Come l’Emotività Femminile Viene Usata per Distruggere l’Occidente

È tempo di dire le cose come stanno, senza giri di parole: l’emotività femminile sta venendo sfruttata per fare a pezzi la società occidentale. Per capire come, dobbiamo partire da una premessa psicologica che molti rifiutano di accettare per paura del giudizio: uomini e donne funzionano in modo radicalmente diverso.
Gli uomini sono guidati dalla logica, le donne dalle emozioni. È una differenza biologica, non una costruzione sociale. L’uomo comprende naturalmente la gerarchia e la meritocrazia. Quando c’è un obiettivo da raggiungere, l’uomo non perde tempo a preoccuparsi di chi si offende: identifica il migliore, lo mette al comando, e gli altri seguono. È il classico esempio delle partite a calcio da ragazzi: il più bravo viene scelto per primo, gli “sfigati” per ultimi. C’è una scala di valore, cruda ma necessaria, perché l’obiettivo è vincere.
La donna, al contrario, è un essere sociale che antepone il “benessere del gruppo” al risultato. La sua natura la porta a evitare le gerarchie per non ferire l’orgoglio altrui, anche a costo del fallimento totale. Mentono spudoratamente l’una all’altra (“stai benissimo così”, “non devi dimagrire”) per mantenere una pace apparente. Questa dinamica si è vista chiaramente nel programma The Island di Bear Grylls: gli uomini, ignorando i sentimenti, hanno eletto un leader, si sono organizzati e sono sopravvissuti. Le donne, paralizzate dalla preoccupazione di urtare le sensibilità altrui, non hanno eletto un leader, non hanno stabilito priorità e sono quasi morte di stenti, incapaci persino di uccidere un maialino per mangiare.
La scienza, non l’opinione, conferma questa instabilità. Studi trasversali in diverse nazioni dimostrano che le donne sperimentano più emozioni negative, più ansia sociale, più sensi di colpa e più vergogna rispetto agli uomini. I tratti nevrotici sono universalmente più diffusi nel sesso femminile, e si amplificano paradossalmente nei paesi più ricchi e “paritari”. La natura ha reso la donna più ansiosa e impressionabile per proteggere la prole, ma questa caratteristica, utile in famiglia, diventa disastrosa quando applicata alla gestione della polis.
E qui entra in gioco il piano di distruzione. Il femminismo non è un movimento di liberazione, ma un cavallo di Troia del globalismo e del collettivismo. Tutto parte da Marx ed Engels, passa per la rivoluzione bolscevica di Alexandra Kollontai e arriva alla Scuola di Francoforte. Figure come Theodor Adorno hanno teorizzato la “personalità autoritaria”, demonizzando ogni tratto maschile (logica, gerarchia, tradizione) come fascismo. Chi crede nella famiglia, nell’autorità o nel merito viene bollato come malato mentale da emarginare.
Le élite globaliste, come ampiamente documentato (basti pensare alle rivelazioni di Aaron Russo sui finanziamenti Rockefeller al femminismo), hanno capito che per controllare il mondo bastava distruggere la famiglia e l’individualità. Hanno spinto le donne nel mondo del lavoro per tassarle e hanno affidato i figli allo Stato per l’indottrinamento. Hanno sostituito il padre con il Governo, il dovere con il diritto, il merito con l’inclusione forzata.
Oggi i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Leader femminili come Angela Merkel o Ursula von der Leyen, guidate da un emotività mal riposta, hanno aperto le porte all’immigrazione di massa e sottomesso le nazioni sovrane alla finanza globale. Il piano Kalergi, che auspica la sostituzione della razza europea, è in pieno svolgimento, sostenuto da una retorica buonista che fa acqua da tutte le parti.
L’uomo moderno, terrorizzato dalla “Scala F” di Adorno e dalla cancel culture, assiste impotente, virilizzato e confuso, mentre ogni valore viene rovesciato: il nazionalismo è fascismo, la famiglia è oppressione, il buon senso è razzismo. L’Occidente è caduto in un odio patologico verso se stesso, come ammoniva Papa Ratzinger, rinnegando le proprie radici in nome di un multiculturalismo suicida. È tempo di smettere di subire e di riconoscere questa manipolazione per quella che è: una guerra culturale contro l’identità e la sopravvivenza dell’Europa.


