Andiamo tra Tigri ed Eufrate. Se l’Egitto era ossessionato dall’eternità dorata, la Mesopotamia era rassegnata al grigio.

La morte in Mesopotamia: la Terra del Non Ritorno

Sumeri, Accadi, Babilonesi, Assiri — 3000 anni di storia e un’unica certezza: dopo morti, fa schifo per tutti. Re o schiavo, non cambia niente.

1. Il Kur / Irkalla: l’aldilà senza speranza

Il regno dei morti si chiamava Kur, Irkalla, o semplicemente “Terra del Non Ritorno”. Non era un inferno per punizione. Era la discarica cosmica per tutti.

Com’era fatto:

  • Buio pesto: Nessun Ra a sorgere ogni mattina. Solo tenebra eterna.
  • Polvere per cibo: I morti mangiano argilla e bevono acqua fangosa. Nella Discesa di Inanna, la regina dell’aldilà Ereshkigal dice: “Il pane è argilla, la birra è polvere”.
  • Nudi e pieni di piume: I morti hanno “vesti di piume come uccelli”. Non è poetico. Sono ridotti a spettri spelacchiati.
  • 7 porte, 7 guardiani: Per entrare devi spogliarti di tutto, simbolo per simbolo. Inanna/Ishtar ci prova e resta nuda e appesa a un gancio come carne al macello.

A governare c’è Ereshkigal, sorella gelosa di Inanna. Dura, spietata. Suo marito è Nergal, dio di peste e guerra. Coppia perfetta.

2. L’Epopea di Gilgamesh: il primo romanzo sulla paura di morire

Il testo chiave per capire come vivevano la morte è l’Epopea di Gilgamesh, 2100 a.C. circa.

La trama che conta:

  1. Gilgamesh è re di Uruk, 2/3 dio, 1/3 uomo. Si crede invincibile.
  2. Gli dèi creano Enkidu, un uomo selvaggio, per fargli da amico e calmarlo. Diventano fratelli.
  3. Insieme uccidono il demone Humbaba e il Toro Celeste. Hybris totale.
  4. Gli dèi si incazzano e condannano Enkidu. Muore di malattia dopo 12 giorni di agonia.

E qui Gilgamesh crolla. Vede il cadavere dell’amico decomporsi e capisce: “Anch’io finirò così”.

“Enkidu, amico mio, è diventato argilla. Dovrò anch’io giacere così, per non rialzarmi mai più?”

Parte per trovare Utnapishtim, l’unico uomo sopravvissuto al Diluvio e reso immortale dagli dèi. Attraversa le acque della morte, supera uomini-scorpione, parla con la taverniera Siduri.

La lezione di Siduri, 4000 anni fa:
“Gilgamesh, dove corri? La vita che cerchi non la troverai. Quando gli dèi crearono l’uomo, diedero la morte all’uomo, tennero la vita per sé. Tu piuttosto riempi il ventre, giorno e notte fa’ festa, balla e suona. Guarda il bambino che ti tiene la mano, gioisci con la moglie tra le tue braccia. Questo è il destino degli uomini.”

Spoiler: Gilgamesh fallisce. Trova una pianta dell’eterna giovinezza, ma un serpente gliela ruba mentre fa il bagno. Torna a Uruk a mani vuote. Messaggio mesopotamico: accetta la morte e costruisci mura che restino. Infatti l’epopea finisce con lui che ammira le mura di Uruk. L’immortalità è nella memoria.

3. I rituali: seppellire bene per non avere rogne

Visto che l’aldilà faceva pena, l’obiettivo era evitare che i morti tornassero a rompere.

PraticaPerché si facevaSe sbagliavi…
Sepoltura sotto casaCosì l’antenato proteggeva la famigliaDiventava etemmu vagante, fantasma affamato
Corredo funerarioVasi, cibo, birra, gioielli, sigilliIl morto arrivava nell’Irkalla senza nulla da offrire ai guardiani
Libagioni d’acquaSi versava acqua a terra per “rinfrescare” il mortoIl morto aveva sete eterna e ti perseguitava
Lutto pesanteStracciarsi le vesti, cospargersi di polvere, digiunoMancanza di rispetto = fantasma arrabbiato

I re sumeri di Ur, 2600 a.C., esageravano: quando il re moriva, decine di servi e musicisti venivano avvelenati per seguirlo nella tomba. Arpe, carri, guardie. Tutto per non arrivare da solo nell’Irkalla. La Tomba Reale di Ur di Leonard Woolley ha trovato 74 scheletri.

4. I fantasmi: etemmu e gli altri incubi

Per i mesopotamici i morti non stavano buoni. Se morivi male, tornavi.

Chi diventava fantasma:

  1. Morti senza sepoltura: Annegati, dispersi in battaglia. Nessuno gli versava acqua.
  2. Morti senza figli: Chi portava le offerte se non hai discendenza?
  3. Morti di morte violenta: Incidenti, omicidi. Troppa rabbia.
  4. Donne morte di parto: Chiamate lilitu. Diventavano demoni che rapivano bambini.

Gli etemmu causavano malattie, incubi, sfortuna. Per scacciarli avevi esorcisti, gli ashipu, con rituali scritti su tavolette. Ricetta tipica: fai una statuetta del fantasma, le dai da mangiare, poi la seppellisci dicendo “torna da dove sei venuto”.

5. Differenze chiave con l’Egitto

EgittoMesopotamia
Giudizio: Pesatura del cuore. Puoi meritarti il paradisoNessun giudizio: Sei buono, sei cattivo, finisci nella polvere comunque
Corpo: Va mummificato, serve intattoCorpo: Irrilevante. L’anima va giù lo stesso
Obiettivo: Diventare akh, dioObiettivo: Essere ricordato. Fama = unica immortalità
Tono: Speranza, luce, ciclo solareTono: Pessimismo cosmico. Gli dèi sono capricciosi

L’unica eccezione: chi annegava o moriva eroicamente poteva finire da Ea/Enki nell’Apsu, l’acqua dolce sotterranea. Un po’ meglio. Ma non contateci.

In sintesi: Per un babilonese la morte era democratica e deprimente. Non c’erano premi. Quindi? Vivi ora. Mangia, bevi, costruisci, fai figli, scrivi il tuo nome su un mattone. Perché dopo c’è solo polvere, e se sei fortunato qualcuno ti versa un po’ d’acqua.

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