio di Semele. Secondo la leggenda, Zeus avrebbe fulminato i Titani per punirli del massacro del figlio; dalle loro ceneri sarebbero nati uomini che avrebbero continuato, secondo l’Arfismo, la lotta tra il principio del bene (Z.) e quello del male (i Titani).

ZALMOSSIDE (Greci). Dio e re della Tracia, che, secondo Platone, visse realmente e venne poi divinizzato; fu assimilato ad Asclepio perché, come il grande dio taumaturgo, conosceva l’arte di curare il corpo e l’anima.

ZAMOLXIS (Greci). Sacerdote divinizzato dei Daci, popolo della Dacia. Animatore di riti orgiastici e frenetici pretendeva dai suoi seguaci il disprezzo della vita in generale.

ZCERNEBOCH v. Zernobog.

ZEFIRO (Greci). Uno dei quattro Venti principali, detto anche Favonio; i Romani lo consideravano figlio di Eos e di Astreo, precisamente il vento dell’ovest, che annuncia la primavera e placa le onde del mare favorendone la navigazione.

ZELLA MATE (Slavi). Dea slava cui era affidata la protezione delle vie; venerata dagli antichi Lettoni.

ZELOS (Greci). Figlio della ninfa Stige e del titano Pallante; personifica l’Emulazione; fratello di Crato (la Forza), di Niche (la Vittoria), di Bia (la Violenza).

ZEMARGLA (Slavi) Per gli antichi Russi era il dio dell’Inverno.

ZEMIENNIK (Slavi). Antico dio lettone della Terra; in suo onore si sacrificavano in autunno degli animali che, secondo una barbara usanza, venivano uccisi a bastonate e poi cotti e serviti fra i devoti.

ZEMYNA (Lituani). Deità della Terra, venerata dagli antichi Lituani.

ZERINZIA (Greci). Epiteto sotto il quale si venerava Afrodite nella Tracia. Ad Afrodite Z. si immolavano dei cani.

ZERNOBOG o ZCERNEBOCH (Slavi). Il Dio Nero, personificazione del Male, con culto presso gli Slavi; contrapposto al Dio Bianco, Bielboz, personificazione del Bene. In origine erano le due uniche divinità slave; poi, con l’introduzione dei culti asiatici, Z. e Bielbog ebbero un ruolo di secondo piano.

ZETE v. Borea; Boreadi; Fineo 1; Orizia.

ZETO v. Anfione.

