Il Vietnam è un paese molto particolare.
Ci sarebbe molto da dire, ma per ora mi limito solo ad alcuni episodi; magari in futuro amplierò il racconto.
Metterò alcune foto di bimbi.
La differenza con la Thailandia appare prepotente.
In Vietnam i bimbi normalmente sorridono, mentre in Thailandia sono sempre tristi.
A Hanoi ho conosciuto queste due ragazzine. Entrambe molto giovani, una di 15 e l’altra di 16 anni.

Stavo visitando il laghetto con il ponte rosso, molto famoso in centro città.
C’erano fotografi che per pochi soldi facevano foto a pagamento ai turisti. Queste due ragazzine mi chiesero se potevano farsi una foto con me.
Capitava spesso che mi fermassero ragazzi e ragazze giovani per la strada; volevano solo parlare un po’ per fare pratica con l’inglese.
Nel mezzo del laghetto c’era un isolotto con un piccolo tempio buddista e un negozietto annesso.
Comprai due piccoli Buddha di giada e li regalai alle due ragazzine per ringraziarle della foto (una copia l’avevano regalata a me).
Mi raccontarono che erano in gita per visitare una loro parente e che venivano da una città chiamata Thai Nguyen.
Così continuammo a visitare insieme la città.
A Hanoi esistono dei chioschetti che vendono gite turistiche nei dintorni che durano una giornata. Il pranzo era compreso.
Chiesi alle due ragazzine se volevano accompagnarmi e accettarono, così acquistai per il giorno dopo uno di questi tour per tutti e tre.
Non ricordo quanto spesi, ma costavano abbastanza poco, me lo potevo permettere.
Così facemmo questa piccola gita molto bella.
Alla sera, al rientro, mi dissero che entro un paio di giorni una delle due, quella della foto, sarebbe dovuta tornare alla base e mi invitò ad andare a trovarla.
Il loro inglese era abbastanza stentato, così diedi loro appuntamento per il giorno seguente presso il mio hotel, che era dotato di un servizio interpreti proprio per aiutare i turisti.
Il loro inglese era decisamente più comprensibile, così mi feci tradurre ciò che la ragazzina mi diceva in vietnamita.
Mi spiegarono che per andare a casa sua esisteva un treno, ma i treni in Vietnam sono molto lenti e il viaggio sarebbe durato circa 8 ore.
C’era un solo treno al giorno per andare e uno per tornare.
Il problema è che avevo ancora 3 giorni a disposizione e poi sarei dovuto tornare in Italia; non potevo rischiare di perdere il treno, così chiesi se c’erano alternative.
Mi risposero che l’alternativa era noleggiare un taxi con autista ma che sarebbe stato molto caro: 50 dollari tutto compreso. Non ci pensai un attimo e accettai.
Così il giorno seguente io e la ragazzina partimmo per andare a casa sua, dove ebbi occasione di conoscere tutta la famiglia, compreso il nonno che io chiamavo nonno Ho Chi Minh perché gli assomigliava molto. Era un ex combattente Viet Cong.
Quella notte dormii con lui su un letto di legno.

Tornai altre volte in Vietnam e una di queste volte andai pure a trovarla insieme a Trang, tanto ormai conoscevo la strada. Fu per lei una sorpresa molto gradita, anche perché non si aspettava di rivedermi.

