Le puppe sono in alto sul davanti e sporgendo compensano il culo che è in basso e sul didietro.
Posizionate orizzontalmente ed essendo due, una di qua e una di là in modo, simmetrico, formano un binomio.
Sono la gioia dei più grandi e dei più piccini, ma ci si divertono anche quelli di mezzo.
È bello giocare con loro perché anche loro sono giocherellone.
Ti guardano negli occhi coi loro pupilloni rosa aspettando di essere accarezzate.
Noi le accarezziamo con dolcezza e, fra una ciucciatina e l’altra, le facciamo ballonzolare.
E loro, felici, ballonzolano.
Le puppe sono uguali a due a due.
Uno quindi potrebbe anche parlare di una puppa sola, tanto l’altra è identica.
Ma non lo troverei corretto.
Caratteristica di tutte le puppe è quella di essere senz’osso.
Ciascuna puppa poi è dotata di un capezzolo.
Quando si accarezzano, le puppe diventano più dure e i capezzoli più grossi.
Questa è una buona cosa.
Le puppe hanno una forma simpatica: rotondeggianti alla base, finiscono a punta con il capezzolo.
I capezzoli possono guardare all’insù, in avanti, all’ingiù, verso l’interno o verso l’esterno.
Le dimensioni delle puppe possono variare, e anche quelle dei capezzoli.
Ci possono essere puppe piccine con capezzoli grossi e puppe grosse con capezzoli piccini.
All’interno di questi parametri ci sono combinazioni infinite.
L’ingordo preferisce puppe grosse con capezzoli grossi.
Ma anche i parametri per definire uno «ingordo» sono infiniti.
Per cui si può concludere che di fronte a due puppe siamo sempre contenti.
Le puppe hanno ispirato artisti in tutti i settori: poeti, pittori, letterati, scultori.
Un po’ meno i musicisti.
È facile infatti trovare affreschi o quadri di pittori famosi e non che raffigurano donne prosperose con grandi seni.
D’altra parte quasi tutti gli scultori, da Fidia a oggi, hanno scolpito prima o poi un bel paio di tette.
Ma chi maggiormente ha esaltato le puppe sono stati i fotografi.
Basta aprire una rivista per trovare immortalate tette famose e non.
Ma dove i maestri dell’obiettivo hanno superato se stessi, dando un contributo concreto all’arte e un bel godimento a tutti noi, è in quei grandiosi e commoventi calendari che troviamo nelle autofficine.
In quei tetri stanzoni sporchi di grasso e puzzolenti di nafta si compie il prodigio.
Come bagliori di luce, tette immacolate si stagliano da quei muri unti di morchia a rallegrare l’operoso meccanico.
Polpose rotondità consolano e leniscono la sofferenza di quei clienti che hanno la loro creatura sotto i ferri.
Turgidi capezzoli, come occhi consolatori, guardano benevoli quella sofferente umanità.
Se soffermiamo lo sguardo su quelle foto, l’occhio attento può cogliere la creatività dell’autore.
Puppe fotografate davanti, di fianco, di sopra in giù, di sotto in su.
Di dietro no perché non si vedrebbe nulla.
Ombre e luci che si alternano in un gioco di luci e ombre.
Volumi che, polposi, prorompono dal foglio piatto della carta e si ergono, in una magistrale illusione ottica, a tentare lo spettatore.
Tette come arte e arte delle tette.
Garagi come musei per pellegrinaggi culturali di scapoli e ammogliati.
Apriamo i garagi anche la domenica!

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