È chiaro che le passere non sono tutte uguali.
Anzi, pur rimanendo fissa la struttura di base, risultano diverse una dall’altra, proprio come le impronte digitali.
Nonostante questo però, in base a certi elementi che in qualche modo le accomunano, possiamo comunque provare a dividerle in cinque grandi famiglie:
le passerine novelle,
le passere bucoliche,
le passere da ascensore,
le passere da sera
e le passere a pelo rosso.
La passerina novella
Tutte le passere, un giorno, sono state passerine novelle.
La caratteristica di questo gruppo è infatti la gioventù, e anche se col tempo queste passerine andranno a far parte di altre famiglie, per un certo periodo vivranno tutte l’età comune delle prime esperienze.
Questo è per loro un periodo felice e irrequieto, spensierato e struggente, dove i cambiamenti di umore sono rapidi e improvvisi come il tempo nei giorni di marzo.
Svolazzano come farfalle, ora vicine, ora lontane, per poi posarsi e aspettare, con le ali aperte, di vivere la grande emozione.
Timorose e timide un momento prima, sono ora spregiudicate e impudiche, ma con l’innocenza di sempre.
È la grande scoperta di vivere da grandi.
Come fiori che galleggiano in un ruscello, ora seguono la corrente, ora l’anticipano sospinte dalla brezza.
Veloci aggirano i sassi, poi, lente, accarezzano una riva rigogliosa di erbe.
E proprio come l’acqua di quel ruscello incontra paesaggi nuovi, così il fluire della vita fa loro scoprire emozioni sempre diverse.
Esperienza dopo esperienza, verrà fuori la loro vera personalità, finché anche per loro non arriverà il momento di entrare in una delle altre famiglie.
La passera bucolica
È una gran passera, che si è coperta di gloria in tutte le epoche.
Esuberante e generosa, è conosciuta e apprezzata fin dall’antichità.
Le sue doti principali sono la disponibilità e l’ardore che, unite a una grande maneggevolezza, la rendono apprezzabile qualunque sia la sua età.
È stata classificata «bucolica» prima e «da fienile» poi per esaltarne la solarità mediterranea.
Ma scendiamo nel dettaglio.
Per i Romani la «passera bucolica» era quella sempre pronta a far l’amore, in qualsiasi luogo si trovasse.
In un’epoca dove la maggior parte della giornata si svolgeva all’aria aperta, era facile appartarsi in un prato, in un boschetto o dietro una siepe.
Uno stile di vita semplice e spontaneo, mirabilmente raccontato da Virgilio nelle sue Bucoliche.
Dall’Alto Medio Evo in poi però, con l’avvento del potere dei papi e con tutta la repressione della vita sessuale che ne derivò, quegli incontri goderecci all’aria aperta in parte cessarono, in parte si spostarono nei fienili.
I fienili erano delle costruzioni a due piani nelle quali si stivava l’erba seccata al sole per alimentare le mucche e i cavalli durante l’inverno.
Andare in un fienile con questo tipo di passera, vogliosa ed esuberante, e con lei rotolarsi sul fieno profumato e soffice, procurava sensazioni sublimi, di gran lunga superiori anche a quelle offerte dalla polenta coi funghi.
Solo dopo la metà dell’Ottocento, per merito di alcuni pittori come i macchiaioli in Italia e gli impressionisti in Francia, lo stile di vita dei Romani venne recuperato.
Con la scusa di uscire dagli studi per dipingere «en plein air», si recavano in campagna con le proprie modelle.
E sulle rive di un fiume o fra le fresche frasche di un ameno boschetto, fra una pennellata e l’altra, amoreggiavano alla grande.
Solo Van Gogh non ebbe mai una modella e fu considerato matto.
Eppure riuscì a essere il più grande di tutti.
Strano.
Il significato che diamo oggi alla «passera bucolica» è comunque più ampio e complesso.
I fienili non ci sono più e la vita bucolica, ahimè, è esperienza perduta.
Questa definizione, di conseguenza, riguarda adesso essenzialmente un modo d’essere.
Sta a indicare, come dicevo, una passera con una grande carica erotica, generosa, sempre pronta a far l’amore e che, all’occorrenza, non disdegna gli scòmodi sedili di un’automobile o la dura panchina di un parco.
Queste sue caratteristiche l’accompagneranno tutta la vita e non sarà certo la tarda età a fermarla.
Al limite l’artrite.
La passera da ascensore
Fortunato chi la incontra, perché questa è una passera straordinaria.
Ha le stesse caratteristiche della passera da fienile, ma alle doti di disponibilità, ardore e maneggevolezza aggiunge una grande fantasia e una fretta costante di fare all’amore subito, anzi prima.
Il che la rende una passera estremamente adatta per incontri brevi e in luoghi impensabili.
Uno di questi luoghi spesso è appunto l’ascensore.
Ecco a cosa serve il bottone dello stop.
Ma innumerevoli sono gli altri posti dove, maliarda, si dona con slancio e passione.
Sotto il tavolo al ristorante, mentre il cameriere vi dislisca l’orata al cartoccio.
Ai semafori, specialmente quelli agli incroci complicati dove il rosso dura di più.
Oppure al casello dell’autostrada, mentre il casellante prepara il resto ai cinquanta euro.
Con lei vicino, insomma, è un gran bel vivere.
Di questa passera fenomenale si è interessato anche il cinema.
In tanti film infatti si possono vedere scene in cui lui e lei fanno all’amore su di un tavolo o nell’acquaio, dentro il frigorifero o dietro il tostapane, sul cofano della macchina o sotto la scrivania.
Qualche volta anche sul letto.
A quanto mi dicono, questa famiglia di passere è in grande espansione.
Ne sono proprio contento.
