Il culo è composto da due protuberanze più o meno polpose, affiancate l’una all’altra in senso orizzontale (mai viste una sopra e una sotto) che si chiamano chiappe o mele.
Le chiappe, o mele, sono sempre due.
Io non ho mai visto un culo con una chiappa sola, e nemmeno con tre.
Siccome non l’ha mai visto neanche il mio barbiere, col quale ne ho discusso, credo proprio che non l’ha mai visto nessuno.
Le chiappe, o mele, sono separate da un solco chiamato «risegola».
Nella risegola, un po’ in basso, c’è un buco (buco del -»).
L’insieme di chiappe, risegola e buco si chiama culo.
A che cosa serve il culo? E qui parlo del culo in generale, maschile e femminile.
A tante cose.
Intanto a sedercisi sopra: polposo com’è, ci si sta abbastanza comodi.
Poi ha una funzione più o meno quotidiana, che noi tutti conosciamo, ma che per ora non c’interessa.
Forse neanche dopo.
Quello che invece c’interessa è l’aspetto erotico.
Quindi, d’ora in poi, parlerò esclusivamente del culo femminile.
Non si sa, con sicurezza, chi fu il primo uomo che si voltò a guardare un culo, per quanto tale questione sia stata ampiamente dibattuta tra storici, antiquari e barbieri.
Quello che è sicuro è che quell’uomo disse: «Però!» Perché sì, signori miei, il culo ha sempre avuto il suo fascino.
L’uomo infatti per secoli ha cercato di catalogarlo per forma, consistenza e carica erotica.
E, come si è visto col precedente documento storico, la bettola, l’osteria e poi il bar, insieme ai negozi dei barbieri, sono stati i luoghi privilegiati per tali discussioni.
Senza addentrarmi troppo nei particolari, che ci vorrebbe un libro a parte, vi riassumerò i principali termini per descrivere e catalogare un culo.
Iniziamo con l’aspetto visivo, quello che si coglie a colpo d’occhio quando te lo vedi passare davanti o, magari, ti volti a guardarlo.
Da questo punto di vista si può parlare di culo: ritto, ghiotto, a mandolino, a sposa, a vedova, un poema («la tale cia un culo che è un poema»), monumentale o solenne, artigianale, su misura, abbottonato (quando ha la risegola stretta).
Il secondo aspetto è quello tattile, per cui un culo può essere: duro, sodo, zeppo, polposo, pastoso, frollo.
Anche il culo, poi, può avere un suo carattere, in base al quale lo si andrà a definire, a seconda dei casi: chiacchierino (o che parla), dispettoso, indòmito, capriccioso, struggente, impegnativo (quando per forma, struttura e carica erotica, metterebbe a dura prova il «fortunato»).
A questo punto lascio a voi e alla vostra colta fantasia la ricerca di altri termini che, di volta in volta, meglio descriveranno il culo che starete esaminando.
Un altro aspetto importante del culo riguarda il suo movimento.
Generalmente è a pendolo ed è sincronizzato con il passo della donna.
Ma ci sono dei culi con il movimento indipendente, e sono i migliori.
Essi hanno infatti una vita dinamica propria (motu proprio).
Alcuni hanno addirittura, a sinistra o a destra, un movimento più accentuato, detto asincrono, mediante il quale vanno ad accarezzare la mano di chi gli è vicino.
Inutile dirvi che questi culi sono vere prelibatezze.
Vi sarete anche accorti che quando abbracciate, a culo fermo, la vostra ragazza (o la ragazza di qualcun altro, non fa alcuna differenza) a un certo punto le vostre mani cominciano a scendere giù, giù, dalla schiena al culo (com’è giusto che sia, s’intende!).
Vi ritrovate a sfiorarlo con le dita, poi con le mani e quindi ad accarezzarlo dolcemente.
E un po’ come quando avete fame e siete davanti a un bel piatto di spaghetti allo scoglio.
Che cosa fate? Prendete la forchetta e cominciate ad avvolgere, piano piano, i primi spaghetti.
Loro si arrotolano e voi notate che imprigionano una vongola verace bella cicciuta.
E così vi aumenta l’appetito.
Qualcosa di simile accade mentre accarezzate quel culo.
Più le mani lo accarezzano e più si fanno bramose, cominciano a palpeggiare.
Voi avvolgete gli spaghetti e loro imprigionano un bel gamberetto rosatello.
Avete l’acquolina in bocca e gli occhi sgranati, fissi nel piatto.
Intanto le mani, che palpeggiano quelle belle chiappette, si fanno più audaci, vogliono di più.
E la forchetta comincia a roteare più velocemente.
Prende altri spaghetti e una cozza, una polpa di polpo e due telline.
La bocca si schiude e le labbra cominciano a prendere la forma a imbuto.
Le mani, nel frattempo, agguantano con bramosìa le mele.
Le dita che imprigionano quelle belle polpe, ormai, sono spregiudicate.
Ora la forchetta è quasi carica, prende ancora qualche spaghetto e uno scampo, la bocca si apre: le labbra hanno fatto l’imbuto! Ora non palpeggiate più, ora agguantate! Anzi no, «brancate» le mele! La forchetta è piena e la bocca aperta.
Date un morso a una chiappa e agguantate gli spaghetti, avvolgete una mela e poi date un altro morso a un polpo mentre tastate uno scampo! Ora spaghettate le mani piene di chiappe e inforchettate la bocca con le vongole, mentre palpate gli scampi, poi gamberate le mele, abboccate gli spaghetti, roteate il polpo, e, finalmente, inchiappettate una cozza! È il trionfo, l’apoteosi…
il delirio! Forse mi sono un po’ lasciato andare.
Ma quando parlo del culo mi s’intenerisce il cuore.