La “Scala F(ascista)” rivisitata

Rileggendo oggi il lavoro di Theodore W. Adorno sulla “personalità autoritaria” e sulla “Scala F” scopriamo che nel 2020 sono proprio i liberali, i progressisti e la cosiddetta “sinistra” a manifestare 8 dei 9 atteggiamenti più problematici, antidemocratici e autoritari.
La teoria della personalità autoritaria è stata introdotta negli anni Trenta nel tentativo di spiegare il fascino di massa del fascismo e delle ideologie di destra. Essa prese vita sulla scia di un forte aumento della popolarità dei movimenti fascisti in molte società europee nel periodo tra le due guerre.
All’epoca, molti ideologi e intellettuali europei erano profondamente ispirati da Marx e Freud. Il marxismo prevedeva che la grande depressione si sarebbe tradotta in un vasto cambiamento nella coscienza della classe operaia, materializzandosi in una rivoluzione socialista globale. Naturalmente, questo non accadde. La crisi economica si tradusse invece in un sostegno di massa ai movimenti nazionalisti e fascisti, spesso profondamente anti-semiti.
Il razionale dietro la suddetta deviazione dalla profezia marxista prendeva in prestito alcuni meccanismi teorici freudiani. “Le persone sono autoritarie” era la ‘spiegazione’ data: in determinate situazioni di minaccia le “personalità autoritarie” sono emotivamente e cognitivamente vulnerabili al fascino delle ideologie fasciste e nazionaliste.
Durante gli anni Trenta una ventina di intellettuali ebrei germanici principalmente (ma non tutti) associati alla Scuola di Francoforte (per esempio, Wilhelm Reich) si impegnarono a delineare le condizioni psicologiche e socio-economiche responsabili della formazione della personalità autoritaria.

Nella sua opera “The Mass Psychology of Fascism” del 1933, Wilhelm Reich cercò di spiegare la sorprendente vittoria del fascismo “reazionario” sul comunismo “progressista”. Reich cercava disperatamente di salvare l’importanza del marxismo rivoluzionario. Per fare ciò, formò una nuova prospettiva teorica “post-marxista” per spiegare perché i tedeschi del suo tempo prediligevano “l’autoritarismo” rispetto ad una rivoluzione comunista “preferibile”.
Reich riteneva che l’attrazione della politica “reazionaria” e “conservatrice” e l’inclinazione verso il fascismo fossero spinte da una lunga storia di patriarcato rigido e autoritario che influenzava la famiglia, la genitorialità, l’educazione primaria e, infine, la società nel suo complesso. Nel tentativo di salvare la società dal fascismo, Reich sintetizzò Marx e Freud in una “rivoluzione sessuale”.

Nel 1950, un intellettuale di spicco della Scuola di Francoforte, Theodor W. Adorno, insieme ad altri pubblicò “The Authoritarian Personality”, una raccolta di studi che divenne un testo accademico di primo piano nel campo delle scienze sociali. In questo volume Adorno e altri approfondirono la teoria della personalità autoritaria e riportarono i risultati di una ricerca durata dieci anni per verificare la teoria.
Tenendo conto delle origini di molti dei suoi membri e dell’obiettivo intellettuale primario della Scuola di Francoforte, non sorprende affatto che l’indagine sia iniziata con il tentativo di spiegare le radici psicologiche dell’antisemitismo: l’ipotesi era che le personalità autoritarie manifestassero alcuni modelli etnocentrici che prendono vita con inclinazioni xenofobe e un’antipatia per gruppi e minoranze.
Adorno ed i suoi colleghi riducevano la personalità autoritaria ad un insieme di nove atteggiamenti e credenze “implicitamente antidemocratici”. Adorno riteneva che fosse possibile identificare le personalità autoritarie in base al grado in cui le persone si rispecchiavano in questi nove atteggiamenti: i nove atteggiamenti fascisti, brevemente riassunti di seguito.

  • Convenzionalismo: aderenza ai valori convenzionali.
  • Sottomissione autoritaria: rivolta a figure autoritarie del “gruppo interno” (in-group).
  • Aggressione autoritaria: contro le persone che violano i valori convenzionali.
  • Anti-intraccezione: opposizione alla soggettività e all’immaginazione.
  • Superstizione e stereotipo: credere nel destino individuale; pensare in categorie rigide.
  • Potere e durezza: preoccupazione derivante dalla sottomissione e dal dominio; affermazione della forza.
  • Distruttività e cinismo: ostilità contro la natura umana.
  • Proiettività: percezione del mondo come pericoloso; tendenza a proiettare impulsi inconsci.
  • Sesso: Preoccupato troppo per le pratiche sessuali moderne.