La passera da sera
È elegante, esigente e raffinata, ma soprattutto maestosa.
Alcuni, non a torto, la definiscono la «passera reale».
E regale è il suo portamento e comportamento.
Questa, insomma, è una passera che vuole del lei.
Totalmente diversa dalle precedenti, non ama né l’improvvisazione né la fretta.
Scordatevi, quindi, gli acquai e i tavolini, i cofani e i semafori, ma soprattutto state fermi in ascensore.
Ama l’attesa e ogni cosa avrà un tempo e un luogo.
Come una sinfonia è articolata in vari movimenti, così lei vivrà l’avventura fase per fase.
Allegro iniziale
E l’approccio, e questo non significa cominciare con delle barzellette sporche, ma con un bicchiere di champagne.
Lo scopo è doppio.
Per quanto ci riguarda servirà per dimostrare che non siamo pidocchiosi, mentre a lei alcol e bollicine daranno una leggera euforìa e una giustificazione futura.
E una fase di studio, una lenta presa di contatto che potrà comportare un po’ di imbarazzo.
Ma con un secondo champagnino passerà anche quello.
Adagio o andante, a volte anche andante mosso
Questa è la fase più delicata.
Non possiamo permetterci di sbagliare.
Ricordiamoci che se lei è lì è perché vuole quello che vogliamo noi, solo che lo vuole vivere in modo regale, come le si addìce.
Quindi occorre calma e naturalezza.
In questo momento anche lei sarà tesa e timorosa.
Della buona musica, non certo quella da discoteca, aiuterà ad allentare la tensione e le difese.
Consigliato l’ingresso in scena di un cioccolatino al liquore.
Ecco arrivato il momento di passare dalla fase intellettuale a quella materiale.
In pratica è ora di cominciare ad allungar le mani, prima che la faccenda principi a diventar palloccorosa.
A questo punto uno deve regolarsi come meglio crede, in base alle reazioni che seguiranno ai primi tentativi.
Di solito una passera da sera cerca di reprimere il bollorino che ha dentro.
Lo fa per poi poterlo rilasciare tutto insieme.
Quindi raccomandiamo ancora tatto e delicatezza.
Curate i dettagli e indugiate il giusto.
A lei piace il tira e molla.
Minuetto
Se tutto sarà andato bene finora, preparatevi a vivere l’apoteosi, sennò avrete chiuso per sempre con lei.
Ma a questa seconda ipotesi non ci voglio neanche pensare.
La passera da sera, o passera reale, merita qualsiasi sacrificio.
Se all’inizio vi è sembrata fredda e apatica, ora scoprirete, e tutto in una volta, quanto ella sappia essere calda e generosa.
Sprigionerà tutto quel caldino che era stato represso e che nel frattempo si sarà trasformato in un grande bollore.
Cadranno tutte le inibizioni, se mai ne ha avute (e la passera di per sé non ne ha), diventando protagonista di imprese eroìche ed esaltanti.
La presa di Porta Pia e la conquista di Trieste impallidiranno nei vostri ricordi.
Di fronte a una passera così scatenata: nervi saldi e senso del dovere!
Finale allegro o Rondò
Passata questa piacevolissima bufera, gongolante per ciò che ha dato e per ciò che ha ricevuto, la passera da sera si acquieterà e, birbacciona, darà la colpa di tutto agli champagnini.
Ma non pensate che sia sazia…
è solo l’inizio.
Adesso ritorna infatti il momento dei bacini e delle coccole, delle moìne e delle carezze.
Elargitene a profusione, se le merita.
Poi, dolcemente, sussurratele:«Due spaghettini aglio e olio?» Se vi risponde di sì è fatta.
Da qui in avanti le potrete dare del tu.
Più che una passera è un’iperbole.
Basterebbe questa parola per definirla e chiudere l’argomento.
Ma è una passera troppo entusiasmante per non parlarne ancora un pò.
Il suo carattere imprevedibile e capriccioso, unito a una incontenibile vitalità amorosa, la rende infatti diversa da tutte le altre, una passera che fa gruppo a sé.
La passera a pelo rosso
Nota fin dall’antichità (pare che la maga Circe che tanto ammaliò Ulisse fosse di pelo rosso), è sempre stata desiderata e temuta nello stesso tempo.
Si dice che perfino il filosofo Diogene, da dentro la sua botte, riuscisse a far a meno di qualunque cosa eccetto che della passera a pelo rosso.
Le sue doti amorose infatti sono superlative, non conosce le mezze misure.
Per affrontarla occorre grande preparazione e spirito di sacrificio.
L’approccio dovrà essere comunque prudente e circospetto.
Poche, pochissime carezze la faranno infiammare e, tra vampe e lapilli, arriverà subito a ebollizione.
A questo punto dovrete essere pronti a tutto, perché non potrete più tirarvi indietro.
Non ve lo permetterà.
Abituata per il suo carattere ribelle e indomito a prendere in mano la situazione, non si lascerà coinvolgere, con moìne e sbaciucchiamenti, in tentativi di depistaggio.
Punterà dritta all’obiettivo come una meteora incandescente.
Non è un caso che i suoi peli siano del colore della lava fusa di un vulcano.
Qualcuno addirittura sostiene di averla sentita sfrigolare.
Non so se sia vero, ma è meglio tenerla comunque lontana dalla carta.
Se la miglior difesa è sempre stato l’attacco, allora più che assecondarla vi converrà precederla.
Pertanto radunerete tutte le energie che vi rimangono e, gagliardi, affronterete il cimento d’amore.
Non è detto che ne uscirete vincitori.
Però, con orgoglio, dal barbiere potrete dire: «Io c’ero!».
Va presa a piccole dosi.