ZEUS (Greci). Dio supremo dell’Olimpo greco, padre di tutti gli dèi, figlio di Crono e di Cibele, fratello di Poseidone, di Ades, di Estia, di Demetra e di Era; quest’ultima fu sua sposa e gli generò Ebe e Eris. Poiché il padre Crono era solito divorare i propri figli per timore di venire un giorno spodestato, Cibele, per evitare che anche l’ultimo, Z., facesse la stessa fine, si recò a Creta e lo partorì di nascosto; poi presentò al marito una pietra avvolta in fasce da neonato e Crono si affrettò ad ingoiarla (v. Abadir). Z. fu allevato dalle ninfe Melissa e Adrastea col latte della capra Amaltea e col miele dell’ape Panacride. Cresciuto in età, Z. abbandonò Creta e costrinse il padre a vomitare tutti gli altri figli ingoiati, che erano immortali; poi con l’aiuto dei fratelli, dei Giganti e degli Ecatonchiri, da Z. liberati dal Tartaro dove Crono li aveva gettati, il dio tolse al padre il governo dell’universo e cacciò i Titani. Per consolidare il regno Z. dovette affrontare il mostruosogigante Tifeo e lottare contro i Giganti, che volevano detronizzarlo. Ormai sovrano assoluto del mondo, temendo che i figli facessero a lui ciò che egli aveva fatto a suo padre, divorò la prima moglie Metis, già incinta di Athena, per impedirle di generare; così egli fu costretto a partorire la propria figlia dalla testa. Dopo Metis, Z. sposò molte altre donne, che ripudiò una dopo l’altra: Temi, Dione, Maia, Persefone, Eurinome, Mnemosine, Leto e infine la sorella Era. In seguito, volendo dividere il gravoso governo dell’universo con i suoi fratelli, assegnò a Poseidone il patrocinio delle acque e ad Ades il regno dei morti; per sé tenne il dominio del cielo e della terra; pretese il rispetto della sua volontà e assoluta obbedienza dagli altri dèi e dee dell’Olimpo. Con le numerose virtù, Z. ebbe anche molte debolezze umane. Si concesse moltissime amanti fra dee e mortali, che egli riusciva ad avere assumendo le forme più strane e impensate: sotto le sembianze di toro sedusse Europa; in forma di serpente riuscì ad avere Persefone; sotto forma di aquila prese Asteria; in forma di pioggia d’oro, Danae; come fuoco, Egina; come Satiro, Antiope; come cigno, Leda; come formica Clitoride, e così di seguito. Tra i figli, bastardi o meno, vanno ricordati: Efesto che ebbe da Era, Persefone da Demetra, Ermes da Maia, Dioniso da Semele, Eracle da Alcmena, Anfione e Zeto da Antiope, le Ore e le Moirai da Temi, le Muse da Mnemosine, Dardano da Elettra, le Cariti da Eurinome, Perseo da Danae. Divinità massima, Z. aveva il suo epicentro cultuale a Dodona, dove ebbe anche un oracolo; da Dodona il culto passò a Egina; poi in tutta la Grecia, donde si diffuse ampiamente a Creta, in Arcadia, in Beozia e nell’Attica, con sede nell’Acropoli di Atene e sul monte Linceo, considerato il secondo Olimpo. Gli Egiziani identificarono Z. con Ammone (v. sezione seconda) e lo venerarono col nome di Z. Ammone nell’oasi di Siwa, dove aveva un famoso oracolo. I Romani lo chiamarono Giove e gli dedicarono templi, statue, soprannomi e attributi a seconda delle varie circostanze. Al suo culto presiedevano i sacerdoti chiamati Selli (in Dodona) e Cureti (a Creta). A Z. si dedicò la più grande festa nazionale greca: i Giuochi Olimpici in Olimpia, dove al dio fu eretto un grande tempio. Gli erano sacri l’olivo o e la quercia. Suoi attributi: l’aquila, lo scettro, la folgore. Le iconografie lo presentano in vari modi: come un uomo nella piena virilità, imponente e severo, oppure nudo e tranquillo nell’atto di appoggiarsi allo scettro, più spesso seduto mentre impugna lo scettro sormontato dall’aquila. (Confer Omero, “Iliade”, I, IV, V, VIII, XV, XVI, XX; Ovidio, “Metamorfosi”, VI; Stazio, “Tebaide”, VII.)

ZEUSIPPE (Greci). Ninfa che, amata da Pandione, re di Atene, generò i gemelli Eritteo e Bute, e due figlie, Procne e Filomela.

ZEUXO (Greci). Una delle Oceanine.

ZEVANA (Slavi). Dio slavo protettore dei cacciatori.

ZIU v. Tyr.

ZIZELBOG (Slavi). Dea della Luna, venerata dagli antichi Slavi del sud.

ZLOTAJA BABA (Slavi). Dea slava del Mare. Nel mito è venerata come la Donna d’oro.

ZODIACO (Greci, Romani). Lo spazio del cielo che comprende le dieci costellazioni nelle quali gli antichi scorgevano evidenti elementi mitologici: Ariete (quello dal vello d’oro), Toro (la forma assunta da Giove per rapire Europa), Gemelli (Castore e Polluce), Cancro (animale che punse Eracle mentre uccideva l’Idra di Lerna), Leone (ucciso da Eracle), Vergine (Astréa, che visse sulla terra nell’età dell’oro), Bilancia (la Giustizia), Scorpione (uccise Orione con la sua puntura), Sagittario (il centauro Chirone), Capricorno (Amaltea, nutrice di Zeus), Acquario (la coppa di Ganimede, in cui bevevano gli dèi), Pesci (i delfini che portano Anfitrite a Poseidone).

ZORIA (Slavi). Con questo nome gli Slavi chiamavano l’Aurora. In origine vi erano due Z. e ambedue al servizio del Sole per aprire e chiudere il suo palazzo; la prima faceva servizio all’alba e la seconda dopo il tramonto.

ZOSIM (Slavi). Dio delle Api, generato dagli Slavi. Le api non hanno il loro nume protettore in nessun altra mitologia.

ZVORUNA (Slavi). Dea dell’aspetto di uccello che presiedeva alle bufere; il nome significa Cagna; per i suoi attributi fu paragonata all’Artemide greca.

ZYGLA (Greci). Epiteto che si dava a Era quale dea tutelare del matrimonio.

ZYWIE (Slavi). Dio venerato dagli antichi Slavi come colui che presiedeva alla vita.