Esaminando la rilevanza dell’atteggiamento di Adorno sull’autoritarismo alla luce dell’attuale isteria pandemica globale, o della battaglia per l’integrità delle elezioni presidenziali americane, si può rilevare che, secondo la Scala F, sono proprio i progressisti, i liberali e la cosiddetta “sinistra” a manifestare i modelli autoritari antidemocratici più problematici.

1) Secondo Adorno, i fascisti “aderiscono ai valori convenzionali”.

Nel 2026 i “valori convenzionali” sono praticamente dettati dai cosiddetti standard comunitari “liberali” e “progressisti” come definiti da Twitter, FB e Google. Questi valori convenzionali sono spesso convalidati da ‘factcheckers’, talvolta comprovati da convenzioni, piuttosto che da qualcosa che assomigli alla ricerca fattuale ed  allo studio accademico o teorico.

2) Adorno insiste sul fatto che gli Autoritari si sottomettano alle figure autoritarie del “gruppo interno”.

Ma nel 2026 sono proprio i progressisti e i liberali ad aderire “all’autorità epidemiologica di gruppo” di Bill Gates. Allo stesso modo, Anthony Fauci è per i progressisti un giudice supremo in materia di sanità pubblica. Quanti altri errori colossali dell’Imperial College di Londra dovremo subire prima che questa istituzione venga smantellata? Allo stesso modo, potreste chiedervi chi in America tende a credere ai suoi sondaggisti del “gruppo interno”, nonostante si dimostri di volta in volta che prendono solenni cantonate?

3) Adorno ci dice che i fascisti manifestano un’aggressione autoritaria contro le persone che violano i valori convenzionali.

Allo stato attuale, “cancellare la cultura” è in realtà una modalità operativa progressista/liberale. La gente vede la propria cultura cancellata per aver indagato sulle visioni critiche dei pensieri convenzionali che sono preziosi per i progressisti. Non è un segreto che c’è una paura crescente tra il pubblico più vasto di esprimere critiche, per non parlare dei dubbi su una serie di questioni progressiste, in quanto tale condotta potrebbe portare a una vile aggressione.

4) Adorno insiste sul fatto che i fascisti si oppongono alla soggettività e all’immaginazione.

In realtà sono gli algoritmi progressivi che i “liberali” di Twitter e FB impostano per rintracciare e punire coloro che osano esporre idee soggettive su Covid-19, Trump, genere, Palestina o Soros. La nozione progressiva di correttezza politica è di per sé un richiamo tirannico, progettato per sopprimere qualsiasi forma di soggettività o immaginazione.

5) Secondo Adorno i fascisti sono superstiziosi e pensano in modo stereotipato, credono nel destino individuale e pensano in categorie rigide.

Purtroppo, in realtà sono i progressisti e i liberali che soccombono a categorie rigide come “bianchi”, “privilegiati”, “teorici della cospirazione”, “antisemiti”, “suprematisti”, “razzisti”. “deplorevoli” e così via. Nel mondo in cui viviamo, un numero significativo di elettori americani esprime dubbi sulla correttezza delle ultime elezioni, ma la loro voce viene istituzionalmente ignorata perché sono “bianchi”, “cospiratori” e in generale “deplorevoli”. Allo stesso modo, molti occidentali esprimono scetticismo sui vaccini Covid-19, eppure i cosiddetti media mainstream ‘liberali’ non permettono che la loro voce venga sentita o, peggio ancora, le loro obiezioni verificate. Gli scettici sul Covid sono presentati come ‘deliranti’ e ‘teorici della cospirazione’. Che sia vero o no, è piuttosto evidente che sono i progressisti e i liberali ad operare in realtà all’interno di un rigido ambito intellettuale fatto di rigide categorie.

6) Adorno insiste sul fatto che i fascisti sono ossessionati dal dominio.

