Le cosce sono un prodigio nell’architettura della donna.
Partono già bene al disopra del ginocchio, proseguono meglio lungo la gamba e finiscono in modo straordinario fra i peli della passera e l’inizio delle mele.
Credo che di meglio proprio non si potesse avere.
Le cosce sono per l’uomo come il sabato del villaggio per la donzelletta: il preludio a momenti di festa meritati e inebrianti.
Quando le mani accarezzano quella pelle liscia e levigata, trasmettendo al nostro cervello beatitudine e desiderio, dal più profondo del nostro cuore sgorga un impeto eròico che spesso si estrinsèca nell’inno di Mameli.
Quindi mettere le mani fra le cosce di una ragazza è anche patriottico.
In un paese sano le cosce dovrebbero essere un argomento giornaliero, o quantomeno settimanale.
Senza contare che sono molto apprezzate anche all’estero, oserei dire a livello mondiale.
La passione per le cosce ha attraversato tutta la storia dell’uomo, lasciando testimonianze artistiche evidenti.
Gli antichi Greci, ad esempio, eressero loro molti templi.
I primi, in stile dorico, avevano colonne che altro non erano se non enormi gambe con le cosce in basso e i polpacci in alto.
Nel periodo classico, quando era di moda la donna magra, snellirono le colonne e inventarono lo stile ionico.
Ma il monumento più importante di questo genere è il colonnato di piazza San Pietro, che i romani ribattezzarono, non a caso, «piazza delle Cosce».
Progettata dal Bernini, questa grande opera è visitata dai turisti di tutto il mondo.
E in Vaticano non si sono ancora accorti del perché.
La parte migliore della coscia è, ovviamente, quella più vicina alla passera.
È lì che la pelle è più liscia e più calda e tenerci le mani è molto gratificante.
Controindicazioni non ce ne sono, per cui è bene tenercele a lungo.

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