Questa ragazzina, molto carina, ha caratteristiche somatiche più simili ai cinesi che ai vietnamiti.
In effetti la città in cui vive è abbastanza vicina al confine con la Cina.
Ho conosciuto tutta la sua famiglia, tranne il padre, quello, non so il motivo, non c’era e forse è stata proprio questa la ragione per cui è nato questo rapporto di amicizia fra noi, a lei serviva un padre e a me serviva una figlia, per cui ci siamo piaciuti a vicenda.
Nei miei vari viaggi ho mangiato cibi anomali:
escargot à la Bourguignonne in un ristorante vicino a casa,
tartaruga a Cuba,
coccodrillo in Laos,
cavallette in Cambogia,
scarafaggi in Thailandia,
cobra in Vietnam,
mi manca però l’esperienza che fu del conte Ugolino.
Poiché siamo nel post sul Vietnam, mi limiterò al cobra.
Ero ad Hanoi, ospite a casa del cugino della mia fidanzata vietnamita.
Sapevo che esistevano ristoranti che cucinavano il cobra e gli chiesi se potevamo andarci.
Ci andammo con tutta la famiglia.
Al ristorante mi mostrarono il cobra che avrebbero cucinato.
Lo tolsero dalla gabbia e lo uccisero di fronte a me.
Lo aprirono, gli tolsero il cuore sanguinante, lo misero in un bicchierino di plastica e me lo offrirono.
Ho coraggio, va bene tutto ma non fino a questo punto.
Passai il bicchierino alla figlioletta di 5 anni del cugino che lo ingoiò avidamente.
Cucinarono il cobra in varie maniere per farmi provare le loro specialità.
Sinceramente non ricordo il sapore.
Fortunatamente veniva accompagnato da vari liquori ed ero abbastanza ubriaco da ingurgitare senza farmi troppi problemi.
Un altro episodio significativo che fa capire cosa è il Vietnam è successo un giorno in un ristorante/bar.
Ero tranquillamente seduto a un tavolino e poco più in là c’era quello che credo fosse un altro turista dal momento che aveva caratteristiche somatiche occidentali.
Stava bevendo un bicchiere di vino bianco.
Arrivò la cameriera e le chiesi di portarmi la stessa cosa che stava bevendo l’altro turista.
Poco dopo lei tornò con un bicchiere di vino, solo che non era bianco, era rosso.
La mia espressione di stupore venne vista dall’altro turista che mi disse: “non te la prendere, va già bene che ti hanno portato del vino, non pretendere troppo, questo è il Vietnam”.
Una menzione speciale va alla nonna della ex fidanzata.
Avevo conosciuto Lee Trang, questo è il nome della ex fidanzata, in riva al fiume dei Profumi a Hue, dove lei aveva da poco finito di studiare e si era diplomata.
La sua famiglia abitava a Đồng Hới, la città capitale della provincia di Quảng Bình nel Việt Nam centrale.
Dopo qualche giorno prendemmo il treno e ci recammo presso la sua casa.
Qui conobbi il resto della famiglia.
Passai con loro il resto della mia permanenza e tornai anche in seguito.
Alla nonna piacevo molto, tant’è che Trang un giorno mi disse: “mia nonna vuole più bene a te che a me”.
Mi raccontò che aveva una sorella che abitava ad Hanoi e che non vedeva da circa 30 anni.
Ero già stato ad Hanoi ma ci tornammo, ospiti a casa del cugino.
Invitai la nonna a venire con noi e lei accettò.
La gioia di quando incontrò la sorella fu immensa.
Era piuttosto anziana e ormai si era rassegnata a non vederla mai più prima di morire.
Credo che non avrei potuto farle regalo più bello.

Mi capitava spesso di venire fermato per strada da vietnamiti che volevano parlare un po’ con me.
Il loro obiettivo era far pratica con l’inglese.
Un giorno questa ragazzina in bicicletta si fermò al mio fianco e iniziò a parlarmi.
Aveva 12 anni e anche lei, come gli altri, voleva solo far pratica.
Siccome avvenne non molto lontano da casa di Trang, diventammo amici e ci frequentammo più volte.
Mi portò a casa sua e mi fece conoscere la sua famiglia.

Ricordo un episodio che spiega bene il rapporto che hanno i vietnamiti con la privacy.
Un giorno si presentò nell’hotel in cui stavo. Era mattina presto e stavo ancora dormendo.
Non bussò neppure, entrò e basta.
In Vietnam fa caldo e io dormivo nudo.
Ricordo i miei contorcimenti per coprirmi un po’ e cercare di mettere almeno le mutande.
Probabilmente era solo un mio retaggio culturale evitare di farmi vedere completamente nudo, magari lei non ci avrebbe fatto neppure caso.
Nella stanza c’erano due letti, lei si sedette su quello di fianco al mio, prese un libro e cominciò a fare i compiti mentre io svolgevo le mie operazioni mattiniere di lavaggio e altro.
Non era la prima volta che succedeva un episodio analogo.
Anche a Saigon (ora Ho Chi Minh City), una cameriera entrò nella mia stanza mentre ero seduto alla scrivania completamente nudo, solo che in quel caso non mi preoccupai più di tanto essendo la ragazza maggiorenne.
Semplicemente le chiesi di uscire un attimo mentre mi vestivo un po’ e così lei fece.
Tornai in Vietnam più volte e molti altri episodi ci sarebbero da raccontare, ma per ora mi limito a questi pochi spunti.
ma ora, come promesso, alcune foto di meravigliosi bimbi vietnamiti.




Quest’ultima è la mia preferita.
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