Nel 2020 sono in realtà i giganti liberali e progressisti di Internet, come Google ed Amazon, che confermano il proprio predominio eliminando coloro con cui non sono d’accordo, cancellando le loro pagine, manipolando le loro classifiche e praticamente eliminando i loro pensieri. Questo è nel 2020 l’equivalente di bruciare i libri. Ci si può anche chiedere chi esercita spesso la violenza contro le statue, aderendo alla sciocca convinzione che deturpare una statua equivalga a “riscrivere la storia”.

7) Gli autoritari non sanno gestire il [proprio] cinismo. Sono ostili alla natura umana, afferma Adorno.

Mi chiedo, chi perseguita i comici, gli artisti, gli autori, gli scienziati che osano prendere in giro i discorsi egemonici contemporanei? Quanti libri sono stati bruciati da Amazon? Quante lezioni e video sono stati rimossi da Google/YouTube? Nel mondo in cui viviamo, i liberali e i progressisti censurano i politici eletti e annotano i loro commenti.

8) Adorno riteneva che i fascisti percepissero il mondo come un luogo pericoloso e tendessero ad attribuire agli altri i propri impulsi inconsci.

Nel mondo capovolto in cui viviamo, sono proprio la cosiddetta destra e i nazionalisti che si rifiutano costantemente di essere tormentati dalle minacce globali, che si tratti di riscaldamento globale o di pandemie. Sono la “sinistra”, i liberali e i progressisti che si genuflettono ad ogni possibile allarme globale, sia esso fattuale o immaginario. Come leggeremo tra poco, nel mondo in cui viviamo non sono la destra o il nazionalista a “proiettare” i propri sintomi. In realtà, sono gli americani di destra che sono emarginati ed azzittiti al punto che fanno fatica ad ottenere che la loro visione sia ascoltata ed ancor meno discussa dai media mainstream.

9) Adorno credeva che i fascisti e gli autoritari si preoccupassero troppo delle pratiche sessuali moderne.

Questo è l’unico criterio che si riferisce veramente ai conservatori contemporanei. È giusto sostenere che i conservatori ancora credono nel concetto che il genere è una questione binaria. Essi aderiscono anche ai valori della famiglia e della chiesa. Tuttavia, questo non ha necessariamente a che fare con il “fascismo” o “l’autoritarismo”. Le persone che credono che il genere sia una questione binaria sono spesso in grado di sostenere le proprie tesi e discutere anche di qualsiasi altro argomento nel modo più franco possibile.
Un esame attuale della Scala F di Adorno e della Personalità autoritaria rivela che sono proprio i progressisti e i liberali a manifestare la quintessenza delle tendenze fasciste. Mentre la correlazione conservatore/nazionalista attuale non va oltre lo 0,12 (1 su 9),  la correlazione liberale/progressista può salire fino a 0,88 (8 su 9) sulla Scala F05.

Allora Adorno ha sbagliato completamente? Non necessariamente. La Scala F di Adorno descrive la condizione autoritaria che caratterizza l’egemonia, il dominio e una visione del mondo particolarmente eccezionalista. Negli anni Trenta del secolo scorso alcuni ideologi nazionalisti di destra europei si sono evoluti verso un eccezionalismo radicale. La scala F descrive accuratamente il loro atteggiamento. Oggi, quel senso di eccezionalismo e di “essere gli scelti” è territorio progressista, poiché i progressisti sono persone che credono che gli altri siano reazionari. I progressisti, in quanto tali, sono persone che si credono quelli scelti.
La lotta contro l’antisemitismo e il tentativo di comprenderne le radici sono stati al centro dell’opera di Adorno e della Scuola di Francoforte. Bizzarramente, la Scala F di Adorno è una descrizione adeguata della condizione ebraica. Ciascuno dei tratti autoritari della scala F di Adorno può essere rintracciato al centro delle credenze e del pensiero ebraico. L’ebraismo è una rigida adesione autoritaria ai Mitzvoth (valori convenzionali). Richiede adesione totale all’autorità dei Rabbini (sottomissione autoritaria). Non tollera alcuna forma di deviazione (aggressione autoritaria). È superstiziosa e raggruppa i “goyim” in modo stereotipato (superstizione e stereotipia) e così via. È quindi plausibile che quegli “atteggiamenti” che Adorno attribuiva ai fascisti tramite proiezione siano quelli che in realtà Adorno trovava in sé. Una tale osservazione del progetto di Adorno convaliderebbe l’opera del grande filosofo Otto Weininger, che ha proclamato che ciò che odiamo negli altri è ciò che odiamo in noi stessi.


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