«Tira di più un pelo di passera che una coppia di buoi!» disse Archimede durante una lezione dopo che, immerso nell’acqua della vasca da bagno, si era accorto di galleggiare.
«Noi si sapeva già!» risposero i suoi allievi.
Questo grande principio di fisica elementare, vero motore del mondo, spiega l’importanza che ha il pelo della passera.
Pelo e passera.
Mai in natura, fra le cose goderecce, s’è trovato un binomio più azzeccato.
Immaginate che tragedia sarebbe stata se invece del pelo avesse avuto le penne o le squame! L’uomo ha provato a creare altri binomi goderecci, che hanno anche avuto un discreto successo: salcicce e fagioli, prosciutto e melone, crema e cioccolato.
Ma restano dei binomi legati a momenti precisi della giornata o addirittura stagionali.
Pelo e passera, invece, è ognitempo, eterno e indivisibile.
«Chi dice pelo dice passera», ovvero è impossibile nominare l’uno senza pensare all’altra.
Nessuno è mai riuscito a partorire uno slogan migliore.
Mussolini, che capiva l’importanza della propaganda, provò a inventare qualcosa di simile che fosse utile al regime.
Dopo mesi di riunioni con i gerarchi venne fuori un CHI DICE FANTERIA DICE POPOLO!.
Ma non era la stessa cosa, ed ebbe scarso successo.
Ma quanto pelo deve avere la passera? Tutto il suo pelo naturale, vale a dire un bel pacco.
Meno pelo ha, meglio è.
È il pelo che nasconde la passera, e trovare una passera con molto pelo è come mangiare in piedi: si gusta di meno, molto di meno.
Dimmi che pelo hai e ti dirò chi sei Il pelo della passera ha interessato anche sociologi e psicologi, che ne hanno studiato colore e tipo di ricciolo.
Dalle loro analisi è emerso un interessantissimo studio statistico che individua delle corrispondenze fra la tipologia di pelo e il carattere della donna esaminata.
In un congresso tenutosi a Montecatini Terme, un prestigioso pool di studiosi venuti da tutto il mondo, chi con la moglie, chi con la fidanzata e chi con tutte e due, si sono incontrati per mettere a confronto le loro esperienze in materia.
Dopo molti scambi di vedute e di mogli, di fidanzate un po’ meno, hanno prodotto un documento che riassumeva i risultati della ricerca.
Me non mi hanno fatto partecipare perché non ciavevo una fidanzata decente da portare, ma sono comunque riuscito a ottenere quel prezioso documento conclusivo.

1° CONGRESSO INTERNAZIONALE DI PSICOLOGIA DEL PELO
«Dimmi che pelo hai e ti dirò chi sei»
Correlazione tra pelo e carattere
Questa Commissione, visto quello che c’era da vedere, sentito quello che c’era da sentire e fatto quello che c’era da fare, anche due volte e in varie posizioni, conferma in prima istanza il principio universale che afferma: «Finché ha pelo, ha pane».
Riguardo alla correlazione tra pelo e carattere .
constata che il colore del pelo, escluso quello rosso, non ha nessuna influenza.
È invece il tipo di ricciolo che caratterizza, in senso caratteriale, il carattere del soggetto esaminato.
Pertanto accerta quanto segue:

  • PELO LUNGO, LISCIO O LIEVEMENTE ONDULATO:
    carattere mite, dolce, passionale.
    Stira bene le camicie.
  • PELO CON RICCIOLI A LARGHE SPIRE:
    carattere aperto, dolce ma volitivo, un po’ possessivo.
    Buona cuoca, fa bene le frittate.
  • PELO RICCIOLUTO:
    carattere brioso, estroverso, tenàce.
    Cucina così così.
  • PELO A RICCIOLI PICCOLISSIMI:
    carattere allegro, estemporaneo, gradisce le sorprese e, purtroppo, le rifà.
    Vuol mangiare al ristorante.
  • PELO ROSSO, CON QUALSIASI TIPO DI RICCIOLO:
    carattere capriccioso e vulcanico, è sempre disponibile.
    Senz’altro da provare.
    Però non lava, non stira e non cucina.

Quindi conclude che, visto l’alto valore scientifico di tale ricerca e rilevato l’entusiasmo dei partecipanti, si ritiene opportuno e auspicabile organizzare al più presto un altro congresso per compiere ulteriori verifiche.
Coglie altresì l’occasione per allargare l’invito a giovani coppie di parenti e amici.
Certi di una vostra larga partecipazione vi salutiamo con un VIVA LA PASSERA!
La Commissione

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