perché ha ragione a dire che ai suoi non frega niente delle nostre opinioni

C’è un video che circola in rete in cui una donna sintetizza un pensiero che, se detto da un uomo, scatenerebbe un linciaggio mediatico: “Vi prego, basta podcast di uomini dove invitano altri uomini a parlare. A nessuno frega un cazzo della vostra opinione, veramente. Odio quando gli uomini hanno opinioni”.

La reazione istintiva, per molti, è l’orgoglio ferito e pensare che sia solo l’ennesima stupidaggine emotiva. Si è tentati di ribattere sparando statistiche sul fatto che il 96% delle invenzioni umane sia opera maschile, o che il 90% delle rivoluzioni che hanno cambiato il mondo siano state guidate da uomini. Ma reagire così è un errore tattico: si scende sullo stesso piano emotivo di chi si sta criticando.

Se togliamo il rancore e applichiamo la pura logica, la conclusione è una sola: quella donna ha perfettamente ragione. E non c’è nulla di male in questo.
Uomo e donna non sono programmati per capirsi a fondo o per bilanciare le rispettive visioni del mondo. La realtà dei fatti è che noi uomini troviamo spesso inutili le opinioni femminili, semplicemente non abbiamo le palle di dirlo apertamente per via delle ripercussioni sociali. Le donne, al contrario, non hanno questo freno inibitore e dichiarano apertamente la loro indifferenza. L’amicizia tra uomo e donna, nella maggior parte dei casi, è un’illusione mantenuta in piedi solo perché l’uomo fa uno sforzo immane di adattamento.

Noi modifichiamo il nostro modo di esprimerci, ci snaturiamo e filtriamo i nostri pensieri per renderci più “appetibili” e comprensibili alle donne. Lo facciamo per un motivo biologico elementare: aumentare le nostre probabilità riproduttive. Le donne, essendo il genere che viene approcciato, non hanno alcuna necessità di adattarsi ai nostri schemi mentali.

Che queste differenze siano innate e non frutto del “costrutto sociale” lo dimostra la scienza pura, fin dai primissimi istanti di vita. Simon Baron-Cohen dell’Università di Cambridge ha dimostrato che neonati di meno di 24 ore presentano divergenze drastiche: le femmine fissano a lungo il volto umano, i maschi seguono con lo sguardo oggetti meccanici in movimento.
A 9 mesi i maschi scelgono spontaneamente giochi competitivi con una gerarchia di vincitori, come le macchinine. Le femmine preferiscono bambole per simulare interazioni sociali. Arrivati a 5 anni, le bambine mostrano istinti materni spiccati, i bambini sono attratti dalla creazione di risorse (Lego) o dal confronto fisico. Se pensate che sia colpa dell’educazione dei genitori, sbagliate: gli stessi esatti comportamenti sono stati osservati nei neonati di macaco rhesus, dove il testosterone e gli estrogeni guidano le scelte in modo inequivocabile.

La conclusione è cruda ma inconfutabile: uomo e donna non sono messi al mondo per creare sinergie intellettuali, ma per procreare. Per questo, sin dall’alba dei tempi, l’opinione femminile non ha mai guidato le società. I grandi testi religiosi e filosofici descrivono in modo draconiano la donna che si ribella al ruolo assegnatole. Nella Bibbia, nei Proverbi (21:9 e 21:19), si dice chiaramente che è meglio dormire su un tetto o nel deserto piuttosto che con una donna litigiosa. Il patriarcato non è nato da un complotto maschile per opprimere il genere femminile, ma perché era l’unico sistema allineato alla biologia capace di far funzionare una società e farla prosperare. Anche Adamo è stato esiliato dall’Eden e condannato al lavoro per aver commesso l’errore fatale di lasciare decidere a Eva per cinque minuti.

Oggi viviamo in una bolla artificiale. Le donne vengono trattate non come pari, ma con una serie di privilegi esclusive: annunci di lavoro riservati solo a loro, borse di studio per le facoltà STEM, quote rosa in politica, il 100% del potere decisionale sulla riproduzione e la possibilità di richiedere il divorzio e intascare il 50% del patrimonio costruito dal marito.

E qual è il risultato di questo esperimento sociale forzato? Le donne sono più infelici che mai. Negli ultimi dieci anni l’assunzione di antidepressivi è più che raddoppiata, con un picco tra le over 40 in carriera, mentre tra gli uomini il dato è stabile o in calo. L’odio verso il genere maschile è ai massimi storici. Nelle relazioni, la farsa della parità costringe l’uomo a recitare una parte che non gli appartiene, inseguendo una “connessione chimica” che biologicamente non è prevista.

La vera domanda è: perché continuiamo a mentire? Perché incoraggiamo le donne a sprecare i loro anni migliori inseguendo obiettivi che le rendono depressed e che sono controproducenti per la società intera, quando il loro contributo massimo rimane la creazione di una famiglia?
Il motivo è la paura. L’uomo moderno è terrorizzato dal “terrorismo psicologico” che lo colpisce se osa far valere la propria opinione o riprendere il suo ruolo naturale. Ma la natura non si può ingannare a lungo. Il segreto che pochi osano ammettere è che, nonostante tutta la retorica egualitaria, le donne continueranno sempre e solo a provare attrazione per uomini iper-mascolini che non credono alla parità e che si rifiutano di piegarsi al dittato del politicamente corretto.


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